virale

Proposta di una concreta Pastorale Sociale per la parrocchia

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Io penso che quando si parla di catechesi sociale, di pastorale sociale, le parole siano troppo…troppe oppure troppo alte. E non raggiungono le persone per invitarle a un comportamento confacente, ovvero cristiano.
Mi spiego meglio.
Penso che occorre approfondire le intuzioni della scienza del comportamento per tentare di ottenere un cambiamento dalle persone, una conversione allo scopo di avvicinarle al Vangelo.

La comunicazione necessita di semplicità, comprensibilità e sopratutto concretezza. Se il nostro linguaggio è astruso, si comprende che ai più risulti essere incomprensibile e allo stesso tempi astratto. Di conseguenza non stimola all’azione.
Ecco perché mi piacciono quei santi, specie il grande San Bernardino da Siena che parlava al popolo della Chiesa con le parole e gli esempi che chi ascoltava comprendeva, perché erano tratti dalla vita di tutti i giorni.
Potevano comprendere quanto il Santo diceva loro e comportarsi di conseguenza, seguendo sempre di più il Vangelo applicato alla vita di tutti i giorni.

Si convertivano? e chi lo sa?
Non spetta a noi saperlo.
A noi spetta mostrare i modi semplici e soluzioni semplici, poi spetta alle persone e alla grazia di Dio fare il resto.

Questa troppo lunga premessa era per introdurre una mio piccola idea, magari scema , però concreta e penso possa essere utile al principale operatore della pastorale: il parroco.

PROPOSTA CONCRETA PER RINVERDIRE

LA COMUNITA’ PARROCCHIALE IN TEMPO DI CRISI

Dato che i parrocchiani in un modo ed in un altro sono sempre vicini alla parrocchia, anche se al Nord il distacco è molto ampio, penso che il parroco debba farsi portavoce delle realtà della propria parrocchia e delle persone che ci vivono, valorizzando i propri talenti tipo :

  •  invitare a comperare nei negozi della parrocchia
  •  invitare a chiamare per i lavori le professionalità presenti nella parrocchia
  •  invitare a frequenatare i ritrovi presenti nella parrocchia , tipo bar ristoranti ecc.eccc.
  • sfruttare prima le risorse della parrocchia

Insomma solleticare l’orgoglio della  comunità parrocchiale, farla sentire come una specie di borgo medioevale ove penso il senso di responsabilità e di solidarietà era molto spiccato.
Secondo ME   questo compito potrebbe alla lunga risultare vincente per il parroco che si ritroverebbe una comunità attorno magari rinvigorita e inorgoglita e con l’aiuto del Signore potrebbe aiutare a comprender in modo concreto il Vangelo e magari anche la presenza alle Sante Messe.

So che forse è una stupidata,  e so anche io che si possono sollevar molte obiezioni, ma penso che ….. da uomo Marketingche possa scatenare un circolo Virtuoso per la parrocchia tutta,
e poi magari ad allargare a tutte la parrocchie della Diocesi, infine la Nazione.

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Il contagioso brusio del Vangelo

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Prendo spunto dalle ultime due letture domenicali del Vangelo per una riflessione.

Marco 1,28 : La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il Salvatore si è fatto conoscere a tutti attraverso due fatti eclatanti:
1- guarire gli ammalati
2- scacciare i demoni

Insomma due assolute enormità. Immaginiamo di essere a Cafarnao. La suocera di Pietro gravemente malata, improvvisamente guarisce e si mette a servire. Penso ad esempio che si sarà recata prendere l’acqua tra l’incredulità generale. Qualcuno avrà domandato lei cosa l’abbia fatta guarire e come e soprattutto chi.

Lei avrà risposto. Chi ha ascoltato magari ha familiari malati, corre a casa per portarli dal taumaturgo.
Idem per gli indemoniati esorcizzati.

Dice il Vangelo di Marco 1,29 ss : In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Insomma in poco tempo si fece conoscere, la voce si sparse velocemente grazie a questi due fenomeni, che possiamo chiamare Nudge, ovvero dei cunei per forzare la porta indurita delle persone e avvicinare tutti, infatti tutta la città (in senso lato, sappiamo che era un villaggio di non molte persone, però tutte in poco tempo furono raggiunte dalle voci) in poco tempo si accalca di fronte la porta.

La prossima domenica troviamo proprio un episodio illuminante sempre sullo stesso tema: Marco 1,40 ss

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Insomma il Brusio, buzz in inglese, è micidiale, permette di far conoscer fatti in brevissimo tempo. A patto che siano fatti che colpiscono le persone (come magari l’immagine che ho scelto, un pallone gigante che distrugge un palazzo).

Nel Marketing sono meccanismi molto ben conosciuti. Fatti che Innescano la viralità e permettono di diffondere un prodotto come se fosse un virus. Tanto più rapidamente quanto più il prodotto stesso mantiene le promesse.

Il Cristianesimo delle origini prese piede storicamente proprio per curare gli infermi tutti chiunque essi fossero a differenze di tutte le altre religioni che rimanevano sempre settarie ed elitarie. E si diffuse in maniera esponenziale in modo impressionante. E siccome ancora oggi il Vangelo risulta Veritiero oltre un miliardo si professano Cristiani.

Cosa ci può insegnare per la Pastorale questo. Di certo un miracolo aiuta a diffondere il messaggio evangelico.
Occorre ideare iniziative sorprendenti, che facciano parlare. Se riuscissimo a ideare iniziative tali da far parlare le persone, riusciremmo a lanciare un virus benevolo che porta con se i valori del Vangelo.
Occorre poi comunicare le iniziative in modo da lanciare il virus per scatenare un “buzz” positivo.
Fatti che colpiscono e che possano essere sorprendenti e da divulgare all’esterno
Spesso ci si limita a dirle a fine Messa, che a me disturba un bel po’.
Secondo me in Parrocchia ci dovrebbe essere un mini comitato di persone GIOVANI, incaricate di diffondere le iniziative che vengono portate avanti.

Occorre FAR CONOSCERE all’esterno della cerchia Parrocchiale, che bene o male lo viene a sapere.
Sono i molti che non sono vicini alla parrocchia che non conoscono ciò che fa la parrocchia.
Anche solo le iniziative per gli anziani e i poveri.
Gesù Stesso appena il villaggio era a conoscenza si fa portare da altri che non lo conoscono ancora. Non sta li a prendere elogi, ma continua a infettare le persone a portare il Vangelo.
Sceglie tra l’altro un modo semplice , guarire le persone, che colpisce.
Ecco penso che per la Pastorale sia Importante trovare modi semplici che infettino le persone e Iniziare a infettare del Vangelo tutti.

Qul

Il marketing al servizio della pastorale

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Pochi giorni fa il preside della scuola superiore tecnica dove sono I.r.c. mi ha invitato
a partecipare ad una iniziativa a livello comunale.
In occasione dell’arrivo della statua ritraente Don Bosco, il comune
ha concesso ai salesiani locali di organizzare in piazza una sorta di manifestazione
per “catechizzare” gli studenti sulla figura di Don Giovanni Bosco, ed in particolare
sulla sua opera di evangelizzazione a favore dei giovani.
Infatti veniva spesso citato come il santo dei giovani.
Premesso che conosco assai poco e male la storia evangelizzatrice del Santo,
in più mio padre fu ai tempi allievo del collegio salesiano di Macerata,
e non ne parla un granchè bene, tuttavia mi preme sottolineare
come sono rimasto colpito da un fatto:
Oggi una evangelizzazione fatta così
SERVE A POCO O a nulla.

La classe che ho accompagnato era un primo, bravi ragazzi con i loro piccoli o grandi problemi
legati all’età o alle loro situazioni familiari.
Hanno assistito interdetti alle esibizioni “canore” dei ragazzi svoltesi sul palco, e per lo più rivolte
ai piccoli delle elementari.
Hanno apprezzato il panino offerto.
Poi la processione di circa 10 minuti, indi in chiesa per una breve preghiera e ….stop.
La settimana seguente a scuola nessuno di loro ricordava il motivo della uscita, nè hanno partecipato alle iniziative serali sulla figura del santo.
Insomma a che servono queste manifestazioni puerili?
Intrattenere una orda di piccoli delle elementari, serve a nulla, occorre parlare alle fasce di età più esposte e intrise di problemi, quella fascia cha va dai 15 ai 20 anni.
Occorre competenza, passione, coraggio di innovare i modi di parlare loro.
Essendo un professionale un modo potrebbe essere quello di mettere in pratica il loro saper fare al servizio della parrocchia, dell’oratorio.
Coinvolgerli con il FARE.
Basta con i Ban che non ho mai ben capito a chi piacciono.
Di sicuro ai miei alunni NO, ne al 99% dei loro coetani.
Siamo nel 2013 le competenze digitali dei ragazzi sono ampliate e illimitate,
perchè non sfruttarle?
Inoltre la maggior parte dei ragazzi che prosegue gli studi frequentano corsi liceali o tecnici industriali, credo hanno bisogno che si giunga a loro con proposte serie ed all’altezza dei loro studi e della loro intelligenza.
Sfidarli culturalmente, un ambiente parrocchiale stimolante, andando a cogliere nella diocesi quelle competenze che possono parlare alle persone nella loro totalità, o anche al di là dalla diocesi.
Il desiderio di qualcosa di alto è insito nei nostri giovani, deve solo essere stimolato a venir fuori,
solo così è possibile scatenare quello che nel Marketing si chiama viralità.
Ovvero come un virus si diffonde facilmente con il contatto, se si riescisse ad infettare alcuni ragazzi con le proposte giuste state certi che in poco tempo la pandemia si diffonde e giunge a infettare i molti.
Certo occorre un cambiamento totale e innovativo di fare evangelizzazione e comunicazione, e come tale soggetto a fallimento, tuttavia con la certezza che prima o poi solo intraprendendo strade rischiose con la forza dello Spirito Santo ad illuminare la via si possano cogliere i frutti nella vigna del Signore per il futuro della Chiesa.

La creatività alla base della pastorale e del Marketing

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I catechisti non devono
“aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre,
Dio non ha paura delle periferie. Dio è sempre fedele, è creativo,
non è chiuso, e per questo non è mai rigido, ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende.
Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare.
” Il catechista non è una statua da museo.
Bisogna cambiare, per adeguarsi alla circostanze in cui si deve annunciare il Vangelo, dice il Papa.
” E’ come essere in una stanza chiusa e poi ci si ammala,
certo se si va per le strade possono succedere incidenti,
ma io dico che preferisco mille volte una Chiesa incidentata piuttosto che una Chiesa ammalata”.

http://www.korazym.org/bussole-per-la-fede/

Prendo spunto oggi delle parole pronunciate dal Papa nel corso dell’incontro
tenuto con i catechisti romani.
Mi sembra che abbia colto perfettamente ciò che noi umilmente vogliamo tentare di fare
con il nostro Blog.
In particolare quando dice di andare incontro alle persone a portare il Vangelo,
rischiando collisioni o incidenti, ovvero fallimenti,
ma li preferisce a una Chiesa chiusa e ferma sulle sue posizione.
A tale scopo ci invita a ADEGUARSI ALLE CIRCOSTANZE ODIERNE,
per meglio divulgare il Vangelo.
Inoltre sempre ci invita a mettere in campo tutta la creatività di cui siamo capaci.
La creatività è spesso al centro delle sue riflessioni.
Ecco tentare oggi di parlare alle persone di Cristo impone una seria riflessione su questi due aspetti.
Entrambi sono altresì centrali nel Marketing.
Adattarsi alle circostanze e sviluppare la creatività dovrebbero essere i due capisaldi
di una azione concreta di evangelizzazione.
Saper cogliere i segni dei tempi e soprattutto in pre-visione futura è fondamentale.
Rifiutare l’oggi per il futuro è il classico sbaglio che si commette, come se si fosse superiori
al tempo che scorre e ci impone un mondo diverso di quello idealizzato passato.
Oggi che la tecnologia la fa da padrona non si può ASSOLUTAMENTE ignorarla,
poichè coloro che vogliamo attirare ne sono immersi.
Storicamente avvenne anche quando si iniziò a divulgare la bibbia stampata,
molti temettero di perdere il controllo della situazione.
Succede spesso con i cambi di paradigma tecnologici,
il rifiuto alle novità genera fallimento.
Invece il CAMBIAMENTO è la fonte di nuove importanti opportunità da sfruttare per i nostri fini.
Se non siete in grado o ritenete gravoso il compito allora vi dovete ORGANIZZARE andando
a cercare i talenti che ci sono in giro, e vi assicuro ce ne sono a iosa.
Occorre attivare la RICERCA andando per le strade a scovare talenti che possono
essere fatti fruttare.
I ragazzi dai 14 anni sono tutti da scoprire, basta solo dar loro estrema fiducia,
sono estremamente creativi, occorre certo guidarli, ma non soffocarli,
esser il vento che alimenta il fuoco, non che spegne una candela.
Insomma tutto si può realizzare purchè si metta in gioco la creatività.
Solo che la creatività non è solo palloncini, ban, sale colorate, ecc. ecc.
Questo può andar bene fino alla quinta elementare, al massimo.

La creatività necessita conoscenza dell’oggi per il futuro, essere capaci
di comprendere l’oggi e proiettarsi verso il futuro.
Insomma la creatività implica il rischio, senza il rischio la creatività rimane
mummificata.

Ecco la base di tutte le azioni pastorali dovrebbero sollecitare la nostra creatività e quella
di molti altri, metterla a confronto, alla prova, anche
perchè la prova suprema della creatività è quando da un seme si genera un ramoscello,
poi un frutto, occorre tempo ma prima o poi sboccia.
Infatti un’altra componente determinante la creatività è il tempo, solo il tempo
ci dirà se la proposta risulta creativa o meno,
Il tempo è amico dei creativi, poichè solo loro lo cavalcheranno,
gli altri verranno dimenticati.
Pertanto facciamo tesoro delle parole del Papa, andiamo per le strade
a cercare i talenti creativi per coinvolgerli nei nostri progetti creativi,
senza paura di fallire, poichè solo dopo molti fallimenti
capiremo come avere successo.

Il Marketing pandemico per la pastorale

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“La speranza è la virtù dell’arduo ma possibile; ci invita a non gettare mai la spugna,
ma non in maniera velleitaria,
quanto piuttosto impegnandoci attivamente,
per realizzare qualcosa di reale e concreto. “

Papa Francesco

Il compito che mi sono prefisso è quello di offrire un contributo pratico e utile a tutti coloro
che lavorano nella Chiesa e per la Chiesa.
Mentre Andrea si occuperà mirabilmente di esporre argomenti pastorali specifici
in particolare sulla teologia e sulla comunicazione,
io invece desidero lanciare un argomento innovativo per la Chiesa :
IL MARKETING PASTORALE e Pandemico.
Il Marketing in Italia è pochissimo conosciuto e quasi mai praticato.
Spesso lo si confonde con la sola pubblicità o nel peggiore dei casi
con le truffe, infatti si legge spesso di prodotti scadenti etichettati come
di marketing.
TUTTAVIA NON è COSì
Il marketing è la possibilità di aprire e mantenere una domanda attraverso
la creatività di una offerta che crea la propria domanda, attraverso una pandemia
che si diffonde in modo inarrestabile.
In pratica grazie alla creatività di un prodotto stra-ordinario, ideato grazie a una Vision,
si riesce a creare un desiderio nelle persone che possono essere la domanda da soddisfare.
Molti esempi possono essere presi dalla vita di tutti i giorni, da un cartone animato, a il cappuccino
o dal caffè, alla coca-cola ecc. ecc.
Prima che questi prodotti fossero ideati e diffusi nessuno ne sentiva la mancanza.
Una volta immessi sul mercato e alla prova delle persone si sono ritagliate la loro domanda.
Prima della coca-cola impazzava l’orzata, il chinotto, la gassosa ecc. ecc. 50 anni dopo …
beh lo sapete.
Idem per il caffè, la colazione come la conosciamo oggi è recentissima, prima si faceva molto diversamente.
Allora dite voi cosa c’entra con la Pastorale?
C’ENTRA, C’ENTRA.
Il Marketing e le sue tecniche possono essere d’aiuto per rispondere alle esigenze della pastorale
per evangelizzare in modo più proficuo.
In particolare mi rivolgo a chi deve affrontare il tremendo abbandono da parte dei sedicenni, dei ventenni, ecc. ecc
della Chiesa.
Noi abbiamo un prodotto Stra-ordinario, in modo assoluto, abbiamo un compito di portarlo a tutti,
come se fosse un batterio che infetta, in modo positivo, le persone le quali a loro volta
si rendono portatori sani del virus che si estende a macchia d’olio.
Ecco il Marketing Pastorale deve altresì esser pandemico e virale in modo da
diffondere il Vangelo e l’incontro con Cristo.
Dobbiamo creare la nostra DOMANDA, istigarne il desiderio, adottare tutte le mosse che ci possono aiutare
ad allargare ampliare e sostenere questa domande.
Naturalmente utilizzare tutti i mezzi oggi concessi dal mondo moderno, senza paura e senza pre-clusioni.
Intanto di seguito inserisco il link del mio blog di Marketing
ove analizzo un esempio di Marketing Pastorale, involontario, dell’inizio dell’800.
la diffusione della conoscenza delle apparizioni di Lourdes
BUONA LETTURA

http://pandemiapolitica.wordpress.com/2013/07/23/marketing-religioso-breve-analisi-della-pandemia-pellegrinaggi-lourdes/