Mese: settembre 2013

Il busto di Sant’Andrea ad Amalfi

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Cari amici, ciao a tutti!

Eccomi dopo qualche giorno di assenza (giustificata). Sono appena rientrato da Amalfi, dove si è svolto un interessante convegno organizzato dall’Ufficio nazionale del turismo, sport e tempo libero della CEI (Conferenza Episcopale Italiana).

Intanto vi regalo una foto con il maestoso ‘busto’ processionale dell’Apostolo Sant’Andrea, il cui corpo è custodito nella cripta della Cattedrale, dove ho avuto la grazia di celebrare la Messa sabato 28 settembre, nel 5° anniversario della mia ordinazione.

A breve condividerò con voi del materiale (commenti, interviste e idee) raccolto dal Convegno.

Intanto un po si santità (dell’Apostolo… ovviamente).

A presto!don Andrea e Sant'Andrea

La creatività alla base della pastorale e del Marketing

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I catechisti non devono
“aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre,
Dio non ha paura delle periferie. Dio è sempre fedele, è creativo,
non è chiuso, e per questo non è mai rigido, ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende.
Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare.
” Il catechista non è una statua da museo.
Bisogna cambiare, per adeguarsi alla circostanze in cui si deve annunciare il Vangelo, dice il Papa.
” E’ come essere in una stanza chiusa e poi ci si ammala,
certo se si va per le strade possono succedere incidenti,
ma io dico che preferisco mille volte una Chiesa incidentata piuttosto che una Chiesa ammalata”.

http://www.korazym.org/bussole-per-la-fede/

Prendo spunto oggi delle parole pronunciate dal Papa nel corso dell’incontro
tenuto con i catechisti romani.
Mi sembra che abbia colto perfettamente ciò che noi umilmente vogliamo tentare di fare
con il nostro Blog.
In particolare quando dice di andare incontro alle persone a portare il Vangelo,
rischiando collisioni o incidenti, ovvero fallimenti,
ma li preferisce a una Chiesa chiusa e ferma sulle sue posizione.
A tale scopo ci invita a ADEGUARSI ALLE CIRCOSTANZE ODIERNE,
per meglio divulgare il Vangelo.
Inoltre sempre ci invita a mettere in campo tutta la creatività di cui siamo capaci.
La creatività è spesso al centro delle sue riflessioni.
Ecco tentare oggi di parlare alle persone di Cristo impone una seria riflessione su questi due aspetti.
Entrambi sono altresì centrali nel Marketing.
Adattarsi alle circostanze e sviluppare la creatività dovrebbero essere i due capisaldi
di una azione concreta di evangelizzazione.
Saper cogliere i segni dei tempi e soprattutto in pre-visione futura è fondamentale.
Rifiutare l’oggi per il futuro è il classico sbaglio che si commette, come se si fosse superiori
al tempo che scorre e ci impone un mondo diverso di quello idealizzato passato.
Oggi che la tecnologia la fa da padrona non si può ASSOLUTAMENTE ignorarla,
poichè coloro che vogliamo attirare ne sono immersi.
Storicamente avvenne anche quando si iniziò a divulgare la bibbia stampata,
molti temettero di perdere il controllo della situazione.
Succede spesso con i cambi di paradigma tecnologici,
il rifiuto alle novità genera fallimento.
Invece il CAMBIAMENTO è la fonte di nuove importanti opportunità da sfruttare per i nostri fini.
Se non siete in grado o ritenete gravoso il compito allora vi dovete ORGANIZZARE andando
a cercare i talenti che ci sono in giro, e vi assicuro ce ne sono a iosa.
Occorre attivare la RICERCA andando per le strade a scovare talenti che possono
essere fatti fruttare.
I ragazzi dai 14 anni sono tutti da scoprire, basta solo dar loro estrema fiducia,
sono estremamente creativi, occorre certo guidarli, ma non soffocarli,
esser il vento che alimenta il fuoco, non che spegne una candela.
Insomma tutto si può realizzare purchè si metta in gioco la creatività.
Solo che la creatività non è solo palloncini, ban, sale colorate, ecc. ecc.
Questo può andar bene fino alla quinta elementare, al massimo.

La creatività necessita conoscenza dell’oggi per il futuro, essere capaci
di comprendere l’oggi e proiettarsi verso il futuro.
Insomma la creatività implica il rischio, senza il rischio la creatività rimane
mummificata.

Ecco la base di tutte le azioni pastorali dovrebbero sollecitare la nostra creatività e quella
di molti altri, metterla a confronto, alla prova, anche
perchè la prova suprema della creatività è quando da un seme si genera un ramoscello,
poi un frutto, occorre tempo ma prima o poi sboccia.
Infatti un’altra componente determinante la creatività è il tempo, solo il tempo
ci dirà se la proposta risulta creativa o meno,
Il tempo è amico dei creativi, poichè solo loro lo cavalcheranno,
gli altri verranno dimenticati.
Pertanto facciamo tesoro delle parole del Papa, andiamo per le strade
a cercare i talenti creativi per coinvolgerli nei nostri progetti creativi,
senza paura di fallire, poichè solo dopo molti fallimenti
capiremo come avere successo.

Don Dario Viganò su comunicazione e verità

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Linkiamo un interessante articolo-intervista riportato dal sito aleteria.org
di cui sotto il link, a cura di Chiara Santomiero.

http://www.aleteia.org

Don Dario Viganò nostro preside e professore mirabile di comunicazione ci offre
delle riflessione sul mondo della comunicazione odierna.
Una disamina interessante sulla quale pensiamo si debba riflettere attentamente.

La ricerca della verità: una sfida per credenti e non credenti
Nel Cortile dei giornalisti un confronto su nuovi media ed esigenze della comunicazione

25.09.2013

Chiara Santomiero

Si interessa della vita e della predicazione di Gesù da decenni, proprio da quando ha abbandonato la fede per scegliere il primato della ragione ed è convinto che Gesù sia figlio dell’uomo, non di Dio: il fondatore del quotidiano La Repubblica, Eugenio Scalfari, a cui Papa Francesco ha indirizzato di recente una lettera in risposta alle sue domande su fede e ragione, è tornato a ragionare di questi temi con il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, cardinale Gianfranco Ravasi, in occasione del Cortile dei giornalisti.

La spinta al dialogo tra credenti e non credenti è, per Scalfari, il problema della ricerca della verità. Ma oggi, secondo Ravasi il concetto di verità è cambiato: da una verità “in sè”, esterna all’uomo e che questi deve conquistare, a verità soggettiva che l’uomo estrae “da sè”. D’altra parte tutto cambia molto velocemente nell’era di Internet in cui il flusso delle notizie corre incessante e modifica lo stesso ambiente antropologico, nel quale i “nativi digitali” si muovono come nuovi “barbari”, cioè persone che parlano un linguaggio diverso e a cui va consegnato un retaggio di civiltà nel quale, secondo Scalfari, la religione intesa come trascendenza, come oltre da sé, è fondamentale.

Un nuovo ambiente, secondo Ravasi, in cui però non cambia la necessità dell’annuncio del Vangelo che ha già in sè anche il metodo più efficace di comunicazione. Aleteia ne ha parlato con mons. Dario Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano, presente all’incontro.

Verità e comunicazione: si tratta di un binomio possibile nell’era di Internet?

Viganò: E’ assolutamente possibile, non solo perchè come comunicatori siamo chiamati ad annunciare la verità che per noi è Gesù, ma anche perchè la comunicazione prevede capacità argomentativa per affrontare la verità: una verità che si accoglie e si fa accogliere.

Il cardinale Ravasi ha affermato che il Vangelo offre già un metodo di comunicazione, per esempio attraverso la incisività delle parabole o nel modo di Gesù di usare la corporeità, toccando con le mani le persone in cerca di guarigione…

Viganò: Il metodo del Vangelo è chiaro. Se prendiamo il testo di Matteo, vediamo che Gesù quando parla della misericordia che è il volto di Dio richiama i farisei chiedendo: “perchè non capite?”. Il metodo di Gesù passa attraverso la ripetizione che è un procedimento pedagogico per colmare la distanza tra significato e senso. I farisei comprendevano certo il significato delle parole di Gesù ma non ne afferravano il senso. Gesù si concepiva come depositario del senso della misericordia: nulla da meritare e tutto da accogliere. Il “metodo Gesù” è anche nella scelta del primo luogo della sua predicazione, Cafarnao, che era un luogo di passaggio, di incrocio, come un centro commerciale odierno. Lo ha scelto per affermare che la verità di Dio non ha bisogno di sovrastrutture, ma si annuncia in mezzo alla strada colorando l’umanità con il Vangelo. Gesù colpisce al cuore con l’essenziale e accompagna la parola con i gesti. Parole brevi accompagnate dalla carezza di Dio sulla carne perchè è nella carne dell’uomo che c’è la presenza di Dio.

I nuovi media hanno creato un nuovo ambiente antropologico?

Viganò: Tutti i nuovi media quando si affacciano mettono in crisi i modelli sociali precedenti; è avvenuto anche con la scrittura che ha messo in crisi la cultura orale e con la stampa che ha permesso la più ampia diffusione del sapere, estendendolo a classi sociali nuove. Qual è la differenza con l’oggi? Dal torchio a stampa di Gutemberg alla rivoluzione digitale sono passati cinque secoli mentre ai nostri giorni la tecnologia è in continua evoluzione, muta molto rapidamente. Oggi manca il tempo per assestare i modelli socio-psico-pedagogici così che la scuola, per esempio, si trova sempre in affanno nel rincorrere le nuove tecnologie. Occorre mettersi l’anima in pace e pensare ai nostri modelli come un continuo work in progress…

Scalfari e Ravasi sono d’accordo sul fatto che i nativi digitali siano “nuovi barbari”, cioè portatori di un nuovo linguaggio: con quali conseguenze?

Viganò: E’ una realtà con la quale fare i conti in una prospettiva di positività. Questo coinvolge la responsabilità della società nel reinvestire progettualità nel sistema formativo per tenere conto dei cambiamenti, incide sulle strategie editoriali dei media di massa e richiede, non da ultimo, forme di partecipazione variegata alla cultura anche in termini di accessibilità non troppo onerosa per le famiglie.

Il Marketing pandemico per la pastorale

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“La speranza è la virtù dell’arduo ma possibile; ci invita a non gettare mai la spugna,
ma non in maniera velleitaria,
quanto piuttosto impegnandoci attivamente,
per realizzare qualcosa di reale e concreto. “

Papa Francesco

Il compito che mi sono prefisso è quello di offrire un contributo pratico e utile a tutti coloro
che lavorano nella Chiesa e per la Chiesa.
Mentre Andrea si occuperà mirabilmente di esporre argomenti pastorali specifici
in particolare sulla teologia e sulla comunicazione,
io invece desidero lanciare un argomento innovativo per la Chiesa :
IL MARKETING PASTORALE e Pandemico.
Il Marketing in Italia è pochissimo conosciuto e quasi mai praticato.
Spesso lo si confonde con la sola pubblicità o nel peggiore dei casi
con le truffe, infatti si legge spesso di prodotti scadenti etichettati come
di marketing.
TUTTAVIA NON è COSì
Il marketing è la possibilità di aprire e mantenere una domanda attraverso
la creatività di una offerta che crea la propria domanda, attraverso una pandemia
che si diffonde in modo inarrestabile.
In pratica grazie alla creatività di un prodotto stra-ordinario, ideato grazie a una Vision,
si riesce a creare un desiderio nelle persone che possono essere la domanda da soddisfare.
Molti esempi possono essere presi dalla vita di tutti i giorni, da un cartone animato, a il cappuccino
o dal caffè, alla coca-cola ecc. ecc.
Prima che questi prodotti fossero ideati e diffusi nessuno ne sentiva la mancanza.
Una volta immessi sul mercato e alla prova delle persone si sono ritagliate la loro domanda.
Prima della coca-cola impazzava l’orzata, il chinotto, la gassosa ecc. ecc. 50 anni dopo …
beh lo sapete.
Idem per il caffè, la colazione come la conosciamo oggi è recentissima, prima si faceva molto diversamente.
Allora dite voi cosa c’entra con la Pastorale?
C’ENTRA, C’ENTRA.
Il Marketing e le sue tecniche possono essere d’aiuto per rispondere alle esigenze della pastorale
per evangelizzare in modo più proficuo.
In particolare mi rivolgo a chi deve affrontare il tremendo abbandono da parte dei sedicenni, dei ventenni, ecc. ecc
della Chiesa.
Noi abbiamo un prodotto Stra-ordinario, in modo assoluto, abbiamo un compito di portarlo a tutti,
come se fosse un batterio che infetta, in modo positivo, le persone le quali a loro volta
si rendono portatori sani del virus che si estende a macchia d’olio.
Ecco il Marketing Pastorale deve altresì esser pandemico e virale in modo da
diffondere il Vangelo e l’incontro con Cristo.
Dobbiamo creare la nostra DOMANDA, istigarne il desiderio, adottare tutte le mosse che ci possono aiutare
ad allargare ampliare e sostenere questa domande.
Naturalmente utilizzare tutti i mezzi oggi concessi dal mondo moderno, senza paura e senza pre-clusioni.
Intanto di seguito inserisco il link del mio blog di Marketing
ove analizzo un esempio di Marketing Pastorale, involontario, dell’inizio dell’800.
la diffusione della conoscenza delle apparizioni di Lourdes
BUONA LETTURA

http://pandemiapolitica.wordpress.com/2013/07/23/marketing-religioso-breve-analisi-della-pandemia-pellegrinaggi-lourdes/

Dopo ‘La grande bellezza’: ‘Sacro GRA’. Continuiamo a farci del male… Arrivederci Roma!

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No! Non bastava Servillo con la sua ‘Grande bellezza’. No! La città eterna aveva bisogno di un altro affronto rivestito di saccenza: rigurgito di neorealismo. ‘Sacro GRA’. Citando Nanni Moretti mi viene da dire: continuiamo a farci del male. Ma si! A noi italiani d’altronde piace piangerci addosso. Cosa importa al gota del cinema italiano se frotte di turisti vanno letteralmente in estasi per una ‘amatriciana’ gustata tra i vicoli di Trastevere. Cosa importa ai plaudenti radical se a fatica ci si riesce a fare una foto davanti alla Fontana di Trevi, o alla ‘Barcaccia’, non per lo smog, il traffico o altro, ma per la risorsa umana ed economica chiamata turista che impedisce la vista perchè numeroso! No! A noi italiani non importa: quello che ci interessa è asciugare le lacrime della commozione per un Leone d’Oro consegnato a un film di ‘latta’, che sa di naftalina. Sono provvidenzialmente nato a Roma, e per gli studi ci sono provvidenzialmente tornato. Ebbene: quale romano esulta al sentir parlare del GRA?

Non è forse un’offesa prendersi gioco di centinaia di lavoratori che passano metà della loro esistenza (se non di più considerati anche i week-end) in coda sul GRA? Davvero non c’era di meglio per presentare con uno sguardo veramente neorealista Roma al mondo? Così dopo la sciorinata di ‘papponi’, monsignori corrotti, ambienti rarefatti e tanta bruttezza di Servillo, ora siamo costretti a girare il raccordo anulare anche seduti in una sala cinematografica. E non capiamo la pericolosità di tali opere pseudo artistiche: distruggere un’immagine già incrinata dell’Italia, mostrarne il lato più grottesco, ridicolo, squallido. Ma a chi se non a noi italiani è capitata la fortuna di vivere in un paese stupendo. In quale terra puoi gustare il succo dei limoni con aggiunta di alcool (limoncello) affacciato su una costiera mozzafiato con dietro i santi delle cattedrali che benedicono l’orizzonte. Dove ci è dato di sedere tra opere d’arte che parlano e rendono viva la storia sorseggiando una Falanghina o un Prosecco da paura? O svegliarsi con il caldo sole siciliano e sapere che ti attende una granita che risveglierà la voglia di vivere alla luce della vita? Così mi vien da dire Veramente come canta il grande Renato Rascel: Arrivederci Roma! Si! Arrivederci, perchè tu amico turista, a differenza degli italiani, la bellezza la cerchi grande e la ritieni sacra, al punto da sborsare soldi, tempo e fatica per venire a visitare la nostra stupenda terra, e le nostre città benedette dal ‘cupolone’! E tornerai a casa contento di aver incontrato la storia, l’arte, la fede, l’uomo. E con la speranza fra qualche anno di poter tornare, ecco perchè ‘arrivederci’ e non ‘a Dio’. Noi dobbiamo ancora riprenderci dal torpore della sala, cinematografica? Di rianimazione? Bò! Spero solo di imboccare il prima possibile la tangenziale e così poter gustare sullo sfondo la facciata di San Giovanni in Laterano che attende ogni pellegrino, con il Cristo maestoso, fiero e benedicente. Maestoso e fiero come la città più bella del mondo: Roma!

Quando Marx vuole insegnare teologia: Francesco, Boff e il buco nell’acqua dei radical

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Ci risiamo. Si sa: il cattolico perde il pelo ma non il vizio. L’ipocrisia è un vestito sempre molto elegante in dosso ai bempensanti soprattutto se fa di loro dei personaggi un po chic, radical, snob. Spesso però a portare con apparente eleganza tale vestito è una parte di cattolicesimo sempre pronto a cambiare orientamento a seconda di come tira il vento. Così proprio in questi giorni sembra stiano come d’improvviso spuntando dal sottobosco adulatore, convegni, tavole rotonde, studi sulla presunta apertura del pontificato di Francesco verso la teologia della liberazione. E, guarda caso, a seder con stile disinvolti in prestigiose tavole rotonde, sono proprio coloro che fino a poco tempo fa al solo sentirne parlare tiravano fuori l’acqua santa. Come sempre tirare il Papa per la giacchetta, o meglio per la tonaca, è sinonimo di credibilità. Ma è davvero così immediato l’accostamento tra Papa Francesco e la teologia di Boff e della ‘spada’ liberatrice dei popoli? Una clamorosa smentita viene proprio da uno dei docenti del giovane Bergoglio ai tempi del Seminario. L’anziano professore Carlos Scannone si è sentito infatti in dovere di porre una parola di chiarezza e verità sulla teologia che l’arcivescovo di Buenos Aires prima, e il Papa ora, considera come la più adeguata per l’interpretazione del Vangelo nel nostro tempo (fonti: Il Foglio – Adista). Come dire: non c’è trippa per gatti, soprattutto se bellicosi e guerrafondai. Eh, già: l’apparente clamorosa smentita – non poteva essere altrimenti – è solo frutto di un equivoco neanche poco evidente. Bergoglio non è un sostenitore, né un simpatizzante della teologia di Boff. Quello che il cardinal Bergoglio seguiva come vescovo e pastore della sua diocesi, era il pensiero della cosiddetta ‘teologia del popolo’, facilmente confondibile con la teologia della liberazione, ma di certo distante da essa almeno su un punto nevralgico: imbracciare le armi, combattere, contro il ‘nemico’ del popolo. Non se ne vogliano gli snob, i radical, che non disdegnano di intercalare Marx fra le decine del rosario. Perchè questo è il vero punto problematico della teologia della liberazione, diretta parente del marxismo: confondere, o meglio, trasformare l’avversario politico, in un nemico da abbattere, da uccidere. Ecco perchè suona quasi assurdo che un anziano professore si sia dovuto disturbare per dichiarare un’ovvietà: il Papa non è un agitatore di masse che vuole abbattere dei nemici, siano essi politici, economici o culturali. Tutt’altro. Come Sant’Ignazio insegna: il bene e il male sono dimensioni insite in ogni realtà. Solo gli sciocchi possono pensare di lavorare per la gloria di Dio abbattendo dei nemici (ad majorem Dei gloriam), rispondendo con il sangue al sangue. La polverosa teologia della spada, ormai nostalgica chincaglieria di qualche reduce catto-comunista, è roba per vecchi. Non trova posto nella Chiesa giovane e bella che il pontificato di Francesco sta cercando di comunicare agli uomini, a tutti gli uomini: anche agli avversari, si! Ma mai trasformandoli o considerandoli dei nemici! Ricordiamo e meditiamo: è sulla costruzione del nemico come ideologia, e sulla paura istillata dal presunto nemico, che le peggiori dittature hanno prodotto i frutti della morte. Il Vangelo non è mai un’arma, la ‘persona’ non può essere mai un nemico, con buona pace di Marx, Boff e ‘compagni’.

2 OTTOBRE Angeli Custodi guidate i nostri post

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il giorno 2 ottobre sotto la custodia degli Angeli custodi

inizieremo a pubblicare ed animare il nostro BLOG per fare
qualcosa per la nostra amata Chiesa alla luce di Cristo.

Che gli angeli custodi ci proteggano e ci guidino in questa impresa.