L’economia civile per il marketing pastorale

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La settimana scorsa ho avuto modo e tempo, a discapito della mia famiglia, di partecipare a un corso
introduttivo di Economia Civile.

Trovate in questo link ulteriori dettagli:

Sono molto curioso, pertanto mi sono immerso in questa avventura anche se sinceramente temevo di condividere ben poco di quanto potessero offrirmi.
Invece NO.

Mi sono trovato molto in sintonia con quasi tutti i temi trattati, in particolare con le dissertazioni tra l’economico e il filosofico-storico-sociologico del Prof. Luigino Bruni.
(tra l’altro devo dire che il prof. è molto più ironico, spiritoso e divertente quando insegna di quando seriosamente scrive, specie alcuni editoriali su Avvenire).

Vi espongo un breve sunto dei punti affrontati nel corso di introduzione alla per economia civile.

Secondo i fondatori di questa scuola ovvero Prof. Zamagni, Prof. Gui, Prof. Bruni, Prof.ssa Smerilli ecc. ecc.
per economia civile si intende una economia che pone al centro :

1- la persona nella sua interezza di corpo e spirito, e nelle sue relazioni.

2- il bene relazionale tra le varie persone è fondamentale e principale con le sue tipiche caratteristiche di: identità, motivazione e reciprocità, simultaneità, gratuità e non come una merce. Il bene relazione risulta CENTRALE nell’economia civile. (l’ultima lezione con accenni alla teoria dei giochi della Prof.ssa Smerilli molto interessante e divertente)

3- il Bene comune come moltiplicatore delle personali realizzazioni, a discapito del mero utilitarismo

4- istituzioni ovvero il rispetto delle regole del gioco con il massimo della sussidiarietà

5- rifiuto di considerare separate le sfere economiche da quelle etiche e politiche

Come potete leggere, per ogni punto, appena accennato, ci sarebbe da scriver un post.
Tuttavia per ora volevo solo far conoscere come ci si una università, un luogo fisico in cui si pensa come poter offrire spunti di rifessioni e approfondimenti al mondo economico alla luce del Vangelo.
Sono certo che i responsabili pastorali devono conoscere qui affrontate, ed offrire all’economia della diocesi un conforto, una strada sicura da percorrere.
Ritengo sia FONDAMENTALE.
In più consideriamo che a Loppiano, vicino a Firenze, già 250 imprese hanno aderito al progetto di economia di Comunione che richiama i concetti di economia civile.

Temevo una deriva collettivista, sempre da temere, invece devo dire la strada iniziata è di sicuro non collettivista, molto ma molto vicina a quella me cara dei liberalismo cattolico sturziano e di Ropke.
Dicevo piccoli distinguo, il più importante secondo me è la piena comprensione del valore del merito delle persone e della volontà e l’accettazione degli errori, una economia che parte un po’ troppo dall’alto e potrebbe peccare di perfezionismo illuminato. Quando invece il liberalismo contempla in modo ampio la possibilità di sbagliare e riprovare.

Personalmente devo rifletterci bene sopra, essendo un impenitente liberista, tuttavia ritengo che il corso sia stato molto interessante, anche se rivolto ai professori delle secondarie. Un primo corso assoluto con tutte le pecche della prima volta. Forse per me era meglio frequentare un corso per imprenditori o professionisti, poco prof. mi sento.

Aggiungo un solo consiglio, anzi un invito interessato.
Penso sarebbe il caso di inserire nei corsi futuri anche alcune lezioni di economia aziendale pura, ed in particolare di un-conventional Marketing, che sono i temi più caldi oggi giorno. Corsi che aiutino i prof. a stimolare l’imprenditorialità dei ragazzi, in modo da rendere protagonisti gli studenti della economia civile e non solo semplici lavoratori dipendenti.

So che il marketing è ritenuta una brutta parola, spesso confusa con pubblicità, specie se ingannevole, tuttavia nel mondo il Marketing negli ultimi 10 anni si è evoluto e parla il linguaggio della economia civile, lo so non ci credete,

ma vi assicura che in USA il paradigma sta cambiando e hanno capito che i fondamenti cristiani sono alla base del successo imprenditoriale come nell’alto medio-evo, non come quelli del calvinismo.
Così’ si possono offrire stimoli sia agli imprenditori sia agli insegnanti verso gli alunni a creare le imprese con nuovi mercati, nella teoria della coda lunga nell’assoluto rispetto della persona di corpo e spirito.
Da considerare poi che oggi siamo nel mondo dei Makers, sogno che essi siano MAKERS DEL BENE COMUNE.

Solo se riusciamo a scatenare la scintilla che è dentro i nostri giovani, o meno giovani, per realizzare le proprie potenzialità, oggi che la cultura dei Makers sta emergendo, allora potremo dire che la crisi è finita, purchè sempre alla luce di una sana economia civile.

p.s. anche il mitico prof. zamagni a una mia domanda sul marketing ha risposto che il marketing è morto, poichè oggi si parla di socialing. Ho cercato in giro tra i miei colleghi specie quelli più edotti, nessuno sa nulla. Poi ho trovato alcuni articoli di un convegno sul tema del socialing, tutta roba italiana. Quello che in italia si definisce come socialing testi americani di marketing già da anni la comprendono. Si fa sempre poi lo stesso errore, marketing non è comunicazione aziendale, è tutta quanto precede la vendita, pertanto la comunicazione è solo una infinitesima parte del tutto. Si sa l’Italia il marketing non lo capirà mai.

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