Vide e credette: un evento culturale a conclusione dell’Annus Fidei

Postato il Aggiornato il


Cari amici,

il 24 novembre 2013 troverà la conclusione l’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI l’11 ottobre 2012. L’ultimo regalo, come mi è piaciuto interpretarlo, del Papa più aristocratico e elegante che la Chiesa ha avuto dopo il Concilio Vaticano II. Nell’intenzione originaria del Papa bavarese vi era quella di riprendere coscienza, urgentemente, dei contenuti e dei valori ‘fondanti’ e ‘fondamentali’ del Credo Cattolico romano. Indubbiamente tanto insuccesso popolare, che a confronto di Papa Francesco, Ratzinger ha vissuto è stato ingenerato anche da un’eccessiva comunicazione apologetica che il suo pontificato ha messo in atto. Anche in merito a questo anno della fede l’interpretazione teologica e la ricaduta pastorale sono state da subito lette come un’ulteriore volontà di arginare il ‘relativismo’ dei valori e le molte espressioni distoniche presenti nella cultura post-moderna. Di certo lo stile ‘aperto’ e ‘familiare’ di Papa Francesco, se anche mantiene intatti i contenuti della fede, risulta mediaticamente e umanamente molto più vicino alle domande (almeno come disponibilità all’ascolto) e alle esigenze (se non altro evitando il giudizio) che il mondo oggi presenta alla coscienza e al credo cattolico.

Sono state molte le iniziative che in questo anno le Diocesi e le Parrocchie hanno progettato, pensato, proposto. Nella comunità cristiana dove vivo il mio ministero, abbiamo pensato di programmare e progettare un piccolo evento culturale a più livelli. In calce all’articolo trovate, anche come invito, il manifesto delle iniziative di cui vi parlerò. Oltre alle serate culturali programmate, abbiamo realizzato una pubblicazione cartacea, un book fotografico, e un DVD fotografico e musicale, che raccolgono un pezzo della storia della fede di Civitanova Marche.

La chiesa di Cristo Re è caratterizzata da vetrate artistiche istoriate, realizzate negli anni sessanta. Perchè non valorizzare questo segno di arte e di fede proprio al termine dell’annus fidei? Ci siamo chiesti con il parroco e il consiglio pastorale. Così è nato il progetto della pubblicazione e delle serate culturali. Questa particolare modalità comunicativa della fede, la cosiddetta Biblia pauperum – la Bibbia dei poveri, mi spinge a condividere con voi alcune riflessioni sulla ‘bellezza’ della fede e su alcune dimensioni che nei secoli hanno accompagnato la coscienza credente e che forse noi moderni, in virtù di una eccessiva paura e di una immotivata difesa apologetica, abbiamo lasciato ai margini per concentrarci sulle disquisizioni dogmatiche e moralistiche: niente di più nefasto per un annuncio vivo e bello dell’esperienza cristiana.

UNA FEDE CHE AFFASCINA: la carezza del Vangelo non vive di affermazioni perentorie, ma di proposte delicate, rispettose, eleganti. La Chiesa delle origini ha da subito percepito nell’espressione artistica la possibilità di comunicare l’Historia Salutis non a partire dal concetto ma dal segno. L’eleganza della fede, a differenza delle molte proposte pastorali spesso abbrutite dal moralismo, non può essere lasciata alle visite guidate nelle cattedrali: il cristiano è per eccellenza l’uomo vero, reso tale da Cristo. Dovremmo riscoprire questo aspetto fondamentale dell’agire credente: l’uomo si lascia affascinare e sedurre dalla Bellezza, e non dalle disquisizioni accademiche (ve lo assicura uno che siede in cattedra). Il cuore dell’uomo vive della nostalgia di Dio. Tutto ciò che lo avvicina all’incontro con il Padre non passa inosservato, e spesso è quanto di più semplice e immediato si possa pensare.

UNA FEDE CHE ILLUMINA MA NON ACCECA: Lumen fidei è l’incipit dell’enciclica di Papa Francesco. Ma che sarebbe la luce della fede se più che illuminare la vita della persona in tutti i suoi aspetti, anche i più oscuri e reconditi, diventasse una luce che acceca, un’imposizione di norme e di precetti, un ossequio gretto che consola magari la coscienza ma non illumina la vita? Pensando proprio alla tecnica artistica delle vetrate viene possiamo capire come la luce della fede oltrepassa l’orizzonte umano, lo trasfigura, ma non lo violenta, non lo distorce: Dio Padre ama la sua creazione così come essa si manifesta. Quanto ne guadagneremmo se cominciassimo a sostituire l’ansia di ‘far cambiare vita’ alle persone (così viene travisata la conversione) con la passione per l’uomo, per tutto l’uomo, impasto di Spirito e di terra, ma uomo? E allora scopriremmo che è Dio Padre per primo che si converte all’uomo, alla sua storia, e diventa uomo, e diventa storia: diviene amore incarnato.

UNA FEDE CONCRETA E NON IDEALISTICA: l’arte sacra non ha mai disdegnato di immortalare il soggetto spirituale in tutti i momenti della propria vita. Pensiamo alle natività, alle crocifissioni, ai momenti della vita quotidiana della Madonna o dei santi. Questa è l’esperienza della fede. Non la ricerca schizofrenica di una perfezione da raggiungere in virtù di un’osservanza, ma una ‘conversione’ di amore e di misericordia al proprio vissuto, alla concretezza delle pagine buie o luminose che la vita di ognuno presenta. L’epoca moderna, segnata dall’idealismo dei valori ha dimenticato la natura dell’uomo: essere fragile dalle potenzialità infinite. E la chiesa spesso si è soffermata sulle fragilità, piuttosto che sulle potenzialità infinite. Cristo non ha avuto paura di toccare, di assaporare, di baciare, le ferite dell’uomo. Perchè dovremmo fuggire la carne? Perchè dovremmo inseguire l’ideale della perfezione spirituale, ricompensa agognata dopo una vita di repressioni e di osservanze precettistiche, di timoroso ossequio a dei ‘comandamenti’, quando lo Spirito per primo non ha disdegnato la nostra carne ed ha abitato in essa? Il vissuto è di per se credente, perchè è atto di Dio che innerva la storia con l’esistenza delle sue creature.

I nostri antenati nella fede ci hanno consegnato un metodo, una storia, un patrimonio. La fede è via, metodo, per giungere a se stessi e li incontrare il volto del Padre. La fede si incarna in una storia, è verità di incontro, di relazione (Papa Francesco). La fede è vita: amore per tutto il creato così com’è, così come si manifesta, e non come si vorrebbe che fosse. La storia dell’arte, la bellezza della nostra fede, ci insegna paradossalmente proprio questo: non è fuggendo dalla storia, dalla vita, dall’uomo che trovi Dio, ma è proprio vivendo pienamente la tua umanità riconciliata nell’amore e dall’amore che vivrai da Dio, vivrai per l’amore. E allora il mondo crederà. Allora l’uomo religioso diverrà spirituale. E l’amore potrà nuovamente vivere la sua epifania: la manifestazione della Gloria di Dio. Che non è l’uomo credente (sinonimo di un’adesione concettualistica e idealistica) ma L’UOMO VIVENTE!

CLICCA PER L’INVITO!   locandina pdf

d.Andrea.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...