catechesi

i professionisti della carità

Postato il


Premessa: sarò polemico.

Esistono anche da voi i professionisti della carità?
Quei tipici e folcloristici soggetti pronti e buoni ad ogni opera buona, purché non riguardi la loro sfera familiare, lavorativa o di vita comune.
Ebbene temo di conoscerne tanti e compiangerne parecchi.
Quelli che fanno del bene si, ma non nei luoghi in cui abitualmente operano, tipo famiglia e lavoro.
Si perché in famiglia in genere sono reduci da disastri sia di coppia che con i figli,
e al lavoro non disdegnano di devolvere ingenti somme di carità, bene, dimenticandosi magari di
emettere lo scontrino o di lavorare direttamente in NERO, direi male.

Soffrono poverini di evidenti problemi dicotomici, se da un lato appaiono dei santi dall’altro non lo sono affatto.

Riescono però a estirpare la fiducia di molti, specie coloro che si avvantaggiano del loro tempo e denaro, ottenendo promozioni e ruoli
per i quali sono ampiamente incompetenti ma siccome sono dei santi!!!
Chi mette becco nella vita privata?
Importante che ci si comporti da Santi, non che si sia Santi.+

DOMANDA PASTORALE :

E’ meglio dedicarsi ore e ore alla propria famiglia, sacrificando lo spazio per attività caritatevoli,
oppure meglio darsi da fare degli altri e che la famiglia se la cavi da sola, famiglia intesa come figli e moglie.

I professionisti della carità ragionano così: prima la carità PER GLI ALTRI poi la famiglia e il lavoro.

Risultato per loro, ottimo pregi ed onori, peccato che non la pensano così i figli, i dipendenti e spesso i fornitori, generando nelle persone esterne alla Chiesa un senso di ripulsa evidente.

Ma come un santo con un figlio e una famiglia così? Ma come possiamo avvicinarci?

Si lo so, sono drastico, ma la premessa è fare polemica.

A me i professionisti della carità fanno generalmente pena, in quanto invertono le priorità della vita cristiana.
Se si ha una famiglia e responsabilità di lavoro questi sono le armi per essere Santi, poi una volta che queste priorità diminuiscono allora ci si dedica anima e corpo ad altri, ma già curare la propria famiglia e la propria attività santamente è un LAVORARE PER LA CARITà DEGLI ALTRI.

Svolgere la Professione della carità dimenticandosi di figli e del lavoro seguendo una priorità che è più rivolta egoisticamente a sé stessi, non va bene.
Tanto più che non si deve fare ciò che ci piace ma quello che ci viene ordinato dalla Buona Novella, ove in Primis San Giuseppe curò la propria famiglia per far si che non mancasse nulla al Figlio e alla Madre, questi poi resero grazie a Lui e a Tutti Noi come ben sappiamo.

Annunci

Fede e cultura: il fascino della bellezza e il soffio dello Spirito

Postato il Aggiornato il


Cari amici,

fra qualche giorno ricorrerà il ventesimo anniversario della morte di Federico Fellini (31 ottobre 1993). La contingenza storica ha voluto che tale data cadesse vicino al termine dell’anno della fede indetto da Benedetto XVI poco prima di annunciare le sue dimissioni. Un ultimo regalo di una personalità di certo sensibile e attenta ai moti dello spirito in campo culturale.

Il maestro di Rimini, che ha segnato indelebilmente la storia del cinema italiano, è uno tra gli autori cinematografici maggiormente aperti e fecondi allo sguardo dello spirito sulle realtà umane.

Questo doppio appuntamento che ci attende all’orizzonte mi spinge a proporvi due strumenti utili per l’approccio al mondo culturale e alle dinamiche del linguaggio nella comunicazione della fede.

Il primo è il un mio lavoro pubblicato nel 2010: IL MAESTRO MAGICO (ed. Paoline, 2010). In questo testo ho voluto discernere alcuni atteggiamenti, a mio avviso proficui, per condividere l’esperienza del ‘credere’ a partire dallo sguardo cinematografico. Il sottotitolo esplica questa intenzione: ITINERARI PEDAGOGICI DIETRO LA MACCHINA DA PRESA.

Il secondo, TI RACCONTO DIO. I LINGUAGGI PER COMUNICARE LA FEDE (Paoline 2012) appartenente più specificatamente all’ambito catechetico, tratta delle dinamiche del linguaggio e della ‘comunicazione’ della fede nel nostro tempo, ed è stato curato da don Luciano Paolucci Bedini, docente di catehcetica e teologia pastorale presso l’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona.

Entrambe i lavori vanno a comporre una piccola collana di 10 libri voluta e realizzata dalla Conferenza Episcopale italiana, attraverso la collaborazione dell’Ufficio Comunicazioni sociali e l’Istituto Pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense, diretto (nel periodo risalente alla pubblicazione) da mons. Dario Edoardo Viganò attualmente direttore del Centro Televisivo Vaticano.