Clint Eastwood

SPORT E CINEMA: UN”ALLEANZA EDUCATIVA

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Cultura dell’inclusione, periferie dell’esistenza, creatività pastorale[2]. Sono essenzialmente queste tre dimensioni antropologiche e culturali che stanno connotando in maniera decisa il pontificato di Papa Francesco. Da una parte tali slogan pastorali rappresentano delle denunce a un mondo ripiegato su se stesso, tronfio e ingrassato da certezze ‘mondane’ incapaci di saziare realmente l’animo umano, dall’altro essi rappresentano degli stimoli pastorali e culturali che, a partire dagli inviti e dagli appelli del successore di Pietro, dovrebbero ricollocare la Chiesa – gerarchia e laicato – nella giusta prospettiva di un dialogo con il mondo capace di usare misericordia ma anche di spronare e stimolare a una cultura del cambiamento.

Come il cinema, a partire da esperienze ludiche e sportive, può essere interpretato come strumento di riflessione, oltre che di sano divertimento, all’interno di un percorso pastorale attuale?

Sono tre i titoli di film che meglio sembrano adeguarsi alla riflessione culturale suscitata dallo stile di Francesco: Palombella rossa, My name is Joe e Invictus.

Tre pellicole che nell’arco di un ventennio – la prima di Nanni Moretti risale al 1989, mentre Invictus di Eastwood è del 2009, un intermezzo nel film di Ken Loach del 1998 – hanno proposto una lettura critica a partire da differenti prospettive culturali e geografiche (Italia, Sudafrica, Gran Bretagna) di alcune dimensioni umane e sociali dalle quali la nostra cultura è stata attraversata: esclusione razziale, omologazione politica e culturale, disagio giovanile e emancipazione sociale.

Le tre schede di lettura proposte di seguito vorrebbero cogliere attraverso una riflessione critica, le potenzialità umane dello sport in riferimento ad alcuni valori cardine nella cultura cristiana – come la fratellanza, l’impegno civile, la redenzione dalle varie forme di schiavitù –  e dunque capaci di risvegliare un senso etico e civile. Tutto questo sotto l’ombra di uno sguardo dell’intelligenza religiosa che da sempre vede nell’arte – e in particolare nella settima arte il cinema – un alleato proficuo e incisivo per la prassi pastorale e la riflessione culturale e non ultimo come seria possibilità di evangelizzazione di missione. L’esperienza sportiva, dal canto suo, si pone come pedagogia inserita all’interno di percorsi di crescita dei bambini e dei giovani, e a motivo di ciò viene presa in prestito e interpretata dallo sguardo autoriale della macchina da presa come habitat di dinamiche umane e di intrecci affettivi, particolare strumento di emancipazione e di crescita, parabola della vita umana e della maturazione della persona tra le gioie e le angosce dell’esistenza.

CLICCA QUI PER I FILES:

INVICTUS

MY NAME IS JOE

PALOMBELLA ROSSA

 

 

 

 

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