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2 novembre 1975: 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini

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Cari amici vi propongo il testo da me curato per la rivista Arte e fede sull’anniversario della morte di Pasolini. Buona lettura…

Pier Paolo Pasolini: il profeta della modernità

Introduzione

Di certo una commemorazione di Pier Paolo Pasolini – oltre a essere un’operazione difficoltosa – sarebbe stata per lui stesso un’attività polverosa e nostalgica. In questo senso credo sia molto più fruttuoso entrare nel personaggio, autore, regista, poeta, scrittore, dal versante della profezia. Ovvero: non ‘commemorare’ con le nostre parole la sua opera – eclettica e contraddittoria per molti aspetti – ma lasciare la parola allo sguardo profetico tenuto da Pasolini nei confronti della sua storia, della sua vita, dell’esistenza umana in generale. Uno sguardo indubbiamente attuale, capace di gettare barlumi di verità su un contesto antropologico complesso come il lo è il nostro. In particolare sono tre a mio parere gli squarci che si aprono a partire dalle opere di Pier Paolo: uno squarcio poetico, uno cinematografico, e in fine uno squarcio letterario.

 

  1. Poeta delle Ceneri

Poco dopo la morte dell’autore un suo testo autobiografico viene alla luce: ‘Poeta delle Ceneri’. Per molti studiosi e appassionati della figura e del genio pasoliniani esso ha rappresentato una sorta di chiave interpretativa della sua esistenza. In questa autobiografia l’autore afferma ad un certo punto: “E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere, ma nel vivere”. Una reinterpretazione moderna della filosofia di vita già affermata in passato da diversi autori, non ultimo Oscar Wilde secondo il quale: ‘artista è colui che sa fare della propria vita un capolavoro, un’opera d’arte’.

Pier Paolo Pasolini era convinto di questo: impegnarsi a vivere per fare della vita un’azione continua di trasformazione della realtà. Così appare a noi una profezia ancora più vera oggi – soprattutto per le giovani generazioni – nel denunciare tanto assopimento e indolenza a discapito di una vita degna di questo nome. A tale proposito risuonano forti le parole di San Giovanni Paolo II rivolte ai giovani: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Certo: Pasolini non lascia spazio ai romanticismi o alle facili illusioni. Esso è scrittore della sobrietà e poeta austero e asciutto. Tutto ciò fino al  limite estremo dell’annientamento: l’artista deve riuscire a sottrarsi dalla vita, annientare tutto se stesso affinché l’arte – e solamente lei – possa essere manifesta: “La vita si esprime anche solo con se stessa. Esiste un’arte che vive di azioni, che non esprime nulla se non se stessa”.

La profezia soggiacente a queste riflessioni è allo stesso tempo forte e sconvolgente: nei confronti di un’arte – quella attuale – in cui al contrario l’opera scompare, resta muta, incomprensibile per dare spazio solo e esclusivamente all’artista e alla sua firma. Pier Paolo Pasolini viene a ricordare al nostro cuore, alla nostra mente e alla nostra volontà il senso più profondo di ogni opera d’arte: lasciar trasparire la vita; dare voce, forma e suono all’esistenza. Quasi che l’artista continui nei secoli l’opera creatrice di Dio.

 

  1. Il Vangelo secondo Matteo

Interessante risulta essere la genesi di questo capolavoro, sulla quale si è detto e scritto di tutto. In realtà tutto ebbe inizio dalla lettura ‘d’un fiato’ del Vangelo di Matteo da parte di Pasolini.

Invitato da dai Padri della Pro Civitate di Assisi ad un convegno sul suo film ‘Accattone’, Pier Paolo si ritrova a leggere casualmente il Vangelo che trova sul comodino della sua stanza nella ‘foresteria’ dell’istituto che lo ospita. Una ‘notte illuminata’: così egli definisce quella notte particolare passata a leggere il Vangelo di Matteo nella sua stanza. Da qui nascerà un percorso di studi e indagini con l’aiuto dell’associazione di Assisi – Pro Civitate – di due gesuiti del Centro san Fedele e del teologo Romano Guardini. Un percorso che porterà al cinema ‘Il Vangelo secondo Matteo’.

Sono ben 50 gli anni che ci separano da questo inizio, eppure l’opera del regista – come la sua stessa figura – continua a fare da sfondo all’orizzonte cinematografico che ha voluto immortalare la figura di Cristo. Imprescindibile presenza, sguardo contraddittorio – il film va ricordato spaccò in due l’opinione e del mondo cattolico e del mondo comunista – eppure chiunque voglia entrare con lo sguardo del cinema dentro le pieghe della vita di Cristo non può fare a meno di lasciarsi interrogare da questo film.

Fu il pontefice Giovanni XXIII – che volle vedere il film in una proiezione privata in Vaticano – a quietare in un certo senso i malumori dei cattolici, ma anche le critiche più laiche visto l’apprezzamento che come Papa riscuoteva anche tra gli oppositori politici del cattolicesimo.

E’ singolare il fatto: nel 50mo anniversario del film (1964 – 2014), proprio Papa Roncalli sia stato elevato alla gloria degli altari (27 aprile 2014) insieme a Giovanni Paolo II. Quasi un rincorrersi della memoria. Un rincorrersi del tempo che mantiene vivo il sentimento di Pasolini verso l’orizzonte religioso e la figura stessa del Pontefice. Ma anche una grande conferma: il Vangelo e l’uomo, la fede e la vita del mondo, vivono in perenne amicizia, in simbiotico rapporto.

“Alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII”Con questa dedica Pier Paolo Pasolini apre i titoli di testa della pellicola del suo ‘Il Vangelo secondo Matteo’, e proprio 50 anni fa lo stesso regista chiedeva che il film fosse proiettato il giorno di Pasqua in tutti i cinema parrocchiali d’Italia e del mondo.

Emerge dall’incontro di queste due grandi personalità – Pasolini da una parte e Giovanni XXIII dall’altra – un altro grido profetico rivolto agli orecchi di credenti e non credenti: lo spirito è libero di muoversi e di trovare dimora dove vuole, e dunque nessuno può impedirne la manifestazione, di per sé neanche lo stesso autore il quale – lasciandosi plasmare dalla forza dell’ispirazione – scompare e si annienta dentro l’opera stessa.

 

  1. Scritti corsari

Denunciare l’evidenza. Annunciare il risaputo. Dare voce alle ovvie verità della storia. Perché Pasolini rasenta quasi la banalità del ‘già detto’ e rischia il contagio del qualunquismo. Di fatto per una ragione soltanto: svegliare la coscienza, scuotere una società assopita e ammalata.

Per confermare il suo stile anticonformistico Pier Paolo Pasolini sceglie di pubblicare una serie di articoli con il Corriere della sera – testata storica della borghesia italiana, tipicamente anti-operaia e padronale – la cui raccolta è chiamata ‘Scritti corsari’.

Intelligenza, immaginazione sociologica, capacità retorica fanno degli Scritti corsari una grande raccolta di riflessioni capaci di far emergere pregiudizi intellettuali e meschinità del pensiero italiano di quegli anni.

Un aspetto in particolare colpisce nella scrittura e nel pensiero di Pasolini: la straordinaria bravura nel saper trasformare fatti del quotidiano, eventi sociali o culturali, in una narrazione quasi mitologica e senza tempo. D’altronde proprio in questo dovrebbe essere rintracciata la valenza profetica dell’autore. Profeta infatti non è colui che predice il futuro, ne semplicemente colui che interpreta il presente, ma profeta è colui che dona forma e voce a una storia capace di ritornare più e più volte, e di ritornare sempre nuova ma con il peso del passato per scuotere il presente.

Davanti alle pagine degli Scritti corsari il lettore spesso è colto da una sensazione di totale complicità con quanto viene affermato ma allo stesso tempo si sente messo in crisi nelle sue posizioni e convinzioni, messo in crisi cioè nei suoi pregiudizi.

Un’immagine che può essere di aiuto per entrare nelle parole dell’autore, può essere quella della luce: negli scritti di Pier Paolo Pasolini la luce non è né riflessa, né indotta da una fonte estranea, ma essa trapela dalle parole e dai concetti rendendo limpida e senza veli una realtà all’apparenza contorta e incomprensibile.

In un certo senso Pier Paolo Pasolini è stato un grande ‘narratore di storie’ a partire dalla sua storia – personale e biografica – e da quella del suo Paese. Pier Paolo Pasolini rimane presente ancora oggi e forse più di ieri proprio per questa sua singolare capacità di narratore. Nel cinema, nella poesia, nella saggistica e nella critica, egli è perenne narrazione.

Tutta la sua profezia si esaurisce e riparte proprio da qui: dalla narrazione. Il nostro mondo – che ha costruito tanti modelli (economici, politici, culturali, ecc…) ha perso però la capacità di saper narrare storie per rendere affascinante l’esistenza. Soprattutto la nostra Europa, nata dalla fusione della cultura classica (il mito) e da quella giudeo-cristiana (la parabola), è diventata improvvisamente muta rispetto alle grandi narrazioni del passato. Il panorama culturale è pieno di ‘cronisti’, tracciatori di confini tra il passato, il presente e il futuro, ma mancano i grandi narratori dell’eterno, le voci della profezia.

Probabilmente l’inossidabilità di Pier Paolo Pasolini risiede proprio in questa unicità narrativa: lui che alla fine della sua vita ha abiurato da tutte le sue opere, ha narrato al suo presente il nostro futuro, e oggi narra con il suo passato il nostro presente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fanfaluca di Papa Francesco eppure da gesuita dovrebbe tenere da conto gli studi e non ignorarli.

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Salve a tutti, dopo mesi di assenza finalmente ho il piacere di scrivere di nuovo su questo Blog con rinnovato Spirito di Umiltà e condivisione. Il mio mancato impegno qua è dipeso in primis dagli impegni lavorativi che a partire da ottobre sono sempre più stringenti ed in secundis dal fatto che sto per completare un libro di Marketing Pandemico che uscirtà a dicembre. Dato che quest’ultimo impegno volge al termine, oggi mi dedico di nuovo a parlare di Pastorale Sociale.

Lo faccio con piena coscienza e con l’intenzione di urtare il sensibile popolino in quanto mi appresto a confutare una serie di riflessioni di Papa Francesco rilasciate durante la sua visita pastorale in Africa. Non me ne  vogliate, la polemica è in me, specie se mi coglie preparato su materie che studio da anni. Non lo voglio fare per essere superiore, ci mancherebbe, ma solo per ribadire il concetto che parlare di alcuni argomenti sociali occorre quanto meno essere preparati, studiare  o almeno leggere i riscontri di studiosi, in modo da non sparare ipotesi da bar.

Ecco allora  che lo stesso mio ragionamento lo ha perfettamente svolto il bravissimo giornalista Luciano Capone del Foglio in questo meraviglioso articolo:

IL TERRORISMO NON è figlio DELLA  POVERTA’

Vi invito a leggerlo e soprattutto, per chi conosce l’inglese a leggere gli studi del prof. Alberto Abadie, economista ad Harvard

 “Poverty, Political Freedom, and the Roots of Terrorism”.

Qui troverete che gli studi indicano chiaramente che

“il rischio terrorismo non è più alto nei paesi poveri”

e ancora che

“non c’è una significativa associazione tra terrorismo e variabili economiche come il reddito”. 

Magari alle masse questo non è facilmente intuibile, in quanto è più facile leggere e comprendere l’equazione

disperati poveri = ingaggiati facili per il terrorismo

ma NESSUNO STUDIO SOCIOLOGICO SERIO HA MAI DIMOSTRATO QUESTO UGUAGLIANZA.

Invece risulta proprio essere il contrario. Una situazione economica migliore e sempre più progressiva aumenta e spinge le persone a essere terroristi. Come ribadisce Luciano Capone, in base anche ad altri studi:

” i terroristi non sono figli dell’ignoranza e della povertà,

ma provengono da contesti più o meno agiati e

spesso vengono a contatto con l’estremismo proprio nelle università.” 

Allora Santità, almeno per rispetto di chi studia i fenomeni sociologi, ci faccia la cortesia prima di sparare populismi inutili di informarsi approfonditamente e di non parlare solo alla pancia delle persone. Da un Gesuita erede di una secolare tradizione di grandi studiosi vorremmo ascoltare parole meno campate per aria e maggiormente comprovate dalla scienza.

D’altronde sulla stessa lunghezza d’onda le sparate del compagno prete Zanotelli, che oggi su AVVENIRE, ne spara una dietro l’altra dall’alto di ….. NULLA.   Parla di risorse, economie, scarsità, sfruttamento dell’AFRICA  SENZA ALCUNA BASE SCIENTIFICA E-O ECONOMICA.

Ignorando i moltissimi studi che parlano della situazione economica dell’Africa, delle sue diverse facce e delle varie responsabilità e possibilità.

Pur dicendo cretinate assolute il giornale della Cei gli dedica spazio, sol perché Lui in Africa c’è stato,e quindi essendo già Santo, sa tutto.  Di conseguenza “acchiappa” l’ascolto degli ignoranti beati, ma di sicuro chi studia la scienza economica non può che riderne di gusto da tanta ignoranza spacciata per santa verità e per di più sul giornale della Cei.

Insomma cari amici, se vogliamo essere CREDIBILI PASTORI prima facciamo ricerca, Studiamo, basiamoci sui DATI poi parliamo.

NON PONTIFICHIAMO SU COSE  DI CUI NON SAPPIAMO

O SEMPLICEMENTE INTUIAMO.

Ne va della serietà della nostrA Pastorale e di tutta la Chiesa. Chi può prendere sul serio una persona che spara Fanfaluche solo in base a ciò che lui ritiene vero senza nessun appiglio scientifico?

La PASTORALE NECESSITA’ DI SCIENTIFICITA

PER ARRIVARE ALLA VERITA’.

La ‘Madonna del cuscino’ a San Giuseppe operaio: un’opera d’arte in grisaille

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Carissimi,

nella solennità di tutti i Santi insieme con la comunità parrocchiale ho benedetto e esposto alla pubblica venerazione dei fedeli una meravigliosa opera d’arte intitolata ‘Madonna del cuscino’. L’opera – un’icona in vetro e piombo eseguita con la tecnica della grisaille – è stata donata alla parrocchia dalla ditta ‘Vetreria civitanovese’ ed è stata eseguita dall’artista locale prof.ssa Rosella Quintitni. L’opera d’arte illustra la Vergine Maria con in braccio il Salvatore presentato ai fedeli su di un cuscino di velluto rosso (da qui il nome dell’opera). Mi è piaciuto collocare l’icona all’ingresso della chiesa: la Vergine Maria è colei che non solamente ci presenta Gesù – così come l’opera illustra – ma è anche la Madre premurosa che prendendoci per mano ci presenta ‘a’ Gesù, al figlio, e dunque in una visione simbolica accompagna chi entra in chiesa e lo porta fino all’altare luogo dove si rende presente il Figlio nel sacrificio eucaristico. Di seguito alcune immagini della celebrazione e con i familiari della ditta ‘Vetreria civitanovese’ Stefano e Alessandro Casisa con i loro genitori.IMG_1972 IMG_2005 IMG_2022IMG_2021

CONCERTO DI RINGRAZIAMENTO: “LAUDATO SI”

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Cari amici,

per ringraziare la comunità di san Giuseppe operaio dell’accoglienza che mi ha riservato, invito tutti voi alla messa solenne seguita dal concerto nella festività di san Francesco di Assisi: SABATO 03 OTTOBRE ORE 18,30 – CHIESA DI SAN GIUSEPPE – CIVITANOVA M.

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Vi aspetto!

d. Andrea

Don Andrea Parroco immagini Messa 

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5 settembre Don Andrea Parroco

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Arrivo del vescovo

  
Altare  fiorato

   
  Anche su resto del carlino  Prima  Di diventare Parroco ore 18 

Tutto pronto

  
  
 oggi alle 18,30 

Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Luigi Conti Arcivescovo Metropolita di Fermo.

Invieremo un completo servizio fotografico dell’evento

Conta ciò che si è! i Valori della persona sono alla base della educazione.

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In questi di giorni di calura estiva e di sfrenata vita, specie da parte di chi se lo può permettere grazie all’età o al fatto di non tenere famiglia con bimbi piccoli, saltano su le solite cronache sconcertate per lo stile di vita dei nostri amati giovani. La cronaca di questi giorni riempie i giornali di fatti assai incresciosi su uso di droghe, comportamenti illeciti tipo guide spericolate ed altro ancora.

Ragazzi dai 14 ai 20 anni, più o meno, che si lasciano andare a forme goliardiche e molto pericolose. Tutti a parlare, a dire a suggerire. Fa spicco un Tweet di un Sindaco contro i genitori che a suo parere non sanno tenere a bada i pargoli. Si è dimesso a quanto sembra. Un Tweet eccessivo secondo me con conseguenze eccessive.

A dire il vero anche io, a caldo per la rabbia di dover piangere la morte di alcuni ragazzi a causa della loro serata di baldoria, per non dire della loro vita sregolata, avrei molto da dire e sono sicuro che straparlerei, come la maggior parte di coloro che interviene. Mi piace invece poter approfondire il discorso per riflettere e magari cercare una o più soluzioni, tanto più in questo blog che (leggi il  Perché il blog)  in cui si tenta di trovare soluzione per una Pastorale giovanile sempre più efficace ed attuale  Occorre che tutte le persone di buona volontà  si  impegnino con il massimo sforzo per offrire la cultura della Vita e non della Morte ai nostri amati ragazzi.

Non credo infatti sia un caso che proprio durante il periodo di età più difficile, i ragazzi si allontanino dalla Chiesa, per poi avvicinarcisi superato quel periodo, in genere oltre i 25 anni, SE si riavvicinano, naturalmente. Non ho al momento dati certi, ma perlomeno parlando con i miei amici preti della mia diocesi è questo uno dei problemi più sentiti, l’abbandono della vita parrocchiale dei giovani superati diciamo le incombenze …. cresimali.

Facciamo allora questa domanda. Quanto siamo in grado di educare i giovani? Chi li educa meglio? genitori? professori? compagni? Televesione? Preti o figure di riferimento adulte?

Domande DIFFICILISSIME, con risposte assai complesse. Secondo me nessuno e tutti. Ho in mente il caso di un mio carissimo amico e di suo fratello, entrambi educati dalla stessa famiglia, con le stesse metodologie si presume. La famiglia è integra, eppure uno molto ligio al dovere, devoto alla Chiesa e ai valori della Famiglia. L’altro un tantinello più debosciato, che cerca la sua strada in modo tormentato, anche se non con livelli ancora autodistruttivi. Insomma come mai? Eppure il punto di partenza è lo stesso.

Forse il dato Genetico da sé conta tantissimo e su questo c’è poco o nulla da fare. Studi sui figli adottati infatti dimostrano che il quoziente intellettivo lo si eredita piuttosto che si assimila, anche se nel corso del tempo la situazione tende a migliorare. Ovvero i genitori adottivi riescono a colmare col tempo il gap genetico.

Ma andiamo ad analizzare un interessante studio americano, dato che non ho trovato fonti e dati attendibili e ben fatti per i dati italiani. Quelli della ECLS che potete trovare presso il seguente link: EARLY Childhood Longitudinal Study.    Il sito è questo:  Institute of education Scholastic

In pratica negli USA ormai da decenni monitorano il profilo degli alunni a partire dall’infanzia fino a quando entrano nel mondo del lavoro. Verificano oltre i soliti dati di età, sesso, razza, nucleo famigliare, anche il rendimento scolastico, la partecipazione alle attività scolastiche ed extra scolastiche, lo status socio-economico, finanche ai dati sui genitori di provenienza e i quartieri di provenienza.

Queste analisi preziosissime sono a disposizione per vari e meritevoli scopo, non ultimi quelli di tipo sociologico, per capire ad esempio se le iniziative legislative emanate hanno avuto o meno impatti positivi.  Infatti i Dati estrapolati da questo incubatore sono la base per poter discutere e poter emanare azioni che possano esser più efficaci.

Il prof. Levitt insieme al giornalista Dubner nel libro “Freakeconomics“,  hanno esaminato i dati di oltre 20 mila alunni allo scopo di conoscere quali fossero le cause del mancato rendimento scolastico e cosa possa influenzare tale rendimento. Sulla base appunto dei dati emersi in colossale studi di ECLS dei bambini dalla scuola materna fino alla quinta elementare.

Questo studio è stato ispirato da un famoso libro in America di  Judith Harris:

Non è colpa dei genitori.La nuova teoria dell’educazione. Perché i figli imparano più dai coetanei che dalla famiglia. Mondadori, 1999.

Il libro, come si evince dal titolo, azzerava d’un colpo le teorie varie sulla importanza educativa e relativa responsabilità dei genitori degli insegnanti. In BASE a questo studio risultava che i genitori sono poco o nulla importanti per la crescita dei ragazzi e allo stesso tempo la scuola o la chiesa.

Immaginate il casino che provocò il libro in america, patria di molte teorie educative. Ebbene i due professori si sono voluti distaccare e basarsi sui dati dello studio della ECSL hanno trovato  alcune interessanti correlazioni tra l’educazione dei ragazzi e il mondo che li circonda.

Occorre fare attenzione però che gli studi sono ancora in corso, in quanto i ventimila sono ancora monitorati, per ora sono state analizzate solo i loro primi anni scolastici, dunque con cautela vediamo di riflettere su questi dati.

Si sono trovate influenze educative  che aiutavano il bambino in modo positivo nel rendimento scolastico e altre influenze negative nel rendimento scolastico:

CAUSE CHE INFLUENZANO IL RENDIMENTO SCOLASTICO

Cause Positive

  • Alto grado di istruzione della famiglia e alto livello socio economico
  • madre oltre i 30 anni, che indica che prima la carriera poi la famiglia e quindi molta attenzione alla scuola
  • in famiglia si parla correntemente la lingua nazionale
  • Genitori impegnati nella vita scolastica o extra scolastica

Cause Negative

  • Bimbo nato sottopeso (causa malnutrizione) quindi causa socio economica scarsa
  • bambino adottato qui il problema è di tipo genetico ovviamente che si riduce nel corso del tempo, in pratica i bambini con QI basso poi recuperano.
  • famiglia poco istruita

CAUSE CHE non  INFLUENZANO IL RENDIMENTO SCOLASTICO

  • Famiglia Integra, ebbene sembra dai dati che no, ma su questo se leggete le conclusioni sono contradditori e di …parte Liberal… diciamo così.
  • Guardare spesso la TV.  (in Finlandia i Bambini sono i maggiori seguaci della TV e la scuola la prima al mondo, pertanto….. )
  • il bambino subisce pressioni fisiche per obbedire. Ovvero sculacciate e coercizioni servono a poco, anzi ottengono effetto contrario.
  • portare il bambino al museo o sentire musica classica. Ecco fate pure ascoltare Mozart, ma non esistono dati certi che questo aiuti i piccoli a essere più performanti.

Si lo so, avete come me molte obiezioni. Ma questo è uno studio ufficiale ed in itinere e così va letto e interpretato.

CONCLUSIONE 

La Conclusione di  coloro che hanno condotto lo studio è questa:

Ciò che conta nel rendimento scolastico non ciò che si FA per il Figlio,

ma ciò che si E’ per il figlio.

Insomma come dicono gli autori Levitt e Dubner :

” Ciò non significa che i  genitori non contano nulla.

CONTANO E MOLTO.

Tuttavia il punto è proprio questo: quando la gente prende tra le mani un libro di puericultura, ormai è troppo tardi. I fattori veramente decisivi sono già stati definiti da molto tempo: chi siamo, chi abbiamo sposato, che vita conduciamo……

CIO’ CHE CONTA DAVVERO , QUINDI NON è TANTO Ciò CHE UN GENITORE FA,

MA Ciò CHE E’.”  

Ecco penso sia utile riflettere su questo aspetto fondamentale. Inutile piangerci addosso se i ragazzi poi si educano da soli, nel momento in cui non incontrano l’ESSERE vanno alla ricerca di qualche cosa possa dare loro un senso. Pertanto se veramente vogliamo tentare di offrire una educazione ai nostri ragazzi, i primi a dover CONVERTIRSI SIAMO nOI.

Pensate che dallo STUDIO emergono in maniera questi valori come alla base dell’essere : L’onestà, la riflessività, la curiosità intellettuale, la capacità di instaurare affetti.

Io penso che i nostri giovani, e mi ci metto anche io quando ero giovane, abbiano come un sesto senso, che forse sarebbe il caso di chiamare Coscienza, tramite la quale sentono se le persone che li circondano posseggano o meno determinati valori. Se li ascoltano tentano con le loro forze di seguirlo, ma se non li sentono allora, si lasciano trasportare dal nulla.

Certo però rimane sempre il fatto concreto del fratello del mio amico, come mai non ha sentito come il fratello grande perché.

Insomma l’educazione è la cosa più difficile in ASSOLUTO, ma la base di partenza devono essere i valori cristiani ai quali siamo costretti a convertirci e sperare che la Grazia divina sia accolta dai nostri giovani.

Un saluto a tutti e una preghiera ai nostri giovani in particolare e a tutti i genitori .