Mese: novembre 2013

Uno sport per l’uomo aperto all’Assoluto: Lectio Divina

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Cari amici,     

in anteprima per i lettori del blog il testo (sotto in pdf) della Lectio Divina che ho tenuto alla Scuola di pensiero sullo ‘sport’ della Conferenza Episcopale Italiana (21 novembre 2013). Il testo, nato dalla riflessione sulla Lettera ‘a Diogneto’,  sarà pubblicato prossimamente insieme agli altri interventi in un libro edito dalla San Paolo.

Buona meditazione!

Lectio Divina clicca qui: Scuola pensiero sport – 21 novembre 2013 – DEFINITIVO

d. Andrea

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gli adolescenti di questi oratori se ne …..

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Dal 2008 insegno come IDR presso ist. scolastici superiori. Circa 300 ragazzi frequentano l’ist. istruzione superiore ove insegno, il Virginio Bonifazi di Civitanova Marche.
Essendo un istituto tecnico la realtà socio-culturale è media bassa, rispetto ai licei.
Spesso chiedo ai ragazzi delle prime o delle seconde se frequentano oratori o locali o situazioni legati alla parrocchia.
Risultato : meno del 5% rispondono affermativamente.
In pratica solo 5-7 ragazzi frequentano o hanno frequentato di recente le iniziative parrocchiali.
Dopo il terzo la percentuale si annulla.
Questo test, assolutamente personale e nulla di scientifico, mi fa sorridere, poichè spesso sento magnificare o lodare le varie iniziative parrocchiali rivolte ai giovani.
Quando faccio notare che l’offerta si rivolge solo ai piccoli sotto i 12 anni, i quali sono solo accompagnati dai genitori in parrocchia che diventa così un economico asilo nido del sabato pomeriggio, mi deridono o fanno finta di non sentire.
Ritengo estremamente facile organizzare qualcosa per i piccoli, faticoso, certo, ma assai semplice.
ASSAI ARDUO INVECE OFFRIRE QUALCOSA A COLORO CHE POSSONO SCEGLIERE SE VENIRE IN ORATORIO O FREGARSENE.
Questo il grande problema secondo delle nostre iniziative,
NON ATTRAGGONO, NON INTERESSANO, SONO PALLOSE, RIDICOLO PARLARE CON CHI VESTE COSì STRANO (preti o suore o vecchie).
Insomma i miei ragazzi così si esprimono quando chiedo loro il motivo.

Non che non abbiano necessità, tuttavia non scatta il desiderio di frequentare la parrocchia.
Come dare loro torto,
SIAMO PALLOSI, PRETENZIOSI, INSULTANTI SE NON CI SI COMPORTA COME UNO VORREBBE,
inoltre ZERO FIDUCIA IN LORO.
Allora perchè mai dovrebbero venire da noi?
FORSE è IL CASO DI CAMBIARE?
O ci teniamo i picccolini e vecchi?

‘Uscita’ – ‘apertura’ – ‘novità’: la GIOIA del Vangelo secondo FRANCESCO

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Cari amici,  
domenica 24 novembre, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, Papa Francesco ha donato a noi tutti, Chiesa di Cristo, l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (clicca in fondo all’articolo per il pdf), in preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi (in programma per il 2015).

 

Questo documento, firmato questa volta per intero da Papa Francesco (a differenza della Lumen fidei, scritta a quattro mani con Benedetto XVI papa emerito) sembrerebbe raccogliere non solo le prospettive per il prossimo Sinodo (come detto), ma essenzialmente lo stile e gli orizzonti che tutto il pontificato di Francesco vorrò toccare.

Mi pare che siano fondamentalmente 3 le pennellate che possono serenamente connotare questo scritto, e che delineano un annuncio ‘gioioso’ (così nell’incipit del documento) del messaggio cristiano, come Francesco lo intende: ‘una Chiesa in uscita’; ‘una pastorale aperta’; ‘un annuncio eterno ma sempre nuovo del Vangelo di Gesù’.

Intanto ce lo leggiamo, e soprattutto cerchiamo di farlo nostro con la luce dello Spirito Santo il vivificante (senza il quale resterebbe ‘parola morta’). Non dimenticando mai che i grandi cambiamenti cominciano dalle piccole cose, cominciano da me e da te, cominciano da noi…

PDF ESORTAZIONE (clicca qui):  papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium_it

d.Andrea

ANNIVERSARIO FELLINIANO: a venti anni dalla morte del ‘Maestro’

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Cari amici,

in allegato il mio pezzo pubblicato per la rivista ARTE E FEDE (U.C.A.I.) sui venti anni dalla morte di Federico Fellini (31 ottobre 1993).

Buona lettura ricordando ‘l’artigiano del sogno’.  

clicca qui: articolo UCAI – FELLINI

d.Andrea

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RICEVIAMO E DIVULGHIAMO per UNA EVAGELIZZAZIONE DEI NUOVI MEDIA
ECCO UN MODO DI NUOVO MARKETING & PASTORALE
DAL CENTRO TELEVISIVO VATICANO

INVITIAMO TUTTI A ISCRIVERSI.

Cari ragazzi,

con i saluti del prof. Dario E. Viganò, chiedo la cortesia di iscrivervi entro lunedì 25 novembre 2013alla pagina YouTube del Centro Televisivo Vaticano (CTV) per poter ottenere un canale ufficiale.Servono 1.000 adesioni! Contiamo sul vostro aiuto, sul vostro passaparola.

1) Basta cliccare su questo link:

2) Cliccare sul pulsante ISCRIVITI

3) Se già in possesso di una casella Gmail, basta accedere/iscriversi con user/password. Se non in possesso di Gmail, creare account gratuito.

Le adesioni servono, infatti, ad avere un canale ufficiale CTV su YouTube senza commenti.

Grazie, Sergio Perugini

Arte, fede ed evangelizzazione: alla ‘scuola’ di Padre Marko I. Rupnik s.j.

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      Cari amici eccoci di nuovo dopo qualche giorno di silenzio.

Voglio proporvi, come lettura anche per il Tempo di Avvento che a breve inizierà, l’ultimo libro/intervista a P. Marko I. Rupnik, gesuita direttore dell’Atelier Centro Aletti di Roma e autore di numerose opere artistiche presenti in molte parti del mondo. Personalmente ho la fortuna di conoscere P. Marko da qualche anno per l’esperienza degli ‘Esercizi spirituali ignaziani‘ (esperienza umana e spirituale di una portata e incisività uniche nel panorama cattolico) che lui tiene ogni anno per un gruppo di sacerdoti, religiosi/e e laici. Un appuntamento diventato ormai per me irrinunciabile nel calendario annuale.

Voglio indicarvi questo volume, IL ROSSO DELLA PIAZZA D’ORO ed. LIPA 2013,  perchè credo che, sia per la sua giovinezza (è uscito da pochi mesi in libreria) e sia per la forma dell’intervista con il quale è stato pensato, raccolga tutta l’impostazione culturale e soprattutto il messaggio spirituale di Rupnik e del suo ‘apostolato’.

Tanto per darvi un’idea vi riassumo in 3 step l’essenzialità del pensiero di P. Marco:

1 – Dalla cultura idealistica alla cultura della Pasqua. Secondo l’autore l’uomo moderno vive una schizofrenia interiore, causata dal continuo oscillamento tra la realtà del peccato (materialismo) alla realtà della perfezione (idealismo). ‘Salvare’ l’uomo da questa dicotomia dilaniante significa recuperare al più presto una cultura della Pasqua, una visione ‘simbolica’ (sim-ballein: mettere insieme) della vita.

2- Dall’individualismo alla comunione. P.Marko, fondando il suo messaggio sui testi dei ‘Padri’ apostolici e della spiritualità dell’Oriente cristiano, invita a recuperare la dimensione della comunione. Come il Dio Trinità vive di relazione, così l’uomo non può fare a meno di costruire la sua esistenza sulla comunione, come relazione e dono di sè.

3- ‘Peccato’ e Fede. Rupnik aiuta a ricentrare l’attenzione sulla realtà del ‘peccato’. Se l’uomo di fede si è abituato a guardare la sua vita a partire dall’analisi/esame dei ‘peccati’, l’autore ci aiuta ad andare alla sorgente del ‘vero’ peccato: la disgregazione dell’armonia tra l’uomo (creatura) e Dio (creatore). La purificazione dal Peccato dunque, non è disamina moralistica della propria esistenza alla luce di precetti e comandamenti, ma cammino di conversione della mente e del cuore: dal ritenere ‘se stessi’ il centro di tutto, al ricollocare noi stessi e Dio nelle giuste dimensioni. In questo senso anche la fede torna a vivere della dinamica che solamente le appartiene: essere un dono, e dunque vivere di accoglienza e di apertura. Guardare alla propria esistenza a partire dai ‘peccati’ ripiega l’uomo sul suo ombelico illudendolo di essere lui l’artefice della propria conversione vissuta a partire da un ‘cambio’ morale della vita. La fede, e dunque la conversione, è invece ‘inabitazione’ del Divino nell’umano (Incarnazione), e trasfigurazione dell’umano nel Divino (Redenzione), dunque non è mai opera dell’uomo, consolazione ‘egoica’ frutto di un’adesione morale e ideale, ma accoglienza di una Persone e del suo messaggio: Gesù Cristo e il suo Vangelo di riconciliazione.

Per una Chiesa che ha predicato a partire delle fratture della modernità, più l’ideale della perfezione che la vita nella redenzione, tale messaggio rimane indubbiamente difficile da comprendere. Ma la Chiesa di Cristo non ha altro motivo di esistere che questo: far superare all’uomo la paura della morte. Ovvero riconciliare attraverso la comunicazione della vita divina, il creato con il suo Creatore. Se non recuperiamo al più presto tale impostazione i nostri accattivanti ‘progetti’ pastorali, le nostre ansie di evangelizzare e convertire, continueranno ad essere indifferenti all’uomo, alla persona, e dunque del tutto illusorie e inutili, come l’allontanamento dalla Chiesa e il rifiuto di un vissuto di fede da parte dell’uomo moderno ci stanno indicando. Pensiamo quanto danno produce sulla persona una visione ‘moralistica’ e ‘consolatoria’ della fede, ovvero l’adesione a  uno schema idealistico della perfezione e dunque della grazia: illudere l’uomo di potersi salvare a partire dalla propria bravura, dal proprio ‘ossequio’ a dei precetti, a dei comandamenti, dal proprio sforzo per diventare ‘perfetto’. In realtà è proprio questa le mentalità del peccato: l’auto-redenzione. La vita di grazia, la vita che lo Spirito comunica invece, apre l’uomo a una relazione, non lo lascia solo: nè davanti alle proprie fragilità nè davanti alle sue potenzialità, ma inserisce tutto nella dimensione agapica del ‘dono’, della comunione, della relazione nell’amore come vive la Santa Trinità. La fede e la grazia sono doni delle tre Persone Divine, doni da accogliere e non quindi beni da possedere sulla base delle proprie virtù o dei propri sforzi.

“Quando partiamo dalla comunione, cioè dalla relazione nell’amore, non abbiamo più individui razionalmente conoscibili, ma persone che sono un ‘mistero’ e che si rivelano per essere conosciute. La salvezza, dunque, non può essere una salvezza dai peccatucci, perchè ho rubato la marmellata… Ma è Salvezza dal PECCATO: ritenere se stessi il centro, gli artefici di tutto, anche della vita spirituale e della fede. Il nocciolo della Salvezza è liberare l’uomo da se stesso, da ciò che si è prescritto e che esige da se stesso: quello di auto-salvarsi. Perchè se l’epicentro sono io devo pensarci io… Proprio questa è la mentalità del peccato”. (estratto dal libro) 

 P. Marko I. Rupnik durante la sua attività artistica

d.Andrea

I 3 fattori per una MISSION PASTORALE

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Il mio precedente post mi sono sofffermato sul principale aspetto da curare per lanciare un progetto pastorale. Ho cercato di spiegare come la Mission pastorale deve essere bene curata, chiara e condivisa.
Il tempo necessario per metterala a punto non è sicuramente breve, occorre tempo per formularla, ma non è tempo tempo sprecato, anzi è un tempo di investimento che permetterà di cogliere frutti nel futuro della iniziativa.
Non è detto che la Mission Pastorale sia esplitata in forma scritta o visiva, importante che sia condivisa da coloro che sono coinvolti nella inziativa.
Gli aspetti principali della Mission che devono essere curati sono in particolare 3 che rispondono a queste domande:
1- perchè si sta facendo questa pastorale?
2- che cosa si fa per questa pastorale da qui al futuro?
3- come la portiamo avanti ?
Queste 3 domande aspettano risposte chiare e spiciali.
LA DOMANDA UNO DEVE:
– fornire soddisfazioni agli operatori e chi ci si rivolge
– Realizzare aspirazioni degli operatori e a chi si rivolge
– Sviluppare empatia tra operatori e all’esterno nella vita

La DOMANDA DUE comprende:
– Sostenibilità del progetto nel breve e nel lungo periodo
– Risultati attesi nel breve e nel lungo

La DOMANDA TRE esplicita:
– Se siamo bravi occorrr fare ?
– Differenziare come fare rispetto a …?
– Come fare la differenza ?

Un breve vademecum di come si imposta una verifica di Mission, applicata alle iniziative pastorali. Si sollecita il confronto è necessario tra chi si sente responsabilizzato a portare avanti l’iniziativa e a chiarirsi le idee, anche magari non prima di partire, ma all’inizio della partenza, considerando che magari proprio il fare aiuta a chiarire meglio la Mission Pastorale.
Termine temporale per definire la Mission deve considerarsi importante, indicativamente occorrono un sei mesi, ma potrebbe anche durare di più. Certo che prima o poi occorre tirare le fila.
Buon Lavoro