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In ascolto della creazione: lo stupore e la contemplazione della ‘Bellezza’

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Cari amici, come promesso condivido con voi alcune riflessioni maturate durante l’ultimo convegno tenutosi ad Amalfi per la XXXIV° giornata mondiale del turismo. Ne parliamo insieme a mons. Mario Lusek, direttore dell’Ufficio nazionale del turismo, sport e tempo libero della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Don Mario, al termine di questo anno dedicato da Benedetto XVI ad un approfondimento delle dinamiche del ‘crdere’ nel nostro tempo, la domanda a sfondo generale è: quale sinergia è possibile tra il ‘turismo’ e la ‘fede’ per una pastorale del terzo millennio?

Si parla oggi di turismo post-moderno a cui è chiesto di soddisfare i bisogni più veri,caratteristici del nuovo secolo: bisogni di identità sociale e di autorealizzazione; bisogno di qualita’ dell’esperienza turistica; bisogno di protagonismo; bisogno di coinvolgimento; bisogno di immersione nella realtà socio-culturale e ambientale che si visita; bisogno di “specializzazione” ( di qui la moltiplicazione dei turismi ma anche l’ibridazione dei generi di turismo).E’ interessante  notare che tra le motivazioni e i bisogni del viaggiare sta crescendo quello del Sentimento del Sacro. Il marketing raccoglie questo bisogno e parla di “turismo religioso”, termine un po’ improprio perché non è un “marchio” che la pastorale del turismo vuole veicolare ma un sistema di senso, di significati, di relazioni e di incontro. Da sempre infatti il viaggio è una tradizionale metafora della vita. E’ anche metafora dell’infinito andare verso gli altri. Come il viaggio ci porta lontano per farci essere più vicini, la relazione con l’altro ci porta lontano da noi stessi, ad uscire da noi stessi per farci essere più vicini. E’ una  “pastorale dell’amabilità” e di “prossimità” quella del turismo : fa trovare con gesti semplici e veri  quell’empatia che nasce dall’incontro fraterno e sincero e favorisce quel “lavoro di rete” che è uno degli obiettivi del mio Ufficio. Nella strategia di rete le individualità non vengono omologate, i carismi si rafforzano, le diversità diventano ricchezza da condividere, le originalità di alcuni stimolano la fantasia di altri, e tutto e converge in quella comunione che il viaggiatore, il turista, il pellegrino, il “cercatore di Dio” sente come il luogo proprio dell’incontro e della scoperta. Come afferma il cardinal Scola, il viaggiare in tutta la sua pienezza è avventura emblematica della vita. Ci salva dall’essere vagabondi e ci preserva dall’idolatria. Ad una condizione: che non siamo soli. E facendo riferimento a quell’icona evangelica che è il viaggio dei magi annota: Si muovono in  tre, adorano in tre, tornano in tre. Il cammino, la traversata, il viaggio, il pellegrinaggio, l’impresa affascinante a cui il Padre ci chiama, è personale, ma non individuale. Impossibile completarla senza una compagnia, una prossimità, una vicinanza di amici.

Il tempo, lo spazio e la valorizzazione dell’umano. Gli antropologi si sono concentrati sui concetti di ‘liquidità’, ‘glocalizzazione mediatica’, ridefinizioni delle coordinate antropologiche tradizionali come lo spazio e il tempo. Può la bellezza essere di nuovo un’occasione per andare oltre il ‘non luogo’ e la liquidità antropologica  del postmoderno?

La “vita liquida” di cui parla Bauman è una vita nella quale sembra non ci siano punti fermi; tutto cambia molto velocemente, muta in continuazione. Stiamo ancora imparando come affrontare una situazione, ma, nel frattempo, la realtà è cambiata, la situazione è diversa, e i nostri strumenti diventano subito inadeguati o, come si dice oggi, “obsoleti”.  Questa assenza di punti fermi fa impantanare, sciogliere, liquefare tutto compresi i valori. Ne risente l’educazione, la fede, ma anche il tempo libero, il turismo: nella società liquida anche “viaggiare” sembra aver perso il suo ethos originario, senza più valori, dominato dalle leggi del mercato, del profitto, del consumo e dell’apparire: “un tempo liquido” “un turismo liquido”, mutuando i concetti di “modernità liquida” e addirittura di “vita liquida”  vale a dire senza certezze generate dalla verità e da valori condivisi.  Di conseguenza non è più eludibile la domanda circa il valore di cruciali “luoghi” teologici come, ad esempio: il senso del piacere; il senso del riposo e della festa;il senso dell’habitat, del paesaggio e del creato; il senso del corpo l’elaborazione di un giudizio etico sui fenomeni sociali del tempo libero in riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa. In una parola il senso della “bellezza”. Il papa emerito Bendetto XVI ha scritto: “affinché oggi la fede possa crescere dobbiamo condurre noi stessi e gli uomini in cui ci imbattiamo a entrare in contatto con il bello e annunciare, la verità della bellezza. “ E specificava: “Non la bellezza mendace, falsa, una bellezza abbagliante che non fa uscire gli uomini da sé per aprirli nell’estasi dell’innalzarsi verso l’alto, bensì li imprigiona totalmente in se stessi.” Il patrimonio culturale religioso, diffuso in tutto il territorio nazionale (cattedrali, monasteri, antiche vie di pellegrinaggio, musei diocesani e parrocchiali, immagini sacre…) risulta essere in tal senso un percorso privilegiato. Infatti,nei nuovi “aeropaghi” del mondo contemporaneo, tra cui il turismo, “la Chiesa ha molto da dire in modo originale in quanto è portatrice di una parola di valore assoluto e di una tradizione di valori, che non possono non arricchire di senso l’uomo del turismo, della vacanza, del viaggio “(cfr. Cei, “Parrocchia e pastorale del turismo”, EDB, 2003). La pastorale del Turismo non è una intromissione indebita in campi  considerati impropriamente di non specifica pertinenza,  ma una  chiamata a cogliere con intelligenza le opportunità di evangelizzazione offrendo al turismo stesso un salto di qualità: oltre a educare al turismo per una fruizione degna dell’uomo e ad accogliere i turisti in uno stile evangelico, è invitata a trovare modalità nuove di comunicare la Parola. Ed ha una via privilegiata: la via della bellezza.

Il convegno ha visto nelle tue ‘conclusioni’ una  particolare riflessione su una categoria per certi spetti nuova nell’orizzonte culturale: la categoria della ‘minorità’. Quali sviluppi teologici possibili a partire da questa categoria posta tra il paradigma culturale e l’attenzione pastorale?

Si parla spesso oggi di “borghi e luoghi minori”, di “circuiti turistici minori”, di  “Santuari minori”. Non si tratta di un minorità religiosa, culturale e sociale dal punto di vista qualitativo e di ruolo, ma minore perché fuori degli abituali circuiti di “itinerari” ben consolidati, o fuori delle rotte tradizionali, o non debitamente conosciuti e valorizzati. Nonostante tutto c’è una grande riscoperta dei luoghi “minori”. Per quanto riguarda la Chiesa in Italia, sono più di 3500, i luoghi dove “si è rivelata in modo particolare la gloria di Dio attraverso segni e prodigi, o dove si è manifestata la materna predilezione della Vergine Maria o del fraterno soccorso dei Santi. Luogo santo è il Santuario, dimora divina, meta privilegiata del pellegrinaggio. La Chiesa madre e maestra vi ha riconosciuto la presenza soprannaturale e vi conduce i suoi figli per rigenerare e fortificare la fede, per rinsaldare  e incoraggiare la carità, per ritrovare e consolidare la speranza. Giovanni Paolo II li ha definiti –non luoghi del marginale e dell’accessorio ma, al contrario, luoghi dell’essenziale, luoghi dove si va per ottenere “la grazia prima ancora che “le grazie” – (cfr. Lettera di S.S. Giovanni Paolo II al vescovo di Loreto, 1993). Il concetto di “minorità” sta diventando un elemento qualitativamente rilevante della fruizione turistica. E’ considerato un bene prezioso. E non riguarda esclusivamente i luoghi “religiosi” ma apre l’homo viator del nostro tempo all’esplorazione di territori nuovi, sconosciuti, sconfinati,immensi: i territori della solitudine,dell’interiorità, del mistero. Sono luoghi che danno identità al territorio, ne manifesta il volto più profondo, lo caratterizza, lo promuove  appunto qualificandone la “minorità”  che, ripeto non sinonimo di “inferiorità”, ma valore aggiunto perché richiama come valori promozionali la sobrietà, la cordialità, la simpatia e l’empatia, l’essenzialità, il gusto dell’incontrarsi e dello stare insieme, il raccontare, e perché no? il…pregare, contemplare, ammirare, stupire.

 Il fascicolo prodotto dall’Ufficio Nazionale della Cei

don Andrea

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Cyberteologia:”Dio, l’uomo e la Rete”

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Uno dei libri di pastorale più innovativi degli ultimi anni.
Da leggere e ri-leggere.

il blog di Costanza Miriano

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Le tecnologie digitali sono entrate prepotentemente nella nostra vita quotidiana e cambiano il nostro modo di pensare, di conoscere la realtà e di intrattenere le relazioni umane.

In che modo la rivoluzione digitale ha a che fare la fede?

La logica della rete offre spunti inediti per parlare di comunione, di dono, di trascendenza e aiuta a trovare nuovi sentieri nel cammino verso Dio?

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Il busto di Sant’Andrea ad Amalfi

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Cari amici, ciao a tutti!

Eccomi dopo qualche giorno di assenza (giustificata). Sono appena rientrato da Amalfi, dove si è svolto un interessante convegno organizzato dall’Ufficio nazionale del turismo, sport e tempo libero della CEI (Conferenza Episcopale Italiana).

Intanto vi regalo una foto con il maestoso ‘busto’ processionale dell’Apostolo Sant’Andrea, il cui corpo è custodito nella cripta della Cattedrale, dove ho avuto la grazia di celebrare la Messa sabato 28 settembre, nel 5° anniversario della mia ordinazione.

A breve condividerò con voi del materiale (commenti, interviste e idee) raccolto dal Convegno.

Intanto un po si santità (dell’Apostolo… ovviamente).

A presto!don Andrea e Sant'Andrea

La creatività alla base della pastorale e del Marketing

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I catechisti non devono
“aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre,
Dio non ha paura delle periferie. Dio è sempre fedele, è creativo,
non è chiuso, e per questo non è mai rigido, ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende.
Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare.
” Il catechista non è una statua da museo.
Bisogna cambiare, per adeguarsi alla circostanze in cui si deve annunciare il Vangelo, dice il Papa.
” E’ come essere in una stanza chiusa e poi ci si ammala,
certo se si va per le strade possono succedere incidenti,
ma io dico che preferisco mille volte una Chiesa incidentata piuttosto che una Chiesa ammalata”.

http://www.korazym.org/bussole-per-la-fede/

Prendo spunto oggi delle parole pronunciate dal Papa nel corso dell’incontro
tenuto con i catechisti romani.
Mi sembra che abbia colto perfettamente ciò che noi umilmente vogliamo tentare di fare
con il nostro Blog.
In particolare quando dice di andare incontro alle persone a portare il Vangelo,
rischiando collisioni o incidenti, ovvero fallimenti,
ma li preferisce a una Chiesa chiusa e ferma sulle sue posizione.
A tale scopo ci invita a ADEGUARSI ALLE CIRCOSTANZE ODIERNE,
per meglio divulgare il Vangelo.
Inoltre sempre ci invita a mettere in campo tutta la creatività di cui siamo capaci.
La creatività è spesso al centro delle sue riflessioni.
Ecco tentare oggi di parlare alle persone di Cristo impone una seria riflessione su questi due aspetti.
Entrambi sono altresì centrali nel Marketing.
Adattarsi alle circostanze e sviluppare la creatività dovrebbero essere i due capisaldi
di una azione concreta di evangelizzazione.
Saper cogliere i segni dei tempi e soprattutto in pre-visione futura è fondamentale.
Rifiutare l’oggi per il futuro è il classico sbaglio che si commette, come se si fosse superiori
al tempo che scorre e ci impone un mondo diverso di quello idealizzato passato.
Oggi che la tecnologia la fa da padrona non si può ASSOLUTAMENTE ignorarla,
poichè coloro che vogliamo attirare ne sono immersi.
Storicamente avvenne anche quando si iniziò a divulgare la bibbia stampata,
molti temettero di perdere il controllo della situazione.
Succede spesso con i cambi di paradigma tecnologici,
il rifiuto alle novità genera fallimento.
Invece il CAMBIAMENTO è la fonte di nuove importanti opportunità da sfruttare per i nostri fini.
Se non siete in grado o ritenete gravoso il compito allora vi dovete ORGANIZZARE andando
a cercare i talenti che ci sono in giro, e vi assicuro ce ne sono a iosa.
Occorre attivare la RICERCA andando per le strade a scovare talenti che possono
essere fatti fruttare.
I ragazzi dai 14 anni sono tutti da scoprire, basta solo dar loro estrema fiducia,
sono estremamente creativi, occorre certo guidarli, ma non soffocarli,
esser il vento che alimenta il fuoco, non che spegne una candela.
Insomma tutto si può realizzare purchè si metta in gioco la creatività.
Solo che la creatività non è solo palloncini, ban, sale colorate, ecc. ecc.
Questo può andar bene fino alla quinta elementare, al massimo.

La creatività necessita conoscenza dell’oggi per il futuro, essere capaci
di comprendere l’oggi e proiettarsi verso il futuro.
Insomma la creatività implica il rischio, senza il rischio la creatività rimane
mummificata.

Ecco la base di tutte le azioni pastorali dovrebbero sollecitare la nostra creatività e quella
di molti altri, metterla a confronto, alla prova, anche
perchè la prova suprema della creatività è quando da un seme si genera un ramoscello,
poi un frutto, occorre tempo ma prima o poi sboccia.
Infatti un’altra componente determinante la creatività è il tempo, solo il tempo
ci dirà se la proposta risulta creativa o meno,
Il tempo è amico dei creativi, poichè solo loro lo cavalcheranno,
gli altri verranno dimenticati.
Pertanto facciamo tesoro delle parole del Papa, andiamo per le strade
a cercare i talenti creativi per coinvolgerli nei nostri progetti creativi,
senza paura di fallire, poichè solo dopo molti fallimenti
capiremo come avere successo.

Quando Marx vuole insegnare teologia: Francesco, Boff e il buco nell’acqua dei radical

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Ci risiamo. Si sa: il cattolico perde il pelo ma non il vizio. L’ipocrisia è un vestito sempre molto elegante in dosso ai bempensanti soprattutto se fa di loro dei personaggi un po chic, radical, snob. Spesso però a portare con apparente eleganza tale vestito è una parte di cattolicesimo sempre pronto a cambiare orientamento a seconda di come tira il vento. Così proprio in questi giorni sembra stiano come d’improvviso spuntando dal sottobosco adulatore, convegni, tavole rotonde, studi sulla presunta apertura del pontificato di Francesco verso la teologia della liberazione. E, guarda caso, a seder con stile disinvolti in prestigiose tavole rotonde, sono proprio coloro che fino a poco tempo fa al solo sentirne parlare tiravano fuori l’acqua santa. Come sempre tirare il Papa per la giacchetta, o meglio per la tonaca, è sinonimo di credibilità. Ma è davvero così immediato l’accostamento tra Papa Francesco e la teologia di Boff e della ‘spada’ liberatrice dei popoli? Una clamorosa smentita viene proprio da uno dei docenti del giovane Bergoglio ai tempi del Seminario. L’anziano professore Carlos Scannone si è sentito infatti in dovere di porre una parola di chiarezza e verità sulla teologia che l’arcivescovo di Buenos Aires prima, e il Papa ora, considera come la più adeguata per l’interpretazione del Vangelo nel nostro tempo (fonti: Il Foglio – Adista). Come dire: non c’è trippa per gatti, soprattutto se bellicosi e guerrafondai. Eh, già: l’apparente clamorosa smentita – non poteva essere altrimenti – è solo frutto di un equivoco neanche poco evidente. Bergoglio non è un sostenitore, né un simpatizzante della teologia di Boff. Quello che il cardinal Bergoglio seguiva come vescovo e pastore della sua diocesi, era il pensiero della cosiddetta ‘teologia del popolo’, facilmente confondibile con la teologia della liberazione, ma di certo distante da essa almeno su un punto nevralgico: imbracciare le armi, combattere, contro il ‘nemico’ del popolo. Non se ne vogliano gli snob, i radical, che non disdegnano di intercalare Marx fra le decine del rosario. Perchè questo è il vero punto problematico della teologia della liberazione, diretta parente del marxismo: confondere, o meglio, trasformare l’avversario politico, in un nemico da abbattere, da uccidere. Ecco perchè suona quasi assurdo che un anziano professore si sia dovuto disturbare per dichiarare un’ovvietà: il Papa non è un agitatore di masse che vuole abbattere dei nemici, siano essi politici, economici o culturali. Tutt’altro. Come Sant’Ignazio insegna: il bene e il male sono dimensioni insite in ogni realtà. Solo gli sciocchi possono pensare di lavorare per la gloria di Dio abbattendo dei nemici (ad majorem Dei gloriam), rispondendo con il sangue al sangue. La polverosa teologia della spada, ormai nostalgica chincaglieria di qualche reduce catto-comunista, è roba per vecchi. Non trova posto nella Chiesa giovane e bella che il pontificato di Francesco sta cercando di comunicare agli uomini, a tutti gli uomini: anche agli avversari, si! Ma mai trasformandoli o considerandoli dei nemici! Ricordiamo e meditiamo: è sulla costruzione del nemico come ideologia, e sulla paura istillata dal presunto nemico, che le peggiori dittature hanno prodotto i frutti della morte. Il Vangelo non è mai un’arma, la ‘persona’ non può essere mai un nemico, con buona pace di Marx, Boff e ‘compagni’.

2 OTTOBRE Angeli Custodi guidate i nostri post

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il giorno 2 ottobre sotto la custodia degli Angeli custodi

inizieremo a pubblicare ed animare il nostro BLOG per fare
qualcosa per la nostra amata Chiesa alla luce di Cristo.

Che gli angeli custodi ci proteggano e ci guidino in questa impresa.