Mese: maggio 2015

A proposito di Scuola e libertà di scelta

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In questi giorni si fa un gran parlare e dibattere sulla scuola. Mi sembra cosa buona e giusta divulgare un mirabile articolo del Prof. Flavio Felice pubblicato ieri su Avvenire.
Ecco il Link:
Genitori liberi di scegliere in Italia come in Europa

Mi preme sottolineare la conclusione Sturziana dell’articolo. Un PENSATORE spesso citato a sproposito e POCO considerato dal Magistero. E se ricordato di sicuro le sue idee non sono state mai gradite e seguite.
Don Luigi Sturzo :
“Risuonano ancora oggi dirompenti le parole di Luigi Sturzo: «Finché la scuola in Italia non sarà libera, neppure gli italiani saranno liberi; essi saranno servi, servi dello Stato, del partito, delle organizzazioni private o pubbliche di ogni genere […]. La scuola vera, libera, gioiosa, piena di entusiasmi giovanili, sviluppata in un ambiente adatto, con insegnanti impegnati nella nobile funzione di educatori, non può germogliare nell’atmosfera pesante creata dal monopolio burocratico statale».

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Lettera a Sua Santità da E. G. Tedeschi

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Un paio di mesi fa, ho avuto il piacere di ascoltare la viva voce di Ettore Gotti Tedeschi, invitato presso una Parrocchia di Porto San Giorgio.
Le Tesi esposte sono le stesse riportate in questa Lettera, che potete leggere cliccando nell’allegato qui sotto.
Lettera Al Santo Padre di Ettore Gotti Tedeschi

So che il 90% degli economisti italiani non la condividono.
So che il sig. Gotti Tedeschi è tacciato di avere un male incurabile, del quale peraltro sono gravemente affetto anche io, si chiama: Liberalismo.
So che è incurabile e so anche che molti in Italia sono Immuni in quanto hanno sviluppato anti-corpi collettivisti.
Per solidarietà di malattia mi permetto di divulgarla.
Ricordo solo che E.G. Tedeschi è un Banchiere economista di caratura mondiale, accusato e prosciolto completamente dalla infamanti accuse quando era capo dello IOR, dal quale fu cacciato in malo modo.
Oggi ricopre importanti incarichi presso istituti internazionali.
Sarebbe un OTTIMO MINISTRO DELL’ECONOMIA.
Altro che mezzi uomini ex FMI.
Ha scritto dei libri assai interessanti che consiglio vivamente:
“Denaro e Paradiso” ed. Piemme
“Spiriti Liberali” ed. UBE

Buona Lettura.

San Bernardino: per lo ben comune si diè esercitar la mercanzia

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Il Vangelo di oggi ci offre il celebre incontro di Gesù con il Giovane Ricco. Dato che mercoledì scorso era il giorno di San Bernardino uno dei Santi ai quali abbiamo affidato il nostro blog e per mia pigrizia non ho scritto nulla pur avendomi ripromesso di farlo ogni anno, il testo del SANTO Padre qui nel Link riportato mi offre l’occasione di rimediare.

Tanto più che il tema della ricchezza mi sta a cuore così tanto che penso che senza i ricchi difficilmente i poveri possono migliorare la loro esistenza.
Infatti da bravo aziendalista prima che teologo, mi baso sui dati economici facilmente da tutti consultabili. Questi dicono che là dove le istituzioni hanno permesso alle persone di consolidare le proprietà private ed ampliarle attraverso i commerci e la creatività lì si sono ottenuti i migliori risultati in termini di Ben-essere per tutti.
Là dove invece si è mortificato la libera iniziativa personale a vantaggio di una presunta libertà oppressiva, collettivistica o dittatoriale Statale per cui tutti è di dello Stato di pochi privati illuminati , tipo aziende di stato o programmi quinquennali, ecc. ecc. ci sono stati solo catastrofi umanitarie, non ultime poi derive materialistiche estreme.

San Bernardino, citando Scoto, diceva:
PER LO BEN COMUNE SI DIE’ ESERCITARE LA MERCANZIA.

In pratica il Santo sosteneva come il commercio sia alla base del raggiungimento del bene comune, ma aggiungeva che era così se e solo se inteso in senso cristiano, ovvero senza furberie, con rispetto dell’altro e con il fine di donare l’eccesso dei guadagni per il bene di tutti, in pratica non attaccarsi alla materia del successo ma rimanere sempre distaccati dall’oro accumulato.
Certo è che Solo se ci arricchiamo con distacco dalle cose possiamo aiutare chi è in difficoltà.
Ecco allora la fondamentale lezione alla base del capitalismo: la libera iniziativa privata alla luce di Cristo.
Ove si impedisce con soprusi, mascherati da vessazioni e tasse statali, il commercio e non si protegge la proprietà privata la mercanzia non può svilupparsi tra tutti e il potere e i soldi si concentra nelle mani dei pochi. Cosa che sta avvenendo in Italia da 50 anni ad oggi.

Coloro i quali al suo interno si occupano di Pastorale del Lavoro e dell’Impresa devono dare forza ai sogni delle persone laboriose che vogliono mettersi in proprio e arricchire sé stessi per arricchire tutti.

Come il sogno di questa mia allieva, gran frequentatrice della sua parrocchia che mi ha rivelato:

Invito tutti coloro che hanno a cuore il bene comune, ad aiutare a crescer le persone che hanno la voglia di darsi da fare, partendo da zero, come fu a suo tempo quando i nostri nonni si inventarono, qui nelle Marche il distretto industriale della calzatura. Lo fecero contro tutto e contro tutti, specie i conti e i nobili del posto che nulla diedero in cambio e spesso appoggiati da una parte del clero che vedeva di malocchio questi nuovi arricchiti.

Aiutiamo i sogni imprenditoriali di tutti ed in particolare dei nostri giovani, con preghiere e se possibile anche con capitali, o solo con parole, ma aiutiamoli poiché solo i ricchi, in ispirito e in capitali possono aiutare i poveri. Facciamo capire loro quanto siano importanti i loro sforzi per tutti noi, e soprattutto stiamo loro vicini proprio nel momento in cui hanno successo, poiché proprio in quel momento nascono i veri problemi quelli della distanza dalla Salvezza del Vangelo.

P.S. Personalmente metto a disposizione le mie competenze in Marketing, in modo Gratuito per tutti coloro che tramite la Chiesa mi chiedano consigli e aiuti.
il mio numero 393 5561322
mail: porlandi05@yahoo.it

In Jesu et Maria

Il Signore sia con Voi …….. PUBBLICITA’!!!

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Una degli aspetti della celebrazione liturgica che mi fanno innervosire sono gli annunci fatti durante il rito di conclusione.

Si perché poco prima di impartire la Benedizione, nel fatidico momento in cui si professano le parole:

IL SIGNORE SIA CON VOI ….

che creano in me una certa attesa di ricevere la santa Benedizione  ecco che sta per arrivare la benedizione

ed invece …… invece SI INTERROMPE IL RITO E PARTE….. LA  PUBBLICITA’!!!!!

in genere il celebrante scartoccia un fogliettino o cita  a memoria tutta una serie di eventi, notizie da impartire al popolo in festa.

Spesso sono comunicazioni di feste, ritrovi, baldorie, altre volte comica orari di qualunque tipo, altre ancora ricordi di fare qualche cosa o di non fare , tipo questo:  invito ad aiutare a  raccogliere i foglietti della messa domenicale.

Insomma per me è una cosa DEMENZIALE , interrompere uno dei momenti di maggior trasporto con annunci spesso misseririmi.

Capisco che il Messale lo prevede, tuttavia secondo me andrebbero fatti all’inizio dei riti delle conclusione, non spezzando il rito stesso. Oppure meglio ancora NON FATTI durante il RITO e  fatti dopo la fine della Messa.

Lo so si pensa che non sarebbero ascoltati, ma credo che anche così non lo sono. Si possono trovare tantissimi modi per comunicare le varie informazione, sceglier il più disturbante e facile a me personalmente non piace.

Comunicare è una difficilissimo e il modo a interruzione televisiva non credo sia corretto.

Vabbè, sarà solo un mio piccolo problema.

A COSA SERVE IL DOPO-CRESIMA?

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Sollecitato da Paolo,

condivido con voi alcuni chiarimenti necessari e delle riflessioni nella speranza di essere di aiuto sull’argomento.

Innanzitutto un chiarimento terminologico. La domanda della ragazza – ‘a cosa serve il dopo-cresima’ – può sembrare una semplice provocazione, ma in realtà porta con se una verità teologica nonché antropologica. Nella chiesa non è mai esistito – ne come riflessione teologica, ne come prassi credente – un tempo chiamato dopo-sacramento. In concreto non esiste il dopo-battesimo, come non esiste il dopo-matrimonio, ecc… Questo perché la vita della persona è una realtà integra e indivisibile. Dunque la prima chiarificazione è a un livello terminologico: smettiamola di pensare a un pre e a un post sacramenti. Tale riflessione ci porta poi a considerare la ricaduta deflagrante e disorientante che tale modo di concepire la pastorale ha prodotto. Da diversi anni a questa parte purtroppo abbiamo appiccicato il percorso sacramentale – il catechismo – alle tappe della scolarizzazione: alla fine delle elementari c’è la prima comunione, alla fine delle medie la cresima, e poi? La domanda della ragazza – torno a ripetere – è più che fondata: sembrerebbe dire alla fine delle superiori (il desolante dopo-cresima) quale premio mi spetta?

Detto questo mi pare necessario tornare a chiedersi quale sia l’identità di una comunità parrocchiale, cosa ci sta a fare una parrocchia – dal greco chiesa tra le case – in mezzo alle persone? E qui entriamo nel merito dei contenuti dei percorsi dei vari catechismi. La parrocchia non è un ufficio distaccato dei servizi sociali. Spesso proponiamo ai ragazzi molti contenuti morali – o peggio moralistici – senza dare loro il giusto nutrimento spirituale. Parlando con i genitori, da prete, mi viene ripetuto che ‘ io mando mio figlio in parrocchia così non cresce come un delinquente, non ruba, non si droga, ecc…’ Considerazioni di una tristezza inaudita. Siamo tutti più contenti se c’è un drogato, o un delinquente in meno, ma mi domando e vi domando: quanti cristiano nascono e vengono generati dalle nostre parrocchie? L’aver centrato tutta la nostra attenzione sulla morale (catechesi, predicazione, ecc… degli ultimi 200 anni) ci ha fatto perdere di vista il perchè noi esistiamo come cristiani e come chiesa. La chiesa non ha altro motivo di esistere se non quello di far superare la paura della morte alle persone: annunciare la salvezza. Questo non perchè ci si possa dimenticare del resto – una redenzione anche terrena, sociale e politica – ma perchè nessuno può sostituirsi a noi in questo annuncio. Essere i supplenti dei comuni, o delle regioni, per sfamare, far giocare i bambini, strappare dalla droga, può essere anche bello e di certo edificante per chi lo fa, ma non è il compito prioritario della parrocchia e del cristiano.

In conclusione tornado alla domanda della ragazza – e potendo rispondere con cognizione dato che in parrocchia posso accompagnare diversi ragazzi delle superiori e università – io credo fondamentale rompere la struttura mentale dei sacramenti concepiti come diplomi scolastici. Ritornare a pensare alla persona come realtà indivisibile immersa in una storia e in un tempo che trascorre ma dei quali non è succube (A Diogneto: siamo nel tempo ma non del tempo) e dunque concepire il cammino di fede come immersione nella vita dello spirito: con alti e bassi, con slanci e frustrazioni, con albe soleggiate e momenti tenebrosi. Pretendere che la vita spirituale della persona sia come la linea di un elettrocardiogramma di un morto – ovvero sempre stabile e uguale – ci porta a raccogliere una spiritualità morta e polverosa, mentre lo spirito soffia dove vuole, ne senti la voce, ma non sai da dove viene ne dove va.

Una domanda del genere: a cosa serve il dopo cresima, testimonia proprio questo la fine di un cammino che non è mai iniziato.

Mi permetto di suggerire: meno cartelloni care catechiste (tra l’altro orrendi e antiestetici) e più umanità. Quintali di carta sprecata per disegnare cose su Gesù (dai contenuti di fede dubbi e spesso eretici), ma forse abbiamo dimenticato che il maestro si incontra nel volto dell’altro e non i cartelloni esposti all’interno di liturgie scialacquate e bambinesche segno di una chiesa infantile piuttosto che giovane.

d. Andrea

domanda di una cresimanda: a cosa serve il dopo cresima?

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Buona domenica a tutti.

Un post semplice e immediato

Ieri una mia allieva cresimanda mi domanda ?

Ma a cosa serve il dopo-cresima? Se la cresima l’abbiamo fatta? 

Io sono rimasto meravigliosamente incantato a guardarla, questa piccola magnifica creatura, nella sua semplicità assoluta ha posto la domanda fondamentale, alla quale io personalmente non ho saputo rispondere.

Sia perché nella mia parrocchia non ci sono gruppi o associazioni a livello nazionale, forse il gruppo giovani di CL, ma non ne sono sicuro. Esiste solo una riunione settimanale con i ragazzi che dopo la cresima si ritrovano insieme, si ma  rimane la domanda. PERCHè ? COSA FANNO? E COME LO FANNO? E soprattutto a COSA SERVE?

Io ci penso da ieri e la risposta non l’ho ancora trovata, mi sono barcamenato con frasi varie, ma in cuor mio, non mi sono sentito soddisfatto, tutt’altro. Insomma A COSA SERVE IL DOPO CRESIMA?

Poi oggi che sono a casa con il mio piccolo, da solo e a fatica scrivo sto post forse ho capito:  Serve a mamma e babbo in modo che stiano tranquilli un mini pomeriggio a casa.

Sarà sufficiente come risposta?

Che ne dite sarà sufficiente come risposta il prossimo sabato?

bUONA DOMENICA