importanza pastorale dei distretti industriali spontanei

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in risposta alla lettera del prof. Bruni per ribadire l’importanza delle azioni spontanee delle persone che dal nulla hanno
creato i distretti industriali italiani.

Egregio Prof.Luigino Bruni,
La ringrazio per la gentile attenzione che mi ha riservato. Il mondo dell’impresa e degli imprenditori è un tema a me particolarmente caro e pertanto mi permetto di rispondere alla sua ultima.
Lei parla di due capitalismi, uno mediato dalle istituzioni di stampo latino e uno immediato di stampo anglosassone. Il primo da lei caldeggiato è malato a causa di istituzioni sclerotizzate dalla burocrazia. Afferma che occorre guarirle e semmai farne di nuove, immagino ideate da un legislatore. Come esempio porta la Germania dove le istituzioni sono alleate del sistema socio-economico. Ho studiato in Germania e ho lavorato con partner tedeschi per anni; seri, precisi e corretti e con istituzioni che rispondono ai più piccoli intoppi in massimo 15 giorni. Mi scusi ma i tedeschi non sono di stampo protestante “sola fide”? Non li vorrà per caso paragonare al capitalismo latino spero. Le istituzioni tedesche dunque sono mediate da coloro che le hanno create, non come in Italia che vivono di luce riflessa e sono finalizzate ai loro stessi interessi non a servire ciò per cui in teoria sono state create.
Lei afferma che gli effetti non intenzionali non colgano a fondo gli aspetti che creano le condizioni per la nascita dei distretti. Peccato che le politiche industriali, identiche in tutta Italia non hanno permesso in ogni dove la nascita dei distretti, ma solo in quei luoghi in cui la volontà di alcuni visionari è emersa con i soldi di alcuni illuminati possidenti, raramente dal sistema creditizio arretrato italico. Come mai nelle Marche solo nel distretto fermano-maceratese milioni di partite Iva mentre poco a sud la disoccupazione media del 18% e un deserto industriale? E nel sud d’Italia non avevano la legge mezzadrile come a Fermo? Il nostro distretto ha i suoi semi all’inizio del 1900 quando un certo Pollastrelli con i soldi dei proprietari terrieri vince una mega commessa di scarpe per l’esercito fascista. E per oltre 10 anni è la più grande fabbrica di calzature italiane. Da quella esperienza escono futuri grandi e piccoli imprenditori, esiste un foto che ritrae attorno a un desco Botticelli, Pizzuti e Macerata. Da questa prima industria calzaturiera nel dopoguerra, sono esplose una miriade di imprese, nella assoluta indifferenza accademica e politica, hanno creato dal nulla il distretto calzaturiero. Il Prof. Beccattini ha studiato, trai i primi i distretti industriali, sorti in maniera molto simile e veemente in tutta Italia a macchia d’olio. In campo internazionale il Prof. Porter dal canada con il suo libro IL VANTAGGIO COMPETITIVO DI UNA NAZIONE fece conoscere le peculiarità uniche del tessuto produttivo italiano.
Oggi questa incommensurabile forza propulsiva subisce gli attachi proprio da quelle istituizioni che la opprimono strangolando ogni iniziativa che non venga da loro prevista. L’intenzionalità istittuzionalizzata non ha mai portato a risultati soddisfacenti in camp economico. Le istituzioni sono importanti ma solo se nascono dal basso e non imposte dall’alto, attuando pienamente il principio di sussidiarietà, solo in questo modo si alimenta il pieno e assoluto rispetto del principio di solidarietà tipico ed unico delle comunità distrettuali italiane.
Saluti Cordiali
Paolo Orlandi

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