comunicazione

Fanfaluca di Papa Francesco eppure da gesuita dovrebbe tenere da conto gli studi e non ignorarli.

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Salve a tutti, dopo mesi di assenza finalmente ho il piacere di scrivere di nuovo su questo Blog con rinnovato Spirito di Umiltà e condivisione. Il mio mancato impegno qua è dipeso in primis dagli impegni lavorativi che a partire da ottobre sono sempre più stringenti ed in secundis dal fatto che sto per completare un libro di Marketing Pandemico che uscirtà a dicembre. Dato che quest’ultimo impegno volge al termine, oggi mi dedico di nuovo a parlare di Pastorale Sociale.

Lo faccio con piena coscienza e con l’intenzione di urtare il sensibile popolino in quanto mi appresto a confutare una serie di riflessioni di Papa Francesco rilasciate durante la sua visita pastorale in Africa. Non me ne  vogliate, la polemica è in me, specie se mi coglie preparato su materie che studio da anni. Non lo voglio fare per essere superiore, ci mancherebbe, ma solo per ribadire il concetto che parlare di alcuni argomenti sociali occorre quanto meno essere preparati, studiare  o almeno leggere i riscontri di studiosi, in modo da non sparare ipotesi da bar.

Ecco allora  che lo stesso mio ragionamento lo ha perfettamente svolto il bravissimo giornalista Luciano Capone del Foglio in questo meraviglioso articolo:

IL TERRORISMO NON è figlio DELLA  POVERTA’

Vi invito a leggerlo e soprattutto, per chi conosce l’inglese a leggere gli studi del prof. Alberto Abadie, economista ad Harvard

 “Poverty, Political Freedom, and the Roots of Terrorism”.

Qui troverete che gli studi indicano chiaramente che

“il rischio terrorismo non è più alto nei paesi poveri”

e ancora che

“non c’è una significativa associazione tra terrorismo e variabili economiche come il reddito”. 

Magari alle masse questo non è facilmente intuibile, in quanto è più facile leggere e comprendere l’equazione

disperati poveri = ingaggiati facili per il terrorismo

ma NESSUNO STUDIO SOCIOLOGICO SERIO HA MAI DIMOSTRATO QUESTO UGUAGLIANZA.

Invece risulta proprio essere il contrario. Una situazione economica migliore e sempre più progressiva aumenta e spinge le persone a essere terroristi. Come ribadisce Luciano Capone, in base anche ad altri studi:

” i terroristi non sono figli dell’ignoranza e della povertà,

ma provengono da contesti più o meno agiati e

spesso vengono a contatto con l’estremismo proprio nelle università.” 

Allora Santità, almeno per rispetto di chi studia i fenomeni sociologi, ci faccia la cortesia prima di sparare populismi inutili di informarsi approfonditamente e di non parlare solo alla pancia delle persone. Da un Gesuita erede di una secolare tradizione di grandi studiosi vorremmo ascoltare parole meno campate per aria e maggiormente comprovate dalla scienza.

D’altronde sulla stessa lunghezza d’onda le sparate del compagno prete Zanotelli, che oggi su AVVENIRE, ne spara una dietro l’altra dall’alto di ….. NULLA.   Parla di risorse, economie, scarsità, sfruttamento dell’AFRICA  SENZA ALCUNA BASE SCIENTIFICA E-O ECONOMICA.

Ignorando i moltissimi studi che parlano della situazione economica dell’Africa, delle sue diverse facce e delle varie responsabilità e possibilità.

Pur dicendo cretinate assolute il giornale della Cei gli dedica spazio, sol perché Lui in Africa c’è stato,e quindi essendo già Santo, sa tutto.  Di conseguenza “acchiappa” l’ascolto degli ignoranti beati, ma di sicuro chi studia la scienza economica non può che riderne di gusto da tanta ignoranza spacciata per santa verità e per di più sul giornale della Cei.

Insomma cari amici, se vogliamo essere CREDIBILI PASTORI prima facciamo ricerca, Studiamo, basiamoci sui DATI poi parliamo.

NON PONTIFICHIAMO SU COSE  DI CUI NON SAPPIAMO

O SEMPLICEMENTE INTUIAMO.

Ne va della serietà della nostrA Pastorale e di tutta la Chiesa. Chi può prendere sul serio una persona che spara Fanfaluche solo in base a ciò che lui ritiene vero senza nessun appiglio scientifico?

La PASTORALE NECESSITA’ DI SCIENTIFICITA

PER ARRIVARE ALLA VERITA’.

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Ripensare la Pastorale. Intervento di Don Sergio Siracusano

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don Sergio Siracusano

 

Con Molto piacere oggi ospitamio un caro amico siciliano con il quale abbiamo condiviso gli studi alla Pontificia Università Lateranense. In occasione della recente  pubblicazione del  suo  Libro su Don Luigi Sturzo  per i quaderni del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo dal Titolo (CISS):

 

Don Luigi Sturzo

SACERDOTE DI CRISTO AL SERVIZIO DELL’UOMO

Ce lo ha appena inviato e per questo lo ringraziamo e presto pubblicheremo una nostra recensione dopo averlo letto con piacere durante questa estate caldissima.

Di seguito il suo curriculum e un suo articolo su come ripensare la Pastorale che ci trova molto d’accordo. Buona Lettura. (cfr su stesso tema:   pastorale per la parrocchia e pastorale e ascolto )

Don Sergio ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa presso  la Pontificia Università Lateranense nel 2013, con una Tesi su Don Luigi Sturzo.  Ha conseguito poi nel 2014 il Master in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Fondazione Centesimus Annus-Vaticano.

Dal 24 settembre del 2006 è stato nominato da sua eccellenza Mons. Giovanni Marra Arcivescovo di Messina, Parroco della Parrocchia S. Maria del Rosario in Giammoro.

Dal 2008 è direttore dell’Ufficio Diocesano per i problemi sociali e del Lavoro e dal 2013 Segretario dell’Ufficio Regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia , la pace e la salvaguardia del creato della Conferenza Episcopale Siciliana.

E’ Tutor diocesi di Messina del “progetto Policoro”   della CEI e consulente Ecclesiastico della Sezione di Messina dell’Unione Cristiana Imprenditori e dirigenti (Ucid)

Ripensare la pastorale

«Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice. L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri»
(Evangelii Gaudium, 178).

Si parla tanto ultimamente di Chiesa missionaria, di conversione pastorale. Papa Francesco in particolare nella Evangelii gaudium ci invita ad essere “Chiesa in uscita”, estroversa (Cfr. Evangelii gaudium, 20-24). Concretamente ciò significa – come suggerito dal compianto teologo pastoralista, mons. Lanza, e oggi dal prof. Asolan (cfr. Il tacchino induttivista, ed. Pozzo di Giacobbe, 2010) – superare il trinomio catechesi, liturgia e carità, i “tria munera” e passare ad una pastorale ad intra ed ad extra secondo gli ambiti indicati dal Convegno delle Chiese d’Italia di Verona del 2006 (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza).
Sergio Lanza ha sostenuto che la canonica triplice organizzazione dell’azione pastorale (liturgia, catechesi e carità) attorno ai “tria munera” (sacerdotale, profetico e regale) sia sempre più insufficiente a raccogliere le variabili del vissuto storico ecclesiale per “scarsa funzionalità pratica e carente fondazione teoretica” e ha proposto una nuova (e sempre perfettibile) organizzazione: prima evangelizzazione, educazione e formazione cristiana, edificazione della comunità e cura spirituale dei fedeli, presenza e azione nel mondo,secondo la struttura propria della chiesa comunione (actio ad intra) e missione (actio ad extra) in rapporto di coappartenenza (Cfr. S. Lanza, Convertire Giona, OCD, Roma 2005, 179-186).
Dario Viganò, riprendendo il pensiero del prof. Lanza, sostiene che: «il trinomio evangelizzazione – liturgia – carità spinge verso un’azione pastorale fortemente squilibrata: dedica molto alla parte ad intra (strutturando organicamente le celebrazioni, i sacramenti, i vari momenti della vita interna di una comunità…) e fatica molto ad organizzare il resto (configurando la pastorale ad extra più come una pastorale di iniziative che una pastorale strutturata organicamente)» (I Laterani del Redemptor hominis, in La teologia pastorale oggi, Lateran University Press, 2010, 7-9).
Ripensiamo la pastorale e domandiamoci: Chi intercettiamo con tutte le nostre – pur numerose – attività? Quante risorse impieghiamo? E per raggiungere quante persone? Quanti esclusi dalle nostre iniziative?

«La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia…» (Evangelii gaudium, 33).

Ripensare la pastorale esige

“un saggio e realistico discernimento pastorale”.

Tale conversione porta a recuperare una presenza più incisiva nel territorio, in una società post-cristiana, e a superare la dicotomia – tipica degli anni ‘60-‘70 e ormai datata e insignificante – clero/laici per una visione di Chiesa – Popolo di Dio in cammino, con una pastorale più attenta all’uomo e alle vicende quotidiane, sì da essere voce forte nella dialettica cittadina, nelle dinamiche socio culturali.
In sintesi si tratta di recuperare la pastorale sociale, che – come evidenziava un documento della Cei del 1992;

 “Evangelizzare il sociale” – è «l’espressione viva e concreta di una comunità pienamente coinvolta dentro le situazioni, i problemi, la cultura, le povertà e le attese di un territorio e di una storia».

  Non una pastorale a parte ma che faccia sintesi… Sostiene Asolan: «A me sembra che sia stata la mappatura dell’azione ecclesiale – così come si è venuta configurando nel trinomio evangelizzazione/liturgia/carità – ad aver contribuito in maniera decisiva all’isolamento della pastorale sociale dal resto della pastorale diocesana» (P. Asolan, Il tacchino induttivista, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009, p. 158).
Già san Giovanni Paolo quando parla – nel 1991 – di nuova evangelizzazione così si esprime:

«La “nuova evangelizzazione”, di cui il mondo moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali l’annuncio della dottrina sociale della Chiesa» (Centesimus annus, 5)

Vediamo oggi quanta richiesta di sacro, di senso religioso e di esoterismo… Vediamo con piacere quanto movimento nelle parrocchie per visite e peregrinazioni di Reliquie e statue, quante devozioni che aumentano. È un bel segnale, ma chiediamoci: corrisponde un impegno uguale o maggiore per una fede incarnata? Pensiamo a come entrare dentro i problemi del nostro tempo? È accolta la proposta di osservatori di pastorale sociale, di laboratori di dottrina Sociale della Chiesa, di percorsi di formazione all’impegno socio-politico?

Abbiamo molti laici di qualità.

Siamo impegnati in un ambito culturale? Riusciamo ad essere presenti nella riflessione delle nostre città, ad incidere nel pensiero corrente? Riusciamo come Chiesa a dire una parola sulle questioni urgenti? A dialogare con il mondo universitario? Sappiamo abitare la città?
Siamo chiamati a ripensare la pastorale della nostra Arcidiocesi, soprattutto attraverso i Consigli Pastorali parrocchiali, vicariali, e quello diocesano.

Papa Francesco, proveniente dalle metropoli argentine, ipotizza una “pastorale urbana” per le grandi metropoli. Come non pensare ad una pastorale urbana per le più grandi città delle nostre diocesi che – seppur non metropoli – necessitano di una Pastorale cittadina integrata e coordinata.

«L’importante è non camminare da soli,

contare sempre sui fratelli e

specialmente sulla guida dei Vescovi» (Evangelii gaudium, 33).

Sergio Siracusano

Proposta di una concreta Pastorale Sociale per la parrocchia

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Io penso che quando si parla di catechesi sociale, di pastorale sociale, le parole siano troppo…troppe oppure troppo alte. E non raggiungono le persone per invitarle a un comportamento confacente, ovvero cristiano.
Mi spiego meglio.
Penso che occorre approfondire le intuzioni della scienza del comportamento per tentare di ottenere un cambiamento dalle persone, una conversione allo scopo di avvicinarle al Vangelo.

La comunicazione necessita di semplicità, comprensibilità e sopratutto concretezza. Se il nostro linguaggio è astruso, si comprende che ai più risulti essere incomprensibile e allo stesso tempi astratto. Di conseguenza non stimola all’azione.
Ecco perché mi piacciono quei santi, specie il grande San Bernardino da Siena che parlava al popolo della Chiesa con le parole e gli esempi che chi ascoltava comprendeva, perché erano tratti dalla vita di tutti i giorni.
Potevano comprendere quanto il Santo diceva loro e comportarsi di conseguenza, seguendo sempre di più il Vangelo applicato alla vita di tutti i giorni.

Si convertivano? e chi lo sa?
Non spetta a noi saperlo.
A noi spetta mostrare i modi semplici e soluzioni semplici, poi spetta alle persone e alla grazia di Dio fare il resto.

Questa troppo lunga premessa era per introdurre una mio piccola idea, magari scema , però concreta e penso possa essere utile al principale operatore della pastorale: il parroco.

PROPOSTA CONCRETA PER RINVERDIRE

LA COMUNITA’ PARROCCHIALE IN TEMPO DI CRISI

Dato che i parrocchiani in un modo ed in un altro sono sempre vicini alla parrocchia, anche se al Nord il distacco è molto ampio, penso che il parroco debba farsi portavoce delle realtà della propria parrocchia e delle persone che ci vivono, valorizzando i propri talenti tipo :

  •  invitare a comperare nei negozi della parrocchia
  •  invitare a chiamare per i lavori le professionalità presenti nella parrocchia
  •  invitare a frequenatare i ritrovi presenti nella parrocchia , tipo bar ristoranti ecc.eccc.
  • sfruttare prima le risorse della parrocchia

Insomma solleticare l’orgoglio della  comunità parrocchiale, farla sentire come una specie di borgo medioevale ove penso il senso di responsabilità e di solidarietà era molto spiccato.
Secondo ME   questo compito potrebbe alla lunga risultare vincente per il parroco che si ritroverebbe una comunità attorno magari rinvigorita e inorgoglita e con l’aiuto del Signore potrebbe aiutare a comprender in modo concreto il Vangelo e magari anche la presenza alle Sante Messe.

So che forse è una stupidata,  e so anche io che si possono sollevar molte obiezioni, ma penso che ….. da uomo Marketingche possa scatenare un circolo Virtuoso per la parrocchia tutta,
e poi magari ad allargare a tutte la parrocchie della Diocesi, infine la Nazione.

comunicare il Vangelo per contagiare le persone necessità di umiltà comunicativa

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Evangelizzare ovvero offrire la Salvezza del Vangelo a tutti, si può con rispetto paragonare a come si diffonde un Virus tra i vari corpi umani. Non vogliamo essere irriverenti, ma solo sfruttare alcune tecniche derivate dal Marketing aziendale in modo da poter meglio realizzare lo scopo principale di ogni Cristiano.

Come sapete oltre a insegnare Religione, insegno anche Marketing ed effettuo consulenze alle imprese. E scrivo questi post per stimolare le persone di buona volontà a diffondere il messaggio cristiano magari utilizzando alcuni spunti di teoria aziendale che possono essere utili allo scopo.

In particolare ultimamente è sorta la economia comportamentale che studia le modalità attraverso le quali una idea o un prodotto contagia le persone e li fa agire di conseguenza. In particolare il Prof. Becker analizzando migliaio di casi si è stilata una sorta di classifica che ci fa capire in parte le dinamiche che rendono una idea o un prodotto contagioso, ovvero che viene adottato e preso da molti. (per approfondimenti tecnici :http://pandemiapolitica.com/2015/03/20/la-storia-contagiosa-contiene-tutti-i-contagi-66/)

Ecco chiediamoci: come rendere il VANGELO contagioso?
Già conosco la risposta di molti miei amici parroci tipo: il messaggio di per sé lo è! il Vangelo si diffonde tramite lo Spirito Santo! Le persone NON vogliono capire il Vangelo sono peccatori! ecc. ecc.

Si, d’accordo tutto vero, tuttavia visto che i cristiani colti già dal medio-evo, tipo i francescani e i domenicani, sono stati i primi a studiare e a creare la scienza umana, non vedo perché non si debba sfruttare gli studi della Comunicazione per poter aiutarci a contagiare quante più persone possibile, in particolare quelle maggiormente lontane da Noi, e penso ai giovani dai 15 ai 30 anni.

Il primo problema da affrontare quando si tenta il contagio è ovviamente il contatto. In pratica se non si arriva a contatto con chi dobbiamo evangelizzare penso sia difficile contagiarla se non impossibile.

Il contatto poi viene maggiormente impedito se mettiamo in funzione la “maledizione della comunicazione”.. Questa fa si che quando parliamo pensiamo che l’altro sappia ciò che sappiamo noi, e conosca e abbia studiato ciò che conosciamo e abbiamo studiato noi.

ERRORE GRAVISSIMO.

Tipico di noi Professori, ma anche di molti dirigenti e …. preti.

INVECE PER FAVORIRE IL CONTAGIO OCCORRE STABILIRE UN CONTATTO QUANTO MAI SEMPLICE
E
PARTIRE DAL FATTO CHE GLI ALTRI NON SANNO NULLA DI TUTTO Ciò CHE DICIAMO NOI.

Un vecchio slogan di chi insegna comunicazione recita: parlate come se l’altro sia “idiota” e Ripete, ripete, ripete.

Ecco già una ottima base di partenza. Semplicità e mettersi nei panni di chi ci ascolta come se fossimo NOI PRIMA DI SAPERE Ciò CHE SAPPIAMO.

In pratica esige un enorme sforzo di Umiltà comunicativa.

Tutto il contrario della Spocchia di coloro che pensano di evangelizzare parlando dall’alto della loro Sapienza.
e SE CI pensate bene, Le Parabole con le loro semplicità di esempi, anche se complesse a volte, non sono forse un tentativo di Gesù di far capire il suo messaggio e diffonderlo ai semplici?

La Comunicazione per una Pastorale rivolta a chi non ascolta

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La comunicazione è assai complessa. Per questo mi sembra doveroso approfondire il tema, in quanto molte parrocchie, direi la maggior parte, per lo meno qua dove abito io, comunicano assai poco e male. Limitandosi al minimo indispensabile.

In genere ci si affida ai comunicati a fine celebrazione eucaristica oppure con avvisi su bacheche, come la foto incipit del post. Alcuni più intraprendenti scrivono dei giornalini che poi vengono consegnati ai parrocchiani celebranti oppure consegnati a casa da volontari. Il mio Parroco è riuscito anche a trasmette le Messe della Domenica via Radio grazie alla sua passione per la tecnologia ed un tecnico Rai.

Ma Domandiamoci: FUNZIONA? Arriva il Messaggio? Viene capito e accolto? Con quali risultati?

Credo che la comunicazione rivolta a coloro che già frequentano la Parrocchia possa trovare ampia soddisfazione da forme comunicative minime. Facile comunicare a chi intende ascoltare, tuttavia la difficoltà si presenta nel momento in cui si deve comunicare meglio ciò che i Cristiani della Parrocchia fanno a chi NON intende ascoltare per vari motivi. D’altronde però il nostro apostolato ci spinge a comunicare proprio con coloro che sono lontani dalla Chiesa.

Allora penso che queste minime comunicazioni NON SERVONO A NULLA, in quanto il loro Bersaglio (Target) è quello che intende ascoltare tali comunicati.

Occorre fare uno Sforzo non indifferente per Comunicare Meglio alle Persone Lontane dalla Chiesa e che invece nel fondo della loro coscienza NON aspettano altro.
INSOMMA OCCORRE UNA COMUNICAZIONE RIVOLTA A UN TARGET ben INDIVIDUATO
(si dice così nel gergo del marketing)
il Messaggio è come un Codice , chi lo riceve lo deve capire e decodificare.
Se parliamo nel gergo della Chiesa, SI parla solo a coloro che lo capiscono non a chi è lontano da quel codice.
Inoltre occorre considerare che la comunicazione normalmente è disturbata dal rumore, ovvero tutta una serie di suoni e impedimenti che impediscono la ricezione del messaggio, tipo pregiudizi, tipo il razionalismo, tipo la distanza o i mezzi di comunicazione usati ecc. ecc.
Occorre tenere conto dei rumori e cercare di limitare il loro influsso su chi ascolta.
Necessitiamo di scegliere il canale comunicativo giusto a secondo di chi ci rivolgiamo.
Il mezzo deve cambiare a seconda delle persone a cui si comunica. Un conto parlare alle donne, un altro agli uomini, un conto ai giovanissimi un altro ai giovani o meno giovani.
Infine occorre aspettare un feedback ovvero una retro-azione da parte di chi intendiamo comunicare. Se insufficiente allora qualcosa non ha funzionato e si deve ricominciare da capo. Trial and error.

TUTTAVIA lo Sforzo per una Comunicazione efficacia deve essere fatto.
Brevemenete il Processo si compone di 7 FASI:
1- Identificare a chi ci vogliamo rivolgere (il TARGET , IL BERSAGLIO)
2- OBIETTIVI che ci si prefigge
3-definizione del messaggio (magari faremo un post all’uopo)
4- scelta del canale comunicativo (oggi più che mai assai ampio ed economico, ma occorre lavorarci sopra bene)
5- definizione delle persone e del budget per le varie fasi
6- misurazione dell’effetto riscontrato (c’è sempre modo di verificare, sempre)
7- coordinamento delle varie fasi e valutazione successive

Per ora come prima riflessione può essere sufficiente. Se avete dubbi o richieste di aiuto restiamo a vostra disposizione
compilare il format

sotto.

Il contagioso brusio del Vangelo

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Prendo spunto dalle ultime due letture domenicali del Vangelo per una riflessione.

Marco 1,28 : La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il Salvatore si è fatto conoscere a tutti attraverso due fatti eclatanti:
1- guarire gli ammalati
2- scacciare i demoni

Insomma due assolute enormità. Immaginiamo di essere a Cafarnao. La suocera di Pietro gravemente malata, improvvisamente guarisce e si mette a servire. Penso ad esempio che si sarà recata prendere l’acqua tra l’incredulità generale. Qualcuno avrà domandato lei cosa l’abbia fatta guarire e come e soprattutto chi.

Lei avrà risposto. Chi ha ascoltato magari ha familiari malati, corre a casa per portarli dal taumaturgo.
Idem per gli indemoniati esorcizzati.

Dice il Vangelo di Marco 1,29 ss : In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Insomma in poco tempo si fece conoscere, la voce si sparse velocemente grazie a questi due fenomeni, che possiamo chiamare Nudge, ovvero dei cunei per forzare la porta indurita delle persone e avvicinare tutti, infatti tutta la città (in senso lato, sappiamo che era un villaggio di non molte persone, però tutte in poco tempo furono raggiunte dalle voci) in poco tempo si accalca di fronte la porta.

La prossima domenica troviamo proprio un episodio illuminante sempre sullo stesso tema: Marco 1,40 ss

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Insomma il Brusio, buzz in inglese, è micidiale, permette di far conoscer fatti in brevissimo tempo. A patto che siano fatti che colpiscono le persone (come magari l’immagine che ho scelto, un pallone gigante che distrugge un palazzo).

Nel Marketing sono meccanismi molto ben conosciuti. Fatti che Innescano la viralità e permettono di diffondere un prodotto come se fosse un virus. Tanto più rapidamente quanto più il prodotto stesso mantiene le promesse.

Il Cristianesimo delle origini prese piede storicamente proprio per curare gli infermi tutti chiunque essi fossero a differenze di tutte le altre religioni che rimanevano sempre settarie ed elitarie. E si diffuse in maniera esponenziale in modo impressionante. E siccome ancora oggi il Vangelo risulta Veritiero oltre un miliardo si professano Cristiani.

Cosa ci può insegnare per la Pastorale questo. Di certo un miracolo aiuta a diffondere il messaggio evangelico.
Occorre ideare iniziative sorprendenti, che facciano parlare. Se riuscissimo a ideare iniziative tali da far parlare le persone, riusciremmo a lanciare un virus benevolo che porta con se i valori del Vangelo.
Occorre poi comunicare le iniziative in modo da lanciare il virus per scatenare un “buzz” positivo.
Fatti che colpiscono e che possano essere sorprendenti e da divulgare all’esterno
Spesso ci si limita a dirle a fine Messa, che a me disturba un bel po’.
Secondo me in Parrocchia ci dovrebbe essere un mini comitato di persone GIOVANI, incaricate di diffondere le iniziative che vengono portate avanti.

Occorre FAR CONOSCERE all’esterno della cerchia Parrocchiale, che bene o male lo viene a sapere.
Sono i molti che non sono vicini alla parrocchia che non conoscono ciò che fa la parrocchia.
Anche solo le iniziative per gli anziani e i poveri.
Gesù Stesso appena il villaggio era a conoscenza si fa portare da altri che non lo conoscono ancora. Non sta li a prendere elogi, ma continua a infettare le persone a portare il Vangelo.
Sceglie tra l’altro un modo semplice , guarire le persone, che colpisce.
Ecco penso che per la Pastorale sia Importante trovare modi semplici che infettino le persone e Iniziare a infettare del Vangelo tutti.

Qul

Il brainstorming pastorale

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Spesso mi capitava di partecipare a riunioni molto noiose. In ogni settore, dall’ufficio alla parrocchia a scuola. Alcune di esse sono dettate da regolamenti rigidi che non possono far altro che generare noia.
Tuttavia a volte la riunione era indetta per risolvere un problema oppure trovare una soluzione o organizzare qualche evento o prodotto.
In tutti questi ultimi casi, la riunione risultava spesso inutile, secondo me, in quanto coloro che la avevano indetta già avevano la soluzione e la riunione era solo il modo ipocrita di far condividere la loro decisione.
Queste riunioni sono il modo peggiore per affrontare le situazioni e per coinvolgere tutti e per innescare interesse.

Propongo in questo post di sfruttare una tecnica che spero tutti conoscono ma nessuno alla fine applica, soprattutto in Italia.

IL BRAIN – STORMING

Ovvero una tempesta di cervelli che si impegnano a “vomitare idee” intuitive per offrire il loro contributo. Ovvio che molte risultano boiate pazzesche, ma vi assicuro molte invece risulteranno interessanti, magari grezze e da lavorarci sopra, ma molto interessanti.

Innescare il meccanismo della tempesta non è facilissimo. Occorre un innesco, occorre un tempo, occorre anche uno spazio adatto direi che la sala parrocchiale per le riunione con la sua aria stantia e sciattezza non va bene), da ultimo uno che ripara dalla tempesta e raccoglie i fulmini cervellotici. Non esiste una regola unica, ma occorre provare e riprovare, e soprattutto allenare le persone al metodo creativo.

Una volta però innescato vi assicuro che le idee, i progetti e la condivisione per realizzarli saranno assicurati.

Le basi per realizzare un brainstorming le potete facilmente trovare online, mi permetto di indicare i punti essenziali per la riuscita:

1- individuare bene un problema da risolvere (tipo gita fuori porta, il campo estivo, il patrono, idee per la pastorale ecc. ecc. )
2- indicare il tempo in modo preciso, mettere un paletto da superare (direi minimo una ora, ma non oltre un’ora e mezza)
3- tanti pennarelli e post-it e se volete giornali riviste libri e bloc notes.
4- fateli stare comodi e attivi
5- imponete un limite di idee minime da raggiungere (per iniziare direi almeno una ogni due minuti circa 30 all’ora , poi una volta allenati arriverete a 100 all’ora)
6- fate parlare tutti, fate ordine tra le chiamate, senza però spronare chi non parla, o parla troppo, risulterebbe poco spontaneo.
7- tirare le fila del tutto ma …. un’altra volta nel senso che finita la tempesta, si fa festa e poi in un’altra occasione si esaminano le varie proposte insieme.

1- Bis siamo Cristiani suggerisco per miglior raccoglimento di pregare all’inizio e alla fine l’illuminazione dello spirito Santo.

Provateci sono sicuro che troverete la creatività utile per migliorare la Pastorale e portare in modo sempre migliore la luce del Vangelo tra le persone.