imprenditore

L’indispensabile economia: promuovere la creatività imprenditoriale. Dalla Enciclica Laudato Si.

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Nel giorno dedicato ai SS. Pietro e Paolo scrivo  riflessioni spontanee  delle enciclica Laudato Si emanata pochi giorni fa. In particolare su quella parte che parla degli aspetti che maggiormente mi stanno a cuore ovvero il lavoro e l’imprenditore.

Sia Pietro che Paolo erano artigiani. Il primo pescatore e l’altro costruttore di Tende. Paolo in specie più volte parla di come si mantenga del proprio lavoro e quanto sia importante questo aspetto per tutta la comunità e per coloro che sono chiamati a farne parte.

Dai cap. 124 ai 130 l’Enciclica si sofferma a considerare la necessità di difendere il lavoro.  Oggi più che mai occorre levare un grido cristiano contro i soprusi che si stanno perpetrando contro l’uomo e la sua dignità di mettere in pratica i suoi talenti attraverso il lavoro. Si richiama ovviamente la splendida enciclica Laborem Exercens e gli aspetti teologici che esaltano, unica tra tutte le culture religiose e laiche, il LAVORO dell’Uomo paragonato sempre alla creazione libera di Dio.

Al punto 125 si parla espressamente di quanto sia fondamentale la dignità del lavoro, qualunque esso sia, e la relazione interpersonale di cui necessita. Per il Cristiano poi l’Ora et Labora Monastica diventa paradigma primario.

Si pone dunque l’uomo al centro di tutto insieme anche alle sue relazione con gli altri uomini, ed il lavoro ” dovrebbe essere l’ambito di questo multiforme sviluppo personale, dove si mettono in gioco molte dimensioni della vita: la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli alte, un atteggiamento di adorazione. …… pertanto si esige che si continui a perseguire quale priorità.

  Sottolineando come il lavoro sia una necessità per la realizzazione del essere uomini si sottolinea come il lavoro non è elemosina.

“In questo senso aiutare i poveri con il denaro deve essere un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze.

IL VERO OBIETTIVO DOVREBBE ESSERE SEMPRE DI CONSENTIRE

LORO UNA VITA DEGNA MEDIANTE IL LAVORO”

Questo deve essere chiaro a tutti i missionari, che Dio li illumini per ampliare le loro offerte di aiuto anche alla imprenditorialità.

Oggi più che mai occorre dare a tutti la possibilità di LAVORARE della Propria Creatività e Dignità. Non solo Elemosina ma LAVORO. Quindi un inno alla SUSSIDIARIETà al fatto che occorre dal basso dare a tutti la possibilità di fare, realizzare, creare. Contro i tanti infiniti soprusi di chi ha troppo, troppa terra, troppo denaro, troppo di tutto e non offre la possibilità a chi non ha e non avrà mai la possibilità se questa non gli viene offerta. INSOMMA CONTRO TUTTE LE FORME DI DITTATURA DELLE RENDITE PARASSITARIE. In Italia come in tutto il mondo sono queste che il cristiano deve combattere per offrire a tutti la possibilità di vivere la propria vita con la dignità che gli spetta alla luce del Vangelo.

Si tratta di GIUSTIZIA STORICA  specie in quei paesi, italia inclusa in cui chi ha da centinaia di anni impedisce a chi ha idee forza e creatività di sviluppare le proprie potenzialità.

BASTA CON coloro hanno ereditato intere fortune SENZA ALCUN MERITO

e

NON LE SANNO FAR FRUTTARE

e

usurpano il diritto di interi popoli ad auto determinare le proprie vite attraverso il lavoro. 

SI DIA LA POSSIBILITA’ AI GIOVANI (non in senso anagrafico)  DI RISCHIARE CON LE PROPRIE MANI.

129 _: Perché continui ad essere possibile offire occupazione,

è indispensabile

promuovere una economia

che favorisca la diversificazione produttiva e

la creatività imprenditoriale. 

Si parla di INDISPENSABILE economia che dia la possibilità di essere imprenditori!!! Più chiaro di così!! E noi che viviamo nelle Marhce,  a tutti gli Italiani che vivono nei piccoli-grandi distretti industriali ove micro-grandi imprenditori si prodigano con la loro creatività a lavorare in proprio e  a rendere ricca il loro territorio.  Ed il chiaro riferimento all’importanza dell’imprese a nel territorio.

l’attività imprenditoriale che è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo di tutti,

può essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attività,

soprattutto se comprende che la creazione dei posti di lavoro è parte imprenscindibile del suo servizio al bene comune !

Cosa volere di più da una ENCICLICA che in questi punti valorizza e mi onora, tutti gli studi da me fatti negli ultimi anni dalla Laurea in Ec. Aziendale  a  ca’ Foscari e completati alla Pontificia Univ. Lateranense con la licenza in Teologia Pastorale ove ho dedicato la tesi all’imprenditore cristiano.

Esalta il passato, il presente e speriamo il futuro della Imprenditorialità specie quella tipica delle piccole e medie aziende italiane. Se pensate poi che è per il mondo intero significa anche replicare il successo della nostra tipica economia in tutto il mondo.

Bastano questi punti centrali per farmi capire quanto sia importante oggi più che mai offrire il mio contributo e talento al servizio delle persone che vogliono esser imprenditori alla luce di Cristo.

Oggi nel ricordo dei due Santi Pietro e Paolo, artigiani, cristiani e pilastri della Chiesa dedichiamo questo post a tutti coloro che soffrono e lottano per la dignità  del lavoro.

 

 

la Pastorale per i ragazzi in ricerca di sé

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La Pastorale richiede molta fantasia e creatività. Occorre porsi degli obiettivi chiari e specifici e cercare varie strade per tentare di raggiungere la meta. A me personalmente sta a cuore l’obiettivo più difficile oggi per la Chiesa, ovvero quello del dialogo con i giovani dai 18 ai 30 anni.

Quella è l’età delle prime scelte in autonomia, con la voglia dei ragazzi di trovare la propria strada, sia scegliende la giusta scuola sia il proprio ambito lavoro. Ecco io penso che a questi ragazzi, non ancora adulti, l’azione di dialogo delle nostre parrocchie sia assai scarso o nullo.

Non ho le statistiche sotto mano ma per esperienza personale, osservo che attorno alla Chiesa ci sono sempre i giovanissimi, under 14, o gli anziani over 50. Spero di sbagliarmi, mi procurerò dati aggiornati, ma in questo caso l’intuito mi dice che la Pastorale  parla poco e male a questo “target” di persone.

Ci si limita a parlare con loro solo  nel caso in cui  decidano di sposarsi ed allora si invitano a partecipare ai famigerati, e spesso sopportati corsi pre-matrimoniali. Poi ci si rivede al battesimo, se arrivano i figli.  Tutto qua e assolutamente insufficiente, direi.

Penso che occorre ideare soluzioni creative per parlare a queste persone in questa fascia di età, completamente abbandonate a loro stessi e al mondo che li circonda. Avvicinarle con incontri, e magari andarle a trovare nei luoghi di lavoro, o se non lo hanno confortarli per una più proficua ricerca.

Come sapete io sono molto sensibile ai coraggiosi che intraprendono e che desiderano aprirsi un proprio mercato. Ecco a questi perché non si offre un supporto religioso? E a coloro che soffrono per essere disoccupati, perché non li si incoraggi ad avvicinarsi alla Grazia di Dio senza disperare. Magari insegnando loro a utilizzare il tempo dell’attesa con altri impegni, magari in parrocchia, magari insieme a più parrocchie.

Io non ho notizie di pastorali per l’impresa micro, sul territori, non me ne vogliano gli amici dell’UCID, ma loro sono troppo, troppo. Io penso a chi apre un negozio di frutta, una paninoteca, una ludoteca, un giornalai, un riparatore di pc. Ecc. ecc.  A questa micro-imprenditorialità occorre portare il Vangelo prima di ogni altra cosa.

Insomma auspico una evangelizzazione mirata  che semini il Vangelo proprio nel periodo d’età più delicato di oggi, quello a cavallo tra la scuola e il lavoro e oltre. Oggi più che mai occorre pensare a questi ragazzi, veramente in balia di tutto. ABBIAM L’OBBLIGO DI  OffriRE loro una SPERANZA , offriamo loro un servizio di CARITA’  se necessario, offriamo loro la possibilità di cercare la bellezza della  FEDE.

Un lavoro pastorale lungo e faticoso ma che sono sicuro risulterebbe assai incisivo e nel lungo periodo porterebbe sicuri frutti per tutti.

 

San Bernardino: per lo ben comune si diè esercitar la mercanzia

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Il Vangelo di oggi ci offre il celebre incontro di Gesù con il Giovane Ricco. Dato che mercoledì scorso era il giorno di San Bernardino uno dei Santi ai quali abbiamo affidato il nostro blog e per mia pigrizia non ho scritto nulla pur avendomi ripromesso di farlo ogni anno, il testo del SANTO Padre qui nel Link riportato mi offre l’occasione di rimediare.

Tanto più che il tema della ricchezza mi sta a cuore così tanto che penso che senza i ricchi difficilmente i poveri possono migliorare la loro esistenza.
Infatti da bravo aziendalista prima che teologo, mi baso sui dati economici facilmente da tutti consultabili. Questi dicono che là dove le istituzioni hanno permesso alle persone di consolidare le proprietà private ed ampliarle attraverso i commerci e la creatività lì si sono ottenuti i migliori risultati in termini di Ben-essere per tutti.
Là dove invece si è mortificato la libera iniziativa personale a vantaggio di una presunta libertà oppressiva, collettivistica o dittatoriale Statale per cui tutti è di dello Stato di pochi privati illuminati , tipo aziende di stato o programmi quinquennali, ecc. ecc. ci sono stati solo catastrofi umanitarie, non ultime poi derive materialistiche estreme.

San Bernardino, citando Scoto, diceva:
PER LO BEN COMUNE SI DIE’ ESERCITARE LA MERCANZIA.

In pratica il Santo sosteneva come il commercio sia alla base del raggiungimento del bene comune, ma aggiungeva che era così se e solo se inteso in senso cristiano, ovvero senza furberie, con rispetto dell’altro e con il fine di donare l’eccesso dei guadagni per il bene di tutti, in pratica non attaccarsi alla materia del successo ma rimanere sempre distaccati dall’oro accumulato.
Certo è che Solo se ci arricchiamo con distacco dalle cose possiamo aiutare chi è in difficoltà.
Ecco allora la fondamentale lezione alla base del capitalismo: la libera iniziativa privata alla luce di Cristo.
Ove si impedisce con soprusi, mascherati da vessazioni e tasse statali, il commercio e non si protegge la proprietà privata la mercanzia non può svilupparsi tra tutti e il potere e i soldi si concentra nelle mani dei pochi. Cosa che sta avvenendo in Italia da 50 anni ad oggi.

Coloro i quali al suo interno si occupano di Pastorale del Lavoro e dell’Impresa devono dare forza ai sogni delle persone laboriose che vogliono mettersi in proprio e arricchire sé stessi per arricchire tutti.

Come il sogno di questa mia allieva, gran frequentatrice della sua parrocchia che mi ha rivelato:

Invito tutti coloro che hanno a cuore il bene comune, ad aiutare a crescer le persone che hanno la voglia di darsi da fare, partendo da zero, come fu a suo tempo quando i nostri nonni si inventarono, qui nelle Marche il distretto industriale della calzatura. Lo fecero contro tutto e contro tutti, specie i conti e i nobili del posto che nulla diedero in cambio e spesso appoggiati da una parte del clero che vedeva di malocchio questi nuovi arricchiti.

Aiutiamo i sogni imprenditoriali di tutti ed in particolare dei nostri giovani, con preghiere e se possibile anche con capitali, o solo con parole, ma aiutiamoli poiché solo i ricchi, in ispirito e in capitali possono aiutare i poveri. Facciamo capire loro quanto siano importanti i loro sforzi per tutti noi, e soprattutto stiamo loro vicini proprio nel momento in cui hanno successo, poiché proprio in quel momento nascono i veri problemi quelli della distanza dalla Salvezza del Vangelo.

P.S. Personalmente metto a disposizione le mie competenze in Marketing, in modo Gratuito per tutti coloro che tramite la Chiesa mi chiedano consigli e aiuti.
il mio numero 393 5561322
mail: porlandi05@yahoo.it

In Jesu et Maria

Master per Parroci in Management Pastorale presso la Lateranense

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http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/parroco-manager-gestione-parrocchia-corso-lateranense.aspx?utm_content=buffer2c690utm_medium%3Dsocialutm_source%3Dfacebook.comutm_campaign%3Dbuffer

Un buon Anno a tutti.
Desideriamo inaugurare il 2015 con un post dedicato a una iniziativa che secondo noi è molto ma molto interessante.
Si tratta di un Master realizzato presso la Pontificia Università Lateranense per preparare al meglio i Parroci o i resp. di importanti incarichi a livello pastorale.

Essendo io un laureato in Business Management con specializzazione in Marketing, mi fa molto piacere che anche la Università Cattolica persegua l’obiettivo di formare al meglio coloro che sono in prima linea per la diffusione del Vangelo.
Tanto più che abbiamo chiamato Marketing Pastorale questo sito proprio per lo stesso scopo del Master.

Poiché se è vero che molti hanno talenti innati per la gestione della Parrocchia, è pur vero che il talento va coltivato e stimolato alfine di realizzare le migliore vie che portano al Vangelo più persone possibile. In Pastorale così come in Azienda.

Oggi non ci si può improvvisare Parroci. Occorre oltre a una solida conoscenza del Messaggio Evangelico, anche il Modo per portare avanti una Pastorale in modo efficace ed efficiente con le metodologie e le tecniche che possano aiutare allo scopo.

Pertanto ben vengano iniziative come queste e speriamo siano sold-out.
Auspico anche che coloro che saranno chiamati a formare siano chiamati in base alle loro competenze e professionalità e non secondo altri criteri …. meritocratici.

Buona norma poi sarebbe offrirlo a un prezzo congruo, poiché il prezzo pagato è un pungolo a partecipare e a dare il meglio sia allo studente che ai professori.
Non sarebbe invece molto incentivante se offerto gratis.

Infine speriamo che i Vescovi siano sensibili a far partecipare almeno un Parroco per Diocesi, che magari poi possa riportare alcune lezioni ai suoi colleghi.

Insomma sono personalmente entusiasta di questa iniziativa e speriamo che abbia successo per la maggior diffusione del Vangelo in Italia.

il bene comun moltiplicatore, una proposta di pastorale per i leader d’impresa

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La scorsa settimana ho avuto il piacere di assister alla riunione estiva dell’UCID di Macerata.

Alla presenza di molti imprenditori e auditori il padrone di casa fondatore della EKO, strumenti musicali, Don Lamberto Pigini ha presentato il Vescovo di Senigallia Mons. Orlandoni.

Oltre che Vescovo di Senigallia è anche in seno alla CEI membro della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Il segretario della Commissione è Mons. MARIO TOSO, mio prof. alla Lateranense con in quale ho avuto modo di confrontarmi più volte sulla figura dell’imprenditore, in particolare sul ruolo del profitto.

Mons. Orlandoni ha illustrato i punti dal 12 al 22 del documento della commissione di cui fa parte: La Vocazione del leader d’impresa.

http://www.iustitiaetpax.va/content/dam/giustiziaepace/VBL/Vocazione%20ITA.pdf

Nella introduzione Mons. Orlandoni ha illustrato in modo mirabile il concetto di Bene Comune. Ha affermato come il bene comune non sia la sommatoria dei beni, dai quali poi trarre giovamento nelle ripartizione, ma come il bene comune è da intendersi come una moltiplicazione tra i beni, ove se solo uno dei beni risultasse pari a zero nessuno può affermare di aver raggiunto il bene comune, in quanto moltiplicare per zero risulta zero.

Per conseguire il bene comune occorre dunque che tutti almeno siano Uno, come persona tra le persone, nella lora dignità di uomini.
Strada maestra per il conseguimento moltiplicatore è vivere la carità.

La professione dell’imprenditore è vista come una professione “vocazionale” che collabora pienamente per la realizzazione del bene comune attraverso la “pratica” della “caritas”, in senso elevato.

Fin qui sono rimasto colpito e perfettamente d’accordo specie negli approfondimenti specifici sui vari termini utilizzati.

Ciò che invece mi trova leggermente in contrasto è quando si illustra il percorso in tre fasi che il leader d’impresa deve compiere per giunger alla realizzazione del bene comune: Vedere , Giudicare e Agire.

Secondo il documento della commissione queste tre fasi sono necessarie e sufficienti al fine di giungere al bene comune.

Tuttavia io mi trovo in disaccordo in quanto profondamente influenzato da Professore che ritengo eccelso, Mons. Lanza tornato alla casa del Padre un paio di anni fa, il quale ha sempre puntualizzato come le fasi indicate hanno più limiti che meriti nel compimento della pastorale in ogni ambito.

Riporto brani del prof.Lanza dei suoi appunti molto critici contro tale metodo:

” il metodo V.G.A. deve essere giudicato insoddisfacente e (illusoria) per i seguenti motivi:

a- Il vedere non è propriamente descrittivo, ma fin dall’inizio è giudicante, una lettura della realtà di pre-compressione/interesse o una incoccia (forse) attivazione di criteri interpretativi. …. Non esiste una lettura sociologica “neutra” ed “innocente”.
Dunque fin dalla lettura della realtà occorre che ci sia fin dall’inizio una condotta teologica, fin dal primo istante dell’itinerario riflessivo teologico-pastorale.

b-Le fasi della progettazione e attuazione, ristrette nella sola indicazione dell’agire, non vengono svolte nella loro specificità e nelle necessarie articolazioni: rischiano cioè di essere assorbite o nella (presunta) oggettività del vedere, o nella (impropria) ideologia del giudicare.
c- Il Trinomia V.G.A. individua in realtà non la scansione sequenziale, ma la costituzione stessa del pensare la pastorale. Si tratta cioè di componenti costitutive, che qualificano il pensiero teologico-pratico in ogni sua fase o movimento.

Queste due critiche del Prof. Lanza le ritengo assai precise, tanto più oggi che ascolto molti esempi di pastorale “deduttivi” della realtà che non tengono conto delle reali specificità, con un vedere appunto ideologizzato e quanto mai lontano da una visione teologica alla quale è necessario attenersi.

PROPOSTA ALTERNATIVA

Il prof. Lanza proponeva invece una più ampia articolazione della pastorale fasi sequenziali e dimensioni costitutive triple per ogni fase. Provo a riassumere la sua raffinata proposta :
FASI SEQUENZIALE :
1- Analisi e Valutazione (leggasi post super-chruncers)
2- decisione e progettazione
3- Attuazione e verifica .

Ognuna di queste fasi occorreva che avesse le dimensioni costitutive :
DIMENSIONI

A- Kairologica
B- criteriologica
c- operativa

Uno schema raffinato, e non rigido, ovvero da utilizzare con intelligenza (da intus – legere , leggere dentro) e con le dovute accortezze in ogni sua fase.

Sulla base di quanto sopra mi sento di suggerire tale metodo al posto del V.G.A., se non fosse altro per il fatto che alla fine del metodo manda un’altra V. quella della verifica.
In onore anche del Prof. Lanza le cui lezioni erano da me apprezzattissime nonostante il suo terribile esame, data la sua arguzia, alla quale con coraggio sono riuscito a tenere testa ottenendo un meritato e non scontato 29.

In Jesu et Maria

Orientamenti per Evangelizzare in Italia

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Sabato 29 aprile giorno della ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo.
La C.E.I. ha pubblicato un librino dal titolo: “Incontriamo Gesù”.
Sottotilo: Orientamenti per l’annuncio e e la catechesi in Italia.

Essendo io di nuovo catechista nella mia parrocchia a S. Norberto presso Fermo, mi hanno fatto dono di questo libriccino, molto gradito da me.
Si legge agevolmente, circa 100 punti che chiariscono e spronano a migliorare l’evangelizzazione in ogni dove, dalla Parrocchia alla Diocesi, dalla Famiglia ai luoghi di lavoro, dalla Scuola alla Strada.

Un testo che consiglio di consultare, specie chi ha responsabilità specifiche di evangelizzazione all’interno delle istituzioni, benché il testo afferma chiaramente come tutti coloro che si dichiarano cristiani, e dunque seguaci di Cristo, sono Martiri-Testimoni della loro fede e pertanto sono evangelizzatori.

L’aspetto che maggiormente mi ha colpito, a una prima pur veloce lettura, è la richiesta di integrare e rendere sempre più importante il servizio dei Laici all’interno delle strutture della Chiesa locale. In pratica i Laici secondo la C.E.I. devono essere sempre più coinvolti in ogni aspetto della missione evangelizzatrice.
Parole che riecheggiano l’EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco, il cui seme lo possiamo trovare molto lontano, non ultimo nel decreto del CVII Apostolicam Actuositatem tutta incentrata sulla missione dei laici nell’evangelizzazione.

Speriamo che a forza di ribadire tali concetti i cari amati presbiteri smettano di considerarsi portatori esclusivi del sacro, e si incamminino insieme a tutti i fedeli al servizio di Cristo e della Chiesa.

Inoltre la C.E.I. nelle prime pagine sprona a mettere in gioco la propria creatività, riconoscendo i vari tentativi fin qui fatti da molti testimoni, che devono però essere meditate e confrontate in modo da riuscire con il discernimento ad adottare le migliori azioni per portare l’evangelizzazione in ogni luogo.

Si perché è ora che la testimonianza di fede nella Salvezza di Cristo, sia espressa ovunque si viva. Anzi forse questo è l’aspetto più importante, il cristiano è tenuto a comportarsi seguendo Cristo ovunque, solo così facendo adempie il suo compito verso il fratello, specie se ultimo.

Se posso permettermi una piccola critica, dico che mi sembra un po’ carente e sottostimata la evangelizzazione sul luogo del lavoro e sulla figura dell’imprenditore cristiano.
Visto che è un testo che si rivolge agli italiani e dato che gli italiani sono un popolo di santi, poeti e … imprenditori, perché non approfondire una evangelizzazione specifica di aiuto e conforto a coloro che portano la dignità alle persone attraverso il lavoro.
Penso sarebbe stato importante proprio oggi stante la situazione economica, naturalmente è richiamata ma in modo troppo timido.

Scusate ma forse sono di parte.

Comunque leggetelo e fatelo leggere.

Ad Maiorem Dei Gloriam

L’economia civile per il marketing pastorale

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La settimana scorsa ho avuto modo e tempo, a discapito della mia famiglia, di partecipare a un corso
introduttivo di Economia Civile.

Trovate in questo link ulteriori dettagli:

Sono molto curioso, pertanto mi sono immerso in questa avventura anche se sinceramente temevo di condividere ben poco di quanto potessero offrirmi.
Invece NO.

Mi sono trovato molto in sintonia con quasi tutti i temi trattati, in particolare con le dissertazioni tra l’economico e il filosofico-storico-sociologico del Prof. Luigino Bruni.
(tra l’altro devo dire che il prof. è molto più ironico, spiritoso e divertente quando insegna di quando seriosamente scrive, specie alcuni editoriali su Avvenire).

Vi espongo un breve sunto dei punti affrontati nel corso di introduzione alla per economia civile.

Secondo i fondatori di questa scuola ovvero Prof. Zamagni, Prof. Gui, Prof. Bruni, Prof.ssa Smerilli ecc. ecc.
per economia civile si intende una economia che pone al centro :

1- la persona nella sua interezza di corpo e spirito, e nelle sue relazioni.

2- il bene relazionale tra le varie persone è fondamentale e principale con le sue tipiche caratteristiche di: identità, motivazione e reciprocità, simultaneità, gratuità e non come una merce. Il bene relazione risulta CENTRALE nell’economia civile. (l’ultima lezione con accenni alla teoria dei giochi della Prof.ssa Smerilli molto interessante e divertente)

3- il Bene comune come moltiplicatore delle personali realizzazioni, a discapito del mero utilitarismo

4- istituzioni ovvero il rispetto delle regole del gioco con il massimo della sussidiarietà

5- rifiuto di considerare separate le sfere economiche da quelle etiche e politiche

Come potete leggere, per ogni punto, appena accennato, ci sarebbe da scriver un post.
Tuttavia per ora volevo solo far conoscere come ci si una università, un luogo fisico in cui si pensa come poter offrire spunti di rifessioni e approfondimenti al mondo economico alla luce del Vangelo.
Sono certo che i responsabili pastorali devono conoscere qui affrontate, ed offrire all’economia della diocesi un conforto, una strada sicura da percorrere.
Ritengo sia FONDAMENTALE.
In più consideriamo che a Loppiano, vicino a Firenze, già 250 imprese hanno aderito al progetto di economia di Comunione che richiama i concetti di economia civile.

Temevo una deriva collettivista, sempre da temere, invece devo dire la strada iniziata è di sicuro non collettivista, molto ma molto vicina a quella me cara dei liberalismo cattolico sturziano e di Ropke.
Dicevo piccoli distinguo, il più importante secondo me è la piena comprensione del valore del merito delle persone e della volontà e l’accettazione degli errori, una economia che parte un po’ troppo dall’alto e potrebbe peccare di perfezionismo illuminato. Quando invece il liberalismo contempla in modo ampio la possibilità di sbagliare e riprovare.

Personalmente devo rifletterci bene sopra, essendo un impenitente liberista, tuttavia ritengo che il corso sia stato molto interessante, anche se rivolto ai professori delle secondarie. Un primo corso assoluto con tutte le pecche della prima volta. Forse per me era meglio frequentare un corso per imprenditori o professionisti, poco prof. mi sento.

Aggiungo un solo consiglio, anzi un invito interessato.
Penso sarebbe il caso di inserire nei corsi futuri anche alcune lezioni di economia aziendale pura, ed in particolare di un-conventional Marketing, che sono i temi più caldi oggi giorno. Corsi che aiutino i prof. a stimolare l’imprenditorialità dei ragazzi, in modo da rendere protagonisti gli studenti della economia civile e non solo semplici lavoratori dipendenti.

So che il marketing è ritenuta una brutta parola, spesso confusa con pubblicità, specie se ingannevole, tuttavia nel mondo il Marketing negli ultimi 10 anni si è evoluto e parla il linguaggio della economia civile, lo so non ci credete,

ma vi assicura che in USA il paradigma sta cambiando e hanno capito che i fondamenti cristiani sono alla base del successo imprenditoriale come nell’alto medio-evo, non come quelli del calvinismo.
Così’ si possono offrire stimoli sia agli imprenditori sia agli insegnanti verso gli alunni a creare le imprese con nuovi mercati, nella teoria della coda lunga nell’assoluto rispetto della persona di corpo e spirito.
Da considerare poi che oggi siamo nel mondo dei Makers, sogno che essi siano MAKERS DEL BENE COMUNE.

Solo se riusciamo a scatenare la scintilla che è dentro i nostri giovani, o meno giovani, per realizzare le proprie potenzialità, oggi che la cultura dei Makers sta emergendo, allora potremo dire che la crisi è finita, purchè sempre alla luce di una sana economia civile.

p.s. anche il mitico prof. zamagni a una mia domanda sul marketing ha risposto che il marketing è morto, poichè oggi si parla di socialing. Ho cercato in giro tra i miei colleghi specie quelli più edotti, nessuno sa nulla. Poi ho trovato alcuni articoli di un convegno sul tema del socialing, tutta roba italiana. Quello che in italia si definisce come socialing testi americani di marketing già da anni la comprendono. Si fa sempre poi lo stesso errore, marketing non è comunicazione aziendale, è tutta quanto precede la vendita, pertanto la comunicazione è solo una infinitesima parte del tutto. Si sa l’Italia il marketing non lo capirà mai.