Il fascino della carezza del Padre: oltre la religione della condanna

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Cari amici, si riparte!

Nelle nostre comunità parrocchiali si sono aperti da qualche giorno i vari corsi di catechismo e di cammino nella fede per i giovani e i ragazzi. Così come è iniziato un nuovo anno scolastico per molti alunni e docenti di religione. Per questo vi propongo la lettura di un testo a mio avviso imprescindibile per comprendere la freschezza della svolta umana e spirituale portata da Gesù di Nazareth a fronte di una nostalgia verso i precetti e i comandamenti del dio dell’ primo testamento.

L’argomento potrebbe sembrare trito e ritrito. In realtà, come si renderà conto chiunque leggerà le pagine di ‘Vittime del peccato’, il cristiano non è mai immune dal rischio di ripresentare un’immagine di dio non aderente al volto mostrato da Gesù: il volto del Padre e della sua misericordia.

Nelle pagine di questo testo, Josè Maria Castillo, passa in rassegna e propone con una lettura ‘sinottica’ sia le dimensioni appartenenti alla concezione del peccato nel primo testamento fino a Giovanni Battista, e le dimensioni inerenti alla grazia e alla misericordia mostrate dalle ‘opere’ e dalle ‘parole’ di Gesù.

In particolare colpisce nel libro la denuncia che l’autore fa nei confronti di tanta predicazione responsabile dell’allontanamento dalla Chiesa delle giovani generazioni ma anche di cristiano che a causa di una visione ‘disonesta’ e ‘irragionevole’ del peccato scelgono discostarsi dal ‘credo’ cattolico e dalla pratica dei sacramenti e della vita liturgica.

Con una domanda potremmo dire con Castillo: dove la Chiesa si è ‘incartata’ nella comunicazione della fede lungo la sua storia secolare, e dove rischia di ‘toppare’ nuovamente nella modernità? L’autore direbbe: creando sempre nuove ‘vittime del peccato’. Secondo la lettura di Castillo il cristiano è spesso tentato di riportare sotto l’ombra del Tempio il volto di amore mostrato da Gesù, soprattutto in materia morale e etica, rischiando di comunicare una Chiesa chiusa verso l’uomo e le sue reali necessità, incapace di suscitare così domanda e interesse verso la persona del Maestro di Nazareth.

Ritengo sia un libro utile sia per i catechisti che anche per i docenti di religione. Non possiamo nasconderci infatti che ancora tanta catechesi punta l’attenzione su aspetti appartenenti alla fede nel dio dell’antico testamento. Tipico è ad esempio mettere come prima tappa nel catechismo per i bambini l’insegnamento dei ‘dieci comandamenti’. Così come sono presenti da qualche anno nella Chiesa movimenti e ‘cammini’ di riscoperta del battesimo che utilizzano un’esplicita simbolica e un vocabolario riferiti all’antico testamento. Oltre l’ignoranza che soggiace a una lettura ‘fondamentalista della bibbia ebraica (pentateuco), tali atteggiamenti denotano spesso anche un grande senso di rivalsa e di giudizio verso nuovi stili di vita e nuove acquisizioni etiche e morali che le società moderne si trovano a vivere, creando così una sorta di ‘setta’ degli eletti in seno alla Chiesa, e aumentando il ‘gap’, la distanza, il divario tra il ‘cuore dell’uomo’ e la mano carezzevole del Padre.

Castillo aiuta a vedere nel passaggio dalla ‘religione dei precetti’ alla ‘relazione nell’amore’ la novità di Gesù Cristo, e lo fa attraverso lo studio e la lettura critica dei testi scritturistici e le citazioni dei Vangeli. L’impatto pastorale del messaggio del libro è sicuramente dirompente, in quanto fa capire come spesso la Chiesa rischia di trasformarsi in un nuovo ‘sinedrio’, distante dai bisogni e dalle necessità delle persone e responsabile di un’allontanamento degli uomini dalla relazione con il Padre attraverso l’amore del Figlio, nel flusso libero e creativo dello Spirito Santo.

Un consiglio di lettura dunque utile per una rinnovata comunicazione della fede, nelle parole e nelle opere come nello stile del Maestro Gesù. La religione degli scribi e dei farisei è vino ‘vecchio’, facciamo attenzione a non confondere l’ebbrezza passeggera di ciò che non tonerà più, con il sapore autentico del vino nuovo portato da Cristo: il vino della Nuova ed ‘eterna’ Alleanza.

d.Andrea

 

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