bisogno

Se ci sono i poveri, occorre la ricchezza per sfamarli

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In Occasione del rapporto Caritas Fermo, nel link potete leggere la gravità della situazione,
io e Don Andrea, amministratori del Sito ci troviamo d’accordo a divulgare un articolo del giornalista
Socci.
Entrambi riteniamo che l’ipocrisia populista di alcuni superficiali commenti anti-clericali non siano appropriati,
specie se si deve far fronte a situazioni di disagio come quelle evidenziate dall’Arcivescovo della nostra Diocesi.

Aggiungo esperienza personale. Mi sono sposato in una chiesetta, piccola ma bella, ove il parroco ospitandomi NON MI HA CHIESTO NULLA, e io ancora mi riprometto prima o poi di fare una donazione. Idem con la nascita del mio primogenito, il battesimo celebrato in una parrocchia diversa da quella che frequento il parroco mi ha chiesto nulla, anzi mi ha regalato alcuni materiali per la scuola e un bellissimo ricordo per il piccolo. Inoltre mi sono offerto più volte di pagare qualche aggeggio per i ragazzi dell’oratorio, ma ancora non serve nulla.
Questo è la mia esperienza con i Sacramenti celebrati.

buona lettura.

Lo Straniero – Il blog di Antonio Socci
IN DIFESA DELLA CHIESA
Posted: 23 Nov 2014 01:43 AM PST
E’ notizia di queste ore. In Nigeria (per fare un solo esempio) 11 mila cattolici uccisi e 1 milione e mezzo di persone sfollate per sfuggire a Boko Haram. Ma papa Bergoglio – che tace sull’islamismo – continua a bastonare i cristiani.

BOTTE SUI PARROCI

L’altroieri è toccato ai parroci che sarebbero attaccati al denaro come trafficanti del tempio (“Quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi”).

Fango generico e generalizzato su tutti, ingiustamente, che stavolta ha provocato una sorda sollevazione (lo stesso cardinale Bagnasco ha risposto che in nessuna chiesa italiana i sacramenti vengono venduti).

Un lettore indignato mi ha scritto:

“al di là di quello che si voleva dare come messaggio, ciò che è passato ai più (ed è ciò che conta in questo contesto) è che i sacramenti si pagano, c’è persino un listino prezzi e se lo dice il Papa allora è vero, non è una diceria degli anticlericali! Quindi non era un pregiudizio che i preti si fan pagare. Ergo, il papa è buono e i preti sono tutti avidi di soldi”.

Un’altra lettrice mi ha scritto scrive:

“io mi sono sposata, ho avuto tre figli, mai chiesto soldi né per matrimonio, né per comunione e cresime. Chi poteva dava un’offerta, chi non poteva anzi veniva aiutato. Il parroco dava le vesti ai bambini affinché tutti fossero vestiti uguali”.

E aggiunge:

“mai visto in vita mia un listino dei prezzi e ho girato tante chiese e santuari. Mi addolora un attacco così forte alla chiesa e ai suoi ministri. Per mia esperienza in tanti anni ho visto molti sacerdoti generosi che aiutavano le famiglie più povere. La mia parrocchia per esempio sostiene mensilmente con viveri 70 famiglie. Certo, se le mancassero la offerte (volontarie) come potrebbe un parroco con 700 euro mensili aiutare i bisognosi?”.

ITALIA, CHIESA DI POPOLO

In Italia la stima popolare verso la Chiesa è grande. Si sa che i parroci sono uomini che donano tutta la loro vita a Dio e agli altri, che vivono con quattro soldi e ci sono sempre, per tutti, e aiutano tutti.

Le offerte libere e volontarie esprimono la gratitudine dei fedeli per i beni soprannaturali e gratuiti che ricevono in Chiesa (la salvezza di Cristo), che non potrebbero essere ripagati nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Ma anche per l’educazione cristiana dei figli. E sovvengono ai bisogni materiali delle parrocchie, per le necessità delle chiese e della liturgia.

Sono un ottimo “investimento” anzitutto per la propria salvezza (“la carità cancella una moltitudine di peccati”), ma anche per il bene di tanti.

Tutte le opere della Chiesa sono state costruite per il popolo e con il popolo. A partire dalle cattedrali.

Celebre è il caso del Duomo di Milano di cui è stato appena pubblicato qualche registro delle offerte a cui partecipavano tutti, dalla povera vecchietta che donava un uovo alle meretrici della città (molto generose).

E i beni alimentari che affluivano per la fabbrica del Duomo andavano in una mensa dei poveri che provvedeva ai più sfortunati: proprio dalla formula latina “ad usum fabricae” è venuta l’espressione “mangiare il pane a ufo”.

Con la Chiesa tutti abbiamo sempre mangiato “a ufo” e sempre sarà così. Anzitutto il “pane” della salvezza, totalmente gratuito: Dio che è morto per noi, per la nostra felicità.

Ma anche il pane necessario al bisogno umano che non è solo fame materiale, ma anche solitudine, disperazione, malattia o bisogno di educazione.

BASTA MALIGNITA’

Lo Stato con la Chiesa ci ha “mangiato” più di tutti: lo stesso “otto per mille” ha la sua origine negli immensi espropri dei beni della Chiesa, frutto di secoli di donazioni. Espropri fatti dal neonato Stato italiano dal 1860 circa. Quindi l’otto per mille è solo un parziale risarcimento.

Del resto, secondo uno studio recente, le molteplici attività della Chiesa fanno risparmiare allo Stato italiano circa 11 miliardi di euro l’anno.

E anche la sua semplice presenza ci arricchisce: per esempio nel 2014 il turismo religioso nella città di Roma e nei santuari è stato valutato in 5 miliardi di dollari, unica voce in crescita in questo tempo di crisi nera.

Per non parlare delle missioni e di quello che la Chiesa, anche quella italiana, fa per i più diseredati del pianeta.

La mia lettrice, sconcertata, prosegue: “mi chiedo quando avrò il piacere di sentire papa Francesco parlare bene dei cristiani e della Chiesa”.

BERGOGLIO E I SOLDI

Da “Libero”, 23 novembre 2014 e sul Blog di Antonio Socci:

Purtroppo il bombardamento di papa Bergoglio non ha risparmiato nessuno. Ha “scorticato” i suoi predecessori con una sentenza affidata a Scalfari: “I Capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani”.

Ha poi sistemato gli altri ecclesiastici con continue accuse di fariseismo, chiusura a Dio e ancora peggio. Ma il bersaglio preferito su cui papa Bergoglio ama picchiare duro sono i semplici cristiani. Dalle omelie di Santa Marta escono come il ricettacolo di ogni meschinità. E così pure religiosi e preti.

In particolare Bergoglio ama parlare dei soldi. Io penso che la sua preoccupazione maggiore dovrebbe essere per la perdita della fede di intere generazioni e di interi popoli, la perdita di Dio. Dovrebbe esortare i sacerdoti a farsi in quattro per “conquistare” le anime a Cristo.

Invece il papa argentino batte soprattutto sul tasto dei soldi. In queste ore, pure su internet, si coglie il dolore e anche l’arrabbiatura di molti parroci i quali già devono fare i conti con l’ostilità delle élite culturali e sociali.

Di fronte alla “demagogia peronista” ricordano che ogni anno, nelle parrocchie, si raccolgono i soldi per l’obolo di San Pietro (offerte che vanno proprio al Papa).

E ricordando che il Vaticano di Bergoglio ha recentemente dato la Cappella Sistina alla Porsche per un evento pubblicitario. Pure se i fondi ricavati andranno ai poveri, era proprio necessario affittare un luogo così sacro per una pubblicità?

Facile prendersela con soggetti deboli come i parroci. Molti di loro, amareggiati, si chiedono perché papa Bergoglio non se la prende piuttosto – e con ragione – con soggetti forti come i vescovi tedeschi.

PARLI DELLA GERMANIA

La Chiesa tedesca è una vera potenza economica: la sola Caritas tedesca impiega 500 mila persone a tempo pieno, quando il gruppo Volkswagen ne ha 389 mila.

Tutto questo grazie alla Kirchensteuer, la tassa ecclesiastica che dallo Stato nell’anno 2012 ha convogliato sulla Chiesa 5,9 miliardi di euro. Una cifra sei volte superiore all’otto per mille della Chiesa italiana che pure ha un numero di fedeli doppio di quella teutonica.

Dove sta il problema?

Mentre in Italia si decide liberamente se devolvere o no l’otto per mille, in Germania quella è una vera tassa imposta dallo Stato a chi all’anagrafe risulta cattolico.

E’ dunque obbligatoria. La si può evitare solo uscendo formalmente dalla Chiesa con una gravissima conseguenza: “Un decreto della Conferenza episcopale tedesca ha stabilito che il rifiuto del contributo implica il venir meno, per il fedele, dell’appartenenza alla Chiesa” (Massimo Borghesi).

La tassa è una specie di condizione “sine qua non” per accedere ai sacramenti. Questa decisione è stata contestata dalla Santa Sede al tempo di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ma da papa Francesco nulla si è sentito.

I “progressisti” vescovi tedeschi sono molto bergogliani, sono stati fra i suoi principali sostenitori nel Conclave, hanno spinto il recente Sinodo verso l’eucarestia ai divorziati risposati e finanziano il Vaticano e le chiese del Terzo Mondo (America Latina compresa).
Ma perché papa Francesco, invece di strapazzare i parroci per motivi infondati, non prende di petto loro per questi seri motivi?

Il filosofo Robert Spaemann, amico di Joseph Ratzinger, ha osservato che in Germania “uomini che negano la resurrezione di Cristo rimangono professori di teologia cattolica e possono predicare in quanto cattolici durante le Messe.
Fedeli invece che non vogliono pagare la tassa per il culto vengono cacciati dalla Chiesa. C’è qualcosa che non va”.

Che dice Bergoglio?

Antonio Socci

Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

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Effetto sensibilizzazione per la nuova evangelizzazione

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Tocca a me offrire post più pragmatici, rispetto a quelli del mio amico don Andrea. E allora assolvo con piacer il mio compito nella speranza di offrire stimoli e spunti di riflessione per tutte le persone di buona volontà che lavorano quotidianamente alla evangelizzazione.

Voglio presentarvi oggi i famosi studi sui comportamenti degli uomini per poter offrire dei pungoli (nudge in inglese ) gentili per far fare le scelte giuste alle persone, senza usare mezzi coercitivi, di norma controproducenti.

Parliamo qui dell’EFFETTO PRIMING, tradotto dell’effetto sensibilizzazione.
Iniziamo con un esempio:
In un ufficio c’era l’angolo del ristoro con varie bevande, dal caffè al the al latte, ecc. ecc. Il costo di ciò che si consumava era lasciato alla libera volontà delle persone. I soldi venivano riposti in una scatola detta “box dell’onestà”.
Affissi erano i prezzi consigliati per i prodotti consumati. Tuttavia di onestà non è che ce ne fosse molta, ( non era colpa degli italiani, poiché l’esperimento è stato svolto nel nord america).
Allora si è voluto sperimentare l’EFFETTO PRIMING, in italiano sensibilizzazione.
In pratica sopra il box dell’onestà furono apposti a turno varie immagine,tipo:
fiori, occhi che guardano, prati, occhi languiDI; piante , occhi severi, ecc. ecc.
Dopo circa un anno gli studiosi hanno tirato le conclusioni, in media quando vi erano apposti occhi, specie severi, nel box c’erano il triplo delle offerte, l’onestà trionfa se pensi che qualcuno ti possa …. spiare.
Inconsciamente le persone erano indotte a essere …oneste. Come se una parte del cervello si attiva solo se stimolato, e riflette che è meglio essere onesti, poiché esistono anche gli altri.

Centinaia di esperimenti confermano che noi tutti siamo influenzabili con effetti Priming che ci spingono a compiere meglio le nostre azioni senza minacce o coercizioni, semplicemente facciamo scattare un meccanismo psicologico dentro di noi che ci fa rifletter meglio su ciò che desideriamo fare. Senza lo stimolo, come se non ci pensiamo e tiriamo diritto.

Allora cari amici evangelizzatori, sfruttate l’effetto Priming, stimolate e sensibilizzate con immagini, ambienti stimolanti, parole pensate e tutte gli stimoli e sensibilizzazioni che possano indirizzare la bontà delle persone ad emergere e magari approfondite l’effetto priming per prendere spunti utili.
Altrimenti rimane soffocata dalla pigrizia dei cattivi comportamenti e sappiamo che ne saremo responsabili.
Si perché per l’umano è molto più economico e meno faticoso comportarsi male.
Siate creativi nel realizzare nudge (pungoli) che evangelizzano le persone.
Occorre stimolare in modo creativo e positivo.
Comportarsi costa fatica, ma se sensibilizzata allora la persona si converte facilmente.

grazie

i super crunchers della pastorale

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numeri

Siamo in semi-ferie, noi prof. e allora provo a dare alcuni suggerimenti ai miei amici a capo delle parrocchie, sperando le indicazioni di una materia all’apparenza lontana dalla religione possano essere di aiuto per pastorali efficaci ed efficienti.

Come sapete insegno in due università private Marketing e offro sporadiche consulenze gratuite grazie al mio blog che ha un suo discreto seguito: http://www.pandemiapolitica.com.

Una delle cose più imprtanti nel Marketing, se non la più importante, è la ricerca. Questa ci consente di essere sempre aggiornati sui desideri delle persone sulle loro preferenze, sulla quantità delle persone che ci seguono o non ci seguono. La ricerca si divide generalmente di due grandi filoni l’uno complementare all’altro.

Il primo filone è legato a meri dati statistici. Sono dati quanto mai ufficiali che ci consentono di aver un quadro preciso della situazione e delle potenzialità.
Sulla base di questi dati, scatta , o meglio, dovrebbe scattare l’intuito, la creatività, le idee geniali o banali che siano che possano essere appunto suffragate almeno da un minimo di ricerca quantitativa. L’intuito e le idee sono la seconda parte che completa la prima e che deve essere messa alla prova per vedere se funziona.

Ecco allora i super-cruncers, ovvero statistici appassionati che elaborano dati per ogni cosa e che sono tanto in voga all’estero. Ci sono siti molto ma molto approfonditi che offrono studi statistici quantitativi molto utili e interessanti per ragionare sui dati. Una “costrizione data” che aiuta a scatenare la creatività realistica, non quella lunare inutile basata sui sogni dell’arte.

In Italia i super-cruncher sono poco utilizzati, ma sono sicuro che come al solito in uno o due decenni ci saranno anche da noi, basta leggere i laureati in statistica per capire quanto poco siano utilizzati.

Che utilità possono essere i dati per una parrocchia? Io direi fondamentali. Spesso quando dialogo con amici Parroci a mala pena conoscono i confini della parrocchia. Non hanno alcuna idea di come si suddivide la popolazione, che tipo di lavoro svolgono. I più anziani mi rispondono che loro sanno tutto e conoscono tutto perché sono lì da 100 anni, prima ancora che ci fosse la parrocchia. A beh allora, se sapete tutto allora conoscete anche la soluzione… o no?

I dati sono il punto di partenza e sono una ricchezza incommensurabile.

Censite e cercate di conoscere a fondo i dati della vostra parrocchia.

Non fidatevi dell’istinto puro, almeno in un primo momento.

L’istinto per essere ben indirizzato ha bisogno di essere informato. Allora si che dovrebbe scatenare la sua potente inventiva.

Ingaggiate le squadre di giovani, o meno giovani, per informavi sui dati dei vostri parrocchiani.
Almeno un censimento di massima tipo.
– Quanti sono e come sono composti donne, bambini, uomini, anziani ecc.ecc.
– quanti nuclei familiari e da quanti sono composti
– quante famiglie ….. non più famiglie?
– Che tipo di lavoro svolgono
– dove lavorano
Poi se riuscite affinate la ricerca con analisi più precise che possono esser utili tipo:
– che tipo di religione praticano
– gusti musicali – artistici

Chissà magari chiedere anche giudizi negativi sulla chiesa o sulla parrocchia, o sui preti
(a me a scuola capita spesso dai ragazzi e mi domando _ perché nessuno li ascolta?).

Insomma più l’analisi è rigorosa e approfondita maggiore penso possano essere le idee che potete farvi venire magari per approntare una pastorale
radicata sul territorio che dia seguito ai desideri dei parrocchiani. Ricordate che i desideri per la maggior parte delle volte sono reconditi e occorre intuirli tra i dati che abbiamo.

Magari scoprirete un mondo dal di là dei soliti frequentatori della parrocchia che vi è sconosciuta e che proprio per questo ha desiderio inconfessato di incontrare la Chiesa e il suo capo Cristo.

Se volete approfondire la questione o avete bisogno di una mano io sono a dispozione, e sotto un articolo un po’ professionale per i più secchioni.
http://pandemiapolitica.com/2014/03/26/816/

Buon Lavoro

Autostima e Cristianesimo

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In questi tempi di Natale,
offro ai miei alunni in particolar modo un bell’articolo
di un sito che seguo.
Parla dell’Autostima.
Quell’aspetto fondamentale per l’uomo da non confondere con la mancanza
di Umiltà, bensì con una chiara e definita accettazione del proprio essere,
per apparire agli altri testimoni, magari anche del Signore.
Lo dedico ai miei alunni che sono stati letteralmente massacrati
nella loro AUTOSTIMA, causa anni di insulti e improperi portati contro di loro
da professori inetti ed incapaci di educarli.
Un mio personale regalo di Natale a tutti coloro che si devono ricostruire
la propria autostima, nell’umiltà della Fede a Cristo Gesù.
AUGURI
E
BUONA LETTURA


http://filiaecclesiae.wordpress.com/2013/12/28/autostima-e-cristianesimo/

La vicinanza di Dio: gli angeli e la missione del comunicare

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Cari amici: si parte!

Come promesso con la festa degli angeli custodi, diamo il via ufficialmente ai nostri contributi e alla nostra ‘missio’.

Perchè porre il nostro lavoro – mio e di Paolo –  sotto l’immagine dell’angelo?

Quando insieme a Paolo abbiamo ragionato e riflettuto su una data plausibile per inaugurare questo blog, entrambi siamo stati concordi su questo giorno: il 2 ottobre, memoria liturgica degli angeli custodi. E questo per diverse ragioni che vogliamo condividere con voi. Provo a farlo attraverso dei semplici ‘step’ descrittivi.

Gli angeli sono IMMAGINE DELLA VICINANZA DI DIO. Gli angeli nella Sacra scrittura sono indicati come ‘messaggeri’ di Dio. Dio nella sua bontà invia infinite volte i suoi angeli agli uomini, nel momento del bisogno, nella prova, nella tenebra della sua vita. E lo fa per un unico scopo: perchè è un ‘Padre’ premuroso.

Gli angeli sono RIVELATORI DEL GIOCO COMUNICATIVO: TRA DIO E L’UOMO. Gli angeli sono rivelatori di un gioco comunicativo molto interessante: essi parlano di Dio all’uomo, ma allo stesso tempo narrano la vita dell’uomo all’ ‘orecchio’ paziente e benigno del Padre. Questo è per l’uomo un motivo di grande speranza nella fede: il Padre non può non ascoltare i suoi figli, tanto più se a sostenere le loro richieste sono gli stessi inviati del Padre, gli angeli appunto.

Gli angeli sono MEMORIA DELLA NOSTRA ESISTENZA: CI RICORDANO CHE NON SIAMO MAI SOLI. Nel nostro tempo una delle tenebre che abitano il nostro cuore è paradossalmente proprio quella della solitudine. L’angelo mi ricorda che anche l’uomo, creato a ‘immagine’ e ‘somiglianza’ di Dio, è sempre davanti al volto del Padre, come i suoi angeli. Noi siamo sempre davanti allo sguardo del Padre, qualunque sia la nostra situazione umana, storica, contingente. Noi…: non siamo mai soli!

MA COME AVVIENE TUTTO QUESTO? Eh già, il nostro scetticismo di uomini Dio lo conosce bene, e non se ne preoccupa. Gli angeli ci ricordano questo: la compagnia del Padre entra nella tua vita mediante una parola buona, attraverso l’abbraccio della persona amata, ma anche attraverso i profondi impulsi e i moti interiori del nostro animo. Si! Dio non ha dimora nei cieli: il Padre si è scelto una casa, è la nostra carne, impasto di bellezza e oscurità, di luce e di tenebra, di gioia e di dolore, qui il Padre chiede di essere cercato e di farsi trovare, dal suo amore, dalla sua provvidenza, dal suo… Angelo!

Allora buon cammino insieme agli angeli a questo nostro lavoro, nella fiducia di lavorare e di mettere a disposizione mente  e cuore per allargare la condivisione del ‘regno’, la condivisione della Bellezza della fede!

armonia angelica