Mese: gennaio 2014

Basta parole, azione : i soldi dello IOR per aiutare le imprese-famiglie

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Il Santo Padre pochi giorni ha parlato contro l’usura. Bene, ottimo direi,
solo che …. c’è qualcosa che mi spinge a scrivere cosa ho pensato.
In Italia l’usura è da sempre una piaga sociale, sappiamo che a chi è in difficoltà economica e onestamente si guadagna da vivere, alle prime difficoltà economiche, anche dopo anni di lavoro,
le BANCHE gli chiudono il fido e di conseguenza la possibilità di rifarsi.
Pertanto spesso il ricorso agli strozzini è quasi obbligatorio.
Le care amiche banche italiane che nella maggior parte sono governate da gente NOMINATA, o dai politici, o dagli azionisti e perchè no, molto spesso dai vescovi.
Di sicuro NON scelti per le loro capacità di gestire una banca.
La cosidetta finanza cattolica è da sempre una delle potenti lobby italiche, il cui capo, il sig. Bazoli, dovrebbe essere il campione dello spirito cristiano nella finanza.
Ma quando maiiiiii!!!

Strano che nessuno informi il Santo Padre delle migliaia di vittime, suicidatesi, grazie alla connivenza delle Banche, in quanto non hanno trovato la forza e il modo di tirare avanti la loro impresa o bottega, e la paura di lasciare senza nulla la famiglia li ha travolti.

Chi sono i principali responsabili?
Sono gli stessi NOMINATI nelle Banche che poi gravitano attorno alle Diocesi, magari solo per raccattare pochi spiccioli di elemosina e così solerti ad applaudire per iniziative minime di solidarietà (se ne ne vedono tanti a fianco ai vescovi).

Poi quando si tratta di valutare le famiglie-imprese, tipica caratteristica del nostro territorio
NULLA SANNO FARE, essendo INCAPACI se non in malafede per i propri tornaconti.

Le parole stanno a zero, qui nelle Marche si dice.
OCCORRE AZIONE.

Allora Santo Padre una proposta mi permetta di offrirla.
Lo IOR ha immensi capitali, per la maggior parte provenienti da mali-affari, utilizziamoli per offrire alle IMPRESE-FAMIGLIE o alle giovani generazioni la possibilità di realizzare i loro progetti con le Start-up.
RICREIAMO LO SPIRITO DI SAN GIACOMO DELLA MARCA E SAN BERNARDINO,
come a quei tempi contro l’usura si inventarono, qui nella MaRCHE in piccolo paesino, a Fossombrone,
i BANCHI DI MUTUO SOCCORSO.

Offrivano denaro a poco prezzo, contro gli usurai, e permettevano a molti di inventarsi o mantenersi un mestiere.
.
Basta chiacchiere Sudamericane , Occorrono fatti, fatti, fatti.
Oggi i Vescovi del triveneto parlano di teologia familiare, ma….
si sono accorti della desertificazione imprenditoriale che li circonda.
SONO CIECHI O IN MALAFEDE?^
E Bagnasco che nel suo intervento auspica piani collettivistici per il lavoro?
Lasciamo stare.
FACCIAMO QUALCHE COSA PER LE FAMIGLIE, STROZZATE DALLE BANCHE E DALL’USURA.
Un fondo CATTOLICO per le imprese-famiglie, SERIE.
Lo gesticano Laici-illuminati e giovani, VIA I PRETI, che al massimo diano consigli e ragguagli sulle famiglie da aiutare e le loro realtà.
Questo si che sarebbe un gesto rivoluzionario e incisivo per rilanciare le famiglie e dar loro forza per il futuro con la dignità di un lavoro indipendente.
Seguendo i dettami della Dottrina sociale della CHiesa e sotto l’egida di San gIOVANNI Bosco che proprio
oggi festeggiamo.
CORAGGIO SANTO PADRE CORAGGIO

Proprio oggi che il mondo dei Makers, leggete

BASTA PAROLE CALATE DALL’ANNO FACCIAMO QUALCOSA PER I NOSTRI FIGLI
DATO CHE ABBIAMO INFINITE RISORSE PER FARLO.

EVANGELIZZAZIONE ROCK

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NON SERVONO AGGIUNGERE PAROLE,

Il cammino per Santiago: un film da non perdere

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Cari amici, 

domenica inizierò gli esercizi spirituali con Padre Marko Rupnik s.j. a Santa Severa, sul litorale romano. Non ci sentiremo per una settimana…

Nel salutarvi vi propongo la visione di questo film dalle tinte emotivamente forti, ma molto ricco di simbolismi e di significati, un bel testo cinematografico insomma: è “Il cammino per Santiago”.

Vi allego in formato power point, la presentazione che ho tenuto in un recente convegno della Conferenza Episcopale Italiana, e la scheda tecninca del film.

A presto e: “buen camino!” 

CLICCA QUI PER IL FIL POWER POINT: Il cammino di Santiago – CEI

CLICCA QUI PER LA SCHEDA TECNICA: scheda film

don Andrea.

Il passaparola della Pastorale parte dall’ascolto

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Il passaparola è uno degli strumenti più efficaci per diffondere un messaggio. Nel Marketing da alcuni anni si usano metodi e tecniche per sviluppare la conversazione al fine di generare un passaparola positivo nei confronti del prodotto-servizio che si intende lanciare.
Si chiama Buzz-Marketing.

Studi recenti della Nielsen hanno ampiamente dimostrato che le frasi che ascoltiamo da conoscenti della prima nostra cerchia, da amici a compagni di classe e lavoro, influenzano in maniera molto forte i nostri giudizi e di conseguenza agiamo.

Se un giudizio risulta essere negativo nei confronti di qualcuno o qualcosa si calcola che tendiamo a divulgare a una media di 6 persone. Se invece diffondiamo un giudizion NON POSITIVO, o peggio estremamente negativo, la media di persone alle quali lo diciamo sale a 12. Il doppio!!

Insomma la potenza virale di un giudizio negativo risulta essere doppia rispetto ai giudizi positivi.

La diffusione poi ha un moltiplicatore se tocca le corde profonde nelle quali siamo coinvolti. Ad es. notizia di un divorzio viaggia a una velocità doppia rispetto a un semplice voto negativo a scuola.

Questo per riflettere come nel campo a noi di interesse occcorre tenere nella massima considerazione il Brusio, buzz in inglese, che ci circonda. Alimentare le conversazioni positive e limitare quelle negative.
Il principale metodo suggerito è quello dell’ascolto, occorre con pazienza ascoltare chi ci circonda, capire quali positività diffonde e non aver paura di conoscere le negatività che ci circondano.
L’ascolto dovrebbe essere il primo passo da mettere in atto per una Pastorale che si diffonda.

Solo l’ascolto può offrirci la possibilità di capire i desideri delle persone. Un ascolto empatico agevola anche la realizzazione di progetti concreti.

Realizzare con copi adepti progetti o programmi nel chiuso delle stanze parrocchiali è quanto di peggio per alimentare un Buzz negativo, specie se mal diffuso e peggio accettato.

In latino OBBEDIRE si dice : ob-audere, ovvero un ascoltare che deve essere eseguito, ecco per alimentare un passaparola positivo occorre Obbedire con forza agli ascolti delle persone, in modo che il parlar bene si trasformi di nuovo in voglia di stare insieme.

Gli sfollati della Chiesa, una pagina facebook per giovani

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Una delle mie quarte classi partecipa a un concorso :
Concorso Marcucci, A. S. 2013/2014 “Francesco Antonio Marcucci evangelizzatore”

Organizzato da :
Istituto Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione
Via San Giacomo, 3 – 63100 Ascoli Piceno
Tel. e Fax 0736-259977
e-mail: casamadr@libero.it

Motivazioni e descrizione del Concorso
Alla luce dell’invito di Papa Francesco di “uscire” per portare a tutti il Vangelo con nuovi linguaggi, il concorso si propone di far conoscere agli studenti l’esempio di evangelizzazione che ci offre il Vescovo Francesco Antonio Marcucci (1717-1798), educatore ascolano e fondatore delle suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione.
Il fascicolo “Francesco Antonio Marcucci evangelizzatore” (reperibile all’indirizzo web http://www.monsignormarcucci.com/concorsi-marcucci), si propone come strumento di lavoro, offrendo quattro tracce, che terminano con alcuni spunti di riflessione e proposte di lavoro. Ogni classe può scegliere una traccia, più di una o tutte. Le varie classi di una stessa scuola o ISC, si possono anche raccordare per realizzare un solo prodotto finale, che raccolga il cammino di riflessione di tutti.

I miei ragazzi hanno deciso di pubblicare una Pagina faCEBOOK
dal titolo ELOQUENTE:
Gli sfollati della Chiesa

Perchè è così che si sentono,
non accolti nella loro integrità ma ben allontanati se non alle regole
di chi prima di loro si sono impossessati della Parrocchia.
Anche se blandamente lo stanno riempiendo di contenuti,
seguiteli e e ne leggerete delle belle,
cari amici pastorali ed evangelizzatori.

saluti

La voce della comunità glbt in preparazione al Sinodo del 2014

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Cari amici,    

la data del Sinodo dei vescovi indetto da Papa Francesco si avvicina. Credo sia utile e interessante per prepararci a questo evento, raccogliere le voci di coloro che lo stesso Francesco ha voluto chiamare in causa per una riflessione ecclesiale capace di rispondere alla sfide pastorali del terzo millennio. In particolare una parte del questionario è dedicata al rapporto tra la fede e l’omoaffettività: come una persona omoaffettiva percepisce la chiesa, l’azione pastorale, e il magistero in merito a questa dimensione. Di seguito il contributo di una delle associazioni cattoliche glbt con sede a Roma, che si è fatta espressione condivisa per rispondere al questionario e sollecitare così il lavoro dei vescovi.

Penso comunque che, al di là dell’occasione offerta dal Sinodo, è tempo per la Chiesa istituzionale di proporre delle linee pastorali capaci di creare e costruire un autentico clima di comunione, anche come esercizio di carità cristiana verso la verità e la giustizia. Se da una parte il lavoro pastorale delle ‘comunità di base cattoliche’ è una realtà assodata, una definizione limpida e chiara del magistero sarebbe indubbiamente di aiuto, e servirebbe da deterrente, per estirpare tanta ignoranza e grettezza di cui le dinamiche sociali spesso si nutrono creando così un clima di pregiudizio e di terrorismo verso situazioni di ‘minorità’ antropologica, rafforzando ‘convinzioni’ infondate e alimentando l’odio e la violenza.

Ricordiamo quello che Friedrich Wilhelm Nietzsche diceva: “le convinzioni, più che le bugie, sono nemiche della verità”.

Buona lettura,

don Andrea.

IL CONTRIBUTO  DI NUOVA PROPOSTA PER IL SINODO SU “LE SFIDE PASTORALI SULLA FAMIGLIA NEL CONTESTO DELL’EVANGELIZZAZIONE

(Roma – 6 gennaio 2014) – L’Associazione Nuova Proposta – gruppo di omosessuali cristiani operante nella Capitale da oltre 20 anni per l’accoglienza delle persone che faticano a coniugare con serenità la propria fede e la propria affettività – propone alla diocesi di Roma e a tutta la Chiesa il proprio contributo al Sinodo straordinario dell’ottobre 2014, rispondendo, a nome di tante persone omosessuali e transessuali credenti, al questionario proposto nelle settimane scorse a tutte le diocesi del mondo.
I rappresentanti dell’associazione Nuova Proposta, donne e uomini omosessuali e transessuali cristiani (www.nuovapropostaroma.it), hanno elaborato un proprio contributo, in virtù del proprio vissuto ed esperienza, al dibattito proposto, attraverso il questionario inviato a tutte le diocesi del mondo, in prospettiva del sinodo straordinario dell’ottobre 2014 su “Le sfide pastorali sulla Famiglia nel contesto dell’Evangelizzazione”.
“Ci siamo sempre sentiti, ci sentiamo e ci sentiremo sempre parte di questa Chiesa, e per questo, ci è venuto spontaneo proporre un nostro contributo, per le domande inerenti al nostro specifico,  al questionario proposto nelle scorse settimane a tutte le diocesi.
Riteniamo che un sereno e fecondo percorso di crescita sui temi dell’accoglienza delle persone e delle famiglie omosessuali possa avvenire anche e soprattutto attraverso il confronto diretto con le vite delle persone per le quali, come sembra, si vuole avviare un inedito e opportuno cammino di inclusione, per l’appunto inaugurando “nuove sfide pastorali”.
Le donne e gli uomini di Nuova Proposta sono a disposizione di tutti colore che vogliano approfondire i contenuti di questo contributo e per avviare un dialogo che siamo sicuri sarà costruttivo e porterà grandi benefici.
Il nostro contributo
 
5 – Sulle unioni di persone della stesso sesso
 
a) Esiste nel vostro paese una legge civile di riconoscimento delle unioni di persone dello stesso sesso equiparate in qualche modo al matrimonio?
La legislazione italiana in materia è completamente inesistente; non è possibile il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso e non vi sono riconoscimenti di alcun tipo per coppie conviventi (anche eterosessuali) né vi sono istituzioni analoghe ad esperienze straniere come PACS o “domestic partnerships”. Uniche esperienze presenti sono dei “registri delle unioni civili” in alcuni comuni o municipi, che non offrono comunque alcuna ricaduta reale ed hanno al massimo valore simbolico
b) Quale è l’atteggiamento delle Chiese particolari e locali sia di fronte allo Stato civile promotore di unioni civili tra persone dello stesso sesso, sia di fronte alle persone coinvolte in questo tipo di unione?
Dobbiamo constatare, da parte della Conferenza Episcopale Italiana, un atteggiamento di chiusura di fronte a qualsivoglia proposta di riconoscimento di unioni civili fra persone dello stesso stesso, per non parlare dell’ipotesi del matrimonio civile. Tale rigidità e chiusura porta con sé diverse conseguenze negative per le persone coinvolte, che si vedono così negati diritti inalienabili della coppia, come la possibilità di lasciti testamentari, assistenza al partner malato, possibilità di successione nei contratti di locazione etc. Il mancato riconoscimento della dignità di tali unioni fomenta inoltre atteggiamenti omofobici che fanno considerare le coppie dello stesso sesso cittadini “di serie b”
Per quanto riguarda l’inclusione delle persone omosessuali e delle coppie omosessuali all’interno dei cammini di fede comunitari proposti dalla Chiesa Cattolica, con profondo dolore al momento non possiamo che segnalare l’assenza pressoché globale di qualsiasi tipo di iniziativa. I rimandi che vengono complessivamente fatti, in presenza di persone o coppie omosessuali, sono al catechismo ufficiale della Chiesa che condanna le relazioni omosessuali. Questo ha due conseguenze molto importanti (soprattutto sulla serenità delle persone omosessuali): in primis il fatto che l’omosessualità non viene mai citata se non come categoria morale o sociale e, quindi, le persone omosessuali, specialmente in età adolescenziale o giovanile, non vedono riconosciuto il loro essere che, in pratica, “non ha nome” nei contesti comunitari cattolici. Un ragazzo gay, ad esempio, in un contesto parrocchiale, difficilmente potrà esperire quello che esperisce qualunque altro suo coetaneo: innamorarsi, condividere le proprie emozioni in libertà e anche con leggerezza, insomma, “vivere”.
La seconda conseguenza riguarda le coppie omosessuali: se, infatti, due persone dello stesso sesso cattoliche, che sentano di costruire il proprio progetto di vita in un rapporto di coppia, volessero frequentare come coppia un cammino di fede nell’ambito della loro chiesa cattolica, si troverebbero di fronte alla totale impreparazione dei pastori di riferimento che, al momento, potrebbero solo vivere come “problema” la richiesta di questa coppia e, quindi, in maniera più o meno diretta, non consentirne l’inclusione nella comunità.
Anche le coppie omosessuali, come le altre, avrebbero bisogno di accompagnamento nel fortificare e sviluppare il loro progetto di amore, anzi forse ne avrebbero bisogno di più, mancando al momento ancora modelli di riferimento a cui ispirarsi.
c) Quale attenzione pastorale è possibile avere nei confronti delle persone che hanno scelto di vivere secondo questo tipo di unioni?
L’assunto evangelico del “non giudicare”, lo spirito inclusivo del messaggio di Gesù sull’amore del Padre e la capacità dello Spirito di essere fecondo nei più disparati percorsi di vita dovrebbero portare la Chiesa ad essere dimora accogliente per chiunque voglia fare suo il messaggio di Cristo e la dimensione di speranza/certezza che la Fede porta con sé. L’accoglienza delle persone omosessuali nella Chiesa dovrebbe partire dal riconoscimento della piena dignità della persona omosessuale nonché della dimensione affettiva che porta con sé, capace, esattamente come la persona eterosessuale, di amore incondizionato, di dono di sé e di fecondità spirituale, anche in una relazione di coppia. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alle ragazze ed ai ragazzi che si scoprono omosessuali, talora all’interno di gruppi parrocchiali, e che troppe volte vedono i propri sentimenti ridotti a dimensione di “peccato” e non hanno la possibilità di condividere una parte essenziale della propria vita con i compagni ed i catechisti, con il rischio di interiorizzare meccanismi omofobici che sono di ostacolo al pieno sviluppo della persona in tutte le sue dimensioni.
In primis, da parte dei pastori, sarebbe fondamentale un sereno e serio percorso di approfondimento della condizione di vita delle persone omosessuali, dei problemi che si trovano ad esperire a causa di una società e contesti sociali e comunitari non inclusivi. Il percorso dovrebbe proseguire con una riflessione su cosa ha realmente impedito una completa accoglienza di persone e coppie omosessuali all’interno dei cammini di fede, cercando di porsi di fronte al tema non con gli occhi della legge ma con quelli del cuore, cercando di avere sempre al centro del ragionamento il bene della persona.
d) Nel caso di unioni di persone dello stesso sesso che abbiano adottato bambini come comportarsi pastoralmente in vista della trasmissione della fede?
Si calcola che in Italia siano ca. 100mila i bambini e le bambine con almeno un genitore omosessuale (nati quindi da una precedente relazione eterosessuale) o con entrambi i genitori dello stesso sesso (nati non tramite adozione, non consentita in Italia se non a coppia eterosessuali sposate, ma attraverso tecniche di fecondazione assistita all’estero, non essendo la fecondazione eterologa possibile nel nostro paese). Il fatto che molti di questi genitori desiderino battezzare i loro bambini ed educarli nella Fede dovrebbe per la Chiesa essere occasione di gioia e felicità e non “pietra di scandalo”. Molte realtà parrocchiali ritengono giustamente che la trasmissione della fede nella dimensione del catechismo e dell’avvicinamento ai sacramenti richieda un forte coinvolgimento delle famiglie e questo può essere realizzato solo se tutte le famiglie hanno piena accoglienza e dignità nella dimensione parrocchiale. Importantissimo, infatti, per la salute psicologica e la serenità di questi bambini, è che la comunità di fede di appartenenza  non neghi mai la realtà familiare in cui questi bambini sono nati e vivono. Per queste famiglie e questi bambini la Chiesa dovrebbe (e può) essere una madre tenera che li stringa in un forte abbraccio fortificante.