Mese: agosto 2015

Inizio Ministero di Parroco Don Andrea: 5 Settembre 2015

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Pomarancio Sacra Famiglia con Angeli                  Roma-Galleria Borghese

 

Annunciamo

l’inizio del ministero di Parroco di

DON ANDREA VERDECCHIA

5 Settembre 2015

 Civitanova Marche ore 18,30

PARROCCHIA SAN GIUSEPPE OPERAIO

 

Preghiamo tutti per questo lieto evento e che le nostre preghiere possano accompagnare Don Andrea in questa sua missione apostolica ed evangelica.

La Celebrazione Eucaristica sarà Presieduta da sua Eccellenza Arcivescovo di Fermo Mons. Luigi Conti.

Invitiamo anche Don Andrea a condividere con Noi le sue riflessioni e i suoi sentimenti in questo bellissimo momento.

Grazie a tutti coloro che vorranno unirsi e partecipare.

Paolo e Famiglia

P.S. per chi volesse partecipare la Chiesa si trova a Civitanova Marche in via S. Giuseppe Operaio 20 diciamo tra la S.S.16 e l’Autostrada. Sotto la Mappa per le indicazioni di massima.

 

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Conta ciò che si è! i Valori della persona sono alla base della educazione.

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In questi di giorni di calura estiva e di sfrenata vita, specie da parte di chi se lo può permettere grazie all’età o al fatto di non tenere famiglia con bimbi piccoli, saltano su le solite cronache sconcertate per lo stile di vita dei nostri amati giovani. La cronaca di questi giorni riempie i giornali di fatti assai incresciosi su uso di droghe, comportamenti illeciti tipo guide spericolate ed altro ancora.

Ragazzi dai 14 ai 20 anni, più o meno, che si lasciano andare a forme goliardiche e molto pericolose. Tutti a parlare, a dire a suggerire. Fa spicco un Tweet di un Sindaco contro i genitori che a suo parere non sanno tenere a bada i pargoli. Si è dimesso a quanto sembra. Un Tweet eccessivo secondo me con conseguenze eccessive.

A dire il vero anche io, a caldo per la rabbia di dover piangere la morte di alcuni ragazzi a causa della loro serata di baldoria, per non dire della loro vita sregolata, avrei molto da dire e sono sicuro che straparlerei, come la maggior parte di coloro che interviene. Mi piace invece poter approfondire il discorso per riflettere e magari cercare una o più soluzioni, tanto più in questo blog che (leggi il  Perché il blog)  in cui si tenta di trovare soluzione per una Pastorale giovanile sempre più efficace ed attuale  Occorre che tutte le persone di buona volontà  si  impegnino con il massimo sforzo per offrire la cultura della Vita e non della Morte ai nostri amati ragazzi.

Non credo infatti sia un caso che proprio durante il periodo di età più difficile, i ragazzi si allontanino dalla Chiesa, per poi avvicinarcisi superato quel periodo, in genere oltre i 25 anni, SE si riavvicinano, naturalmente. Non ho al momento dati certi, ma perlomeno parlando con i miei amici preti della mia diocesi è questo uno dei problemi più sentiti, l’abbandono della vita parrocchiale dei giovani superati diciamo le incombenze …. cresimali.

Facciamo allora questa domanda. Quanto siamo in grado di educare i giovani? Chi li educa meglio? genitori? professori? compagni? Televesione? Preti o figure di riferimento adulte?

Domande DIFFICILISSIME, con risposte assai complesse. Secondo me nessuno e tutti. Ho in mente il caso di un mio carissimo amico e di suo fratello, entrambi educati dalla stessa famiglia, con le stesse metodologie si presume. La famiglia è integra, eppure uno molto ligio al dovere, devoto alla Chiesa e ai valori della Famiglia. L’altro un tantinello più debosciato, che cerca la sua strada in modo tormentato, anche se non con livelli ancora autodistruttivi. Insomma come mai? Eppure il punto di partenza è lo stesso.

Forse il dato Genetico da sé conta tantissimo e su questo c’è poco o nulla da fare. Studi sui figli adottati infatti dimostrano che il quoziente intellettivo lo si eredita piuttosto che si assimila, anche se nel corso del tempo la situazione tende a migliorare. Ovvero i genitori adottivi riescono a colmare col tempo il gap genetico.

Ma andiamo ad analizzare un interessante studio americano, dato che non ho trovato fonti e dati attendibili e ben fatti per i dati italiani. Quelli della ECLS che potete trovare presso il seguente link: EARLY Childhood Longitudinal Study.    Il sito è questo:  Institute of education Scholastic

In pratica negli USA ormai da decenni monitorano il profilo degli alunni a partire dall’infanzia fino a quando entrano nel mondo del lavoro. Verificano oltre i soliti dati di età, sesso, razza, nucleo famigliare, anche il rendimento scolastico, la partecipazione alle attività scolastiche ed extra scolastiche, lo status socio-economico, finanche ai dati sui genitori di provenienza e i quartieri di provenienza.

Queste analisi preziosissime sono a disposizione per vari e meritevoli scopo, non ultimi quelli di tipo sociologico, per capire ad esempio se le iniziative legislative emanate hanno avuto o meno impatti positivi.  Infatti i Dati estrapolati da questo incubatore sono la base per poter discutere e poter emanare azioni che possano esser più efficaci.

Il prof. Levitt insieme al giornalista Dubner nel libro “Freakeconomics“,  hanno esaminato i dati di oltre 20 mila alunni allo scopo di conoscere quali fossero le cause del mancato rendimento scolastico e cosa possa influenzare tale rendimento. Sulla base appunto dei dati emersi in colossale studi di ECLS dei bambini dalla scuola materna fino alla quinta elementare.

Questo studio è stato ispirato da un famoso libro in America di  Judith Harris:

Non è colpa dei genitori.La nuova teoria dell’educazione. Perché i figli imparano più dai coetanei che dalla famiglia. Mondadori, 1999.

Il libro, come si evince dal titolo, azzerava d’un colpo le teorie varie sulla importanza educativa e relativa responsabilità dei genitori degli insegnanti. In BASE a questo studio risultava che i genitori sono poco o nulla importanti per la crescita dei ragazzi e allo stesso tempo la scuola o la chiesa.

Immaginate il casino che provocò il libro in america, patria di molte teorie educative. Ebbene i due professori si sono voluti distaccare e basarsi sui dati dello studio della ECSL hanno trovato  alcune interessanti correlazioni tra l’educazione dei ragazzi e il mondo che li circonda.

Occorre fare attenzione però che gli studi sono ancora in corso, in quanto i ventimila sono ancora monitorati, per ora sono state analizzate solo i loro primi anni scolastici, dunque con cautela vediamo di riflettere su questi dati.

Si sono trovate influenze educative  che aiutavano il bambino in modo positivo nel rendimento scolastico e altre influenze negative nel rendimento scolastico:

CAUSE CHE INFLUENZANO IL RENDIMENTO SCOLASTICO

Cause Positive

  • Alto grado di istruzione della famiglia e alto livello socio economico
  • madre oltre i 30 anni, che indica che prima la carriera poi la famiglia e quindi molta attenzione alla scuola
  • in famiglia si parla correntemente la lingua nazionale
  • Genitori impegnati nella vita scolastica o extra scolastica

Cause Negative

  • Bimbo nato sottopeso (causa malnutrizione) quindi causa socio economica scarsa
  • bambino adottato qui il problema è di tipo genetico ovviamente che si riduce nel corso del tempo, in pratica i bambini con QI basso poi recuperano.
  • famiglia poco istruita

CAUSE CHE non  INFLUENZANO IL RENDIMENTO SCOLASTICO

  • Famiglia Integra, ebbene sembra dai dati che no, ma su questo se leggete le conclusioni sono contradditori e di …parte Liberal… diciamo così.
  • Guardare spesso la TV.  (in Finlandia i Bambini sono i maggiori seguaci della TV e la scuola la prima al mondo, pertanto….. )
  • il bambino subisce pressioni fisiche per obbedire. Ovvero sculacciate e coercizioni servono a poco, anzi ottengono effetto contrario.
  • portare il bambino al museo o sentire musica classica. Ecco fate pure ascoltare Mozart, ma non esistono dati certi che questo aiuti i piccoli a essere più performanti.

Si lo so, avete come me molte obiezioni. Ma questo è uno studio ufficiale ed in itinere e così va letto e interpretato.

CONCLUSIONE 

La Conclusione di  coloro che hanno condotto lo studio è questa:

Ciò che conta nel rendimento scolastico non ciò che si FA per il Figlio,

ma ciò che si E’ per il figlio.

Insomma come dicono gli autori Levitt e Dubner :

” Ciò non significa che i  genitori non contano nulla.

CONTANO E MOLTO.

Tuttavia il punto è proprio questo: quando la gente prende tra le mani un libro di puericultura, ormai è troppo tardi. I fattori veramente decisivi sono già stati definiti da molto tempo: chi siamo, chi abbiamo sposato, che vita conduciamo……

CIO’ CHE CONTA DAVVERO , QUINDI NON è TANTO Ciò CHE UN GENITORE FA,

MA Ciò CHE E’.”  

Ecco penso sia utile riflettere su questo aspetto fondamentale. Inutile piangerci addosso se i ragazzi poi si educano da soli, nel momento in cui non incontrano l’ESSERE vanno alla ricerca di qualche cosa possa dare loro un senso. Pertanto se veramente vogliamo tentare di offrire una educazione ai nostri ragazzi, i primi a dover CONVERTIRSI SIAMO nOI.

Pensate che dallo STUDIO emergono in maniera questi valori come alla base dell’essere : L’onestà, la riflessività, la curiosità intellettuale, la capacità di instaurare affetti.

Io penso che i nostri giovani, e mi ci metto anche io quando ero giovane, abbiano come un sesto senso, che forse sarebbe il caso di chiamare Coscienza, tramite la quale sentono se le persone che li circondano posseggano o meno determinati valori. Se li ascoltano tentano con le loro forze di seguirlo, ma se non li sentono allora, si lasciano trasportare dal nulla.

Certo però rimane sempre il fatto concreto del fratello del mio amico, come mai non ha sentito come il fratello grande perché.

Insomma l’educazione è la cosa più difficile in ASSOLUTO, ma la base di partenza devono essere i valori cristiani ai quali siamo costretti a convertirci e sperare che la Grazia divina sia accolta dai nostri giovani.

Un saluto a tutti e una preghiera ai nostri giovani in particolare e a tutti i genitori .

 

Ripensare la Pastorale. Intervento di Don Sergio Siracusano

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don Sergio Siracusano

 

Con Molto piacere oggi ospitamio un caro amico siciliano con il quale abbiamo condiviso gli studi alla Pontificia Università Lateranense. In occasione della recente  pubblicazione del  suo  Libro su Don Luigi Sturzo  per i quaderni del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo dal Titolo (CISS):

 

Don Luigi Sturzo

SACERDOTE DI CRISTO AL SERVIZIO DELL’UOMO

Ce lo ha appena inviato e per questo lo ringraziamo e presto pubblicheremo una nostra recensione dopo averlo letto con piacere durante questa estate caldissima.

Di seguito il suo curriculum e un suo articolo su come ripensare la Pastorale che ci trova molto d’accordo. Buona Lettura. (cfr su stesso tema:   pastorale per la parrocchia e pastorale e ascolto )

Don Sergio ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa presso  la Pontificia Università Lateranense nel 2013, con una Tesi su Don Luigi Sturzo.  Ha conseguito poi nel 2014 il Master in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Fondazione Centesimus Annus-Vaticano.

Dal 24 settembre del 2006 è stato nominato da sua eccellenza Mons. Giovanni Marra Arcivescovo di Messina, Parroco della Parrocchia S. Maria del Rosario in Giammoro.

Dal 2008 è direttore dell’Ufficio Diocesano per i problemi sociali e del Lavoro e dal 2013 Segretario dell’Ufficio Regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia , la pace e la salvaguardia del creato della Conferenza Episcopale Siciliana.

E’ Tutor diocesi di Messina del “progetto Policoro”   della CEI e consulente Ecclesiastico della Sezione di Messina dell’Unione Cristiana Imprenditori e dirigenti (Ucid)

Ripensare la pastorale

«Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice. L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri»
(Evangelii Gaudium, 178).

Si parla tanto ultimamente di Chiesa missionaria, di conversione pastorale. Papa Francesco in particolare nella Evangelii gaudium ci invita ad essere “Chiesa in uscita”, estroversa (Cfr. Evangelii gaudium, 20-24). Concretamente ciò significa – come suggerito dal compianto teologo pastoralista, mons. Lanza, e oggi dal prof. Asolan (cfr. Il tacchino induttivista, ed. Pozzo di Giacobbe, 2010) – superare il trinomio catechesi, liturgia e carità, i “tria munera” e passare ad una pastorale ad intra ed ad extra secondo gli ambiti indicati dal Convegno delle Chiese d’Italia di Verona del 2006 (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza).
Sergio Lanza ha sostenuto che la canonica triplice organizzazione dell’azione pastorale (liturgia, catechesi e carità) attorno ai “tria munera” (sacerdotale, profetico e regale) sia sempre più insufficiente a raccogliere le variabili del vissuto storico ecclesiale per “scarsa funzionalità pratica e carente fondazione teoretica” e ha proposto una nuova (e sempre perfettibile) organizzazione: prima evangelizzazione, educazione e formazione cristiana, edificazione della comunità e cura spirituale dei fedeli, presenza e azione nel mondo,secondo la struttura propria della chiesa comunione (actio ad intra) e missione (actio ad extra) in rapporto di coappartenenza (Cfr. S. Lanza, Convertire Giona, OCD, Roma 2005, 179-186).
Dario Viganò, riprendendo il pensiero del prof. Lanza, sostiene che: «il trinomio evangelizzazione – liturgia – carità spinge verso un’azione pastorale fortemente squilibrata: dedica molto alla parte ad intra (strutturando organicamente le celebrazioni, i sacramenti, i vari momenti della vita interna di una comunità…) e fatica molto ad organizzare il resto (configurando la pastorale ad extra più come una pastorale di iniziative che una pastorale strutturata organicamente)» (I Laterani del Redemptor hominis, in La teologia pastorale oggi, Lateran University Press, 2010, 7-9).
Ripensiamo la pastorale e domandiamoci: Chi intercettiamo con tutte le nostre – pur numerose – attività? Quante risorse impieghiamo? E per raggiungere quante persone? Quanti esclusi dalle nostre iniziative?

«La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia…» (Evangelii gaudium, 33).

Ripensare la pastorale esige

“un saggio e realistico discernimento pastorale”.

Tale conversione porta a recuperare una presenza più incisiva nel territorio, in una società post-cristiana, e a superare la dicotomia – tipica degli anni ‘60-‘70 e ormai datata e insignificante – clero/laici per una visione di Chiesa – Popolo di Dio in cammino, con una pastorale più attenta all’uomo e alle vicende quotidiane, sì da essere voce forte nella dialettica cittadina, nelle dinamiche socio culturali.
In sintesi si tratta di recuperare la pastorale sociale, che – come evidenziava un documento della Cei del 1992;

 “Evangelizzare il sociale” – è «l’espressione viva e concreta di una comunità pienamente coinvolta dentro le situazioni, i problemi, la cultura, le povertà e le attese di un territorio e di una storia».

  Non una pastorale a parte ma che faccia sintesi… Sostiene Asolan: «A me sembra che sia stata la mappatura dell’azione ecclesiale – così come si è venuta configurando nel trinomio evangelizzazione/liturgia/carità – ad aver contribuito in maniera decisiva all’isolamento della pastorale sociale dal resto della pastorale diocesana» (P. Asolan, Il tacchino induttivista, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009, p. 158).
Già san Giovanni Paolo quando parla – nel 1991 – di nuova evangelizzazione così si esprime:

«La “nuova evangelizzazione”, di cui il mondo moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali l’annuncio della dottrina sociale della Chiesa» (Centesimus annus, 5)

Vediamo oggi quanta richiesta di sacro, di senso religioso e di esoterismo… Vediamo con piacere quanto movimento nelle parrocchie per visite e peregrinazioni di Reliquie e statue, quante devozioni che aumentano. È un bel segnale, ma chiediamoci: corrisponde un impegno uguale o maggiore per una fede incarnata? Pensiamo a come entrare dentro i problemi del nostro tempo? È accolta la proposta di osservatori di pastorale sociale, di laboratori di dottrina Sociale della Chiesa, di percorsi di formazione all’impegno socio-politico?

Abbiamo molti laici di qualità.

Siamo impegnati in un ambito culturale? Riusciamo ad essere presenti nella riflessione delle nostre città, ad incidere nel pensiero corrente? Riusciamo come Chiesa a dire una parola sulle questioni urgenti? A dialogare con il mondo universitario? Sappiamo abitare la città?
Siamo chiamati a ripensare la pastorale della nostra Arcidiocesi, soprattutto attraverso i Consigli Pastorali parrocchiali, vicariali, e quello diocesano.

Papa Francesco, proveniente dalle metropoli argentine, ipotizza una “pastorale urbana” per le grandi metropoli. Come non pensare ad una pastorale urbana per le più grandi città delle nostre diocesi che – seppur non metropoli – necessitano di una Pastorale cittadina integrata e coordinata.

«L’importante è non camminare da soli,

contare sempre sui fratelli e

specialmente sulla guida dei Vescovi» (Evangelii gaudium, 33).

Sergio Siracusano