Mese: dicembre 2015

Analisi del 2015

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I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.400 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 57 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Buon Natale nel Signore: che possa dare speranza a tutti le persone di talento e di buona volontà

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BUON NATALE NEL SIGNORE

Vero Dio E Vero Uomo NATO dalla Vergine Maria.

Auguro a tutti un Sereno e Felice Natale del Signore.

Dedico questo mio Post a tutti coloro che con BuONA Volontà il prossimo anno intendono mettere in Opera i propri Talenti e farsi promotori di Ricchezza per il nostro territorio.  Sempre più abbiamo bisogno in questa distretto calzaturiero, ma vale anche per tutto il territorio italiano, di far si che le persone con il loro TALENTO abbiano il coraggio di fare impresa.

Come nei bei tempi passati occorre dare alle persone la forza e il coraggio di mettersi in gioco, e non rifugiarsi dietro ai benefici di una opulenza di Stato, che porta solo ed esclusivamente al declino. Inutile nasconderlo i dati economici sono impietosi, per chi li vuole leggere. Il nostro amato distretto Industriale-calzaturiero sta lentamente ed inesorabilmente percorrendo la strada del declino.

Urge ammetterlo con forza e con altrettanta forza sollecitare le Persone di talento a emergere dal piattume e a non scoraggiarsi di fronte alle mille e mille difficoltà.

Urge  che la comunità cristiana diocesana preghi per loro.

Urge che  la comunità cristiana aiuti queste persone in modo spirituale e concreto a far si che possano mettere in pratica i propri talenti.

Siamo la terra che ha dato i natali a San Giacomo della Marca allievo di San Bernardino da Siena leggi qui, due Santi assai attenti a valorizzare le competenze, e i sani commerci, mettendo i paletti oltre i quali l’imprenditore Cristiano leggi qui, non deve e non può  andare. In primis l’avarizia.

Lo stesso Papa ha sollecitato a creare posti di lavoro, elevando il LAVORO a massima dignità della persona. La “Scienza” economica ormai da oltre 100 anni ha chiarito che solo una società Libera, in un Libero Mercato, non inquinato da Monopoli o Soprusi o Rendite di Posizione può fare in modo che sempre più persone possano essere dignitosamente lavoratori e imprenditori. leggi qui i dati ONU 2014

Solo gli imprenditori CRISTIANI possono  salvare il nostro territorio e l’Italia intera dal declino. A queste persone di buona volontà però occorre che la comunità cristiana tutti si prodighi e si affianchi a loro in modo deciso, spronandoli, incoraggiandoli e sostenendoli nelle difficoltà financo a tentare di farli desistere se proprio si vede che non hanno le caratteristiche e le idee adatte ad aprire un mercato.

Dobbiamo essere coscienti che il sistema di mercato deve prevedere i FALLIMENTI, GLI ERRORI. (leggi i casi di Google e Gore spa) Sono alla base della possibilità di creare mercati e incentivare le innovazioni e la crescita di impresa.  Diceva Thomas Edison, il grande inventore americano, che ogni volta che un progetto falliva era una strada chiusa, occorreva semplicemente cambiare strada. Il sistema di mercato si basa sugli errori, tutte le più grandi aziende sono nate fallimenti, precedenti o durante la loro vita, molte invece sono chiuse per errori madornali.

Qui da noi invece il fallire,  chiudere L’Impresa viene vista come la fine di tutto. Le persone che chiudono “bottega” vengono macchiate con infamia e per loro non c’è speranza futura. E si da che purtroppo molti cedono all’onta facendo una fine tragica, come la cronaca di questi anni. Invece proprio loro che hanno “fallito” in termini economici, devono essere aiutati. Si deve offrire loro come minimo non una ma altre mille possibilità. La Comunità Cristiana per prima deve stare loro vicino e incoraggiare a ricominciare a intraprendere di nuovo.

Grazie a questo modo di ragionare sulle persone che hanno “fallito” fa si che le persone di talento si spaventino, e magari  non mettono in pratica i  loro talenti,  cercando il così detto posto sicuro, che diciamocelo chiaramente fino a non pochi anni fa veniva lautamente elargito ANCHE DALLE ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE. Si andava dal Prete o dal Vescovo e questi prima o poi un posto te lo trovava.

BASTA!!

E’ ora di DIRE BASTA !!  

Questo è il modo PARASSITARIO di pensare al nostro futuro.

Dobbiamo avere il coraggio di ergere la Parabola dei Talenti a nostra guida. Dobbiamo restituire 100 da 1 che abbiamo ricevuto, e non lasciare sottoterra l’unica moneta e restituirla intonsa. Certo da SOLI è IMPOSSIBILE, occorre che tutta la COMUNITA ognuno con le proprie competenze indirizzi le persone di talento a mettere in opera al massimo. Anche se poi fallirà.

Se apri una Start-Up sappi

che hai meno del 10% di possibilità di rimanere aperto dopo 2 anni.

MA SE SOLO UNA START-UP SUPERA I DUE ANNI

ALLORA MOLTE PERSONE  

POSSONO GIOIRNE OTTENENDO LA DIGNITA’ DI UN LAVORO.

A coloro che invece non ce la fanno diremo:

“non scoraggiarti, riprova, ritenta, Il Signore ti sta ancor di più vicino poiché hai tentato, anche se non ci sei riuscito, sei importante tanto quanto lo sono coloro che ce l’hanno fatta. Noi tutti  Pregheremo per te e per i tuoi cari. Grazie di tutto quanto hai tentato di fare per il benessere di tutti noi.”

Spero di convertire a questo pensiero, spero che la Nascita del Signore possa illuminare di Grazia tante persone di talento in modo da ricreare come negli anni ’60 una miriade di piccoli-grandi imprenditori che sappiano creare lavoro, ricchezza e prosperità per tutti noi. Che sappiano aprire un Mercato, espandersi, dare lavoro a tante ma tante persone, le quali a loro volta possano poi liberarsi e creare la loro impresa in una proliferazione sana di lavoro. Ecco il vero Mercato, formato da migliaia e migliaia di persone operose che trovano con costanza e innovazione il loro mercato. Una delle cose più difficile in ASSOLUTO. Molto più facile lavorare in Banca o nella Scuola o nel comune .

La Comunità Cristiana sappia pregare e incoraggiare questo, solo così si può sperare concretamente di dare da mangira agli affamati e soprattuto

UN LAVORO DIGNITOSO PER TUTTI e

non PARASSITARIO.

Per chi volesse sono a disposizione per aiutare i talenti imprenditoriali cristiani.

Abbiamo scritto un Libro proprio per questo:

 LIBRO: COME APRIRE IL TUO MERCATO 

Se qualche giovane imprenditore CRISTIANO ha bisogno di una mano, sono disposto anche gratuitamente a darla. Come MIO personale regalo di Natale.

Che il Signore Ci Benedica tutti con la Sua Nascita

 

Le parole non bastano a risolvere i problemi, basiamoci su dati scientifici per tentare una soluzione: la dipendenza del gioco d’azzardo

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Siamo alle solite.  PAROLE, PAROLE, PAROLE, per dire e giustificare ogni pensiero e affermare con la sola forza della parola, di chi scrive naturalmente, e nulla più.   In spregio di ogni conoscenza scientifica specie da coloro che vantano di essere competenti proprio su materie scientifiche o per lo meno che si basano su dati scientifici. Basta l’avallo della Persona che lo dice e DOVE lo dice, il resto, cioè il dato scientifico NON CONTA in Italia in Generale, nella Chiesa in Particolare. D’altronde come meravigliarsi se le persone all’intorno del Vaticano vengono scelte solo ed esclusivamente per ….. conoscenza, leggete questo bellissimo post: Qui.

Mi riferisco all’articolo odierno del bravissimo Prof. Luigino Bruni su avvenire, che tra l’altro di persona è estramamente affabile, quanto nei suoi scritti appare talebano di un modo di pensare a-scientifico e ideologico: qui potete leggerlo.

Il prof. BRUNI, da tempo in lotta contro i giochi dell’azzardo offre alcune proposte per limitare i danni alle persone soggette alla dipendenza. Sono d’accodo che bisogna fare qualche cosa, così come occorre farlo per ogni tipo di dipendenza. Solo che le iniziative proposte   sono   difficilmente vincenti, portate avanti soltanto su basi etiche e non scientifiche. In questo suo scritto accolto sul giornale della CEI  AVVENIRE se la prende con l’iniziativa del Movimento Genitori, qui POTETE LEGGERE IL SITO E L’IZIATIVA ,  che  ha realizzato una iniziativa assai interessante in collaborazione con la Lottomatica, allo scopo di far  conoscere i pericoli del gioco d’azzardo. 

INTENTO SECONDO me

LODEVOLE

CHE SI BASA SU  INNUMEREVOLI STUDI SCIENTIFICI

in base ai quali uno dei modi per pre-venire l’ABUSO da dipendenza  da alcool, gioco azzardo e droga è quella di far conoscere e far “provare”, magari accentuando il fatto che la maggior parte delle persone non sono dipendenti da alcunché , sfruttando in questo modo il ben noto meccanismo di emulazione in positivo. 

Ad esempio: per l’alcool che è da sempre il principale avversario della nostra società per la dipendenza, utile risulterebbe far conoscere i vini e far imparare i ragazzi a bere i super alcolici, piuttosto che proibirli.

Sembrerà paradossale,

ma far approfondire la conoscenza del mondo alcoolico

aiuta  a pre-venire l’abuso.

Idem per il gioco, se imparassimo ai ragazzi a giocare, usando PERCHè NO  la matematica e facendo capire loro come calcolare gli odds e la ruberia che c’è dietro forse  una buona percentuale di coloro che sono a rischio capiscono e agiscono di conseguenza.

Inoltre si è fatto promotore di iniziative parlamentare contro la pubblicità del gioco  d’azzardo. MA  mi chiedo, MA quando mai la pubblicità convince le persone??? Quali e quanti studi invece dimonstrano il contrario? ovvero che la pubblicità da sola non sortisce alcun effetto. Erano gli anni 60 che si pensava potesse essere pericolosa, ma oggi non c’e nessuno scienziato che lo afferma con cognizione di causa. Che senza ha una battaglia tanto inutile?

Prof. Bruni Lei è un economista, e dovrebbe parlare con i dati, non con la morale da parrocchia.

QUANDO MAI UNA LEGGE PROIBIZIONISTA

HA DEBELLATO LA PIAGA CHE INTENDEVA PROIBIRE?

Quali DATI STATISTICI ECONOMICI dimostrano l’EFFICACIA DI LEGGI PROIBIZIONISTE?

Ce li mostri, li illustri e allora magari potremo cambiare idea.

Risulta semmai il contrario dai dati che si hanno dalla liberalizzazione IN USA. Certo lo zoccolo duro dei drogati rimane, ma liberalizzando la droga in California ci sono meno drogati si pensa a causa del mancato alone di mistero che prima quando era proibita .  Leggete questo articolo interessante: QUI

Insomma in tutti gli studi economici MONDIALI il PROIBIZIONISMO ottiene l’effetto opposto a quello che si prefigge, con l’aggiunta di costi sociale enormi. So che è paradossale, e poco intuitivo specie in Italia ove tutti ti dicono e parlano di come ti devi comportare, educare, nutrire ecc.ecc. Ma recenti studi sul comportamento umano, dal premio Nobel Kanhemann, sembra che il miglior modo per far si che le persone si comportino bene è quella di farle sentire LIBERE e non COSTRETTE, magari ben educate con una formazione ottima e NON STATALE calata dall’alto senza possibilità di scelta.

Da ECONOMISTI CATTOLICI si pretende in primis di parlare con i DATI ECONOMICI, a meno che si parli da parrocchiani tanto per dire banalità. Lei è un ottimo professore, ho avuto modo di apprezzarne le qualità a Loppiano, ma mi chiedo perché non adotta il suo rigore scientifico eccellente anche a questa situazione, utilizzando gli spunti scientifici di professori internazionali, tra l’altro molto spesso essi stessi cattolici o perlomeno credenti, tipo i protestanti.

Eppoi basta con sta solfa sul profitto demone del capitalismo,

MA COME SI FA ANCORA oggi su un giornale cattolico

 A DEMONIZZARE IL PROFITTO DI IMPRESE

CHE VENGONO TASSATE PER IL 70% DEL LORO GUADAGNO  

ED IN PIù PAGANO LE TASSE IN ANTICIPO SUGLI EVENTUALI UTILI DELL’ANNO SEGUENTE

 e poi contemporaneamente chiedere alle persone di aderire all’8 per mille per la Chiesa.

Riporto una frase del compianto Don Angelo Tosato, prof. di sacra teologia presso la PUL:

LA SOLIDARIETA’ ECONOMICA DIPENDE DAL PROFITTO,

SENZA IL PROFITTO QUALE SOLIDARIETA’ PUò VENIR PRATICATA?

(tratta dal libro vangelo e ricchezza pag. 535 ed. Rubbettino.)

Ho avuto modo di studiare e apprezzare alcuni aspetti della  ‘ECONOMIA DI COMUNIONE  mi chiedo, ma non prevede di fare profitti. Si o NO?

. Se SI quanti? Ponete limiti? e come poi pensate di reinvestire? Con la solita banca amica?

 Ma dai su, penso che abbiate bisogno almeno di un ITALIAN BUSINESS DESIGN, REALIZZARE TANTI BEI PROFITTI IN MODO DA DARE LAVORO A SEMPRE PIU’ PERSONE E PER UN PERIODO DI TEMPO LUNGHISSIMO. 

Vorrei proprio vedere con la sola comunione e senza profitto come pensate possa reggersi l’impresa.

Un abbraccio affettuoso con la speranza di poter contribuire a migliorare la soluzione delle dipendenze tutte alla luce della Fede in Gesù Cristo.

 

 

2 novembre 1975: 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini

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Cari amici vi propongo il testo da me curato per la rivista Arte e fede sull’anniversario della morte di Pasolini. Buona lettura…

Pier Paolo Pasolini: il profeta della modernità

Introduzione

Di certo una commemorazione di Pier Paolo Pasolini – oltre a essere un’operazione difficoltosa – sarebbe stata per lui stesso un’attività polverosa e nostalgica. In questo senso credo sia molto più fruttuoso entrare nel personaggio, autore, regista, poeta, scrittore, dal versante della profezia. Ovvero: non ‘commemorare’ con le nostre parole la sua opera – eclettica e contraddittoria per molti aspetti – ma lasciare la parola allo sguardo profetico tenuto da Pasolini nei confronti della sua storia, della sua vita, dell’esistenza umana in generale. Uno sguardo indubbiamente attuale, capace di gettare barlumi di verità su un contesto antropologico complesso come il lo è il nostro. In particolare sono tre a mio parere gli squarci che si aprono a partire dalle opere di Pier Paolo: uno squarcio poetico, uno cinematografico, e in fine uno squarcio letterario.

 

  1. Poeta delle Ceneri

Poco dopo la morte dell’autore un suo testo autobiografico viene alla luce: ‘Poeta delle Ceneri’. Per molti studiosi e appassionati della figura e del genio pasoliniani esso ha rappresentato una sorta di chiave interpretativa della sua esistenza. In questa autobiografia l’autore afferma ad un certo punto: “E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere, ma nel vivere”. Una reinterpretazione moderna della filosofia di vita già affermata in passato da diversi autori, non ultimo Oscar Wilde secondo il quale: ‘artista è colui che sa fare della propria vita un capolavoro, un’opera d’arte’.

Pier Paolo Pasolini era convinto di questo: impegnarsi a vivere per fare della vita un’azione continua di trasformazione della realtà. Così appare a noi una profezia ancora più vera oggi – soprattutto per le giovani generazioni – nel denunciare tanto assopimento e indolenza a discapito di una vita degna di questo nome. A tale proposito risuonano forti le parole di San Giovanni Paolo II rivolte ai giovani: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Certo: Pasolini non lascia spazio ai romanticismi o alle facili illusioni. Esso è scrittore della sobrietà e poeta austero e asciutto. Tutto ciò fino al  limite estremo dell’annientamento: l’artista deve riuscire a sottrarsi dalla vita, annientare tutto se stesso affinché l’arte – e solamente lei – possa essere manifesta: “La vita si esprime anche solo con se stessa. Esiste un’arte che vive di azioni, che non esprime nulla se non se stessa”.

La profezia soggiacente a queste riflessioni è allo stesso tempo forte e sconvolgente: nei confronti di un’arte – quella attuale – in cui al contrario l’opera scompare, resta muta, incomprensibile per dare spazio solo e esclusivamente all’artista e alla sua firma. Pier Paolo Pasolini viene a ricordare al nostro cuore, alla nostra mente e alla nostra volontà il senso più profondo di ogni opera d’arte: lasciar trasparire la vita; dare voce, forma e suono all’esistenza. Quasi che l’artista continui nei secoli l’opera creatrice di Dio.

 

  1. Il Vangelo secondo Matteo

Interessante risulta essere la genesi di questo capolavoro, sulla quale si è detto e scritto di tutto. In realtà tutto ebbe inizio dalla lettura ‘d’un fiato’ del Vangelo di Matteo da parte di Pasolini.

Invitato da dai Padri della Pro Civitate di Assisi ad un convegno sul suo film ‘Accattone’, Pier Paolo si ritrova a leggere casualmente il Vangelo che trova sul comodino della sua stanza nella ‘foresteria’ dell’istituto che lo ospita. Una ‘notte illuminata’: così egli definisce quella notte particolare passata a leggere il Vangelo di Matteo nella sua stanza. Da qui nascerà un percorso di studi e indagini con l’aiuto dell’associazione di Assisi – Pro Civitate – di due gesuiti del Centro san Fedele e del teologo Romano Guardini. Un percorso che porterà al cinema ‘Il Vangelo secondo Matteo’.

Sono ben 50 gli anni che ci separano da questo inizio, eppure l’opera del regista – come la sua stessa figura – continua a fare da sfondo all’orizzonte cinematografico che ha voluto immortalare la figura di Cristo. Imprescindibile presenza, sguardo contraddittorio – il film va ricordato spaccò in due l’opinione e del mondo cattolico e del mondo comunista – eppure chiunque voglia entrare con lo sguardo del cinema dentro le pieghe della vita di Cristo non può fare a meno di lasciarsi interrogare da questo film.

Fu il pontefice Giovanni XXIII – che volle vedere il film in una proiezione privata in Vaticano – a quietare in un certo senso i malumori dei cattolici, ma anche le critiche più laiche visto l’apprezzamento che come Papa riscuoteva anche tra gli oppositori politici del cattolicesimo.

E’ singolare il fatto: nel 50mo anniversario del film (1964 – 2014), proprio Papa Roncalli sia stato elevato alla gloria degli altari (27 aprile 2014) insieme a Giovanni Paolo II. Quasi un rincorrersi della memoria. Un rincorrersi del tempo che mantiene vivo il sentimento di Pasolini verso l’orizzonte religioso e la figura stessa del Pontefice. Ma anche una grande conferma: il Vangelo e l’uomo, la fede e la vita del mondo, vivono in perenne amicizia, in simbiotico rapporto.

“Alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII”Con questa dedica Pier Paolo Pasolini apre i titoli di testa della pellicola del suo ‘Il Vangelo secondo Matteo’, e proprio 50 anni fa lo stesso regista chiedeva che il film fosse proiettato il giorno di Pasqua in tutti i cinema parrocchiali d’Italia e del mondo.

Emerge dall’incontro di queste due grandi personalità – Pasolini da una parte e Giovanni XXIII dall’altra – un altro grido profetico rivolto agli orecchi di credenti e non credenti: lo spirito è libero di muoversi e di trovare dimora dove vuole, e dunque nessuno può impedirne la manifestazione, di per sé neanche lo stesso autore il quale – lasciandosi plasmare dalla forza dell’ispirazione – scompare e si annienta dentro l’opera stessa.

 

  1. Scritti corsari

Denunciare l’evidenza. Annunciare il risaputo. Dare voce alle ovvie verità della storia. Perché Pasolini rasenta quasi la banalità del ‘già detto’ e rischia il contagio del qualunquismo. Di fatto per una ragione soltanto: svegliare la coscienza, scuotere una società assopita e ammalata.

Per confermare il suo stile anticonformistico Pier Paolo Pasolini sceglie di pubblicare una serie di articoli con il Corriere della sera – testata storica della borghesia italiana, tipicamente anti-operaia e padronale – la cui raccolta è chiamata ‘Scritti corsari’.

Intelligenza, immaginazione sociologica, capacità retorica fanno degli Scritti corsari una grande raccolta di riflessioni capaci di far emergere pregiudizi intellettuali e meschinità del pensiero italiano di quegli anni.

Un aspetto in particolare colpisce nella scrittura e nel pensiero di Pasolini: la straordinaria bravura nel saper trasformare fatti del quotidiano, eventi sociali o culturali, in una narrazione quasi mitologica e senza tempo. D’altronde proprio in questo dovrebbe essere rintracciata la valenza profetica dell’autore. Profeta infatti non è colui che predice il futuro, ne semplicemente colui che interpreta il presente, ma profeta è colui che dona forma e voce a una storia capace di ritornare più e più volte, e di ritornare sempre nuova ma con il peso del passato per scuotere il presente.

Davanti alle pagine degli Scritti corsari il lettore spesso è colto da una sensazione di totale complicità con quanto viene affermato ma allo stesso tempo si sente messo in crisi nelle sue posizioni e convinzioni, messo in crisi cioè nei suoi pregiudizi.

Un’immagine che può essere di aiuto per entrare nelle parole dell’autore, può essere quella della luce: negli scritti di Pier Paolo Pasolini la luce non è né riflessa, né indotta da una fonte estranea, ma essa trapela dalle parole e dai concetti rendendo limpida e senza veli una realtà all’apparenza contorta e incomprensibile.

In un certo senso Pier Paolo Pasolini è stato un grande ‘narratore di storie’ a partire dalla sua storia – personale e biografica – e da quella del suo Paese. Pier Paolo Pasolini rimane presente ancora oggi e forse più di ieri proprio per questa sua singolare capacità di narratore. Nel cinema, nella poesia, nella saggistica e nella critica, egli è perenne narrazione.

Tutta la sua profezia si esaurisce e riparte proprio da qui: dalla narrazione. Il nostro mondo – che ha costruito tanti modelli (economici, politici, culturali, ecc…) ha perso però la capacità di saper narrare storie per rendere affascinante l’esistenza. Soprattutto la nostra Europa, nata dalla fusione della cultura classica (il mito) e da quella giudeo-cristiana (la parabola), è diventata improvvisamente muta rispetto alle grandi narrazioni del passato. Il panorama culturale è pieno di ‘cronisti’, tracciatori di confini tra il passato, il presente e il futuro, ma mancano i grandi narratori dell’eterno, le voci della profezia.

Probabilmente l’inossidabilità di Pier Paolo Pasolini risiede proprio in questa unicità narrativa: lui che alla fine della sua vita ha abiurato da tutte le sue opere, ha narrato al suo presente il nostro futuro, e oggi narra con il suo passato il nostro presente.