Quaresima: tempo di risveglio

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Cari amici, 

da qualche giorno siamo già immersi nel cammino quaresimale. Condivido con voi alcune riflessioni spirituali e pastorali per camminare insieme fino al mattino di Pasqua, quando l’Amico ci dirà: “Pace a voi!”.

La Quaresima trattiene dei connotati eminentemente sottoposti alla dinamica della ‘transizione’, dell’ ‘esodo’, del non compiuto, un già e non ancora come tempo di passaggio. Don Tonino Bello ci ricorda a tal riguardo che “non porta alcun frutto spirituale considerare la Quaresima come un tempo a se stante, senza cioè la coscienza della Pasqua e della resurrezione”. La liturgia cioè ci mette dentro un cammino che ci condurrà a una meta già posseduta: la misericordia del cuore paterno di Dio. Solo così è possibile affrontare tale cammino, altrimenti resta esperienza di retorico moralismo, sottoposto alle logiche egoiche del sacrificio fine a se stesso, del precetto vuoto e diciamocelo chiaramente: insensato.

Come sempre la liturgia per comunicarci tutto ciò, inserisce i propri percorsi in periodi dell’anno ben precisi. Se il Natale, la venuta nel mondo della luce di Cristo, venne fissato il giorno della festività pagana del ‘Dio sole’, appunto il 25 dicembre, il tempo di Quaresima è collocato in un periodo in cui la natura stessa vive un momento di passaggio, un già e non ancora: l’inverno finisce, inizia un periodo nuovo – quello della primavera – in cui vi è già in germe la potenzialità di una vegetazione che sboccerà, sorgerà dal suolo, fiorirà negli alberi, ma ancora tutto è silenziosamente nascosto nel grembo della madre terra. Tutto ciò a dire che ognuno di noi, al di là delle proprie fragilità e dei propri deserti, porta già con se i germogli che solamente la luce benevola e calda della misericordia di Dio Padre, del suo amore, porterà a fioritura. Pensate che bello: non dipende da noi, sia nel bene che nel male, se tutto ciò fiorirà ma è disegno fisiologico e connaturale della Redenzione operata da Cristo. Per quanto ci possiamo opporre alla grazia con i nostri inverni e con le nostre siccità, essa in realtà opera silenziosamente e inconsapevolmente germogliano in noi i frutti dell’amore.

Cosa ci è chiesto allora di risvegliare ‘veramente’ in questo tempo? Il cardinal Martini parlava della Quaresima come del ‘tempo in cui il cristiano è chiamato a risvegliare la propria coscienza dell’Alleanza che Cristo compie con ogni uomo’. Che bello! Non un risveglio di una coscienza moralistica o moralizzatrice, preoccupata di mettere a posto la vita a partire dal proprio ‘io’. dal proprio ‘ombelico’ – pura retorica precettistica fatta di digiuni e preghiere inutili e inconsistenti – ma la coscienza di un’Alleanza, di un’Amicizia, di un ‘Partenariato’ unico: quello con Gesù Cristo! Così di possono attraversare i deserti delle tentazioni, contemplare la Trasfigurazione, essere con Gesù insieme alla ‘samaritana’, e lentamente avvicinarsi al sepolcro della resurrezione.

Ecco perchè insieme a questa coscienza dell’Alleanza per vivere ‘veramente’ e ‘fruttuosamente’ la Quaresima siamo invitati a risvegliare quella che Sant’Ignazio di Loyola – negli Esercizi –  pone come dimensione imprescindibile della fede: l’immaginazione. E già: immaginazione! Ovvero attivare quell’attitudine della contemplazione per cui tu non sei ‘davanti’ agli episodi del Vangelo, ma sei ‘dentro’ alla scena contemplata perchè è Cristo che la vive per te. Se penso agli incontri di pseduo-meditazione della Scrittura che spesso si vivono nelle nostre parrocchie – elevati addirittura al rango di ‘lectio divina’ – vedo come non siamo più abituati ad attivare tale capacità. Quanto spesso anche l’ascolto della Parola viene trasformato nell’ascolto del proprio io. Per cui la frase tipica di chi è chiamato a condividere solitamente è questa: ” a me mi ha colpito…”. Cui segue la demenziale costatazione: “ma io davanti a quanto letto mi sento incapace, peccatore, misero”. Sai quale novità ai scoperto. Ma chi se ne importa di ciò che ti ha colpito o se ti senti peccatore e incapace. Chi è diverso da te? Tutti proveniamo da Adamo. Contemplare significa proprio l’opposto: presi per mano dal Maestro lasciamo le egoiche sicurezze del nostro io – fragile e peccatore – e attraversiamo la vita come lui l’ha attraversata.

La pratica del digiuno di fatto si pone sulla stessa logica. Come anche quella delle ‘opere’ di carità. Chi è che digiuna? Sei tu? E compie il bene? Sei ancora tu? Allora stai nutrendo solo il tuo ego, meglio una bella passeggiata sul molo – come spesso consiglio ai miei parrocchiani – o una cena con gli amici, piuttosto che tali sforzi di inutile retorica moralistica. Da noi stessi cari amici non possiamo nulla di buono, al massimo ci possiamo limitare nel male. La coscienza dell’Alleanza con Cristo ci dice proprio questo: tu ‘puoi’ digiunare con Cristo, perchè lui lo ha già vissuto al posto tuo – è esperienza già compiuta e eternamente assunta dal cuore del Padre – e così tu puoi compiere solo il bene già compiuto da Cristo – bene compiuto e eternamente assunto nel seno del Padre.

Ecco allora che la mattina di Pasqua non ci troveremo soli davanti al sepolcro vuoto, ma saremo con Lui: con Lui nella passione, con Lui sulla croce, con Lui davanti a Maria di Magdala. Con Lui risorti per sempre e assunti nel cuore del Padre!

Cari amici il mondo non ha bisogno di nuovi ‘salvatori’ o nuovi ‘redentori’: tutto è compiuto sarà l’affermazione di nostro Signore sulla croce. Capite? TUTTO è compiuto. Noi non aggiungiamo o togliamo nulla. Tutto è compiuto: la morte, la vita, il peccato, la grazia, tutto!

Sia questo tempo il tempo del risveglio della nostra coscienza dell’Alleanza con il buono, il vero e il bello incarnati da Cristo.

Buon cammino!

d.Andrea

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