imprenditore cristiano

Michael Novak un gigante della Dottrina Sociale della Chiesa.

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Dal Blog Cattolico Americano The National Register ho appreso del ritorno alla Casa del Padre di Michael NovakLeggi qui il post

I giornali italiani ne hanno dato ampio risalto con articoli dedicati, in particolare del nostro Prof. Flavio Felice che su Avvenire leggi QUI   e su Ilsole24Ore  Leggi qui ne ha evidenziato l’immenso apporto alla Dottrina Sociale della Chiesa.

Avvenire riporta una sua interessantissima  intervista: leggi Qui.

Ho scoperto i libri ed il suo pensiero nel 2009, mentre frequentavo l’Istituto Teologico Marchigiano. Ho approfondito poi la conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa presso la Pontificia Università lateranense con il Prof. Flavio Felice, forse uno dei più importanti studiosi di Dottrina Sociale della Chiesa che lavorò e divenne amico di Michael Novak. Il suo schietto modo di scrivere, molto all’americana, profondo ma non criptico è stato illuminante. Le mie due tesi sono state completamente influenzate dai suoi libri. In fondo riporto una  una Bibliografia Essenziale

Lo voglio ricordare con un piccolo estratto della mia tesi che parla della libera iniziativa. Oggi più che mai da incentivare per rilanciare la nostra povera economia senza cadere nelle disastrose teorie colletiviste che sopprimono la libertà della Persona.

Grazie di Tutto Prof. Novak : si ricollega a questo post  inoltre

” Il diritto alla iniziativa economica traduce letteralmente dal latino “Asseverari necesse est in huius temporis mundo saepius restingui inter alia iura etiam ius ad propria incepta œconomica1, ma non rende il senso della frase. Infatti in inglese le parole “incepta oeconomica” vengono tradotte con entrepreneurial initiative; in tedesco invece unternehmerisce initiative. Sarebbe più corretto in italiano tradurle come intrapresa o iniziativa imprenditoriale oppure semplicemente imprenditorialità , termine che meglio spiega come è l’iniziativa creativa dell’uomo a essere valorizzata e difesa, essendo considerata come un diritto primario della persona.

The Pope use the Latin word for “one’s own enterprises”, faithfully rendered in the Germany translation but also well set forth in English as “economic initiative”. Thus , the world’s American meaning was made clearer although the cringingly American term “enterprise was obscured. No other social encyclical before has proclaimed the right to entrepreneurial initiative with such clarity and provided it with an ethical foundation. This implies a clear rejection of any collectivistic order of economy and society, witch has no room for entrepreneurial initiative. In other words: freedom is an essential element of a social order witch is in compliance with Catholic Social Teaching”2.

Il Papa, nella Sollecitudo Rei Socialis, difende il diritto dell’uomo a intraprendere, primo per il bene comune a favore di tutti, secondo come diritto fondamentale dell’uomo, al pari della libertà religiosa e della vita stessa.

The pope defended the right to individual enterprise , first , as necessary to the common good; and , second, as a fundamental human right, like religious liberty, founded in the subjectivity of the person, that i, in each person’s being made in the image of the creator”3.

In questo modo, l’intrapresa imprenditoriale non è solo una iniziativa egoistica, ma corrisponde a ciò che alcuni di noi sono chiamati a percorrere per il benessere della umanità. La comprensione di questo fondamentale aspetto, sia da parte degli imprenditori che degli economisti e politici, nonché del clero, potrebbe agevolare misure corrette di aiuto e sostegno a quanti hanno tale vocazione, non però strutturando risposte di tipo collettivistico, ma semplicemente spronando le varie vocazioni a venir fuori e ad operare in un sistema fortemente indirizzato a valorizzare la persona.

E’ possibile fondare il diritto alla iniziativa economica sulla soggettività creativa della persona umana, che serve il bene comune in quanto sviluppa la dimensione trascendente della persona umana stessa, mantenendo la distinzione tra valore oggettivo e valore soggettivo del lavoro.

Il diritto alla intrapresa economica assume il rango di diritto inalienabile, in quanto espressione dell’umana intelligenza e della esigenza di rispondere ai bisogni umani in modo creativo e collaborativo. Cos’è infatti la competizione imprenditoriale se non un cum-petere, ossia un cercare insieme, magari rischiando, le soluzioni più adeguate che rispondono nel modo più efficace possibile ai bisogni che man mano si presentano ed esigono di essere soddisfatti, il senso di responsabilità che scaturisce dalla libera intrapresa economica si configura tanto come virtù personale indispensabile alla crescita umana del singolo, quanto come una teoria sociale necessaria allo sviluppo di una comunità solidale.

1 Ibidem.

2 M. Novak, Free Person and the Common good, Madison Books, 1989, p.134.

3 Ibidem.

Thank you, Michael, for loving us.

Michael Novak, Requiescat in pace.

Bibliografia essenziale in italiano di Michael Novak

Verso una teologia dell’impresa (1981), Liberilibri, 1997

Lo spirito del capitalismodemocratico e il cristianesimo (1982), Studium, 1987

Questo emisfero della libertà (1990), Liberilibri, 1997

L’etica Cattolica e lo spirito del capitalismo (1994), Edizioni di Comunità, 1994

L’impresa come vocazione (1996), a cura di Flavio Felice, Rubbettino, 2000

Il fuoco dell’invenzione (1997), a cura di F. Felice, Effatà, 2005

Coltivare la libertà (1999), a cura di F. Felice, Rubbettino, 2005

Spezzare le catene della povertà. Saggi sul personalismo economico, a cura di Flavio Felice, Liberilibri, 2000

Noi, voi e l’Islam (2005), a cura di F. Felice, Liberal 2005

 

In memoria di un grande imprenditore Cristiano

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VITTORIO TADEI 

Da Buongiorno Rimini un articolo  su un grande imprenditore Cristiano

E’ morto Tadei. il Suo Sogno la sua Avventura

Alcuni estratti di questo articolo per capire la grandezza di questo imprenditore miei commenti in verde.

Breve Bio : padre ferroviere e madre casalinga, è il 1961 quando decide di abbandonare la professione di ragioniere per dedicarsi al negozio d’abbigliamento di famiglia a Riccione
È l’inizio di una grande avventura che, dal primo laboratorio artigianale di produzione di maglieria, lo porterà già dagli anni ’70 a intraprendere dei progetti di distribuzione all’ingrosso a più ampio raggio.

La nascita di Teddy Srl (Spa nel ‘92) dà una dimensione più concreta e duratura al progetto imprenditoriale iniziale. ……….. Passo dopo passo, il gruppo è diventato una realtà da 2.500 dipendenti e 600 milioni di fatturato, diffusa in tutto il mondo……

Una impresa importante in uno dei settori  più importanti per l’Italia per il quale siamo conosciuti in tutto il mondo.

Aveva conservato la semplicità di uomo che si è fatto da sé,

aveva soprattutto conservato la fede cristiana

sulla quale impostava vita personale e vita professionale.

Per Vittorio Tadei il mestiere dell’imprenditore era abbracciato per essere felice, consapevole che la felicità non sta nel possesso delle cose ma nella ragione per cui si fanno. E la ragione che ha mosso Tadei è stato il “sogno”, una parola che pronunciava con quel marcato accento romagnolo, facendola diventare qualcosa di molto concreto.

Il sogno è quello di costruire una grande azienda globale che guadagni molto per avere i mezzi per ingrandirla, creare occupazione ed impiegare ogni anno una parte degli utili netti per aiutare i più deboli attraverso opere sociali sia in Italia che all’estero.

Il sogno è quello di costruire un’azienda in cui i giovani e meno giovani attraverso il lavoro riescano a dare un significato, un senso alla propria vita.

Il sogno è quello di costruire un’azienda dove ogni cinque persone cosiddette normali possa lavorare una persona che ha dei problemi e che le cinque persone cosiddette normali aiutino quelle meno fortunate ad inserirsi nel lavoro e che le aiutino a vivere una vita normale,

poichè è solo attraverso il lavoro che una persona acquisisce la sua dignità”.

Ecco l’Italia oggi avrebbe bisogno di imprenditori Cristiani di tale levatura che sappiano offrire lavoro con la loro VISION,si dice così in gergo aziendale.  

Amico Personale di Don Oreste Benzi

    leggi articolo : ECCO cosa mi ha insegnato don Oreste Benzi

don Oreste Benzi e Vittorio Tadei sono due che nella vita hanno visto crescere le loro opere e portare molti frutti, due che “ce l’hanno fatta” senza perdere quell’umiltà che caratterizza i “folli di Dio”. La loro è stata un’amicizia lunga 35 anni che li ha resi inseparabili,

“perché don Oreste con la sua fede incrollabile era per me il migliore dei consulenti”, racconta Vittorio.

“Don Oreste – continua Tadei – è un prete che ha trasmesso a tutti quelli che ha incontrato, non solo a me, pace e gioia. Mi ha insegnato ad essere contento aiutandomi

a stabilire una relazione con Dio attraverso i fatti concreti della vita.

E nel mio caso mi ha insegnato a non essere padrone dei beni, ma amministratore, cioè ad impostare la vita in funzione del Vangelo.”

Come dire:

fai fruttare i talenti che Dio ti ha messo a disposizione, diventa un bravo imprenditore, ma ricordati sempre che quei talenti sono un dono, un dono di Dio.  leggi qui

Da come don Oreste guardava le persone che incontrava Tadei ha imparato un modo con cui guardare tutti: collaboratori, figli, amici.

“Voleva bene a tutti quelli che incontrava: don Oreste è stato un uomo che trattava tutti alla stessa maniera, dal Presidente della Repubblica fino all’ultimo dei barboni. Lui in ogni persona vedeva il riflesso del volto di Dio.”

Adesso che “il don” ha strappato il biglietto per l’ultimo dei suoi viaggi Tadei sa cosa chiedere ancora al suo “consulente”: “Gli chiedo di aiutarmi a vivere da uomo vero. Gli chiedo che mi aiuti a vivere l’ultimo periodo della mia vita nella pace e nella gioia. Gli chiedo che mi sostenga nell’essere coerente fino alla fine dei miei giorni nel seguire e vivere gli insegnamenti del Vangelo.”

La Pastorale della Chiesa per l’impresa deve ricordare questi imprenditori ,e vi assicuro sono molti di più di quanto possiamo immaginare.  Inoltre una Pastorale per l’impresa dovrebbe anche stimolare chi ha questi talenti a farsi prossimo all’altro mettendoli in pratica così da offrire lavoro alle persone con altri talenti. Invece esiste sempre una certa ritrosia a stimolare i ragazzi a fare impresa, meglio un posto fisso magari con la raccomandazione del prete. Certo che è più difficile fare pastorale impresa per stimolare le persone a fare impresa, che non ricevere soldi dallo Stato per fare qualche cosa ai ragazzi, ma la strada più tortuosa sempre alla fine conduce a enormi potenzialità.

Grazie sig. Vittorio Tadei grazie di tutto e da Lassù illumini santamente le persone che vogliono seguire il suo cristiano esempio.

Il SOGNO che molte ma molte altre

persone seguano il suo cristiano esempio e diventi imprenditore cristiano per dare lavoro a tante persone e donare loro la dignità.

Sfruttamento delle persone grazie a pagamenti in NERO: Papa Francesco dice BASTA!!

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Oggi la Prima Lettura ci offre l’occasione di rifletter in modo profondo su uno degli aspetti più sentiti dalle persone che lavorano. Un tema che MI sente particolarmente coinvolto.

PRIMA LETTURA (Giac 5,1-6)

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco.

Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente.
Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.

Possiamo leggere in questo Link L’ Omelia di PAPA FRANCESCO di oggi 19 maggio 2016

Una Omelia, molto semplice, che non vuol dire che non sia profonda, ma nel senso di comprensibile e rivolta a fatti ed episodi della vita di tutti i giorni.

In particolare questa frase mi ha colpito, che rappresenta uno spaccato di molte persone intente a chiedere  la giusta ricompensa del proprio lavoro:

‘Io ti pago fino a qua,

senza vacanze, senza assicurazione sanitaria,

senza … tutto in nero …

Ma io divengo ricco!’.

Insegno in un istituto Tecnico e Professionale. La maggior parte dei miei  ragazzi hanno famiglie normali con i soliti problemi di soldi. Pertanto molti di loro si arrabattano a cercare un lavoro che possa dare sollievo alla famiglia.

EBBENE

MOLTI RAGAZZI NEL LAVORO

SONO TUTTI TRATTATI

COME DICE PAPA FRANCESCO

Orari infiniti

per guadagni Miserrimi.!!!!

Una ragazza mi ha raccontato, E COME LEI TANTI MA TANTI ALTRI,  che per 8 ore gli davano 20-30 euro!!

A NERO!!!

Lo sanno i signori delle forze dell’ordine, sempre pronti a venire a scuola a parlare di legalità, codice della strada, ecc.ecc. Poi sti ragazzi vengono

SFRUTTATI DA DELINQUENTI con la partita iva.

Questa ragazza, come tante altre, ha provato a dirlo alle forze dell’ordine, ma in pratica le hanno fatto capire che la colpa era la sua. Bravi. si proprio bravi .

Ecco forse essere Chiesa significa anche stare vicino a queste nostre sorelle e fratelli sfruttati nella loro dignità di persone nell’essere persone che svolgono un lavoro  e che hanno tutto il diritto di essere pagate per la giusta mercede.

Santità spero che le sue Parole possano stimolare tutti coloro che lavorano per  Pastorale in particolare quella Pastorale della Impresa   in modo da far si che si possano fermare questi soprusi a danno SOLO  dei più poveri e indifesi, in particolare i nostri giovani.  Poi ci si lamenta che non seguono più la Chiesa, ma se noi per primi non diamo loro  aiuto, e spesso stiamo con coloro che li … sfruttano , magari perché offrono l’obolo di san pietro!!!

Denunciamo con coraggio chi paga in nero, anche se si presenta tutte le domeniche in chiesa e dona il surplus del loro lavoro, rubandolo alle persone che sfrutta.

QUESTA SI CHE SAREBBE UNA AZIONE FORTE E MERITEVOLE PER I NOSTRI RAGAZZI

Ci vuole coraggio, ma il coraggio è nella forza delle parole del Vangelo!!!!

Inoltre sarebbe anche un bene per la concorrenza, perché ci sono anche persone oneste che pagano tutto il dovuto ai lavoratori e ottengono di avere una concorrenza SLEALE da parte di coloro che invece non lo fanno.  Bisogna dirlo,

MOLTI SONO ANCHE ONESTI CON I LAVORATORI SUBENDO CONCORRENZA SLEALE E PAGANDO DI Più

La piaga della schiavitù oggi con la scusa del lavoro che manca è ancora peggio del passato.

Sottolineo come sia stato Bello anche il fatto che il Santo Padre non ha chiamato Imprenditori questi sfruttatori  ma ha usato il termine dispregiativo di RICCHI. 

RICCHI sono e assolutamente  non IMPRENDITORI

Gli IMPRENDITORI CRISTIANI conoscono il valore della persona e la dignità del lavoro e di conseguenza lo premiano con il giusto salario.

I RICCHI INVECE PENSANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AI SOLDI

DA ACCUMULARE FREGANDOSENE DEL LUNGO PERIODO e delle PERSONE.

Preghiamo affinché ci siano sempre più imprenditori cristiani che possano creare lavoro per i nostri giovani e che illuminati dalla grazia del Signore sappiano Dare la giusta mercede alle persone che lavorano per loro. 

In omaggio al Lavoro e al suo patrono: San Giuseppe Lavoratore

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Oggi  Primo Maggio in Occasione  della Ricorrenza  del  Santo del Lavoro: San GIUSEPPE. 

Dedichiamo questo Post a tutti coloro che si chiamano Giuseppe, alla Parrocchia di Don Andrea dedica proprio a San Giuseppe Operaio vedi qui. 

Naturalmente poi dedico questo Post a tutti i LAVORATORI. Ricordando che proprio il LAVORO caratterizza i primi cristiani chiamati da Gesù Cristo a diventare apostoli. San Paolo stesso si vanta di mantenersi con il suo lavoro, costruttore di tende.

Da sempre il LAVORO invece nelle culture pagane e gnostiche è visto come avvilente e non adatto all’UOMO nobile, ma riservato agli schiavi. L’innovazione CRISTIANA è stata quella invece di esaltarne il valore, fin da essere il seme del capitalismo moderno con gli artigiani, gli imprenditori che dal basso riuscivano a creare meravigliosi oggetti e progressi per il bene di tutti.

Il LAVORO dignitoso per l’Uomo e non fine a se stesso, ma necessario per arrivare a CRISTO e nel Lavoro il Cristiano deve mostrare i suoi valori e la sua evangelizzazione ed apostato.

Pubblico così il primo capitolo della mia tesi della licenza in Teologia Pastorale conseguita a Roma nel 2012. Per approfondire e alimentare la cultura del LAVORO e non  dello sfruttamento e del parassitismo nobiliare.

BUON SAN GIUSEPPE LAVORATORE E 

BUONA LETTURA

 

CAPITOLO I
L’UOMO COME SOGGETTO DEL LAVORO

E LA SUA DIGNITÀ NELLA ENCICLICA LABOREM EXCERSENS

1.1 – INTRODUZIONE: DALLA TRADIZIONE DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

Tutte le encicliche e gli scritti succedutisi nel corso del tempo, riguardanti i problemi sociali, hanno affrontato il tema del lavoro, a partire dalla Rerum Novarum di Leone XIII, poi nella questione sociale della Quadragesimo anno di Pio XI, la questione dell’ordine internazionale nel radiomessaggio di Pio XII, le questioni della giustizia e della pace di Giovanni XXIII nella Mater et Magistra, le questioni dello sviluppo e della nuova civiltà di Paolo VI nella Popolorum Progressio. L’enciclica di Giovanni Paolo II, Laborem Excersens, edita nel 1981, focalizza l’attenzione sul lavoro in collegamento organico con la tradizione.

Certamente il lavoro, come problema dell’uomo, si trova al centro stesso di quella «questione sociale» alla quale, durante i quasi cento anni trascorsi dalla menzionata Enciclica, si volgono in modo speciale l’insegnamento della Chiesa e le molteplici iniziative connesse con la sua missione apostolica. Se su di esso desidero concentrare le presenti riflessioni, ciò voglio fare non in modo difforme, ma piuttosto in collegamento organico con tutta la tradizione di questo insegnamento e di queste iniziative. Al tempo stesso, però, faccio questo, secondo l’orientamento del Vangelo, per estrarre dal patrimonio del Vangelo «cose antiche e cose nuove»1.

L’enciclica precisa, chiarifica e attualizza l’eredità del magistero sociale della Chiesa mediante una riflessione teologica-sociologica, che considera il lavoro come la chiave essenziale di tutta la questione sociale ove il lavoro risulta essere fondamentale per il bene dell’uomo.

“Se nel presente documento ritorniamo di nuovo su questo problema, – senza peraltro avere l’intenzione di toccare tutti gli argomenti che lo concernono – non è tanto per raccogliere e ripetere ciò che è già contenuto nell’insegnamento della Chiesa, ma piuttosto per mettere in risalto – forse più di quanto sia stato compiuto finora – il fatto che il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell’uomo. E se la soluzione o, piuttosto, la

1 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Laborem Exercens, (1 settembre 1984), n. 2, in Enchiridion Encicliche. Vol. 8, Centro editoriale Dehoniane, Bologna 1998, n. 208.

graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si ripresenta e si fa sempre più complessa, deve essere cercata nella direzione di «rendere la vita umana più umana», allora appunto la chiave, che è il lavoro umano, acquista un’importanza fondamentale e decisiva”2.

Nell’epoca moderna, un enorme sviluppo interpretativo del lavoro umano è avvenuto al di fuori della giusta concezione del lavoro. La Dottrina Sociale della Chiesa può spesso cadere nelle tesi che intendono il lavoro, specie quello di tipo manuale e industriale, come abbrutimento dell’uomo, di contro a lavori che elevano l’uomo alla spiritualità. La Laborem Excersens offre una visione cristiana del lavoro, che si rifà alla tradizione magisteriale della Chiesa e che risponde alle esigenze contemporanee.

“La Chiesa cattolica ne è stata sommersa ed ha cercato di porre degli argini, ma non ha mai veramente compreso ed amato il lavoro industriale. I cattolici si sono dunque in un certo senso estraniati dal fondamentale compito sociale di produrre ricchezza, lo hanno guardato con sospetto. L’invenzione creativa delle forme di organizzazione del lavoro umano e della innovazione nel modo di produzione è stata lasciata ad altri…. con la Laborem Excersens la Chiesa cerca di andare più a fondo, al cuore della giusta concezione del lavoro umano, per orientare e disciplinare in modo diverso le enormi energie”3.

Proprio la mancata capacità di affrontare i problemi legati al lavoro moderno ha portato la riflessione del magistero ai margini del pensiero economico, e nei fedeli il sospetto che il Magistero della Chiesa fosse lontano dalla propria attività lavorativa, vista spesso in modo semplicistico e negativo. In particolare, da parte di filosofie-etiche, che vedono il ruolo del lavoro come degradante per l’uomo oppure dividono i lavori in base a criteri materialisti, tra quelli meritevoli (derivante dal pensiero e dalle arti) e quelli non meritevoli per l’uomo (derivanti dal sudore e dall’artigianilità). L’enciclica pone i confini entro i quali delimitare la questione del lavoro. Nella prima parte del testo, l’enciclica offre una lettura che risponde a queste visioni negative, partendo da come la Chiesa intenda antropologicamente l’uomo, è una lettura del lavoro che parte dal soggetto che lo compie e della importanza che ha per la realizzazione dell’uomo stesso e le sue radici affondano nella cultura.

L’enciclica non ha soluzioni prefabbricate da offrire; contiene però un approccio di tipo nuovo al fondamentale problema dell’uomo che permette una comprensione diversa da quella usuale dei grandi problemi internazionali. Essa fornisce le categorie che permettono una inedita lettura ed interpretazione della storia contemporanea…… L’enciclica Laborem Excersens con la sua fondamentale distinzione fra il significato oggettivo ed il significato

2 Ivi, n.3, in EE/8 n. 209.
3 R. BUTTIGLIONE, L’uomo e il lavoro, CSEO SAGGI, 1984, pp. 59-60; p. 87.

soggettivo del lavoro ci insegna a cercare le radici dell’uomo nella cultura4.

1.2 – IL SOGGETTO DEL LAVORO È L’UOMO E LA SUA RADICE È LA CULTURA

La prima e sostanziale affermazione sulla quale basare tutte le riflessioni sul lavoro è il fatto che il lavoro deve essere inteso in senso soggettivo, “come persona, l’uomo è soggetto del lavoro”5. Il lavoro è un fondamentale e centrale tema della Dottrina Sociale della Chiesa, un valore etico solo in quanto colui che lo compie è la persona che assume le sue decisioni sulla base della propria volontà.

Non c’è, infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compie è una persona, un soggetto consapevole e libero, cioè un soggetto che decide di se stesso.6

Il lavoro visto nella sua dimensione soggettiva, sottolinea come l’uomo è destinato al lavoro, “per quanto sia una verità che l’uomo è destinato ed è chiamato al lavoro, però prima di tutto il lavoro è «per l’uomo», e non l’uomo «per il lavoro»”7. Questo assunto fondamentale chiarisce come qualsiasi lavoro non sia importante per l’obiettivo che si pone, ma per l’uomo che lo compie, la persona.

A sua volta: indipendentemente dal lavoro che ogni uomo compie, e supponendo che esso costituisca uno scopo – alle volte molto impegnativo – del suo operare, questo scopo non possiede un significato definitivo per se stesso. Difatti, in ultima analisi, lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro eseguito dall’uomo – fosse pure il lavoro più «di servizio», più monotono, nella scala del comune modo di valutazione, addirittura più emarginante – rimane sempre l’uomo stesso.8

L’uomo decide di lavorare al fine di realizzare se stesso, per contribuire al progresso continuo della comunità in cui vive e per aumentare l’elevazione culturale e morale della stessa.

Giovanni Paolo II riconduce l’importanza del lavoro soprattutto in quanto stimolo all’incessante elevazione culturale e morale della società. Una radicale concezione dell’attività umana che spiazza e costringe a riflettere approfonditamente sul suo valore e sul concetto stesso di lavoro, e la sua importanza cruciale per il progresso integrale dell’uomo.

“L’uomo, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all’incessante elevazione culturale e morale della società, in cui vive in comunità con i propri fratelli.

Il lavoro è cultura, anche il più semplice e ripetitivo dei lavori è cultura; forma l’uomo e accresce la sua autostima, poiché egli, grazie al suo lavoro, si rende conto di contribuire alla crescita personale e di una comunità. Si sconfigge la logica illuministica di derivazione greco-romana del lavoro, la quale considera il lavoro solo come un abbrutimento dell’umanità, a sua volta destinata ad alti e solitari compiti, specie lontano dalla “praxis”.

“Quando diciamo che il Papa propone una concezione del lavoro diversa da quella usuale non vogliamo rifarci né ad una spiritualizzazione del lavoro né ad una esaltazione del lavoro come partecipazione al compito della creazione. Intendiamo dire piuttosto che ci troviamo davanti ad un particolare approfondimento di ciò che il lavoro è in se stesso, il quale rende comprensibile in che modo sia vera l’affermazione che il lavoro è partecipazione all’opera creatrice di Dio. Lo stesso Giovanni Paolo II in una conferenza ha gettato una luce particolare su questa concezione del lavoro umano. Dice il Papa: “bisogna…. svelare in tutta la ricchezza della praxis umana quella profonda relazione con la verità, con il bene e con il bello che ha un carattere disinteressato, puro, non utilitario”.

Il lavoro, considerato come ciò che si prende cura della verità, del bene e del bello, consiste nel mettere al centro la persona umana e le sue relazioni con le altre persone, che è la creazione più alta del Creatore e quella di cui si compiace ed in cui si riflette. Compiendo il proprio lavoro, l’uomo si prende cura dell’altro e al contempo si prende cura massimamente di sé, cura nel profondo la propria anima, la quale, a sua volta, si svela all’uomo solo nell’incontro con l’altro, nella reciproca relazione umana; dunque nell’accogliere l’altro si crea il vero, il buono e il bello della convivenza comune, una dimora spirituale comune.

L’uomo è chiamato al lavoro perché è attraverso il lavoro che egli si prende cura della persona, in sé e negli altri, ed esercita la propria responsabilità verso di essa. Nessuno può compiere la propria vocazione umana se non attraverso un lavoro. La dinamica propria dell’umano è infatti segnata dall’incontrare il vero, il bello ed il bene (in una parola forse potremmo dire l’essere ) e dal rimanere carichi di meraviglia e di stupore davanti ad essi, per poi prendersene cura… Ciò rende differente il lavoro dell’uomo dalla fatica degli animali.

1.3 – LA DIGNITÀ DELL’UOMO NEL LAVORO SOGGETTIVO

L’uomo deve lavorare, non per realizzare una necessità naturale e sottrarsi alla fame, ma perché il lavoro appartiene alla sua piena realizzazione in quanto uomo e in quanto persona tra le persone. Il lavoro che valorizza il soggetto è un bene per l’uomo e gli rende la sua piena dignità, lo rende più uomo.

“Eppure, con tutta questa fatica – e forse, in un certo senso, a causa di essa – il lavoro è un bene dell’uomo. Se questo bene comporta il segno di un «bonum arduum», secondo la terminologia di San Tommaso, ciò non toglie che, come tale, esso sia un bene dell’uomo. Ed è non solo un bene «utile» o «da fruire», ma un bene «degno», cioè corrispondente alla dignità dell’uomo, un bene che esprime questa dignità e la accresce. Volendo meglio precisare il significato etico del lavoro, si deve avere davanti agli occhi prima di tutto questa verità. Il lavoro è un bene dell’uomo – è un bene della sua umanità -, perché mediante il lavoro l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, «diventa più uomo»12.

Il lavoro soggettivo è un bene che corrisponde all’uomo e alla sua dignità, ciò che corrisponde all’uomo nella sua massima espressione. Tali considerazioni giungono a considerare la laboriosità come una virtù, in quanto capace di trasformare l’uomo e coloro che gli sono accanto verso la loro piena e integrale realizzazione, sia materiale che spirituale.

Senza questa considerazione non si può comprendere il significato della virtù della laboriosità, più particolarmente non si può comprendere perché la laboriosità dovrebbe essere una virtù: infatti, la virtù, come attitudine morale, è ciò per cui l’uomo diventa buono in quanto uomo. Questo fatto non cambia per nulla la nostra giusta preoccupazione, affinché nel lavoro, mediante il quale la materia viene nobilitata, l’uomo stesso non subisca una diminuzione della propria dignità13.

La dignità dell’uomo, preservata nel lavoro, consente all’uomo stesso di sentirsi parte della comunità: in questo modo egli può offrire il proprio contributo e realizzarsi, sia formando una famiglia che offrendo la propria solidarietà, radici fondamentali della cultura della Dottrina Sociale della Chiesa.

“Appartiene infatti al lavoro umano una particolare capacità di unire gli uomini fra di loro, di stabilire fra di essi una rete di relazioni all’interno della quale essi fanno esperienza della loro umanità. La solidarietà, che emerge dal lavoro è insieme con la famiglia, la radice fondamentale della cultura: attraverso il lavoro e la famiglia si pongono in modo esistenzialmente concreto per ciascuno i grandi interrogativi sul significato ed il destino, i quali propriamente costituiscono e articolandola cultura dell’uomo”.

1.4 – LA SPIRITUALITÀ DEL LAVORO

La cultura del lavoro, prima della missione evangelizzatrice, informa la vita di Nostro Signore Gesù Cristo, dall’azione alla contemplazione che porta alla evangelizzazione delle genti. Il lavoro perciò si trasforma in qualcosa di immanente, restituisce all’uomo cento volte tanto in spiritualità di quanto l’uomo stesso dia in materialità. L’importanza del lavoro si estende dunque anche alla sua dimensione spirituale: l’uomo cresce nella sua interezza di corpo e spirito.

Diverso è il genio del cristianesimo, già interamente contenuto in quel primo Vangelo del lavoro che è la vita nascosta di Gesù a Nazareth come figlio del carpentiere Giuseppe. Nella visione cristiana della vita, la cultura appare fin dal principio immanente al lavoro come un suo significato e valore; contemplazione e azione appaiono come due lati di un’unica esperienza della persona”15.

La dimensione soggettiva del lavoro deve perciò essere perfezionata e contemplare l’aspetto che compone la piena umanità, la sua insita spiritualità. Il lavoro influenza anche questo aspetto dell’uomo, in quanto corpo e spirito: entrambi si uniscono e permeano il lavoro soggettivo e a loro volta condizionano l’uomo. Egli non può rinunciare a considerarli fondamentali per la propria vita, e occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalle tre virtù teologali, per dare al lavoro i significati necessari al fine di realizzare l’opera della salvezza disegnata dal suo Creatore.

Dato che il lavoro nella sua dimensione soggettiva è sempre un’azione personale, actus persona, ne segue che ad esso partecipa l’uomo intero, il corpo e lo spirito, indipendentemente dal fatto che sia un lavoro manuale o intellettuale. All’uomo intero è pure indirizzata la Parola del Dio vivo, il messaggio evangelico della salvezza, nel quale troviamo molti contenuti – come luci particolari – dedicati al lavoro umano. Ora, è necessaria un’adeguata assimilazione di questi contenuti; occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalla fede, dalla speranza e dalla carità, per dare al lavoro dell’uomo concreto, con l’aiuto di questi contenuti, quel significato che esso ha agli occhi di Dio, e mediante il quale esso entra nell’opera della salvezza al pari delle sue trame e componenti ordinarie e, al tempo stesso, particolarmente importanti.16

Il lavoro appare così nella giusta luce solo se lo si intende importante tanto per il corpo quanto per lo spirito. Compito fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa è porsi al servizio di questa visione teologica e sociologica cristiana del lavoro, in modo che tutti gli uomini si avvicinino alla spiritualità del lavoro e, attraverso essa, a Dio.

…dovere pronunciarsi a proposito del lavoro dal punto di vista del suo valore umano e dell’ordine morale, in cui esso rientra, in ciò ravvisando un suo compito importante nel servizio che rende all’intero messaggio evangelico, contemporaneamente essa vede un suo dovere particolare nella formazione di una spiritualità del lavoro, tale da aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi per il suo tramite a Dio, Creatore e Redentore, a partecipare ai suoi piani salvifici nei riguardi dell’uomo e del mondo e ad approfondire nella loro vita l’amicizia con Cristo, assumendo mediante la fede una viva partecipazione alla sua triplice missione: di Sacerdote, di Profeta e di Re, così come insegna con espressioni mirabili il Concilio Vaticano II.

Una spiritualità del lavoro patrimonio di tutta l’umanità, in grado di influenzare tutti gli uomini e condizionare la vita di tutto il mondo. Un chiaro invito a indirizzare la pastorale sociale verso una evangelizzazione che passi anche attraverso il lavoro dell’uomo.

“Bisogna, dunque, che questa spiritualità cristiana del lavoro diventi patrimonio comune di tutti. Bisogna che, specialmente nell’epoca odierna, la spiritualità del lavoro dimostri quella maturità, che esigono le tensioni e le inquietudini delle menti e dei cuori”.

La dimensione personale del lavoro soggettivo, dignitoso e spirituale, trasforma l’uomo, lo rende capace di partecipare veramente all’opera di Dio e trova compimento attraverso le opere evangeliche di Cristo, a dimostrazione di come Egli compia l’opera del Vangelo; e l’eloquenza della vita di Cristo che ci fa capire come Egli appartenga al mondo del lavoro.

“Infatti, Gesù non solo proclamava, ma prima di tutto compiva con l’opera il «Vangelo» a lui affidato, la parola dell’eterna Sapienza. Perciò, questo era pure il «Vangelo del lavoro», perché colui che lo proclamava, era egli stesso uomo del lavoro, del lavoro artigiano come Giuseppe di Nazareth. E anche se nelle sue parole non troviamo uno speciale comando di lavorare – piuttosto, una volta, il divieto di una eccessiva preoccupazione per il lavoro e l’esistenza, però, al tempo stesso, l’eloquenza della vita di Cristo è in equivoca: egli appartiene al «mondo del lavoro», ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto; si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell’uomo con Dio, Creatore e Padre”.

1.5 – DALLA DIMENSIONE PERSONALE, ALLA FAMIGLIA E ALLA NAZIONE

La Laborem Excersens considera il carattere universale del lavoro, inteso nei suoi principali valori che rendono l’uomo più uomo, e gli permettono di realizzare la sua vocazione primaria, che è quella di vivere con gli altri e per gli altri così da completarsi a vicenda. L’enciclica usa a tale scopo la metafora dei 4 cerchi: il primo cerchio è la dimensione personale del lavoro, dignitoso, soggettivo e spirituale, il secondo cerchio è la famiglia, il terzo cerchio è la nazione ed infine l’ultimo cerchio è l’unione delle nazioni.

Confermata in questo modo la dimensione personale del lavoro umano, si deve poi arrivare al secondo cerchio di valori, che e ad esso necessariamente unito. Il lavoro è il fondamento su cui si forma la vita familiare, la quale è un diritto naturale ed una vocazione dell’uomo. Questi due cerchi di valori – uno congiunto al lavoro, l’altro conseguente al carattere familiare della vita umana – devono unirsi tra sé correttamente, e correttamente permearsi. Il lavoro è, in un certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, poiché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l’uomo acquista mediante il lavoro. Lavoro e laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia, proprio per la ragione che ognuno «diventa uomo», fra l’altro, mediante il lavoro, e quel diventare uomo esprime appunto lo scopo principale di tutto il processo educativo.20

La dimensione etica e culturale, riscoperta con questa analisi del lavoro, sviluppa un concetto armonioso dell’uomo, e questo offre la possibilità di vivere in pace e solidarietà con tutti gli altri, a partire dal nucleo principale e naturale: la famiglia. Pensiamo, invece, a un lavoro egoistico e fine a se stesso, o rivolto alla assolutizzazione del profitto o sminuito in chiave collettivistica, che annulla l’uomo negli ingranaggi della politica per un bene superiore ma estraneo all’uomo stesso. Questo genera una spirale che sempre più conduce tutti gli uomini a isolarsi e ad essere considerati oggetti al pari delle macchine, numeri da usare per calcoli algoritmici.

“Diversamente stanno le cose se entriamo nella prospettiva secondo la quale il lavoro è un sistema di comunicazione e dialogo fra gli uomini che costituisce una particolare comunità umana. Lavorare è allora un entrare in rapporto con l’altro uomo per prenderci cura insieme della terra e delle persone che abbiamo a cuore. Se guardiamo al lavoro in questo modo allora ci importa che quel sistema di comunicazione non sia falsato, che sia giusto”.

La riflessione del professor Buttiglione evidenzia come, a partire dal lavoro, si debba costruire una giustizia e una pace a carattere mondiale; infatti, il terzo cerchio della enciclica, nel quale l’uomo con il suo lavoro fonda se stesso, è la nazione:

“Il terzo cerchio di valori che emerge nella presente prospettiva – nella prospettiva del soggetto del lavoro – riguarda quella grande società,alla quale l’uomo appartiene in base a particolari legami culturali e storici. Tale società – anche quando non ha ancora assunto la forma matura di una nazione – è non soltanto la grande «educatrice» di ogni uomo, benché indiretta (perché ognuno assume nella famiglia i contenuti e valori che compongono, nel suo insieme, la cultura di una data nazione), ma è anche una grande incarnazione storica e sociale del lavoro di tutte le generazioni. Tutto questo fa sì che l’uomo unisca la sua più profonda identità umana con l’appartenenza alla nazione, ed intenda il suo lavoro anche come incremento del bene comune elaborato insieme con i suoi compatrioti, rendendosi così conto che per questa via il lavoro serve a moltiplicare il patrimonio di tutta la famiglia umana, di tutti gli uomini viventi nel mondo.

La giustizia e la pace sono i frutti della dimensione personale del lavoro, che consente all’uomo di realizzare la vocazione ad essere ancora “più uomo”. Sistemi economici e politici, che non rispettano tali fondamentali valori antropologici, possono risultare estremamente dannosi, fino ad arrivare a costruire società non giuste e senza la pace necessaria, in quanto trasformano l’uomo in una merce. La salvaguardia del primo cerchio consente lo sviluppo del secondo, che a sua volta estende i suoi benefici a tutte le nazioni. Se così non accade, il mondo implode su se stesso, causando la crisi dell’uomo fin nel suo stesso essere uomo.

Si oppongono alla dottrina sociale della Chiesa i sistemi economici e sociali, che sacrificano i diritti fondamentali delle persone, o che fanno del profitto la loro regola esclusiva o il loro fine ultimo. Per questo la Chiesa rifiuta le ideologie associate nei tempi moderni al «comunismo» o alle forme atee e totalitarie di «socialismo». Inoltre, essa rifiuta, nella pratica del «capitalismo», l’individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano.

Capitalismo, Socialismo e Comunismo, accomunati da una riduzione dell’uomo non possono essere contemplati dalla DSC in quanto annientano la possibilità dell’uomo di scegliere di realizzare se stesso, mettendo in pratica tutta la propria persona, con la sua creatività, la sua perseveranza e il suo coraggio.

1.6 – CONCLUSIONE

Giovanni Paolo II, con la Laborem Excersens, pone nella prospettiva cristiana il lavoro dell’uomo, come dimensione personale. Esalta l’importanza del soggetto sull’oggetto, lo considera la base della dignità dell’uomo, perché lo conduce ad una completezza integrale attraverso una spiritualità che è insita nel lavoro stesso. Questo cerchio è come la pietra d’angolo che regge l’arcata di tutte le riflessioni che seguiranno sul lavoro dell’uomo, non possiamo prescindere da queste considerazioni, pena l’esclusione dell’uomo stesso dalla sua realizzazione integrale. Pertanto egli, con il lavoro, si completa formando una propria famiglia che vive insieme ad altre famiglie in una nazione, e le varie nazioni nel mondo. Frutti maturi di un lavoro dignitoso e spirituale sono la giustizia e la pace.

Abbiamo cercato, nelle presenti riflessioni dedicate al lavoro umano, di mettere in rilievo tutto ciò che sembrava indispensabile, dato che mediante esso devono moltiplicarsi sulla terra non solo «i frutti della nostra operosità», ma anche «la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà». Il cristiano che sta in ascolto della parola del Dio vivo, unendo il lavoro alla preghiera, sappia quale posto occupa il suo lavoro non solo nel progresso terreno,ma anche nello sviluppo del Regno di Dio,al quale siamo tutti chiamati con la potenza dello Spirito Santo e con la parola del Vangelo.

Incontro con gli imprenditori di Sua Santità Papa Francesco:Quaresima per Fare Insieme e ….critica

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Di seguito inserisco i Link di articoli sull’incontro di Sua Santità Papa Francesco

con gli imprenditori.

da Avvenire

da Aleteia

da il Fatto quotidiano

da Il Giornale

Discorso Ufficiale di Sua Santità

Il 27 febbraio sarà ricordata come una data STORICA.

La Confindustria, associazione che raccoglie migliaia di imprenditori con aziende con almeno oltre 15 dipendenti, ha voluto incontrare il Santo Padre in una Udienza. Sin dal giorno prima avevano preparato l’incontro con un seminario dedicato all’Etica in connubio con l’Economia.

Personalmente non ricordo, da quando seguo da vicino le vicende vaticane, un simile incontro con gli imprenditori, oltre 5000 imprenditori hanno partecipato  all’udienza con Papa Francesco.

L’appuntamento è stato fortemente voluto dal presidente uscente, Squinzi, che così lascia un ricordo indelebile  in tutti coloro che hanno preso parte all’evento.

Siamo in piena Quaresima e giustamente Papa Francesco ha voluto porre in evidenza  una serie di domande che si rivolgevano direttamente alla coscienza degli imprenditori.

I vari riferimenti al lavoro nero, al giusto salario, al lavoro ecc. ecc.

“E com’ è il tuo rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi loro il salario giusto? Anche versi i contributi per la pensione? Per assicurare la salute?”

Inoltre ha sottolineato che bisogna distinguere tra “il formale e il reale”. Per il Signore, ha osservato,

non è digiuno, non mangiare la carne” ma poi “litigare e sfruttare gli operai”. Ecco perché Gesù ha condannato i farisei perché facevano “tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore”.

“Questo – ha ribadito il Papa Francescoè il digiuno vero, il digiuno che non è soltanto esterno, un’osservanza esterna, ma è un digiuno che viene dal cuore………..Sono uniti: l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono una unità e se tu vuoi fare penitenza, reale non formale, devi farla davanti a Dio e anche con il tuo fratello, con il prossimo…………… Tu non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle della ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l’ingiustizia”.

Non è un buon cristiano

quello che non fa giustizia

con le persone che dipendono da lui”.

Il cammino della Quaresima, ha detto ancora, “è questo, è doppio, a Dio e al prossimo: cioè, è reale, non è meramente formale……..Non è non mangiare carne solamente il venerdì, fare qualcosina, e poi fare crescere l’egoismo, lo sfruttamento del prossimo, l’ignoranza dei poveri”.

Dopo questa riflessione quaresimale, assai importante e centrale per coloro che si definiscono cristiani,  Papa Francesco si è soffermato anche sulla iniziativa formativa degli imprenditori incentrata sul Motto  “FARE INSIEME”.

Infatti nel  documento Ufficiale troviamo ampi riferimenti e riflessioni proprio su questo motto:

“Fare insieme” è l’espressione che avete scelto come guida e orientamento. Essa ispira a collaborare, a condividere, a preparare la strada a rapporti regolati da un comune senso di responsabilità. Questa via apre il campo a nuove strategie, nuovi stili, nuovi atteggiamenti. Come sarebbe diversa la nostra vita se imparassimo davvero, giorno per giorno, a lavorare, a pensare, a costruire insieme!

Nel complesso mondo dell’impresa, “fare insieme” significa investire in progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati. Tra questi, anzitutto, le famiglie, focolai di umanità, in cui l’esperienza del lavoro, il sacrificio che lo alimenta e i frutti che ne derivano trovano senso e valore……….Fare insieme vuol dire, infatti, impostare il lavoro non sul genio solitario di un individuo, ma sulla collaborazione di molti. Significa, in altri termini, “fare rete” per valorizzare i doni di tutti, senza però trascurare l’unicità irripetibile di ciascuno.

Al centro di ogni impresa vi sia dunque l’uomo:

non quello astratto, ideale, teorico, ma quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze, le sue fatiche.

Cari amici, voi avete

«una nobile voca­zione orientata a produrre ricchezza e     a migliora­re il mondo per tutti» ;

siete perciò chiamati ad essere costruttori del bene comune e artefici di un nuovo “umanesimo del lavoro….La legge suprema sia in tutto l’ attenzione alla dignità dell’altro, valore assoluto e indisponibile. Sia questo orizzonte di altruismo a contraddistinguere il vostro impegno: esso vi porterà a rifiutare categoricamente che la dignità della persona venga calpestata in nome di esigenze produttive, che mascherano miopie individualistiche, tristi egoismi e sete di guadagno….”.

Parole bellissime e profonde che penso possano aiutare a crescere cristianamente e a dare il giusto valore a coloro che fanno impresa. Parole profonde che spero possano essere ripetute in tutte quelle parecchie al centri dei DISTRETTI INDUSTRIALI, ove si concentrano massimamente i molti piccoli imprenditori e coloro che ambiscono a diventarlo. Ma anche là dove latita la figura dell’imprenditore sarebbe importante se i Pastori fossero impegnati a coltivare i talenti imprenditoriali.

Eppure, eppure mi rimane una piccola amarezza, penso che in fondo qualche cosa manca a quanto il Santo Padre ha voluto dire.

Mi permetta Santità di esprimere una mia piccola critica o polemica, dato che ormai da 48 anni mi additano come un polemico.

Secondo me manca una vera e propria esortazione a FARE IMPRESA, e magari a   chiedere aiuto al Santo Parassito tramite la preghiera. Il Santo Spirito  può illuminare il percorso decisionale dell’Imprenditore così da migliorare il suo mercato, in modo che possa così dare lavoro a quante più persone possibili.

Ecco penso che  manca proprio questo,  L’Esortazione a Investire  e a Creare nuove imprese, nuovi mercati, aiutati dalla  Preghiera che illumina i Talenti di ciascun imprenditore. Io penso che se ci fosse un imprenditore Cristiano, leggi qui, in più in ogni provincia la crisi sarebbe molto meno forte. 

Ho avvertito anche un mancato richiamo ai Pastori, che secondo me non supportano nel migliore dei modi gli imprenditori.  Pastorali  Imprenditoriali CARENTI O ASSENTI   e SPESSO  contro-produttive. leggi qui.

Infine Santo Padre, veramente mi sembra sia mancata la comprensione delle IMMENSE DIFFICOLTA’ che gli imprenditori affrontano in Italia. Pressioni Fiscali e Burocratiche e non ultima una totale disistima delle persone, che li paragonano sempre e solo a degli evasori e oppressori del popolo lavoratore.

E’ vero, alcuni forse molti, sono dei Ladri che sfruttano, rubano, e opprimono, ma Santità le assicura che la maggior parte sono persone semplici, uscite da situazioni di estremo disagio con la forza della volontà e della …. fame specie i più anziani. A questi Santità si doveva dare una parola di conforto e di sprone ad andare avanti, in modo molto più forte di quanto secondo me è stato fatto.

Sono figlio di ex imprenditori, sono stato per alcuni anni un imprenditore e oggi li aiuto con il mio blog http://www.pandemiapolitica.com e con la consulenza, spesso gratuita. Sono stato in confindustria diversi anni, alcuni  anni con responsabilità sul territorio di Fermo.  Mi sta a cuore il loro successo, che significa portare lavoro a migliaia di persone.  Mi sento toccato in prima persona quando non vengono valorizzati nelle giusta maniera.

Grazie comunque per aver parlato a loro direttamente, sono sicuro che tra le migliaia di Imprenditori  a molti ha dato conforto e scosso le coscienze.

Se avesse stimolato, oltre la contrizione, il Talento sarebbe stato Perfetto.

Con umiltà e senza presunzione Grazie ancora Santo Padre.

 

Una Pastorale Cristiana che aiuti gli imprenditori a realizzare la vera solidarietà economica: l’esempio di Michele Ferrero

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Il primo post del 2016 lo voglio dedicare a un grandissimo personaggio italiano scomparso nel corso del 2015: Michele Ferrero, l’uomo più ricco d’Italia e 30° più ricco  al mondo secondo i dati Forbes.

Tutti conosciamo la sua impresa omonima che produce dolci tentazioni la più famosa delle quali è la Nutella che ci ha praticamente svezzati fin da piccoli, (potete trovare STORIA DELLA NUTELLA), inoltre altri centinaia di prodotti famosi tipo Mon Cheri, Kinder, Estathe, ecc. ecc.

La sua storia rientra nel classico del self-made-man. Ma quello che più conta  e forse la cosa che è poco conosciuta è il fatto che il Sig. Ferrero è un devoto fedele Cristiano Cattolico assai legato alla Madonna in special modo alla Madonna di  Lourdes.

Il 31 dicembre 2015  il giornale LA STAMPA ri-pubblica una sua rara intervista, potete leggerla integrale QUI, rilasciata a Mario Calabresi. (vi consiglio anche la pagina di Avvenire del 18 febbraio che  commemora il ritorno al Signore QUI ).

Se volete leggere la parte relativa alla sua impresa e a come si è aperto un mercato leggete il mio post su www.pandemiapolitica.com, mentre per quel che interessa gli argomenti di questo Blog mi preme sottolineare l’ultima frase che il Sig. Ferrero ha voluto arrivasse a tutti: 

«Tutto quello che ho fatto lo devo alla Madonna,

a Maria,

mi sono sempre messo nelle sue mani e

lei devo ringraziare.

La prego ogni mattina e questo mi dà una grande forza».

Il più ricco d’Italia, colui che ha costruito una impresa con migliaia di dipendenti, dando lavoro e speranza a una intera nazione, è un fulgido esempio di grande imprenditore CRISTIANO. Per noi tutti un Esempio da seguire e sperare che ne nascano di imprenditori e ne seguano l’esempio.

Si dice che in ogni stabilimento in giro per il mondo ci sia sempre esposta una Statua della Madonna di Lourdes. Si dice che almeno una volta all’anno riunisse i vertici manageriali a Lourdes per stabilire le linee strategiche ispirate dalla Madonna. Si dice che la Fondazione Ferrero rinomata per le sue opere benefiche sia stata fondata a Lourdes.

Il motto di questo Santo Imprenditore è:

LAVORARE, CREARE , DONARE. 

Sono i 3 verbi che devono guidare l’azione di tutte le persone di talento e buona volontà che sappiano aprire mercati e di conseguenza  aprire imprese per dare lavoro alle persone.

“La Solidarietà Cristiana si basa sul dare da bere agli assetati, dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi … A praticare questa primaria virtù cristiana sono, certamente, tutte le anime pie che mettono mano al portafoglio e danno ai poveri. MA ANCOR DI Più DI COSTORO è, in blocco, la categoria dei produttori di beni e fornitori di servizi, la categoria degli IMPRENDITORI. Non solo, non tanto, perché danno lavoro, perché creano occupazione, ma anche perché rispondono in maniera vantaggiosa alla domanda sociale di beni e servizi.”

LA SOLIDARIETA’ ECONOMICA

dipende dal PROFITTO.

Senza il Profitto quale solidarietà può venir praticata?

tratto da Vangelo e Ricchezza, pag. 535 Angelo Tosato ed. Rubbettino  leggi qui

Dagli Atti degli Apostoli San Paolo rammenta dai cristiani di Efeso accomiatandosi:

” In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando e penando

(così come io ho fatto in mezzo a voi)  così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!” At 20,35

il Figlio così ha detto durante al celebrazione funebre e così è stato divulgato in tutto il mondo in inglese:

‘”Dad wanted a factory for the people not people for the factory

with a conception of work that put social concerns at the centre before profit.”Da DailyMail on Facebook

Il mercato aperto da Ferrero, anzi i molteplici mercati aperti, hanno consentito la creazione di migliaia di posti di lavoro e la soddisfazione dei desideri delle persone che acquistando i prodotti della Ferrero si sono compiaciuti e hanno continuato a farlo dando successo e profitti all’impresa. Il sig. Ferrero chiamava i suoi clienti “La VALERIA” (LEGGI QUI post di marketing)   Avendo sempre massimo rispetto sia per coloro che acquistano i prodotti si per coloro che li producono. Inoltre massimo rispetto anche alle materie prime. Solo così  si  può sperare di generare il giusto e doveroso profitto che se ben utilizzato permette a sua volta di creare la solidarietà economica.

La Grazia della Madonna ha concesso al talento della Famiglia Ferrero di riuscire in questa immensa impresa di Solidarietà attraverso il profitto, e solo grazie al continuo profitto hanno potuto crescere e consolidare questa azione di carità cristiana dando dignità tramite il lavoro alle migliaia di persone dipendenti i in tutto il mondo. Senza dimenticare la grandissima opera della Fondazione Ferrero, potete vedere cosa realizza QUI, ove si materializza il donare. Senza averi cosa pensiamo di poter donare? Grazie ai profitti proppera anche il donare della fondazione.

Esattamente quanto auspicato dai Francescani in special Modo. San Bernardino da Siena.

Ecco per il 2016 auspico che ci sia sempre di più una maggiore attenzione da parte della PASTORALE SOCIALE in tutte le DIOCESI  nei confronti dei giovani e intraprendenti Imprenditori. Che si dia loro ampio appoggio spirituale e dottrinale. Peghiamo per loro, aiutiamo loro,  sia nello sconforto dei primi passi incespicanti, ma soprattutto preghiamo e stiamo loro vicino nel momento in cui  ottengono successo, perché è proprio nel momento del successo che Mammona carpisce la volontà anche dei più forti piegandola ai suoi voleri contrari a quello dello spirito e della solidarietà. Ecco che il profitto si trasforma da solidarietà economica ad abuso nei confronti delle persone.

L’Italia ha bisogno di Imprenditori che si prodighino a realizzare la vera solidarietà economica attraverso il profitto, in modo da creare milioni di posti di lavoro. Questo è possibile solo se la Chiesa tutta prega la Madonna che doni la Grazia alle persone di Talento di aprire mercati, creare prodotti in grado di aprire i mercati, in modo da avere lavoro per molti e donare il profitto in bene dei più bisognosi.

Preghiamo che tanti Michele Ferrero crescano  in tutti i Paesi del Mondo e che la Chiesa sappia accoglierli e aiutarli nella loro avventura.

BUON 2016

 

Buon Natale nel Signore: che possa dare speranza a tutti le persone di talento e di buona volontà

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BUON NATALE NEL SIGNORE

Vero Dio E Vero Uomo NATO dalla Vergine Maria.

Auguro a tutti un Sereno e Felice Natale del Signore.

Dedico questo mio Post a tutti coloro che con BuONA Volontà il prossimo anno intendono mettere in Opera i propri Talenti e farsi promotori di Ricchezza per il nostro territorio.  Sempre più abbiamo bisogno in questa distretto calzaturiero, ma vale anche per tutto il territorio italiano, di far si che le persone con il loro TALENTO abbiano il coraggio di fare impresa.

Come nei bei tempi passati occorre dare alle persone la forza e il coraggio di mettersi in gioco, e non rifugiarsi dietro ai benefici di una opulenza di Stato, che porta solo ed esclusivamente al declino. Inutile nasconderlo i dati economici sono impietosi, per chi li vuole leggere. Il nostro amato distretto Industriale-calzaturiero sta lentamente ed inesorabilmente percorrendo la strada del declino.

Urge ammetterlo con forza e con altrettanta forza sollecitare le Persone di talento a emergere dal piattume e a non scoraggiarsi di fronte alle mille e mille difficoltà.

Urge  che la comunità cristiana diocesana preghi per loro.

Urge che  la comunità cristiana aiuti queste persone in modo spirituale e concreto a far si che possano mettere in pratica i propri talenti.

Siamo la terra che ha dato i natali a San Giacomo della Marca allievo di San Bernardino da Siena leggi qui, due Santi assai attenti a valorizzare le competenze, e i sani commerci, mettendo i paletti oltre i quali l’imprenditore Cristiano leggi qui, non deve e non può  andare. In primis l’avarizia.

Lo stesso Papa ha sollecitato a creare posti di lavoro, elevando il LAVORO a massima dignità della persona. La “Scienza” economica ormai da oltre 100 anni ha chiarito che solo una società Libera, in un Libero Mercato, non inquinato da Monopoli o Soprusi o Rendite di Posizione può fare in modo che sempre più persone possano essere dignitosamente lavoratori e imprenditori. leggi qui i dati ONU 2014

Solo gli imprenditori CRISTIANI possono  salvare il nostro territorio e l’Italia intera dal declino. A queste persone di buona volontà però occorre che la comunità cristiana tutti si prodighi e si affianchi a loro in modo deciso, spronandoli, incoraggiandoli e sostenendoli nelle difficoltà financo a tentare di farli desistere se proprio si vede che non hanno le caratteristiche e le idee adatte ad aprire un mercato.

Dobbiamo essere coscienti che il sistema di mercato deve prevedere i FALLIMENTI, GLI ERRORI. (leggi i casi di Google e Gore spa) Sono alla base della possibilità di creare mercati e incentivare le innovazioni e la crescita di impresa.  Diceva Thomas Edison, il grande inventore americano, che ogni volta che un progetto falliva era una strada chiusa, occorreva semplicemente cambiare strada. Il sistema di mercato si basa sugli errori, tutte le più grandi aziende sono nate fallimenti, precedenti o durante la loro vita, molte invece sono chiuse per errori madornali.

Qui da noi invece il fallire,  chiudere L’Impresa viene vista come la fine di tutto. Le persone che chiudono “bottega” vengono macchiate con infamia e per loro non c’è speranza futura. E si da che purtroppo molti cedono all’onta facendo una fine tragica, come la cronaca di questi anni. Invece proprio loro che hanno “fallito” in termini economici, devono essere aiutati. Si deve offrire loro come minimo non una ma altre mille possibilità. La Comunità Cristiana per prima deve stare loro vicino e incoraggiare a ricominciare a intraprendere di nuovo.

Grazie a questo modo di ragionare sulle persone che hanno “fallito” fa si che le persone di talento si spaventino, e magari  non mettono in pratica i  loro talenti,  cercando il così detto posto sicuro, che diciamocelo chiaramente fino a non pochi anni fa veniva lautamente elargito ANCHE DALLE ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE. Si andava dal Prete o dal Vescovo e questi prima o poi un posto te lo trovava.

BASTA!!

E’ ora di DIRE BASTA !!  

Questo è il modo PARASSITARIO di pensare al nostro futuro.

Dobbiamo avere il coraggio di ergere la Parabola dei Talenti a nostra guida. Dobbiamo restituire 100 da 1 che abbiamo ricevuto, e non lasciare sottoterra l’unica moneta e restituirla intonsa. Certo da SOLI è IMPOSSIBILE, occorre che tutta la COMUNITA ognuno con le proprie competenze indirizzi le persone di talento a mettere in opera al massimo. Anche se poi fallirà.

Se apri una Start-Up sappi

che hai meno del 10% di possibilità di rimanere aperto dopo 2 anni.

MA SE SOLO UNA START-UP SUPERA I DUE ANNI

ALLORA MOLTE PERSONE  

POSSONO GIOIRNE OTTENENDO LA DIGNITA’ DI UN LAVORO.

A coloro che invece non ce la fanno diremo:

“non scoraggiarti, riprova, ritenta, Il Signore ti sta ancor di più vicino poiché hai tentato, anche se non ci sei riuscito, sei importante tanto quanto lo sono coloro che ce l’hanno fatta. Noi tutti  Pregheremo per te e per i tuoi cari. Grazie di tutto quanto hai tentato di fare per il benessere di tutti noi.”

Spero di convertire a questo pensiero, spero che la Nascita del Signore possa illuminare di Grazia tante persone di talento in modo da ricreare come negli anni ’60 una miriade di piccoli-grandi imprenditori che sappiano creare lavoro, ricchezza e prosperità per tutti noi. Che sappiano aprire un Mercato, espandersi, dare lavoro a tante ma tante persone, le quali a loro volta possano poi liberarsi e creare la loro impresa in una proliferazione sana di lavoro. Ecco il vero Mercato, formato da migliaia e migliaia di persone operose che trovano con costanza e innovazione il loro mercato. Una delle cose più difficile in ASSOLUTO. Molto più facile lavorare in Banca o nella Scuola o nel comune .

La Comunità Cristiana sappia pregare e incoraggiare questo, solo così si può sperare concretamente di dare da mangira agli affamati e soprattuto

UN LAVORO DIGNITOSO PER TUTTI e

non PARASSITARIO.

Per chi volesse sono a disposizione per aiutare i talenti imprenditoriali cristiani.

Abbiamo scritto un Libro proprio per questo:

 LIBRO: COME APRIRE IL TUO MERCATO 

Se qualche giovane imprenditore CRISTIANO ha bisogno di una mano, sono disposto anche gratuitamente a darla. Come MIO personale regalo di Natale.

Che il Signore Ci Benedica tutti con la Sua Nascita