Quando Marx vuole insegnare teologia: Francesco, Boff e il buco nell’acqua dei radical

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Ci risiamo. Si sa: il cattolico perde il pelo ma non il vizio. L’ipocrisia è un vestito sempre molto elegante in dosso ai bempensanti soprattutto se fa di loro dei personaggi un po chic, radical, snob. Spesso però a portare con apparente eleganza tale vestito è una parte di cattolicesimo sempre pronto a cambiare orientamento a seconda di come tira il vento. Così proprio in questi giorni sembra stiano come d’improvviso spuntando dal sottobosco adulatore, convegni, tavole rotonde, studi sulla presunta apertura del pontificato di Francesco verso la teologia della liberazione. E, guarda caso, a seder con stile disinvolti in prestigiose tavole rotonde, sono proprio coloro che fino a poco tempo fa al solo sentirne parlare tiravano fuori l’acqua santa. Come sempre tirare il Papa per la giacchetta, o meglio per la tonaca, è sinonimo di credibilità. Ma è davvero così immediato l’accostamento tra Papa Francesco e la teologia di Boff e della ‘spada’ liberatrice dei popoli? Una clamorosa smentita viene proprio da uno dei docenti del giovane Bergoglio ai tempi del Seminario. L’anziano professore Carlos Scannone si è sentito infatti in dovere di porre una parola di chiarezza e verità sulla teologia che l’arcivescovo di Buenos Aires prima, e il Papa ora, considera come la più adeguata per l’interpretazione del Vangelo nel nostro tempo (fonti: Il Foglio – Adista). Come dire: non c’è trippa per gatti, soprattutto se bellicosi e guerrafondai. Eh, già: l’apparente clamorosa smentita – non poteva essere altrimenti – è solo frutto di un equivoco neanche poco evidente. Bergoglio non è un sostenitore, né un simpatizzante della teologia di Boff. Quello che il cardinal Bergoglio seguiva come vescovo e pastore della sua diocesi, era il pensiero della cosiddetta ‘teologia del popolo’, facilmente confondibile con la teologia della liberazione, ma di certo distante da essa almeno su un punto nevralgico: imbracciare le armi, combattere, contro il ‘nemico’ del popolo. Non se ne vogliano gli snob, i radical, che non disdegnano di intercalare Marx fra le decine del rosario. Perchè questo è il vero punto problematico della teologia della liberazione, diretta parente del marxismo: confondere, o meglio, trasformare l’avversario politico, in un nemico da abbattere, da uccidere. Ecco perchè suona quasi assurdo che un anziano professore si sia dovuto disturbare per dichiarare un’ovvietà: il Papa non è un agitatore di masse che vuole abbattere dei nemici, siano essi politici, economici o culturali. Tutt’altro. Come Sant’Ignazio insegna: il bene e il male sono dimensioni insite in ogni realtà. Solo gli sciocchi possono pensare di lavorare per la gloria di Dio abbattendo dei nemici (ad majorem Dei gloriam), rispondendo con il sangue al sangue. La polverosa teologia della spada, ormai nostalgica chincaglieria di qualche reduce catto-comunista, è roba per vecchi. Non trova posto nella Chiesa giovane e bella che il pontificato di Francesco sta cercando di comunicare agli uomini, a tutti gli uomini: anche agli avversari, si! Ma mai trasformandoli o considerandoli dei nemici! Ricordiamo e meditiamo: è sulla costruzione del nemico come ideologia, e sulla paura istillata dal presunto nemico, che le peggiori dittature hanno prodotto i frutti della morte. Il Vangelo non è mai un’arma, la ‘persona’ non può essere mai un nemico, con buona pace di Marx, Boff e ‘compagni’.

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