Mese: ottobre 2013

La settima arte davanti alla lacerazione della morte: tre proposte per riflettere

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Cari amici,

a breve ri-vivremo la commemorazione liturgica di tutti i nostri fratelli defunti, i quali “ci hanno preceduti nella fede e nella carità di Cristo” e ora, per la coscienza credente, vivono nel Padre.

Non possiamo nasconderci che nulla come la realtà antropologica e dunque spirituale della morte interroga il cuore dell’uomo, e per il credente scuote e sveglia lo ‘sguardo della fede’. Il cinema, come arte propriamente umana, sintesi delle arti, e manifestazione della bellezza ha affrontato a più riprese la tematica del morire. Vi propongo tre titoli in particolare, che negli ultimi anni ci hanno presentato le dinamiche del morire attraverso però la carezza dell’intelligenza e della poesia: attraverso il fascino dello sguardo cinematografico.

Questi i film in ordine meramente cronologico

  LA POESIA DEL MORIRE: ‘Prima della pioggia’. La prima proposta risale al 1994. A firma di Milcho Manchevski. Il film tratta, con un intreccio di storie (tre racconti interconnessi), la tematica dello scontro di civiltà a partire dalla guerra dei Balcani, che si traduce però in uno scontro evidente tra il bene e il male. La poetica di Manchevski non si ferma ovviamente al fatto descrittivo: il regista costruisce una lotta meta-narrativa tra il kronos – o tempo delle storie – e il kayros – tempo della speranza – i quali in un intreccio sapiente si rincorrono e si scontrano senza mai annullarsi l’uno nell’altro. Di fatto ogni storia può avere un nuovo inizio, ogni tempo la sua speranza.

“Il cerchio non si chiude. Il tempo non è rotondo”

Questo il climax, l’apice della narrazione: un’espressione di poesia che apre sempre ad un nuovo divenire, che spalanca il cuore alla Speranza.

 IL GIOCO METAFORICO: Le invasioni barbariche. Una narrazione eccellente quella di Denys Arcand risalente al 2003. Nel film un docente universitario di storia dell’Occidente, è alle prese con un cancro in fase terminale. Il regista gioca metaforicamente sull’approssimarsi della fine, del crollo, della morte a causa di un invasore esterno, barbarico appunto: nel caso del morente professore è un cancro, nel caso dell’Occidente sono i nuovi stili di vita sotto i quali la cultura occidentale troverà la morte se non ne prenderà coscienza al più presto. Un gioco metaforico molto affascinante, per un film accattivante dalle tinte indubbiamente forti, e dall’elevato senso critico.

  L’ELEGANZA DEL DOLORE: A Single man. Nella fine un nuovo inizio.

Prima opera dello stilista Tom Ford (già stilista della casa di moda GUCCI), il film del 2009, narra l’ultimo giorno di vita di un docente universitario di mezza età trafitto dal dolore per l’improvvisa scomparsa della persona amata. Nelle 24 ore raccontate dal regista, il protagonista tornerà ad incontrare e a vivere volti ed esperienze di totale ordinarietà ma che assumeranno un sapore del tutto nuovo, proprio perchè in prossimità della fine. Un magistrale Colin Firth ed una colonna sonora di altissima densità spirituale, rendono il film un vero capolavoro.

“Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza. Quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore e provo un’emozione invece di pensare. E le cose sembrano così nitide, e il mondo sembra così nuovo: è come se tutto fosse appena iniziato”. (George Falconer – scena finale)

d.Andrea

Racconti dall’Etiopia: il ‘diario’ di viaggio di un giovane missionario

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Cari amici,

ottobre sta ormai per finire, ma come quasi a salutare il mese consacrato dalla Chiesa alla sensibilizzazione missionaria, vi regalo un racconto singolare (in calce all’articolo il link su cui cliccare) di un ragazzo missionario. Si tratta di un comune amico, mio e di Paolo. Devis è un giovane medico specializzando all’Ospedale Torrette di Ancona. Nel 2009, ancora studente di medicina, attraverso l’Associazione missionaria ALOE con sede a Fermo, ha vissuto l’esperienza di un viaggio missionario in Etiopia.

Credo si bello poter condividere questa esperienza attraverso la lettura di questo racconto, che Devis ha redatto sotto forma di ‘diario’ di viaggio, rendendolo ancora più apprezzabile e godibile.

Già dal titolo scelto per il racconto ne assaporiamo in anticipo il carattere ossimorico: Come la pioggia d’estate, recita infatti. Così ci viene descritta l’esperienza della missione, in intreccio di realtà apparentemente distanti ed invece contingenti. Ed è proprio questo il sapore che questa lettura lascia in bocca. Oltre le distanze, oltre il colore della pelle, oltre le differenze, un unica verità prossima a tutti e da tutti percepibile: il volto di un Padre davanti al quale siamo tutti fratelli.

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Grazie a Devis per la disponibilità a questa pubblicazione.

d.Andrea

Fede e cultura: il fascino della bellezza e il soffio dello Spirito

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Cari amici,

fra qualche giorno ricorrerà il ventesimo anniversario della morte di Federico Fellini (31 ottobre 1993). La contingenza storica ha voluto che tale data cadesse vicino al termine dell’anno della fede indetto da Benedetto XVI poco prima di annunciare le sue dimissioni. Un ultimo regalo di una personalità di certo sensibile e attenta ai moti dello spirito in campo culturale.

Il maestro di Rimini, che ha segnato indelebilmente la storia del cinema italiano, è uno tra gli autori cinematografici maggiormente aperti e fecondi allo sguardo dello spirito sulle realtà umane.

Questo doppio appuntamento che ci attende all’orizzonte mi spinge a proporvi due strumenti utili per l’approccio al mondo culturale e alle dinamiche del linguaggio nella comunicazione della fede.

Il primo è il un mio lavoro pubblicato nel 2010: IL MAESTRO MAGICO (ed. Paoline, 2010). In questo testo ho voluto discernere alcuni atteggiamenti, a mio avviso proficui, per condividere l’esperienza del ‘credere’ a partire dallo sguardo cinematografico. Il sottotitolo esplica questa intenzione: ITINERARI PEDAGOGICI DIETRO LA MACCHINA DA PRESA.

Il secondo, TI RACCONTO DIO. I LINGUAGGI PER COMUNICARE LA FEDE (Paoline 2012) appartenente più specificatamente all’ambito catechetico, tratta delle dinamiche del linguaggio e della ‘comunicazione’ della fede nel nostro tempo, ed è stato curato da don Luciano Paolucci Bedini, docente di catehcetica e teologia pastorale presso l’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona.

Entrambe i lavori vanno a comporre una piccola collana di 10 libri voluta e realizzata dalla Conferenza Episcopale italiana, attraverso la collaborazione dell’Ufficio Comunicazioni sociali e l’Istituto Pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense, diretto (nel periodo risalente alla pubblicazione) da mons. Dario Edoardo Viganò attualmente direttore del Centro Televisivo Vaticano.

         

Pastorale per l’imprenditore

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Il marketing si basa molto su un aspetto peculiare, creare una offerta
differente dagli altri in modo da poter attirare una domanda specifica
che magari in modo latente aspettava una offerta simile.
Allora mi sono chiesto quale sia un oggetto della pastorale che oggi possa
esser così differente dalle altre, in modo da coinvolgere qualcuno che al momento
non è molto attratto o non trova accoglienza o risposte agli annunci pastorali.
Forse per mia deformazione professionale e di studio credo che non esista al momento
una pastorale tanto ignorata da noi tutti se non quella riguardante il lavoro dell’imprenditore, sia quello grande che il piccolo o piccolissimo imprenditore,
sono loro che creano lavoro con il loro ingegno e la loro creatività.
Sia che si tratti di imprese grandi a livello aziendale, sia di micro imprese, coloro
che guidano lo sviluppo economico hanno quanto mai bisogno di un supporto spirituale
e di conforto.
La creatività si basa su una forte spiritualità e fiducia in sè.
Ricordiamo che siamo a immagine di un Dio creatore, e creare qualcosa ci rende simili a Dio,
grazie poi alla nostra intelligenza che è un riflesso della intelligenza divina.
Sia i grandi imprenditori sia i piccoli come gli artigiani, i commercianti gli ambulanti
oggi sono in enormi difficoltà.
Lo dimostrano le centinaia di morti suicida causa difficoltà aziendali.
E la CHiesa come risponde alle loro esigenze?
Perchè non portare loro la parola del Vangelo?
Eppure non leggo annunci nelle Parrochie o nelle Diocesi che si rivolgono a questi coraggiosi
che mettono se stessi nella speranza di creare una impresa che possa aiutare tutta la comunità a prosperare.
Certo a livello nazionale abbiamo l’uCID, ma spesso si rivolge a pochi eletti e grandi imprenditori,
tuttavia in ogni parte di Italia la imprenditorialità diffusa, la più alta d’Europa,
ci impone di offrire loro una pastorale specifica.
Di più oso dire che occorre una Pastorale incentivante la creatività e il mettersi in gioco,
in particolare rivolta a coloro che iniziano o tentano di iniziare la loro piccola impresa.
Insomma cari amici diamoci da fare fin d’ora per una pastorale dell’impresa,
ricordo che i primi 4 apostoli furono selezionati tra i piccoli imprenditori della pesca,
pertanto sforziamoci di stare loro vicino, poichè se la crisi finirà sarà grazie
all’ingegno di coloro che con coraggio e creatività e spiritualità offrirà a tutti noi
il lavoro per il futuro.
Testi utili possono essere le numerose encicliche che affrontano il tema da quella di Paolo VI “popolorum progressio” a quelle ultime di Papa Benedetto XVI “caritas in veritate”.
In un precedente post ho pubblicato la mia tesi ove magari potete trovare spunti interessanti,
tuttavia non voglio tediarvi qui con riferimenti che potrete facilmente trovare,
personalmente interessa che si dia ampio spazio a queste persone che rischiano
e con i fatti dimostrano l’amore per il prossimo,
dando lavoro e offrendo spesso sè stessi come testimoni della carità.
grazie

Il fascino della carezza del Padre: oltre la religione della condanna

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Cari amici, si riparte!

Nelle nostre comunità parrocchiali si sono aperti da qualche giorno i vari corsi di catechismo e di cammino nella fede per i giovani e i ragazzi. Così come è iniziato un nuovo anno scolastico per molti alunni e docenti di religione. Per questo vi propongo la lettura di un testo a mio avviso imprescindibile per comprendere la freschezza della svolta umana e spirituale portata da Gesù di Nazareth a fronte di una nostalgia verso i precetti e i comandamenti del dio dell’ primo testamento.

L’argomento potrebbe sembrare trito e ritrito. In realtà, come si renderà conto chiunque leggerà le pagine di ‘Vittime del peccato’, il cristiano non è mai immune dal rischio di ripresentare un’immagine di dio non aderente al volto mostrato da Gesù: il volto del Padre e della sua misericordia.

Nelle pagine di questo testo, Josè Maria Castillo, passa in rassegna e propone con una lettura ‘sinottica’ sia le dimensioni appartenenti alla concezione del peccato nel primo testamento fino a Giovanni Battista, e le dimensioni inerenti alla grazia e alla misericordia mostrate dalle ‘opere’ e dalle ‘parole’ di Gesù.

In particolare colpisce nel libro la denuncia che l’autore fa nei confronti di tanta predicazione responsabile dell’allontanamento dalla Chiesa delle giovani generazioni ma anche di cristiano che a causa di una visione ‘disonesta’ e ‘irragionevole’ del peccato scelgono discostarsi dal ‘credo’ cattolico e dalla pratica dei sacramenti e della vita liturgica.

Con una domanda potremmo dire con Castillo: dove la Chiesa si è ‘incartata’ nella comunicazione della fede lungo la sua storia secolare, e dove rischia di ‘toppare’ nuovamente nella modernità? L’autore direbbe: creando sempre nuove ‘vittime del peccato’. Secondo la lettura di Castillo il cristiano è spesso tentato di riportare sotto l’ombra del Tempio il volto di amore mostrato da Gesù, soprattutto in materia morale e etica, rischiando di comunicare una Chiesa chiusa verso l’uomo e le sue reali necessità, incapace di suscitare così domanda e interesse verso la persona del Maestro di Nazareth.

Ritengo sia un libro utile sia per i catechisti che anche per i docenti di religione. Non possiamo nasconderci infatti che ancora tanta catechesi punta l’attenzione su aspetti appartenenti alla fede nel dio dell’antico testamento. Tipico è ad esempio mettere come prima tappa nel catechismo per i bambini l’insegnamento dei ‘dieci comandamenti’. Così come sono presenti da qualche anno nella Chiesa movimenti e ‘cammini’ di riscoperta del battesimo che utilizzano un’esplicita simbolica e un vocabolario riferiti all’antico testamento. Oltre l’ignoranza che soggiace a una lettura ‘fondamentalista della bibbia ebraica (pentateuco), tali atteggiamenti denotano spesso anche un grande senso di rivalsa e di giudizio verso nuovi stili di vita e nuove acquisizioni etiche e morali che le società moderne si trovano a vivere, creando così una sorta di ‘setta’ degli eletti in seno alla Chiesa, e aumentando il ‘gap’, la distanza, il divario tra il ‘cuore dell’uomo’ e la mano carezzevole del Padre.

Castillo aiuta a vedere nel passaggio dalla ‘religione dei precetti’ alla ‘relazione nell’amore’ la novità di Gesù Cristo, e lo fa attraverso lo studio e la lettura critica dei testi scritturistici e le citazioni dei Vangeli. L’impatto pastorale del messaggio del libro è sicuramente dirompente, in quanto fa capire come spesso la Chiesa rischia di trasformarsi in un nuovo ‘sinedrio’, distante dai bisogni e dalle necessità delle persone e responsabile di un’allontanamento degli uomini dalla relazione con il Padre attraverso l’amore del Figlio, nel flusso libero e creativo dello Spirito Santo.

Un consiglio di lettura dunque utile per una rinnovata comunicazione della fede, nelle parole e nelle opere come nello stile del Maestro Gesù. La religione degli scribi e dei farisei è vino ‘vecchio’, facciamo attenzione a non confondere l’ebbrezza passeggera di ciò che non tonerà più, con il sapore autentico del vino nuovo portato da Cristo: il vino della Nuova ed ‘eterna’ Alleanza.

d.Andrea

 

l’Imprenditore cristiano alla luce del Magistero della Chiesa

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In Occasione dell’anniversario della mia licenza in Teologia Pastorale
conseguita presso la Pontificia Università Lateranense
sotto la guida del Prof. Flavio Felice
e commissione composta dal Prod. Rocco Pezzimenti
e Prof. Gianni Manzone,
mi fa piacere condividere con voi la tesi dal titolo:
L’IMPRENDITORE CRISTIANO ALLA LUCE DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
LICENZA IN S. THEOLOGIA

Un tema a me caro al quale dedicherò riflessioni pastorali.
Al seguente Link potete leggerla interamente sperando che possa
sviluppare una profonda riflessione,
proprio oggi in piena crisi che necessitiamo
la nascita crescita e sviluppo
di veri imprenditori cristiani.
Buona Lettura
L’IMPRENDITORE CRISTIANO ALLA LUCE DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA LICENZA IN S. THEOLOGIA

Radio Maria: le epurazioni a-cattoliche e la quintessenza dell’ipocrisia

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Cari amici, nuovamente la tristezza bussa alla porta del cuore ‘Cattolico’? Come questa volta? Avrete sicuramente letto della defezione voluta dal direttore di ‘Radio Maria’ (emittente italiana) di due firme del quotidiano ‘Il Foglio’ che tenevano una rubrica mensile, e ormai decennale, nell’emittente radiofonica che si fregia del marchio ‘cattolico’.

Ora mi chiedo e vi chiedo: può un ‘opinione’ e dunque l’esplicitazione di un pensiero (in questo caso scritto su un quotidiano) divenire sinonimo di incompetenza e inadeguatezza professionale tanto da obbligare il direttore di una radio alla ‘cacciata’ di due giornalisti?

Personalmente non sono un ascoltatore di radio Maria, pur essendo le sue frequenze ‘molto’ impertinenti nello zapping radiofonico che abitualmente pratico quando sono in macchina per spostarmi. Mi piace invece leggere il quotidiano di Giuliano Ferrara se pure spesso non mi trovo concorde con alcune posizioni.

Quello che mi preoccupa è l’ennesima prova di grettezza e inadeguatezza professionale di un mezzo di informazione ‘cattolico’. Questa volta tale inadeguatezza ha raggiunto i livelli del peggiore atteggiamento retrogrado dei regimi dittatoriali: ‘ chi ha opinioni diverse dalla mia merita la morte ‘. Bè si potrà obiettare: mica Padre Livio ha ammazzato qualcuno. Ci mancherebbe! Ma chi si intende un pochino di mass-media sa che le battaglie culturali si combattono a suon di ‘assunzioni’ e di ‘licenziamenti’. Insomma non nascondiamocelo: un giornalista a cui viene ritirato il contratto per una sua collaborazione è di fatto ‘messo a tacere’, ucciso nella sua intelligenza e competenza.

Leggendo del triste episodio mi sono tornati alla mente alcuni pensieri che voglio condividere con voi come stimolo per guardare con occhio critico a quanto accaduto.

“Le convinzioni, più che le bugie, sono nemiche della verità” Friedrich Nietzsche.

“Quand’anche l’intera umanità avesse una sola opinione, e una sola persona avesse una opinione diversa, non può metterla a tacere. Non possiamo mai essere sicuri che l’opinione che vigliamo soffocare sia falsa, ma quand’anche ne fossimo sicuri soffocarla resterebbe pur sempre un male” Jhon Stuart Mill.

“Non condivido la tua opinione, ma darei la vita perchè tu possa esprimerla in libertà” Voltaire.

Il Papa non ha bisogno di essere difeso dalle opinioni, sia in quanto personaggio pubblico e sia perchè la Chiesa è Cattolica proprio in forza delle molteplici anime, opinioni, convinzioni che in essa vivono come ‘comunità UNIVERSALE’ appunto.

Probabilmente chi deve cominciare a difendersi da mali molto più grandi delle opinioni, sono proprio quei cattolici che scambiano l’obbedienza al Vangelo con l’ossequio ‘gretto’ e ‘demenziale’ alle tradizioni. Mali come l’ipocrisia, l’ignoranza, l’arroganza delle convinzioni infondate.

Ma come detto: darei la vita perchè anche Radio Maria possa continuare a dire e fare errori così meschini.

d.Andrea.