Mese: maggio 2014

chiese da incubo

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Lo so sembra un titolo irriverente, ma è un titolo preso a prestito da una trasmissione televisiva che sta passando in questi giorni sulla piattaforma Sky della televisione National Geographic.

Come recita il titolo, si parla di chiese in senso ampio del tutto estemporanee e direi bizzarre, qualcune evangeliche, altre battesimali o pentecostali o inventate o naturaliastiche, insomma un campionario molto ma molto vario. Queste assemblee soffrono per perdita di aderenti, per noia, ampollossità, ridicoli orari, luoghi e tempi sbagliati. Insomma sono un Incubo per i fedeli.

Per risolvere il caso vengono chiamati 3 esperti di “chiesa” che dopo un attento esame delle situazioni offrono soluzioni convincenti che trasformano l’incubo in un dolce sogno, o sonno.

Si lo so, la solita americanata, ma che ci crediate o no, è seguitissimo in USA e ha discreti risultati qui da noi. Già pronta la seconda stagione.

Mettiamo da parte le scempiaggini teologiche che in questo programma vengono profuse a man bassa, quello che a noi interessa è che spesso alcune soluzioni proposte per migliorare le nostre assemblea sono molto interessanti e sicuramente utili.

Ad Esempio pongono massima attenzione ai tempi dell’assemblea, al decoro del luogo, alla musica che sia almeno ascoltabili verso alti pensieri, al bando strimpellate improvvisate di accordi minimi, per non parlare poi della postura e del modo di parlare e dell’abbigliamento del sacerdote.

So che può sembrare blasfemo o ridicolo quanto affermo, tuttavia invito i cari amici preti di buona volontà ad ascoltare l’assemblea e se pensate che stanno vivendo un incubo non trinceratevi dietro il vostro sacramento, che non vi pone più vicino a Dio rispetto ad altri sacramenti, e cercate una soluzione idonea per meglio Servire Cristo, questo si il vostro vero compito. E come ogni buon servitore sa, la prima cosa è osservare cosa succede nella vostra Chiesa e cercare di apportare i miglioramenti necessari, se non ce la fate da soli, o pensate di essere sordi chiedete, con umiltà, specie a chi in Chiesa ci viene poco, e non vi risponda in piaggierie inutili.
Sono sicuro che otterrete già delle risposte per trasformare gli incubi dei fedeli in un sogno cristiano.

SPORT E CINEMA: UN”ALLEANZA EDUCATIVA

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Cultura dell’inclusione, periferie dell’esistenza, creatività pastorale[2]. Sono essenzialmente queste tre dimensioni antropologiche e culturali che stanno connotando in maniera decisa il pontificato di Papa Francesco. Da una parte tali slogan pastorali rappresentano delle denunce a un mondo ripiegato su se stesso, tronfio e ingrassato da certezze ‘mondane’ incapaci di saziare realmente l’animo umano, dall’altro essi rappresentano degli stimoli pastorali e culturali che, a partire dagli inviti e dagli appelli del successore di Pietro, dovrebbero ricollocare la Chiesa – gerarchia e laicato – nella giusta prospettiva di un dialogo con il mondo capace di usare misericordia ma anche di spronare e stimolare a una cultura del cambiamento.

Come il cinema, a partire da esperienze ludiche e sportive, può essere interpretato come strumento di riflessione, oltre che di sano divertimento, all’interno di un percorso pastorale attuale?

Sono tre i titoli di film che meglio sembrano adeguarsi alla riflessione culturale suscitata dallo stile di Francesco: Palombella rossa, My name is Joe e Invictus.

Tre pellicole che nell’arco di un ventennio – la prima di Nanni Moretti risale al 1989, mentre Invictus di Eastwood è del 2009, un intermezzo nel film di Ken Loach del 1998 – hanno proposto una lettura critica a partire da differenti prospettive culturali e geografiche (Italia, Sudafrica, Gran Bretagna) di alcune dimensioni umane e sociali dalle quali la nostra cultura è stata attraversata: esclusione razziale, omologazione politica e culturale, disagio giovanile e emancipazione sociale.

Le tre schede di lettura proposte di seguito vorrebbero cogliere attraverso una riflessione critica, le potenzialità umane dello sport in riferimento ad alcuni valori cardine nella cultura cristiana – come la fratellanza, l’impegno civile, la redenzione dalle varie forme di schiavitù –  e dunque capaci di risvegliare un senso etico e civile. Tutto questo sotto l’ombra di uno sguardo dell’intelligenza religiosa che da sempre vede nell’arte – e in particolare nella settima arte il cinema – un alleato proficuo e incisivo per la prassi pastorale e la riflessione culturale e non ultimo come seria possibilità di evangelizzazione di missione. L’esperienza sportiva, dal canto suo, si pone come pedagogia inserita all’interno di percorsi di crescita dei bambini e dei giovani, e a motivo di ciò viene presa in prestito e interpretata dallo sguardo autoriale della macchina da presa come habitat di dinamiche umane e di intrecci affettivi, particolare strumento di emancipazione e di crescita, parabola della vita umana e della maturazione della persona tra le gioie e le angosce dell’esistenza.

CLICCA QUI PER I FILES:

INVICTUS

MY NAME IS JOE

PALOMBELLA ROSSA

 

 

 

 

L’economia civile per il marketing pastorale

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La settimana scorsa ho avuto modo e tempo, a discapito della mia famiglia, di partecipare a un corso
introduttivo di Economia Civile.

Trovate in questo link ulteriori dettagli:

Sono molto curioso, pertanto mi sono immerso in questa avventura anche se sinceramente temevo di condividere ben poco di quanto potessero offrirmi.
Invece NO.

Mi sono trovato molto in sintonia con quasi tutti i temi trattati, in particolare con le dissertazioni tra l’economico e il filosofico-storico-sociologico del Prof. Luigino Bruni.
(tra l’altro devo dire che il prof. è molto più ironico, spiritoso e divertente quando insegna di quando seriosamente scrive, specie alcuni editoriali su Avvenire).

Vi espongo un breve sunto dei punti affrontati nel corso di introduzione alla per economia civile.

Secondo i fondatori di questa scuola ovvero Prof. Zamagni, Prof. Gui, Prof. Bruni, Prof.ssa Smerilli ecc. ecc.
per economia civile si intende una economia che pone al centro :

1- la persona nella sua interezza di corpo e spirito, e nelle sue relazioni.

2- il bene relazionale tra le varie persone è fondamentale e principale con le sue tipiche caratteristiche di: identità, motivazione e reciprocità, simultaneità, gratuità e non come una merce. Il bene relazione risulta CENTRALE nell’economia civile. (l’ultima lezione con accenni alla teoria dei giochi della Prof.ssa Smerilli molto interessante e divertente)

3- il Bene comune come moltiplicatore delle personali realizzazioni, a discapito del mero utilitarismo

4- istituzioni ovvero il rispetto delle regole del gioco con il massimo della sussidiarietà

5- rifiuto di considerare separate le sfere economiche da quelle etiche e politiche

Come potete leggere, per ogni punto, appena accennato, ci sarebbe da scriver un post.
Tuttavia per ora volevo solo far conoscere come ci si una università, un luogo fisico in cui si pensa come poter offrire spunti di rifessioni e approfondimenti al mondo economico alla luce del Vangelo.
Sono certo che i responsabili pastorali devono conoscere qui affrontate, ed offrire all’economia della diocesi un conforto, una strada sicura da percorrere.
Ritengo sia FONDAMENTALE.
In più consideriamo che a Loppiano, vicino a Firenze, già 250 imprese hanno aderito al progetto di economia di Comunione che richiama i concetti di economia civile.

Temevo una deriva collettivista, sempre da temere, invece devo dire la strada iniziata è di sicuro non collettivista, molto ma molto vicina a quella me cara dei liberalismo cattolico sturziano e di Ropke.
Dicevo piccoli distinguo, il più importante secondo me è la piena comprensione del valore del merito delle persone e della volontà e l’accettazione degli errori, una economia che parte un po’ troppo dall’alto e potrebbe peccare di perfezionismo illuminato. Quando invece il liberalismo contempla in modo ampio la possibilità di sbagliare e riprovare.

Personalmente devo rifletterci bene sopra, essendo un impenitente liberista, tuttavia ritengo che il corso sia stato molto interessante, anche se rivolto ai professori delle secondarie. Un primo corso assoluto con tutte le pecche della prima volta. Forse per me era meglio frequentare un corso per imprenditori o professionisti, poco prof. mi sento.

Aggiungo un solo consiglio, anzi un invito interessato.
Penso sarebbe il caso di inserire nei corsi futuri anche alcune lezioni di economia aziendale pura, ed in particolare di un-conventional Marketing, che sono i temi più caldi oggi giorno. Corsi che aiutino i prof. a stimolare l’imprenditorialità dei ragazzi, in modo da rendere protagonisti gli studenti della economia civile e non solo semplici lavoratori dipendenti.

So che il marketing è ritenuta una brutta parola, spesso confusa con pubblicità, specie se ingannevole, tuttavia nel mondo il Marketing negli ultimi 10 anni si è evoluto e parla il linguaggio della economia civile, lo so non ci credete,

ma vi assicura che in USA il paradigma sta cambiando e hanno capito che i fondamenti cristiani sono alla base del successo imprenditoriale come nell’alto medio-evo, non come quelli del calvinismo.
Così’ si possono offrire stimoli sia agli imprenditori sia agli insegnanti verso gli alunni a creare le imprese con nuovi mercati, nella teoria della coda lunga nell’assoluto rispetto della persona di corpo e spirito.
Da considerare poi che oggi siamo nel mondo dei Makers, sogno che essi siano MAKERS DEL BENE COMUNE.

Solo se riusciamo a scatenare la scintilla che è dentro i nostri giovani, o meno giovani, per realizzare le proprie potenzialità, oggi che la cultura dei Makers sta emergendo, allora potremo dire che la crisi è finita, purchè sempre alla luce di una sana economia civile.

p.s. anche il mitico prof. zamagni a una mia domanda sul marketing ha risposto che il marketing è morto, poichè oggi si parla di socialing. Ho cercato in giro tra i miei colleghi specie quelli più edotti, nessuno sa nulla. Poi ho trovato alcuni articoli di un convegno sul tema del socialing, tutta roba italiana. Quello che in italia si definisce come socialing testi americani di marketing già da anni la comprendono. Si fa sempre poi lo stesso errore, marketing non è comunicazione aziendale, è tutta quanto precede la vendita, pertanto la comunicazione è solo una infinitesima parte del tutto. Si sa l’Italia il marketing non lo capirà mai.