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Il Marketing pandemico per la pastorale

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“La speranza è la virtù dell’arduo ma possibile; ci invita a non gettare mai la spugna,
ma non in maniera velleitaria,
quanto piuttosto impegnandoci attivamente,
per realizzare qualcosa di reale e concreto. “

Papa Francesco

Il compito che mi sono prefisso è quello di offrire un contributo pratico e utile a tutti coloro
che lavorano nella Chiesa e per la Chiesa.
Mentre Andrea si occuperà mirabilmente di esporre argomenti pastorali specifici
in particolare sulla teologia e sulla comunicazione,
io invece desidero lanciare un argomento innovativo per la Chiesa :
IL MARKETING PASTORALE e Pandemico.
Il Marketing in Italia è pochissimo conosciuto e quasi mai praticato.
Spesso lo si confonde con la sola pubblicità o nel peggiore dei casi
con le truffe, infatti si legge spesso di prodotti scadenti etichettati come
di marketing.
TUTTAVIA NON è COSì
Il marketing è la possibilità di aprire e mantenere una domanda attraverso
la creatività di una offerta che crea la propria domanda, attraverso una pandemia
che si diffonde in modo inarrestabile.
In pratica grazie alla creatività di un prodotto stra-ordinario, ideato grazie a una Vision,
si riesce a creare un desiderio nelle persone che possono essere la domanda da soddisfare.
Molti esempi possono essere presi dalla vita di tutti i giorni, da un cartone animato, a il cappuccino
o dal caffè, alla coca-cola ecc. ecc.
Prima che questi prodotti fossero ideati e diffusi nessuno ne sentiva la mancanza.
Una volta immessi sul mercato e alla prova delle persone si sono ritagliate la loro domanda.
Prima della coca-cola impazzava l’orzata, il chinotto, la gassosa ecc. ecc. 50 anni dopo …
beh lo sapete.
Idem per il caffè, la colazione come la conosciamo oggi è recentissima, prima si faceva molto diversamente.
Allora dite voi cosa c’entra con la Pastorale?
C’ENTRA, C’ENTRA.
Il Marketing e le sue tecniche possono essere d’aiuto per rispondere alle esigenze della pastorale
per evangelizzare in modo più proficuo.
In particolare mi rivolgo a chi deve affrontare il tremendo abbandono da parte dei sedicenni, dei ventenni, ecc. ecc
della Chiesa.
Noi abbiamo un prodotto Stra-ordinario, in modo assoluto, abbiamo un compito di portarlo a tutti,
come se fosse un batterio che infetta, in modo positivo, le persone le quali a loro volta
si rendono portatori sani del virus che si estende a macchia d’olio.
Ecco il Marketing Pastorale deve altresì esser pandemico e virale in modo da
diffondere il Vangelo e l’incontro con Cristo.
Dobbiamo creare la nostra DOMANDA, istigarne il desiderio, adottare tutte le mosse che ci possono aiutare
ad allargare ampliare e sostenere questa domande.
Naturalmente utilizzare tutti i mezzi oggi concessi dal mondo moderno, senza paura e senza pre-clusioni.
Intanto di seguito inserisco il link del mio blog di Marketing
ove analizzo un esempio di Marketing Pastorale, involontario, dell’inizio dell’800.
la diffusione della conoscenza delle apparizioni di Lourdes
BUONA LETTURA

http://pandemiapolitica.wordpress.com/2013/07/23/marketing-religioso-breve-analisi-della-pandemia-pellegrinaggi-lourdes/

Dopo ‘La grande bellezza’: ‘Sacro GRA’. Continuiamo a farci del male… Arrivederci Roma!

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No! Non bastava Servillo con la sua ‘Grande bellezza’. No! La città eterna aveva bisogno di un altro affronto rivestito di saccenza: rigurgito di neorealismo. ‘Sacro GRA’. Citando Nanni Moretti mi viene da dire: continuiamo a farci del male. Ma si! A noi italiani d’altronde piace piangerci addosso. Cosa importa al gota del cinema italiano se frotte di turisti vanno letteralmente in estasi per una ‘amatriciana’ gustata tra i vicoli di Trastevere. Cosa importa ai plaudenti radical se a fatica ci si riesce a fare una foto davanti alla Fontana di Trevi, o alla ‘Barcaccia’, non per lo smog, il traffico o altro, ma per la risorsa umana ed economica chiamata turista che impedisce la vista perchè numeroso! No! A noi italiani non importa: quello che ci interessa è asciugare le lacrime della commozione per un Leone d’Oro consegnato a un film di ‘latta’, che sa di naftalina. Sono provvidenzialmente nato a Roma, e per gli studi ci sono provvidenzialmente tornato. Ebbene: quale romano esulta al sentir parlare del GRA?

Non è forse un’offesa prendersi gioco di centinaia di lavoratori che passano metà della loro esistenza (se non di più considerati anche i week-end) in coda sul GRA? Davvero non c’era di meglio per presentare con uno sguardo veramente neorealista Roma al mondo? Così dopo la sciorinata di ‘papponi’, monsignori corrotti, ambienti rarefatti e tanta bruttezza di Servillo, ora siamo costretti a girare il raccordo anulare anche seduti in una sala cinematografica. E non capiamo la pericolosità di tali opere pseudo artistiche: distruggere un’immagine già incrinata dell’Italia, mostrarne il lato più grottesco, ridicolo, squallido. Ma a chi se non a noi italiani è capitata la fortuna di vivere in un paese stupendo. In quale terra puoi gustare il succo dei limoni con aggiunta di alcool (limoncello) affacciato su una costiera mozzafiato con dietro i santi delle cattedrali che benedicono l’orizzonte. Dove ci è dato di sedere tra opere d’arte che parlano e rendono viva la storia sorseggiando una Falanghina o un Prosecco da paura? O svegliarsi con il caldo sole siciliano e sapere che ti attende una granita che risveglierà la voglia di vivere alla luce della vita? Così mi vien da dire Veramente come canta il grande Renato Rascel: Arrivederci Roma! Si! Arrivederci, perchè tu amico turista, a differenza degli italiani, la bellezza la cerchi grande e la ritieni sacra, al punto da sborsare soldi, tempo e fatica per venire a visitare la nostra stupenda terra, e le nostre città benedette dal ‘cupolone’! E tornerai a casa contento di aver incontrato la storia, l’arte, la fede, l’uomo. E con la speranza fra qualche anno di poter tornare, ecco perchè ‘arrivederci’ e non ‘a Dio’. Noi dobbiamo ancora riprenderci dal torpore della sala, cinematografica? Di rianimazione? Bò! Spero solo di imboccare il prima possibile la tangenziale e così poter gustare sullo sfondo la facciata di San Giovanni in Laterano che attende ogni pellegrino, con il Cristo maestoso, fiero e benedicente. Maestoso e fiero come la città più bella del mondo: Roma!

Quando Marx vuole insegnare teologia: Francesco, Boff e il buco nell’acqua dei radical

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Ci risiamo. Si sa: il cattolico perde il pelo ma non il vizio. L’ipocrisia è un vestito sempre molto elegante in dosso ai bempensanti soprattutto se fa di loro dei personaggi un po chic, radical, snob. Spesso però a portare con apparente eleganza tale vestito è una parte di cattolicesimo sempre pronto a cambiare orientamento a seconda di come tira il vento. Così proprio in questi giorni sembra stiano come d’improvviso spuntando dal sottobosco adulatore, convegni, tavole rotonde, studi sulla presunta apertura del pontificato di Francesco verso la teologia della liberazione. E, guarda caso, a seder con stile disinvolti in prestigiose tavole rotonde, sono proprio coloro che fino a poco tempo fa al solo sentirne parlare tiravano fuori l’acqua santa. Come sempre tirare il Papa per la giacchetta, o meglio per la tonaca, è sinonimo di credibilità. Ma è davvero così immediato l’accostamento tra Papa Francesco e la teologia di Boff e della ‘spada’ liberatrice dei popoli? Una clamorosa smentita viene proprio da uno dei docenti del giovane Bergoglio ai tempi del Seminario. L’anziano professore Carlos Scannone si è sentito infatti in dovere di porre una parola di chiarezza e verità sulla teologia che l’arcivescovo di Buenos Aires prima, e il Papa ora, considera come la più adeguata per l’interpretazione del Vangelo nel nostro tempo (fonti: Il Foglio – Adista). Come dire: non c’è trippa per gatti, soprattutto se bellicosi e guerrafondai. Eh, già: l’apparente clamorosa smentita – non poteva essere altrimenti – è solo frutto di un equivoco neanche poco evidente. Bergoglio non è un sostenitore, né un simpatizzante della teologia di Boff. Quello che il cardinal Bergoglio seguiva come vescovo e pastore della sua diocesi, era il pensiero della cosiddetta ‘teologia del popolo’, facilmente confondibile con la teologia della liberazione, ma di certo distante da essa almeno su un punto nevralgico: imbracciare le armi, combattere, contro il ‘nemico’ del popolo. Non se ne vogliano gli snob, i radical, che non disdegnano di intercalare Marx fra le decine del rosario. Perchè questo è il vero punto problematico della teologia della liberazione, diretta parente del marxismo: confondere, o meglio, trasformare l’avversario politico, in un nemico da abbattere, da uccidere. Ecco perchè suona quasi assurdo che un anziano professore si sia dovuto disturbare per dichiarare un’ovvietà: il Papa non è un agitatore di masse che vuole abbattere dei nemici, siano essi politici, economici o culturali. Tutt’altro. Come Sant’Ignazio insegna: il bene e il male sono dimensioni insite in ogni realtà. Solo gli sciocchi possono pensare di lavorare per la gloria di Dio abbattendo dei nemici (ad majorem Dei gloriam), rispondendo con il sangue al sangue. La polverosa teologia della spada, ormai nostalgica chincaglieria di qualche reduce catto-comunista, è roba per vecchi. Non trova posto nella Chiesa giovane e bella che il pontificato di Francesco sta cercando di comunicare agli uomini, a tutti gli uomini: anche agli avversari, si! Ma mai trasformandoli o considerandoli dei nemici! Ricordiamo e meditiamo: è sulla costruzione del nemico come ideologia, e sulla paura istillata dal presunto nemico, che le peggiori dittature hanno prodotto i frutti della morte. Il Vangelo non è mai un’arma, la ‘persona’ non può essere mai un nemico, con buona pace di Marx, Boff e ‘compagni’.

2 OTTOBRE Angeli Custodi guidate i nostri post

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il giorno 2 ottobre sotto la custodia degli Angeli custodi

inizieremo a pubblicare ed animare il nostro BLOG per fare
qualcosa per la nostra amata Chiesa alla luce di Cristo.

Che gli angeli custodi ci proteggano e ci guidino in questa impresa.