Oscar a Fellini e Maradona: nostalgia, vecchio e trash ci confermano come un popolo di stereotipati

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Cari amici: è fatta! 

L’Oscar tanto atteso e desiderato è arrivato. Ma a chi è andato ‘veramente’ l’Oscar de ‘La grande bellezza’? Forse alla nostra cara Italia, o alla sua gloriosa capitale? Un Oscar agli italiani di oggi e ai sogni per il futuro? No! Il napoletano Sorrentino, che ha guardato la capitale con gli occhi di un ‘piccolo’ neo-irrealista partenopeo, è stato chiaro: l’Oscar va al vecchio – Fellini – va al volgare – il cafonal rappresentato egregiamente con la sciorniata di figure stereotipate del suo film – va al trash napoletano – Maradona come figura mitologica del nulla consacrato a eccellenza.

Ma gli italiani oggi sono tutti più contenti, non una voce fuori dal ‘coro’ dell’autodistruzione italiana. E bravo Sorrentino! Complimenti! L’elogio della bruttezza, della cafoneria, dello stereotipo ‘impegnato’ ha fatto colpo. Quale occasione migliore per consacrare in terra USA un film dispregiativo verso l’Italia, verso la sua capitale, verso i suoi valori di fede, bello, arte, cultura.

Ma sappiamo: a noi piace essere trattati male, guardati male, e trattati peggio. Così mentre un nuovo governo che nei contenuti sa di ‘naftalina’, le relazioni internazionali svilenti – i Marò ne sono solo un esempio – l’economia che ci vede trascinati dalle grandi bellezze economiche, il popolo che ha partorito Michelangelo, Verdi, Caravaggio, Pasolini, Zeffirelli – e potemmo continuare per un bel po – si ritrova rappresentare da un napoletano ‘piccolo piccolo’ consacrato da una giuria ‘grande grande’ come quella degli Oscar.

Continuiamo a farci del male, continuiamo a far passare immagini e valori sbagliati della nostra Italia. Mentre il ‘regista impegnato’ in tanta bruttezza  si gongola della sua bella statuetta, altre statue, monumenti – umani, letterari, artistici – di vera e grande bellezza continuano il loro lavoro che da secoli svolgono: accogliere turisti, incantare bambini e giovani generazioni, elevare lo sguardo del cuore e dell’intelletto verso ‘la bellezza vera’.

Caro Sorrentino, qui nella tua Italia è tempo di carnevale, chissà se tolta la maschera del successo dietro il tuo film non scopriremo anche noi quanto di gretto, limitato, vecchio, cafonal e stereotipato, vi è dietro la tua pellicola.

Io, da romano, mi dissocio dal tuo successo, preferisco sostenere le statue della ‘mia’ Roma, piuttosto che la statuetta glamour e patinata del tuo successo, e so di non essere il solo. Anche fosse mi conforta sempre il grande Oscar Wilde: “quando qualcuno la penserà come me avrò l’impressione di avere torto”.

W Roma, w l’Italia, w il bello che la storia ci ha consegnato e il mondo ci invidia, da ieri insieme al napoletano Sorrentino…

Un solo suggerimento al grande regista: dismetti gli occhiali del napoletano e indossa lo sguardo del regista, vedrai nella città eterna qualcosa di più di Fellini e di Maradona (ma che c’entra poi…bò!)

d.Andrea

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