Ultimi Aggiornamenti degli Eventi

Michael Novak un gigante della Dottrina Sociale della Chiesa.

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Dal Blog Cattolico Americano The National Register ho appreso del ritorno alla Casa del Padre di Michael NovakLeggi qui il post

I giornali italiani ne hanno dato ampio risalto con articoli dedicati, in particolare del nostro Prof. Flavio Felice che su Avvenire leggi QUI   e su Ilsole24Ore  Leggi qui ne ha evidenziato l’immenso apporto alla Dottrina Sociale della Chiesa.

Avvenire riporta una sua interessantissima  intervista: leggi Qui.

Ho scoperto i libri ed il suo pensiero nel 2009, mentre frequentavo l’Istituto Teologico Marchigiano. Ho approfondito poi la conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa presso la Pontificia Università lateranense con il Prof. Flavio Felice, forse uno dei più importanti studiosi di Dottrina Sociale della Chiesa che lavorò e divenne amico di Michael Novak. Il suo schietto modo di scrivere, molto all’americana, profondo ma non criptico è stato illuminante. Le mie due tesi sono state completamente influenzate dai suoi libri. In fondo riporto una  una Bibliografia Essenziale

Lo voglio ricordare con un piccolo estratto della mia tesi che parla della libera iniziativa. Oggi più che mai da incentivare per rilanciare la nostra povera economia senza cadere nelle disastrose teorie colletiviste che sopprimono la libertà della Persona.

Grazie di Tutto Prof. Novak : si ricollega a questo post  inoltre

” Il diritto alla iniziativa economica traduce letteralmente dal latino “Asseverari necesse est in huius temporis mundo saepius restingui inter alia iura etiam ius ad propria incepta œconomica1, ma non rende il senso della frase. Infatti in inglese le parole “incepta oeconomica” vengono tradotte con entrepreneurial initiative; in tedesco invece unternehmerisce initiative. Sarebbe più corretto in italiano tradurle come intrapresa o iniziativa imprenditoriale oppure semplicemente imprenditorialità , termine che meglio spiega come è l’iniziativa creativa dell’uomo a essere valorizzata e difesa, essendo considerata come un diritto primario della persona.

The Pope use the Latin word for “one’s own enterprises”, faithfully rendered in the Germany translation but also well set forth in English as “economic initiative”. Thus , the world’s American meaning was made clearer although the cringingly American term “enterprise was obscured. No other social encyclical before has proclaimed the right to entrepreneurial initiative with such clarity and provided it with an ethical foundation. This implies a clear rejection of any collectivistic order of economy and society, witch has no room for entrepreneurial initiative. In other words: freedom is an essential element of a social order witch is in compliance with Catholic Social Teaching”2.

Il Papa, nella Sollecitudo Rei Socialis, difende il diritto dell’uomo a intraprendere, primo per il bene comune a favore di tutti, secondo come diritto fondamentale dell’uomo, al pari della libertà religiosa e della vita stessa.

The pope defended the right to individual enterprise , first , as necessary to the common good; and , second, as a fundamental human right, like religious liberty, founded in the subjectivity of the person, that i, in each person’s being made in the image of the creator”3.

In questo modo, l’intrapresa imprenditoriale non è solo una iniziativa egoistica, ma corrisponde a ciò che alcuni di noi sono chiamati a percorrere per il benessere della umanità. La comprensione di questo fondamentale aspetto, sia da parte degli imprenditori che degli economisti e politici, nonché del clero, potrebbe agevolare misure corrette di aiuto e sostegno a quanti hanno tale vocazione, non però strutturando risposte di tipo collettivistico, ma semplicemente spronando le varie vocazioni a venir fuori e ad operare in un sistema fortemente indirizzato a valorizzare la persona.

E’ possibile fondare il diritto alla iniziativa economica sulla soggettività creativa della persona umana, che serve il bene comune in quanto sviluppa la dimensione trascendente della persona umana stessa, mantenendo la distinzione tra valore oggettivo e valore soggettivo del lavoro.

Il diritto alla intrapresa economica assume il rango di diritto inalienabile, in quanto espressione dell’umana intelligenza e della esigenza di rispondere ai bisogni umani in modo creativo e collaborativo. Cos’è infatti la competizione imprenditoriale se non un cum-petere, ossia un cercare insieme, magari rischiando, le soluzioni più adeguate che rispondono nel modo più efficace possibile ai bisogni che man mano si presentano ed esigono di essere soddisfatti, il senso di responsabilità che scaturisce dalla libera intrapresa economica si configura tanto come virtù personale indispensabile alla crescita umana del singolo, quanto come una teoria sociale necessaria allo sviluppo di una comunità solidale.

1 Ibidem.

2 M. Novak, Free Person and the Common good, Madison Books, 1989, p.134.

3 Ibidem.

Thank you, Michael, for loving us.

Michael Novak, Requiescat in pace.

Bibliografia essenziale in italiano di Michael Novak

Verso una teologia dell’impresa (1981), Liberilibri, 1997

Lo spirito del capitalismodemocratico e il cristianesimo (1982), Studium, 1987

Questo emisfero della libertà (1990), Liberilibri, 1997

L’etica Cattolica e lo spirito del capitalismo (1994), Edizioni di Comunità, 1994

L’impresa come vocazione (1996), a cura di Flavio Felice, Rubbettino, 2000

Il fuoco dell’invenzione (1997), a cura di F. Felice, Effatà, 2005

Coltivare la libertà (1999), a cura di F. Felice, Rubbettino, 2005

Spezzare le catene della povertà. Saggi sul personalismo economico, a cura di Flavio Felice, Liberilibri, 2000

Noi, voi e l’Islam (2005), a cura di F. Felice, Liberal 2005

 

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Atleti nel Nome della Fede in Cristo.

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Ieri è terminata l’Olimpiade di Rio di Jainero. Bellissima come al solito per chi come me adoro gli sport olimpici. In attesa di Tokyo 2020, mi fa piacere condividere nel Blog alcuni articoli interessanti che parlano di alcuni atleti, famosi, famosissimi o semplici atleti, che esprimono nel loro essere Atleti la Fede in Gesù Cristo.

La Portano dentro di loro nel loro cuore, la fanno vedere con oggetti, la fanno sentire con le parole. Sono anche loro strumento evangelizzatrice nelle Mani del Signore.

Li ringraziamo Tutti, soprattutto quelli che non abbiamo trovato o saputo. Questo è solo uno sparuto elenco, sono sicuro che moltissimi atleti sono vicini alla Fede.

GRAZIE DI CUORE PER PORTARE LA MEDAGLIA DELLA FEDE NEL VOSTRO ESSERE ATLETI.

 

 

 

 

 

  • Bolt e la Fede in Cristo.   :L’atleta ne indossa un’altra sempre al collo, conosciuta come Medaglia Miracolosa, frutto delle apparizioni della Madonna a Santa Caterina Labourè.”Io sono cresciuto in Chiesa,e mi hanno insegnato che tutto accade per un motivoDio ha un progetto per tutti.Quindi non possiamo lamentarci, bisogna andare avanti”Usain St. Leo Boltsz
  • Ledecky e la sua Fede:

Katie ha l’abitudine di recitare sempre qualche Ave Maria prima di una gara. “La mia fede è sempre stata importante per me”, ha dichiarato nel 2014. “Definisce quello che sono”.

La Ledecky attribuisce gran parte della pace e della fiducia che porta in piscina al suo forte rapporto con Dio. Spesso ne parla apertamente nelle interviste, come in quella rilasciata all’arcidiocesi di Washington nel 2012. “Prego sempre prima di una gara. Recito l’Ave Maria. Mi piace anche andare a Messa ogni settimana. È una grande possibilità per riflettere e collegarsi a Dio. (La mia fede) è una parte importante della mia vita fin da quando sono nata”.

Ogni sera si addormentava leggendo un brano dei tre libri che Joseph Ratzinger, il Papa emerito, insomma lui, Benedetto XVI, ha dedicato alla figura di Gesù. E tanto serva a descrivere un personaggio che avrebbe meritato di vincere a prescindere, solo che lo sport prevede pure la figura del nobile sconfitto.

Don Mario Lusek cappellano della Nazionale a RIO: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

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Don Mario Lusek con il Campione Olimpico Basile

In pieno torneo Olimpico ci fa piacere condividere una bellissima intervista che Don Mario Lusek, cappellano storico della Nazionale e al seguito della spedizione azzurra da Pechino 2008.

Don Mario è della Nostra Diocesi probabilmente una delle personalità più importanti all’Interno della  CEI  dove ricopre importanti incarichi.

In questa bellissima intervista evidenzia come moltissimi atleti sono legati alla Fede, la quale è fondamento della loro stessa vita di atleta.

“Per discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti ma posso assicurare che ho vissuto esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favorisce l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”

Sorgente: Il cappellano delle Olimpiadi di Rio: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

22/07/2016 di Daniele Rocchi

Preferisce definirsi una “presenza amica” per tutti, atleti, tecnici e dirigenti, più che un “coach dell’anima”, una presenza “non invasiva” ma discreta e riservata, don Mario Lusek, cappellano sportivo della squadra Olimpica italiana in partenza per Rio. “Il cappellano è una presenza che esprime la vicinanza della Chiesa e la sua attenzione e rammenta un po’ il prete dell’oratorio e su questa tipologia modella il suo servizio che è si culturale e liturgico, ma anche di presenza, ascolto, condivisione in forme briose e serie a seconda delle situazioni”. Don Lusek si aggregherà al team olimpico azzurro (278 atleti, 145 uomini, 133 donne, di 28 discipline) in partenza per Rio de Janeiro. Il 3 agosto sarà inaugurata Casa Italia alla presenza del premier Matteo Renzi che assisterà alla cerimonia di apertura il 5 agosto. Il 21 agosto la cerimonia di chiusura e il 22 partenza per l’Italia. “Speriamo con un bel po’ di medaglie”, afferma il sacerdote.

Don Lusek, qual è il suo ruolo all’interno della squadra olimpica italiana?

“Il cappellano è un membro ufficiale della Delegazione olimpica accreditato dal Coni. Può seguire gli atleti negli stadi, ne condivide la mensa e i pochi e residuali spazi di tempo libero. E’ una presenza discreta, riservata, ma visibile, vicina ma tenendosi sempre un po’ indietro evitando di occupare le prime file e per questo viene percepita nel suo vero ruolo reso credibile e autorevole perché portatore di uno spirito di familiarità, di spiritualità. Non c’è rifiuto o ostilità alla presenza di un prete. Anche se all’interno del Villaggio è previsto un Centro multireligioso, noi italiani preferiamo vivere i momenti liturgici negli spazi assegnati al contingente, con orari flessibili in base agli orari di gare, allenamenti e momenti comuni già programmati”.

Come è la sua giornata nel Villaggio olimpico?

“Come dicevo vivo gomito a gomito con gli atleti, gli accompagnatori, i tecnici e tutti gli addetti ai lavori in modo integrato. Posso anche accedere agli allenamenti ma io non amo “invasioni di campo” soprattutto in momenti come quelli. Mi considero una presenza amica, ovviamente in nome di una fede e di una appartenenza che non esclude ma si fa prossima. Per questo mi trovo ad assaporare i sospiri che aleggiano, andare quando mi è possibile alle gare, gioire per una vittoria e quindi fare festa, condividere le sconfitte se necessario consolando. Sempre con molta discrezione”.

Quanto è difficile consolare un atleta dopo una sconfitta, una medaglia persa al fotofinish soprattutto quando la competizione – come le Olimpiadi – è associata all’aspetto economico garantito dagli sponsor?

“Per molti atleti un’olimpiade rappresenta una solo occasione nella vita ed è chiaro che le aspettative e i sogni sono molti. Non mi è mai capitata una situazione di delusione assoluta, ma solo attimi di amarezza: è importante in questi casi aiutare a tenere alta la testa dopo una sconfitta e oltre a riconoscere che capacità personali non vengono azzerate da un episodio non sottovalutare i limiti che fanno parte del vissuto di un atleta. Certo che vincere una medaglia olimpica porta con sé dei benefici economici e per gli atleti di molti sport questo avviene solo ogni quattro anni quando tutti gli occhi del mondo sono puntati su di loro. Questo non è un male, anzi. Il problema nasce quando la ricchezza di valori che lo sport porta con sé viene smarrita con l’emergere dell’eccessiva spettacolarità, l’accendersi del confronto agonistico e l’altro da avversario diventa nemico, e il premere dell’interesse economico mette in ombra la centralità della persona.

C’è un episodio, uno sportivo, che più di ogni altro le è rimasto in mente e che in concreto spiega il suo ruolo dentro la squadra olimpica?

“Certamente, diversi e belli. Ma proprio per questo richiamo alla discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti e posso assicurare che sono esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favoriscono l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”.

Nella sua lunga esperienza di cappellano, negli atleti vede più fede o più superstizione?

“Gli atteggiamenti scaramantici non mancano e vanno collocati in un contesto più ludico che esperienziale e vanno osservati con il sorriso: ci sono anche esperienze che raccontano la fede dei singoli, come atleti che pregano, che portano la Bibbia o il Vangelo con sé, che accedono alla Confessione, che confidano i loro dubbi in maniera serena”.

Nel panorama olimpico ci sono esperienze come quella italiana circa il servizio religioso alle squadre?

“L’esperienza italiana è stata imitata nel tempo da altre nazioni e non solo di tradizione cattolica, anche se con modalità diverse tanto che Papa Francesco nell’udienza per i 100 anni del Coni ha elogiato l’Italia per questa scelta”.

A Rio mancheranno, tra gli altri, i cestisti e il marciatore Alex Schwazer, fermato di nuovo per doping. Cosa dire agli atleti che non hanno staccato il pass olimpico?

“Il caso di Alex è serio. La sua marcia si era interrotta bruscamente a Londra nel 2012. Io ero lì. Ha ammesso la sua colpa. Ha pagato il debito. Si è umiliato. Si è rialzato ed ha ricominciato a camminare con slancio, passione, coraggio e voglia di riscatto. Questo nuovo cammino si è fermato o è stato fermato di nuovo: è una sconfitta per tutti se non si diradano le ombre. Altri non ce l’hanno fatta a qualificarsi e quindi è un’occasione persa. Ogni atleta sa che non può fermarsi mai dinanzi ad un ostacolo: anzi che bisogna ripartire da esso per tornare a guardare lontano e sognare ancora. Come nella vita.

Fonte: Sir
– See more at: http://www.lavitacattolica.it/Sport/Il-cappellano-delle-Olimpiadi-di-Rio-Dietro-a-una-medaglia-c-e-spesso-la-fede#sthash.3fMax2N9.dpuf

La Franchezza nel raccontare il Vangelo alla base della Evangelizzazione

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Comunicare è una cosa assai difficile e complicata, spesso ne parliamo in questo Blog in quanto evangelizzare si traduce con una comunicazione come scrissi poco tempo fa in questo post:

 La fede arriva con l’annuncio grazie a una corretta comunicazione.

Cerchiamo di capire quali sono i modi con i quali la comunicazione possa risultare efficace per evangelizzare.

Domandiamoci: Come fecero i primi apostoli? Quali modi usarono per parlare di una cosa nuovissima? Quale forza li spinse a mettere a repentaglio la loro vita pur di evangelizzare?

(se qualcuno desidera può leggere info tecniche di comunicazione pandemica a questo link .)

Rileggendo gli ATTI DEGLI APOSTOLI mi sono imbattuto su un aggettivo che definiva esattamente il modo attraverso il quale il messaggio evangelico arrivava alle persone dagli apostoli.

Gli APOSTOLI annunciavano il Vangelo con:

FRANCHEZZA. 

Annunciavano il Vangelo della Risurrezione  di Gesù con la FRANCHEZZA.

Era come un Nudge evangelicoleggi qui, ovvero un PUNGOLO che sollecitava le persone a credere e a seguire il Vangelo.

Riporto i 4 Brani ove si ripropone tale modalità di annuncio:

 

ATTI degli Apostoli

CAPITOLO 4 

“Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e considerando che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù;”

…….

[29]Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola. [30]Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù».

[31]Quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza.

capitolo  13

[44]Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. [45]Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. [46]Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani. [47]Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della
terra».

capitolo 26

[24]Mentr’egli parlava così in sua difesa, Festo a gran voce disse: «Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!». [25]E Paolo: «Non sono pazzo, disse, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole vere e sagge. [26]Il re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che niente di questo gli sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto. [27]Credi, o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi». [28]E Agrippa a Paolo: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!». [29]E Paolo: «Per poco o per molto, io vorrei supplicare Dio che non soltanto tu, ma quanti oggi mi ascoltano diventassero così come sono io, eccetto queste catene!».

epilogo

[30]Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui, [31]

annunziando il regno di Dio e

insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo,

con tutta franchezza e senza impedimento.”

 Nel raccontare quanto sapevano erano Spinti dallo Spirito Santo a  parlare di ciò che credevano fermamente e questo le persone che stavano a fianco lo sentivano.

Sentivano che questi Apostoli erano

FRANCHI, ONESTI E

NON IPOCRITI

Poiché credevano  e seguivano ciò che annunciavano. Anche a costo di morire lapidati.

LA FRANCHEZZA

HA VEICOlato La  Comunicazione

E L’OBIETTIVO FU RAGGIUNTO.

Quanto più un Cristiano Saprà essere Franco con sé stesso e con gli altri, tanto più la sua comunicazione arriverà e chi la accoglie non potrà che seguire di conseguenza il messaggio del VANGELO.

Possiamo usare tutti i tecnicismi possibili, ma se al fondo delle nostre comunicazione non saremo ONESTI E FRANCHI CON NOI STESSI GLI ALTRI non CI seguiranno e cosa più importante NON SEGUIRANNO GESU’ CRISTO.

Pertanto Prima di ogni comunicazione che intende essere evangelizzatrice cerchiamo di Pregare, chiediamo aiuto allo Spirito Santo che sappia farci comunicare in FRANCHEZZA con le Opere e le PAROLE solo in questo modo potremmo avere una opera EVANGELIZZATRICE che raggiunga i suoi obiettivi. Esempi MOLTO forti  NE abbiamo dati in questo POST

Ognuno di NOI è chiamato a Evangelizzare con la FRANCHEZZA degli Apostoli dono dello Spirito Santo.

 

In memoria di un grande imprenditore Cristiano

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VITTORIO TADEI 

Da Buongiorno Rimini un articolo  su un grande imprenditore Cristiano

E’ morto Tadei. il Suo Sogno la sua Avventura

Alcuni estratti di questo articolo per capire la grandezza di questo imprenditore miei commenti in verde.

Breve Bio : padre ferroviere e madre casalinga, è il 1961 quando decide di abbandonare la professione di ragioniere per dedicarsi al negozio d’abbigliamento di famiglia a Riccione
È l’inizio di una grande avventura che, dal primo laboratorio artigianale di produzione di maglieria, lo porterà già dagli anni ’70 a intraprendere dei progetti di distribuzione all’ingrosso a più ampio raggio.

La nascita di Teddy Srl (Spa nel ‘92) dà una dimensione più concreta e duratura al progetto imprenditoriale iniziale. ……….. Passo dopo passo, il gruppo è diventato una realtà da 2.500 dipendenti e 600 milioni di fatturato, diffusa in tutto il mondo……

Una impresa importante in uno dei settori  più importanti per l’Italia per il quale siamo conosciuti in tutto il mondo.

Aveva conservato la semplicità di uomo che si è fatto da sé,

aveva soprattutto conservato la fede cristiana

sulla quale impostava vita personale e vita professionale.

Per Vittorio Tadei il mestiere dell’imprenditore era abbracciato per essere felice, consapevole che la felicità non sta nel possesso delle cose ma nella ragione per cui si fanno. E la ragione che ha mosso Tadei è stato il “sogno”, una parola che pronunciava con quel marcato accento romagnolo, facendola diventare qualcosa di molto concreto.

Il sogno è quello di costruire una grande azienda globale che guadagni molto per avere i mezzi per ingrandirla, creare occupazione ed impiegare ogni anno una parte degli utili netti per aiutare i più deboli attraverso opere sociali sia in Italia che all’estero.

Il sogno è quello di costruire un’azienda in cui i giovani e meno giovani attraverso il lavoro riescano a dare un significato, un senso alla propria vita.

Il sogno è quello di costruire un’azienda dove ogni cinque persone cosiddette normali possa lavorare una persona che ha dei problemi e che le cinque persone cosiddette normali aiutino quelle meno fortunate ad inserirsi nel lavoro e che le aiutino a vivere una vita normale,

poichè è solo attraverso il lavoro che una persona acquisisce la sua dignità”.

Ecco l’Italia oggi avrebbe bisogno di imprenditori Cristiani di tale levatura che sappiano offrire lavoro con la loro VISION,si dice così in gergo aziendale.  

Amico Personale di Don Oreste Benzi

    leggi articolo : ECCO cosa mi ha insegnato don Oreste Benzi

don Oreste Benzi e Vittorio Tadei sono due che nella vita hanno visto crescere le loro opere e portare molti frutti, due che “ce l’hanno fatta” senza perdere quell’umiltà che caratterizza i “folli di Dio”. La loro è stata un’amicizia lunga 35 anni che li ha resi inseparabili,

“perché don Oreste con la sua fede incrollabile era per me il migliore dei consulenti”, racconta Vittorio.

“Don Oreste – continua Tadei – è un prete che ha trasmesso a tutti quelli che ha incontrato, non solo a me, pace e gioia. Mi ha insegnato ad essere contento aiutandomi

a stabilire una relazione con Dio attraverso i fatti concreti della vita.

E nel mio caso mi ha insegnato a non essere padrone dei beni, ma amministratore, cioè ad impostare la vita in funzione del Vangelo.”

Come dire:

fai fruttare i talenti che Dio ti ha messo a disposizione, diventa un bravo imprenditore, ma ricordati sempre che quei talenti sono un dono, un dono di Dio.  leggi qui

Da come don Oreste guardava le persone che incontrava Tadei ha imparato un modo con cui guardare tutti: collaboratori, figli, amici.

“Voleva bene a tutti quelli che incontrava: don Oreste è stato un uomo che trattava tutti alla stessa maniera, dal Presidente della Repubblica fino all’ultimo dei barboni. Lui in ogni persona vedeva il riflesso del volto di Dio.”

Adesso che “il don” ha strappato il biglietto per l’ultimo dei suoi viaggi Tadei sa cosa chiedere ancora al suo “consulente”: “Gli chiedo di aiutarmi a vivere da uomo vero. Gli chiedo che mi aiuti a vivere l’ultimo periodo della mia vita nella pace e nella gioia. Gli chiedo che mi sostenga nell’essere coerente fino alla fine dei miei giorni nel seguire e vivere gli insegnamenti del Vangelo.”

La Pastorale della Chiesa per l’impresa deve ricordare questi imprenditori ,e vi assicuro sono molti di più di quanto possiamo immaginare.  Inoltre una Pastorale per l’impresa dovrebbe anche stimolare chi ha questi talenti a farsi prossimo all’altro mettendoli in pratica così da offrire lavoro alle persone con altri talenti. Invece esiste sempre una certa ritrosia a stimolare i ragazzi a fare impresa, meglio un posto fisso magari con la raccomandazione del prete. Certo che è più difficile fare pastorale impresa per stimolare le persone a fare impresa, che non ricevere soldi dallo Stato per fare qualche cosa ai ragazzi, ma la strada più tortuosa sempre alla fine conduce a enormi potenzialità.

Grazie sig. Vittorio Tadei grazie di tutto e da Lassù illumini santamente le persone che vogliono seguire il suo cristiano esempio.

Il SOGNO che molte ma molte altre

persone seguano il suo cristiano esempio e diventi imprenditore cristiano per dare lavoro a tante persone e donare loro la dignità.

La Fede arriva con l’annuncio grazie a una corretta comunicazione illuminata dallo Spirito Santo

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Oggi   il Vangelo ha ispirato in  me una riflessione.

Lc 10,1-12.17-20

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa…..….. ”

72 “INVIATI” a due a due, ovvero 36  coppie di apostoli inviati dal Signore Gesù Cristi ad annunciare il Regno di Dio ed invitare le persone alla conversione per riconoscere Gesù come Figlio di DIO.

Proviamo ad immedesimarci in queste coppie di persone, spesso gente semplice che doveva incontrare altre persone, gente semplice, con la quale instaurare un rapporto, un dialogo per il bene della loro missione e delle persone che incontravano.

Pochi giorno ho festeggiato il mio Onomastico , il 29 giugno giorno di San Pietro e San Paolo e per l’occasione ho riletto la lettera ai Romani. In questa profonda ed immensa lettera ho particolarmente approfondito ed apprezzato  i capitoli centrali dal 10 in avanti.

Lettera ai Romani

cap. 10,8- :

… 8Che cosa dice dunque? Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. 9Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. 10Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

11Dice infatti la Scrittura:

Chiunque crede in lui non sarà deluso.

12Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
14Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto?

Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?

 Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?

15E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!
16Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato?

17    Dunque,

la fede viene dall’ascolto

e l’ascolto riguarda la parola di Cristo.

Essendo un professore di Marketing, so quanto la comunicazione sia una difficilissima professione, che va studiata secondo le tecniche più innovative e che non consente falsità, che sempre alla lunga vengono scoperte.

Papa Benedetto XVI nella sua Omelia dedicata a San Paolo e le sue lettere, ed. San Paolo a pag. 127 dice:

” La Fede non è un prodotto del nostro pensiero, della nostra riflessione, è qualche cosa di nuovo che non possiamo inventare, ma solo ricevere come dono, come una novità prodotta da Dio.

E la fede non viene dalla lettura

ma dall’ASCOLTO.

Non è una cosa soltanto Interiore, ma una RELAZIONE CON QUALCUNO. Suppone un incontro con l’annuncio, suppone l’esistenza dell’altro che annuncia e crea comunione. E finalmente l’annuncio: colui che annuncia non parla da sé ma è inviato”.

Logica conseguenza  è il fatto che per ascoltare occorre che ci sia qualcuno, inviato, disposto a parlare e che il modo come lo fa dipende e influenza l’ascoltatore.

Dato che insegno e sono consulente di  Marketing oltre che I.D.R. presso l’IIS V. Bonifazi di Civitanova Marche,  ecco il mio profilo professionale,  quanto la Comunicazione sia uno degli aspetti più difficili da realizzare e al quale si dedica il massimo del tempo. Da qui parte il contagio delle persone, spesso, per aprire un mercato ai prodotti.

Comunicare implica una serie di passaggi non facili da fare in modo che colui al quale comunichiamo possa ascoltare il messaggio. Immaginate come se il nostro comunicato dovesse scavalcare tutta una serie di ostacoli prima di poter cogliere l’attenzione delle persone.

Esperimenti plurimi hanno mostrato che le persone sono mediamente distratte a quanto accade loro attorno, specie  se non sono interessate.

Il nostro cervello risparmia energia sempre e se non stimolato da qualche “eccitante ” è come se si mettesse in stand-by. Pertanto chi comunica oggi , come ieri, deve avere un minimo di conoscenza delle moderne tecniche di comunicazione.

Segnalo i miei post su www.pandemiapolitica.com  per chi di buona volontà volesse approfondire la tematica, seppure un tantinello tecnica.

Marketing Pastorale

è anche questo, aiutare con la nostra “SCIENZA”

la Pastorale per la EVANGELIZZAZIONE di molti.

Qui  provo a segnare alcuni pratici suggerimenti da utilizzare per cominciare l’annuncio straordinario del nostro Signore Gesù Cristo con la speranza che possa aiutare a “contagiare” quante più persone possibili e diffondere così il Vangelo della Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

1-Semplicità e Preparazione. La comunicazione NON ammette improvvisazione, nel senso che, quando ci prepariamo a parlare con gli altri deve trasparire una certa “autorevolezza” dalle nostre parole. Ma, e questo è ancor più difficile, occorre parlare con semplicità, non con parole  troppo auliche, specie nei primi contatti.

2- Considerate i tempi. Le persone hanno pochissimo tempo per darvi attenzione, il così detto Buffer Mentale è assai breve, 7-8 minuti al massimo, ecco perché occorre Prepararsi, non disperdere in questi minuti. Badate però di non preparare in modo che appaia una “rappresentazione” o peggio “Re-citazione” sempre uguale. Sarebbe ridicolo.

3- Osservate bene l’interlocutore, chi è, cosa fa, come lo fa, il comunicare parte sempre dall’ascolto dell’altro, prima si ascolta poi si comunica. Tipica tecnica del venditore esperto, se riesci a cogliere i desideri  delle Persone è facile poi che se soddisfi tale desiderio che ti stia ad ascoltare.

4- Distanza ed Atteggiamento. La distanza del dialogo è importantissima, occorre dare alle persone il tempo di farci accettare, solo dopo molti dialoghi questa distanza si separa. L’atteggiamento deve esser quello sempre di massima apertura e rispetto, mai di “oppressione” o di “portare di VERITà”. Ricordiamoci che noi lavoriamo per qualcun ALTRO che ha già fatto metà del lavoro prima e meglio di noi, come diceva San Escrivà 

5- Emozionare con le storie  o i racconti. Il racconto che emoziona e che passa nel cuore piuttosto che nel cervello è assai efficace. Occorre imparare a saper raccontare storie, piuttosto che “teologia”. La comunicazione tramite le emozioni è sicuramente la più efficace.  Ricordiamoci che le Parabole sono una degli aspetti più importanti che Gesù utilizzava per far passare il messaggio del Regno di DIO.

6- Strumenti Tecnici Comunicazione. Oggi rispetto a 2000 anni fa abbiamo plurimi mezzi tecnici, ma …. vanno studiati e utilizzati con discernimento. Non basta saper aprire una pagina Facebook o Instagram o Twitter. Occorre saper bene come si fa, e cosa si fa!!! Invece noto molta approssimazione e faciloneria. Affidatevi ad esperti del settore, NON IMPROVVISATE altrimenti anche il VOSTRO MESSAGGIO RISULTA IMPROVVISATO.

7- Affidiamoci SEMPRE allo SPIRITO SANTO che ci possa illuminare sempre il modo migliore di comunicare e all’agnello Custode che possa aiutarci ad ascoltarlo.

Ecco 5 brevi spunti per poter comunicare con i nostri fratelli. Alcuni hanno dei talenti innati, ma che poi hanno coltivato nel tempo, tipo quelli del mio post sui convertiti all’ISLAm  altri invece hanno dei talenti inespressi, ma vi assicuro che tutti, ma proprio tutti possono e per il bene delle CHIESA debbono migliorare la Comunicazione con lo Scopo di avvicinare quante più persone a Gesù Cristo Nostro Signore.

Se avete bisogno di consigli siamo a vostra completa disposizione. porlandi05@gmail.com

 

 

 

San Escrivà, il Santo dell’Ordinario. Zibaldone di appunti da una biografia

Postato il


Biografia di Pilar Urbano che racconta San Escrivà

Pilar Urbano: Josemaria Escrivà Romano

A fine dicembre assisto alla testimonianza di un amico prete con il quale ho condiviso gli ultimi anni di studio per conseguire il baccalaureato presso l’Istituto Teologico Marchigiano.

Don Pompeo racconta la sua lunga esperienza di vita cristiana passata attraverso la vita familiare gratifica da 5 figli e vari nipoti, dopo il ritorno  al Signore della amata Moglie a circa 65 anni ha risposto alla vocazione presbiterale.

Quello che mi ha veramente incuriosito sono state le sue esperienze lavorative e i termini  per raccontarle. Parla di Santificazione attraverso il lavoro, farsi Santi attraverso il proprio vivere quotidiano, senza fuggire dalla proprio realtà e vocazione.

Sono il centro dei miei studi che potete leggere nella Tesi Finale per il conseguimento della Licenza Teologica presso la Pontificia Univ. Lateranense leggi qui e nei vari miei post asd es. leggi post..

Queste frasi da Lui dette sono il frutto della sua partecipazione ad una organizzazione Cristiana e Cattolica di cui tutti hanno sentito parlare ma che di fatto nessuno conosce se non dalle scempiaggine di idioti che ne hanno fatto un emblema del male della Chiesa.

Don Pompeo dice che da oltre 35 anni fa parte della OPUS DEI.

A Fine incontro scambiamo due chiacchiere e semplicemente mi invita a partecipare alla riunione mensile che l’Opus Dei Marchigiana fa a Loreto. Data la mia curiosità vado  e passo due ore di intensa e piacevole preghiera. Inizio a leggere dal web dai siti ufficiali  chi è Josemaria Escrivà. sito ufficiale Leggi qui e Poi cerco la risposta a questa domanda:

Cos’è l’Opus Dei? 

L’Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa cattolica che ha lo scopo di contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo fra i fedeli cristiani di ogni condizione, uno stile di vita pienamente coerente con la fede nelle circostanze quotidiane dell’esistenza umana,

specialmente attraverso la santificazione del lavoro.

sito ufficiale opus Dei

sottotitolo del Sito:

“Insisto: nella semplicità del tuo lavoro ordinario, nei particolari monotoni di ogni giorno, devi scoprire il segreto nascosto per tanti della grandezza e della novità: l’Amore”. San Josemaría

In pratica come se dicesse ciò che io ho sempre pensato e studiato e scritto. Solo che non sapevo esistesse una organizzazione di Persone che perseguisse la Santità attraverso la esaltazione del Lavoro alla luce della Croce di Cristo. Tanto più che San Giuseppe è il Santo a cui si affidano. leggi mio post in omaggio a san giuseppe

Il nome completo è :

Prelatura della Santa Croce

e Opus Dei. 

Da quel dicembre non manco mai, salvo gravissimi problemi per lo più familiari. 

Ho iniziato così a conoscere dal di dentro l‘Opus Dei e mi sono fatto consigliare e prestare la lettura di alcuni libri.

Il primo che ho letto  mi ha letteralmente FULMINATO. Come se avessi trovato una persona resa Santa niente meno che da Giovanni Paolo II, vedete il  video qui sotto , che mi possa guidare verso la santità personale nel fare quotidiano dalla famiglia al lavoro.

Scritto dalla giornalista Pilar Urbano è una Biografia incredibile, tematica, molto sentita e coinvolgente. Mette a nudo il Padre come penso sarebbe stato difficile fare meglio. L’ho letto velocemente e riletto prima di riconsegnarlo, ho preso alcuni spunti qua e là giusto per imprimere meglio nella mia memoria le parole del Padre.

OGGI 26 GIUGNO 2016 

IN ONORE DALLA COMMEMORAZIONE

DI

SAN JOSEMARIA ESCRIVA’

pubblico questo post in suo onore per  diffondere la conoscenza del Santo dell’Ordinario.

Fondatore della  Prelatura della Santa Croce e Opus Dei.

 ZIBALDONE dal Libro su San Escrivà 

 

Cap.5
Opzione per i Poveri e Opzione per i Ricchi. IL FARE
“ Exutlavit UT GIGAS ad Corredum Viam

  1. I grandi Uomini sanno vedere l’invisibile.
    Massimo rispetto alla Libertà
    “Bisogna Far sì che spariscono i poveri elevandoli; Non abbassando le classi più alte”
    “Amo i comunisti NON amo il Comunismo”.
    “Chi sta sopra se non vale cade da solo”.
    Promuovere chi sta sotto. Opzione per i poveri.
    “Chiesa dei Poveri? Non c’è una Chiesa per i poveri, né dei ricchi, TUTT LE ANIME SONO POVERE. Ma La Chiesa è Ricca. Si!!! La sua ricchezza sono i sacramenti.. E la sua ricchezza è la dottrina e tutti i meriti di Cristo.”
    Cap. 6
    Le 3 LOTTE DELL’ OPUS DEI
    Giuridica

Ascetica verso l’amore di Cristo
Formazione : “ voi siete il ponte” l’Opus Dei come grande catechesi.

Cap. 7
“io NON volevo fondare NULLA,

IO non ho fatto altro che essere d’impaccio

detto a Josè Orlandis

Cap.8
“Avvicinare gli uomini a Dio, sapendo che metà del lavoro è fatto da Dio”.

“Teologia della coincidenza?? NO!!!! DELLA PROVVIDENZA”.

Un Marketing senza INGANNI, senza effetti speciali, senza ricorsi retorici, senza tattiche opportunistiche di penetrazione, ma la Verità con il dono delle lingue:

“Materializzare la dottrina senza alleggerire i costi della parola di DIO”.

Cap.9
“la Sapienza divina mi ha guidato come se giocasse con me”.
“SI DEUS NOBISCUM, QUIS CONTRA NOS”

Il nocciolo della vocazione della OPUS DEI

è la VITA QUOTIDIANA

Naturale Soprannaturalezza verso lo Spirito Santo:

“ non gli parlare Ascoltalo”.
DIVINO COMMERCIO
Se Dio leggesse i Classici concorderebbe con Terenzio: “Sono un Uomo e nulla dell’Uomo mi è estraneo”.

Cap. 10
URE IGNI SANCTI SPIRITUS, con con un po’ di nostra volontà
Si intrattiene con i Santi: San Giuseppe, San Pietro e Paolo, San Giovanni, San Nicola di Bari, San Barbara, San Tommaso Moro,, San Pio X, San Caterina da S
iena, Santo Curato D’ars, Arcangelo Gabriele, San Raffaele, San Michele, San Gabriele, L’Angelo Custode.

Orazione Abituale :

“ Materializzare la Vita Spirituale”.
“C’è qualcosa di Santo di divino nelle cose nascoste, nelle situazioni, più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire”.
Auditorium Nostrum in Nomine Domini
“adoro te devote, latens deitas….” Tommaso d’Aquino

“In ogni cerimonia bisogna fare tutto con DECORO, con solennità, e se vi sbagliatenon precipitatevi, calma!! Non rettificate nella fretta e di corsa, ma sempre con solennità. Anche l’errore fa parte della cerimonia. “

“Non dobbiamo mai essere Spilorci con

il SIGNORE: DIO AMA IL LUSSO”.

Cap. 11

“il Padre”

Così veniva chiamato San Escrivà.
Peccato, Orate Pro Reo
Peccato Genuit Filies et Filias
Gesù “Sanabat Omnes”
“Che ti Succede?” ripeteva spesso a tutti
PER ASPERA AD ASTRA

“L’indifferenza non comprende: esige e giudica, manca coraggio. L’affetto invece Comprende ed esige, Correggendo”.
V

“Vestire in modo adeguato al proprio sé” .

Cap. 12
Nell’Opus Dei un Malato è un TESORO.
“per una Anima innamorata, i bambini e i malati sono Lui”.
Dolcissimo Precetto:

Amore verso i Familiari …… ma Senza la Familiosi da dipendenza.

A Encarnita Ortega  (una beata alla quale dedicherò un futuro post in quanto impegnata nella moda, mio lavoro, ed è diventata beata):

“ Qui non formiamo super uomini, non andiamo in giro a comandare e a maneggiare. Si va a Servire, Sarete gli ultimi, mettete il vostro cuore per terra, perché gli altri camminino sul soffice.”

REGOLA; “ PER SERVIRE, SERVIRE”.
Ma trasceso dalla orizzontalità di servizio agli altri con la verticalità del servizio a Dio Stesso.
“Servite Domino in Laetitia”.
“Per coloro che amano Dio: Omnia in Bonum”.

Cap. 13
“I nostri mezzi e fini sono esclusivamente Soprannaturali”.

Conc. Vat. II : LA CHIAMATA UNIVERSALE ALLA SANTITA’

“Rispetto tutte le opinioni politiche;

purché non contrarie a Cristo.

L’Opus DEI è la libertà Santa dei Figli di Dio.

Tutti siamo d’accordo nella Fede e nella morale di Gesù Cristo,

e lo spirito dell’Opus Dei.

In tutto il resto siamo LIBERISSIMI.”

Consigli del PADRE su

Carità, Libertà e Responsabilità:

“Compi le Norme e Ama la Libertà”.
“Agisci con Serenità”.
“Se il tuo lavoro ti rende impossibile compiere le norme di Pietà, pensa che quel lavoro

non è più Opus Dei

ma opus diaboli.”
“In caso di dubbio mettetevi dalla parte della Libertà”.
“Libertà e Responsabilità come rango inanielabile dei Figli di Dio”

Cap. 14
Vigilavi et factus sum sicut passer passer solissimus in tecto. Salmo 102,8
da
S. Giovanni della Croce
Svuotamento e Libertà
Quanto possiede è un Abisso di conoscenza di Dio:
Il volo del Nibbio le sue proprietà:
1- Luoghi alti
2- becco
3- Solo
4- canto soave
5- Colore Non colore delle piume, non affatto particolari

Il cuore va s empre più in là della conoscenza. L’intelligenza viene dopo.
Il celibato come forca caudine che schiaccia la virilità.”
Presbiterato come amore, come passero solitario.

Cap. 15
Per chi vuole essere apostolo: Castità e Povertà
“vivere e morire povero anche se avessi molti milioni”.
Povertà NON Pauperismo
SAPER NON AVER PUR AVENDO
L’accento sulla rinuncia piuttosto che sulla povertà
“le anime grandi hanno in gran conto le piccole cose.”
“hai sbagliato il cammino se disprezzi le piccole cose”.
“la perseveranza nelle piccole cose, per amore, è eroismo”
Povertà Personale
“ IO NON MI PREOCCUPO, MI OCCUPO”.

cap. 16
“L’uomo è fango graziato “
Si definiva
Burrito Sarnoso: Asino Rognoso davanti a Dio.
“complesso di superiorità per SERVIRE”
Omia Possum in Ego qui me confortat

NUNC COEPI
adesso comincio diceva spesso.
“Numquis lex nostra giudicato Nominem, nidi prius audierit ab ipso?”

Cap. 17
“Nessuno può tenere per sé il tesoro della fede e neanche il tesoro della vocazione”.
2-10-1928 ——- VIDE L’OPUS DEI

J.E.R. Come un atto fisiologico, empirico, sensibile che richiede occhi, vivi, sani, aperti, svegli e che sappiano e vogliano guardare.
“vedere è un modo di costatare la realtà che non consente voltare pagina”.
Risultato: “evidenza”, che si imprime nella retina.
Chi ha visto così, non ha bisogno di metter mano alla Fede.
“CLAMA, NE CESSES!!!”
da Isaia GRIDA SENZA FERMARTI
SI DEUS NOBISCUM QUI CONTRAS NOS
Cap. 18
a
“Ubi Petrus Ibi Ecclesia, ibis DEUS”.
“l’AMORE per il Papa deve essere passione”.

Conobbe i seguenti papi: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI,.
Amat e amali ex toto corde tuo ex tota anima tua
“Montini fu la prima mano amico che trovai qui a Roma, la prima parola affettuosa per l’opera, che si udì a Roma. Lo disse a Lui.”v (nota personale, da quanto so mia Nonna volle che il suo primo nipote si chiamasse come il Papa dell’Epoca appunto Paolo VI mentre mia madre preferiva Giuseppe che divenne il mio secondo nome! )
Paolo VI Inaugurò il centro di Formazione Elis vedi il sito  nato per rispondere a questa esigenza: ” le persone chiedevano al Padre: ci dia un lavoro, ci dia un lavoro, chiedeva “ tu cosa sai fare” “ tutto, cioè niente”.

“La vostra vocazione professionale e i vostri doveri sociali avrebbero continuato a essere parte integrante della vocazione divina che avete ricevuto.”

Nel Decreto emanato da PAOLO VI 

DECRETO SUL MINISTERO E LA VITA DEI PRESBITERI
PRESBYTERORUM ORDINIS

del 8 dicembre 1965  al num. 10 PRELATURA PERSONALE

Riporto il num. 10 “ E lì dove ciò sia reso necessario da motivi apostolici, si faciliti non solo una distribuzione funzionale dei presbiteri, ma anche l’attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura continenti. A questo scopo potrà essere utile la creazione di seminari internazionali, peculiari diocesi o prelature personali, e altre istituzioni del genere, cui potranno essere ascritti o incardinati dei presbiteri per il bene di tutta la Chiesa, secondo norme da stabilirsi per ognuna di queste istituzioni, e rispettando sempre i diritti degli ordinari del luogo”. leggi il decreto

Poi Giovani Paolo II ERIGE

Prelatura Santa Croce e Opus Dei

in Prelatura Personale

per Peculiari Iniziative Pastorali

MA
L’abito su misura fu fatto grazie al concilio Vaticano II.
Il quale fu un aggiornamento della Chiesa mal ASSIMILATO
“difendete da ogni possibile attacco l’autorità del Romano pontefice, come non può essere condizionato se non da Dio”.
Il Conc. Vat. II per l’Opus Dei è una conferma in piena Regola. I testi conciliare sono una autentica e formidabile autenticazione della Dottrina Professata da San Escrivà che dal 1928 professava.

LA CHIAMATA UNIVERSALE ALLA SANTITA’
IL VALORE SANTIFICANTE DEL LAVORO
APOSTOLATO DEI LAICI

Anche nella Lumen Gentium;

PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA CHIESA
LUMEN GENTIUM

21 novembre 1964

L’apostolato dei laici 

33. I laici, radunati nel popolo di Dio e costituiti nell’unico corpo di Cristo sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi siano, a contribuire come membra vive, con tutte le forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua santificazione permanente.

Paolo VI:” Dio Le ha dato il carisma di portare per le strade la pienezza della Chiesa”.

I LAICI non sono cristiani di seconda scelta bensì POPOLO DI DIO.
Ciascuno chiamato PERSONALMENTE A ESSERE SANTO.
VOCAZIONE DIVINA DEL LAICATO

“Amate il Papa, l’attuale e quello che verrà, che troverà tutto distrutto, amatelo e servitelo in tutto ciò che dice in fatto di dottrina sociale della Chiesa.”.

La TERTULIA = lanciarsi nell’arena e toreare senza la cappa
“ mi fan male le anime”,

9,25 del

26 GIUGNO del 1975

IL RITORNO ALLA CASA DeL Padre

Cap. 19

Senso Nuziale della Morte. “ ecco viene la sposa! andategli incontro “. dal cANTICO dei Cantici.
Il Cristiano confida solo nella Spes. Certezza di PARADISI PROMESSI
Contro ciò si infrangono scoraggiamenti, angosce, paure,
“la morte per un cristiano, per una persona dell’OPUS DEI non è mai una morte improvvisa”
Per noi la morte non è tristezza
“oh cuan poco lo de a cà, oh cuan mucho lo de allá”
che poco le cose di quaggiù che tanto le cose di lassù

IN DOMUM DOMINI IBIMUS
“L’uomo è l’unico essere che sa di dover morire”
Al Padre morirono ben 3 sorelline minori.
“Il Santo fa una lunga preparazione alla Morte.”
“Tutti i battezzati dovere Anima Sacerdotale”
Portare Dio alla Gente e la Gente a Dio
More Nobelium
La Fondazione Opus Dei si è chiusa
Et Ipse, tamquam sponsus, procedendo de Talamo suo
Ed egli come sposo esce dalla stanza nuziale

“MORIRE PER NOI è COME ANDARE A NOZZE”.
“Alzati viene lo sposo! è Lui che ti viene a prendere”.

Exultavit ut Gigas ad CURRENDAM VIAM