tradizione

Il contagioso brusio del Vangelo

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Prendo spunto dalle ultime due letture domenicali del Vangelo per una riflessione.

Marco 1,28 : La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il Salvatore si è fatto conoscere a tutti attraverso due fatti eclatanti:
1- guarire gli ammalati
2- scacciare i demoni

Insomma due assolute enormità. Immaginiamo di essere a Cafarnao. La suocera di Pietro gravemente malata, improvvisamente guarisce e si mette a servire. Penso ad esempio che si sarà recata prendere l’acqua tra l’incredulità generale. Qualcuno avrà domandato lei cosa l’abbia fatta guarire e come e soprattutto chi.

Lei avrà risposto. Chi ha ascoltato magari ha familiari malati, corre a casa per portarli dal taumaturgo.
Idem per gli indemoniati esorcizzati.

Dice il Vangelo di Marco 1,29 ss : In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Insomma in poco tempo si fece conoscere, la voce si sparse velocemente grazie a questi due fenomeni, che possiamo chiamare Nudge, ovvero dei cunei per forzare la porta indurita delle persone e avvicinare tutti, infatti tutta la città (in senso lato, sappiamo che era un villaggio di non molte persone, però tutte in poco tempo furono raggiunte dalle voci) in poco tempo si accalca di fronte la porta.

La prossima domenica troviamo proprio un episodio illuminante sempre sullo stesso tema: Marco 1,40 ss

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Insomma il Brusio, buzz in inglese, è micidiale, permette di far conoscer fatti in brevissimo tempo. A patto che siano fatti che colpiscono le persone (come magari l’immagine che ho scelto, un pallone gigante che distrugge un palazzo).

Nel Marketing sono meccanismi molto ben conosciuti. Fatti che Innescano la viralità e permettono di diffondere un prodotto come se fosse un virus. Tanto più rapidamente quanto più il prodotto stesso mantiene le promesse.

Il Cristianesimo delle origini prese piede storicamente proprio per curare gli infermi tutti chiunque essi fossero a differenze di tutte le altre religioni che rimanevano sempre settarie ed elitarie. E si diffuse in maniera esponenziale in modo impressionante. E siccome ancora oggi il Vangelo risulta Veritiero oltre un miliardo si professano Cristiani.

Cosa ci può insegnare per la Pastorale questo. Di certo un miracolo aiuta a diffondere il messaggio evangelico.
Occorre ideare iniziative sorprendenti, che facciano parlare. Se riuscissimo a ideare iniziative tali da far parlare le persone, riusciremmo a lanciare un virus benevolo che porta con se i valori del Vangelo.
Occorre poi comunicare le iniziative in modo da lanciare il virus per scatenare un “buzz” positivo.
Fatti che colpiscono e che possano essere sorprendenti e da divulgare all’esterno
Spesso ci si limita a dirle a fine Messa, che a me disturba un bel po’.
Secondo me in Parrocchia ci dovrebbe essere un mini comitato di persone GIOVANI, incaricate di diffondere le iniziative che vengono portate avanti.

Occorre FAR CONOSCERE all’esterno della cerchia Parrocchiale, che bene o male lo viene a sapere.
Sono i molti che non sono vicini alla parrocchia che non conoscono ciò che fa la parrocchia.
Anche solo le iniziative per gli anziani e i poveri.
Gesù Stesso appena il villaggio era a conoscenza si fa portare da altri che non lo conoscono ancora. Non sta li a prendere elogi, ma continua a infettare le persone a portare il Vangelo.
Sceglie tra l’altro un modo semplice , guarire le persone, che colpisce.
Ecco penso che per la Pastorale sia Importante trovare modi semplici che infettino le persone e Iniziare a infettare del Vangelo tutti.

Qul

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A proposito di mafia e religione

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Solito caso di connivenza tra la religione pagana e la mafia e si scatena subito sui giornali, specie i cosiddetti laicisti di come la Chiesa sia sempre connivente con il sistema mafioso.

E giù contumelie, improperi, e quant’altro.

Persino il compagno saviano ieri su repubblica a spiegarci il significato, le circostanze, la gravità, ecc. ecc.

Ma bravi si, ma come siete bravi, peccato che quello di cui andate cianciando non è la Chiesa, non è il cristianesimo, ma un semplice innesto di una pianta erbacea estranea tipo rampicante che si chiama paganesimo.

Combattuta da sempre dalla Chiesa, ma che evidentemente risulta assai difficile da estirpare. Si insinua nei gangli della Cristianità e sempre alcuni santi sono dovuti intervenir da par loro per rimettere le cose a posto, a far capire quanto la cialtroneria pagano sia semplice come inutile.

Che poi si voglia affermare che in molte parti d’Italia si professa una velata paganità rispetto a quelli che sono gli insegnamenti del magistero, vabbè possiamo e dobbiamo discutere. Ma almeno chiariamo i termini della questione. Quello che in alcune zone si scambia per Chiesa è paganesimo, spesso di tipo gnostico, allo stato puro.
Una religione molto …. umana e per nulla difficile da capire, anzi direi sempliciotta.

Difficile è invece il percorso del cammino cristiano e la sua comprensione della grazia nella remissione dei nostri peccati che prevede ben altri esempi e simboli i quali sono solo per una profonda conversione dell’uomo alla imitatio Christi.

Molto più facile star dietro a statue fatte camminare, o ceri che corrono, o rosari ripetuti cantilenando, o camminare coi piedi nudi su un monte ritenuto sacrificale (questo l’ho fatto pure io nà volta), altrettanto facile essere prescelti in modo nominale per essere i migliori, tipo togliatti, da umane menti.

Difficile è chieder e accettare il perdono, accettare l’umiliazione di farsi prossimo, di inginocchiarsi di fronte al proprio nemico che ti martoriazza.
Molto più semplice affermare: ci hanno scomunicato allora io non vado a messa. Difficile è accettare il monito di chi è preposto alla guida della Chiesa dalla Spirito Santo. Molto ma molto difficile.

Bene state a casa, significa che la conversione di grazia non è ancora arrivata. Come io da piccolo andavo a messa per le 5.000 lire per le giostre, di certo non mi faceva male, ma la conversione era di là da venire.

Pertanto risparmiateci cari commentatori le omelie di connivenza con la Chiesa, quelle sono le solite esaltazioni pagane che persistono sempre come rampicanti e che i cattolici tentano con il loro esempio e martirio di estirpare con l’aiuto della preghiera e l’invocazione a Maria e allo Spirito Santo.
Parliamo invece di come aiutare queste persone a ritrovare la strada della santità smarrita con l’aiuto di tutta l’assemblea grazie al Vangelo e attorno alla Eucarestia del Signore.

Pastorale per l’imprenditore

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Il marketing si basa molto su un aspetto peculiare, creare una offerta
differente dagli altri in modo da poter attirare una domanda specifica
che magari in modo latente aspettava una offerta simile.
Allora mi sono chiesto quale sia un oggetto della pastorale che oggi possa
esser così differente dalle altre, in modo da coinvolgere qualcuno che al momento
non è molto attratto o non trova accoglienza o risposte agli annunci pastorali.
Forse per mia deformazione professionale e di studio credo che non esista al momento
una pastorale tanto ignorata da noi tutti se non quella riguardante il lavoro dell’imprenditore, sia quello grande che il piccolo o piccolissimo imprenditore,
sono loro che creano lavoro con il loro ingegno e la loro creatività.
Sia che si tratti di imprese grandi a livello aziendale, sia di micro imprese, coloro
che guidano lo sviluppo economico hanno quanto mai bisogno di un supporto spirituale
e di conforto.
La creatività si basa su una forte spiritualità e fiducia in sè.
Ricordiamo che siamo a immagine di un Dio creatore, e creare qualcosa ci rende simili a Dio,
grazie poi alla nostra intelligenza che è un riflesso della intelligenza divina.
Sia i grandi imprenditori sia i piccoli come gli artigiani, i commercianti gli ambulanti
oggi sono in enormi difficoltà.
Lo dimostrano le centinaia di morti suicida causa difficoltà aziendali.
E la CHiesa come risponde alle loro esigenze?
Perchè non portare loro la parola del Vangelo?
Eppure non leggo annunci nelle Parrochie o nelle Diocesi che si rivolgono a questi coraggiosi
che mettono se stessi nella speranza di creare una impresa che possa aiutare tutta la comunità a prosperare.
Certo a livello nazionale abbiamo l’uCID, ma spesso si rivolge a pochi eletti e grandi imprenditori,
tuttavia in ogni parte di Italia la imprenditorialità diffusa, la più alta d’Europa,
ci impone di offrire loro una pastorale specifica.
Di più oso dire che occorre una Pastorale incentivante la creatività e il mettersi in gioco,
in particolare rivolta a coloro che iniziano o tentano di iniziare la loro piccola impresa.
Insomma cari amici diamoci da fare fin d’ora per una pastorale dell’impresa,
ricordo che i primi 4 apostoli furono selezionati tra i piccoli imprenditori della pesca,
pertanto sforziamoci di stare loro vicino, poichè se la crisi finirà sarà grazie
all’ingegno di coloro che con coraggio e creatività e spiritualità offrirà a tutti noi
il lavoro per il futuro.
Testi utili possono essere le numerose encicliche che affrontano il tema da quella di Paolo VI “popolorum progressio” a quelle ultime di Papa Benedetto XVI “caritas in veritate”.
In un precedente post ho pubblicato la mia tesi ove magari potete trovare spunti interessanti,
tuttavia non voglio tediarvi qui con riferimenti che potrete facilmente trovare,
personalmente interessa che si dia ampio spazio a queste persone che rischiano
e con i fatti dimostrano l’amore per il prossimo,
dando lavoro e offrendo spesso sè stessi come testimoni della carità.
grazie

La tradizione secondo la Buona Novella: oltre la pasta ‘scotta’ dell’ipocrisia bempensante

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Cari amici, due sollecitazioni mi spingono a condividere con voi alcune riflessioni sulla portata della ‘tradizione’ della fede nella nostra cultura: l’ennesima performance di provincialismo romantico dei nostri imprenditori e un intervento dello psicanalista Massimo Recalcati in merito alla trasmissione dei valori e al senso della paternità nel nostro tempo.

IL PROVINCIALISMO ROMANTICO. Mi chiedo: avete mai provato a mangiare un piatto di pasta leggendo Proust? O ascoltando un notturno di Chopin? O magari, per stare al nostro ambito, meditando un passo del Vangelo? No? Bene: allora vuol dire che siete normali ed equilibrati. Perchè? Perchè un piatto di pasta non dipende dalla predisposizione del ‘cuore’, non ne dipende e soprattutto non può pretendere che il cuore dipenda dal piatto di pasta. Attorno al piatto di pasta si ride, si scherza, ci si arrabbia, tra amici, tra amanti, tra colleghi. Oltre il ‘genere’, in una parola: tra persone! Cosa voglio dire? I paladini dell’etica familiare e della morale sessuale devono fare attenzione: la pubblicità che mira al cuore è una pura operazione di dittatura commerciale. Quante famiglie in crisi mangiando un piatto di pasta possono lenire le ferite del cuore? Superare il tradimento di un coniuge? Affrontare la tossicodipendenza di un figlio? Quanti bambini si sono rimpinzati di merendine ‘lievitate naturalmente’ e ora non sono dei grandi aviatori o delle teen agers archeologhe? E questo per un motivo molto semplice: perchè la tradizione non è data dal prodotto che si vende, caro ‘imprenditore’, ma dal cuore, dalla vita, dai sentimenti delle persone che quel prodotto possono o meno utilizzare. E tu caro imprenditore che non riesci a prendermi per la gola (forse perchè la nostra Italia ha dei pastifici veramente rinomati al di là del grande marchio), vorresti prendermi per i fondelli piuttosto che per i fornelli… Ma questo è un monito anche per te caro consumatore: se continuerai a comprare con il cuore quello che serve allo stomaco, è facile pensare che a breve al posto della testa ti ritroverai qualcos’altro, meno ‘profumato’ della tradizione…

LA TRASMISSIONE – TRADIZIONE DEI VALORI E LA PATERNITA’ COME ‘IMPRESA’ UMANA. Noi cattolici siamo spesso tentati di confondere la tradizione della fede con la trasmissione e l’eredità di ‘costumi’ e ‘modi’ comportamentali. Ma veramente la paternità è una questione naturale? Biologica? E dunque legata a ‘dogmi’ naturali, alla trasmissione di ‘valori non negoziabili’? Pastoralmente questa impostazione è quanto meno errata e dannosa per una autentica trasmissione del Vangelo, una ‘traditio’ fidei appunto. La filiazione è un’ ‘impresa umana’, non è un mero fattore biologico o derivante dalla legge naturale. Tutta la dimensione della paternità spirituale, dello stesso concetto di adozione o di affido, la bellissima tradizione evangelica del sentirsi ‘chiamati’ alla paternità (e maternità) nell’amore, chiamati da un Padre che è puro amore, dove andrebbero a finire? Il gioco stupendo della paternità, della trasmissione della cultura, della ‘traditio fidei’ trova vita nella dinamica della libertà illimitata dell’altro. A livello comunicativo, inoltre, il messaggio di un ‘padre’ sarà sempre differente nella ricezione di un ‘figlio’, perchè l’altro è sempre qualcosa di diverso da me. Per questo, come lo studioso Recalcati sottolinea, la trasmissione nasce da un desiderio, da una domanda, dal fascino di una nostalgia: non è questione di natura, di biologia, di ‘tradizione’ intesa come dato di fatto o dogma. Allora, a livello pastorale, è molto più fruttuoso domandarsi se i valori dei padri, la simbolica antropologica di chi comunica paternità, siano affascinanti, creino domande e desideri piuttosto che ripresentare il ‘piatto di pasta scotta’ dei ‘valori non negoziabili’, o della legge ‘naturale’ o biologica. Il Vangelo di Gesù precede la natura, la innerva e la supera, ma non per qualità ‘morale’ o per ‘spessore veritativo’, ma per la portata di Amore che proviene dal cuore stesso del Padre. L’amore di un Padre che ‘vive’ nei desideri dei figli (pensiamo alla parabola lucana della misericordia) e che attende all’orizzonte con pazienza e speranza, sicuro che un ‘vero’ desiderio, un fascino autentico, una vera nostalgia vivono sempre nel cuore dei suoi figli. Per rimanere in tema: meglio un vitello grasso preparato con amore da un Padre ‘buono’, piuttosto che un piatto di pasta ‘griffato’ ma scotto, vecchio, cucinato per saziare ma non per amare!

d. Andrea