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Nuovo Arcivescovo di FERMO 14 Settembre ore 12.

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Fermo: Mons. Rocco Pennacchio

eletto  

Arcivescovo di FERMO

Giovedì 14 settembre 2017,

Festa dell’Esaltazione della Santa Croce,

l’atteso annuncio del nuovo Arcivescovo Metropolita di Fermo: la diocesi più importante per storia e per ampiezza territoriale della Regione Marche.

Breve profilo
ex Banchiere è poi diventato sacerdote e svolto incarichi di responsabilità in ambito economico per la Diocesi e per la Cei.

Don  Rocco PENNACCHIO
Tipo: Presbitero diocesano
Luogo di nascita: Matera
Data di nascita: 16-06-1963
Data ordinazione: 04-07-1998

Benvenuto Monsignor Rocco

e una Speciale pREGHIERA per il suo operato.

una sua intervista del 2014 per capire chi è il nostro nuovo ARCIVESCOVO:

iNTERVISTA A Mons. Rocco

“Quando una diocesi intende realizzare un’iniziativa nuova – che sia una mensa, un centro di accoglienza, un dormitorio ecc. – non deve contare solo sull’8 per mille, ma interrogarsi sulla sostenibilità del progetto nel tempo e sulla possibilità di avviare l’opera anche con altre risorse. L’8 per mille è una risorsa aggiuntiva, che deve servire da stimolo, ma sempre in presenza di altri soggetti disposti a impegnarsi”.

 

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12 maggio celebriamo il Beato Alvaro del Portillo: successore di San Josemaria di Escrivà.

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12 MAGGIO  RICORDIAMO IL BEATO ALVARO DEL PORTILLO:

successore di San Josemaria de Escrivà a capo della OPUS DEI.

Potete leggere la sua Biografia cliccando: QUESTO LINK

il Beato Alvaro del Portillo era un ingegnere che si unì fin da subito alla nascente Opus di San Josè Maria Escrivà : leggi il nostro post dedicato a San Escrivà, il Santo dell’Ordinario. Zibaldone di appunti da una biografia.

Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, ed ottenne prestigiosi incarichi ma sempre a fianco del Fondatore :

 "Nell’osservare la sua presenza amabile e discreta a fianco della dinamica figura di Mons. Escrivá, mi veniva in mente l’umiltà di san Giopus-dei-207e4912691d18a6864e634478777386useppe” 

 scriverà alla sua morte Padre John O’Connor.

 

Il 15 settembre 1975,

Il congresso generale convocato dopo la morte del fondatore

ELESSE  

don Álvaro del Portillo  a capo dell’Opus Dei.

Elenco Messe in Suo Onore

“Come Prelato dell’Opus Dei, Álvaro del Portillo diede impulso alla nascita di numerose iniziative sociali ed educative. Il Centre Hospitalier Monkole (Kinshasa, Congo), il Center for Industrial Technology and Enterprise (CITE, a Cebú, Filippine) o la Niger Foundation (Enugu, Nigeria) sono alcuni esempi di istituzioni di promozione sociale portate avanti da fedeli dell’Opus Dei, insieme ad altre persone, grazie all’incoraggiamento diretto di mons. del Portillo.

Allo stesso modo, la Pontificia Università della Santa Croce (dal 1985) e il seminario internazionale Sedes Sapientiae (dal 1990), entrambi a Roma, così come il Collegio ecclesiastico internazionale Bidasoa (Pamplona, Spagna), hanno formato per le diocesi migliaia di candidati al sacerdozio, inviati dai vescovi di tutto il mondo. Queste realtà evidenziano la preoccupazione di mons. del Portillo per il ruolo del sacerdote nel mondo, tema al quale ha dedicato buona parte delle sue energie, come fu evidente negli anni del Concilio Vaticano II. “Il sacerdozio non è una carriera – scrisse nel 1986 – ma una dedizione generosa, piena, senza calcoli né limiti, per essere seminatori di pace e di allegria nel mondo, e per aprire le porte del Cielo a chi beneficia di questo servizio e ministero”.

Mons. Álvaro del Portillo è morto a Roma all’alba del 23 marzo 1994,

poche ore dopo il suo ritorno da un pellegrinaggio in Terrasanta. Il giorno prima aveva celebrato la sua ultima Messa nella chiesa del Convento di San Francesco ad Coenaculum a Gerusalemme. Lo stesso giorno della sua morte Giovanni Paolo II . 
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è andato a pregare davanti ai suoi resti mortali, che ora riposano nella cripta della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace.

 

Bellissima la Lettera scritta dal Santo Padre Francesco I in occasione della Beatificazione del Beato Alvaro: Lettera di Papa Francesco.

ESTRATTI DELLA LETTERA:

Mi piace ricordare la giaculatoria che il servo di Dio era solito ripetere, specialmente nelle feste e negli anniversari personali: 

«grazie, perdono, aiutami di più!».

Anzitutto, grazie. È la reazione immediata e spontanea che prova l'anima dinanzi alla bontà di Dio. Non può essere altrimenti. Egli ci precede sempre. Álvaro del Portillo era consapevole dei tanti doni che Dio gli aveva concesso e lo ringraziava per quella dimostrazione di amore paterno. Però, non si fermò lì; il riconoscimento dell'amore del Signore risvegliò nel suo cuore desideri di seguirlo con maggiore dedizione e generosità e di vivere una vita di umile servizio agli altri. Era notorio il suo amore per la Chiesa, sposa di Cristo, che servì con un cuore spoglio di interessi mondani, alieno alla discordia, accogliente con tutti e sempre alla ricerca del buono negli altri, di ciò che unisce, che edifica. Mai un lamento o una critica, nemmeno in momenti particolarmente difficili, piuttosto, come aveva imparato da san Josemaría, rispondeva sempre con la preghiera, il perdono, la comprensione, la carità sincera.
Perdono. Confessava spesso di vedersi davanti a Dio con le mani vuote, incapace di rispondere a tanta generosità. Peraltro, la confessione della povertà umana non è frutto della disperazione, ma di un fiducioso abbandono in Dio che è Padre. È aprirsi alla sua misericordia, al suo amore capace di rigenerare la nostra vita. 

Aiutami di più. Sì, il Signore non ci abbandona mai, ci sta sempre accanto, cammina con noi e ogni giorno attende da noi un amore nuovo. La sua grazia non ci verrà a mancare e con il suo aiuto possiamo portare il suo nome in tutto il mondo. Nel cuore del nuovo beato pulsava l'anelito di portare la Buona Novella a tutti i cuori.

DOCUMENTARIO: LAVORARE PER GLI ALTRI

Se si è fratelli occorre vivere fraternamente, sempre attenti alle necessità dei più deboli”:

. Il video di 27 minuti, diretto dall’argentino Juan Martín Ezratty, racconta le storie di dieci persone che hanno lottato per realizzare i loro sogni e ci sono riusciti.

CLICCA QUI per vederlo.

“Si tratta di vivere la fraternità, di avere molta carità, di pensare agli altri, di fare ciò che stai facendo: promuovere opere di apostolato, in maniera tale che la luce di Dio possa arrivare a molta più gente”.

Inoltre invitava a sommare i propri sforzi con quelli degli altri: “Ti chiedo di avere anche nella tua attività il segno più. Non stare sempre all’opposizione, non essere il segno meno, non essere per la divisione. Sii un segno più. Cerca la gente. E fra te e l’altro, vedi se si può cercare qualcosa che sia una somma, non un rovinare le cose. Il segno più è molto cristiano”. Beato Alvaro del Portillo

PREGHIEAMO PER LA SUA SANTIFICAZIONE
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TESTI DEL BEATO ALVARO DEL PORTILLO: CLICCA QUI

In occasione del Viaggio del Santo Padre a Fatima vi consigliamo questo bello spunto e un preghiera:

Il Santo Padre Francesco I a Fatima

Preghiera alla Madonna di Fatima del Beato Alvaro. 

 

FESTA DI SAN GIUSEPPE: BEATRICE FAZI OSPITE IN PARROCCHIA

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LOCANDINA Beatrice Fazi

 

BEATRICE FAZI

Attrice

Beatrice Fazi è un’attrice di teatro, cinema e fiction televisive.

È nota al pubblico per essere stata dal 2007 al 2013 interprete di “Melina Catapano” nella serie televisiva “Un medico in famiglia” su Rai Uno.

Ma in tv ha partecipato a molte trasmissioni, tra le quali “Avanzi” e “La piscina”, su Rai 3,  “Suonare Stella”, varietà diretto da Gian Carlo Nicotra, interpretando la filippina Corazon, la minifiction di Rai 3 “In fuga”, regia di M. Puccioni, e il  programma in onda su Rai 2 “Macao”.

 

Moltissime le sue attività in teatro, dove inizia nel 1992, recitando nel “Signor G. ovvero Il vecchio e il gatto” di M. Greco, e continuando con importanti registi italiani, come nella commedia “Addio al nubilato” di Francesco Apolloni e “il dramma della gelosia”, riadattamento teatrale curato da Gigi Proietti.

E’ attualmente in tour con la commedia “Ti posso spiegare” con Michele la Ginestra.

 

Ha partecipato a molti film e a spot televisivi, tra cui quello con Francesco Totti per “10 e Lotto”.

 

Nel 2014 è stata protagonista dell’incontro di Papa Francesco con i fidanzati del mondo.

È sposata ed mamma di tre figli.

 

 

Ha da poco pubblicato un libro, “Un cuore nuovo”, edito da Piemme, in cui racconta l’incontro con la fede dopo anni di sbandamenti, solitudine, problemi alimentari e fughe dalla realtà con la droga per sopire ad una mancanza di senso alle giornate, di infelicità profonda.

 

Dall’intervista a Repubblica del 2 settembre 2015:

Quale è la sua storia?
“Mi sono trovata incinta, senza il coraggio di confessare tutto ai miei genitori, figli di una provincia dove chi partoriva prima del matrimonio era una poco di buono. Sola, il mio uomo se n’era lavato le mani, tra il timore di non farcela a crescere un bambino e il senso di vergogna, senza nessuno che mi indicasse strade alternative, ho scelto. E da allora non ho mai dimenticato quel giorno. È rimasta una ferita aperta, quasi fisica, una lacerazione. Fino all’incontro con la fede”.

Un prete le ha cambiato la vita?
“Ero incinta della mia prima figlia, mi sentivo inadeguata, avevo mille paure, mille dubbi, quando quasi per caso, io atea, sono finita a parlare con un sacerdote. A lui ho raccontato per la prima volta di quel figlio mai nato. Mi ha detto di non pensare al giudizio di Dio, ma alla sua misericordia, che ero già stata perdonata. Da lì è cominciato il mio cammino spirituale che mi ha portato oggi ad essere una catechista come mio marito che fa l’avvocato, perché oggi la nostra è una storia d’amore a tre: noi due e Dio. Un percorso spirituale che mi ha portato a capire come Dio fosse lontano dall’idea che ne avevo di un giudice impietoso che mi avrebbe chiesto il conto dei miei peccati “.

Analisi del 2015

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I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.400 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 57 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Le parole non bastano a risolvere i problemi, basiamoci su dati scientifici per tentare una soluzione: la dipendenza del gioco d’azzardo

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Siamo alle solite.  PAROLE, PAROLE, PAROLE, per dire e giustificare ogni pensiero e affermare con la sola forza della parola, di chi scrive naturalmente, e nulla più.   In spregio di ogni conoscenza scientifica specie da coloro che vantano di essere competenti proprio su materie scientifiche o per lo meno che si basano su dati scientifici. Basta l’avallo della Persona che lo dice e DOVE lo dice, il resto, cioè il dato scientifico NON CONTA in Italia in Generale, nella Chiesa in Particolare. D’altronde come meravigliarsi se le persone all’intorno del Vaticano vengono scelte solo ed esclusivamente per ….. conoscenza, leggete questo bellissimo post: Qui.

Mi riferisco all’articolo odierno del bravissimo Prof. Luigino Bruni su avvenire, che tra l’altro di persona è estramamente affabile, quanto nei suoi scritti appare talebano di un modo di pensare a-scientifico e ideologico: qui potete leggerlo.

Il prof. BRUNI, da tempo in lotta contro i giochi dell’azzardo offre alcune proposte per limitare i danni alle persone soggette alla dipendenza. Sono d’accodo che bisogna fare qualche cosa, così come occorre farlo per ogni tipo di dipendenza. Solo che le iniziative proposte   sono   difficilmente vincenti, portate avanti soltanto su basi etiche e non scientifiche. In questo suo scritto accolto sul giornale della CEI  AVVENIRE se la prende con l’iniziativa del Movimento Genitori, qui POTETE LEGGERE IL SITO E L’IZIATIVA ,  che  ha realizzato una iniziativa assai interessante in collaborazione con la Lottomatica, allo scopo di far  conoscere i pericoli del gioco d’azzardo. 

INTENTO SECONDO me

LODEVOLE

CHE SI BASA SU  INNUMEREVOLI STUDI SCIENTIFICI

in base ai quali uno dei modi per pre-venire l’ABUSO da dipendenza  da alcool, gioco azzardo e droga è quella di far conoscere e far “provare”, magari accentuando il fatto che la maggior parte delle persone non sono dipendenti da alcunché , sfruttando in questo modo il ben noto meccanismo di emulazione in positivo. 

Ad esempio: per l’alcool che è da sempre il principale avversario della nostra società per la dipendenza, utile risulterebbe far conoscere i vini e far imparare i ragazzi a bere i super alcolici, piuttosto che proibirli.

Sembrerà paradossale,

ma far approfondire la conoscenza del mondo alcoolico

aiuta  a pre-venire l’abuso.

Idem per il gioco, se imparassimo ai ragazzi a giocare, usando PERCHè NO  la matematica e facendo capire loro come calcolare gli odds e la ruberia che c’è dietro forse  una buona percentuale di coloro che sono a rischio capiscono e agiscono di conseguenza.

Inoltre si è fatto promotore di iniziative parlamentare contro la pubblicità del gioco  d’azzardo. MA  mi chiedo, MA quando mai la pubblicità convince le persone??? Quali e quanti studi invece dimonstrano il contrario? ovvero che la pubblicità da sola non sortisce alcun effetto. Erano gli anni 60 che si pensava potesse essere pericolosa, ma oggi non c’e nessuno scienziato che lo afferma con cognizione di causa. Che senza ha una battaglia tanto inutile?

Prof. Bruni Lei è un economista, e dovrebbe parlare con i dati, non con la morale da parrocchia.

QUANDO MAI UNA LEGGE PROIBIZIONISTA

HA DEBELLATO LA PIAGA CHE INTENDEVA PROIBIRE?

Quali DATI STATISTICI ECONOMICI dimostrano l’EFFICACIA DI LEGGI PROIBIZIONISTE?

Ce li mostri, li illustri e allora magari potremo cambiare idea.

Risulta semmai il contrario dai dati che si hanno dalla liberalizzazione IN USA. Certo lo zoccolo duro dei drogati rimane, ma liberalizzando la droga in California ci sono meno drogati si pensa a causa del mancato alone di mistero che prima quando era proibita .  Leggete questo articolo interessante: QUI

Insomma in tutti gli studi economici MONDIALI il PROIBIZIONISMO ottiene l’effetto opposto a quello che si prefigge, con l’aggiunta di costi sociale enormi. So che è paradossale, e poco intuitivo specie in Italia ove tutti ti dicono e parlano di come ti devi comportare, educare, nutrire ecc.ecc. Ma recenti studi sul comportamento umano, dal premio Nobel Kanhemann, sembra che il miglior modo per far si che le persone si comportino bene è quella di farle sentire LIBERE e non COSTRETTE, magari ben educate con una formazione ottima e NON STATALE calata dall’alto senza possibilità di scelta.

Da ECONOMISTI CATTOLICI si pretende in primis di parlare con i DATI ECONOMICI, a meno che si parli da parrocchiani tanto per dire banalità. Lei è un ottimo professore, ho avuto modo di apprezzarne le qualità a Loppiano, ma mi chiedo perché non adotta il suo rigore scientifico eccellente anche a questa situazione, utilizzando gli spunti scientifici di professori internazionali, tra l’altro molto spesso essi stessi cattolici o perlomeno credenti, tipo i protestanti.

Eppoi basta con sta solfa sul profitto demone del capitalismo,

MA COME SI FA ANCORA oggi su un giornale cattolico

 A DEMONIZZARE IL PROFITTO DI IMPRESE

CHE VENGONO TASSATE PER IL 70% DEL LORO GUADAGNO  

ED IN PIù PAGANO LE TASSE IN ANTICIPO SUGLI EVENTUALI UTILI DELL’ANNO SEGUENTE

 e poi contemporaneamente chiedere alle persone di aderire all’8 per mille per la Chiesa.

Riporto una frase del compianto Don Angelo Tosato, prof. di sacra teologia presso la PUL:

LA SOLIDARIETA’ ECONOMICA DIPENDE DAL PROFITTO,

SENZA IL PROFITTO QUALE SOLIDARIETA’ PUò VENIR PRATICATA?

(tratta dal libro vangelo e ricchezza pag. 535 ed. Rubbettino.)

Ho avuto modo di studiare e apprezzare alcuni aspetti della  ‘ECONOMIA DI COMUNIONE  mi chiedo, ma non prevede di fare profitti. Si o NO?

. Se SI quanti? Ponete limiti? e come poi pensate di reinvestire? Con la solita banca amica?

 Ma dai su, penso che abbiate bisogno almeno di un ITALIAN BUSINESS DESIGN, REALIZZARE TANTI BEI PROFITTI IN MODO DA DARE LAVORO A SEMPRE PIU’ PERSONE E PER UN PERIODO DI TEMPO LUNGHISSIMO. 

Vorrei proprio vedere con la sola comunione e senza profitto come pensate possa reggersi l’impresa.

Un abbraccio affettuoso con la speranza di poter contribuire a migliorare la soluzione delle dipendenze tutte alla luce della Fede in Gesù Cristo.

 

 

2 novembre 1975: 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini

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Cari amici vi propongo il testo da me curato per la rivista Arte e fede sull’anniversario della morte di Pasolini. Buona lettura…

Pier Paolo Pasolini: il profeta della modernità

Introduzione

Di certo una commemorazione di Pier Paolo Pasolini – oltre a essere un’operazione difficoltosa – sarebbe stata per lui stesso un’attività polverosa e nostalgica. In questo senso credo sia molto più fruttuoso entrare nel personaggio, autore, regista, poeta, scrittore, dal versante della profezia. Ovvero: non ‘commemorare’ con le nostre parole la sua opera – eclettica e contraddittoria per molti aspetti – ma lasciare la parola allo sguardo profetico tenuto da Pasolini nei confronti della sua storia, della sua vita, dell’esistenza umana in generale. Uno sguardo indubbiamente attuale, capace di gettare barlumi di verità su un contesto antropologico complesso come il lo è il nostro. In particolare sono tre a mio parere gli squarci che si aprono a partire dalle opere di Pier Paolo: uno squarcio poetico, uno cinematografico, e in fine uno squarcio letterario.

 

  1. Poeta delle Ceneri

Poco dopo la morte dell’autore un suo testo autobiografico viene alla luce: ‘Poeta delle Ceneri’. Per molti studiosi e appassionati della figura e del genio pasoliniani esso ha rappresentato una sorta di chiave interpretativa della sua esistenza. In questa autobiografia l’autore afferma ad un certo punto: “E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere, ma nel vivere”. Una reinterpretazione moderna della filosofia di vita già affermata in passato da diversi autori, non ultimo Oscar Wilde secondo il quale: ‘artista è colui che sa fare della propria vita un capolavoro, un’opera d’arte’.

Pier Paolo Pasolini era convinto di questo: impegnarsi a vivere per fare della vita un’azione continua di trasformazione della realtà. Così appare a noi una profezia ancora più vera oggi – soprattutto per le giovani generazioni – nel denunciare tanto assopimento e indolenza a discapito di una vita degna di questo nome. A tale proposito risuonano forti le parole di San Giovanni Paolo II rivolte ai giovani: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Certo: Pasolini non lascia spazio ai romanticismi o alle facili illusioni. Esso è scrittore della sobrietà e poeta austero e asciutto. Tutto ciò fino al  limite estremo dell’annientamento: l’artista deve riuscire a sottrarsi dalla vita, annientare tutto se stesso affinché l’arte – e solamente lei – possa essere manifesta: “La vita si esprime anche solo con se stessa. Esiste un’arte che vive di azioni, che non esprime nulla se non se stessa”.

La profezia soggiacente a queste riflessioni è allo stesso tempo forte e sconvolgente: nei confronti di un’arte – quella attuale – in cui al contrario l’opera scompare, resta muta, incomprensibile per dare spazio solo e esclusivamente all’artista e alla sua firma. Pier Paolo Pasolini viene a ricordare al nostro cuore, alla nostra mente e alla nostra volontà il senso più profondo di ogni opera d’arte: lasciar trasparire la vita; dare voce, forma e suono all’esistenza. Quasi che l’artista continui nei secoli l’opera creatrice di Dio.

 

  1. Il Vangelo secondo Matteo

Interessante risulta essere la genesi di questo capolavoro, sulla quale si è detto e scritto di tutto. In realtà tutto ebbe inizio dalla lettura ‘d’un fiato’ del Vangelo di Matteo da parte di Pasolini.

Invitato da dai Padri della Pro Civitate di Assisi ad un convegno sul suo film ‘Accattone’, Pier Paolo si ritrova a leggere casualmente il Vangelo che trova sul comodino della sua stanza nella ‘foresteria’ dell’istituto che lo ospita. Una ‘notte illuminata’: così egli definisce quella notte particolare passata a leggere il Vangelo di Matteo nella sua stanza. Da qui nascerà un percorso di studi e indagini con l’aiuto dell’associazione di Assisi – Pro Civitate – di due gesuiti del Centro san Fedele e del teologo Romano Guardini. Un percorso che porterà al cinema ‘Il Vangelo secondo Matteo’.

Sono ben 50 gli anni che ci separano da questo inizio, eppure l’opera del regista – come la sua stessa figura – continua a fare da sfondo all’orizzonte cinematografico che ha voluto immortalare la figura di Cristo. Imprescindibile presenza, sguardo contraddittorio – il film va ricordato spaccò in due l’opinione e del mondo cattolico e del mondo comunista – eppure chiunque voglia entrare con lo sguardo del cinema dentro le pieghe della vita di Cristo non può fare a meno di lasciarsi interrogare da questo film.

Fu il pontefice Giovanni XXIII – che volle vedere il film in una proiezione privata in Vaticano – a quietare in un certo senso i malumori dei cattolici, ma anche le critiche più laiche visto l’apprezzamento che come Papa riscuoteva anche tra gli oppositori politici del cattolicesimo.

E’ singolare il fatto: nel 50mo anniversario del film (1964 – 2014), proprio Papa Roncalli sia stato elevato alla gloria degli altari (27 aprile 2014) insieme a Giovanni Paolo II. Quasi un rincorrersi della memoria. Un rincorrersi del tempo che mantiene vivo il sentimento di Pasolini verso l’orizzonte religioso e la figura stessa del Pontefice. Ma anche una grande conferma: il Vangelo e l’uomo, la fede e la vita del mondo, vivono in perenne amicizia, in simbiotico rapporto.

“Alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII”Con questa dedica Pier Paolo Pasolini apre i titoli di testa della pellicola del suo ‘Il Vangelo secondo Matteo’, e proprio 50 anni fa lo stesso regista chiedeva che il film fosse proiettato il giorno di Pasqua in tutti i cinema parrocchiali d’Italia e del mondo.

Emerge dall’incontro di queste due grandi personalità – Pasolini da una parte e Giovanni XXIII dall’altra – un altro grido profetico rivolto agli orecchi di credenti e non credenti: lo spirito è libero di muoversi e di trovare dimora dove vuole, e dunque nessuno può impedirne la manifestazione, di per sé neanche lo stesso autore il quale – lasciandosi plasmare dalla forza dell’ispirazione – scompare e si annienta dentro l’opera stessa.

 

  1. Scritti corsari

Denunciare l’evidenza. Annunciare il risaputo. Dare voce alle ovvie verità della storia. Perché Pasolini rasenta quasi la banalità del ‘già detto’ e rischia il contagio del qualunquismo. Di fatto per una ragione soltanto: svegliare la coscienza, scuotere una società assopita e ammalata.

Per confermare il suo stile anticonformistico Pier Paolo Pasolini sceglie di pubblicare una serie di articoli con il Corriere della sera – testata storica della borghesia italiana, tipicamente anti-operaia e padronale – la cui raccolta è chiamata ‘Scritti corsari’.

Intelligenza, immaginazione sociologica, capacità retorica fanno degli Scritti corsari una grande raccolta di riflessioni capaci di far emergere pregiudizi intellettuali e meschinità del pensiero italiano di quegli anni.

Un aspetto in particolare colpisce nella scrittura e nel pensiero di Pasolini: la straordinaria bravura nel saper trasformare fatti del quotidiano, eventi sociali o culturali, in una narrazione quasi mitologica e senza tempo. D’altronde proprio in questo dovrebbe essere rintracciata la valenza profetica dell’autore. Profeta infatti non è colui che predice il futuro, ne semplicemente colui che interpreta il presente, ma profeta è colui che dona forma e voce a una storia capace di ritornare più e più volte, e di ritornare sempre nuova ma con il peso del passato per scuotere il presente.

Davanti alle pagine degli Scritti corsari il lettore spesso è colto da una sensazione di totale complicità con quanto viene affermato ma allo stesso tempo si sente messo in crisi nelle sue posizioni e convinzioni, messo in crisi cioè nei suoi pregiudizi.

Un’immagine che può essere di aiuto per entrare nelle parole dell’autore, può essere quella della luce: negli scritti di Pier Paolo Pasolini la luce non è né riflessa, né indotta da una fonte estranea, ma essa trapela dalle parole e dai concetti rendendo limpida e senza veli una realtà all’apparenza contorta e incomprensibile.

In un certo senso Pier Paolo Pasolini è stato un grande ‘narratore di storie’ a partire dalla sua storia – personale e biografica – e da quella del suo Paese. Pier Paolo Pasolini rimane presente ancora oggi e forse più di ieri proprio per questa sua singolare capacità di narratore. Nel cinema, nella poesia, nella saggistica e nella critica, egli è perenne narrazione.

Tutta la sua profezia si esaurisce e riparte proprio da qui: dalla narrazione. Il nostro mondo – che ha costruito tanti modelli (economici, politici, culturali, ecc…) ha perso però la capacità di saper narrare storie per rendere affascinante l’esistenza. Soprattutto la nostra Europa, nata dalla fusione della cultura classica (il mito) e da quella giudeo-cristiana (la parabola), è diventata improvvisamente muta rispetto alle grandi narrazioni del passato. Il panorama culturale è pieno di ‘cronisti’, tracciatori di confini tra il passato, il presente e il futuro, ma mancano i grandi narratori dell’eterno, le voci della profezia.

Probabilmente l’inossidabilità di Pier Paolo Pasolini risiede proprio in questa unicità narrativa: lui che alla fine della sua vita ha abiurato da tutte le sue opere, ha narrato al suo presente il nostro futuro, e oggi narra con il suo passato il nostro presente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fanfaluca di Papa Francesco eppure da gesuita dovrebbe tenere da conto gli studi e non ignorarli.

Postato il


 

Salve a tutti, dopo mesi di assenza finalmente ho il piacere di scrivere di nuovo su questo Blog con rinnovato Spirito di Umiltà e condivisione. Il mio mancato impegno qua è dipeso in primis dagli impegni lavorativi che a partire da ottobre sono sempre più stringenti ed in secundis dal fatto che sto per completare un libro di Marketing Pandemico che uscirtà a dicembre. Dato che quest’ultimo impegno volge al termine, oggi mi dedico di nuovo a parlare di Pastorale Sociale.

Lo faccio con piena coscienza e con l’intenzione di urtare il sensibile popolino in quanto mi appresto a confutare una serie di riflessioni di Papa Francesco rilasciate durante la sua visita pastorale in Africa. Non me ne  vogliate, la polemica è in me, specie se mi coglie preparato su materie che studio da anni. Non lo voglio fare per essere superiore, ci mancherebbe, ma solo per ribadire il concetto che parlare di alcuni argomenti sociali occorre quanto meno essere preparati, studiare  o almeno leggere i riscontri di studiosi, in modo da non sparare ipotesi da bar.

Ecco allora  che lo stesso mio ragionamento lo ha perfettamente svolto il bravissimo giornalista Luciano Capone del Foglio in questo meraviglioso articolo:

IL TERRORISMO NON è figlio DELLA  POVERTA’

Vi invito a leggerlo e soprattutto, per chi conosce l’inglese a leggere gli studi del prof. Alberto Abadie, economista ad Harvard

 “Poverty, Political Freedom, and the Roots of Terrorism”.

Qui troverete che gli studi indicano chiaramente che

“il rischio terrorismo non è più alto nei paesi poveri”

e ancora che

“non c’è una significativa associazione tra terrorismo e variabili economiche come il reddito”. 

Magari alle masse questo non è facilmente intuibile, in quanto è più facile leggere e comprendere l’equazione

disperati poveri = ingaggiati facili per il terrorismo

ma NESSUNO STUDIO SOCIOLOGICO SERIO HA MAI DIMOSTRATO QUESTO UGUAGLIANZA.

Invece risulta proprio essere il contrario. Una situazione economica migliore e sempre più progressiva aumenta e spinge le persone a essere terroristi. Come ribadisce Luciano Capone, in base anche ad altri studi:

” i terroristi non sono figli dell’ignoranza e della povertà,

ma provengono da contesti più o meno agiati e

spesso vengono a contatto con l’estremismo proprio nelle università.” 

Allora Santità, almeno per rispetto di chi studia i fenomeni sociologi, ci faccia la cortesia prima di sparare populismi inutili di informarsi approfonditamente e di non parlare solo alla pancia delle persone. Da un Gesuita erede di una secolare tradizione di grandi studiosi vorremmo ascoltare parole meno campate per aria e maggiormente comprovate dalla scienza.

D’altronde sulla stessa lunghezza d’onda le sparate del compagno prete Zanotelli, che oggi su AVVENIRE, ne spara una dietro l’altra dall’alto di ….. NULLA.   Parla di risorse, economie, scarsità, sfruttamento dell’AFRICA  SENZA ALCUNA BASE SCIENTIFICA E-O ECONOMICA.

Ignorando i moltissimi studi che parlano della situazione economica dell’Africa, delle sue diverse facce e delle varie responsabilità e possibilità.

Pur dicendo cretinate assolute il giornale della Cei gli dedica spazio, sol perché Lui in Africa c’è stato,e quindi essendo già Santo, sa tutto.  Di conseguenza “acchiappa” l’ascolto degli ignoranti beati, ma di sicuro chi studia la scienza economica non può che riderne di gusto da tanta ignoranza spacciata per santa verità e per di più sul giornale della Cei.

Insomma cari amici, se vogliamo essere CREDIBILI PASTORI prima facciamo ricerca, Studiamo, basiamoci sui DATI poi parliamo.

NON PONTIFICHIAMO SU COSE  DI CUI NON SAPPIAMO

O SEMPLICEMENTE INTUIAMO.

Ne va della serietà della nostrA Pastorale e di tutta la Chiesa. Chi può prendere sul serio una persona che spara Fanfaluche solo in base a ciò che lui ritiene vero senza nessun appiglio scientifico?

La PASTORALE NECESSITA’ DI SCIENTIFICITA

PER ARRIVARE ALLA VERITA’.