recensione

A proposito di Scuola e libertà di scelta

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In questi giorni si fa un gran parlare e dibattere sulla scuola. Mi sembra cosa buona e giusta divulgare un mirabile articolo del Prof. Flavio Felice pubblicato ieri su Avvenire.
Ecco il Link:
Genitori liberi di scegliere in Italia come in Europa

Mi preme sottolineare la conclusione Sturziana dell’articolo. Un PENSATORE spesso citato a sproposito e POCO considerato dal Magistero. E se ricordato di sicuro le sue idee non sono state mai gradite e seguite.
Don Luigi Sturzo :
“Risuonano ancora oggi dirompenti le parole di Luigi Sturzo: «Finché la scuola in Italia non sarà libera, neppure gli italiani saranno liberi; essi saranno servi, servi dello Stato, del partito, delle organizzazioni private o pubbliche di ogni genere […]. La scuola vera, libera, gioiosa, piena di entusiasmi giovanili, sviluppata in un ambiente adatto, con insegnanti impegnati nella nobile funzione di educatori, non può germogliare nell’atmosfera pesante creata dal monopolio burocratico statale».

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Lettera a Sua Santità da E. G. Tedeschi

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Un paio di mesi fa, ho avuto il piacere di ascoltare la viva voce di Ettore Gotti Tedeschi, invitato presso una Parrocchia di Porto San Giorgio.
Le Tesi esposte sono le stesse riportate in questa Lettera, che potete leggere cliccando nell’allegato qui sotto.
Lettera Al Santo Padre di Ettore Gotti Tedeschi

So che il 90% degli economisti italiani non la condividono.
So che il sig. Gotti Tedeschi è tacciato di avere un male incurabile, del quale peraltro sono gravemente affetto anche io, si chiama: Liberalismo.
So che è incurabile e so anche che molti in Italia sono Immuni in quanto hanno sviluppato anti-corpi collettivisti.
Per solidarietà di malattia mi permetto di divulgarla.
Ricordo solo che E.G. Tedeschi è un Banchiere economista di caratura mondiale, accusato e prosciolto completamente dalla infamanti accuse quando era capo dello IOR, dal quale fu cacciato in malo modo.
Oggi ricopre importanti incarichi presso istituti internazionali.
Sarebbe un OTTIMO MINISTRO DELL’ECONOMIA.
Altro che mezzi uomini ex FMI.
Ha scritto dei libri assai interessanti che consiglio vivamente:
“Denaro e Paradiso” ed. Piemme
“Spiriti Liberali” ed. UBE

Buona Lettura.

La teoria del Vangelo nel fare lo scemo

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Non riesco a trattenermi e avverto di nuovo che sarò polemico, che ci posso fare è la mia natura, con la quale devo convivere. Per chi è troppo sensibile alle polemiche consiglio umilmente di non leggere.

Ma proprio non posso frenare quanto ho dentro dopo aver ascoltato e letto alcune frasi del S. Padre. Potete leggere cliccando nel link l’intero colloquio in fondo al post. Io in particolare voglio polemizzare su queste due frasi:

Papa Francesco: IN TEORIA, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo, ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta, non giusta. Ma è umano, quello. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico [che] deve essere prudente. È una maniera di dire che deve essere educata, pure, no? Prudente: la prudenza è la virtù umana che regola i nostri rapporti. Io posso andare fino a qui, posso andare di là, di là … Questo volevo dire: che in teoria siamo tutti d’accordi: c’è libertà di espressione, una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre. Tutti d’accordo. Ma nella pratica fermiamoci un po’, perché siamo umani e rischiamo di pro-vo-care gli altri e per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Quello volevo dire.

Insomma ho studiato per 7 anni teorie che poi, noi essendo umani non siamo in grado di metter in pratica. Una sorta di ideologia socialistoide  che  dall’alto ci detta una strada che è talmente ideale per noi tutti che essendo umani non possiamo ne capire ne percorrere, e quindi   possiamo fare come ci pare. Cavolo questo aspetto non lo sapevo. Mi Scusi l’impertinenza Santo Padre, ma allora in TEORIA il vangelo dice di stare con gli ultimi, Poveri materiali e poveri in Spirito, ma siccome siamo Umani, direi che posso anche fregarmene. Sa la teoria è una cosa e la pratica realtà un’altra. Ci metta poi che il denaro ha detto che è lo sterco del demonio, non mi permetterei mai di offrirlo ai poveri, lo sterco proprio no. Meglio sorrisi e vezzi. O lo sterco potrebbe far comodo ai poveri?

Oppure ho capito male? Strano pensavo che il Vangelo sia da vivere, in tutto e fino in fondo. Evidentemente mi hanno insegnato male, oppure ho capito e studiato male io.

Papa Francesco: Forte questa, eh? La corruzione oggi nel mondo è all’ordine del giorno e l’atteggiamento corrotto trova subito facilmente nido nelle istituzioni. Perché un’istituzione che ha tanti brani (parti?) lì e là, ha tanti capi e vicecapi, è tanto facile lì di cadere o annidare la corruzione………Io ricordo una volta, anno 1994, appena nominato vescovo del quartiere di Flores a Buenos Aires, sono venuti da me due impiegati o funzionari di un ministero a dirmi: “Ma lei ha tanto bisogno qui, con tanti poveri, nelle Villas miserias”. “Oh, si”, ho detto io, e ho raccontato. “Ma noi possiamo aiutare. Noi abbiamo, se lei vuole, un aiuto di 400.000 pesos”. A quel tempo il peso e il dollaro erano 1 a 1: 400.000 dollari. “E voi potete fare?”. “Ma si, si”. Io ascoltavo, perché quando l’offerta è tanto grande, anche il Santos sfida; e poi andando avanti: “Ma, per fare questo, noi facciamo il deposito e poi lei ci dà la metà a noi”. In quel momento io ho pensato cosa fare: o li insulto e do loro un calcio dove non dà il sole, o faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto, ma con la verità, ho detto: “Lei sa che noi nelle vicarie noi non abbiamo conto; lei deve fare il deposito in arcivescovado con la ricevuta”. E lì è tutto. “Ah, non sapevamo … piacere” e se ne sono andati….

Quindi anche nel caso in cui venissi corrotto, devo fare  da cattolico LO SCEMO. Che bell’esempio di virtù cristiana. Già dimenticavo che in Teoria il Vangelo dice di dire SI SI o NO NON. Ma essendo uomini, meglio nella realtà fare lo scemo e dire ni ni e so so. Mi vengono molti ma molti dubbi!! Non dovrei forse denunciare il fatto? Non dovrei forse tentare di far convertire con il mio comportamento il fratello che sbaglia? Anche in questo caso mi hanno insegnato male. Devo fare lo scemo, lo gnorri, l’ignavo, sorridere fare una battutina e far finta di nulla. A sto punto non capisco più niente.

Comincio ad aver molti dubbi su ciò che pensavo di aver capito dopo anni di studi sul cristianesimo. Evidente che mi devo rimettere a pregare per capire e studiare per capire meglio.
Sono personalmente stordito dopo ste affermazioni a ruota libera.

Clicca per leggere il :testo integrale trascritto colloquio del Santo Padre sull’aereo di ritorno da Manila

il bene comun moltiplicatore, una proposta di pastorale per i leader d’impresa

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La scorsa settimana ho avuto il piacere di assister alla riunione estiva dell’UCID di Macerata.

Alla presenza di molti imprenditori e auditori il padrone di casa fondatore della EKO, strumenti musicali, Don Lamberto Pigini ha presentato il Vescovo di Senigallia Mons. Orlandoni.

Oltre che Vescovo di Senigallia è anche in seno alla CEI membro della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Il segretario della Commissione è Mons. MARIO TOSO, mio prof. alla Lateranense con in quale ho avuto modo di confrontarmi più volte sulla figura dell’imprenditore, in particolare sul ruolo del profitto.

Mons. Orlandoni ha illustrato i punti dal 12 al 22 del documento della commissione di cui fa parte: La Vocazione del leader d’impresa.

http://www.iustitiaetpax.va/content/dam/giustiziaepace/VBL/Vocazione%20ITA.pdf

Nella introduzione Mons. Orlandoni ha illustrato in modo mirabile il concetto di Bene Comune. Ha affermato come il bene comune non sia la sommatoria dei beni, dai quali poi trarre giovamento nelle ripartizione, ma come il bene comune è da intendersi come una moltiplicazione tra i beni, ove se solo uno dei beni risultasse pari a zero nessuno può affermare di aver raggiunto il bene comune, in quanto moltiplicare per zero risulta zero.

Per conseguire il bene comune occorre dunque che tutti almeno siano Uno, come persona tra le persone, nella lora dignità di uomini.
Strada maestra per il conseguimento moltiplicatore è vivere la carità.

La professione dell’imprenditore è vista come una professione “vocazionale” che collabora pienamente per la realizzazione del bene comune attraverso la “pratica” della “caritas”, in senso elevato.

Fin qui sono rimasto colpito e perfettamente d’accordo specie negli approfondimenti specifici sui vari termini utilizzati.

Ciò che invece mi trova leggermente in contrasto è quando si illustra il percorso in tre fasi che il leader d’impresa deve compiere per giunger alla realizzazione del bene comune: Vedere , Giudicare e Agire.

Secondo il documento della commissione queste tre fasi sono necessarie e sufficienti al fine di giungere al bene comune.

Tuttavia io mi trovo in disaccordo in quanto profondamente influenzato da Professore che ritengo eccelso, Mons. Lanza tornato alla casa del Padre un paio di anni fa, il quale ha sempre puntualizzato come le fasi indicate hanno più limiti che meriti nel compimento della pastorale in ogni ambito.

Riporto brani del prof.Lanza dei suoi appunti molto critici contro tale metodo:

” il metodo V.G.A. deve essere giudicato insoddisfacente e (illusoria) per i seguenti motivi:

a- Il vedere non è propriamente descrittivo, ma fin dall’inizio è giudicante, una lettura della realtà di pre-compressione/interesse o una incoccia (forse) attivazione di criteri interpretativi. …. Non esiste una lettura sociologica “neutra” ed “innocente”.
Dunque fin dalla lettura della realtà occorre che ci sia fin dall’inizio una condotta teologica, fin dal primo istante dell’itinerario riflessivo teologico-pastorale.

b-Le fasi della progettazione e attuazione, ristrette nella sola indicazione dell’agire, non vengono svolte nella loro specificità e nelle necessarie articolazioni: rischiano cioè di essere assorbite o nella (presunta) oggettività del vedere, o nella (impropria) ideologia del giudicare.
c- Il Trinomia V.G.A. individua in realtà non la scansione sequenziale, ma la costituzione stessa del pensare la pastorale. Si tratta cioè di componenti costitutive, che qualificano il pensiero teologico-pratico in ogni sua fase o movimento.

Queste due critiche del Prof. Lanza le ritengo assai precise, tanto più oggi che ascolto molti esempi di pastorale “deduttivi” della realtà che non tengono conto delle reali specificità, con un vedere appunto ideologizzato e quanto mai lontano da una visione teologica alla quale è necessario attenersi.

PROPOSTA ALTERNATIVA

Il prof. Lanza proponeva invece una più ampia articolazione della pastorale fasi sequenziali e dimensioni costitutive triple per ogni fase. Provo a riassumere la sua raffinata proposta :
FASI SEQUENZIALE :
1- Analisi e Valutazione (leggasi post super-chruncers)
2- decisione e progettazione
3- Attuazione e verifica .

Ognuna di queste fasi occorreva che avesse le dimensioni costitutive :
DIMENSIONI

A- Kairologica
B- criteriologica
c- operativa

Uno schema raffinato, e non rigido, ovvero da utilizzare con intelligenza (da intus – legere , leggere dentro) e con le dovute accortezze in ogni sua fase.

Sulla base di quanto sopra mi sento di suggerire tale metodo al posto del V.G.A., se non fosse altro per il fatto che alla fine del metodo manda un’altra V. quella della verifica.
In onore anche del Prof. Lanza le cui lezioni erano da me apprezzattissime nonostante il suo terribile esame, data la sua arguzia, alla quale con coraggio sono riuscito a tenere testa ottenendo un meritato e non scontato 29.

In Jesu et Maria

L’economia civile per il marketing pastorale

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La settimana scorsa ho avuto modo e tempo, a discapito della mia famiglia, di partecipare a un corso
introduttivo di Economia Civile.

Trovate in questo link ulteriori dettagli:

Sono molto curioso, pertanto mi sono immerso in questa avventura anche se sinceramente temevo di condividere ben poco di quanto potessero offrirmi.
Invece NO.

Mi sono trovato molto in sintonia con quasi tutti i temi trattati, in particolare con le dissertazioni tra l’economico e il filosofico-storico-sociologico del Prof. Luigino Bruni.
(tra l’altro devo dire che il prof. è molto più ironico, spiritoso e divertente quando insegna di quando seriosamente scrive, specie alcuni editoriali su Avvenire).

Vi espongo un breve sunto dei punti affrontati nel corso di introduzione alla per economia civile.

Secondo i fondatori di questa scuola ovvero Prof. Zamagni, Prof. Gui, Prof. Bruni, Prof.ssa Smerilli ecc. ecc.
per economia civile si intende una economia che pone al centro :

1- la persona nella sua interezza di corpo e spirito, e nelle sue relazioni.

2- il bene relazionale tra le varie persone è fondamentale e principale con le sue tipiche caratteristiche di: identità, motivazione e reciprocità, simultaneità, gratuità e non come una merce. Il bene relazione risulta CENTRALE nell’economia civile. (l’ultima lezione con accenni alla teoria dei giochi della Prof.ssa Smerilli molto interessante e divertente)

3- il Bene comune come moltiplicatore delle personali realizzazioni, a discapito del mero utilitarismo

4- istituzioni ovvero il rispetto delle regole del gioco con il massimo della sussidiarietà

5- rifiuto di considerare separate le sfere economiche da quelle etiche e politiche

Come potete leggere, per ogni punto, appena accennato, ci sarebbe da scriver un post.
Tuttavia per ora volevo solo far conoscere come ci si una università, un luogo fisico in cui si pensa come poter offrire spunti di rifessioni e approfondimenti al mondo economico alla luce del Vangelo.
Sono certo che i responsabili pastorali devono conoscere qui affrontate, ed offrire all’economia della diocesi un conforto, una strada sicura da percorrere.
Ritengo sia FONDAMENTALE.
In più consideriamo che a Loppiano, vicino a Firenze, già 250 imprese hanno aderito al progetto di economia di Comunione che richiama i concetti di economia civile.

Temevo una deriva collettivista, sempre da temere, invece devo dire la strada iniziata è di sicuro non collettivista, molto ma molto vicina a quella me cara dei liberalismo cattolico sturziano e di Ropke.
Dicevo piccoli distinguo, il più importante secondo me è la piena comprensione del valore del merito delle persone e della volontà e l’accettazione degli errori, una economia che parte un po’ troppo dall’alto e potrebbe peccare di perfezionismo illuminato. Quando invece il liberalismo contempla in modo ampio la possibilità di sbagliare e riprovare.

Personalmente devo rifletterci bene sopra, essendo un impenitente liberista, tuttavia ritengo che il corso sia stato molto interessante, anche se rivolto ai professori delle secondarie. Un primo corso assoluto con tutte le pecche della prima volta. Forse per me era meglio frequentare un corso per imprenditori o professionisti, poco prof. mi sento.

Aggiungo un solo consiglio, anzi un invito interessato.
Penso sarebbe il caso di inserire nei corsi futuri anche alcune lezioni di economia aziendale pura, ed in particolare di un-conventional Marketing, che sono i temi più caldi oggi giorno. Corsi che aiutino i prof. a stimolare l’imprenditorialità dei ragazzi, in modo da rendere protagonisti gli studenti della economia civile e non solo semplici lavoratori dipendenti.

So che il marketing è ritenuta una brutta parola, spesso confusa con pubblicità, specie se ingannevole, tuttavia nel mondo il Marketing negli ultimi 10 anni si è evoluto e parla il linguaggio della economia civile, lo so non ci credete,

ma vi assicura che in USA il paradigma sta cambiando e hanno capito che i fondamenti cristiani sono alla base del successo imprenditoriale come nell’alto medio-evo, non come quelli del calvinismo.
Così’ si possono offrire stimoli sia agli imprenditori sia agli insegnanti verso gli alunni a creare le imprese con nuovi mercati, nella teoria della coda lunga nell’assoluto rispetto della persona di corpo e spirito.
Da considerare poi che oggi siamo nel mondo dei Makers, sogno che essi siano MAKERS DEL BENE COMUNE.

Solo se riusciamo a scatenare la scintilla che è dentro i nostri giovani, o meno giovani, per realizzare le proprie potenzialità, oggi che la cultura dei Makers sta emergendo, allora potremo dire che la crisi è finita, purchè sempre alla luce di una sana economia civile.

p.s. anche il mitico prof. zamagni a una mia domanda sul marketing ha risposto che il marketing è morto, poichè oggi si parla di socialing. Ho cercato in giro tra i miei colleghi specie quelli più edotti, nessuno sa nulla. Poi ho trovato alcuni articoli di un convegno sul tema del socialing, tutta roba italiana. Quello che in italia si definisce come socialing testi americani di marketing già da anni la comprendono. Si fa sempre poi lo stesso errore, marketing non è comunicazione aziendale, è tutta quanto precede la vendita, pertanto la comunicazione è solo una infinitesima parte del tutto. Si sa l’Italia il marketing non lo capirà mai.

Il fascino della carezza del Padre: oltre la religione della condanna

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Cari amici, si riparte!

Nelle nostre comunità parrocchiali si sono aperti da qualche giorno i vari corsi di catechismo e di cammino nella fede per i giovani e i ragazzi. Così come è iniziato un nuovo anno scolastico per molti alunni e docenti di religione. Per questo vi propongo la lettura di un testo a mio avviso imprescindibile per comprendere la freschezza della svolta umana e spirituale portata da Gesù di Nazareth a fronte di una nostalgia verso i precetti e i comandamenti del dio dell’ primo testamento.

L’argomento potrebbe sembrare trito e ritrito. In realtà, come si renderà conto chiunque leggerà le pagine di ‘Vittime del peccato’, il cristiano non è mai immune dal rischio di ripresentare un’immagine di dio non aderente al volto mostrato da Gesù: il volto del Padre e della sua misericordia.

Nelle pagine di questo testo, Josè Maria Castillo, passa in rassegna e propone con una lettura ‘sinottica’ sia le dimensioni appartenenti alla concezione del peccato nel primo testamento fino a Giovanni Battista, e le dimensioni inerenti alla grazia e alla misericordia mostrate dalle ‘opere’ e dalle ‘parole’ di Gesù.

In particolare colpisce nel libro la denuncia che l’autore fa nei confronti di tanta predicazione responsabile dell’allontanamento dalla Chiesa delle giovani generazioni ma anche di cristiano che a causa di una visione ‘disonesta’ e ‘irragionevole’ del peccato scelgono discostarsi dal ‘credo’ cattolico e dalla pratica dei sacramenti e della vita liturgica.

Con una domanda potremmo dire con Castillo: dove la Chiesa si è ‘incartata’ nella comunicazione della fede lungo la sua storia secolare, e dove rischia di ‘toppare’ nuovamente nella modernità? L’autore direbbe: creando sempre nuove ‘vittime del peccato’. Secondo la lettura di Castillo il cristiano è spesso tentato di riportare sotto l’ombra del Tempio il volto di amore mostrato da Gesù, soprattutto in materia morale e etica, rischiando di comunicare una Chiesa chiusa verso l’uomo e le sue reali necessità, incapace di suscitare così domanda e interesse verso la persona del Maestro di Nazareth.

Ritengo sia un libro utile sia per i catechisti che anche per i docenti di religione. Non possiamo nasconderci infatti che ancora tanta catechesi punta l’attenzione su aspetti appartenenti alla fede nel dio dell’antico testamento. Tipico è ad esempio mettere come prima tappa nel catechismo per i bambini l’insegnamento dei ‘dieci comandamenti’. Così come sono presenti da qualche anno nella Chiesa movimenti e ‘cammini’ di riscoperta del battesimo che utilizzano un’esplicita simbolica e un vocabolario riferiti all’antico testamento. Oltre l’ignoranza che soggiace a una lettura ‘fondamentalista della bibbia ebraica (pentateuco), tali atteggiamenti denotano spesso anche un grande senso di rivalsa e di giudizio verso nuovi stili di vita e nuove acquisizioni etiche e morali che le società moderne si trovano a vivere, creando così una sorta di ‘setta’ degli eletti in seno alla Chiesa, e aumentando il ‘gap’, la distanza, il divario tra il ‘cuore dell’uomo’ e la mano carezzevole del Padre.

Castillo aiuta a vedere nel passaggio dalla ‘religione dei precetti’ alla ‘relazione nell’amore’ la novità di Gesù Cristo, e lo fa attraverso lo studio e la lettura critica dei testi scritturistici e le citazioni dei Vangeli. L’impatto pastorale del messaggio del libro è sicuramente dirompente, in quanto fa capire come spesso la Chiesa rischia di trasformarsi in un nuovo ‘sinedrio’, distante dai bisogni e dalle necessità delle persone e responsabile di un’allontanamento degli uomini dalla relazione con il Padre attraverso l’amore del Figlio, nel flusso libero e creativo dello Spirito Santo.

Un consiglio di lettura dunque utile per una rinnovata comunicazione della fede, nelle parole e nelle opere come nello stile del Maestro Gesù. La religione degli scribi e dei farisei è vino ‘vecchio’, facciamo attenzione a non confondere l’ebbrezza passeggera di ciò che non tonerà più, con il sapore autentico del vino nuovo portato da Cristo: il vino della Nuova ed ‘eterna’ Alleanza.

d.Andrea