Ultimi Aggiornamenti degli Eventi

Il Papa invitato a parlare su TED

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Il Santo Padre FRANCESCO I di recente è apparso in video conferenza su TED.

https://www.ted.com/

Forse non tutti sanno che Ted è  una istituzione molto famosa in USA. E’ uno spazio per conferenziere di ogni materia.

La sua Mission è :

ideas worth spreading

(idee che val la pena diffondere).

Nato nel 1984 nella Silicon Valley ha ospitato fior fiore di Pensatori, idealisti, scienziati, direttori, politici, imprenditori ecc.ecc.

Sappiate che per partecipare alla conferenza si è Chiamati a parlare su argomenti ritenuti innovativi.

Fondamentale che gli interventi non devono superare i 15 minuti.

Oggi Ted è diretto da Chris Anderson, uno dei più famosi scrittori e direttori americani. Dirige anche il famoso WIRED, e autore del best seller: la coda Lunga. clicca qui

Il Santo Padre è stato invitato e ha dato il suo contributo in video conferenza. Sotto il Link. Seguitelo è molto semplice ed interessante, e magri fate conoscere ai giovani TED e le sue potenzialità grazie anche al Santo PADRE.

UNA SPLENDIDA OCCASIONE DI

MARKETING PASTORALE,

per portare la voce della chiesa tra i MILLENIALS.

TED and Papa Francesco I

Enciclica “Laudato Si” ispira il finanziamento di Start-up.

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Dato che mi occupo di Start-up, oltre che di Teologia,  ho trovato su un sito tra i più autorevoli in Italia, che ha pubblicato questo link:

+ In Vaticano il nuovo acceleratore di startup (for profit) ispirato da Papa Francesco

L’articolo che riporto sotto parla di un programma di Venture Capital che ispirato dalla enciclica del Santo Padre Francesco I, intende aiutare a sviluppare progetti imprenditoriali improntati alla cura dell’ambiente, seguendo le indicazioni del Santo Padre Francesco I.

Ispiratore di questo fondo specifico ispirato dalla enciclica è Stephen Frescoclicca qui per. sapere chi è.  della Fresco Capitalsteve_02_square_website-1200

Peccato che dal profilo NON emerge l’aspetto religioso, non afferma chiaramente se il sig. Fresco è CRISTIANO o meno.

Il fondo per finanziare le start-up si chiama:

 Laudato Si challenge 

Questo dice  è la homepage :

Laudato Si’ Startup Challenge

Inspired by Pope Francis to care for our common home

Gli ambiti in cui le start-up devono operare per presenartsi sono 6, le stesse indicate nel progetto ONU sui Goals da raggiungere nel futuro leggi anche “L’ONU raggiunge gli obiettivi: un miliardo di poveri in meno in 25 anni”

  1. food:

    Reimagine our food systems to minimize their emissions and guarantee food security for all.

  2. water

    Increase the quantity and quality of freshwater to protect livelihoods.

  3. Finance:

    Reshape our industries, business models, and finance to mobilize $10 trillion by 2030 in investments for a carbon-neutral global economy.

  4. Conservation :

    Protect the world’s most fragile ecosystems and maintain healthy and thriving ecosystems worldwide.

  5. Energy

    Transform our energy systems to stop the most severe consequences of climate change.

  6. Crowded Cities

    Reinvent our urban communities for carbon neutrality and resilience to climate change.

    Iniziativa molto bella, ispirata dalla enciclica Laudato Si, ove anche in questo nostro post avevamo auspicato iniziative IMPRENDITORIALI:         L’indispensabile economia: promuovere la creatività imprenditoriale. Dalla Enciclica Laudato Si.

Se ne è occupato anche Wired, Famosa Rivista del futuribile molto seguita in ambito startup,  in questo articolo: clicca qui

Wired riporta questa frase di Fresco: 

“Il Vaticano si preoccupa profondamente della missione portata avanti dalle imprese ed è parte del dibattito sugli investimenti e sul loro futuro a livello globale. Inoltre, nel suo recente discorso al TED Talk, Sua Santità Papa Francesco ha esortato le aziende tecnologiche a migliorarsi“.

 La candidatura va inviata online e, in questa prima fase, gli startupper presentano via Skype il loro progetto a Stephen Forte. Successivamente inizieranno un percorso virtuale con i propri mentor. La domanda va inviata da subito e la deadline è fissata al 5 giugno.

Tutto molto bello interessante, in linea con quanto ci proponiamo di ispirare con questo Blog dedicato alla Pastorale della Chiesa nel mondo.

Occorre però sottolineare che per noi Cristiani il fine è sempre quello di accompagnare le persone a Cristo, attraverso i propri talenti, negli ambienti in cui la Grazia li porta a vivere. Seguendo anche gli insegnamenti di Escrivà, il santo dell’Ordinario possiamo però sottolineare l’importanza della iniziativa, sperando che possa essere replicata in Italia oppure che moltissimi italiani imprenditori cristiani possano aderirvi.

Articolo tratto da StartupItalia : Clicca qui

il Vaticano diventa terra e ispirazione per le startup. Qualche giorno fa, infatti, Stephen Forte, l’imprenditore a capo del fondo di VC Fresco Capital ha annunciato con un post su Medium che sta per lanciare un acceleratore di startup basato a Roma, ispirato all’enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì”. L’acceleratore si concentrerà su startup “for-profit e mission-driven”, ovvero imprese spinte da una vocazione sociale, ma il cui fine è anche quello di fare profitti. Il programma della “Laudato Sì Challenge” si svolgerà dal 13 luglio al 9 settembre: offrirà 100 mila euro per un 6-8% di equity. Alla fine, in dicembre, ci sarà anche un Demo Day ospitato dal Vaticano. L’acceleratore “si concentrerà nel sollevare consapevolezza sull’importanza di investire in società che vogliono fare prodotti ma che tengono a fare qualcosa di buono nel mondo” scrive Forte nel suo post, e avrà come focus principale i temi dell’agenda degli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite.



L’ispirazione arrivata dall’enciclica del Papa

Il Vaticano ha più volte sottolineato l’importanza di sostenere società che possano imprimere un cambiamento nelle società di apparenza: Forte ricorda come Papa Francesco abbia sollecitato le imprese durante il suo intervento al TED Talk a fare meglio, soprattutto per quanto riguarda i problemi ambientali e umani. Non solo: per quanto riguarda il settore dell’istruzione, il Vaticano ha lanciato tempo fa il programma Scholas, per sostenere progetti nei settori dell’education. “Questo acceleratore è la nostra risposta alla sfida lanciata da Papa Francesco alle società spinte da una missione” scrive Forte. Il programma, infatti, sceglierà startup che svilupperanno prodotti e servizi rivolte alle criticità nei seguenti settori: energia, cambiamento climatico, sistemi produttivi del cibo, potenziale umano, sostenibilità urbana, modelli innovativi di finanza e industria.

Come ci si candida

“Attualmente i founder si concentrano nel creare o startup che fanno solo soldi, o imprese dedicate completamente alle cause sociali”. Forte cerca società che vogliano entrambe le cose, possibilmente che non abbiano ancora chiuso round di serie A. Gli investitori coinvolti nel programma sono Ibrahim Al Husseini,  Chade-Meng Tan, Caitlin Sparks, Jeff Cherry, Thomas Ermacora, Andrew Mangino e Lola Grace. Le application per partecipare al programma di accelerazione verranno accettate fino al 5 giugno, dopo di che le startup potranno cominciare a dialogare con i propri mentor virtualmente, mentre il programma dal vivo inizierà il 13 luglio. Ci si candida qui

12 maggio celebriamo il Beato Alvaro del Portillo: successore di San Josemaria di Escrivà.

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12 MAGGIO  RICORDIAMO IL BEATO ALVARO DEL PORTILLO:

successore di San Josemaria de Escrivà a capo della OPUS DEI.

Potete leggere la sua Biografia cliccando: QUESTO LINK

il Beato Alvaro del Portillo era un ingegnere che si unì fin da subito alla nascente Opus di San Josè Maria Escrivà : leggi il nostro post dedicato a San Escrivà, il Santo dell’Ordinario. Zibaldone di appunti da una biografia.

Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, ed ottenne prestigiosi incarichi ma sempre a fianco del Fondatore :

 "Nell’osservare la sua presenza amabile e discreta a fianco della dinamica figura di Mons. Escrivá, mi veniva in mente l’umiltà di san Giopus-dei-207e4912691d18a6864e634478777386useppe” 

 scriverà alla sua morte Padre John O’Connor.

 

Il 15 settembre 1975,

Il congresso generale convocato dopo la morte del fondatore

ELESSE  

don Álvaro del Portillo  a capo dell’Opus Dei.

Elenco Messe in Suo Onore

“Come Prelato dell’Opus Dei, Álvaro del Portillo diede impulso alla nascita di numerose iniziative sociali ed educative. Il Centre Hospitalier Monkole (Kinshasa, Congo), il Center for Industrial Technology and Enterprise (CITE, a Cebú, Filippine) o la Niger Foundation (Enugu, Nigeria) sono alcuni esempi di istituzioni di promozione sociale portate avanti da fedeli dell’Opus Dei, insieme ad altre persone, grazie all’incoraggiamento diretto di mons. del Portillo.

Allo stesso modo, la Pontificia Università della Santa Croce (dal 1985) e il seminario internazionale Sedes Sapientiae (dal 1990), entrambi a Roma, così come il Collegio ecclesiastico internazionale Bidasoa (Pamplona, Spagna), hanno formato per le diocesi migliaia di candidati al sacerdozio, inviati dai vescovi di tutto il mondo. Queste realtà evidenziano la preoccupazione di mons. del Portillo per il ruolo del sacerdote nel mondo, tema al quale ha dedicato buona parte delle sue energie, come fu evidente negli anni del Concilio Vaticano II. “Il sacerdozio non è una carriera – scrisse nel 1986 – ma una dedizione generosa, piena, senza calcoli né limiti, per essere seminatori di pace e di allegria nel mondo, e per aprire le porte del Cielo a chi beneficia di questo servizio e ministero”.

Mons. Álvaro del Portillo è morto a Roma all’alba del 23 marzo 1994,

poche ore dopo il suo ritorno da un pellegrinaggio in Terrasanta. Il giorno prima aveva celebrato la sua ultima Messa nella chiesa del Convento di San Francesco ad Coenaculum a Gerusalemme. Lo stesso giorno della sua morte Giovanni Paolo II . 
opus-dei-79982826b38dfda62bac208d34b1e2fcguarda questo video : clicca qui

è andato a pregare davanti ai suoi resti mortali, che ora riposano nella cripta della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace.

 

Bellissima la Lettera scritta dal Santo Padre Francesco I in occasione della Beatificazione del Beato Alvaro: Lettera di Papa Francesco.

ESTRATTI DELLA LETTERA:

Mi piace ricordare la giaculatoria che il servo di Dio era solito ripetere, specialmente nelle feste e negli anniversari personali: 

«grazie, perdono, aiutami di più!».

Anzitutto, grazie. È la reazione immediata e spontanea che prova l'anima dinanzi alla bontà di Dio. Non può essere altrimenti. Egli ci precede sempre. Álvaro del Portillo era consapevole dei tanti doni che Dio gli aveva concesso e lo ringraziava per quella dimostrazione di amore paterno. Però, non si fermò lì; il riconoscimento dell'amore del Signore risvegliò nel suo cuore desideri di seguirlo con maggiore dedizione e generosità e di vivere una vita di umile servizio agli altri. Era notorio il suo amore per la Chiesa, sposa di Cristo, che servì con un cuore spoglio di interessi mondani, alieno alla discordia, accogliente con tutti e sempre alla ricerca del buono negli altri, di ciò che unisce, che edifica. Mai un lamento o una critica, nemmeno in momenti particolarmente difficili, piuttosto, come aveva imparato da san Josemaría, rispondeva sempre con la preghiera, il perdono, la comprensione, la carità sincera.
Perdono. Confessava spesso di vedersi davanti a Dio con le mani vuote, incapace di rispondere a tanta generosità. Peraltro, la confessione della povertà umana non è frutto della disperazione, ma di un fiducioso abbandono in Dio che è Padre. È aprirsi alla sua misericordia, al suo amore capace di rigenerare la nostra vita. 

Aiutami di più. Sì, il Signore non ci abbandona mai, ci sta sempre accanto, cammina con noi e ogni giorno attende da noi un amore nuovo. La sua grazia non ci verrà a mancare e con il suo aiuto possiamo portare il suo nome in tutto il mondo. Nel cuore del nuovo beato pulsava l'anelito di portare la Buona Novella a tutti i cuori.

DOCUMENTARIO: LAVORARE PER GLI ALTRI

Se si è fratelli occorre vivere fraternamente, sempre attenti alle necessità dei più deboli”:

. Il video di 27 minuti, diretto dall’argentino Juan Martín Ezratty, racconta le storie di dieci persone che hanno lottato per realizzare i loro sogni e ci sono riusciti.

CLICCA QUI per vederlo.

“Si tratta di vivere la fraternità, di avere molta carità, di pensare agli altri, di fare ciò che stai facendo: promuovere opere di apostolato, in maniera tale che la luce di Dio possa arrivare a molta più gente”.

Inoltre invitava a sommare i propri sforzi con quelli degli altri: “Ti chiedo di avere anche nella tua attività il segno più. Non stare sempre all’opposizione, non essere il segno meno, non essere per la divisione. Sii un segno più. Cerca la gente. E fra te e l’altro, vedi se si può cercare qualcosa che sia una somma, non un rovinare le cose. Il segno più è molto cristiano”. Beato Alvaro del Portillo

PREGHIEAMO PER LA SUA SANTIFICAZIONE
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TESTI DEL BEATO ALVARO DEL PORTILLO: CLICCA QUI

In occasione del Viaggio del Santo Padre a Fatima vi consigliamo questo bello spunto e un preghiera:

Il Santo Padre Francesco I a Fatima

Preghiera alla Madonna di Fatima del Beato Alvaro. 

 

Michael Novak un gigante della Dottrina Sociale della Chiesa.

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Dal Blog Cattolico Americano The National Register ho appreso del ritorno alla Casa del Padre di Michael NovakLeggi qui il post

I giornali italiani ne hanno dato ampio risalto con articoli dedicati, in particolare del nostro Prof. Flavio Felice che su Avvenire leggi QUI   e su Ilsole24Ore  Leggi qui ne ha evidenziato l’immenso apporto alla Dottrina Sociale della Chiesa.

Avvenire riporta una sua interessantissima  intervista: leggi Qui.

Ho scoperto i libri ed il suo pensiero nel 2009, mentre frequentavo l’Istituto Teologico Marchigiano. Ho approfondito poi la conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa presso la Pontificia Università lateranense con il Prof. Flavio Felice, forse uno dei più importanti studiosi di Dottrina Sociale della Chiesa che lavorò e divenne amico di Michael Novak. Il suo schietto modo di scrivere, molto all’americana, profondo ma non criptico è stato illuminante. Le mie due tesi sono state completamente influenzate dai suoi libri. In fondo riporto una  una Bibliografia Essenziale

Lo voglio ricordare con un piccolo estratto della mia tesi che parla della libera iniziativa. Oggi più che mai da incentivare per rilanciare la nostra povera economia senza cadere nelle disastrose teorie colletiviste che sopprimono la libertà della Persona.

Grazie di Tutto Prof. Novak : si ricollega a questo post  inoltre

” Il diritto alla iniziativa economica traduce letteralmente dal latino “Asseverari necesse est in huius temporis mundo saepius restingui inter alia iura etiam ius ad propria incepta œconomica1, ma non rende il senso della frase. Infatti in inglese le parole “incepta oeconomica” vengono tradotte con entrepreneurial initiative; in tedesco invece unternehmerisce initiative. Sarebbe più corretto in italiano tradurle come intrapresa o iniziativa imprenditoriale oppure semplicemente imprenditorialità , termine che meglio spiega come è l’iniziativa creativa dell’uomo a essere valorizzata e difesa, essendo considerata come un diritto primario della persona.

The Pope use the Latin word for “one’s own enterprises”, faithfully rendered in the Germany translation but also well set forth in English as “economic initiative”. Thus , the world’s American meaning was made clearer although the cringingly American term “enterprise was obscured. No other social encyclical before has proclaimed the right to entrepreneurial initiative with such clarity and provided it with an ethical foundation. This implies a clear rejection of any collectivistic order of economy and society, witch has no room for entrepreneurial initiative. In other words: freedom is an essential element of a social order witch is in compliance with Catholic Social Teaching”2.

Il Papa, nella Sollecitudo Rei Socialis, difende il diritto dell’uomo a intraprendere, primo per il bene comune a favore di tutti, secondo come diritto fondamentale dell’uomo, al pari della libertà religiosa e della vita stessa.

The pope defended the right to individual enterprise , first , as necessary to the common good; and , second, as a fundamental human right, like religious liberty, founded in the subjectivity of the person, that i, in each person’s being made in the image of the creator”3.

In questo modo, l’intrapresa imprenditoriale non è solo una iniziativa egoistica, ma corrisponde a ciò che alcuni di noi sono chiamati a percorrere per il benessere della umanità. La comprensione di questo fondamentale aspetto, sia da parte degli imprenditori che degli economisti e politici, nonché del clero, potrebbe agevolare misure corrette di aiuto e sostegno a quanti hanno tale vocazione, non però strutturando risposte di tipo collettivistico, ma semplicemente spronando le varie vocazioni a venir fuori e ad operare in un sistema fortemente indirizzato a valorizzare la persona.

E’ possibile fondare il diritto alla iniziativa economica sulla soggettività creativa della persona umana, che serve il bene comune in quanto sviluppa la dimensione trascendente della persona umana stessa, mantenendo la distinzione tra valore oggettivo e valore soggettivo del lavoro.

Il diritto alla intrapresa economica assume il rango di diritto inalienabile, in quanto espressione dell’umana intelligenza e della esigenza di rispondere ai bisogni umani in modo creativo e collaborativo. Cos’è infatti la competizione imprenditoriale se non un cum-petere, ossia un cercare insieme, magari rischiando, le soluzioni più adeguate che rispondono nel modo più efficace possibile ai bisogni che man mano si presentano ed esigono di essere soddisfatti, il senso di responsabilità che scaturisce dalla libera intrapresa economica si configura tanto come virtù personale indispensabile alla crescita umana del singolo, quanto come una teoria sociale necessaria allo sviluppo di una comunità solidale.

1 Ibidem.

2 M. Novak, Free Person and the Common good, Madison Books, 1989, p.134.

3 Ibidem.

Thank you, Michael, for loving us.

Michael Novak, Requiescat in pace.

Bibliografia essenziale in italiano di Michael Novak

Verso una teologia dell’impresa (1981), Liberilibri, 1997

Lo spirito del capitalismodemocratico e il cristianesimo (1982), Studium, 1987

Questo emisfero della libertà (1990), Liberilibri, 1997

L’etica Cattolica e lo spirito del capitalismo (1994), Edizioni di Comunità, 1994

L’impresa come vocazione (1996), a cura di Flavio Felice, Rubbettino, 2000

Il fuoco dell’invenzione (1997), a cura di F. Felice, Effatà, 2005

Coltivare la libertà (1999), a cura di F. Felice, Rubbettino, 2005

Spezzare le catene della povertà. Saggi sul personalismo economico, a cura di Flavio Felice, Liberilibri, 2000

Noi, voi e l’Islam (2005), a cura di F. Felice, Liberal 2005

 

Atleti nel Nome della Fede in Cristo.

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Ieri è terminata l’Olimpiade di Rio di Jainero. Bellissima come al solito per chi come me adoro gli sport olimpici. In attesa di Tokyo 2020, mi fa piacere condividere nel Blog alcuni articoli interessanti che parlano di alcuni atleti, famosi, famosissimi o semplici atleti, che esprimono nel loro essere Atleti la Fede in Gesù Cristo.

La Portano dentro di loro nel loro cuore, la fanno vedere con oggetti, la fanno sentire con le parole. Sono anche loro strumento evangelizzatrice nelle Mani del Signore.

Li ringraziamo Tutti, soprattutto quelli che non abbiamo trovato o saputo. Questo è solo uno sparuto elenco, sono sicuro che moltissimi atleti sono vicini alla Fede.

GRAZIE DI CUORE PER PORTARE LA MEDAGLIA DELLA FEDE NEL VOSTRO ESSERE ATLETI.

 

 

 

 

 

  • Bolt e la Fede in Cristo.   :L’atleta ne indossa un’altra sempre al collo, conosciuta come Medaglia Miracolosa, frutto delle apparizioni della Madonna a Santa Caterina Labourè.”Io sono cresciuto in Chiesa,e mi hanno insegnato che tutto accade per un motivoDio ha un progetto per tutti.Quindi non possiamo lamentarci, bisogna andare avanti”Usain St. Leo Boltsz
  • Ledecky e la sua Fede:

Katie ha l’abitudine di recitare sempre qualche Ave Maria prima di una gara. “La mia fede è sempre stata importante per me”, ha dichiarato nel 2014. “Definisce quello che sono”.

La Ledecky attribuisce gran parte della pace e della fiducia che porta in piscina al suo forte rapporto con Dio. Spesso ne parla apertamente nelle interviste, come in quella rilasciata all’arcidiocesi di Washington nel 2012. “Prego sempre prima di una gara. Recito l’Ave Maria. Mi piace anche andare a Messa ogni settimana. È una grande possibilità per riflettere e collegarsi a Dio. (La mia fede) è una parte importante della mia vita fin da quando sono nata”.

Ogni sera si addormentava leggendo un brano dei tre libri che Joseph Ratzinger, il Papa emerito, insomma lui, Benedetto XVI, ha dedicato alla figura di Gesù. E tanto serva a descrivere un personaggio che avrebbe meritato di vincere a prescindere, solo che lo sport prevede pure la figura del nobile sconfitto.

Don Mario Lusek cappellano della Nazionale a RIO: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

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Don Mario Lusek con il Campione Olimpico Basile

In pieno torneo Olimpico ci fa piacere condividere una bellissima intervista che Don Mario Lusek, cappellano storico della Nazionale e al seguito della spedizione azzurra da Pechino 2008.

Don Mario è della Nostra Diocesi probabilmente una delle personalità più importanti all’Interno della  CEI  dove ricopre importanti incarichi.

In questa bellissima intervista evidenzia come moltissimi atleti sono legati alla Fede, la quale è fondamento della loro stessa vita di atleta.

“Per discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti ma posso assicurare che ho vissuto esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favorisce l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”

Sorgente: Il cappellano delle Olimpiadi di Rio: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

22/07/2016 di Daniele Rocchi

Preferisce definirsi una “presenza amica” per tutti, atleti, tecnici e dirigenti, più che un “coach dell’anima”, una presenza “non invasiva” ma discreta e riservata, don Mario Lusek, cappellano sportivo della squadra Olimpica italiana in partenza per Rio. “Il cappellano è una presenza che esprime la vicinanza della Chiesa e la sua attenzione e rammenta un po’ il prete dell’oratorio e su questa tipologia modella il suo servizio che è si culturale e liturgico, ma anche di presenza, ascolto, condivisione in forme briose e serie a seconda delle situazioni”. Don Lusek si aggregherà al team olimpico azzurro (278 atleti, 145 uomini, 133 donne, di 28 discipline) in partenza per Rio de Janeiro. Il 3 agosto sarà inaugurata Casa Italia alla presenza del premier Matteo Renzi che assisterà alla cerimonia di apertura il 5 agosto. Il 21 agosto la cerimonia di chiusura e il 22 partenza per l’Italia. “Speriamo con un bel po’ di medaglie”, afferma il sacerdote.

Don Lusek, qual è il suo ruolo all’interno della squadra olimpica italiana?

“Il cappellano è un membro ufficiale della Delegazione olimpica accreditato dal Coni. Può seguire gli atleti negli stadi, ne condivide la mensa e i pochi e residuali spazi di tempo libero. E’ una presenza discreta, riservata, ma visibile, vicina ma tenendosi sempre un po’ indietro evitando di occupare le prime file e per questo viene percepita nel suo vero ruolo reso credibile e autorevole perché portatore di uno spirito di familiarità, di spiritualità. Non c’è rifiuto o ostilità alla presenza di un prete. Anche se all’interno del Villaggio è previsto un Centro multireligioso, noi italiani preferiamo vivere i momenti liturgici negli spazi assegnati al contingente, con orari flessibili in base agli orari di gare, allenamenti e momenti comuni già programmati”.

Come è la sua giornata nel Villaggio olimpico?

“Come dicevo vivo gomito a gomito con gli atleti, gli accompagnatori, i tecnici e tutti gli addetti ai lavori in modo integrato. Posso anche accedere agli allenamenti ma io non amo “invasioni di campo” soprattutto in momenti come quelli. Mi considero una presenza amica, ovviamente in nome di una fede e di una appartenenza che non esclude ma si fa prossima. Per questo mi trovo ad assaporare i sospiri che aleggiano, andare quando mi è possibile alle gare, gioire per una vittoria e quindi fare festa, condividere le sconfitte se necessario consolando. Sempre con molta discrezione”.

Quanto è difficile consolare un atleta dopo una sconfitta, una medaglia persa al fotofinish soprattutto quando la competizione – come le Olimpiadi – è associata all’aspetto economico garantito dagli sponsor?

“Per molti atleti un’olimpiade rappresenta una solo occasione nella vita ed è chiaro che le aspettative e i sogni sono molti. Non mi è mai capitata una situazione di delusione assoluta, ma solo attimi di amarezza: è importante in questi casi aiutare a tenere alta la testa dopo una sconfitta e oltre a riconoscere che capacità personali non vengono azzerate da un episodio non sottovalutare i limiti che fanno parte del vissuto di un atleta. Certo che vincere una medaglia olimpica porta con sé dei benefici economici e per gli atleti di molti sport questo avviene solo ogni quattro anni quando tutti gli occhi del mondo sono puntati su di loro. Questo non è un male, anzi. Il problema nasce quando la ricchezza di valori che lo sport porta con sé viene smarrita con l’emergere dell’eccessiva spettacolarità, l’accendersi del confronto agonistico e l’altro da avversario diventa nemico, e il premere dell’interesse economico mette in ombra la centralità della persona.

C’è un episodio, uno sportivo, che più di ogni altro le è rimasto in mente e che in concreto spiega il suo ruolo dentro la squadra olimpica?

“Certamente, diversi e belli. Ma proprio per questo richiamo alla discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti e posso assicurare che sono esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favoriscono l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”.

Nella sua lunga esperienza di cappellano, negli atleti vede più fede o più superstizione?

“Gli atteggiamenti scaramantici non mancano e vanno collocati in un contesto più ludico che esperienziale e vanno osservati con il sorriso: ci sono anche esperienze che raccontano la fede dei singoli, come atleti che pregano, che portano la Bibbia o il Vangelo con sé, che accedono alla Confessione, che confidano i loro dubbi in maniera serena”.

Nel panorama olimpico ci sono esperienze come quella italiana circa il servizio religioso alle squadre?

“L’esperienza italiana è stata imitata nel tempo da altre nazioni e non solo di tradizione cattolica, anche se con modalità diverse tanto che Papa Francesco nell’udienza per i 100 anni del Coni ha elogiato l’Italia per questa scelta”.

A Rio mancheranno, tra gli altri, i cestisti e il marciatore Alex Schwazer, fermato di nuovo per doping. Cosa dire agli atleti che non hanno staccato il pass olimpico?

“Il caso di Alex è serio. La sua marcia si era interrotta bruscamente a Londra nel 2012. Io ero lì. Ha ammesso la sua colpa. Ha pagato il debito. Si è umiliato. Si è rialzato ed ha ricominciato a camminare con slancio, passione, coraggio e voglia di riscatto. Questo nuovo cammino si è fermato o è stato fermato di nuovo: è una sconfitta per tutti se non si diradano le ombre. Altri non ce l’hanno fatta a qualificarsi e quindi è un’occasione persa. Ogni atleta sa che non può fermarsi mai dinanzi ad un ostacolo: anzi che bisogna ripartire da esso per tornare a guardare lontano e sognare ancora. Come nella vita.

Fonte: Sir
– See more at: http://www.lavitacattolica.it/Sport/Il-cappellano-delle-Olimpiadi-di-Rio-Dietro-a-una-medaglia-c-e-spesso-la-fede#sthash.3fMax2N9.dpuf

La Franchezza nel raccontare il Vangelo alla base della Evangelizzazione

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Comunicare è una cosa assai difficile e complicata, spesso ne parliamo in questo Blog in quanto evangelizzare si traduce con una comunicazione come scrissi poco tempo fa in questo post:

 La fede arriva con l’annuncio grazie a una corretta comunicazione.

Cerchiamo di capire quali sono i modi con i quali la comunicazione possa risultare efficace per evangelizzare.

Domandiamoci: Come fecero i primi apostoli? Quali modi usarono per parlare di una cosa nuovissima? Quale forza li spinse a mettere a repentaglio la loro vita pur di evangelizzare?

(se qualcuno desidera può leggere info tecniche di comunicazione pandemica a questo link .)

Rileggendo gli ATTI DEGLI APOSTOLI mi sono imbattuto su un aggettivo che definiva esattamente il modo attraverso il quale il messaggio evangelico arrivava alle persone dagli apostoli.

Gli APOSTOLI annunciavano il Vangelo con:

FRANCHEZZA. 

Annunciavano il Vangelo della Risurrezione  di Gesù con la FRANCHEZZA.

Era come un Nudge evangelicoleggi qui, ovvero un PUNGOLO che sollecitava le persone a credere e a seguire il Vangelo.

Riporto i 4 Brani ove si ripropone tale modalità di annuncio:

 

ATTI degli Apostoli

CAPITOLO 4 

“Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e considerando che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù;”

…….

[29]Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola. [30]Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù».

[31]Quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

capitolo  13

[44]Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. [45]Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. [46]Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani. [47]Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della
terra».

capitolo 26

[24]Mentr’egli parlava così in sua difesa, Festo a gran voce disse: «Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!». [25]E Paolo: «Non sono pazzo, disse, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole vere e sagge. [26]Il re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che niente di questo gli sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto. [27]Credi, o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi». [28]E Agrippa a Paolo: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!». [29]E Paolo: «Per poco o per molto, io vorrei supplicare Dio che non soltanto tu, ma quanti oggi mi ascoltano diventassero così come sono io, eccetto queste catene!».

epilogo

[30]Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui, [31]

annunziando il regno di Dio e

insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo,

con tutta franchezza e senza impedimento.”

 Nel raccontare quanto sapevano erano Spinti dallo Spirito Santo a  parlare di ciò che credevano fermamente e questo le persone che stavano a fianco lo sentivano.

Sentivano che questi Apostoli erano

FRANCHI, ONESTI E

NON IPOCRITI

Poiché credevano  e seguivano ciò che annunciavano. Anche a costo di morire lapidati.

LA FRANCHEZZA

HA VEICOlato La  Comunicazione

E L’OBIETTIVO FU RAGGIUNTO.

Quanto più un Cristiano Saprà essere Franco con sé stesso e con gli altri, tanto più la sua comunicazione arriverà e chi la accoglie non potrà che seguire di conseguenza il messaggio del VANGELO.

Possiamo usare tutti i tecnicismi possibili, ma se al fondo delle nostre comunicazione non saremo ONESTI E FRANCHI CON NOI STESSI GLI ALTRI non CI seguiranno e cosa più importante NON SEGUIRANNO GESU’ CRISTO.

Pertanto Prima di ogni comunicazione che intende essere evangelizzatrice cerchiamo di Pregare, chiediamo aiuto allo Spirito Santo che sappia farci comunicare in FRANCHEZZA con le Opere e le PAROLE solo in questo modo potremmo avere una opera EVANGELIZZATRICE che raggiunga i suoi obiettivi. Esempi MOLTO forti  NE abbiamo dati in questo POST

Ognuno di NOI è chiamato a Evangelizzare con la FRANCHEZZA degli Apostoli dono dello Spirito Santo.