evangelizzazione

Il FLASH MOB dei Frati e delle Suore. Riflessione e Suggerimenti.

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Lo hai visto? Hai assistito a un Flash Mob dei Frati? Io no, ma ho avuto modo di apprezzarne le gesta tramite youTube?

Chiariamo cosa è un Flash Mob. Si tratta di un modo di  comunicare attraverso una  improvvisata per coinvolgere le persone in modo assolutamente inaspettato. Caratteristica principale è l’INASPETTATO e se vogliamo anche il divertente.

Si organizza in genere o in maniera precisa o in modo estemporaneo tramite i social network dandosi appuntamento in una ora precisa e ad un segnale preciso si inizia a inscenare quanto concordato.Nata circa una decina anni fa, è un modo di comunicare e di organizzare una evento improvviso in modo da scatenare attenzione e partecipazione e naturalmente Buzz, ovvero Brusio, Passaparola. Di recente assai utilizzato nel Marketing in special modo nella comunicazione di marketing chiamata GUERRILLA MARKETING.Leggi qui.

Si spera che in questo modo le persone che assistono a questo evento inaspettato possano essere coinvolti e parlarne ai propri conoscenti e amici, che è poi la base del Passaparola. Sappiamo infatti che non esiste potenza più elevata del passaparola nel trasmettere messaggi e informazioni. Il problema è semmai scoprire il modo di scatenare un Passaparola, che sia coiNvolgente e di conseguenza coinvolga le persone a compiere le azioni che ci prefIggiamo.

Un innovativo modo di fare Marketing in modo semplice, economico, divertente, smart, diretto e ambientale. Non è questo il post per approfondire tematiche tecniche del Marketing, per chi volesse rimando al mio Blog.

Nel video potete vedere che si tratta di un flash mob organizzato a mo’ di danza. Ora dato che in questo Blog parliamo di Pastorale ed Evangelizzazione ,   mi preme sottolineare in questo Blog cosa ci trasmette i video dei vari Flash Mob che si trovano su Youtube.

  • Quale era lo scopo che si sono prefissi i simpatici frati e le arzille suore?
  • Perché delle persone nei loro abiti del “1200-1300” ballano?
  • Con ai piedi delle Modernissime Birkenstok in Lattice?
  • Quale scopo si prefiggono?
  • Raggiungono lo Scopo prefisso?
  • Sono forse un po’ ridicoli?
  • Sono divertenti?
  • Chi li osserva sono coinvolti e ne parleranno in giro?
  • Si scatena il Passaparola?
  • E che tipo di Passaparola?  Passaparola Positivo o Negativo?

Dato che non conosco nessuno dei frati o suore del video, non so se questi Flash Mob hanno ottenuto un qualche effetto. Mi auguro di si, per il bene delle persone che si avvicinano alla CHIESA.

Io personalmente, giudizio assolutamente personale, lo trovo RIDICOLO. E non poco?

Apprezzo il tentativo, il coraggio di tentare strade nuove, tuttavia temo che  i risultati non siano tanto esaltanti, e temo che siano tentativi AUTO-REFERENZIALI, che coinvolgono solo  coloro che già seguono un percorso di crescita nella Fede vicino ai conventi. Ma coloro che sono lontani, e che dovrebbe avvicinare, non credo siano molto coinvolti.

Spero vivamente di essere smentito. Tenteremo di saperne di più, se riusciamo a metterci in contatto con codesti organizzatori, ma temo sia difficile che ci rispondono. I social Net-work per i consacrati sono un mondo dedicato solo per coloro che ne fanno parte, difficile che si aprino agli estranei. Spero di essere smentito, ma molti Preti, associazioni e Diocesi impediscono proprio il dialogo nei proprio siti, blog o pagine Fb.

Cosa che è assolutamente il contrario di come si dovrebbe fare Social Network.  Allora mi chiedo a cosa servono sti  balletti in strada? Boh e chi  lo sa?

Se lo scopo è s emplicemente affermare :

Hei CI SIAMO,

ESISTIAMO, VIVIAMO,

GUARDA BALLIAMO PURE,

E SIAMO FELICI,

Allora forse, si dai, forse, funziona. Ma nulla più!! 
Si Sa a noi del Marketing Piace Misurare le nostre azioni, verificare così che funzionano. Mi piacerebbe tanto che mi dicessero, ti sbagli, funziona, abbiamo in questo modo avvicinato molte persone. Quanto sarei contento di essere smentito!!!!

MI PERMETTO UN SUGGERIMENTO che magari svilupperò meglio in un post successivo.

Perché invece non mettere a disposizione delle giovani generazioni le competenze creative francescane in modo da aiutare a realizzare nuove START-UP?

Prendiamo spunto dal grande SAN BERNARDINO E  aiutiamo i giovani a trovare lavoro, a INVENTARSI UN LAVORO!!

NON SAREBBE Più INNOVATIVO E COINVOLGENTE ???

Ne parleremo nel prossimo postl

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Il Nome della Parrocchia o della Comunità: principale veicolo di comunicazione

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Gestire una comunità, aiutarla a crescere, a incontrarsi e ad incontrare persone nuove per ampliarla è assi complesso e difficile. Lo sanno bene coloro che vivono le comunità cattoliche in special modo i parroci ed i loro aiutanti, i coordinatori di gruppi o associazioni.

In quanto studioso,consulente ed insegnante di Marketing desidero offrire  degli spunti che magari possono essere utili alle persone di buona volontà per migliorare nelle attività comunitarie, in particolare per aumentare la presenza delle persone alle iniziative EVANGELIZZATRICI.

Il primo suggerimento che mi sento di dare è quello relativo al NOME della comunità. Sembrerà strano ma l’importanza del Nome è cruciale per qualsiasi comunicazione. Noi del Marketing investiamo gran parte del nostro tempo a valorizzare il BRAND NAME. Mentre osservo spesso che quando si entra in una Chiesa a mala pena si riesce  a leggere ed a capire a chi è dedicata.

Il Nome è il principale veicolo di trasmissione della comunicazione.

Occorre curarlo in modo MANIACALE e soprattutto difenderlo da ogni attacco. Si deve con orgoglio far sentire partecipi le persone della Comunità che sono di quel NOME, specie se di Santo. Conoscerne e valorizzarne la Storia,

NON  SOLO DURANTE LA CLASSICA RICORRENZA ANNUALE

MA ANCHE EVIDENZIANDO I MOMENTI CRUCIALI DELLA VITA DEL SANTO.

Insomma tutta la Parrocchia deve essere formata ed informata sulla Memoria storica, parlarne, diffonderla ed evidenziarne i Carismi specifici. Una comunicazione inizia sempre con un nome, una storia, allora per far parlare le persone perchè non sfruttare appieno le potenzialità del nome della parrocchia. Ricordiamo che il PASSAPAROLA è il più potente mezzo di conoscenza delle persone.

SONO SICURO CHE NEI TEMPI PASSATI

questo tipo di comunicazione era assai usuale.

Poi si è perso, molte CHIESE sono Spersonalizzate. Invece sarebbe molto Utile poter mettere in Risalto le differenze carismatiche delle singole Parrocchie all’interno della UNITA’ della CHIESA.

Stesso discorso vale per i gruppi o comunità cristiane. Molti hanno dei nomi generici e dimenticano i nomi specifici assegnati. Male direi, per la comunicazione. Vi invito invece a diffondere la Storia del gruppo, che facilmente si trasmette grazie al fascino dei tempi andati e dei primi personaggi che hanno iniziato il percorso (ricordo ai tempi miei che gli Scout lo facevano, esaltando coloro che per primi fondarono il gruppo nel mio paese. Una cosa che mi è rimasta impressa). In gergo si direbbe, sviluppare lo Storitelling.

Il NOME non è soltanto

UN NOME ma

APRE ORIZZONTI INFINITI 

 

Pensate ai Santi e alle Loro Imprese, o a Maria, o a Gesù. Ecc. Ecc.

Ecco perchè occorre sfruttarne le Potenzialità. Invece la maggior parte delle Chiese sono spersonalizzate, gli stessi parrocchiani non conoscono bene la Storia di colui o colei alla quale è dedicata, e neanche sanno il motivo per il quale è stata a Lei dedicata.

Mi permetto di suggerire, da consulente Marketing di riscoprire la potenza della MEMORIA STORICA CRISTIANA. Attraverso la valorizzazione di un BRAND PARROCCHIALE si possono costruire poi i futuri sistemi evangelizzatrici.

O per lo meno nel Marketing aziendale si inizia così, ed ho voluto condividerlo con voi. Hai visto mai che potrebbe funzionare?  D’ALTRONDE se andiamo a vedere in tutti i luoghi maggiormente visitati e attraenti il NOME e la STORIA SEGUENTE SONO AMPIAMENTE CONOSCIUTO TIPO: San Pio, Loreto, Lourdes, Medjugorie, Sant’Antimo, Assisi,  ….. ecc. ecc.

Per questi luoghi basta la parola a richiamare molti concetti. Perchè non potrebbe e dovrebbe  essere lo stesso con le nostre Parrocchie?

Fanfaluca di Papa Francesco eppure da gesuita dovrebbe tenere da conto gli studi e non ignorarli.

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Salve a tutti, dopo mesi di assenza finalmente ho il piacere di scrivere di nuovo su questo Blog con rinnovato Spirito di Umiltà e condivisione. Il mio mancato impegno qua è dipeso in primis dagli impegni lavorativi che a partire da ottobre sono sempre più stringenti ed in secundis dal fatto che sto per completare un libro di Marketing Pandemico che uscirtà a dicembre. Dato che quest’ultimo impegno volge al termine, oggi mi dedico di nuovo a parlare di Pastorale Sociale.

Lo faccio con piena coscienza e con l’intenzione di urtare il sensibile popolino in quanto mi appresto a confutare una serie di riflessioni di Papa Francesco rilasciate durante la sua visita pastorale in Africa. Non me ne  vogliate, la polemica è in me, specie se mi coglie preparato su materie che studio da anni. Non lo voglio fare per essere superiore, ci mancherebbe, ma solo per ribadire il concetto che parlare di alcuni argomenti sociali occorre quanto meno essere preparati, studiare  o almeno leggere i riscontri di studiosi, in modo da non sparare ipotesi da bar.

Ecco allora  che lo stesso mio ragionamento lo ha perfettamente svolto il bravissimo giornalista Luciano Capone del Foglio in questo meraviglioso articolo:

IL TERRORISMO NON è figlio DELLA  POVERTA’

Vi invito a leggerlo e soprattutto, per chi conosce l’inglese a leggere gli studi del prof. Alberto Abadie, economista ad Harvard

 “Poverty, Political Freedom, and the Roots of Terrorism”.

Qui troverete che gli studi indicano chiaramente che

“il rischio terrorismo non è più alto nei paesi poveri”

e ancora che

“non c’è una significativa associazione tra terrorismo e variabili economiche come il reddito”. 

Magari alle masse questo non è facilmente intuibile, in quanto è più facile leggere e comprendere l’equazione

disperati poveri = ingaggiati facili per il terrorismo

ma NESSUNO STUDIO SOCIOLOGICO SERIO HA MAI DIMOSTRATO QUESTO UGUAGLIANZA.

Invece risulta proprio essere il contrario. Una situazione economica migliore e sempre più progressiva aumenta e spinge le persone a essere terroristi. Come ribadisce Luciano Capone, in base anche ad altri studi:

” i terroristi non sono figli dell’ignoranza e della povertà,

ma provengono da contesti più o meno agiati e

spesso vengono a contatto con l’estremismo proprio nelle università.” 

Allora Santità, almeno per rispetto di chi studia i fenomeni sociologi, ci faccia la cortesia prima di sparare populismi inutili di informarsi approfonditamente e di non parlare solo alla pancia delle persone. Da un Gesuita erede di una secolare tradizione di grandi studiosi vorremmo ascoltare parole meno campate per aria e maggiormente comprovate dalla scienza.

D’altronde sulla stessa lunghezza d’onda le sparate del compagno prete Zanotelli, che oggi su AVVENIRE, ne spara una dietro l’altra dall’alto di ….. NULLA.   Parla di risorse, economie, scarsità, sfruttamento dell’AFRICA  SENZA ALCUNA BASE SCIENTIFICA E-O ECONOMICA.

Ignorando i moltissimi studi che parlano della situazione economica dell’Africa, delle sue diverse facce e delle varie responsabilità e possibilità.

Pur dicendo cretinate assolute il giornale della Cei gli dedica spazio, sol perché Lui in Africa c’è stato,e quindi essendo già Santo, sa tutto.  Di conseguenza “acchiappa” l’ascolto degli ignoranti beati, ma di sicuro chi studia la scienza economica non può che riderne di gusto da tanta ignoranza spacciata per santa verità e per di più sul giornale della Cei.

Insomma cari amici, se vogliamo essere CREDIBILI PASTORI prima facciamo ricerca, Studiamo, basiamoci sui DATI poi parliamo.

NON PONTIFICHIAMO SU COSE  DI CUI NON SAPPIAMO

O SEMPLICEMENTE INTUIAMO.

Ne va della serietà della nostrA Pastorale e di tutta la Chiesa. Chi può prendere sul serio una persona che spara Fanfaluche solo in base a ciò che lui ritiene vero senza nessun appiglio scientifico?

La PASTORALE NECESSITA’ DI SCIENTIFICITA

PER ARRIVARE ALLA VERITA’.

Ripensare la Pastorale. Intervento di Don Sergio Siracusano

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don Sergio Siracusano

 

Con Molto piacere oggi ospitamio un caro amico siciliano con il quale abbiamo condiviso gli studi alla Pontificia Università Lateranense. In occasione della recente  pubblicazione del  suo  Libro su Don Luigi Sturzo  per i quaderni del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo dal Titolo (CISS):

 

Don Luigi Sturzo

SACERDOTE DI CRISTO AL SERVIZIO DELL’UOMO

Ce lo ha appena inviato e per questo lo ringraziamo e presto pubblicheremo una nostra recensione dopo averlo letto con piacere durante questa estate caldissima.

Di seguito il suo curriculum e un suo articolo su come ripensare la Pastorale che ci trova molto d’accordo. Buona Lettura. (cfr su stesso tema:   pastorale per la parrocchia e pastorale e ascolto )

Don Sergio ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa presso  la Pontificia Università Lateranense nel 2013, con una Tesi su Don Luigi Sturzo.  Ha conseguito poi nel 2014 il Master in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Fondazione Centesimus Annus-Vaticano.

Dal 24 settembre del 2006 è stato nominato da sua eccellenza Mons. Giovanni Marra Arcivescovo di Messina, Parroco della Parrocchia S. Maria del Rosario in Giammoro.

Dal 2008 è direttore dell’Ufficio Diocesano per i problemi sociali e del Lavoro e dal 2013 Segretario dell’Ufficio Regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia , la pace e la salvaguardia del creato della Conferenza Episcopale Siciliana.

E’ Tutor diocesi di Messina del “progetto Policoro”   della CEI e consulente Ecclesiastico della Sezione di Messina dell’Unione Cristiana Imprenditori e dirigenti (Ucid)

Ripensare la pastorale

«Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice. L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri»
(Evangelii Gaudium, 178).

Si parla tanto ultimamente di Chiesa missionaria, di conversione pastorale. Papa Francesco in particolare nella Evangelii gaudium ci invita ad essere “Chiesa in uscita”, estroversa (Cfr. Evangelii gaudium, 20-24). Concretamente ciò significa – come suggerito dal compianto teologo pastoralista, mons. Lanza, e oggi dal prof. Asolan (cfr. Il tacchino induttivista, ed. Pozzo di Giacobbe, 2010) – superare il trinomio catechesi, liturgia e carità, i “tria munera” e passare ad una pastorale ad intra ed ad extra secondo gli ambiti indicati dal Convegno delle Chiese d’Italia di Verona del 2006 (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza).
Sergio Lanza ha sostenuto che la canonica triplice organizzazione dell’azione pastorale (liturgia, catechesi e carità) attorno ai “tria munera” (sacerdotale, profetico e regale) sia sempre più insufficiente a raccogliere le variabili del vissuto storico ecclesiale per “scarsa funzionalità pratica e carente fondazione teoretica” e ha proposto una nuova (e sempre perfettibile) organizzazione: prima evangelizzazione, educazione e formazione cristiana, edificazione della comunità e cura spirituale dei fedeli, presenza e azione nel mondo,secondo la struttura propria della chiesa comunione (actio ad intra) e missione (actio ad extra) in rapporto di coappartenenza (Cfr. S. Lanza, Convertire Giona, OCD, Roma 2005, 179-186).
Dario Viganò, riprendendo il pensiero del prof. Lanza, sostiene che: «il trinomio evangelizzazione – liturgia – carità spinge verso un’azione pastorale fortemente squilibrata: dedica molto alla parte ad intra (strutturando organicamente le celebrazioni, i sacramenti, i vari momenti della vita interna di una comunità…) e fatica molto ad organizzare il resto (configurando la pastorale ad extra più come una pastorale di iniziative che una pastorale strutturata organicamente)» (I Laterani del Redemptor hominis, in La teologia pastorale oggi, Lateran University Press, 2010, 7-9).
Ripensiamo la pastorale e domandiamoci: Chi intercettiamo con tutte le nostre – pur numerose – attività? Quante risorse impieghiamo? E per raggiungere quante persone? Quanti esclusi dalle nostre iniziative?

«La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia…» (Evangelii gaudium, 33).

Ripensare la pastorale esige

“un saggio e realistico discernimento pastorale”.

Tale conversione porta a recuperare una presenza più incisiva nel territorio, in una società post-cristiana, e a superare la dicotomia – tipica degli anni ‘60-‘70 e ormai datata e insignificante – clero/laici per una visione di Chiesa – Popolo di Dio in cammino, con una pastorale più attenta all’uomo e alle vicende quotidiane, sì da essere voce forte nella dialettica cittadina, nelle dinamiche socio culturali.
In sintesi si tratta di recuperare la pastorale sociale, che – come evidenziava un documento della Cei del 1992;

 “Evangelizzare il sociale” – è «l’espressione viva e concreta di una comunità pienamente coinvolta dentro le situazioni, i problemi, la cultura, le povertà e le attese di un territorio e di una storia».

  Non una pastorale a parte ma che faccia sintesi… Sostiene Asolan: «A me sembra che sia stata la mappatura dell’azione ecclesiale – così come si è venuta configurando nel trinomio evangelizzazione/liturgia/carità – ad aver contribuito in maniera decisiva all’isolamento della pastorale sociale dal resto della pastorale diocesana» (P. Asolan, Il tacchino induttivista, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009, p. 158).
Già san Giovanni Paolo quando parla – nel 1991 – di nuova evangelizzazione così si esprime:

«La “nuova evangelizzazione”, di cui il mondo moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali l’annuncio della dottrina sociale della Chiesa» (Centesimus annus, 5)

Vediamo oggi quanta richiesta di sacro, di senso religioso e di esoterismo… Vediamo con piacere quanto movimento nelle parrocchie per visite e peregrinazioni di Reliquie e statue, quante devozioni che aumentano. È un bel segnale, ma chiediamoci: corrisponde un impegno uguale o maggiore per una fede incarnata? Pensiamo a come entrare dentro i problemi del nostro tempo? È accolta la proposta di osservatori di pastorale sociale, di laboratori di dottrina Sociale della Chiesa, di percorsi di formazione all’impegno socio-politico?

Abbiamo molti laici di qualità.

Siamo impegnati in un ambito culturale? Riusciamo ad essere presenti nella riflessione delle nostre città, ad incidere nel pensiero corrente? Riusciamo come Chiesa a dire una parola sulle questioni urgenti? A dialogare con il mondo universitario? Sappiamo abitare la città?
Siamo chiamati a ripensare la pastorale della nostra Arcidiocesi, soprattutto attraverso i Consigli Pastorali parrocchiali, vicariali, e quello diocesano.

Papa Francesco, proveniente dalle metropoli argentine, ipotizza una “pastorale urbana” per le grandi metropoli. Come non pensare ad una pastorale urbana per le più grandi città delle nostre diocesi che – seppur non metropoli – necessitano di una Pastorale cittadina integrata e coordinata.

«L’importante è non camminare da soli,

contare sempre sui fratelli e

specialmente sulla guida dei Vescovi» (Evangelii gaudium, 33).

Sergio Siracusano

la conversione non dalla ragione ma dal sentimento

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CONVERSIONE

La Conversione è lo scopo principale della Evangelizzazione. Il cristiano ha ricevuto una missione, quella di portare il Vangelo, la buona Novella, a tutti e far si che chi la riceve possa cambiare “nous”, mente , pensiero, idea, percorso di vita.

Insomma la Conversione di vita verso Cristo  è l’obiettivo principale della Evangelizzazione. Se non riusciamo a seminare in modo corretto, in modo che la Grazia possa operare profittevolmente possiamo dire che la missione è fallita.

Ora però chiediamoci: Perché ci si converte?  Perché ci siamo convertiti? cosa spinge l’uomo a cambiare?

Spesso siamo portati a pensare che si cambia dopo che una studia, analizza e poi cerca un soluzione e alla fine adotta il cambiamento. Questo possiamo chiamarlo percorso razionale al cambiamento. In realtà gli ultimi studi sul comportamento dell’Uomo, sembra che questi passaggi logici RARAMENTE portanti ai cambiamenti.

Questo percorso RAZIONALE riproposto nell’immagine sotto NON FUNZIONA quasi MAI:

SCHEMA RAZIONALE PER CONVERTIRSI

Facciamo qualche banale esempio. Io so perfettamente che il fumo provoca il cancro ai polmoni eppure…. Io so perfettamente che mangio troppo e questo è un danno per la salute eppur…..So perfettamente che se non studio prenderò 4 eppure ……

io so perfettamente non è di per se uno stimolo al cambiamento.

Per la cronaca occorre dire però che allo stesso tempo l’ignoranza non aiuta a cambiare, mentre il percorso razionale qualche minimo risultato lo da, ignorare le cose di sicuro non ti fa cambiare.

Quindi né il percorso razionale di conoscenza ne tanto meno quello della ignoranza spingono l’uomo a convertirsi rispetto alle varie situazioni. Gli ultimi studi di comportamentale lo dimostrano. Tuttavia si cambia. Perché?

Perché si è colpiti nel nostro profondo SENTIRE. Tocca il Sentimento e allora avremo il Cambiamento.

Non è un caso che molti interrompono un comportamento riprovevole dopo episodi che li hanno toccati in modo profondo. Ricordo che mio Padre, fumatore incallito, 20 anni fa ebbe problemi al cuore, si spaventò a tal punto che non fumò più e ad oggi non ha più fumato. Io personalmente quando guido ora mi accorgo di essere estremamente prudente, specie dopo aver visto dal vivo alcuni spiacevoli episodi.

Insomma per la conversione conta molto di più:

  • VEDERE

  • SENTIRE 

  • AGIRE

VEDERE e SENTIRE in senso allargato, sia ai 5 sensi sia al Sentimento delle persone che li tocchi veramente. Occorre colpire il sentimento delle persone per far si che le persone cambino. Solo se si riesce a colpire il sentimento allora si può sperare in un azione di conversione. Cosa non facile, ma è ciò che si deve tentare per far cambiare le persone.

In un prossimo post approfondiremo questo aspetto seguendo le teorie comportamentali di ultima generazione. Cercheremo di capire come è fatto l’uomo e come possiamo pensare di aiutarlo ad avvicinarlo al Vangelo. Tanto più che gli studi ultimi dimostrano l’assoluto desiderio dell’Uomo di ritrovare se stesso con una Spiritualità totalizzante. Chi meglio di Cristo potrebbe soddisfare questo desiderio nell’intimo dell’UOMO.

Pertanto spetta a noi Cristiani di Buona Volontà di applicare le ultime scoperte scientifiche al servizio della Evangelizzazione.

Poverty Lab: tradurre la ricerca in Azione

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Oggi mi preme farvi conoscere una realtà laica assai interessante, dalla quale penso sia utile imparare alcune buone pratiche che possono ispirare l’evangelizzazione e la missionarietà. Una ottima pratica di marketing pastorale non campata sulle sensazioni ma sui dati.

Si chiama  Poverty Action Lab è una associazione americana con la finalità di combattere le cause della povertà nel mondo. Fondata nel 2003 all’interno del M.I.T., una delle più importanti università italiane da AbHijit Banerjee, Esther Duflo E S. Mullainthan.

I 3 sono esperti ingegneri e statistici E di economia che hanno messo il loro sapere a favore dei poveri. Impiegano tecniche avanzate di statistica per conoscere quali sono i problemi e trovare le soluzioni idonee per superarli. Monitorando i vari tentativi. In pratica non portano ai poveri solo i soldi, ma offrono le migliori condizioni ove possano affrancarsi definitivamente dalla povertà.

Il loro motto è: Tradurre la Ricerca in Azione . La tecnica migliore che hanno messo a punto è la RANDOMIZZAZIONE. Non vi spaventate è assai semplice. Leggi la metodologia: Metodo PAL

Si tratta di una tecnica statisca che ci permette di sapere se quello che stiamo facendo funziona oppure no e bisogna cambiare.

Si divide a caso la popolazione in varie parti, minimo ovvio in due. Una rimane come sta e farà da gruppo di controllo. Alle altre parti invece si applicano le varie idee che sono state pensate  per risolvere il problema.

Dopo un congruo lasso di tempo si traggono le conclusioni rispetto al gruppo di controllo. Se almeno una delle varie proposte ha avuto un discreto successo allora lo si applica su larga scala. Detto così sembra facile, ma dietro ci sono studi non semplicissimi, ma qualsiasi ingegnere o matematico può risolvere i calcoli necessari.

La Prof.sa Duflo è una delle economiste francesi più note, ed ha convinto moltissime ONG ad utilizzare tale tecnica e non fidarsi delle semplici intuizioni o delle facilonerie parolaie. La tecnica della Randomizzazione ha risolto molti problemi, ma sempre per tentativi e controlli e verifiche.

ESEMPIO :

  • n India vi era il problema dei maestri assenteisti. Si è pensato di dotare di macchine fotografiche alcune classi con obbligo di fotografare il maestro al lavoro per fargli avere lo stipendio, non tutte, mentre il gruppo di controllo ne era sprovvisto. Ebbene ha funzionato e ora è prassi. Poteva non funzionare. Gli studenti potevano non collaborare ed invece hanno collaborato.

Insomma i progetti che abbiamo in mente per risolvere i problemi della evangelizzazione sono buona cosa, ma sempre meglio utilizzare strumenti che ci permettano di verificare se funzionano. Prendiamo esempio dal Poverty A. Lab per le nostre evangelizzazioni, sperimentiamo e verifichiamo altrimenti cambiamo. Il marketing Pastorale deve avere basi scientifiche non Chiacchiere distintivo come direbbe qualche amante cinefilo.

 

L’indispensabile economia: promuovere la creatività imprenditoriale. Dalla Enciclica Laudato Si.

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Nel giorno dedicato ai SS. Pietro e Paolo scrivo  riflessioni spontanee  delle enciclica Laudato Si emanata pochi giorni fa. In particolare su quella parte che parla degli aspetti che maggiormente mi stanno a cuore ovvero il lavoro e l’imprenditore.

Sia Pietro che Paolo erano artigiani. Il primo pescatore e l’altro costruttore di Tende. Paolo in specie più volte parla di come si mantenga del proprio lavoro e quanto sia importante questo aspetto per tutta la comunità e per coloro che sono chiamati a farne parte.

Dai cap. 124 ai 130 l’Enciclica si sofferma a considerare la necessità di difendere il lavoro.  Oggi più che mai occorre levare un grido cristiano contro i soprusi che si stanno perpetrando contro l’uomo e la sua dignità di mettere in pratica i suoi talenti attraverso il lavoro. Si richiama ovviamente la splendida enciclica Laborem Exercens e gli aspetti teologici che esaltano, unica tra tutte le culture religiose e laiche, il LAVORO dell’Uomo paragonato sempre alla creazione libera di Dio.

Al punto 125 si parla espressamente di quanto sia fondamentale la dignità del lavoro, qualunque esso sia, e la relazione interpersonale di cui necessita. Per il Cristiano poi l’Ora et Labora Monastica diventa paradigma primario.

Si pone dunque l’uomo al centro di tutto insieme anche alle sue relazione con gli altri uomini, ed il lavoro ” dovrebbe essere l’ambito di questo multiforme sviluppo personale, dove si mettono in gioco molte dimensioni della vita: la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli alte, un atteggiamento di adorazione. …… pertanto si esige che si continui a perseguire quale priorità.

  Sottolineando come il lavoro sia una necessità per la realizzazione del essere uomini si sottolinea come il lavoro non è elemosina.

“In questo senso aiutare i poveri con il denaro deve essere un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze.

IL VERO OBIETTIVO DOVREBBE ESSERE SEMPRE DI CONSENTIRE

LORO UNA VITA DEGNA MEDIANTE IL LAVORO”

Questo deve essere chiaro a tutti i missionari, che Dio li illumini per ampliare le loro offerte di aiuto anche alla imprenditorialità.

Oggi più che mai occorre dare a tutti la possibilità di LAVORARE della Propria Creatività e Dignità. Non solo Elemosina ma LAVORO. Quindi un inno alla SUSSIDIARIETà al fatto che occorre dal basso dare a tutti la possibilità di fare, realizzare, creare. Contro i tanti infiniti soprusi di chi ha troppo, troppa terra, troppo denaro, troppo di tutto e non offre la possibilità a chi non ha e non avrà mai la possibilità se questa non gli viene offerta. INSOMMA CONTRO TUTTE LE FORME DI DITTATURA DELLE RENDITE PARASSITARIE. In Italia come in tutto il mondo sono queste che il cristiano deve combattere per offrire a tutti la possibilità di vivere la propria vita con la dignità che gli spetta alla luce del Vangelo.

Si tratta di GIUSTIZIA STORICA  specie in quei paesi, italia inclusa in cui chi ha da centinaia di anni impedisce a chi ha idee forza e creatività di sviluppare le proprie potenzialità.

BASTA CON coloro hanno ereditato intere fortune SENZA ALCUN MERITO

e

NON LE SANNO FAR FRUTTARE

e

usurpano il diritto di interi popoli ad auto determinare le proprie vite attraverso il lavoro. 

SI DIA LA POSSIBILITA’ AI GIOVANI (non in senso anagrafico)  DI RISCHIARE CON LE PROPRIE MANI.

129 _: Perché continui ad essere possibile offire occupazione,

è indispensabile

promuovere una economia

che favorisca la diversificazione produttiva e

la creatività imprenditoriale. 

Si parla di INDISPENSABILE economia che dia la possibilità di essere imprenditori!!! Più chiaro di così!! E noi che viviamo nelle Marhce,  a tutti gli Italiani che vivono nei piccoli-grandi distretti industriali ove micro-grandi imprenditori si prodigano con la loro creatività a lavorare in proprio e  a rendere ricca il loro territorio.  Ed il chiaro riferimento all’importanza dell’imprese a nel territorio.

l’attività imprenditoriale che è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo di tutti,

può essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attività,

soprattutto se comprende che la creazione dei posti di lavoro è parte imprenscindibile del suo servizio al bene comune !

Cosa volere di più da una ENCICLICA che in questi punti valorizza e mi onora, tutti gli studi da me fatti negli ultimi anni dalla Laurea in Ec. Aziendale  a  ca’ Foscari e completati alla Pontificia Univ. Lateranense con la licenza in Teologia Pastorale ove ho dedicato la tesi all’imprenditore cristiano.

Esalta il passato, il presente e speriamo il futuro della Imprenditorialità specie quella tipica delle piccole e medie aziende italiane. Se pensate poi che è per il mondo intero significa anche replicare il successo della nostra tipica economia in tutto il mondo.

Bastano questi punti centrali per farmi capire quanto sia importante oggi più che mai offrire il mio contributo e talento al servizio delle persone che vogliono esser imprenditori alla luce di Cristo.

Oggi nel ricordo dei due Santi Pietro e Paolo, artigiani, cristiani e pilastri della Chiesa dedichiamo questo post a tutti coloro che soffrono e lottano per la dignità  del lavoro.