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In memoria di un grande imprenditore Cristiano

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VITTORIO TADEI 

Da Buongiorno Rimini un articolo  su un grande imprenditore Cristiano

E’ morto Tadei. il Suo Sogno la sua Avventura

Alcuni estratti di questo articolo per capire la grandezza di questo imprenditore miei commenti in verde.

Breve Bio : padre ferroviere e madre casalinga, è il 1961 quando decide di abbandonare la professione di ragioniere per dedicarsi al negozio d’abbigliamento di famiglia a Riccione
È l’inizio di una grande avventura che, dal primo laboratorio artigianale di produzione di maglieria, lo porterà già dagli anni ’70 a intraprendere dei progetti di distribuzione all’ingrosso a più ampio raggio.

La nascita di Teddy Srl (Spa nel ‘92) dà una dimensione più concreta e duratura al progetto imprenditoriale iniziale. ……….. Passo dopo passo, il gruppo è diventato una realtà da 2.500 dipendenti e 600 milioni di fatturato, diffusa in tutto il mondo……

Una impresa importante in uno dei settori  più importanti per l’Italia per il quale siamo conosciuti in tutto il mondo.

Aveva conservato la semplicità di uomo che si è fatto da sé,

aveva soprattutto conservato la fede cristiana

sulla quale impostava vita personale e vita professionale.

Per Vittorio Tadei il mestiere dell’imprenditore era abbracciato per essere felice, consapevole che la felicità non sta nel possesso delle cose ma nella ragione per cui si fanno. E la ragione che ha mosso Tadei è stato il “sogno”, una parola che pronunciava con quel marcato accento romagnolo, facendola diventare qualcosa di molto concreto.

Il sogno è quello di costruire una grande azienda globale che guadagni molto per avere i mezzi per ingrandirla, creare occupazione ed impiegare ogni anno una parte degli utili netti per aiutare i più deboli attraverso opere sociali sia in Italia che all’estero.

Il sogno è quello di costruire un’azienda in cui i giovani e meno giovani attraverso il lavoro riescano a dare un significato, un senso alla propria vita.

Il sogno è quello di costruire un’azienda dove ogni cinque persone cosiddette normali possa lavorare una persona che ha dei problemi e che le cinque persone cosiddette normali aiutino quelle meno fortunate ad inserirsi nel lavoro e che le aiutino a vivere una vita normale,

poichè è solo attraverso il lavoro che una persona acquisisce la sua dignità”.

Ecco l’Italia oggi avrebbe bisogno di imprenditori Cristiani di tale levatura che sappiano offrire lavoro con la loro VISION,si dice così in gergo aziendale.  

Amico Personale di Don Oreste Benzi

    leggi articolo : ECCO cosa mi ha insegnato don Oreste Benzi

don Oreste Benzi e Vittorio Tadei sono due che nella vita hanno visto crescere le loro opere e portare molti frutti, due che “ce l’hanno fatta” senza perdere quell’umiltà che caratterizza i “folli di Dio”. La loro è stata un’amicizia lunga 35 anni che li ha resi inseparabili,

“perché don Oreste con la sua fede incrollabile era per me il migliore dei consulenti”, racconta Vittorio.

“Don Oreste – continua Tadei – è un prete che ha trasmesso a tutti quelli che ha incontrato, non solo a me, pace e gioia. Mi ha insegnato ad essere contento aiutandomi

a stabilire una relazione con Dio attraverso i fatti concreti della vita.

E nel mio caso mi ha insegnato a non essere padrone dei beni, ma amministratore, cioè ad impostare la vita in funzione del Vangelo.”

Come dire:

fai fruttare i talenti che Dio ti ha messo a disposizione, diventa un bravo imprenditore, ma ricordati sempre che quei talenti sono un dono, un dono di Dio.  leggi qui

Da come don Oreste guardava le persone che incontrava Tadei ha imparato un modo con cui guardare tutti: collaboratori, figli, amici.

“Voleva bene a tutti quelli che incontrava: don Oreste è stato un uomo che trattava tutti alla stessa maniera, dal Presidente della Repubblica fino all’ultimo dei barboni. Lui in ogni persona vedeva il riflesso del volto di Dio.”

Adesso che “il don” ha strappato il biglietto per l’ultimo dei suoi viaggi Tadei sa cosa chiedere ancora al suo “consulente”: “Gli chiedo di aiutarmi a vivere da uomo vero. Gli chiedo che mi aiuti a vivere l’ultimo periodo della mia vita nella pace e nella gioia. Gli chiedo che mi sostenga nell’essere coerente fino alla fine dei miei giorni nel seguire e vivere gli insegnamenti del Vangelo.”

La Pastorale della Chiesa per l’impresa deve ricordare questi imprenditori ,e vi assicuro sono molti di più di quanto possiamo immaginare.  Inoltre una Pastorale per l’impresa dovrebbe anche stimolare chi ha questi talenti a farsi prossimo all’altro mettendoli in pratica così da offrire lavoro alle persone con altri talenti. Invece esiste sempre una certa ritrosia a stimolare i ragazzi a fare impresa, meglio un posto fisso magari con la raccomandazione del prete. Certo che è più difficile fare pastorale impresa per stimolare le persone a fare impresa, che non ricevere soldi dallo Stato per fare qualche cosa ai ragazzi, ma la strada più tortuosa sempre alla fine conduce a enormi potenzialità.

Grazie sig. Vittorio Tadei grazie di tutto e da Lassù illumini santamente le persone che vogliono seguire il suo cristiano esempio.

Il SOGNO che molte ma molte altre

persone seguano il suo cristiano esempio e diventi imprenditore cristiano per dare lavoro a tante persone e donare loro la dignità.

La Fede arriva con l’annuncio grazie a una corretta comunicazione illuminata dallo Spirito Santo

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Oggi   il Vangelo ha ispirato in  me una riflessione.

Lc 10,1-12.17-20

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa…..….. ”

72 “INVIATI” a due a due, ovvero 36  coppie di apostoli inviati dal Signore Gesù Cristi ad annunciare il Regno di Dio ed invitare le persone alla conversione per riconoscere Gesù come Figlio di DIO.

Proviamo ad immedesimarci in queste coppie di persone, spesso gente semplice che doveva incontrare altre persone, gente semplice, con la quale instaurare un rapporto, un dialogo per il bene della loro missione e delle persone che incontravano.

Pochi giorno ho festeggiato il mio Onomastico , il 29 giugno giorno di San Pietro e San Paolo e per l’occasione ho riletto la lettera ai Romani. In questa profonda ed immensa lettera ho particolarmente approfondito ed apprezzato  i capitoli centrali dal 10 in avanti.

Lettera ai Romani

cap. 10,8- :

… 8Che cosa dice dunque? Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. 9Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. 10Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

11Dice infatti la Scrittura:

Chiunque crede in lui non sarà deluso.

12Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
14Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto?

Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?

 Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?

15E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!
16Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato?

17    Dunque,

la fede viene dall’ascolto

e l’ascolto riguarda la parola di Cristo.

Essendo un professore di Marketing, so quanto la comunicazione sia una difficilissima professione, che va studiata secondo le tecniche più innovative e che non consente falsità, che sempre alla lunga vengono scoperte.

Papa Benedetto XVI nella sua Omelia dedicata a San Paolo e le sue lettere, ed. San Paolo a pag. 127 dice:

” La Fede non è un prodotto del nostro pensiero, della nostra riflessione, è qualche cosa di nuovo che non possiamo inventare, ma solo ricevere come dono, come una novità prodotta da Dio.

E la fede non viene dalla lettura

ma dall’ASCOLTO.

Non è una cosa soltanto Interiore, ma una RELAZIONE CON QUALCUNO. Suppone un incontro con l’annuncio, suppone l’esistenza dell’altro che annuncia e crea comunione. E finalmente l’annuncio: colui che annuncia non parla da sé ma è inviato”.

Logica conseguenza  è il fatto che per ascoltare occorre che ci sia qualcuno, inviato, disposto a parlare e che il modo come lo fa dipende e influenza l’ascoltatore.

Dato che insegno e sono consulente di  Marketing oltre che I.D.R. presso l’IIS V. Bonifazi di Civitanova Marche,  ecco il mio profilo professionale,  quanto la Comunicazione sia uno degli aspetti più difficili da realizzare e al quale si dedica il massimo del tempo. Da qui parte il contagio delle persone, spesso, per aprire un mercato ai prodotti.

Comunicare implica una serie di passaggi non facili da fare in modo che colui al quale comunichiamo possa ascoltare il messaggio. Immaginate come se il nostro comunicato dovesse scavalcare tutta una serie di ostacoli prima di poter cogliere l’attenzione delle persone.

Esperimenti plurimi hanno mostrato che le persone sono mediamente distratte a quanto accade loro attorno, specie  se non sono interessate.

Il nostro cervello risparmia energia sempre e se non stimolato da qualche “eccitante ” è come se si mettesse in stand-by. Pertanto chi comunica oggi , come ieri, deve avere un minimo di conoscenza delle moderne tecniche di comunicazione.

Segnalo i miei post su www.pandemiapolitica.com  per chi di buona volontà volesse approfondire la tematica, seppure un tantinello tecnica.

Marketing Pastorale

è anche questo, aiutare con la nostra “SCIENZA”

la Pastorale per la EVANGELIZZAZIONE di molti.

Qui  provo a segnare alcuni pratici suggerimenti da utilizzare per cominciare l’annuncio straordinario del nostro Signore Gesù Cristo con la speranza che possa aiutare a “contagiare” quante più persone possibili e diffondere così il Vangelo della Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

1-Semplicità e Preparazione. La comunicazione NON ammette improvvisazione, nel senso che, quando ci prepariamo a parlare con gli altri deve trasparire una certa “autorevolezza” dalle nostre parole. Ma, e questo è ancor più difficile, occorre parlare con semplicità, non con parole  troppo auliche, specie nei primi contatti.

2- Considerate i tempi. Le persone hanno pochissimo tempo per darvi attenzione, il così detto Buffer Mentale è assai breve, 7-8 minuti al massimo, ecco perché occorre Prepararsi, non disperdere in questi minuti. Badate però di non preparare in modo che appaia una “rappresentazione” o peggio “Re-citazione” sempre uguale. Sarebbe ridicolo.

3- Osservate bene l’interlocutore, chi è, cosa fa, come lo fa, il comunicare parte sempre dall’ascolto dell’altro, prima si ascolta poi si comunica. Tipica tecnica del venditore esperto, se riesci a cogliere i desideri  delle Persone è facile poi che se soddisfi tale desiderio che ti stia ad ascoltare.

4- Distanza ed Atteggiamento. La distanza del dialogo è importantissima, occorre dare alle persone il tempo di farci accettare, solo dopo molti dialoghi questa distanza si separa. L’atteggiamento deve esser quello sempre di massima apertura e rispetto, mai di “oppressione” o di “portare di VERITà”. Ricordiamoci che noi lavoriamo per qualcun ALTRO che ha già fatto metà del lavoro prima e meglio di noi, come diceva San Escrivà 

5- Emozionare con le storie  o i racconti. Il racconto che emoziona e che passa nel cuore piuttosto che nel cervello è assai efficace. Occorre imparare a saper raccontare storie, piuttosto che “teologia”. La comunicazione tramite le emozioni è sicuramente la più efficace.  Ricordiamoci che le Parabole sono una degli aspetti più importanti che Gesù utilizzava per far passare il messaggio del Regno di DIO.

6- Strumenti Tecnici Comunicazione. Oggi rispetto a 2000 anni fa abbiamo plurimi mezzi tecnici, ma …. vanno studiati e utilizzati con discernimento. Non basta saper aprire una pagina Facebook o Instagram o Twitter. Occorre saper bene come si fa, e cosa si fa!!! Invece noto molta approssimazione e faciloneria. Affidatevi ad esperti del settore, NON IMPROVVISATE altrimenti anche il VOSTRO MESSAGGIO RISULTA IMPROVVISATO.

7- Affidiamoci SEMPRE allo SPIRITO SANTO che ci possa illuminare sempre il modo migliore di comunicare e all’agnello Custode che possa aiutarci ad ascoltarlo.

Ecco 5 brevi spunti per poter comunicare con i nostri fratelli. Alcuni hanno dei talenti innati, ma che poi hanno coltivato nel tempo, tipo quelli del mio post sui convertiti all’ISLAm  altri invece hanno dei talenti inespressi, ma vi assicuro che tutti, ma proprio tutti possono e per il bene delle CHIESA debbono migliorare la Comunicazione con lo Scopo di avvicinare quante più persone a Gesù Cristo Nostro Signore.

Se avete bisogno di consigli siamo a vostra completa disposizione. porlandi05@gmail.com

 

 

 

San Escrivà, il Santo dell’Ordinario. Zibaldone di appunti da una biografia

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Biografia di Pilar Urbano che racconta San Escrivà

Pilar Urbano: Josemaria Escrivà Romano

A fine dicembre assisto alla testimonianza di un amico prete con il quale ho condiviso gli ultimi anni di studio per conseguire il baccalaureato presso l’Istituto Teologico Marchigiano.

Don Pompeo racconta la sua lunga esperienza di vita cristiana passata attraverso la vita familiare gratifica da 5 figli e vari nipoti, dopo il ritorno  al Signore della amata Moglie a circa 65 anni ha risposto alla vocazione presbiterale.

Quello che mi ha veramente incuriosito sono state le sue esperienze lavorative e i termini  per raccontarle. Parla di Santificazione attraverso il lavoro, farsi Santi attraverso il proprio vivere quotidiano, senza fuggire dalla proprio realtà e vocazione.

Sono il centro dei miei studi che potete leggere nella Tesi Finale per il conseguimento della Licenza Teologica presso la Pontificia Univ. Lateranense leggi qui e nei vari miei post asd es. leggi post..

Queste frasi da Lui dette sono il frutto della sua partecipazione ad una organizzazione Cristiana e Cattolica di cui tutti hanno sentito parlare ma che di fatto nessuno conosce se non dalle scempiaggine di idioti che ne hanno fatto un emblema del male della Chiesa.

Don Pompeo dice che da oltre 35 anni fa parte della OPUS DEI.

A Fine incontro scambiamo due chiacchiere e semplicemente mi invita a partecipare alla riunione mensile che l’Opus Dei Marchigiana fa a Loreto. Data la mia curiosità vado  e passo due ore di intensa e piacevole preghiera. Inizio a leggere dal web dai siti ufficiali  chi è Josemaria Escrivà. sito ufficiale Leggi qui e Poi cerco la risposta a questa domanda:

Cos’è l’Opus Dei? 

L’Opus Dei è una prelatura personale della Chiesa cattolica che ha lo scopo di contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo fra i fedeli cristiani di ogni condizione, uno stile di vita pienamente coerente con la fede nelle circostanze quotidiane dell’esistenza umana,

specialmente attraverso la santificazione del lavoro.

sito ufficiale opus Dei

sottotitolo del Sito:

“Insisto: nella semplicità del tuo lavoro ordinario, nei particolari monotoni di ogni giorno, devi scoprire il segreto nascosto per tanti della grandezza e della novità: l’Amore”. San Josemaría

In pratica come se dicesse ciò che io ho sempre pensato e studiato e scritto. Solo che non sapevo esistesse una organizzazione di Persone che perseguisse la Santità attraverso la esaltazione del Lavoro alla luce della Croce di Cristo. Tanto più che San Giuseppe è il Santo a cui si affidano. leggi mio post in omaggio a san giuseppe

Il nome completo è :

Prelatura della Santa Croce

e Opus Dei. 

Da quel dicembre non manco mai, salvo gravissimi problemi per lo più familiari. 

Ho iniziato così a conoscere dal di dentro l‘Opus Dei e mi sono fatto consigliare e prestare la lettura di alcuni libri.

Il primo che ho letto  mi ha letteralmente FULMINATO. Come se avessi trovato una persona resa Santa niente meno che da Giovanni Paolo II, vedete il  video qui sotto , che mi possa guidare verso la santità personale nel fare quotidiano dalla famiglia al lavoro.

Scritto dalla giornalista Pilar Urbano è una Biografia incredibile, tematica, molto sentita e coinvolgente. Mette a nudo il Padre come penso sarebbe stato difficile fare meglio. L’ho letto velocemente e riletto prima di riconsegnarlo, ho preso alcuni spunti qua e là giusto per imprimere meglio nella mia memoria le parole del Padre.

OGGI 26 GIUGNO 2016 

IN ONORE DALLA COMMEMORAZIONE

DI

SAN JOSEMARIA ESCRIVA’

pubblico questo post in suo onore per  diffondere la conoscenza del Santo dell’Ordinario.

Fondatore della  Prelatura della Santa Croce e Opus Dei.

 ZIBALDONE dal Libro su San Escrivà 

 

Cap.5
Opzione per i Poveri e Opzione per i Ricchi. IL FARE
“ Exutlavit UT GIGAS ad Corredum Viam

  1. I grandi Uomini sanno vedere l’invisibile.
    Massimo rispetto alla Libertà
    “Bisogna Far sì che spariscono i poveri elevandoli; Non abbassando le classi più alte”
    “Amo i comunisti NON amo il Comunismo”.
    “Chi sta sopra se non vale cade da solo”.
    Promuovere chi sta sotto. Opzione per i poveri.
    “Chiesa dei Poveri? Non c’è una Chiesa per i poveri, né dei ricchi, TUTT LE ANIME SONO POVERE. Ma La Chiesa è Ricca. Si!!! La sua ricchezza sono i sacramenti.. E la sua ricchezza è la dottrina e tutti i meriti di Cristo.”
    Cap. 6
    Le 3 LOTTE DELL’ OPUS DEI
    Giuridica

Ascetica verso l’amore di Cristo
Formazione : “ voi siete il ponte” l’Opus Dei come grande catechesi.

Cap. 7
“io NON volevo fondare NULLA,

IO non ho fatto altro che essere d’impaccio

detto a Josè Orlandis

Cap.8
“Avvicinare gli uomini a Dio, sapendo che metà del lavoro è fatto da Dio”.

“Teologia della coincidenza?? NO!!!! DELLA PROVVIDENZA”.

Un Marketing senza INGANNI, senza effetti speciali, senza ricorsi retorici, senza tattiche opportunistiche di penetrazione, ma la Verità con il dono delle lingue:

“Materializzare la dottrina senza alleggerire i costi della parola di DIO”.

Cap.9
“la Sapienza divina mi ha guidato come se giocasse con me”.
“SI DEUS NOBISCUM, QUIS CONTRA NOS”

Il nocciolo della vocazione della OPUS DEI

è la VITA QUOTIDIANA

Naturale Soprannaturalezza verso lo Spirito Santo:

“ non gli parlare Ascoltalo”.
DIVINO COMMERCIO
Se Dio leggesse i Classici concorderebbe con Terenzio: “Sono un Uomo e nulla dell’Uomo mi è estraneo”.

Cap. 10
URE IGNI SANCTI SPIRITUS, con con un po’ di nostra volontà
Si intrattiene con i Santi: San Giuseppe, San Pietro e Paolo, San Giovanni, San Nicola di Bari, San Barbara, San Tommaso Moro,, San Pio X, San Caterina da S
iena, Santo Curato D’ars, Arcangelo Gabriele, San Raffaele, San Michele, San Gabriele, L’Angelo Custode.

Orazione Abituale :

“ Materializzare la Vita Spirituale”.
“C’è qualcosa di Santo di divino nelle cose nascoste, nelle situazioni, più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire”.
Auditorium Nostrum in Nomine Domini
“adoro te devote, latens deitas….” Tommaso d’Aquino

“In ogni cerimonia bisogna fare tutto con DECORO, con solennità, e se vi sbagliatenon precipitatevi, calma!! Non rettificate nella fretta e di corsa, ma sempre con solennità. Anche l’errore fa parte della cerimonia. “

“Non dobbiamo mai essere Spilorci con

il SIGNORE: DIO AMA IL LUSSO”.

Cap. 11

“il Padre”

Così veniva chiamato San Escrivà.
Peccato, Orate Pro Reo
Peccato Genuit Filies et Filias
Gesù “Sanabat Omnes”
“Che ti Succede?” ripeteva spesso a tutti
PER ASPERA AD ASTRA

“L’indifferenza non comprende: esige e giudica, manca coraggio. L’affetto invece Comprende ed esige, Correggendo”.
V

“Vestire in modo adeguato al proprio sé” .

Cap. 12
Nell’Opus Dei un Malato è un TESORO.
“per una Anima innamorata, i bambini e i malati sono Lui”.
Dolcissimo Precetto:

Amore verso i Familiari …… ma Senza la Familiosi da dipendenza.

A Encarnita Ortega  (una beata alla quale dedicherò un futuro post in quanto impegnata nella moda, mio lavoro, ed è diventata beata):

“ Qui non formiamo super uomini, non andiamo in giro a comandare e a maneggiare. Si va a Servire, Sarete gli ultimi, mettete il vostro cuore per terra, perché gli altri camminino sul soffice.”

REGOLA; “ PER SERVIRE, SERVIRE”.
Ma trasceso dalla orizzontalità di servizio agli altri con la verticalità del servizio a Dio Stesso.
“Servite Domino in Laetitia”.
“Per coloro che amano Dio: Omnia in Bonum”.

Cap. 13
“I nostri mezzi e fini sono esclusivamente Soprannaturali”.

Conc. Vat. II : LA CHIAMATA UNIVERSALE ALLA SANTITA’

“Rispetto tutte le opinioni politiche;

purché non contrarie a Cristo.

L’Opus DEI è la libertà Santa dei Figli di Dio.

Tutti siamo d’accordo nella Fede e nella morale di Gesù Cristo,

e lo spirito dell’Opus Dei.

In tutto il resto siamo LIBERISSIMI.”

Consigli del PADRE su

Carità, Libertà e Responsabilità:

“Compi le Norme e Ama la Libertà”.
“Agisci con Serenità”.
“Se il tuo lavoro ti rende impossibile compiere le norme di Pietà, pensa che quel lavoro

non è più Opus Dei

ma opus diaboli.”
“In caso di dubbio mettetevi dalla parte della Libertà”.
“Libertà e Responsabilità come rango inanielabile dei Figli di Dio”

Cap. 14
Vigilavi et factus sum sicut passer passer solissimus in tecto. Salmo 102,8
da
S. Giovanni della Croce
Svuotamento e Libertà
Quanto possiede è un Abisso di conoscenza di Dio:
Il volo del Nibbio le sue proprietà:
1- Luoghi alti
2- becco
3- Solo
4- canto soave
5- Colore Non colore delle piume, non affatto particolari

Il cuore va s empre più in là della conoscenza. L’intelligenza viene dopo.
Il celibato come forca caudine che schiaccia la virilità.”
Presbiterato come amore, come passero solitario.

Cap. 15
Per chi vuole essere apostolo: Castità e Povertà
“vivere e morire povero anche se avessi molti milioni”.
Povertà NON Pauperismo
SAPER NON AVER PUR AVENDO
L’accento sulla rinuncia piuttosto che sulla povertà
“le anime grandi hanno in gran conto le piccole cose.”
“hai sbagliato il cammino se disprezzi le piccole cose”.
“la perseveranza nelle piccole cose, per amore, è eroismo”
Povertà Personale
“ IO NON MI PREOCCUPO, MI OCCUPO”.

cap. 16
“L’uomo è fango graziato “
Si definiva
Burrito Sarnoso: Asino Rognoso davanti a Dio.
“complesso di superiorità per SERVIRE”
Omia Possum in Ego qui me confortat

NUNC COEPI
adesso comincio diceva spesso.
“Numquis lex nostra giudicato Nominem, nidi prius audierit ab ipso?”

Cap. 17
“Nessuno può tenere per sé il tesoro della fede e neanche il tesoro della vocazione”.
2-10-1928 ——- VIDE L’OPUS DEI

J.E.R. Come un atto fisiologico, empirico, sensibile che richiede occhi, vivi, sani, aperti, svegli e che sappiano e vogliano guardare.
“vedere è un modo di costatare la realtà che non consente voltare pagina”.
Risultato: “evidenza”, che si imprime nella retina.
Chi ha visto così, non ha bisogno di metter mano alla Fede.
“CLAMA, NE CESSES!!!”
da Isaia GRIDA SENZA FERMARTI
SI DEUS NOBISCUM QUI CONTRAS NOS
Cap. 18
a
“Ubi Petrus Ibi Ecclesia, ibis DEUS”.
“l’AMORE per il Papa deve essere passione”.

Conobbe i seguenti papi: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI,.
Amat e amali ex toto corde tuo ex tota anima tua
“Montini fu la prima mano amico che trovai qui a Roma, la prima parola affettuosa per l’opera, che si udì a Roma. Lo disse a Lui.”v (nota personale, da quanto so mia Nonna volle che il suo primo nipote si chiamasse come il Papa dell’Epoca appunto Paolo VI mentre mia madre preferiva Giuseppe che divenne il mio secondo nome! )
Paolo VI Inaugurò il centro di Formazione Elis vedi il sito  nato per rispondere a questa esigenza: ” le persone chiedevano al Padre: ci dia un lavoro, ci dia un lavoro, chiedeva “ tu cosa sai fare” “ tutto, cioè niente”.

“La vostra vocazione professionale e i vostri doveri sociali avrebbero continuato a essere parte integrante della vocazione divina che avete ricevuto.”

Nel Decreto emanato da PAOLO VI 

DECRETO SUL MINISTERO E LA VITA DEI PRESBITERI
PRESBYTERORUM ORDINIS

del 8 dicembre 1965  al num. 10 PRELATURA PERSONALE

Riporto il num. 10 “ E lì dove ciò sia reso necessario da motivi apostolici, si faciliti non solo una distribuzione funzionale dei presbiteri, ma anche l’attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura continenti. A questo scopo potrà essere utile la creazione di seminari internazionali, peculiari diocesi o prelature personali, e altre istituzioni del genere, cui potranno essere ascritti o incardinati dei presbiteri per il bene di tutta la Chiesa, secondo norme da stabilirsi per ognuna di queste istituzioni, e rispettando sempre i diritti degli ordinari del luogo”. leggi il decreto

Poi Giovani Paolo II ERIGE

Prelatura Santa Croce e Opus Dei

in Prelatura Personale

per Peculiari Iniziative Pastorali

MA
L’abito su misura fu fatto grazie al concilio Vaticano II.
Il quale fu un aggiornamento della Chiesa mal ASSIMILATO
“difendete da ogni possibile attacco l’autorità del Romano pontefice, come non può essere condizionato se non da Dio”.
Il Conc. Vat. II per l’Opus Dei è una conferma in piena Regola. I testi conciliare sono una autentica e formidabile autenticazione della Dottrina Professata da San Escrivà che dal 1928 professava.

LA CHIAMATA UNIVERSALE ALLA SANTITA’
IL VALORE SANTIFICANTE DEL LAVORO
APOSTOLATO DEI LAICI

Anche nella Lumen Gentium;

PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA CHIESA
LUMEN GENTIUM

21 novembre 1964

L’apostolato dei laici 

33. I laici, radunati nel popolo di Dio e costituiti nell’unico corpo di Cristo sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi siano, a contribuire come membra vive, con tutte le forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua santificazione permanente.

Paolo VI:” Dio Le ha dato il carisma di portare per le strade la pienezza della Chiesa”.

I LAICI non sono cristiani di seconda scelta bensì POPOLO DI DIO.
Ciascuno chiamato PERSONALMENTE A ESSERE SANTO.
VOCAZIONE DIVINA DEL LAICATO

“Amate il Papa, l’attuale e quello che verrà, che troverà tutto distrutto, amatelo e servitelo in tutto ciò che dice in fatto di dottrina sociale della Chiesa.”.

La TERTULIA = lanciarsi nell’arena e toreare senza la cappa
“ mi fan male le anime”,

9,25 del

26 GIUGNO del 1975

IL RITORNO ALLA CASA DeL Padre

Cap. 19

Senso Nuziale della Morte. “ ecco viene la sposa! andategli incontro “. dal cANTICO dei Cantici.
Il Cristiano confida solo nella Spes. Certezza di PARADISI PROMESSI
Contro ciò si infrangono scoraggiamenti, angosce, paure,
“la morte per un cristiano, per una persona dell’OPUS DEI non è mai una morte improvvisa”
Per noi la morte non è tristezza
“oh cuan poco lo de a cà, oh cuan mucho lo de allá”
che poco le cose di quaggiù che tanto le cose di lassù

IN DOMUM DOMINI IBIMUS
“L’uomo è l’unico essere che sa di dover morire”
Al Padre morirono ben 3 sorelline minori.
“Il Santo fa una lunga preparazione alla Morte.”
“Tutti i battezzati dovere Anima Sacerdotale”
Portare Dio alla Gente e la Gente a Dio
More Nobelium
La Fondazione Opus Dei si è chiusa
Et Ipse, tamquam sponsus, procedendo de Talamo suo
Ed egli come sposo esce dalla stanza nuziale

“MORIRE PER NOI è COME ANDARE A NOZZE”.
“Alzati viene lo sposo! è Lui che ti viene a prendere”.

Exultavit ut Gigas ad CURRENDAM VIAM

L’attrazione del cristianesimo per i sottomessi all’Islam sono le testimonianze

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Zakaria Botros in diretta sulla sua TV dagli STATI UNITI d’America definito dal giornale arabo al-Insan al-Jadid «il nemico pubblico numero uno dell’islam» 

Tantissimo tempo fa nel 2008  lessi una notizia che mi fece impressione, riporto il titolo ed il link per leggerla tutta:

FROTTE IN FUGA DALL’ISLAM CERCANO CHIESE
Il Domenicale, 3 maggio 2008
di Guglielmo Piombini    clicca qui

riporto alcuni brani straordinari:

“Il personaggio che le autorità religiose islamiche temono di più è il sacerdote copto Zakaria Botros, (foto in alto) definito dal giornale arabo al-Insan al-Jadid «il nemico pubblico numero uno dell’islam». 

“I suoi programmi trasmessi via satellite dagli Stati Uniti, nei quali discute da un punto di vista cristiano gli aspetti più problematici del Corano (la guerra santa, l’inferiorità delle donne, la lapidazione e così via), hanno provocato conversioni clandestine di massa al cristianesimo. La sua perfetta conoscenza della lingua araba e delle fonti islamiche gli permette di raggiungere un vasto pubblico mediorientale, e gli spettatori rimangono colpiti dalla frequente incapacità degli ulema, che spesso scelgono il silenzio, di rispondere in maniera convincente alle sue osservazioni. La ragione ultima di questo successo è che, diversamente da certe controparti occidentali che criticano l’islam solo da un punto di vista politico, l’interesse principale di Botros è la salvezza delle anime.”In tutto il Medio Oriente la ripulsa per gli aspetti più deteriori legati al fondamentalismo islamico, come l’autoritarismo politico, l’intolleranza, la violenza e il terrorismo, hanno avvicinato milioni di uomini e di donne al cristianesimo. Pare infatti che in Iran un milione di persone si siano segretamente convertite al cristianesimo evangelicale negli ultimi cinque anni.

“Il pastore Hormoz Shariat sostiene di averne convertite 50mila con il suo programma in lingua farsi trasmesso via satellite.
Hormoz fa notare che nel periodo 1830-1979, 150 anni di sforzi di evangelizzazione, i missionari erano riusciti a costituire una comunità evangelicale di sole 3mila persone.” 

Poi ultimamente, ma 8 anni dopo, ho letto una serie di articoli che riporto sotto nei titoli e con i link che la confermano.

Nel 1996 la Società Biblica Egiziana vendette solo 3mila copie di un film su Gesù, ma 600mila nell’anno 2000.

da

TEMPI 

20 maggio 2016

Perché aumentano nel mondo le conversioni dall’islam al cristianesimo. Non solo tra i rifugiati

L’aumento di conversioni da islam a cristianesimo | Da

clicca qui

brani interessanti con link:

Negli ultimi anni si sente parlare di un numero crescente di catecumeni cristiani provenienti dalla religione di Maometto. Una analis dell’Interdisciplinary Journal of Research on Religion parla addirittura di un incremento globale nel mondo di circa 10 milioni di convertiti dall’islam al cristianesimo. Dudley Woodbury, da Nationale Catholic Register
 studioso della materia, conta 20 mila battesimi all’anno solo negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Europa, invece, a Pasqua si è diffusa la notizia di 196 conversioni nella diocesi di Amburgo. Camille Eid, scrittore e giornalista libanese, coautore del libro I cristiani venuti dall’Islam, spiega a tempi.it quello che è «un fenomeno sicuramente incalcolabile ma, altrettanto certamente, in crescita costante».

Padre Pierre Humblot, sacerdote recentemente espulso dall’Iran dopo 45 anni di missione e ora residente in Francia, ha parlato di 300 mila iraniani convertiti, un fenomeno di massa. Incredibile dato che in Iran si rischia la pena di morte.

Un altro tassello del mosaico è rappresentato da quello che avviene durante una trasmissione della tv cristiana nordafricana Al Hayat, condotta da un marocchino convertito dall’islam e figlio di un imam: durante il suo programma vengono raccontate le storie di ex musulmani e arrivano chiamate dal pubblico di persone convertite o che addirittura si convertono grazie alla trasmissione. Sono giordani, egiziani, tunisini, marocchini, ma anche francesi. Il conduttore confuta poi le basi dell’islam.

Le puntate caricate su YouTube circolano parecchio anche in rete………

Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario.

Un bel paradosso: l’Occidente si arrende all’ideologia nichilista islamista e gli islamici si convertono al cristianesimo. Come mai?
È doppiamente paradossale: molti occidentali sono attratti dall’ideologia della morte fino al punto di lasciare tutto per andare a combattere con l’Isis, mentre chi ha subìto la violenza del fondamentalismo islamico e la sottomissione senza ragioni agli ordini della legge coranica, di fronte ai comandamenti dell’amore cambia. Ma molti lo fanno proprio a partire dal Corano. Infatti, intuendo che Gesù non può essere solo un profeta si incuriosiscono e lo riscoprono come Dio nel Vangelo.”

Infine da

IL FOGLIO 

Cristiani in segreto
Nella grande persecuzione, aumentano le conversioni dall’islam. E’ la chiesa delle catacombe
di Matteo Matzuzzi | 13 Giugno 2016 ore 11:32

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Forse il più completo articolo che ho letto, anche ultimo in ordine di tempo. Ecco alcuni passi scelti.

Un crescente numero di rifugiati musulmani in Europa si sta convertendo al cristianesimo, scriveva la scorsa settimana il quotidiano inglese Guardian in un’inchiesta che travalicava i confini dell’isola britannica. I numeri sono eloquenti, “stando a quanto riferiscono le chiese impegnate in battesimi di massa un po’ ovunque”, si sottolineava.

Il tema della conversione è questione delicata, di quelle che le alte gerarchie manovrano con estrema attenzione. Pubblicamente se ne parla poco, perché il rischio di alimentare tensioni con il mondo musulmano è assai elevato, soprattutto nell’attuale fase storica che vede il fondamentalismo di stampo islamico in rapida ascesa nel vicino e medio oriente nonché in Africa, dove la religione è strumentalizzata al punto da essere considerate il perno attorno cui ruotano i conflitti in corso. Ogni parola sul tema è centellinata, a regnare è l’estremo equilibro e ciò non solo perché ormai il dialogo è la strada maestra tracciata da decenni.

La chiesa cresce, ma non è per fare proselitismo:

non cresce per proselitismo,

cresce per attrazione,

l’attrazione della testimonianza

che ognuno di noi dà al popolo di Dio

diceva Papa Francesco.

Kurt Koch,

presidente del Pontificio consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, ad affrontare l’argomento, intervenendo a un convegno interreligioso ospitato al Woolf Institute dell’Università di Cambridge: “Noi abbiamo la missione di convertire tutti quanti appartengono a religioni non cristiane”, diceva il porporato, aggiungendo però “che è importante farlo con una testimonianza credibile e senza alcun proselitismo”.

E’ bastato usare il verbo “convertire” per scatenare l’atteso putiferio, con addirittura l’intervento del direttore della Sala stampa vaticana a rettificare le parole di Koch, precisando che quanto riportato dai giornali non corrispondeva a ciò che in realtà il cardinale aveva detto.”

Una storia non troppo disimile da quella dello scrittore Nabeel Qureshi, autore del libro “Cercare Allah, trovare Gesù”. Qureshi ha raccontato più volte, anche pubblicamente, la sua esperienza di giovane musulmano in occidente che veniva ammonito in continuazione sui rischi di “contaminazione” con i coetanei cristiani. “I primi versetti del Corano che io e gli altri ragazzi memorizzammo nella nostra moschea proclamavano che Dio non è padre né figlio. Lo recitavo già all’età di sei anni. Imparammo anche che Maometto era il più grande messaggero di Dio, e nessun uomo più perfetto di lui era vissuto su questo pianeta. Non è difficile capire come feci a diventare uno strenuo oppositore della Trinità”, ride oggi. Anche qui, decisivo è stato un incontro: un amico, David, capace di reggere il confronto su base quasi teologica.”

“Si pensi solo al Marocco, dove in quindici anni la presenza cristiana è triplicata e i neofiti appartengono soprattutto alle classi medio-alte, che vedono nel cristianesimo “una religione della tolleranza e dell’amore”, rispetto a un islam troppo restrittivo.”

Numeri esatti non ce ne sono, anche perché “coloro che si convertono rischiano procedimenti giudiziari o addirittura la morte se la loro conversione diventa pubblica”.

E’ una

“chiesa delle catacombe”,

così definita – proseguiva la nota del Patriarcato – “non tanto per il confronto col governo, come può accadere in Cina o in altri paesi asiatici, ma per proteggersi dalle vendette della comunità di origine dei nuovi cristiani”.

 

Vi consigliamo  di leggere gli articoli  indicati, ed altri che sono in rete. Molti preti  in prima linea consigliano di parlarne poco, anche per evitare reazioni dei governi islamici che possono condannare a morte gli apostati.

Questo mi fa capire il giusto comportamento del Santo Padre Francesco, che personalmente ho criticato e al quale chiedo scusa, Santità avete ragione voi!!!!

Ritengo che il modo con il quale il Santo Padre si sia mostrato ai Musulmani sia stato di Mostrare la ENORME DIFFERENZA tra Cristianesimo e Islam, ovvero che per NOI

DIO  è   Padre

DIO  è AMORE

Ecco all0ra che ciò che ha fatto il Santo Padre appare sotto un’altra  luce,sicuramente ben consigliato,  di una forte  TESTIMONIANZA Dell’Amore di Dio  per tutte le persone,  SENZA l’uso della  sopraffazione e senza alcuna SOTTOMISSIONE, è.  DATO che islam significa sottomissione.

Come sottolineato sopra più che una evangelizzazione forza, è l’ATTRAZIONE VERSO QUESTO MESSAGGIO RIVOLUZIONARIO per gli islamici che sta facendo la differenza.

Attratti dalla TESTIMONIANZA  delle Persone come ZaKaria Botros, che da ora in poi sarà un mio eroe personale, insieme alle centinaia di persone che testimoniano Cristo e accompagnano a Lui tutti coloro che incontrano. 

Mostrando  loro la Croce

come simbolo di Unione Fraterna

nella sofferenza e

non con la sopraffazione e la sottomissione.

Pregheremo  tutti coloro che aiutano tante persone  ad avvicinarsi a Cristo e magari sia da esempio a noi che a fatica riusciamo a trasmetter l’amore di Cristo ai nostri connazionali.

Chissà questo sia un segno per il futuro, un futuro PAPA Arabo o Iraniano!!!!

Ricordiamo che i primi apostoli erano tutti APOSTATI attratti dall’amore di Gesù figlio di DIO convinti dalla Croce e dalla Resurrezione di Cristo.

San Pietro, il primo Papa, fu Apostata!!!

 

Il Vero Problema Sociale è il LAVORO. Occorre Nuova Visione per le Pastorali Sociali del Lavoro

Postato il


Il Lavoro COME assoluta PRIORITÀ’!!!!!

 

Intervento di Bagnasco sul Lavoro del 29 aprile 2016: DA Avvenire 

il cardinale Angelo Bagnasco in occasione del convegno “Formare per educare: verso una nuova etica del lavoro”:

“Il lavoro è fondamentale per la vita dell’uomo” e soprattutto “per i giovani, perché si facciano una famiglia, un progetto di vita perché altrimenti, come dice il Papa, non c’è dignità“.  

E, a proposito di lavoro e disoccupazione, il cardinale Bagnasco ha commentato i dati ISTAT  affermando che:

“l’osservatorio delle nostre parrocchie e delle nostre comunità cristiane non registra ancora questo miglioramento che tutti speriamo, ci auguriamo e che auspichiamo”

 “serve una visione”.

“Le leggi – ha spiegato – ci vogliono eccome, servono e serve che siano giuste ed eque, ma una società società che si illudesse di risolvere i problemi sociali, a tutti i livelli, con delle leggi, seppur buone, non ha alcuna visione”.

Intervento Bagnasco alla CEI del 19 MAGGIO 2016

il lavoro è la PRIORITà

Un anno prima sempre su Avvenire si riporta il suo intervento di inizio anno con il grido:

Intervento del Cardinal Bagnasco del 26 gennaio 2015

“L’urgenza che più si impone è il LAVORO!!”

Ieri leggo questo articolo in cui il Cardinale Bagnasco afferma;

Intervento Cardinal Bagnasco del 5 giugno 2016  su il Fatto Quotidiano .

 

“Serve un miracolo“

è questa l’analisi che il cardinale Angelo Bagnasco ha sottolineato a Genova per Genova dove è Arcivescovo, ma che

è da leggersi nel quadro generale del Paese dove il lavoro non decolla nonostante alcuni segni che sembrano positivi o dichiarazioni rassicuranti.

La disoccupazione cresce”.

“I dati dicono che il 40% delle persone comprese nella fascia d’età dai 15 ai 24 anni è in cerca di lavoro, mentre la media europea è del 22%. In termini percentuali siamo gli ultimi posti”,

Per il presidente della Cei

“è forte la preoccupazione anche per gli adulti che una volta perso il lavoro hanno difficoltà a ritrovarlo, con gravi danni per la loro dignità e le loro famiglie. Diventa un peso insostenibile anche la ricerca di beni come la casa”.

“Mentre la platea dei poveri si allarga inglobando il ceto medio“, ha chiosato l’arcivescovo, “la ricchezza cresce e si concentra sempre più in mano a pochi. Auspico che la concentrazione di risorse incrementi copiosamente gli investimenti in attività produttive a vantaggio dei lavoratori” perché “la povertà tocca 4 milioni di persone, quasi il 7% degli italiani. Lo scorso anno la Chiesa ha distribuito più di 12 milioni di pasti agli italiani”.

Interventi  continui da parte del Cardinale Presidente della CEI.

La Politica in Italia purtroppo si riduce a misere beghe di partito e lecchinaggi vari, e si preoccupa poco e male della priorità indicata dal cardinale Bagnasco. E se posso permettermi una piccola polemica, anche molti Vescovi sembrano non fare sufficiente attenzione a questi richiami.

IL LAVORO è LA VERA PRIORITà

Lavoro ovviamente per la Chiesa significa che rispetti la Dignità delle persone e di la possibilità a ciascuna persona di Conseguire il BENE COMUNE che secondo la Dottrina della Chiesa è

  • 164 Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per BENE COMUNE s’intende « l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente ».
  • …… Il BENE COMUNE, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale. … 166 Le esigenze del BENE COMUNE derivano dalle condizioni sociali di ogni epoca e sono strettamente connesse al rispetto e alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali…… la prestazione di quei servizi essenziali delle persone, alcuni dei quali sono al tempo stesso diritti dell’uomo: alimentazione, abitazione, LAVORO , educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni e tutela della libertà religiosa.

Il LAVORO è la vera ed assoluta  URGENZA  per le Persone CHE vivono in ITALIA.

Domanda:

  • COME SI CREA LAVORO?
  • Chi o Cosa possono scatenare una o più situazioni virtuose che possano creare Lavoro?

Risposte semplici NON ce ne sono.

Più volte ce ne siamo occupati in questo Blog che principalmente si occupa di PASTORALE SOCIALE. qui e qui.

Tuttavia sono un economista aziendale, con un passato da imprenditore e da consulente marketing per imprese grandi e piccole, leggi bio qui, mi sento particolarmente coinvolto nel rispondere a questa assoluta priorità.  

Anche in considerazione della mia preoccupazione per i giovani ragazzi che in Italia hanno difficoltà a trovare un lavoro dignitoso e NON IN NERO!!! leggi post con Papa Francesco che lo stigmatizza.

Il Lavoro si Crea se ci sono le condizioni idonee che permettono alle persone di Intraprendere attività che possano crescer nel tempo e occupare più persone possibili nel tempo.

Così nacquero in Italia i famosi, in tutto il mondo, DISTRETTI INDUSTRIALI, veri volani del MADE IN ITALY nel Mondo, dove le persone si creavano dal nulla la loro micro-impresa. Abbiamo i più alti indici mondiali di micro imprenditorialità.  Ma in questi ultimi anni  i potenziali imprenditori sono assai dubbiosi nel realizzare le nuove imprese, troppi ostacoli, rischi, malessere sociale nel senso che spesso chi diventa imprenditore è visto più come un ladro e sfruttatore del popolo, che non come un benemerito della società , con una legislazione PUNITIVA per chi fa impresa.

E permettetemi di dire che di questo clima contrario alla impresa le PASTORALI SOCIALI di molte diocesi sono state assai deludenti.

La maggior parte delle quali affronta l’argomento solo dal punto di vista del lavoratore, e con mal sopportazione dal punto di vista dell’imprenditore. Sento sempre e solo parlare del lavoratore o del lavoro, ma mai di coloro che lo creano il LAVORO.

PERCHE’!!!!

E se invece cambiassimo prospettiva, e provassimo ad aprire ad una NUOVA VISIONE  di una Pastorale che Stimolassero Cristianamente a mettere i Propri talenti al Servizio del

BENE COMUNE

DELLA DIGNITA’ DELLE PERSONE CHE DESIDERANO UN LAVORO.

Questa potrebbe essere una visione nuova Auspicata dal Cardinal Bagnasco che indirizzi sempre più le pastorali sociali del lavoro a stimolare i giovani e i meno giovani a “buttarsi” con coraggio nel realizzar i loro progetti imprenditoriali.

Sopportando Cristianamente gli ostacoli, i fallimenti e soprattutto i … successi i quali spesso sono quelli che distruggono le famiglie e le persone più dei fallimenti.

Insomma una Pastorale Sociale che VALORIZZI L’IMPRESA specie quella a carattere FAMILIARE.

Facendo capire come Seguire Cristo  si può anche nel  LAVORO IMPRENDITORIALE.  Ricordiamo  che  sia  SAN Giuseppe che SAN Paolo furono piccolo artigiani imprenditori.

Insomma auspico Pastorali Sociali del Lavoro meno ideologicamente orientate e più realisticamente proiettate al futuro per dare una vera e consolidata risposta alla pressante situazione odierna.

SERVE  il LAVORO

E

SOPRATTUTTO SERVE CHI CREA LAVORO

e

SERVE PREGARE 

PER STIMOLARE I TALENTI CHE

POSSANO ESPRIMERSI E

AIUTARE LE PERSONE CRISTIANE

 A …BUTTARSI NEL RISCHIO DELL’IMPRESA. 

Certo poi occorrerebbe metter in moto serie condizioni “economiche” a livello diocesano che possano supprtatre il rischio, sia in termini finanziari che in termini organizzativi, ma questo è un altro discorso.

L’importante secondo me a questo punto intanto è cambiare la VISIONE delle Pastorali, e capire che solo se riusciremo a ricreare in modo innovativo le condizioni per ricreare e rinnovare vecchi e nuovi distretti industriali, difficilmente usciremo dalla crisi.

Tutti I cristiani Italiani devono impegnarsi nella preghiera e nei talenti a spronare le rispettive diocesi per questo auspicato cambio di visione.

 

 

Sfruttamento delle persone grazie a pagamenti in NERO: Papa Francesco dice BASTA!!

Postato il


Oggi la Prima Lettura ci offre l’occasione di rifletter in modo profondo su uno degli aspetti più sentiti dalle persone che lavorano. Un tema che MI sente particolarmente coinvolto.

PRIMA LETTURA (Giac 5,1-6)

Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco.

Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente.
Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.

Possiamo leggere in questo Link L’ Omelia di PAPA FRANCESCO di oggi 19 maggio 2016

Una Omelia, molto semplice, che non vuol dire che non sia profonda, ma nel senso di comprensibile e rivolta a fatti ed episodi della vita di tutti i giorni.

In particolare questa frase mi ha colpito, che rappresenta uno spaccato di molte persone intente a chiedere  la giusta ricompensa del proprio lavoro:

‘Io ti pago fino a qua,

senza vacanze, senza assicurazione sanitaria,

senza … tutto in nero …

Ma io divengo ricco!’.

Insegno in un istituto Tecnico e Professionale. La maggior parte dei miei  ragazzi hanno famiglie normali con i soliti problemi di soldi. Pertanto molti di loro si arrabattano a cercare un lavoro che possa dare sollievo alla famiglia.

EBBENE

MOLTI RAGAZZI NEL LAVORO

SONO TUTTI TRATTATI

COME DICE PAPA FRANCESCO

Orari infiniti

per guadagni Miserrimi.!!!!

Una ragazza mi ha raccontato, E COME LEI TANTI MA TANTI ALTRI,  che per 8 ore gli davano 20-30 euro!!

A NERO!!!

Lo sanno i signori delle forze dell’ordine, sempre pronti a venire a scuola a parlare di legalità, codice della strada, ecc.ecc. Poi sti ragazzi vengono

SFRUTTATI DA DELINQUENTI con la partita iva.

Questa ragazza, come tante altre, ha provato a dirlo alle forze dell’ordine, ma in pratica le hanno fatto capire che la colpa era la sua. Bravi. si proprio bravi .

Ecco forse essere Chiesa significa anche stare vicino a queste nostre sorelle e fratelli sfruttati nella loro dignità di persone nell’essere persone che svolgono un lavoro  e che hanno tutto il diritto di essere pagate per la giusta mercede.

Santità spero che le sue Parole possano stimolare tutti coloro che lavorano per  Pastorale in particolare quella Pastorale della Impresa   in modo da far si che si possano fermare questi soprusi a danno SOLO  dei più poveri e indifesi, in particolare i nostri giovani.  Poi ci si lamenta che non seguono più la Chiesa, ma se noi per primi non diamo loro  aiuto, e spesso stiamo con coloro che li … sfruttano , magari perché offrono l’obolo di san pietro!!!

Denunciamo con coraggio chi paga in nero, anche se si presenta tutte le domeniche in chiesa e dona il surplus del loro lavoro, rubandolo alle persone che sfrutta.

QUESTA SI CHE SAREBBE UNA AZIONE FORTE E MERITEVOLE PER I NOSTRI RAGAZZI

Ci vuole coraggio, ma il coraggio è nella forza delle parole del Vangelo!!!!

Inoltre sarebbe anche un bene per la concorrenza, perché ci sono anche persone oneste che pagano tutto il dovuto ai lavoratori e ottengono di avere una concorrenza SLEALE da parte di coloro che invece non lo fanno.  Bisogna dirlo,

MOLTI SONO ANCHE ONESTI CON I LAVORATORI SUBENDO CONCORRENZA SLEALE E PAGANDO DI Più

La piaga della schiavitù oggi con la scusa del lavoro che manca è ancora peggio del passato.

Sottolineo come sia stato Bello anche il fatto che il Santo Padre non ha chiamato Imprenditori questi sfruttatori  ma ha usato il termine dispregiativo di RICCHI. 

RICCHI sono e assolutamente  non IMPRENDITORI

Gli IMPRENDITORI CRISTIANI conoscono il valore della persona e la dignità del lavoro e di conseguenza lo premiano con il giusto salario.

I RICCHI INVECE PENSANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AI SOLDI

DA ACCUMULARE FREGANDOSENE DEL LUNGO PERIODO e delle PERSONE.

Preghiamo affinché ci siano sempre più imprenditori cristiani che possano creare lavoro per i nostri giovani e che illuminati dalla grazia del Signore sappiano Dare la giusta mercede alle persone che lavorano per loro. 

In omaggio al Lavoro e al suo patrono: San Giuseppe Lavoratore

Postato il


 

 

Oggi  Primo Maggio in Occasione  della Ricorrenza  del  Santo del Lavoro: San GIUSEPPE. 

Dedichiamo questo Post a tutti coloro che si chiamano Giuseppe, alla Parrocchia di Don Andrea dedica proprio a San Giuseppe Operaio vedi qui. 

Naturalmente poi dedico questo Post a tutti i LAVORATORI. Ricordando che proprio il LAVORO caratterizza i primi cristiani chiamati da Gesù Cristo a diventare apostoli. San Paolo stesso si vanta di mantenersi con il suo lavoro, costruttore di tende.

Da sempre il LAVORO invece nelle culture pagane e gnostiche è visto come avvilente e non adatto all’UOMO nobile, ma riservato agli schiavi. L’innovazione CRISTIANA è stata quella invece di esaltarne il valore, fin da essere il seme del capitalismo moderno con gli artigiani, gli imprenditori che dal basso riuscivano a creare meravigliosi oggetti e progressi per il bene di tutti.

Il LAVORO dignitoso per l’Uomo e non fine a se stesso, ma necessario per arrivare a CRISTO e nel Lavoro il Cristiano deve mostrare i suoi valori e la sua evangelizzazione ed apostato.

Pubblico così il primo capitolo della mia tesi della licenza in Teologia Pastorale conseguita a Roma nel 2012. Per approfondire e alimentare la cultura del LAVORO e non  dello sfruttamento e del parassitismo nobiliare.

BUON SAN GIUSEPPE LAVORATORE E 

BUONA LETTURA

 

CAPITOLO I
L’UOMO COME SOGGETTO DEL LAVORO

E LA SUA DIGNITÀ NELLA ENCICLICA LABOREM EXCERSENS

1.1 – INTRODUZIONE: DALLA TRADIZIONE DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

Tutte le encicliche e gli scritti succedutisi nel corso del tempo, riguardanti i problemi sociali, hanno affrontato il tema del lavoro, a partire dalla Rerum Novarum di Leone XIII, poi nella questione sociale della Quadragesimo anno di Pio XI, la questione dell’ordine internazionale nel radiomessaggio di Pio XII, le questioni della giustizia e della pace di Giovanni XXIII nella Mater et Magistra, le questioni dello sviluppo e della nuova civiltà di Paolo VI nella Popolorum Progressio. L’enciclica di Giovanni Paolo II, Laborem Excersens, edita nel 1981, focalizza l’attenzione sul lavoro in collegamento organico con la tradizione.

Certamente il lavoro, come problema dell’uomo, si trova al centro stesso di quella «questione sociale» alla quale, durante i quasi cento anni trascorsi dalla menzionata Enciclica, si volgono in modo speciale l’insegnamento della Chiesa e le molteplici iniziative connesse con la sua missione apostolica. Se su di esso desidero concentrare le presenti riflessioni, ciò voglio fare non in modo difforme, ma piuttosto in collegamento organico con tutta la tradizione di questo insegnamento e di queste iniziative. Al tempo stesso, però, faccio questo, secondo l’orientamento del Vangelo, per estrarre dal patrimonio del Vangelo «cose antiche e cose nuove»1.

L’enciclica precisa, chiarifica e attualizza l’eredità del magistero sociale della Chiesa mediante una riflessione teologica-sociologica, che considera il lavoro come la chiave essenziale di tutta la questione sociale ove il lavoro risulta essere fondamentale per il bene dell’uomo.

“Se nel presente documento ritorniamo di nuovo su questo problema, – senza peraltro avere l’intenzione di toccare tutti gli argomenti che lo concernono – non è tanto per raccogliere e ripetere ciò che è già contenuto nell’insegnamento della Chiesa, ma piuttosto per mettere in risalto – forse più di quanto sia stato compiuto finora – il fatto che il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell’uomo. E se la soluzione o, piuttosto, la

1 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Laborem Exercens, (1 settembre 1984), n. 2, in Enchiridion Encicliche. Vol. 8, Centro editoriale Dehoniane, Bologna 1998, n. 208.

graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si ripresenta e si fa sempre più complessa, deve essere cercata nella direzione di «rendere la vita umana più umana», allora appunto la chiave, che è il lavoro umano, acquista un’importanza fondamentale e decisiva”2.

Nell’epoca moderna, un enorme sviluppo interpretativo del lavoro umano è avvenuto al di fuori della giusta concezione del lavoro. La Dottrina Sociale della Chiesa può spesso cadere nelle tesi che intendono il lavoro, specie quello di tipo manuale e industriale, come abbrutimento dell’uomo, di contro a lavori che elevano l’uomo alla spiritualità. La Laborem Excersens offre una visione cristiana del lavoro, che si rifà alla tradizione magisteriale della Chiesa e che risponde alle esigenze contemporanee.

“La Chiesa cattolica ne è stata sommersa ed ha cercato di porre degli argini, ma non ha mai veramente compreso ed amato il lavoro industriale. I cattolici si sono dunque in un certo senso estraniati dal fondamentale compito sociale di produrre ricchezza, lo hanno guardato con sospetto. L’invenzione creativa delle forme di organizzazione del lavoro umano e della innovazione nel modo di produzione è stata lasciata ad altri…. con la Laborem Excersens la Chiesa cerca di andare più a fondo, al cuore della giusta concezione del lavoro umano, per orientare e disciplinare in modo diverso le enormi energie”3.

Proprio la mancata capacità di affrontare i problemi legati al lavoro moderno ha portato la riflessione del magistero ai margini del pensiero economico, e nei fedeli il sospetto che il Magistero della Chiesa fosse lontano dalla propria attività lavorativa, vista spesso in modo semplicistico e negativo. In particolare, da parte di filosofie-etiche, che vedono il ruolo del lavoro come degradante per l’uomo oppure dividono i lavori in base a criteri materialisti, tra quelli meritevoli (derivante dal pensiero e dalle arti) e quelli non meritevoli per l’uomo (derivanti dal sudore e dall’artigianilità). L’enciclica pone i confini entro i quali delimitare la questione del lavoro. Nella prima parte del testo, l’enciclica offre una lettura che risponde a queste visioni negative, partendo da come la Chiesa intenda antropologicamente l’uomo, è una lettura del lavoro che parte dal soggetto che lo compie e della importanza che ha per la realizzazione dell’uomo stesso e le sue radici affondano nella cultura.

L’enciclica non ha soluzioni prefabbricate da offrire; contiene però un approccio di tipo nuovo al fondamentale problema dell’uomo che permette una comprensione diversa da quella usuale dei grandi problemi internazionali. Essa fornisce le categorie che permettono una inedita lettura ed interpretazione della storia contemporanea…… L’enciclica Laborem Excersens con la sua fondamentale distinzione fra il significato oggettivo ed il significato

2 Ivi, n.3, in EE/8 n. 209.
3 R. BUTTIGLIONE, L’uomo e il lavoro, CSEO SAGGI, 1984, pp. 59-60; p. 87.

soggettivo del lavoro ci insegna a cercare le radici dell’uomo nella cultura4.

1.2 – IL SOGGETTO DEL LAVORO È L’UOMO E LA SUA RADICE È LA CULTURA

La prima e sostanziale affermazione sulla quale basare tutte le riflessioni sul lavoro è il fatto che il lavoro deve essere inteso in senso soggettivo, “come persona, l’uomo è soggetto del lavoro”5. Il lavoro è un fondamentale e centrale tema della Dottrina Sociale della Chiesa, un valore etico solo in quanto colui che lo compie è la persona che assume le sue decisioni sulla base della propria volontà.

Non c’è, infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compie è una persona, un soggetto consapevole e libero, cioè un soggetto che decide di se stesso.6

Il lavoro visto nella sua dimensione soggettiva, sottolinea come l’uomo è destinato al lavoro, “per quanto sia una verità che l’uomo è destinato ed è chiamato al lavoro, però prima di tutto il lavoro è «per l’uomo», e non l’uomo «per il lavoro»”7. Questo assunto fondamentale chiarisce come qualsiasi lavoro non sia importante per l’obiettivo che si pone, ma per l’uomo che lo compie, la persona.

A sua volta: indipendentemente dal lavoro che ogni uomo compie, e supponendo che esso costituisca uno scopo – alle volte molto impegnativo – del suo operare, questo scopo non possiede un significato definitivo per se stesso. Difatti, in ultima analisi, lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro eseguito dall’uomo – fosse pure il lavoro più «di servizio», più monotono, nella scala del comune modo di valutazione, addirittura più emarginante – rimane sempre l’uomo stesso.8

L’uomo decide di lavorare al fine di realizzare se stesso, per contribuire al progresso continuo della comunità in cui vive e per aumentare l’elevazione culturale e morale della stessa.

Giovanni Paolo II riconduce l’importanza del lavoro soprattutto in quanto stimolo all’incessante elevazione culturale e morale della società. Una radicale concezione dell’attività umana che spiazza e costringe a riflettere approfonditamente sul suo valore e sul concetto stesso di lavoro, e la sua importanza cruciale per il progresso integrale dell’uomo.

“L’uomo, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all’incessante elevazione culturale e morale della società, in cui vive in comunità con i propri fratelli.

Il lavoro è cultura, anche il più semplice e ripetitivo dei lavori è cultura; forma l’uomo e accresce la sua autostima, poiché egli, grazie al suo lavoro, si rende conto di contribuire alla crescita personale e di una comunità. Si sconfigge la logica illuministica di derivazione greco-romana del lavoro, la quale considera il lavoro solo come un abbrutimento dell’umanità, a sua volta destinata ad alti e solitari compiti, specie lontano dalla “praxis”.

“Quando diciamo che il Papa propone una concezione del lavoro diversa da quella usuale non vogliamo rifarci né ad una spiritualizzazione del lavoro né ad una esaltazione del lavoro come partecipazione al compito della creazione. Intendiamo dire piuttosto che ci troviamo davanti ad un particolare approfondimento di ciò che il lavoro è in se stesso, il quale rende comprensibile in che modo sia vera l’affermazione che il lavoro è partecipazione all’opera creatrice di Dio. Lo stesso Giovanni Paolo II in una conferenza ha gettato una luce particolare su questa concezione del lavoro umano. Dice il Papa: “bisogna…. svelare in tutta la ricchezza della praxis umana quella profonda relazione con la verità, con il bene e con il bello che ha un carattere disinteressato, puro, non utilitario”.

Il lavoro, considerato come ciò che si prende cura della verità, del bene e del bello, consiste nel mettere al centro la persona umana e le sue relazioni con le altre persone, che è la creazione più alta del Creatore e quella di cui si compiace ed in cui si riflette. Compiendo il proprio lavoro, l’uomo si prende cura dell’altro e al contempo si prende cura massimamente di sé, cura nel profondo la propria anima, la quale, a sua volta, si svela all’uomo solo nell’incontro con l’altro, nella reciproca relazione umana; dunque nell’accogliere l’altro si crea il vero, il buono e il bello della convivenza comune, una dimora spirituale comune.

L’uomo è chiamato al lavoro perché è attraverso il lavoro che egli si prende cura della persona, in sé e negli altri, ed esercita la propria responsabilità verso di essa. Nessuno può compiere la propria vocazione umana se non attraverso un lavoro. La dinamica propria dell’umano è infatti segnata dall’incontrare il vero, il bello ed il bene (in una parola forse potremmo dire l’essere ) e dal rimanere carichi di meraviglia e di stupore davanti ad essi, per poi prendersene cura… Ciò rende differente il lavoro dell’uomo dalla fatica degli animali.

1.3 – LA DIGNITÀ DELL’UOMO NEL LAVORO SOGGETTIVO

L’uomo deve lavorare, non per realizzare una necessità naturale e sottrarsi alla fame, ma perché il lavoro appartiene alla sua piena realizzazione in quanto uomo e in quanto persona tra le persone. Il lavoro che valorizza il soggetto è un bene per l’uomo e gli rende la sua piena dignità, lo rende più uomo.

“Eppure, con tutta questa fatica – e forse, in un certo senso, a causa di essa – il lavoro è un bene dell’uomo. Se questo bene comporta il segno di un «bonum arduum», secondo la terminologia di San Tommaso, ciò non toglie che, come tale, esso sia un bene dell’uomo. Ed è non solo un bene «utile» o «da fruire», ma un bene «degno», cioè corrispondente alla dignità dell’uomo, un bene che esprime questa dignità e la accresce. Volendo meglio precisare il significato etico del lavoro, si deve avere davanti agli occhi prima di tutto questa verità. Il lavoro è un bene dell’uomo – è un bene della sua umanità -, perché mediante il lavoro l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, «diventa più uomo»12.

Il lavoro soggettivo è un bene che corrisponde all’uomo e alla sua dignità, ciò che corrisponde all’uomo nella sua massima espressione. Tali considerazioni giungono a considerare la laboriosità come una virtù, in quanto capace di trasformare l’uomo e coloro che gli sono accanto verso la loro piena e integrale realizzazione, sia materiale che spirituale.

Senza questa considerazione non si può comprendere il significato della virtù della laboriosità, più particolarmente non si può comprendere perché la laboriosità dovrebbe essere una virtù: infatti, la virtù, come attitudine morale, è ciò per cui l’uomo diventa buono in quanto uomo. Questo fatto non cambia per nulla la nostra giusta preoccupazione, affinché nel lavoro, mediante il quale la materia viene nobilitata, l’uomo stesso non subisca una diminuzione della propria dignità13.

La dignità dell’uomo, preservata nel lavoro, consente all’uomo stesso di sentirsi parte della comunità: in questo modo egli può offrire il proprio contributo e realizzarsi, sia formando una famiglia che offrendo la propria solidarietà, radici fondamentali della cultura della Dottrina Sociale della Chiesa.

“Appartiene infatti al lavoro umano una particolare capacità di unire gli uomini fra di loro, di stabilire fra di essi una rete di relazioni all’interno della quale essi fanno esperienza della loro umanità. La solidarietà, che emerge dal lavoro è insieme con la famiglia, la radice fondamentale della cultura: attraverso il lavoro e la famiglia si pongono in modo esistenzialmente concreto per ciascuno i grandi interrogativi sul significato ed il destino, i quali propriamente costituiscono e articolandola cultura dell’uomo”.

1.4 – LA SPIRITUALITÀ DEL LAVORO

La cultura del lavoro, prima della missione evangelizzatrice, informa la vita di Nostro Signore Gesù Cristo, dall’azione alla contemplazione che porta alla evangelizzazione delle genti. Il lavoro perciò si trasforma in qualcosa di immanente, restituisce all’uomo cento volte tanto in spiritualità di quanto l’uomo stesso dia in materialità. L’importanza del lavoro si estende dunque anche alla sua dimensione spirituale: l’uomo cresce nella sua interezza di corpo e spirito.

Diverso è il genio del cristianesimo, già interamente contenuto in quel primo Vangelo del lavoro che è la vita nascosta di Gesù a Nazareth come figlio del carpentiere Giuseppe. Nella visione cristiana della vita, la cultura appare fin dal principio immanente al lavoro come un suo significato e valore; contemplazione e azione appaiono come due lati di un’unica esperienza della persona”15.

La dimensione soggettiva del lavoro deve perciò essere perfezionata e contemplare l’aspetto che compone la piena umanità, la sua insita spiritualità. Il lavoro influenza anche questo aspetto dell’uomo, in quanto corpo e spirito: entrambi si uniscono e permeano il lavoro soggettivo e a loro volta condizionano l’uomo. Egli non può rinunciare a considerarli fondamentali per la propria vita, e occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalle tre virtù teologali, per dare al lavoro i significati necessari al fine di realizzare l’opera della salvezza disegnata dal suo Creatore.

Dato che il lavoro nella sua dimensione soggettiva è sempre un’azione personale, actus persona, ne segue che ad esso partecipa l’uomo intero, il corpo e lo spirito, indipendentemente dal fatto che sia un lavoro manuale o intellettuale. All’uomo intero è pure indirizzata la Parola del Dio vivo, il messaggio evangelico della salvezza, nel quale troviamo molti contenuti – come luci particolari – dedicati al lavoro umano. Ora, è necessaria un’adeguata assimilazione di questi contenuti; occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalla fede, dalla speranza e dalla carità, per dare al lavoro dell’uomo concreto, con l’aiuto di questi contenuti, quel significato che esso ha agli occhi di Dio, e mediante il quale esso entra nell’opera della salvezza al pari delle sue trame e componenti ordinarie e, al tempo stesso, particolarmente importanti.16

Il lavoro appare così nella giusta luce solo se lo si intende importante tanto per il corpo quanto per lo spirito. Compito fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa è porsi al servizio di questa visione teologica e sociologica cristiana del lavoro, in modo che tutti gli uomini si avvicinino alla spiritualità del lavoro e, attraverso essa, a Dio.

…dovere pronunciarsi a proposito del lavoro dal punto di vista del suo valore umano e dell’ordine morale, in cui esso rientra, in ciò ravvisando un suo compito importante nel servizio che rende all’intero messaggio evangelico, contemporaneamente essa vede un suo dovere particolare nella formazione di una spiritualità del lavoro, tale da aiutare tutti gli uomini ad avvicinarsi per il suo tramite a Dio, Creatore e Redentore, a partecipare ai suoi piani salvifici nei riguardi dell’uomo e del mondo e ad approfondire nella loro vita l’amicizia con Cristo, assumendo mediante la fede una viva partecipazione alla sua triplice missione: di Sacerdote, di Profeta e di Re, così come insegna con espressioni mirabili il Concilio Vaticano II.

Una spiritualità del lavoro patrimonio di tutta l’umanità, in grado di influenzare tutti gli uomini e condizionare la vita di tutto il mondo. Un chiaro invito a indirizzare la pastorale sociale verso una evangelizzazione che passi anche attraverso il lavoro dell’uomo.

“Bisogna, dunque, che questa spiritualità cristiana del lavoro diventi patrimonio comune di tutti. Bisogna che, specialmente nell’epoca odierna, la spiritualità del lavoro dimostri quella maturità, che esigono le tensioni e le inquietudini delle menti e dei cuori”.

La dimensione personale del lavoro soggettivo, dignitoso e spirituale, trasforma l’uomo, lo rende capace di partecipare veramente all’opera di Dio e trova compimento attraverso le opere evangeliche di Cristo, a dimostrazione di come Egli compia l’opera del Vangelo; e l’eloquenza della vita di Cristo che ci fa capire come Egli appartenga al mondo del lavoro.

“Infatti, Gesù non solo proclamava, ma prima di tutto compiva con l’opera il «Vangelo» a lui affidato, la parola dell’eterna Sapienza. Perciò, questo era pure il «Vangelo del lavoro», perché colui che lo proclamava, era egli stesso uomo del lavoro, del lavoro artigiano come Giuseppe di Nazareth. E anche se nelle sue parole non troviamo uno speciale comando di lavorare – piuttosto, una volta, il divieto di una eccessiva preoccupazione per il lavoro e l’esistenza, però, al tempo stesso, l’eloquenza della vita di Cristo è in equivoca: egli appartiene al «mondo del lavoro», ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto; si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell’uomo con Dio, Creatore e Padre”.

1.5 – DALLA DIMENSIONE PERSONALE, ALLA FAMIGLIA E ALLA NAZIONE

La Laborem Excersens considera il carattere universale del lavoro, inteso nei suoi principali valori che rendono l’uomo più uomo, e gli permettono di realizzare la sua vocazione primaria, che è quella di vivere con gli altri e per gli altri così da completarsi a vicenda. L’enciclica usa a tale scopo la metafora dei 4 cerchi: il primo cerchio è la dimensione personale del lavoro, dignitoso, soggettivo e spirituale, il secondo cerchio è la famiglia, il terzo cerchio è la nazione ed infine l’ultimo cerchio è l’unione delle nazioni.

Confermata in questo modo la dimensione personale del lavoro umano, si deve poi arrivare al secondo cerchio di valori, che e ad esso necessariamente unito. Il lavoro è il fondamento su cui si forma la vita familiare, la quale è un diritto naturale ed una vocazione dell’uomo. Questi due cerchi di valori – uno congiunto al lavoro, l’altro conseguente al carattere familiare della vita umana – devono unirsi tra sé correttamente, e correttamente permearsi. Il lavoro è, in un certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, poiché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l’uomo acquista mediante il lavoro. Lavoro e laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia, proprio per la ragione che ognuno «diventa uomo», fra l’altro, mediante il lavoro, e quel diventare uomo esprime appunto lo scopo principale di tutto il processo educativo.20

La dimensione etica e culturale, riscoperta con questa analisi del lavoro, sviluppa un concetto armonioso dell’uomo, e questo offre la possibilità di vivere in pace e solidarietà con tutti gli altri, a partire dal nucleo principale e naturale: la famiglia. Pensiamo, invece, a un lavoro egoistico e fine a se stesso, o rivolto alla assolutizzazione del profitto o sminuito in chiave collettivistica, che annulla l’uomo negli ingranaggi della politica per un bene superiore ma estraneo all’uomo stesso. Questo genera una spirale che sempre più conduce tutti gli uomini a isolarsi e ad essere considerati oggetti al pari delle macchine, numeri da usare per calcoli algoritmici.

“Diversamente stanno le cose se entriamo nella prospettiva secondo la quale il lavoro è un sistema di comunicazione e dialogo fra gli uomini che costituisce una particolare comunità umana. Lavorare è allora un entrare in rapporto con l’altro uomo per prenderci cura insieme della terra e delle persone che abbiamo a cuore. Se guardiamo al lavoro in questo modo allora ci importa che quel sistema di comunicazione non sia falsato, che sia giusto”.

La riflessione del professor Buttiglione evidenzia come, a partire dal lavoro, si debba costruire una giustizia e una pace a carattere mondiale; infatti, il terzo cerchio della enciclica, nel quale l’uomo con il suo lavoro fonda se stesso, è la nazione:

“Il terzo cerchio di valori che emerge nella presente prospettiva – nella prospettiva del soggetto del lavoro – riguarda quella grande società,alla quale l’uomo appartiene in base a particolari legami culturali e storici. Tale società – anche quando non ha ancora assunto la forma matura di una nazione – è non soltanto la grande «educatrice» di ogni uomo, benché indiretta (perché ognuno assume nella famiglia i contenuti e valori che compongono, nel suo insieme, la cultura di una data nazione), ma è anche una grande incarnazione storica e sociale del lavoro di tutte le generazioni. Tutto questo fa sì che l’uomo unisca la sua più profonda identità umana con l’appartenenza alla nazione, ed intenda il suo lavoro anche come incremento del bene comune elaborato insieme con i suoi compatrioti, rendendosi così conto che per questa via il lavoro serve a moltiplicare il patrimonio di tutta la famiglia umana, di tutti gli uomini viventi nel mondo.

La giustizia e la pace sono i frutti della dimensione personale del lavoro, che consente all’uomo di realizzare la vocazione ad essere ancora “più uomo”. Sistemi economici e politici, che non rispettano tali fondamentali valori antropologici, possono risultare estremamente dannosi, fino ad arrivare a costruire società non giuste e senza la pace necessaria, in quanto trasformano l’uomo in una merce. La salvaguardia del primo cerchio consente lo sviluppo del secondo, che a sua volta estende i suoi benefici a tutte le nazioni. Se così non accade, il mondo implode su se stesso, causando la crisi dell’uomo fin nel suo stesso essere uomo.

Si oppongono alla dottrina sociale della Chiesa i sistemi economici e sociali, che sacrificano i diritti fondamentali delle persone, o che fanno del profitto la loro regola esclusiva o il loro fine ultimo. Per questo la Chiesa rifiuta le ideologie associate nei tempi moderni al «comunismo» o alle forme atee e totalitarie di «socialismo». Inoltre, essa rifiuta, nella pratica del «capitalismo», l’individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano.

Capitalismo, Socialismo e Comunismo, accomunati da una riduzione dell’uomo non possono essere contemplati dalla DSC in quanto annientano la possibilità dell’uomo di scegliere di realizzare se stesso, mettendo in pratica tutta la propria persona, con la sua creatività, la sua perseveranza e il suo coraggio.

1.6 – CONCLUSIONE

Giovanni Paolo II, con la Laborem Excersens, pone nella prospettiva cristiana il lavoro dell’uomo, come dimensione personale. Esalta l’importanza del soggetto sull’oggetto, lo considera la base della dignità dell’uomo, perché lo conduce ad una completezza integrale attraverso una spiritualità che è insita nel lavoro stesso. Questo cerchio è come la pietra d’angolo che regge l’arcata di tutte le riflessioni che seguiranno sul lavoro dell’uomo, non possiamo prescindere da queste considerazioni, pena l’esclusione dell’uomo stesso dalla sua realizzazione integrale. Pertanto egli, con il lavoro, si completa formando una propria famiglia che vive insieme ad altre famiglie in una nazione, e le varie nazioni nel mondo. Frutti maturi di un lavoro dignitoso e spirituale sono la giustizia e la pace.

Abbiamo cercato, nelle presenti riflessioni dedicate al lavoro umano, di mettere in rilievo tutto ciò che sembrava indispensabile, dato che mediante esso devono moltiplicarsi sulla terra non solo «i frutti della nostra operosità», ma anche «la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà». Il cristiano che sta in ascolto della parola del Dio vivo, unendo il lavoro alla preghiera, sappia quale posto occupa il suo lavoro non solo nel progresso terreno,ma anche nello sviluppo del Regno di Dio,al quale siamo tutti chiamati con la potenza dello Spirito Santo e con la parola del Vangelo.