papa francesco

Il Papa invitato a parlare su TED

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Il Santo Padre FRANCESCO I di recente è apparso in video conferenza su TED.

https://www.ted.com/

Forse non tutti sanno che Ted è  una istituzione molto famosa in USA. E’ uno spazio per conferenziere di ogni materia.

La sua Mission è :

ideas worth spreading

(idee che val la pena diffondere).

Nato nel 1984 nella Silicon Valley ha ospitato fior fiore di Pensatori, idealisti, scienziati, direttori, politici, imprenditori ecc.ecc.

Sappiate che per partecipare alla conferenza si è Chiamati a parlare su argomenti ritenuti innovativi.

Fondamentale che gli interventi non devono superare i 15 minuti.

Oggi Ted è diretto da Chris Anderson, uno dei più famosi scrittori e direttori americani. Dirige anche il famoso WIRED, e autore del best seller: la coda Lunga. clicca qui

Il Santo Padre è stato invitato e ha dato il suo contributo in video conferenza. Sotto il Link. Seguitelo è molto semplice ed interessante, e magri fate conoscere ai giovani TED e le sue potenzialità grazie anche al Santo PADRE.

UNA SPLENDIDA OCCASIONE DI

MARKETING PASTORALE,

per portare la voce della chiesa tra i MILLENIALS.

TED and Papa Francesco I

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L’attrazione del cristianesimo per i sottomessi all’Islam sono le testimonianze

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Zakaria Botros in diretta sulla sua TV dagli STATI UNITI d’America definito dal giornale arabo al-Insan al-Jadid «il nemico pubblico numero uno dell’islam» 

Tantissimo tempo fa nel 2008  lessi una notizia che mi fece impressione, riporto il titolo ed il link per leggerla tutta:

FROTTE IN FUGA DALL’ISLAM CERCANO CHIESE
Il Domenicale, 3 maggio 2008
di Guglielmo Piombini    clicca qui

riporto alcuni brani straordinari:

“Il personaggio che le autorità religiose islamiche temono di più è il sacerdote copto Zakaria Botros, (foto in alto) definito dal giornale arabo al-Insan al-Jadid «il nemico pubblico numero uno dell’islam». 

“I suoi programmi trasmessi via satellite dagli Stati Uniti, nei quali discute da un punto di vista cristiano gli aspetti più problematici del Corano (la guerra santa, l’inferiorità delle donne, la lapidazione e così via), hanno provocato conversioni clandestine di massa al cristianesimo. La sua perfetta conoscenza della lingua araba e delle fonti islamiche gli permette di raggiungere un vasto pubblico mediorientale, e gli spettatori rimangono colpiti dalla frequente incapacità degli ulema, che spesso scelgono il silenzio, di rispondere in maniera convincente alle sue osservazioni. La ragione ultima di questo successo è che, diversamente da certe controparti occidentali che criticano l’islam solo da un punto di vista politico, l’interesse principale di Botros è la salvezza delle anime.”In tutto il Medio Oriente la ripulsa per gli aspetti più deteriori legati al fondamentalismo islamico, come l’autoritarismo politico, l’intolleranza, la violenza e il terrorismo, hanno avvicinato milioni di uomini e di donne al cristianesimo. Pare infatti che in Iran un milione di persone si siano segretamente convertite al cristianesimo evangelicale negli ultimi cinque anni.

“Il pastore Hormoz Shariat sostiene di averne convertite 50mila con il suo programma in lingua farsi trasmesso via satellite.
Hormoz fa notare che nel periodo 1830-1979, 150 anni di sforzi di evangelizzazione, i missionari erano riusciti a costituire una comunità evangelicale di sole 3mila persone.” 

Poi ultimamente, ma 8 anni dopo, ho letto una serie di articoli che riporto sotto nei titoli e con i link che la confermano.

Nel 1996 la Società Biblica Egiziana vendette solo 3mila copie di un film su Gesù, ma 600mila nell’anno 2000.

da

TEMPI 

20 maggio 2016

Perché aumentano nel mondo le conversioni dall’islam al cristianesimo. Non solo tra i rifugiati

L’aumento di conversioni da islam a cristianesimo | Da

clicca qui

brani interessanti con link:

Negli ultimi anni si sente parlare di un numero crescente di catecumeni cristiani provenienti dalla religione di Maometto. Una analis dell’Interdisciplinary Journal of Research on Religion parla addirittura di un incremento globale nel mondo di circa 10 milioni di convertiti dall’islam al cristianesimo. Dudley Woodbury, da Nationale Catholic Register
 studioso della materia, conta 20 mila battesimi all’anno solo negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Europa, invece, a Pasqua si è diffusa la notizia di 196 conversioni nella diocesi di Amburgo. Camille Eid, scrittore e giornalista libanese, coautore del libro I cristiani venuti dall’Islam, spiega a tempi.it quello che è «un fenomeno sicuramente incalcolabile ma, altrettanto certamente, in crescita costante».

Padre Pierre Humblot, sacerdote recentemente espulso dall’Iran dopo 45 anni di missione e ora residente in Francia, ha parlato di 300 mila iraniani convertiti, un fenomeno di massa. Incredibile dato che in Iran si rischia la pena di morte.

Un altro tassello del mosaico è rappresentato da quello che avviene durante una trasmissione della tv cristiana nordafricana Al Hayat, condotta da un marocchino convertito dall’islam e figlio di un imam: durante il suo programma vengono raccontate le storie di ex musulmani e arrivano chiamate dal pubblico di persone convertite o che addirittura si convertono grazie alla trasmissione. Sono giordani, egiziani, tunisini, marocchini, ma anche francesi. Il conduttore confuta poi le basi dell’islam.

Le puntate caricate su YouTube circolano parecchio anche in rete………

Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario.

Un bel paradosso: l’Occidente si arrende all’ideologia nichilista islamista e gli islamici si convertono al cristianesimo. Come mai?
È doppiamente paradossale: molti occidentali sono attratti dall’ideologia della morte fino al punto di lasciare tutto per andare a combattere con l’Isis, mentre chi ha subìto la violenza del fondamentalismo islamico e la sottomissione senza ragioni agli ordini della legge coranica, di fronte ai comandamenti dell’amore cambia. Ma molti lo fanno proprio a partire dal Corano. Infatti, intuendo che Gesù non può essere solo un profeta si incuriosiscono e lo riscoprono come Dio nel Vangelo.”

Infine da

IL FOGLIO 

Cristiani in segreto
Nella grande persecuzione, aumentano le conversioni dall’islam. E’ la chiesa delle catacombe
di Matteo Matzuzzi | 13 Giugno 2016 ore 11:32

clicca qui

Forse il più completo articolo che ho letto, anche ultimo in ordine di tempo. Ecco alcuni passi scelti.

Un crescente numero di rifugiati musulmani in Europa si sta convertendo al cristianesimo, scriveva la scorsa settimana il quotidiano inglese Guardian in un’inchiesta che travalicava i confini dell’isola britannica. I numeri sono eloquenti, “stando a quanto riferiscono le chiese impegnate in battesimi di massa un po’ ovunque”, si sottolineava.

Il tema della conversione è questione delicata, di quelle che le alte gerarchie manovrano con estrema attenzione. Pubblicamente se ne parla poco, perché il rischio di alimentare tensioni con il mondo musulmano è assai elevato, soprattutto nell’attuale fase storica che vede il fondamentalismo di stampo islamico in rapida ascesa nel vicino e medio oriente nonché in Africa, dove la religione è strumentalizzata al punto da essere considerate il perno attorno cui ruotano i conflitti in corso. Ogni parola sul tema è centellinata, a regnare è l’estremo equilibro e ciò non solo perché ormai il dialogo è la strada maestra tracciata da decenni.

La chiesa cresce, ma non è per fare proselitismo:

non cresce per proselitismo,

cresce per attrazione,

l’attrazione della testimonianza

che ognuno di noi dà al popolo di Dio

diceva Papa Francesco.

Kurt Koch,

presidente del Pontificio consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, ad affrontare l’argomento, intervenendo a un convegno interreligioso ospitato al Woolf Institute dell’Università di Cambridge: “Noi abbiamo la missione di convertire tutti quanti appartengono a religioni non cristiane”, diceva il porporato, aggiungendo però “che è importante farlo con una testimonianza credibile e senza alcun proselitismo”.

E’ bastato usare il verbo “convertire” per scatenare l’atteso putiferio, con addirittura l’intervento del direttore della Sala stampa vaticana a rettificare le parole di Koch, precisando che quanto riportato dai giornali non corrispondeva a ciò che in realtà il cardinale aveva detto.”

Una storia non troppo disimile da quella dello scrittore Nabeel Qureshi, autore del libro “Cercare Allah, trovare Gesù”. Qureshi ha raccontato più volte, anche pubblicamente, la sua esperienza di giovane musulmano in occidente che veniva ammonito in continuazione sui rischi di “contaminazione” con i coetanei cristiani. “I primi versetti del Corano che io e gli altri ragazzi memorizzammo nella nostra moschea proclamavano che Dio non è padre né figlio. Lo recitavo già all’età di sei anni. Imparammo anche che Maometto era il più grande messaggero di Dio, e nessun uomo più perfetto di lui era vissuto su questo pianeta. Non è difficile capire come feci a diventare uno strenuo oppositore della Trinità”, ride oggi. Anche qui, decisivo è stato un incontro: un amico, David, capace di reggere il confronto su base quasi teologica.”

“Si pensi solo al Marocco, dove in quindici anni la presenza cristiana è triplicata e i neofiti appartengono soprattutto alle classi medio-alte, che vedono nel cristianesimo “una religione della tolleranza e dell’amore”, rispetto a un islam troppo restrittivo.”

Numeri esatti non ce ne sono, anche perché “coloro che si convertono rischiano procedimenti giudiziari o addirittura la morte se la loro conversione diventa pubblica”.

E’ una

“chiesa delle catacombe”,

così definita – proseguiva la nota del Patriarcato – “non tanto per il confronto col governo, come può accadere in Cina o in altri paesi asiatici, ma per proteggersi dalle vendette della comunità di origine dei nuovi cristiani”.

 

Vi consigliamo  di leggere gli articoli  indicati, ed altri che sono in rete. Molti preti  in prima linea consigliano di parlarne poco, anche per evitare reazioni dei governi islamici che possono condannare a morte gli apostati.

Questo mi fa capire il giusto comportamento del Santo Padre Francesco, che personalmente ho criticato e al quale chiedo scusa, Santità avete ragione voi!!!!

Ritengo che il modo con il quale il Santo Padre si sia mostrato ai Musulmani sia stato di Mostrare la ENORME DIFFERENZA tra Cristianesimo e Islam, ovvero che per NOI

DIO  è   Padre

DIO  è AMORE

Ecco all0ra che ciò che ha fatto il Santo Padre appare sotto un’altra  luce,sicuramente ben consigliato,  di una forte  TESTIMONIANZA Dell’Amore di Dio  per tutte le persone,  SENZA l’uso della  sopraffazione e senza alcuna SOTTOMISSIONE, è.  DATO che islam significa sottomissione.

Come sottolineato sopra più che una evangelizzazione forza, è l’ATTRAZIONE VERSO QUESTO MESSAGGIO RIVOLUZIONARIO per gli islamici che sta facendo la differenza.

Attratti dalla TESTIMONIANZA  delle Persone come ZaKaria Botros, che da ora in poi sarà un mio eroe personale, insieme alle centinaia di persone che testimoniano Cristo e accompagnano a Lui tutti coloro che incontrano. 

Mostrando  loro la Croce

come simbolo di Unione Fraterna

nella sofferenza e

non con la sopraffazione e la sottomissione.

Pregheremo  tutti coloro che aiutano tante persone  ad avvicinarsi a Cristo e magari sia da esempio a noi che a fatica riusciamo a trasmetter l’amore di Cristo ai nostri connazionali.

Chissà questo sia un segno per il futuro, un futuro PAPA Arabo o Iraniano!!!!

Ricordiamo che i primi apostoli erano tutti APOSTATI attratti dall’amore di Gesù figlio di DIO convinti dalla Croce e dalla Resurrezione di Cristo.

San Pietro, il primo Papa, fu Apostata!!!

 

Sfruttamento delle persone grazie a pagamenti in NERO: Papa Francesco dice BASTA!!

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Oggi la Prima Lettura ci offre l’occasione di rifletter in modo profondo su uno degli aspetti più sentiti dalle persone che lavorano. Un tema che MI sente particolarmente coinvolto.

PRIMA LETTURA (Giac 5,1-6)

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco.

Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente.
Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.

Possiamo leggere in questo Link L’ Omelia di PAPA FRANCESCO di oggi 19 maggio 2016

Una Omelia, molto semplice, che non vuol dire che non sia profonda, ma nel senso di comprensibile e rivolta a fatti ed episodi della vita di tutti i giorni.

In particolare questa frase mi ha colpito, che rappresenta uno spaccato di molte persone intente a chiedere  la giusta ricompensa del proprio lavoro:

‘Io ti pago fino a qua,

senza vacanze, senza assicurazione sanitaria,

senza … tutto in nero …

Ma io divengo ricco!’.

Insegno in un istituto Tecnico e Professionale. La maggior parte dei miei  ragazzi hanno famiglie normali con i soliti problemi di soldi. Pertanto molti di loro si arrabattano a cercare un lavoro che possa dare sollievo alla famiglia.

EBBENE

MOLTI RAGAZZI NEL LAVORO

SONO TUTTI TRATTATI

COME DICE PAPA FRANCESCO

Orari infiniti

per guadagni Miserrimi.!!!!

Una ragazza mi ha raccontato, E COME LEI TANTI MA TANTI ALTRI,  che per 8 ore gli davano 20-30 euro!!

A NERO!!!

Lo sanno i signori delle forze dell’ordine, sempre pronti a venire a scuola a parlare di legalità, codice della strada, ecc.ecc. Poi sti ragazzi vengono

SFRUTTATI DA DELINQUENTI con la partita iva.

Questa ragazza, come tante altre, ha provato a dirlo alle forze dell’ordine, ma in pratica le hanno fatto capire che la colpa era la sua. Bravi. si proprio bravi .

Ecco forse essere Chiesa significa anche stare vicino a queste nostre sorelle e fratelli sfruttati nella loro dignità di persone nell’essere persone che svolgono un lavoro  e che hanno tutto il diritto di essere pagate per la giusta mercede.

Santità spero che le sue Parole possano stimolare tutti coloro che lavorano per  Pastorale in particolare quella Pastorale della Impresa   in modo da far si che si possano fermare questi soprusi a danno SOLO  dei più poveri e indifesi, in particolare i nostri giovani.  Poi ci si lamenta che non seguono più la Chiesa, ma se noi per primi non diamo loro  aiuto, e spesso stiamo con coloro che li … sfruttano , magari perché offrono l’obolo di san pietro!!!

Denunciamo con coraggio chi paga in nero, anche se si presenta tutte le domeniche in chiesa e dona il surplus del loro lavoro, rubandolo alle persone che sfrutta.

QUESTA SI CHE SAREBBE UNA AZIONE FORTE E MERITEVOLE PER I NOSTRI RAGAZZI

Ci vuole coraggio, ma il coraggio è nella forza delle parole del Vangelo!!!!

Inoltre sarebbe anche un bene per la concorrenza, perché ci sono anche persone oneste che pagano tutto il dovuto ai lavoratori e ottengono di avere una concorrenza SLEALE da parte di coloro che invece non lo fanno.  Bisogna dirlo,

MOLTI SONO ANCHE ONESTI CON I LAVORATORI SUBENDO CONCORRENZA SLEALE E PAGANDO DI Più

La piaga della schiavitù oggi con la scusa del lavoro che manca è ancora peggio del passato.

Sottolineo come sia stato Bello anche il fatto che il Santo Padre non ha chiamato Imprenditori questi sfruttatori  ma ha usato il termine dispregiativo di RICCHI. 

RICCHI sono e assolutamente  non IMPRENDITORI

Gli IMPRENDITORI CRISTIANI conoscono il valore della persona e la dignità del lavoro e di conseguenza lo premiano con il giusto salario.

I RICCHI INVECE PENSANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AI SOLDI

DA ACCUMULARE FREGANDOSENE DEL LUNGO PERIODO e delle PERSONE.

Preghiamo affinché ci siano sempre più imprenditori cristiani che possano creare lavoro per i nostri giovani e che illuminati dalla grazia del Signore sappiano Dare la giusta mercede alle persone che lavorano per loro. 

il denaro è un mezzo che deve essere usato per il bene di tutti

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cappella degli Scrovegni Chiesa di S.Antonio di Padova

LA cappella degli Scrovegni con  Gli Affreschi di Giotto sul tema della Annunciazione è uno dei tantissimi capolavori dell’ARTE Cristiana e  mondiale.

Intitolata a Maria Vergine Annunziata, la cappella fu fatta costruire da Enrico Scrovegni, ricchissimo “banchiere” padovano.

Come non restare estasiato ogni volta che la si visita.

Ho assistito a molti incontri nel corso degli anni che mi hanno fatto ammirare sempre aspetti nuovi e spettacolari di questa meravigliosa opera dell’Uomo imperitura nei secoli.

Tuttavia, ogni volta che ci penso mi sovviene sempre in mente cosa mi disse un prof. di Storia dell’Arte. Egli Diceva:

” Si ricordi sempre però che dietro questa magnificenza ci sono sofferenze inaudite che la  famiglia Scrovegni impetrava nei confronti delle persone alle quali prestava denaro.

Infatti essi  NON erano Banchieri,

bensì veri e propri Usurai!!!!

Lo diceva sempre a inizio lezione e quasi tutti ci facevano caso, a me invece queste parole sono sempre rimaste impresse. Se gli Usurai non avessero utilizzato i loro guadagni “sporchi” per incaricare Giotto nel realizzare questo capolavoro, OGGI SAREMMO TUTTI Più POVERI.

o no? 

Allora il pensiero va sicuramente alle migliaia di famiglie rovinate da questi lestofanti degli Scrovegni, ricchissimi ma che hanno usato una parte della loro ricchezza per donare al Mondo un capolavoro simile.

Sono sicuro che moltissime opere d’arte italiane sono tutte frutto di guadagni illeciti, o perlomeno, quasi tutte. Ci sarebbe da fare un censimento a tal proposito, sarebbe assai interessante.

Questo aspetto dell’arte grazie alla ricchezza “sporca” mi è venuto in mente di recente a sentire l’ennesima omelia sul denaro e l’armonia.

Di recente il Santo Padre ha parlato dell’Armonia che bisogna coltivare nella Comunità Cristiana (Leggi qui il testo e vedi il video del 5 aprile 2016 a Santa Marta)

e in particolare ha utilizzato il cap. 4,32-35 degli atti degli apostoli ove si dice che ;

32La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. 33Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. 34Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto 35e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

Papa Francesco così commenta:

“Nessuno infatti tra loro era bisognoso.

La vera ‘armonia’ dello Spirito Santo ha un rapporto molto forte con il denaro:

il denaro è nemico dell’armonia, il denaro è egoista.

E per questo, il segno che dà è che tutti davano il loro perché non ci fossero i bisognosi”.

Che il denaro rovini l’armonia tra le persone all’interno delle comunità, è un fatto assodato. Esempi anche di famiglie rovinate proprio grazie a improvviso benessere dovuto al denaro guadagnato o arrivato in dono da vincite o da eredità.

Ha perfettamente ragione quindi il nostro santo Padre a mettere in guarda le persone che seguono Cristo a come tratta con il denaro e come ci si rapporta con il denaro. Poiché è molto difficile seguire due Padroni, o il denaro o il Cristo.

Deve prevalere sempre e solo il Cristo.

Tuttavia risulta assai arduo all’aumentare dei soldi guadagnati. 

Mi permetto però di sottolineare che lo stesso si può dire di qualunque altra cosa l’uomo usi ed elevi a suo padrone. Qualsiasi desiderio può trasformarsi in un padrone da seguire che non ti permette di Seguire colui che è  la Via, la Verità e la Vita.

Tutto può metterci nelle condizioni di rompere l’armonia se rimaniamo attaccati in modo egoistico ad esso, così come il denaro.  Lo dice in un bell’articolo anche un bravissimo banchiere, padre di cinque figli, che a suo tempo fu a capo dello IOR, fu cacciato e arrestato e poi scagionato da ogni accusa.

Egli tornato a fare il banchiere ed il professore in alcune università italiane è rimasto sempre fedele alla Chiesa, e siccome per lavoro fa il banchiere e tratta il denaro conferma al riguardo quanto voglio dire, e  cioè che

il denaro è UN MEZZO

e COME TUTTI I MEZZI

DIPENDE DA COME SI USA. 

(leggi:  Ettore Gotti Tedeschi intervista del 7 aprile

ecco brani significativi della intervista:

Dottor Gotti Tedeschi dobbiamo considerare il denaro lo sterco del Diavolo?

«Prima di tutto non è detto che sia sempre sensato immaginare un punto di incontro tra Dio e i soldi. Dio è Dio e si adora. I soldi invece si producono, si spendono, in sé sono un oggetto neutro, un mezzo. Tutto dipende da come si producono e da come decidiamo di utilizzarli. I soldi sono fondamentali per fare il bene, per fare la carità, per evangelizzare. Quando si parla di Chiesa povera io non sono affatto d’accordo. Io vorrei una Chiesa ricca che usi la sua ricchezza per evangelizzare e combattere la povertà morale e il nichilismo gnostico che caratterizza il presente»

«Vede, in questo caso il bersaglio polemico del testo sacro non è il denaro. Non è la ricchezza ma l’idolatria della ricchezza. L’idolatria va sempre combattuta. Ma nel nostro tempo l’idolatria del denaro, che è sbagliata, è superata da ben altre idolatrie…»

«Gli apostoli praticavano un’esistenza umile e comunitaria ma fecero il loro lavoro di evangelizzazione così bene che molto presto

la comunità cristiana si trovò a dover gestire enormi quantitativi di proprietà e di donazioni.

Sul finire del secondo secolo d.C. ci si pose il problema di se fosse lecito usare quelle ricchezze.

La risposta migliore la diede uno dei Padri della Chiesa: Clemente Alessandrino. Il denaro era uno strumento indispensabile per fare il bene. E lo è anche oggi, quello che conta è l’etica».

Quindi, mi scusi se banalizzo, essere ricchi non è un demerito?

«Non lo è, come essere poveri non è automaticamente un merito.

Chi è ricco e

genera ricchezza crea anche posti di lavoro, può fare opere caritatevoli.

È un merito essere ricco e vivere da povero, nel senso che non bisogna idolatrare la propria ricchezza. Mi viene in mente una bella frase del filoso francese

Jean Guitton: L’uomo possiede solamente ciò di cui può fare a meno»

….

Personalmente sottoscrivo in pieno queste parole. Ritengo che anche oggi se un ricco che avesse guadagnato tanti soldi, in modo lecito ed in modo illecito, volesse restituirli alla comunità, se PENTITO dovrebbe essere accolto, e magari i suoi talenti messi a disposizione della comunità.

Senza RICCHEZZA difficile fare del bene a chi ha bisogno. E personalmente mi sforzo ogni giorno di aiutare le persone di talento non tanto a fare beneficienza ma  a creare lavoro, perché penso oggi più che mai si ha bisogno di persone che creino ricchezza attraverso il LAVORO, chi la spende nel modo ritenuto appropriato ne abbiamo fin troppi.

Concludendo così come abbiamo iniziato io personalmente vorrei tanto che alcuni Scrovegni dessero i loro denari per altre cappelle affrescate, scovando il Giotto del 2016 giovane al quale affidare l’incarico di una opera d’arte che ci elevi tutti a Cristo.

 

 

Incontro con gli imprenditori di Sua Santità Papa Francesco:Quaresima per Fare Insieme e ….critica

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Di seguito inserisco i Link di articoli sull’incontro di Sua Santità Papa Francesco

con gli imprenditori.

da Avvenire

da Aleteia

da il Fatto quotidiano

da Il Giornale

Discorso Ufficiale di Sua Santità

Il 27 febbraio sarà ricordata come una data STORICA.

La Confindustria, associazione che raccoglie migliaia di imprenditori con aziende con almeno oltre 15 dipendenti, ha voluto incontrare il Santo Padre in una Udienza. Sin dal giorno prima avevano preparato l’incontro con un seminario dedicato all’Etica in connubio con l’Economia.

Personalmente non ricordo, da quando seguo da vicino le vicende vaticane, un simile incontro con gli imprenditori, oltre 5000 imprenditori hanno partecipato  all’udienza con Papa Francesco.

L’appuntamento è stato fortemente voluto dal presidente uscente, Squinzi, che così lascia un ricordo indelebile  in tutti coloro che hanno preso parte all’evento.

Siamo in piena Quaresima e giustamente Papa Francesco ha voluto porre in evidenza  una serie di domande che si rivolgevano direttamente alla coscienza degli imprenditori.

I vari riferimenti al lavoro nero, al giusto salario, al lavoro ecc. ecc.

“E com’ è il tuo rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi loro il salario giusto? Anche versi i contributi per la pensione? Per assicurare la salute?”

Inoltre ha sottolineato che bisogna distinguere tra “il formale e il reale”. Per il Signore, ha osservato,

non è digiuno, non mangiare la carne” ma poi “litigare e sfruttare gli operai”. Ecco perché Gesù ha condannato i farisei perché facevano “tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore”.

“Questo – ha ribadito il Papa Francescoè il digiuno vero, il digiuno che non è soltanto esterno, un’osservanza esterna, ma è un digiuno che viene dal cuore………..Sono uniti: l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono una unità e se tu vuoi fare penitenza, reale non formale, devi farla davanti a Dio e anche con il tuo fratello, con il prossimo…………… Tu non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle della ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l’ingiustizia”.

Non è un buon cristiano

quello che non fa giustizia

con le persone che dipendono da lui”.

Il cammino della Quaresima, ha detto ancora, “è questo, è doppio, a Dio e al prossimo: cioè, è reale, non è meramente formale……..Non è non mangiare carne solamente il venerdì, fare qualcosina, e poi fare crescere l’egoismo, lo sfruttamento del prossimo, l’ignoranza dei poveri”.

Dopo questa riflessione quaresimale, assai importante e centrale per coloro che si definiscono cristiani,  Papa Francesco si è soffermato anche sulla iniziativa formativa degli imprenditori incentrata sul Motto  “FARE INSIEME”.

Infatti nel  documento Ufficiale troviamo ampi riferimenti e riflessioni proprio su questo motto:

“Fare insieme” è l’espressione che avete scelto come guida e orientamento. Essa ispira a collaborare, a condividere, a preparare la strada a rapporti regolati da un comune senso di responsabilità. Questa via apre il campo a nuove strategie, nuovi stili, nuovi atteggiamenti. Come sarebbe diversa la nostra vita se imparassimo davvero, giorno per giorno, a lavorare, a pensare, a costruire insieme!

Nel complesso mondo dell’impresa, “fare insieme” significa investire in progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati. Tra questi, anzitutto, le famiglie, focolai di umanità, in cui l’esperienza del lavoro, il sacrificio che lo alimenta e i frutti che ne derivano trovano senso e valore……….Fare insieme vuol dire, infatti, impostare il lavoro non sul genio solitario di un individuo, ma sulla collaborazione di molti. Significa, in altri termini, “fare rete” per valorizzare i doni di tutti, senza però trascurare l’unicità irripetibile di ciascuno.

Al centro di ogni impresa vi sia dunque l’uomo:

non quello astratto, ideale, teorico, ma quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze, le sue fatiche.

Cari amici, voi avete

«una nobile voca­zione orientata a produrre ricchezza e     a migliora­re il mondo per tutti» ;

siete perciò chiamati ad essere costruttori del bene comune e artefici di un nuovo “umanesimo del lavoro….La legge suprema sia in tutto l’ attenzione alla dignità dell’altro, valore assoluto e indisponibile. Sia questo orizzonte di altruismo a contraddistinguere il vostro impegno: esso vi porterà a rifiutare categoricamente che la dignità della persona venga calpestata in nome di esigenze produttive, che mascherano miopie individualistiche, tristi egoismi e sete di guadagno….”.

Parole bellissime e profonde che penso possano aiutare a crescere cristianamente e a dare il giusto valore a coloro che fanno impresa. Parole profonde che spero possano essere ripetute in tutte quelle parecchie al centri dei DISTRETTI INDUSTRIALI, ove si concentrano massimamente i molti piccoli imprenditori e coloro che ambiscono a diventarlo. Ma anche là dove latita la figura dell’imprenditore sarebbe importante se i Pastori fossero impegnati a coltivare i talenti imprenditoriali.

Eppure, eppure mi rimane una piccola amarezza, penso che in fondo qualche cosa manca a quanto il Santo Padre ha voluto dire.

Mi permetta Santità di esprimere una mia piccola critica o polemica, dato che ormai da 48 anni mi additano come un polemico.

Secondo me manca una vera e propria esortazione a FARE IMPRESA, e magari a   chiedere aiuto al Santo Parassito tramite la preghiera. Il Santo Spirito  può illuminare il percorso decisionale dell’Imprenditore così da migliorare il suo mercato, in modo che possa così dare lavoro a quante più persone possibili.

Ecco penso che  manca proprio questo,  L’Esortazione a Investire  e a Creare nuove imprese, nuovi mercati, aiutati dalla  Preghiera che illumina i Talenti di ciascun imprenditore. Io penso che se ci fosse un imprenditore Cristiano, leggi qui, in più in ogni provincia la crisi sarebbe molto meno forte. 

Ho avvertito anche un mancato richiamo ai Pastori, che secondo me non supportano nel migliore dei modi gli imprenditori.  Pastorali  Imprenditoriali CARENTI O ASSENTI   e SPESSO  contro-produttive. leggi qui.

Infine Santo Padre, veramente mi sembra sia mancata la comprensione delle IMMENSE DIFFICOLTA’ che gli imprenditori affrontano in Italia. Pressioni Fiscali e Burocratiche e non ultima una totale disistima delle persone, che li paragonano sempre e solo a degli evasori e oppressori del popolo lavoratore.

E’ vero, alcuni forse molti, sono dei Ladri che sfruttano, rubano, e opprimono, ma Santità le assicura che la maggior parte sono persone semplici, uscite da situazioni di estremo disagio con la forza della volontà e della …. fame specie i più anziani. A questi Santità si doveva dare una parola di conforto e di sprone ad andare avanti, in modo molto più forte di quanto secondo me è stato fatto.

Sono figlio di ex imprenditori, sono stato per alcuni anni un imprenditore e oggi li aiuto con il mio blog http://www.pandemiapolitica.com e con la consulenza, spesso gratuita. Sono stato in confindustria diversi anni, alcuni  anni con responsabilità sul territorio di Fermo.  Mi sta a cuore il loro successo, che significa portare lavoro a migliaia di persone.  Mi sento toccato in prima persona quando non vengono valorizzati nelle giusta maniera.

Grazie comunque per aver parlato a loro direttamente, sono sicuro che tra le migliaia di Imprenditori  a molti ha dato conforto e scosso le coscienze.

Se avesse stimolato, oltre la contrizione, il Talento sarebbe stato Perfetto.

Con umiltà e senza presunzione Grazie ancora Santo Padre.

 

Ripensare la Pastorale. Intervento di Don Sergio Siracusano

Postato il Aggiornato il


don Sergio Siracusano

 

Con Molto piacere oggi ospitamio un caro amico siciliano con il quale abbiamo condiviso gli studi alla Pontificia Università Lateranense. In occasione della recente  pubblicazione del  suo  Libro su Don Luigi Sturzo  per i quaderni del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo dal Titolo (CISS):

 

Don Luigi Sturzo

SACERDOTE DI CRISTO AL SERVIZIO DELL’UOMO

Ce lo ha appena inviato e per questo lo ringraziamo e presto pubblicheremo una nostra recensione dopo averlo letto con piacere durante questa estate caldissima.

Di seguito il suo curriculum e un suo articolo su come ripensare la Pastorale che ci trova molto d’accordo. Buona Lettura. (cfr su stesso tema:   pastorale per la parrocchia e pastorale e ascolto )

Don Sergio ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa presso  la Pontificia Università Lateranense nel 2013, con una Tesi su Don Luigi Sturzo.  Ha conseguito poi nel 2014 il Master in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Fondazione Centesimus Annus-Vaticano.

Dal 24 settembre del 2006 è stato nominato da sua eccellenza Mons. Giovanni Marra Arcivescovo di Messina, Parroco della Parrocchia S. Maria del Rosario in Giammoro.

Dal 2008 è direttore dell’Ufficio Diocesano per i problemi sociali e del Lavoro e dal 2013 Segretario dell’Ufficio Regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia , la pace e la salvaguardia del creato della Conferenza Episcopale Siciliana.

E’ Tutor diocesi di Messina del “progetto Policoro”   della CEI e consulente Ecclesiastico della Sezione di Messina dell’Unione Cristiana Imprenditori e dirigenti (Ucid)

Ripensare la pastorale

«Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice. L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri»
(Evangelii Gaudium, 178).

Si parla tanto ultimamente di Chiesa missionaria, di conversione pastorale. Papa Francesco in particolare nella Evangelii gaudium ci invita ad essere “Chiesa in uscita”, estroversa (Cfr. Evangelii gaudium, 20-24). Concretamente ciò significa – come suggerito dal compianto teologo pastoralista, mons. Lanza, e oggi dal prof. Asolan (cfr. Il tacchino induttivista, ed. Pozzo di Giacobbe, 2010) – superare il trinomio catechesi, liturgia e carità, i “tria munera” e passare ad una pastorale ad intra ed ad extra secondo gli ambiti indicati dal Convegno delle Chiese d’Italia di Verona del 2006 (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza).
Sergio Lanza ha sostenuto che la canonica triplice organizzazione dell’azione pastorale (liturgia, catechesi e carità) attorno ai “tria munera” (sacerdotale, profetico e regale) sia sempre più insufficiente a raccogliere le variabili del vissuto storico ecclesiale per “scarsa funzionalità pratica e carente fondazione teoretica” e ha proposto una nuova (e sempre perfettibile) organizzazione: prima evangelizzazione, educazione e formazione cristiana, edificazione della comunità e cura spirituale dei fedeli, presenza e azione nel mondo,secondo la struttura propria della chiesa comunione (actio ad intra) e missione (actio ad extra) in rapporto di coappartenenza (Cfr. S. Lanza, Convertire Giona, OCD, Roma 2005, 179-186).
Dario Viganò, riprendendo il pensiero del prof. Lanza, sostiene che: «il trinomio evangelizzazione – liturgia – carità spinge verso un’azione pastorale fortemente squilibrata: dedica molto alla parte ad intra (strutturando organicamente le celebrazioni, i sacramenti, i vari momenti della vita interna di una comunità…) e fatica molto ad organizzare il resto (configurando la pastorale ad extra più come una pastorale di iniziative che una pastorale strutturata organicamente)» (I Laterani del Redemptor hominis, in La teologia pastorale oggi, Lateran University Press, 2010, 7-9).
Ripensiamo la pastorale e domandiamoci: Chi intercettiamo con tutte le nostre – pur numerose – attività? Quante risorse impieghiamo? E per raggiungere quante persone? Quanti esclusi dalle nostre iniziative?

«La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia…» (Evangelii gaudium, 33).

Ripensare la pastorale esige

“un saggio e realistico discernimento pastorale”.

Tale conversione porta a recuperare una presenza più incisiva nel territorio, in una società post-cristiana, e a superare la dicotomia – tipica degli anni ‘60-‘70 e ormai datata e insignificante – clero/laici per una visione di Chiesa – Popolo di Dio in cammino, con una pastorale più attenta all’uomo e alle vicende quotidiane, sì da essere voce forte nella dialettica cittadina, nelle dinamiche socio culturali.
In sintesi si tratta di recuperare la pastorale sociale, che – come evidenziava un documento della Cei del 1992;

 “Evangelizzare il sociale” – è «l’espressione viva e concreta di una comunità pienamente coinvolta dentro le situazioni, i problemi, la cultura, le povertà e le attese di un territorio e di una storia».

  Non una pastorale a parte ma che faccia sintesi… Sostiene Asolan: «A me sembra che sia stata la mappatura dell’azione ecclesiale – così come si è venuta configurando nel trinomio evangelizzazione/liturgia/carità – ad aver contribuito in maniera decisiva all’isolamento della pastorale sociale dal resto della pastorale diocesana» (P. Asolan, Il tacchino induttivista, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009, p. 158).
Già san Giovanni Paolo quando parla – nel 1991 – di nuova evangelizzazione così si esprime:

«La “nuova evangelizzazione”, di cui il mondo moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali l’annuncio della dottrina sociale della Chiesa» (Centesimus annus, 5)

Vediamo oggi quanta richiesta di sacro, di senso religioso e di esoterismo… Vediamo con piacere quanto movimento nelle parrocchie per visite e peregrinazioni di Reliquie e statue, quante devozioni che aumentano. È un bel segnale, ma chiediamoci: corrisponde un impegno uguale o maggiore per una fede incarnata? Pensiamo a come entrare dentro i problemi del nostro tempo? È accolta la proposta di osservatori di pastorale sociale, di laboratori di dottrina Sociale della Chiesa, di percorsi di formazione all’impegno socio-politico?

Abbiamo molti laici di qualità.

Siamo impegnati in un ambito culturale? Riusciamo ad essere presenti nella riflessione delle nostre città, ad incidere nel pensiero corrente? Riusciamo come Chiesa a dire una parola sulle questioni urgenti? A dialogare con il mondo universitario? Sappiamo abitare la città?
Siamo chiamati a ripensare la pastorale della nostra Arcidiocesi, soprattutto attraverso i Consigli Pastorali parrocchiali, vicariali, e quello diocesano.

Papa Francesco, proveniente dalle metropoli argentine, ipotizza una “pastorale urbana” per le grandi metropoli. Come non pensare ad una pastorale urbana per le più grandi città delle nostre diocesi che – seppur non metropoli – necessitano di una Pastorale cittadina integrata e coordinata.

«L’importante è non camminare da soli,

contare sempre sui fratelli e

specialmente sulla guida dei Vescovi» (Evangelii gaudium, 33).

Sergio Siracusano