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Don Mario Lusek cappellano della Nazionale a RIO: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

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Don Mario Lusek con il Campione Olimpico Basile

In pieno torneo Olimpico ci fa piacere condividere una bellissima intervista che Don Mario Lusek, cappellano storico della Nazionale e al seguito della spedizione azzurra da Pechino 2008.

Don Mario è della Nostra Diocesi probabilmente una delle personalità più importanti all’Interno della  CEI  dove ricopre importanti incarichi.

In questa bellissima intervista evidenzia come moltissimi atleti sono legati alla Fede, la quale è fondamento della loro stessa vita di atleta.

“Per discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti ma posso assicurare che ho vissuto esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favorisce l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”

Sorgente: Il cappellano delle Olimpiadi di Rio: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

22/07/2016 di Daniele Rocchi

Preferisce definirsi una “presenza amica” per tutti, atleti, tecnici e dirigenti, più che un “coach dell’anima”, una presenza “non invasiva” ma discreta e riservata, don Mario Lusek, cappellano sportivo della squadra Olimpica italiana in partenza per Rio. “Il cappellano è una presenza che esprime la vicinanza della Chiesa e la sua attenzione e rammenta un po’ il prete dell’oratorio e su questa tipologia modella il suo servizio che è si culturale e liturgico, ma anche di presenza, ascolto, condivisione in forme briose e serie a seconda delle situazioni”. Don Lusek si aggregherà al team olimpico azzurro (278 atleti, 145 uomini, 133 donne, di 28 discipline) in partenza per Rio de Janeiro. Il 3 agosto sarà inaugurata Casa Italia alla presenza del premier Matteo Renzi che assisterà alla cerimonia di apertura il 5 agosto. Il 21 agosto la cerimonia di chiusura e il 22 partenza per l’Italia. “Speriamo con un bel po’ di medaglie”, afferma il sacerdote.

Don Lusek, qual è il suo ruolo all’interno della squadra olimpica italiana?

“Il cappellano è un membro ufficiale della Delegazione olimpica accreditato dal Coni. Può seguire gli atleti negli stadi, ne condivide la mensa e i pochi e residuali spazi di tempo libero. E’ una presenza discreta, riservata, ma visibile, vicina ma tenendosi sempre un po’ indietro evitando di occupare le prime file e per questo viene percepita nel suo vero ruolo reso credibile e autorevole perché portatore di uno spirito di familiarità, di spiritualità. Non c’è rifiuto o ostilità alla presenza di un prete. Anche se all’interno del Villaggio è previsto un Centro multireligioso, noi italiani preferiamo vivere i momenti liturgici negli spazi assegnati al contingente, con orari flessibili in base agli orari di gare, allenamenti e momenti comuni già programmati”.

Come è la sua giornata nel Villaggio olimpico?

“Come dicevo vivo gomito a gomito con gli atleti, gli accompagnatori, i tecnici e tutti gli addetti ai lavori in modo integrato. Posso anche accedere agli allenamenti ma io non amo “invasioni di campo” soprattutto in momenti come quelli. Mi considero una presenza amica, ovviamente in nome di una fede e di una appartenenza che non esclude ma si fa prossima. Per questo mi trovo ad assaporare i sospiri che aleggiano, andare quando mi è possibile alle gare, gioire per una vittoria e quindi fare festa, condividere le sconfitte se necessario consolando. Sempre con molta discrezione”.

Quanto è difficile consolare un atleta dopo una sconfitta, una medaglia persa al fotofinish soprattutto quando la competizione – come le Olimpiadi – è associata all’aspetto economico garantito dagli sponsor?

“Per molti atleti un’olimpiade rappresenta una solo occasione nella vita ed è chiaro che le aspettative e i sogni sono molti. Non mi è mai capitata una situazione di delusione assoluta, ma solo attimi di amarezza: è importante in questi casi aiutare a tenere alta la testa dopo una sconfitta e oltre a riconoscere che capacità personali non vengono azzerate da un episodio non sottovalutare i limiti che fanno parte del vissuto di un atleta. Certo che vincere una medaglia olimpica porta con sé dei benefici economici e per gli atleti di molti sport questo avviene solo ogni quattro anni quando tutti gli occhi del mondo sono puntati su di loro. Questo non è un male, anzi. Il problema nasce quando la ricchezza di valori che lo sport porta con sé viene smarrita con l’emergere dell’eccessiva spettacolarità, l’accendersi del confronto agonistico e l’altro da avversario diventa nemico, e il premere dell’interesse economico mette in ombra la centralità della persona.

C’è un episodio, uno sportivo, che più di ogni altro le è rimasto in mente e che in concreto spiega il suo ruolo dentro la squadra olimpica?

“Certamente, diversi e belli. Ma proprio per questo richiamo alla discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti e posso assicurare che sono esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favoriscono l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”.

Nella sua lunga esperienza di cappellano, negli atleti vede più fede o più superstizione?

“Gli atteggiamenti scaramantici non mancano e vanno collocati in un contesto più ludico che esperienziale e vanno osservati con il sorriso: ci sono anche esperienze che raccontano la fede dei singoli, come atleti che pregano, che portano la Bibbia o il Vangelo con sé, che accedono alla Confessione, che confidano i loro dubbi in maniera serena”.

Nel panorama olimpico ci sono esperienze come quella italiana circa il servizio religioso alle squadre?

“L’esperienza italiana è stata imitata nel tempo da altre nazioni e non solo di tradizione cattolica, anche se con modalità diverse tanto che Papa Francesco nell’udienza per i 100 anni del Coni ha elogiato l’Italia per questa scelta”.

A Rio mancheranno, tra gli altri, i cestisti e il marciatore Alex Schwazer, fermato di nuovo per doping. Cosa dire agli atleti che non hanno staccato il pass olimpico?

“Il caso di Alex è serio. La sua marcia si era interrotta bruscamente a Londra nel 2012. Io ero lì. Ha ammesso la sua colpa. Ha pagato il debito. Si è umiliato. Si è rialzato ed ha ricominciato a camminare con slancio, passione, coraggio e voglia di riscatto. Questo nuovo cammino si è fermato o è stato fermato di nuovo: è una sconfitta per tutti se non si diradano le ombre. Altri non ce l’hanno fatta a qualificarsi e quindi è un’occasione persa. Ogni atleta sa che non può fermarsi mai dinanzi ad un ostacolo: anzi che bisogna ripartire da esso per tornare a guardare lontano e sognare ancora. Come nella vita.

Fonte: Sir
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la conversione non dalla ragione ma dal sentimento

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CONVERSIONE

La Conversione è lo scopo principale della Evangelizzazione. Il cristiano ha ricevuto una missione, quella di portare il Vangelo, la buona Novella, a tutti e far si che chi la riceve possa cambiare “nous”, mente , pensiero, idea, percorso di vita.

Insomma la Conversione di vita verso Cristo  è l’obiettivo principale della Evangelizzazione. Se non riusciamo a seminare in modo corretto, in modo che la Grazia possa operare profittevolmente possiamo dire che la missione è fallita.

Ora però chiediamoci: Perché ci si converte?  Perché ci siamo convertiti? cosa spinge l’uomo a cambiare?

Spesso siamo portati a pensare che si cambia dopo che una studia, analizza e poi cerca un soluzione e alla fine adotta il cambiamento. Questo possiamo chiamarlo percorso razionale al cambiamento. In realtà gli ultimi studi sul comportamento dell’Uomo, sembra che questi passaggi logici RARAMENTE portanti ai cambiamenti.

Questo percorso RAZIONALE riproposto nell’immagine sotto NON FUNZIONA quasi MAI:

SCHEMA RAZIONALE PER CONVERTIRSI

Facciamo qualche banale esempio. Io so perfettamente che il fumo provoca il cancro ai polmoni eppure…. Io so perfettamente che mangio troppo e questo è un danno per la salute eppur…..So perfettamente che se non studio prenderò 4 eppure ……

io so perfettamente non è di per se uno stimolo al cambiamento.

Per la cronaca occorre dire però che allo stesso tempo l’ignoranza non aiuta a cambiare, mentre il percorso razionale qualche minimo risultato lo da, ignorare le cose di sicuro non ti fa cambiare.

Quindi né il percorso razionale di conoscenza ne tanto meno quello della ignoranza spingono l’uomo a convertirsi rispetto alle varie situazioni. Gli ultimi studi di comportamentale lo dimostrano. Tuttavia si cambia. Perché?

Perché si è colpiti nel nostro profondo SENTIRE. Tocca il Sentimento e allora avremo il Cambiamento.

Non è un caso che molti interrompono un comportamento riprovevole dopo episodi che li hanno toccati in modo profondo. Ricordo che mio Padre, fumatore incallito, 20 anni fa ebbe problemi al cuore, si spaventò a tal punto che non fumò più e ad oggi non ha più fumato. Io personalmente quando guido ora mi accorgo di essere estremamente prudente, specie dopo aver visto dal vivo alcuni spiacevoli episodi.

Insomma per la conversione conta molto di più:

  • VEDERE

  • SENTIRE 

  • AGIRE

VEDERE e SENTIRE in senso allargato, sia ai 5 sensi sia al Sentimento delle persone che li tocchi veramente. Occorre colpire il sentimento delle persone per far si che le persone cambino. Solo se si riesce a colpire il sentimento allora si può sperare in un azione di conversione. Cosa non facile, ma è ciò che si deve tentare per far cambiare le persone.

In un prossimo post approfondiremo questo aspetto seguendo le teorie comportamentali di ultima generazione. Cercheremo di capire come è fatto l’uomo e come possiamo pensare di aiutarlo ad avvicinarlo al Vangelo. Tanto più che gli studi ultimi dimostrano l’assoluto desiderio dell’Uomo di ritrovare se stesso con una Spiritualità totalizzante. Chi meglio di Cristo potrebbe soddisfare questo desiderio nell’intimo dell’UOMO.

Pertanto spetta a noi Cristiani di Buona Volontà di applicare le ultime scoperte scientifiche al servizio della Evangelizzazione.

Attualità di San Giacomo della Marca: avarizia ed usura

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Come tutti gli anni mi piacer ricordare San Giacomo della Marca. Sia perché di Monteprandone, un paesino fermano, sia per le tematiche a lui
molto care e contro le quali si scagliava: l’USURA E L’AVARIZIA.

Per entrambi i problemi aveva predicato in tutta EUROPA e al contempo trovato conversioni e soluzioni.
Contro l’USURA dei danarosi contro le persone inventò i MONTI DI PIETA’.
Mentre l’avarizia la considerava un male assoluto delle persone, poiché bloccava l’economia e non permetteva alle persone di lavorare
in quanto chi aveva i soldi non li spendeva, se non li spendeva non si lavorava, se non si lavora …..

Insomma L’attualità di San Giacomo della MARCA è evidente. L’Italia è bloccata dagli USURAI, banche e burocrazia e Tasse, e dagli AVARI, il 70% della ricchezza in mano alle persone con oltre 65 anni ed in più negli ultimi due anni, crisi più dura, i risparmi di queste persone sono aumentate, no dico AUMENTATE.

Vi assicuro che i padri di famiglia di mezza età, con i bambini piccoli sono quelli meno risparmiosi, per evidenti motivi.

Allora cari amici cristiani-cattolici se potete spendete i soldi comperando prodotti belli e italiani, magari con uno sforzo pagate un po’ di più, ma fatelo, non state tanto a pensare al futuro, oggi occorre spender i soldi, chi li ha ovviamente. NON TENETELI FERMI.

Si perché fermi significa dare più potere alla banche che oggi più che mai sono le grandi responsabili della crisi. Con la loro dabbenaggine, guardate MPS, ironia della sorte fondata dal maestro di san giacomo, ovvero san bernardino da Siena.

Infine invochiamo l’aiuto di San Giacomo nel giorno della sua santificazione, che ci aiuti a uscire dalla crisi, e faccia ripartire l’economia così come aiutò con i suoi sermoni molti fedeli che grazie a lui si convertirono e donarono le loro ricchezze per il lavoro di molti.

Se ci sono i poveri, occorre la ricchezza per sfamarli

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In Occasione del rapporto Caritas Fermo, nel link potete leggere la gravità della situazione,
io e Don Andrea, amministratori del Sito ci troviamo d’accordo a divulgare un articolo del giornalista
Socci.
Entrambi riteniamo che l’ipocrisia populista di alcuni superficiali commenti anti-clericali non siano appropriati,
specie se si deve far fronte a situazioni di disagio come quelle evidenziate dall’Arcivescovo della nostra Diocesi.

Aggiungo esperienza personale. Mi sono sposato in una chiesetta, piccola ma bella, ove il parroco ospitandomi NON MI HA CHIESTO NULLA, e io ancora mi riprometto prima o poi di fare una donazione. Idem con la nascita del mio primogenito, il battesimo celebrato in una parrocchia diversa da quella che frequento il parroco mi ha chiesto nulla, anzi mi ha regalato alcuni materiali per la scuola e un bellissimo ricordo per il piccolo. Inoltre mi sono offerto più volte di pagare qualche aggeggio per i ragazzi dell’oratorio, ma ancora non serve nulla.
Questo è la mia esperienza con i Sacramenti celebrati.

buona lettura.

Lo Straniero – Il blog di Antonio Socci
IN DIFESA DELLA CHIESA
Posted: 23 Nov 2014 01:43 AM PST
E’ notizia di queste ore. In Nigeria (per fare un solo esempio) 11 mila cattolici uccisi e 1 milione e mezzo di persone sfollate per sfuggire a Boko Haram. Ma papa Bergoglio – che tace sull’islamismo – continua a bastonare i cristiani.

BOTTE SUI PARROCI

L’altroieri è toccato ai parroci che sarebbero attaccati al denaro come trafficanti del tempio (“Quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi”).

Fango generico e generalizzato su tutti, ingiustamente, che stavolta ha provocato una sorda sollevazione (lo stesso cardinale Bagnasco ha risposto che in nessuna chiesa italiana i sacramenti vengono venduti).

Un lettore indignato mi ha scritto:

“al di là di quello che si voleva dare come messaggio, ciò che è passato ai più (ed è ciò che conta in questo contesto) è che i sacramenti si pagano, c’è persino un listino prezzi e se lo dice il Papa allora è vero, non è una diceria degli anticlericali! Quindi non era un pregiudizio che i preti si fan pagare. Ergo, il papa è buono e i preti sono tutti avidi di soldi”.

Un’altra lettrice mi ha scritto scrive:

“io mi sono sposata, ho avuto tre figli, mai chiesto soldi né per matrimonio, né per comunione e cresime. Chi poteva dava un’offerta, chi non poteva anzi veniva aiutato. Il parroco dava le vesti ai bambini affinché tutti fossero vestiti uguali”.

E aggiunge:

“mai visto in vita mia un listino dei prezzi e ho girato tante chiese e santuari. Mi addolora un attacco così forte alla chiesa e ai suoi ministri. Per mia esperienza in tanti anni ho visto molti sacerdoti generosi che aiutavano le famiglie più povere. La mia parrocchia per esempio sostiene mensilmente con viveri 70 famiglie. Certo, se le mancassero la offerte (volontarie) come potrebbe un parroco con 700 euro mensili aiutare i bisognosi?”.

ITALIA, CHIESA DI POPOLO

In Italia la stima popolare verso la Chiesa è grande. Si sa che i parroci sono uomini che donano tutta la loro vita a Dio e agli altri, che vivono con quattro soldi e ci sono sempre, per tutti, e aiutano tutti.

Le offerte libere e volontarie esprimono la gratitudine dei fedeli per i beni soprannaturali e gratuiti che ricevono in Chiesa (la salvezza di Cristo), che non potrebbero essere ripagati nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Ma anche per l’educazione cristiana dei figli. E sovvengono ai bisogni materiali delle parrocchie, per le necessità delle chiese e della liturgia.

Sono un ottimo “investimento” anzitutto per la propria salvezza (“la carità cancella una moltitudine di peccati”), ma anche per il bene di tanti.

Tutte le opere della Chiesa sono state costruite per il popolo e con il popolo. A partire dalle cattedrali.

Celebre è il caso del Duomo di Milano di cui è stato appena pubblicato qualche registro delle offerte a cui partecipavano tutti, dalla povera vecchietta che donava un uovo alle meretrici della città (molto generose).

E i beni alimentari che affluivano per la fabbrica del Duomo andavano in una mensa dei poveri che provvedeva ai più sfortunati: proprio dalla formula latina “ad usum fabricae” è venuta l’espressione “mangiare il pane a ufo”.

Con la Chiesa tutti abbiamo sempre mangiato “a ufo” e sempre sarà così. Anzitutto il “pane” della salvezza, totalmente gratuito: Dio che è morto per noi, per la nostra felicità.

Ma anche il pane necessario al bisogno umano che non è solo fame materiale, ma anche solitudine, disperazione, malattia o bisogno di educazione.

BASTA MALIGNITA’

Lo Stato con la Chiesa ci ha “mangiato” più di tutti: lo stesso “otto per mille” ha la sua origine negli immensi espropri dei beni della Chiesa, frutto di secoli di donazioni. Espropri fatti dal neonato Stato italiano dal 1860 circa. Quindi l’otto per mille è solo un parziale risarcimento.

Del resto, secondo uno studio recente, le molteplici attività della Chiesa fanno risparmiare allo Stato italiano circa 11 miliardi di euro l’anno.

E anche la sua semplice presenza ci arricchisce: per esempio nel 2014 il turismo religioso nella città di Roma e nei santuari è stato valutato in 5 miliardi di dollari, unica voce in crescita in questo tempo di crisi nera.

Per non parlare delle missioni e di quello che la Chiesa, anche quella italiana, fa per i più diseredati del pianeta.

La mia lettrice, sconcertata, prosegue: “mi chiedo quando avrò il piacere di sentire papa Francesco parlare bene dei cristiani e della Chiesa”.

BERGOGLIO E I SOLDI

Da “Libero”, 23 novembre 2014 e sul Blog di Antonio Socci:

Purtroppo il bombardamento di papa Bergoglio non ha risparmiato nessuno. Ha “scorticato” i suoi predecessori con una sentenza affidata a Scalfari: “I Capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani”.

Ha poi sistemato gli altri ecclesiastici con continue accuse di fariseismo, chiusura a Dio e ancora peggio. Ma il bersaglio preferito su cui papa Bergoglio ama picchiare duro sono i semplici cristiani. Dalle omelie di Santa Marta escono come il ricettacolo di ogni meschinità. E così pure religiosi e preti.

In particolare Bergoglio ama parlare dei soldi. Io penso che la sua preoccupazione maggiore dovrebbe essere per la perdita della fede di intere generazioni e di interi popoli, la perdita di Dio. Dovrebbe esortare i sacerdoti a farsi in quattro per “conquistare” le anime a Cristo.

Invece il papa argentino batte soprattutto sul tasto dei soldi. In queste ore, pure su internet, si coglie il dolore e anche l’arrabbiatura di molti parroci i quali già devono fare i conti con l’ostilità delle élite culturali e sociali.

Di fronte alla “demagogia peronista” ricordano che ogni anno, nelle parrocchie, si raccolgono i soldi per l’obolo di San Pietro (offerte che vanno proprio al Papa).

E ricordando che il Vaticano di Bergoglio ha recentemente dato la Cappella Sistina alla Porsche per un evento pubblicitario. Pure se i fondi ricavati andranno ai poveri, era proprio necessario affittare un luogo così sacro per una pubblicità?

Facile prendersela con soggetti deboli come i parroci. Molti di loro, amareggiati, si chiedono perché papa Bergoglio non se la prende piuttosto – e con ragione – con soggetti forti come i vescovi tedeschi.

PARLI DELLA GERMANIA

La Chiesa tedesca è una vera potenza economica: la sola Caritas tedesca impiega 500 mila persone a tempo pieno, quando il gruppo Volkswagen ne ha 389 mila.

Tutto questo grazie alla Kirchensteuer, la tassa ecclesiastica che dallo Stato nell’anno 2012 ha convogliato sulla Chiesa 5,9 miliardi di euro. Una cifra sei volte superiore all’otto per mille della Chiesa italiana che pure ha un numero di fedeli doppio di quella teutonica.

Dove sta il problema?

Mentre in Italia si decide liberamente se devolvere o no l’otto per mille, in Germania quella è una vera tassa imposta dallo Stato a chi all’anagrafe risulta cattolico.

E’ dunque obbligatoria. La si può evitare solo uscendo formalmente dalla Chiesa con una gravissima conseguenza: “Un decreto della Conferenza episcopale tedesca ha stabilito che il rifiuto del contributo implica il venir meno, per il fedele, dell’appartenenza alla Chiesa” (Massimo Borghesi).

La tassa è una specie di condizione “sine qua non” per accedere ai sacramenti. Questa decisione è stata contestata dalla Santa Sede al tempo di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ma da papa Francesco nulla si è sentito.

I “progressisti” vescovi tedeschi sono molto bergogliani, sono stati fra i suoi principali sostenitori nel Conclave, hanno spinto il recente Sinodo verso l’eucarestia ai divorziati risposati e finanziano il Vaticano e le chiese del Terzo Mondo (America Latina compresa).
Ma perché papa Francesco, invece di strapazzare i parroci per motivi infondati, non prende di petto loro per questi seri motivi?

Il filosofo Robert Spaemann, amico di Joseph Ratzinger, ha osservato che in Germania “uomini che negano la resurrezione di Cristo rimangono professori di teologia cattolica e possono predicare in quanto cattolici durante le Messe.
Fedeli invece che non vogliono pagare la tassa per il culto vengono cacciati dalla Chiesa. C’è qualcosa che non va”.

Che dice Bergoglio?

Antonio Socci

Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

il Virus-Fede e il modo di diffonderlo

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http://resscientiae.wikia.com/wiki/File:4577519-cold-virus-virus-influenza-dna-virus-staphylococus-blood-virus-hiv-virus-computer-virus.jpg

In questi giorni di notizie e informazioni varie,dai disastri ambientali al sinodo, dalla immigrazione alle varie di politica, per associazione di idee mi è balenata alla mente un aspetto della Fede che merita approfondimento.

La Fede e il modo attraverso il quale riusciamo a trasmetterla agli altri è un aspetto essenziale, che va sotto il nome di evangelizzazione. Gesù stesso ha indicato più volte nei vangeli di diffondere la sua parola a tutti, come obbligo di ogni cristiano.
Ora chiediamoci, in quale modo lo possiamo fare

Penso che un utile esempio sia quello di considerare la possibilità di diffondere la Fede in Gesù Cristo come se fosse un Virus. non voglio essere irriverente, ma solo proporre una riflessione personale per aiutare tutti noi a diffondere il Vangelo. Ovvio che il post scaturisce da quello che sta accadendo nel campo medico-sanitario con il pericolo del virus Ebola.

Domandiamoci come si diffonde un virus

In vari modi, a seconda della tipologia. Qualcuno per contatto semplice, altri solo con la saliva, altri solo con scambio di sangue, altri ancora attraverso l’aria .
Ogni virus ha un mezzo di trasporto, più o meno veloce, che gli permette di infettare tante persone in modo esponenziale, dal paziente zero a ….. milioni di persone. – tutte le mamme sanno che un bimbo raffreddato al nido tempo pochi giorni e …. tutti infettati-.

Se consideriamo il Virus-Fede dobbiamo chiederci quale possa essere il mezzo di trasporto migliore per diffonderlo e come poterlo indirizzare per infettare tante più persone possibili.

Io penso che possiamo identificare facilmente come il miglior modo per infettare le persone del Virus-Fede sia l’esempio deel vivere cristiano. Non tanto le parole, ma il FARE della nostra vita in senso Cristiano pieno.
Un VIVERE pienamente la Fede, in senso sociale pieno, e dichiararlo senza vanto, ma con cognizione di causa.
Mettere in pratica il messaggio del vangelo, specie senza indossare divise e senza mandati particolari, semplicemente vivere la cristianità nella quotidianità.
Mettere da parte sempre la presunzione orgogliosa che spesso si nasconde dietro atteggiamenti di falso fideismo che allontana le persone invece di avvicinarle.
Solo se le persone si avvicinano a Noi, nel vivere cristiano, possiamo infettarle del Virus-Fede alla luce della Grazia.
Penso che questo sia il principale modo di diffusione.
Poche Parole Molti fatti illuminati da Cristo, in ogni campo della nostra vita.
Il principio virale, ormai da anni è usato per diffondere prodotti di vario genere e funziona solo se il prodotto è straordinario.
Sono fermamente convinto che il messaggio Cristiano, la BUONA NOVELLA sia estremamente stra-ordinario, sta a noi viverlo umilmente e infettare tutte le persone, solo se le infettiamo le potremo aiutare a riconoscere la Grazia che li illumina e salvarli.
Consideriamo poi che se riuscissimo a infettare anche solo una persona, questa a sua volta sarà un portatore sano de il Virus- Fede e così scateniamo un pandemia Cristiana evangelizzatrice, oggi quanto mai auspicabile.

Si ricomincia, come al solito.

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Ci siamo. Si ricomincia. La pausa estiva è terminata, lentamente ma inesorabilmente si torna alle consuete attività.
Sia in Parrocchia che a Scuola che sul lavoro inizia il solito corso al quale siamo stati abituati ormai da anni.

Ora io svolgo la principale attività di Insegnate di Religione Cattolica, e part-time di catechista e poco di più.

In questi giorni ho avuto modo di conoscere i miei nuovi alunni delle prime superiori. Sconcertante e Disarmante!!!

TUTTI O QUASI CRESIMATI

TUTTI HANNO FREQUENTATO I CORSI DI CATECHISMO

TUTTAVIA

NULLA SANNO DI CRISTIANESIMO

Al massimo formulate insegnate a memoria che a mala pena sanno recitare.

Sinceramente scoraggiante. Anche a domande semplici semplici NON SANNO RISPONDERE.

Ma come si fa!!!!

Questa mia lamentela, questa mia critica vuole essere anche uno sprone a cercare di migliorare in mordo assoluto il CATECHISMO.

Non è più pensabile farlo con le vecchie rintronate o con giovani che non sanno!! Allora sinceramente MEGLIO CHE STIANO A CASA!!
Oppure come mi disse una Mamma, “sa per me il sabato è un sollievo che stia con voi così posso stare a pulire casa”.

Tipo parcheggio. Insomma. Nulla importava cosa insegnassimo ai piccoli. Ottimo.

Per non parlare poi anche di miei colleghi di alcune scuole superiori, che si sono ARRESI ai ragazzi, e non fanno nullo con loro e per loro.

Anche io spesso ci casco, soprattutto nel triennio. Mi impegnerò sempre più a insegnare barlumi di religione sempre più anche ai quinti, molto ma molto difficile ma occorre tentare.

GETTIAMO I SEMI , POI CHISSà QUANDO E QUANTO CRESCERANNO GLI ALBERI DELLA FEDE.

E’ il tempo di offrire la profondità sapienziale della nostra fede, non balli e canti orrendi e dolci immangiabili.

Altrimenti ripeto meglio non farli sti corsi di catechismo e si sporcano meno le sale parrocchiali.
Ah già dimenticavo, poi però il parroco con chi si Bea della sua bravura di aver riunito tanti piccoli?

Allora meglio farli i corsi, senza sale, così da accontentare tutti e poi la Grazia farà il suo corso.

Buon inizio d’anno a tutti.
E una preghiera di aiuto a tutti per fare il meglio per la evangelizzazione delle persone che ci sono affidate.

Pax et Bonum

chiese da incubo

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Lo so sembra un titolo irriverente, ma è un titolo preso a prestito da una trasmissione televisiva che sta passando in questi giorni sulla piattaforma Sky della televisione National Geographic.

Come recita il titolo, si parla di chiese in senso ampio del tutto estemporanee e direi bizzarre, qualcune evangeliche, altre battesimali o pentecostali o inventate o naturaliastiche, insomma un campionario molto ma molto vario. Queste assemblee soffrono per perdita di aderenti, per noia, ampollossità, ridicoli orari, luoghi e tempi sbagliati. Insomma sono un Incubo per i fedeli.

Per risolvere il caso vengono chiamati 3 esperti di “chiesa” che dopo un attento esame delle situazioni offrono soluzioni convincenti che trasformano l’incubo in un dolce sogno, o sonno.

Si lo so, la solita americanata, ma che ci crediate o no, è seguitissimo in USA e ha discreti risultati qui da noi. Già pronta la seconda stagione.

Mettiamo da parte le scempiaggini teologiche che in questo programma vengono profuse a man bassa, quello che a noi interessa è che spesso alcune soluzioni proposte per migliorare le nostre assemblea sono molto interessanti e sicuramente utili.

Ad Esempio pongono massima attenzione ai tempi dell’assemblea, al decoro del luogo, alla musica che sia almeno ascoltabili verso alti pensieri, al bando strimpellate improvvisate di accordi minimi, per non parlare poi della postura e del modo di parlare e dell’abbigliamento del sacerdote.

So che può sembrare blasfemo o ridicolo quanto affermo, tuttavia invito i cari amici preti di buona volontà ad ascoltare l’assemblea e se pensate che stanno vivendo un incubo non trinceratevi dietro il vostro sacramento, che non vi pone più vicino a Dio rispetto ad altri sacramenti, e cercate una soluzione idonea per meglio Servire Cristo, questo si il vostro vero compito. E come ogni buon servitore sa, la prima cosa è osservare cosa succede nella vostra Chiesa e cercare di apportare i miglioramenti necessari, se non ce la fate da soli, o pensate di essere sordi chiedete, con umiltà, specie a chi in Chiesa ci viene poco, e non vi risponda in piaggierie inutili.
Sono sicuro che otterrete già delle risposte per trasformare gli incubi dei fedeli in un sogno cristiano.