Mese: dicembre 2013

Autostima e Cristianesimo

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In questi tempi di Natale,
offro ai miei alunni in particolar modo un bell’articolo
di un sito che seguo.
Parla dell’Autostima.
Quell’aspetto fondamentale per l’uomo da non confondere con la mancanza
di Umiltà, bensì con una chiara e definita accettazione del proprio essere,
per apparire agli altri testimoni, magari anche del Signore.
Lo dedico ai miei alunni che sono stati letteralmente massacrati
nella loro AUTOSTIMA, causa anni di insulti e improperi portati contro di loro
da professori inetti ed incapaci di educarli.
Un mio personale regalo di Natale a tutti coloro che si devono ricostruire
la propria autostima, nell’umiltà della Fede a Cristo Gesù.
AUGURI
E
BUONA LETTURA


http://filiaecclesiae.wordpress.com/2013/12/28/autostima-e-cristianesimo/

L’Assoluto in una mangiatoia: il Natale e l’elogio della discrezione

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Cari amici, ci siamo! Fra qualche giorno festeggeremo l’evento dell’Incarnazione del Verbo. 

La festa del Natale, insieme a alcuni approfondimenti e interviste usciti di recente sui quotidiani mi spingono a condividere con voi alcune riflessioni sull’eleganza della ‘discrezione’ e sullo stile umile e semplice della fede cristiana.

Una recente indagine ha dimostrato che sempre più spesso le persone fuggono dal mondo della rete, di una vite on-line per recuperare dimensioni e aspetti di una vita vissuta of-line, da non connessi. Sembra che siano sorti addirittura dei luoghi di villeggiatura per passare una settimana o un periodo di vacanza senza cellulare, i-phone, computer, a dire che la non-connessione è una vera e propria ‘scelta di vita’. Non mancano artisti e uomini dello spettacolo che ostentano un ‘digiuno’ dalla rete come status-symbol: Marco Mengoni in una recente intervista ha dichiarato di usare a mala pena il cellulare per i contatti ‘necessari’ e indispensabili rifuggendo la presenza su social-network e new media.

Per una lettura più attenta di questo fenomeno, anche come riflessione sull’evento del natale in questa sede, il filosofo francese Pierre Zaoui ha pubblicato La Dìscretion, un volume dove a partire dall’inciso di Spinoza – “Omnia praeclara rara: tutto ciò che è prezioso è raro” – riflette sulla dimensione della discrezione come scelta culturale all’interno di un mondo che ci vorrebbe sempre presenti, sempre protagonisti, sempre connessi. Questi i caratteri di una scelta di vita, discreta, riservata:

LA DISCREZIONE COME SCELTA SOCIALE MODERNA: se è vero che le nuove tecnologie offrono infinite opportunità per ‘apparire’, allo stesso tempo ne rivelano altre che danno vita alla riservatezza: mandare un sms è meno rumoroso che incontrare o telefonare a una persona.

LA DISCREZIONE COME ARTE DI VITA: Se Andy Warhol parlava di 15 minuti di notorietà che spettano a tutti, 15 minuti di anonimato ci salvano dalla mediocrità. La discrezione è gioia di ritrovare il sapore di rapporti vissuti nell’anonimato, ma non per questo meno ‘veri’ di quelli sbandierati.

LA DISCREZIONE COME ARTE DI SCOMPARIRE: affermare se stessi è anche questo: saper lasciare la scena. Proust afferma ad esempio: è un privilegio assistere alla propria assenza. Al fondo scomparire significa smettere di preoccuparsi di se stessi e aprirsi al mondo.

LA DISCREZIONE COME PAROLA SILENZIOSA: Nietzsche afferma che ‘le parole silenziose portano la tempesta’. Interessarsi ai piccoli fenomeni, ai dettagli, alle mini-sperimentazioni è un modo ‘elegante’ per arricchire mente e cuore di nuove scoperte, di esperienza i-gnote, non conosciute dai più.

LA DISCREZIONE COME PRESENZA INTELLIGENTE: mentre spesso umiltà e discrezione vengono confuse con categorie ‘morali’ stringenti e imperative, esse rappresentano una via privilegiata per essere realmente presenti a se stessi e al mondo. L’umiltà, la discrezione, sono la possibilità li leggere gli eventi in negativo, purificandoli dall’apparenza per andare all’essenziale.

Se da una parte tutto ciò può dar vita a un giudizio negativo – una vita da ‘snob’, un’essere indifferenti agli eventi – in realtà l’atteggiamento della discrezione ci riporta a vivere rapporti e relazioni nel giusto equilibrio: la mia presenza al fondo non è indispensabile, anche se può essere utile. L’onnipresenza invece ci porta a vivere in maniera disincarnata, lontano dalla vera realtà delle cose: non sono io che salvo il mondo, non è la mia forza, il mio esserci, che cambia le cose. Lo stesso Figlio di Dio, l’Emmanuele, non rivelerà se stesso ma il volto del Padre, percependo se stesso come inviato e rivelatore di qualcos’altro, di qualcun’altro.

L’evento dell’Incarnazione, a pensarci bene, vive di questi respiri. Dio Padre ha scelto la discrezione e l’umiltà per dare un volto al Figlio attraverso lo Spirito  dell’Amore. San Giovanni stesso ci ricorda che lo Spirito dell’amore non è un possesso dell’uomo: esso soffia dove e vuole e non sai di dove viene e dove va. Una proposta di vita cristiana lontano dai ‘grandi eventi’, come alternativa all’onnipresenza compulsiva, può essere oggi qualcosa da riscoprire e da proporre in ambito pastorale. Il Salvatore del mondo di fatto è nato nel silenzio e nel nascondimento di una notte tra le notti. Tutti gli eventi della Salvezza sono vissuti da Dio di notte ci ricorda Martini. La luce che Cristo porta nella nostra vita è una luce che ha bisogno dell’oscuro meandro del nostro cuore per manifestarsi.

Questo cari amici è il mistero del Natale: un fiore che sboccia silenzioso nel terreno fragile e sporco delle nostre mani. Quasi parafrasando il grande De Andrè: “dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fior”. Ricercare in questo tempo di Natale un quarto d’ora di assenza, di silenzio, di discrezione, può essere un modo per togliere dalle nostre mani il luccichio dei diamanti di una vita da protagonisti, per andare al fondo del nostro essere e scoprire che è lì, in quella terra recondita e sconosciuta che il Verbo viene a cercare un volto, a far sbocciare il fiore del suo Amore.

Buon Natale, d.Andrea.

Gli idoli dei concetti e la spiritualità dello ‘stupore’: cinema e fede…

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Cari amici, 

per la conclusione dell’Anno della Fede ho scritto questo articolo (sotto in PDF) per la rivista Firmana, dell’Isituto Teologico Marchigiano. A partire dal famoso assioma di Gregorio di Nissa secondo cui “i concetti creano idoli, solo lo stupore percepisce” credo sia bello approcciare alla dimensione della fede con lo sguardo cinematografico, con lo stupore della settima arte.

Buona lettura!

ARTICOLO PDF (clicca qui): Cinema e Fede – FIRMANA – DEFINITIVO

d. Andrea

Corsi pre-matrimoniali…..che incubo!!! cambiamo ?

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Mi sono sposato l’8 gennaio 2012, a circa 44 anni. Lo so, ci ho messo un pò a decidermi,
ma anche a trovare la mia donna amata. Tant’è. Temo però che oggi la tendenza è sposarsi in età matura.
Naturalmente ho frequentato il corso pre-matrimoniale. Ero già al quinto anno di teologia, il corso era portato avanti dal parroco, giovane e simpatico (di stampo un pò neo-catecumenale, ma corretto dogmaticamente e cristiologicamente), e da altre persone del cammino preparate allo scopo, naturalmente dal cammino necocatecumenale. Da queste arzille casalinghe e pimpanti mariti, tutti onesti lavoratori della vigna del Signore ho tratto giovamento solo quando raccontavano la loro esperienza di vita, sempre interessante, tuttavia appena si avventuravano in discorsi teologici-cristologici e a volte pneumatologici, allora ….. un disastro assoluto.

    Vabbè il corso era frequentato da altre coppie, circa 10. Le uniche non sposate erano oltre la mia, altre 2. Le rimanenti 7 erano tutte conviventi con prole o senza ormai da anni. Non so cosa sia rimasto loro dell’esperienza, non ho partecipato ai ritrovi seguenti, ma di una cosa sono certo nessuno di loro, dopo lo “show” del matrimonio ritorna in Chiesa.
    Un motivo ci sarà!!!
    Dunque affermo con assoluta certezza :

    L’ASSOLUTA INUTILITA’ DI UN CORSO PRE-MATRIMONIALE SVOLTO IN QUESTA MANIERA!!!

    Cari amici digitate su google: corso prematrimoniali e LEGGETE cosa dicono i partecipanti o partecipati.
    Fatevi quattro risate, o quattro pianti, fate voi.
    Se c’è un modo per allontanare la coppia dal Sacramento del Matrimonio è proprio quello di realizzare corsi pre.matrimoniali in questo modo. Immagino poi cosa diranno gli organizzatori del corso sui loro “alunnui”, frasi tipo, questi giovani oggi non hanno il senso del religioso, non sanno stare insieme, bla bla bla, quando invece la realtà è che
    i corsi fanno schifo, e se una cosa fa schido è giusto schifarla.

    Ma come si fa a lasciare in mano a incapaci una degli aspetti centrali della Chiesa di Cristo, il Sacramento del Matrimonio.
    Per aiutare a INNOVARE riporto sotto un interessante articolo di una esperienza americana che sembra funzionare.
    Ecco Articolo (tradotto dallo spagnolo), male ma interessante e il link in inglese.
    Prendiamo qualche spunto, muoviamoci nella direzione di portare il Vangelo con Gioia e CAPACITA’!!!
    Come ripeto spesso

    NON E’ DETTO CHE FUNZIONI,
    MA OCCORRE SICURAMENTE CAMBIARE PER TROVARE UNA SOLUZIONE CHE PARLI A CHI VUOLE CREARE UNA FAMIGLIA E LI AIUTI A ESSERE INSIEME A NOI IN CRISTO NELLA MADRE CHIESA.

    Se le persone si allontano dalla Chiesa la principale colpa è la nostra!!!

    Il supporto CFMFgalicia 5 diocesi, una formula collaudata

    Il programma per le famiglie Boston cattolica funziona … e vescovi galiziani hanno importato in Spagna

    Il programma per le famiglie Boston cattolica funziona … e vescovi galiziani hanno importato in Spagna
    Quattro vescovi Martiño Rodríguez ha partecipato alla presentazione del programma efficace

    Aggiornato 13 dicembre 2013

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    PJ Ginés / ReL

    Questo Natale, perché non dare un percorso di crescita socio?

    Suggerimento: “Il bambino non chiederà:” Come era di classe “? , ma “Che bella cosa hai imparato oggi? ‘”

    Gli studi sono conclusivi: convivono senza matrimonio danneggia bambini, adulti e società

    C’è qualcosa di peggio per la famiglia che il divorzio? Sì, non sposarsi per paura di fallire

    La Spagna non è mai successo in tutte le diocesi della regione a fornire coordinate sistema di formazione congiunta per i matrimoni e le famiglie, ispirato da un collaudato e studiato all’estero e formula.

    In questo senso, i vescovi galiziani hanno lanciato una un’iniziativa pionieristica in Spagna … ma di provata efficacia nella vasta diocesi di Boston, sotto l’esperta e occhio attento del cardinale Sean O’Malley. Martiño Rodriguez esperto famiglia e profano responsabile di questi programmi alla psicologia Galizia, ritiene che “questa iniziativa ci auguriamo che la Galizia sta contribuendo a rinnovare la pastorale familiare in Spagna . ” nome del progetto non ha molto marketing “Corso di Formazione in Marriage and Family” (CFMF), ma c’è un sacco di esperienza alle spalle. E si può accedere a gran parte di essa sul web http://www.cfmfgalicia.es Un lavoro ambizioso set di cinque diocesi della Galizia si sono uniti in questo progetto cerca di sostenere le famiglie cristiane (colpiti dalla crisi: economiche, di valori, la fede e le vicissitudini ordinarie della vita) e rispondere alla richiesta di Papa Francesco: ” Voglio una Chiesa che cerca nuovi modi . ” Con più di 110.000 fratture ufficiali all’anno in Spagna, costo umano ed emotivo del fallimento famiglia non è trascurabile. Il modello originale in cui si basa l’iniziativa sono i programmi trasformati in amore Boston ( http://www.transformedinlove.com ). “Il sistema Boston ha dimostrato di funzionare, e gli studi sono conclusivi: le famiglie dei treni li aiuta ad essere più felici e prevenire problemi”, dice Martino Rodriguez. fin dagli anni ’80, in paesi come Stati Uniti e Australia hanno sviluppato numerosi programmi il matrimonio Formazione e la famiglia ( Coppia / Famiglia programmi di arricchimento e programmi educativi ), sia l’iniziativa pubblica e privata, alcuni dei quali direttamente legati alla Chiesa cattolica. H oy questi programmi hanno il riconoscimento e il sostegno delle istituzioni pubbliche o fondazioni private Rinomato per la sua efficacia dimostrata e interesse sociale. Eppure tali programmi di formazione sono quasi inesistenti in Spagna .

iL Papa Uomo dell’anno sulla rivista TIME

Immagine Postato il Aggiornato il


iL Papa Francesco sulla copertina di TIME,
Famosissima rivista americana.
Prima di lui solo Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Colpisce la veloce accettazione da parte della stampa
del linguaggio del nuovo Pontefice.
In pochissimi mesi ha smosso, nel bene o nel male,
il mondo non solo cattolico e innovato il modo
di comunicare della Chiesa.
Ogni volta che si fa qualche cosa si possono commettere
errori, di certo non li si commette se si sta immobili.
Pertanto pur essendo io per primo critico su molti aspetti
accetto la sfida che il Santo Padre ci propone e mi batto
per portare il Vangelo della Gioia Ovunque.
Per ora il cattolicesimo con la sua figura è sul Time.

Papa Francesco interviene sul digitale

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UN BELLISSIMO ARTICOLO TRATTO da

interessantissimo.

il problema è sempre il solito.
A cascata riuscirà ad influenzare la base cattolica?
Scommettiamo che in Italia no?

«Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1 Ts 5,21) – See more at: http://www.cyberteologia.it/2013/12/papa-francesco-annunciare-cristo-nellera-digitale/#sthash.R7We3JD5.dpuf

Papa Francesco: “Annunciare Cristo nell’era digitale”
Posted on 7 dicembre 2013
cq5dam.web.1280.1280Alle ore 11.30 del 7 dicembre, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici, che si è tenuta in questi giorni sul tema: “Annunciare Cristo nell’era digitale”. Ecco il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

Signori Cardinali, cari fratelli Vescovi e Sacerdoti, fratelli e sorelle!

È per me una gioia incontrare il Pontificio Consiglio per i Laici riunito in Assemblea plenaria. Come amava ricordare il beato Giovanni Paolo II, con il Concilio è “scoccata l’ora del laicato”, e ne danno conferma sempre di più gli abbondanti frutti apostolici. Ringrazio il Cardinale per le parole che mi ha rivolto.

Tra le iniziative recenti del Dicastero vorrei ricordare il Congresso Panafricano del settembre 2012, dedicato alla formazione del laicato in Africa; come pure il seminario di studio sul tema «Dio affida l’essere umano alla donna», nel venticinquesimo anniversario della Lettera Apostolica Mulieris dignitatem. E su questo punto dobbiamo approfondire di più. Nella crisi culturale del nostro tempo, la donna viene a trovarsi in prima linea nella battaglia per la salvaguardia dell’umano. E infine ringrazio con voi il Signore per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro: una vera festa della fede. E’ stata una vera festa. I cariocas erano felici e ci hanno fatto felici tutti. Il tema della Giornata: «Andate e fate discepoli tutti i popoli», ha messo in evidenza la dimensione missionaria della vita cristiana, l’esigenza di uscire verso quanti attendono l’acqua viva del Vangelo, verso i più poveri e gli esclusi. Abbiamo toccato con mano come la missione scaturisca dalla gioia contagiosa dell’incontro col Signore, che si trasforma in speranza per tutti.

Per questa Plenaria avete scelto un tema molto attuale: «Annunciare Cristo nell’era digitale». Si tratta di un campo privilegiato per l’azione dei giovani, per i quali la “rete” è, per così dire, connaturale. Internet è una realtà diffusa, complessa e in continua evoluzione, e il suo sviluppo ripropone la questione sempre attuale del rapporto tra la fede e la cultura. Già durante i primi secoli dell’era cristiana, la Chiesa volle misurarsi con la straordinaria eredità della cultura greca. Di fronte a filosofie di grande profondità e a un metodo educativo di eccezionale valore, intrisi però di elementi pagani, i Padri non si chiusero al confronto, né d’altra parte cedettero al compromesso con alcune idee in contrasto con la fede. Seppero invece riconoscere e assimilare i concetti più elevati, trasformandoli dall’interno alla luce della Parola di Dio. Attuarono quello che chiede san Paolo: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1 Ts 5,21). Anche tra le opportunità e i pericoli della rete, occorre «vagliare ogni cosa», consapevoli che certamente troveremo monete false, illusioni pericolose e trappole da evitare. Ma, guidati dallo Spirito Santo, scopriremo anche preziose opportunità per condurre gli uomini al volto luminoso del Signore.

Tra le possibilità offerte dalla comunicazione digitale, la più importante riguarda l’annuncio del Vangelo. Certo non è sufficiente acquisire competenze tecnologiche, pur importanti. Si tratta anzitutto di incontrare donne e uomini reali, spesso feriti o smarriti, per offrire loro vere ragioni di speranza. L’annuncio richiede relazioni umane autentiche e dirette per sfociare in un incontro personale con il Signore. Pertanto internet non basta, la tecnologia non è sufficiente. Questo però non vuol dire che la presenza della Chiesa nella rete sia inutile; al contrario, è indispensabile essere presenti, sempre con stile evangelico, in quello che per tanti, specie giovani, è diventato una sorta di ambiente di vita, per risvegliare le domande insopprimibili del cuore sul senso dell’esistenza, e indicare la via che porta a Colui che è la risposta, la Misericordia divina fatta carne, il Signore Gesù.

Cari amici, la Chiesa è sempre in cammino, alla ricerca di nuove vie per l’annuncio del Vangelo. L’apporto e la testimonianza dei fedeli laici si dimostrano indispensabili ogni giorno di più. Affido pertanto il Pontificio Consiglio per i Laici alla premurosa e materna intercessione della Beata Vergine Maria, mentre di tutto cuore vi benedico. Grazie.

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