L’Assoluto in una mangiatoia: il Natale e l’elogio della discrezione

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Cari amici, ci siamo! Fra qualche giorno festeggeremo l’evento dell’Incarnazione del Verbo. 

La festa del Natale, insieme a alcuni approfondimenti e interviste usciti di recente sui quotidiani mi spingono a condividere con voi alcune riflessioni sull’eleganza della ‘discrezione’ e sullo stile umile e semplice della fede cristiana.

Una recente indagine ha dimostrato che sempre più spesso le persone fuggono dal mondo della rete, di una vite on-line per recuperare dimensioni e aspetti di una vita vissuta of-line, da non connessi. Sembra che siano sorti addirittura dei luoghi di villeggiatura per passare una settimana o un periodo di vacanza senza cellulare, i-phone, computer, a dire che la non-connessione è una vera e propria ‘scelta di vita’. Non mancano artisti e uomini dello spettacolo che ostentano un ‘digiuno’ dalla rete come status-symbol: Marco Mengoni in una recente intervista ha dichiarato di usare a mala pena il cellulare per i contatti ‘necessari’ e indispensabili rifuggendo la presenza su social-network e new media.

Per una lettura più attenta di questo fenomeno, anche come riflessione sull’evento del natale in questa sede, il filosofo francese Pierre Zaoui ha pubblicato La Dìscretion, un volume dove a partire dall’inciso di Spinoza – “Omnia praeclara rara: tutto ciò che è prezioso è raro” – riflette sulla dimensione della discrezione come scelta culturale all’interno di un mondo che ci vorrebbe sempre presenti, sempre protagonisti, sempre connessi. Questi i caratteri di una scelta di vita, discreta, riservata:

LA DISCREZIONE COME SCELTA SOCIALE MODERNA: se è vero che le nuove tecnologie offrono infinite opportunità per ‘apparire’, allo stesso tempo ne rivelano altre che danno vita alla riservatezza: mandare un sms è meno rumoroso che incontrare o telefonare a una persona.

LA DISCREZIONE COME ARTE DI VITA: Se Andy Warhol parlava di 15 minuti di notorietà che spettano a tutti, 15 minuti di anonimato ci salvano dalla mediocrità. La discrezione è gioia di ritrovare il sapore di rapporti vissuti nell’anonimato, ma non per questo meno ‘veri’ di quelli sbandierati.

LA DISCREZIONE COME ARTE DI SCOMPARIRE: affermare se stessi è anche questo: saper lasciare la scena. Proust afferma ad esempio: è un privilegio assistere alla propria assenza. Al fondo scomparire significa smettere di preoccuparsi di se stessi e aprirsi al mondo.

LA DISCREZIONE COME PAROLA SILENZIOSA: Nietzsche afferma che ‘le parole silenziose portano la tempesta’. Interessarsi ai piccoli fenomeni, ai dettagli, alle mini-sperimentazioni è un modo ‘elegante’ per arricchire mente e cuore di nuove scoperte, di esperienza i-gnote, non conosciute dai più.

LA DISCREZIONE COME PRESENZA INTELLIGENTE: mentre spesso umiltà e discrezione vengono confuse con categorie ‘morali’ stringenti e imperative, esse rappresentano una via privilegiata per essere realmente presenti a se stessi e al mondo. L’umiltà, la discrezione, sono la possibilità li leggere gli eventi in negativo, purificandoli dall’apparenza per andare all’essenziale.

Se da una parte tutto ciò può dar vita a un giudizio negativo – una vita da ‘snob’, un’essere indifferenti agli eventi – in realtà l’atteggiamento della discrezione ci riporta a vivere rapporti e relazioni nel giusto equilibrio: la mia presenza al fondo non è indispensabile, anche se può essere utile. L’onnipresenza invece ci porta a vivere in maniera disincarnata, lontano dalla vera realtà delle cose: non sono io che salvo il mondo, non è la mia forza, il mio esserci, che cambia le cose. Lo stesso Figlio di Dio, l’Emmanuele, non rivelerà se stesso ma il volto del Padre, percependo se stesso come inviato e rivelatore di qualcos’altro, di qualcun’altro.

L’evento dell’Incarnazione, a pensarci bene, vive di questi respiri. Dio Padre ha scelto la discrezione e l’umiltà per dare un volto al Figlio attraverso lo Spirito  dell’Amore. San Giovanni stesso ci ricorda che lo Spirito dell’amore non è un possesso dell’uomo: esso soffia dove e vuole e non sai di dove viene e dove va. Una proposta di vita cristiana lontano dai ‘grandi eventi’, come alternativa all’onnipresenza compulsiva, può essere oggi qualcosa da riscoprire e da proporre in ambito pastorale. Il Salvatore del mondo di fatto è nato nel silenzio e nel nascondimento di una notte tra le notti. Tutti gli eventi della Salvezza sono vissuti da Dio di notte ci ricorda Martini. La luce che Cristo porta nella nostra vita è una luce che ha bisogno dell’oscuro meandro del nostro cuore per manifestarsi.

Questo cari amici è il mistero del Natale: un fiore che sboccia silenzioso nel terreno fragile e sporco delle nostre mani. Quasi parafrasando il grande De Andrè: “dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fior”. Ricercare in questo tempo di Natale un quarto d’ora di assenza, di silenzio, di discrezione, può essere un modo per togliere dalle nostre mani il luccichio dei diamanti di una vita da protagonisti, per andare al fondo del nostro essere e scoprire che è lì, in quella terra recondita e sconosciuta che il Verbo viene a cercare un volto, a far sbocciare il fiore del suo Amore.

Buon Natale, d.Andrea.

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