Mese: gennaio 2015

La teoria del Vangelo nel fare lo scemo

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Non riesco a trattenermi e avverto di nuovo che sarò polemico, che ci posso fare è la mia natura, con la quale devo convivere. Per chi è troppo sensibile alle polemiche consiglio umilmente di non leggere.

Ma proprio non posso frenare quanto ho dentro dopo aver ascoltato e letto alcune frasi del S. Padre. Potete leggere cliccando nel link l’intero colloquio in fondo al post. Io in particolare voglio polemizzare su queste due frasi:

Papa Francesco: IN TEORIA, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo, ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta, non giusta. Ma è umano, quello. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico [che] deve essere prudente. È una maniera di dire che deve essere educata, pure, no? Prudente: la prudenza è la virtù umana che regola i nostri rapporti. Io posso andare fino a qui, posso andare di là, di là … Questo volevo dire: che in teoria siamo tutti d’accordi: c’è libertà di espressione, una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre. Tutti d’accordo. Ma nella pratica fermiamoci un po’, perché siamo umani e rischiamo di pro-vo-care gli altri e per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Quello volevo dire.

Insomma ho studiato per 7 anni teorie che poi, noi essendo umani non siamo in grado di metter in pratica. Una sorta di ideologia socialistoide  che  dall’alto ci detta una strada che è talmente ideale per noi tutti che essendo umani non possiamo ne capire ne percorrere, e quindi   possiamo fare come ci pare. Cavolo questo aspetto non lo sapevo. Mi Scusi l’impertinenza Santo Padre, ma allora in TEORIA il vangelo dice di stare con gli ultimi, Poveri materiali e poveri in Spirito, ma siccome siamo Umani, direi che posso anche fregarmene. Sa la teoria è una cosa e la pratica realtà un’altra. Ci metta poi che il denaro ha detto che è lo sterco del demonio, non mi permetterei mai di offrirlo ai poveri, lo sterco proprio no. Meglio sorrisi e vezzi. O lo sterco potrebbe far comodo ai poveri?

Oppure ho capito male? Strano pensavo che il Vangelo sia da vivere, in tutto e fino in fondo. Evidentemente mi hanno insegnato male, oppure ho capito e studiato male io.

Papa Francesco: Forte questa, eh? La corruzione oggi nel mondo è all’ordine del giorno e l’atteggiamento corrotto trova subito facilmente nido nelle istituzioni. Perché un’istituzione che ha tanti brani (parti?) lì e là, ha tanti capi e vicecapi, è tanto facile lì di cadere o annidare la corruzione………Io ricordo una volta, anno 1994, appena nominato vescovo del quartiere di Flores a Buenos Aires, sono venuti da me due impiegati o funzionari di un ministero a dirmi: “Ma lei ha tanto bisogno qui, con tanti poveri, nelle Villas miserias”. “Oh, si”, ho detto io, e ho raccontato. “Ma noi possiamo aiutare. Noi abbiamo, se lei vuole, un aiuto di 400.000 pesos”. A quel tempo il peso e il dollaro erano 1 a 1: 400.000 dollari. “E voi potete fare?”. “Ma si, si”. Io ascoltavo, perché quando l’offerta è tanto grande, anche il Santos sfida; e poi andando avanti: “Ma, per fare questo, noi facciamo il deposito e poi lei ci dà la metà a noi”. In quel momento io ho pensato cosa fare: o li insulto e do loro un calcio dove non dà il sole, o faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto, ma con la verità, ho detto: “Lei sa che noi nelle vicarie noi non abbiamo conto; lei deve fare il deposito in arcivescovado con la ricevuta”. E lì è tutto. “Ah, non sapevamo … piacere” e se ne sono andati….

Quindi anche nel caso in cui venissi corrotto, devo fare  da cattolico LO SCEMO. Che bell’esempio di virtù cristiana. Già dimenticavo che in Teoria il Vangelo dice di dire SI SI o NO NON. Ma essendo uomini, meglio nella realtà fare lo scemo e dire ni ni e so so. Mi vengono molti ma molti dubbi!! Non dovrei forse denunciare il fatto? Non dovrei forse tentare di far convertire con il mio comportamento il fratello che sbaglia? Anche in questo caso mi hanno insegnato male. Devo fare lo scemo, lo gnorri, l’ignavo, sorridere fare una battutina e far finta di nulla. A sto punto non capisco più niente.

Comincio ad aver molti dubbi su ciò che pensavo di aver capito dopo anni di studi sul cristianesimo. Evidente che mi devo rimettere a pregare per capire e studiare per capire meglio.
Sono personalmente stordito dopo ste affermazioni a ruota libera.

Clicca per leggere il :testo integrale trascritto colloquio del Santo Padre sull’aereo di ritorno da Manila

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UN PUNTO DI VISTA ALTERNATIVO PER ESSERE VERAMENTE CHARLI HEBDO

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UN INTERESSANTE INTERVISTA CHE DA VOCE A CHI CON IL FONDAMENTALISMO CI CONVIVE

La verità S. J. Padre Samir – gesuita – dice tutto quello che c’è da dire sulla deriva violenta della umma coranica nel mondo

 Roma. “Gli imam dicono che non bisogna confondere i terroristi con l’islam, che invece è una religione che predica la pace e la non violenza. Troppo facile così, troppo poco”, dice al Foglio padre Samir Khalil Samir, gesuita nato in Egitto, vissuto in Libano, professore all’Université Saint Joseph di Beirut e al Pontificio Istituto Orientale di Roma. “Non ci si può discolpare in questo modo e finché si sentirà ripetere da parte dei dotti musulmani il solito refrain, nulla cambierà”. Gli imam, per prima cosa, spiega il nostro interlocutore, “dovrebbero prendere le distanze da chi entra in una redazione di giornale con i fucili spianati, dicendo che quelli sono terroristi che vogliono riconquistare il mondo all’islam. Invece non lo fanno, non prendono atto che almeno l’ottanta per cento delle azioni terroristiche sul pianeta avviene in nome del profeta”. La questione fondamentale è che “nel Corano c’è la violenza, a differenza del Vangelo. Quando i musulmani conquistano la Terra Santa, passano a fil di spada gli infedeli”, e questo è un dato di fatto. E’ qui che deve iniziare il lavoro degli imam e dei dotti, chiamati a “a spiegare che una cosa è il testo scritto che nessuno vuole toccare, ma altra cosa è la necessaria interpretazione di quelle frasi. Prendiamo l’Antico Testamento, che contiene passi d’una violenza inaudita”, aggiunge padre Samir: “La chiesa però in duemila anni ha saputo insegnare come interpretare le Scritture, altrimenti saremmo ancora a prendere alla lettera i versetti sul Dio degli eserciti e i bambini gettati sulle rocce. Tutte le civiltà hanno conosciuto questa fase, ma l’hanno superata. L’islam no”.

Sono pochissimi, e per lo più professori universitari intellettualmente cresciuti in occidente, coloro che hanno provato a contestualizzare ai tempi correnti il dettato coranico. Gli altri, la maggioranza, “non osano farlo”.

Quel che servirebbe da parte delle comunità musulmane, spiega padre Samir, è “una sana autocritica, ma non la fanno, tacciono quando nel nome dell’islam viene commesso qualcosa contro gli altri. E allora è inutile dire che si sentono oppressi e inferiori. In parte è vero, ma che fanno per cambiare questa condizione? Nulla. Non è l’occidente che li ha messi in quella situazione, ma sono loro che ci si sono infilati, andando a rovinare la reputazione di tutti i musulmani che desiderano solo vivere in pace con tutti”. Insomma, dice l’islamologo al Foglio, “non si può accettare che quanti vengano in occidente vogliano imporre il proprio sistema di regole. L’integrazione presuppone l’accettazione della cultura delle popolazioni ospitanti, l’adozione delle abitudini di quel popolo, anche diverse dalle proprie. Perché solo così quella gente sarà pronta ad accogliere e ad aiutare. Il confronto faccia a faccia non serve a nulla, il dialogo vero presuppone la disponibilità sì ad ascoltare, ma anche ad adeguarsi all’altro”.  Oggi, invece, “il dialogo consiste nei musulmani che per prima cosa ricordano di essere più di un miliardo e mezzo sul pianeta e che se si verifica qualche attentato è perché si trovano in condizioni sociali difficili. Ebbene, non è che i cinesi siano in condizioni molto migliori, eppure non tirano granate”. Invece, gli islamici non lo fanno, si chiudono in comunità ristrette e alimentano la paura. Cosa a quel punto ovvia, osserva Samir: “Troppi hanno commesso atti terroristici nel nome del dio islamico – per loro c’è solo ‘Allah’, non lo chiamano Dio neppure quando parlano in francese inglese o italiano – e l’immagine che l’islam da di sé è del tutto negativa. Si presenta come una religione bellicosa, aggressiva, arretrata. L’unica soluzione è ammettere, da parte loro, che qualcosa non va nel proprio agire. Ma lo devono fare loro”.

Invece, reagiscono nel modo che s’è visto contro le vignette satiriche d’un settimanale: “La bomba nel turbante di Maometto? Che male c’è?”, dice padre Samir, che aggiunge: “All’epoca i miei interlocutori musulmani definivano ciò inaccettabile. Eppure loro rappresentano Allah con la spada. Hezbollah lo scrive addirittura come fosse un kalashnikov, così che chi lo guarda e non sa leggere l’arabo pensa che quel nome stia a indicare proprio l’arma”. Non si tratta di insultare il Profeta, chiarisce l’islamologo: “Sto solo dicendo che se uno non è d’accordo con una caricatura va da un giudice e si serve della legge di quel paese. Se la legge non sta bene, si è liberi di andarsene da quel paese. Non si può arrivare al punto da sentirsi definire ‘empi’ in casa propria”.

ARTICOLO A FIRMA DI MATTEO MATZUZZI apparso su IL FOGLIO di sabato 10 gennaio 2015

JE SUIS JOSEPH RATZINGER: IO STO CON LA COERENZA

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DISCORSO DI RATISBINONA (Regensburg): JE SUIS JOSEPH RATZINGER

UNIVERSITA’ LA SAPIENZA (Roma): JE SUIS JOSEPH RATZINGER

JE SUIS JOSEPH RATZINGER

JE SUIS JOSEPH RATZINGER

JE SUIS CHRETIEN

Master per Parroci in Management Pastorale presso la Lateranense

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http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/parroco-manager-gestione-parrocchia-corso-lateranense.aspx?utm_content=buffer2c690utm_medium%3Dsocialutm_source%3Dfacebook.comutm_campaign%3Dbuffer

Un buon Anno a tutti.
Desideriamo inaugurare il 2015 con un post dedicato a una iniziativa che secondo noi è molto ma molto interessante.
Si tratta di un Master realizzato presso la Pontificia Università Lateranense per preparare al meglio i Parroci o i resp. di importanti incarichi a livello pastorale.

Essendo io un laureato in Business Management con specializzazione in Marketing, mi fa molto piacere che anche la Università Cattolica persegua l’obiettivo di formare al meglio coloro che sono in prima linea per la diffusione del Vangelo.
Tanto più che abbiamo chiamato Marketing Pastorale questo sito proprio per lo stesso scopo del Master.

Poiché se è vero che molti hanno talenti innati per la gestione della Parrocchia, è pur vero che il talento va coltivato e stimolato alfine di realizzare le migliore vie che portano al Vangelo più persone possibile. In Pastorale così come in Azienda.

Oggi non ci si può improvvisare Parroci. Occorre oltre a una solida conoscenza del Messaggio Evangelico, anche il Modo per portare avanti una Pastorale in modo efficace ed efficiente con le metodologie e le tecniche che possano aiutare allo scopo.

Pertanto ben vengano iniziative come queste e speriamo siano sold-out.
Auspico anche che coloro che saranno chiamati a formare siano chiamati in base alle loro competenze e professionalità e non secondo altri criteri …. meritocratici.

Buona norma poi sarebbe offrirlo a un prezzo congruo, poiché il prezzo pagato è un pungolo a partecipare e a dare il meglio sia allo studente che ai professori.
Non sarebbe invece molto incentivante se offerto gratis.

Infine speriamo che i Vescovi siano sensibili a far partecipare almeno un Parroco per Diocesi, che magari poi possa riportare alcune lezioni ai suoi colleghi.

Insomma sono personalmente entusiasta di questa iniziativa e speriamo che abbia successo per la maggior diffusione del Vangelo in Italia.