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12 maggio celebriamo il Beato Alvaro del Portillo: successore di San Josemaria di Escrivà.

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12 MAGGIO  RICORDIAMO IL BEATO ALVARO DEL PORTILLO:

successore di San Josemaria de Escrivà a capo della OPUS DEI.

Potete leggere la sua Biografia cliccando: QUESTO LINK

il Beato Alvaro del Portillo era un ingegnere che si unì fin da subito alla nascente Opus di San Josè Maria Escrivà : leggi il nostro post dedicato a San Escrivà, il Santo dell’Ordinario. Zibaldone di appunti da una biografia.

Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, ed ottenne prestigiosi incarichi ma sempre a fianco del Fondatore :

 "Nell’osservare la sua presenza amabile e discreta a fianco della dinamica figura di Mons. Escrivá, mi veniva in mente l’umiltà di san Giopus-dei-207e4912691d18a6864e634478777386useppe” 

 scriverà alla sua morte Padre John O’Connor.

 

Il 15 settembre 1975,

Il congresso generale convocato dopo la morte del fondatore

ELESSE  

don Álvaro del Portillo  a capo dell’Opus Dei.

Elenco Messe in Suo Onore

“Come Prelato dell’Opus Dei, Álvaro del Portillo diede impulso alla nascita di numerose iniziative sociali ed educative. Il Centre Hospitalier Monkole (Kinshasa, Congo), il Center for Industrial Technology and Enterprise (CITE, a Cebú, Filippine) o la Niger Foundation (Enugu, Nigeria) sono alcuni esempi di istituzioni di promozione sociale portate avanti da fedeli dell’Opus Dei, insieme ad altre persone, grazie all’incoraggiamento diretto di mons. del Portillo.

Allo stesso modo, la Pontificia Università della Santa Croce (dal 1985) e il seminario internazionale Sedes Sapientiae (dal 1990), entrambi a Roma, così come il Collegio ecclesiastico internazionale Bidasoa (Pamplona, Spagna), hanno formato per le diocesi migliaia di candidati al sacerdozio, inviati dai vescovi di tutto il mondo. Queste realtà evidenziano la preoccupazione di mons. del Portillo per il ruolo del sacerdote nel mondo, tema al quale ha dedicato buona parte delle sue energie, come fu evidente negli anni del Concilio Vaticano II. “Il sacerdozio non è una carriera – scrisse nel 1986 – ma una dedizione generosa, piena, senza calcoli né limiti, per essere seminatori di pace e di allegria nel mondo, e per aprire le porte del Cielo a chi beneficia di questo servizio e ministero”.

Mons. Álvaro del Portillo è morto a Roma all’alba del 23 marzo 1994,

poche ore dopo il suo ritorno da un pellegrinaggio in Terrasanta. Il giorno prima aveva celebrato la sua ultima Messa nella chiesa del Convento di San Francesco ad Coenaculum a Gerusalemme. Lo stesso giorno della sua morte Giovanni Paolo II . 
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è andato a pregare davanti ai suoi resti mortali, che ora riposano nella cripta della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace.

 

Bellissima la Lettera scritta dal Santo Padre Francesco I in occasione della Beatificazione del Beato Alvaro: Lettera di Papa Francesco.

ESTRATTI DELLA LETTERA:

Mi piace ricordare la giaculatoria che il servo di Dio era solito ripetere, specialmente nelle feste e negli anniversari personali: 

«grazie, perdono, aiutami di più!».

Anzitutto, grazie. È la reazione immediata e spontanea che prova l'anima dinanzi alla bontà di Dio. Non può essere altrimenti. Egli ci precede sempre. Álvaro del Portillo era consapevole dei tanti doni che Dio gli aveva concesso e lo ringraziava per quella dimostrazione di amore paterno. Però, non si fermò lì; il riconoscimento dell'amore del Signore risvegliò nel suo cuore desideri di seguirlo con maggiore dedizione e generosità e di vivere una vita di umile servizio agli altri. Era notorio il suo amore per la Chiesa, sposa di Cristo, che servì con un cuore spoglio di interessi mondani, alieno alla discordia, accogliente con tutti e sempre alla ricerca del buono negli altri, di ciò che unisce, che edifica. Mai un lamento o una critica, nemmeno in momenti particolarmente difficili, piuttosto, come aveva imparato da san Josemaría, rispondeva sempre con la preghiera, il perdono, la comprensione, la carità sincera.
Perdono. Confessava spesso di vedersi davanti a Dio con le mani vuote, incapace di rispondere a tanta generosità. Peraltro, la confessione della povertà umana non è frutto della disperazione, ma di un fiducioso abbandono in Dio che è Padre. È aprirsi alla sua misericordia, al suo amore capace di rigenerare la nostra vita. 

Aiutami di più. Sì, il Signore non ci abbandona mai, ci sta sempre accanto, cammina con noi e ogni giorno attende da noi un amore nuovo. La sua grazia non ci verrà a mancare e con il suo aiuto possiamo portare il suo nome in tutto il mondo. Nel cuore del nuovo beato pulsava l'anelito di portare la Buona Novella a tutti i cuori.

DOCUMENTARIO: LAVORARE PER GLI ALTRI

Se si è fratelli occorre vivere fraternamente, sempre attenti alle necessità dei più deboli”:

. Il video di 27 minuti, diretto dall’argentino Juan Martín Ezratty, racconta le storie di dieci persone che hanno lottato per realizzare i loro sogni e ci sono riusciti.

CLICCA QUI per vederlo.

“Si tratta di vivere la fraternità, di avere molta carità, di pensare agli altri, di fare ciò che stai facendo: promuovere opere di apostolato, in maniera tale che la luce di Dio possa arrivare a molta più gente”.

Inoltre invitava a sommare i propri sforzi con quelli degli altri: “Ti chiedo di avere anche nella tua attività il segno più. Non stare sempre all’opposizione, non essere il segno meno, non essere per la divisione. Sii un segno più. Cerca la gente. E fra te e l’altro, vedi se si può cercare qualcosa che sia una somma, non un rovinare le cose. Il segno più è molto cristiano”. Beato Alvaro del Portillo

PREGHIEAMO PER LA SUA SANTIFICAZIONE
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TESTI DEL BEATO ALVARO DEL PORTILLO: CLICCA QUI

In occasione del Viaggio del Santo Padre a Fatima vi consigliamo questo bello spunto e un preghiera:

Il Santo Padre Francesco I a Fatima

Preghiera alla Madonna di Fatima del Beato Alvaro. 

 

La Fede arriva con l’annuncio grazie a una corretta comunicazione illuminata dallo Spirito Santo

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Oggi   il Vangelo ha ispirato in  me una riflessione.

Lc 10,1-12.17-20

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa…..….. ”

72 “INVIATI” a due a due, ovvero 36  coppie di apostoli inviati dal Signore Gesù Cristi ad annunciare il Regno di Dio ed invitare le persone alla conversione per riconoscere Gesù come Figlio di DIO.

Proviamo ad immedesimarci in queste coppie di persone, spesso gente semplice che doveva incontrare altre persone, gente semplice, con la quale instaurare un rapporto, un dialogo per il bene della loro missione e delle persone che incontravano.

Pochi giorno ho festeggiato il mio Onomastico , il 29 giugno giorno di San Pietro e San Paolo e per l’occasione ho riletto la lettera ai Romani. In questa profonda ed immensa lettera ho particolarmente approfondito ed apprezzato  i capitoli centrali dal 10 in avanti.

Lettera ai Romani

cap. 10,8- :

… 8Che cosa dice dunque? Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. 9Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. 10Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

11Dice infatti la Scrittura:

Chiunque crede in lui non sarà deluso.

12Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
14Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto?

Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?

 Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?

15E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!
16Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato?

17    Dunque,

la fede viene dall’ascolto

e l’ascolto riguarda la parola di Cristo.

Essendo un professore di Marketing, so quanto la comunicazione sia una difficilissima professione, che va studiata secondo le tecniche più innovative e che non consente falsità, che sempre alla lunga vengono scoperte.

Papa Benedetto XVI nella sua Omelia dedicata a San Paolo e le sue lettere, ed. San Paolo a pag. 127 dice:

” La Fede non è un prodotto del nostro pensiero, della nostra riflessione, è qualche cosa di nuovo che non possiamo inventare, ma solo ricevere come dono, come una novità prodotta da Dio.

E la fede non viene dalla lettura

ma dall’ASCOLTO.

Non è una cosa soltanto Interiore, ma una RELAZIONE CON QUALCUNO. Suppone un incontro con l’annuncio, suppone l’esistenza dell’altro che annuncia e crea comunione. E finalmente l’annuncio: colui che annuncia non parla da sé ma è inviato”.

Logica conseguenza  è il fatto che per ascoltare occorre che ci sia qualcuno, inviato, disposto a parlare e che il modo come lo fa dipende e influenza l’ascoltatore.

Dato che insegno e sono consulente di  Marketing oltre che I.D.R. presso l’IIS V. Bonifazi di Civitanova Marche,  ecco il mio profilo professionale,  quanto la Comunicazione sia uno degli aspetti più difficili da realizzare e al quale si dedica il massimo del tempo. Da qui parte il contagio delle persone, spesso, per aprire un mercato ai prodotti.

Comunicare implica una serie di passaggi non facili da fare in modo che colui al quale comunichiamo possa ascoltare il messaggio. Immaginate come se il nostro comunicato dovesse scavalcare tutta una serie di ostacoli prima di poter cogliere l’attenzione delle persone.

Esperimenti plurimi hanno mostrato che le persone sono mediamente distratte a quanto accade loro attorno, specie  se non sono interessate.

Il nostro cervello risparmia energia sempre e se non stimolato da qualche “eccitante ” è come se si mettesse in stand-by. Pertanto chi comunica oggi , come ieri, deve avere un minimo di conoscenza delle moderne tecniche di comunicazione.

Segnalo i miei post su www.pandemiapolitica.com  per chi di buona volontà volesse approfondire la tematica, seppure un tantinello tecnica.

Marketing Pastorale

è anche questo, aiutare con la nostra “SCIENZA”

la Pastorale per la EVANGELIZZAZIONE di molti.

Qui  provo a segnare alcuni pratici suggerimenti da utilizzare per cominciare l’annuncio straordinario del nostro Signore Gesù Cristo con la speranza che possa aiutare a “contagiare” quante più persone possibili e diffondere così il Vangelo della Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

1-Semplicità e Preparazione. La comunicazione NON ammette improvvisazione, nel senso che, quando ci prepariamo a parlare con gli altri deve trasparire una certa “autorevolezza” dalle nostre parole. Ma, e questo è ancor più difficile, occorre parlare con semplicità, non con parole  troppo auliche, specie nei primi contatti.

2- Considerate i tempi. Le persone hanno pochissimo tempo per darvi attenzione, il così detto Buffer Mentale è assai breve, 7-8 minuti al massimo, ecco perché occorre Prepararsi, non disperdere in questi minuti. Badate però di non preparare in modo che appaia una “rappresentazione” o peggio “Re-citazione” sempre uguale. Sarebbe ridicolo.

3- Osservate bene l’interlocutore, chi è, cosa fa, come lo fa, il comunicare parte sempre dall’ascolto dell’altro, prima si ascolta poi si comunica. Tipica tecnica del venditore esperto, se riesci a cogliere i desideri  delle Persone è facile poi che se soddisfi tale desiderio che ti stia ad ascoltare.

4- Distanza ed Atteggiamento. La distanza del dialogo è importantissima, occorre dare alle persone il tempo di farci accettare, solo dopo molti dialoghi questa distanza si separa. L’atteggiamento deve esser quello sempre di massima apertura e rispetto, mai di “oppressione” o di “portare di VERITà”. Ricordiamoci che noi lavoriamo per qualcun ALTRO che ha già fatto metà del lavoro prima e meglio di noi, come diceva San Escrivà 

5- Emozionare con le storie  o i racconti. Il racconto che emoziona e che passa nel cuore piuttosto che nel cervello è assai efficace. Occorre imparare a saper raccontare storie, piuttosto che “teologia”. La comunicazione tramite le emozioni è sicuramente la più efficace.  Ricordiamoci che le Parabole sono una degli aspetti più importanti che Gesù utilizzava per far passare il messaggio del Regno di DIO.

6- Strumenti Tecnici Comunicazione. Oggi rispetto a 2000 anni fa abbiamo plurimi mezzi tecnici, ma …. vanno studiati e utilizzati con discernimento. Non basta saper aprire una pagina Facebook o Instagram o Twitter. Occorre saper bene come si fa, e cosa si fa!!! Invece noto molta approssimazione e faciloneria. Affidatevi ad esperti del settore, NON IMPROVVISATE altrimenti anche il VOSTRO MESSAGGIO RISULTA IMPROVVISATO.

7- Affidiamoci SEMPRE allo SPIRITO SANTO che ci possa illuminare sempre il modo migliore di comunicare e all’agnello Custode che possa aiutarci ad ascoltarlo.

Ecco 5 brevi spunti per poter comunicare con i nostri fratelli. Alcuni hanno dei talenti innati, ma che poi hanno coltivato nel tempo, tipo quelli del mio post sui convertiti all’ISLAm  altri invece hanno dei talenti inespressi, ma vi assicuro che tutti, ma proprio tutti possono e per il bene delle CHIESA debbono migliorare la Comunicazione con lo Scopo di avvicinare quante più persone a Gesù Cristo Nostro Signore.

Se avete bisogno di consigli siamo a vostra completa disposizione. porlandi05@gmail.com

 

 

 

Ripensare la Pastorale. Intervento di Don Sergio Siracusano

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don Sergio Siracusano

 

Con Molto piacere oggi ospitamio un caro amico siciliano con il quale abbiamo condiviso gli studi alla Pontificia Università Lateranense. In occasione della recente  pubblicazione del  suo  Libro su Don Luigi Sturzo  per i quaderni del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo dal Titolo (CISS):

 

Don Luigi Sturzo

SACERDOTE DI CRISTO AL SERVIZIO DELL’UOMO

Ce lo ha appena inviato e per questo lo ringraziamo e presto pubblicheremo una nostra recensione dopo averlo letto con piacere durante questa estate caldissima.

Di seguito il suo curriculum e un suo articolo su come ripensare la Pastorale che ci trova molto d’accordo. Buona Lettura. (cfr su stesso tema:   pastorale per la parrocchia e pastorale e ascolto )

Don Sergio ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa presso  la Pontificia Università Lateranense nel 2013, con una Tesi su Don Luigi Sturzo.  Ha conseguito poi nel 2014 il Master in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Fondazione Centesimus Annus-Vaticano.

Dal 24 settembre del 2006 è stato nominato da sua eccellenza Mons. Giovanni Marra Arcivescovo di Messina, Parroco della Parrocchia S. Maria del Rosario in Giammoro.

Dal 2008 è direttore dell’Ufficio Diocesano per i problemi sociali e del Lavoro e dal 2013 Segretario dell’Ufficio Regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia , la pace e la salvaguardia del creato della Conferenza Episcopale Siciliana.

E’ Tutor diocesi di Messina del “progetto Policoro”   della CEI e consulente Ecclesiastico della Sezione di Messina dell’Unione Cristiana Imprenditori e dirigenti (Ucid)

Ripensare la pastorale

«Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice. L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri»
(Evangelii Gaudium, 178).

Si parla tanto ultimamente di Chiesa missionaria, di conversione pastorale. Papa Francesco in particolare nella Evangelii gaudium ci invita ad essere “Chiesa in uscita”, estroversa (Cfr. Evangelii gaudium, 20-24). Concretamente ciò significa – come suggerito dal compianto teologo pastoralista, mons. Lanza, e oggi dal prof. Asolan (cfr. Il tacchino induttivista, ed. Pozzo di Giacobbe, 2010) – superare il trinomio catechesi, liturgia e carità, i “tria munera” e passare ad una pastorale ad intra ed ad extra secondo gli ambiti indicati dal Convegno delle Chiese d’Italia di Verona del 2006 (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza).
Sergio Lanza ha sostenuto che la canonica triplice organizzazione dell’azione pastorale (liturgia, catechesi e carità) attorno ai “tria munera” (sacerdotale, profetico e regale) sia sempre più insufficiente a raccogliere le variabili del vissuto storico ecclesiale per “scarsa funzionalità pratica e carente fondazione teoretica” e ha proposto una nuova (e sempre perfettibile) organizzazione: prima evangelizzazione, educazione e formazione cristiana, edificazione della comunità e cura spirituale dei fedeli, presenza e azione nel mondo,secondo la struttura propria della chiesa comunione (actio ad intra) e missione (actio ad extra) in rapporto di coappartenenza (Cfr. S. Lanza, Convertire Giona, OCD, Roma 2005, 179-186).
Dario Viganò, riprendendo il pensiero del prof. Lanza, sostiene che: «il trinomio evangelizzazione – liturgia – carità spinge verso un’azione pastorale fortemente squilibrata: dedica molto alla parte ad intra (strutturando organicamente le celebrazioni, i sacramenti, i vari momenti della vita interna di una comunità…) e fatica molto ad organizzare il resto (configurando la pastorale ad extra più come una pastorale di iniziative che una pastorale strutturata organicamente)» (I Laterani del Redemptor hominis, in La teologia pastorale oggi, Lateran University Press, 2010, 7-9).
Ripensiamo la pastorale e domandiamoci: Chi intercettiamo con tutte le nostre – pur numerose – attività? Quante risorse impieghiamo? E per raggiungere quante persone? Quanti esclusi dalle nostre iniziative?

«La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia…» (Evangelii gaudium, 33).

Ripensare la pastorale esige

“un saggio e realistico discernimento pastorale”.

Tale conversione porta a recuperare una presenza più incisiva nel territorio, in una società post-cristiana, e a superare la dicotomia – tipica degli anni ‘60-‘70 e ormai datata e insignificante – clero/laici per una visione di Chiesa – Popolo di Dio in cammino, con una pastorale più attenta all’uomo e alle vicende quotidiane, sì da essere voce forte nella dialettica cittadina, nelle dinamiche socio culturali.
In sintesi si tratta di recuperare la pastorale sociale, che – come evidenziava un documento della Cei del 1992;

 “Evangelizzare il sociale” – è «l’espressione viva e concreta di una comunità pienamente coinvolta dentro le situazioni, i problemi, la cultura, le povertà e le attese di un territorio e di una storia».

  Non una pastorale a parte ma che faccia sintesi… Sostiene Asolan: «A me sembra che sia stata la mappatura dell’azione ecclesiale – così come si è venuta configurando nel trinomio evangelizzazione/liturgia/carità – ad aver contribuito in maniera decisiva all’isolamento della pastorale sociale dal resto della pastorale diocesana» (P. Asolan, Il tacchino induttivista, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009, p. 158).
Già san Giovanni Paolo quando parla – nel 1991 – di nuova evangelizzazione così si esprime:

«La “nuova evangelizzazione”, di cui il mondo moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali l’annuncio della dottrina sociale della Chiesa» (Centesimus annus, 5)

Vediamo oggi quanta richiesta di sacro, di senso religioso e di esoterismo… Vediamo con piacere quanto movimento nelle parrocchie per visite e peregrinazioni di Reliquie e statue, quante devozioni che aumentano. È un bel segnale, ma chiediamoci: corrisponde un impegno uguale o maggiore per una fede incarnata? Pensiamo a come entrare dentro i problemi del nostro tempo? È accolta la proposta di osservatori di pastorale sociale, di laboratori di dottrina Sociale della Chiesa, di percorsi di formazione all’impegno socio-politico?

Abbiamo molti laici di qualità.

Siamo impegnati in un ambito culturale? Riusciamo ad essere presenti nella riflessione delle nostre città, ad incidere nel pensiero corrente? Riusciamo come Chiesa a dire una parola sulle questioni urgenti? A dialogare con il mondo universitario? Sappiamo abitare la città?
Siamo chiamati a ripensare la pastorale della nostra Arcidiocesi, soprattutto attraverso i Consigli Pastorali parrocchiali, vicariali, e quello diocesano.

Papa Francesco, proveniente dalle metropoli argentine, ipotizza una “pastorale urbana” per le grandi metropoli. Come non pensare ad una pastorale urbana per le più grandi città delle nostre diocesi che – seppur non metropoli – necessitano di una Pastorale cittadina integrata e coordinata.

«L’importante è non camminare da soli,

contare sempre sui fratelli e

specialmente sulla guida dei Vescovi» (Evangelii gaudium, 33).

Sergio Siracusano

San Bernardino: per lo ben comune si diè esercitar la mercanzia

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Il Vangelo di oggi ci offre il celebre incontro di Gesù con il Giovane Ricco. Dato che mercoledì scorso era il giorno di San Bernardino uno dei Santi ai quali abbiamo affidato il nostro blog e per mia pigrizia non ho scritto nulla pur avendomi ripromesso di farlo ogni anno, il testo del SANTO Padre qui nel Link riportato mi offre l’occasione di rimediare.

Tanto più che il tema della ricchezza mi sta a cuore così tanto che penso che senza i ricchi difficilmente i poveri possono migliorare la loro esistenza.
Infatti da bravo aziendalista prima che teologo, mi baso sui dati economici facilmente da tutti consultabili. Questi dicono che là dove le istituzioni hanno permesso alle persone di consolidare le proprietà private ed ampliarle attraverso i commerci e la creatività lì si sono ottenuti i migliori risultati in termini di Ben-essere per tutti.
Là dove invece si è mortificato la libera iniziativa personale a vantaggio di una presunta libertà oppressiva, collettivistica o dittatoriale Statale per cui tutti è di dello Stato di pochi privati illuminati , tipo aziende di stato o programmi quinquennali, ecc. ecc. ci sono stati solo catastrofi umanitarie, non ultime poi derive materialistiche estreme.

San Bernardino, citando Scoto, diceva:
PER LO BEN COMUNE SI DIE’ ESERCITARE LA MERCANZIA.

In pratica il Santo sosteneva come il commercio sia alla base del raggiungimento del bene comune, ma aggiungeva che era così se e solo se inteso in senso cristiano, ovvero senza furberie, con rispetto dell’altro e con il fine di donare l’eccesso dei guadagni per il bene di tutti, in pratica non attaccarsi alla materia del successo ma rimanere sempre distaccati dall’oro accumulato.
Certo è che Solo se ci arricchiamo con distacco dalle cose possiamo aiutare chi è in difficoltà.
Ecco allora la fondamentale lezione alla base del capitalismo: la libera iniziativa privata alla luce di Cristo.
Ove si impedisce con soprusi, mascherati da vessazioni e tasse statali, il commercio e non si protegge la proprietà privata la mercanzia non può svilupparsi tra tutti e il potere e i soldi si concentra nelle mani dei pochi. Cosa che sta avvenendo in Italia da 50 anni ad oggi.

Coloro i quali al suo interno si occupano di Pastorale del Lavoro e dell’Impresa devono dare forza ai sogni delle persone laboriose che vogliono mettersi in proprio e arricchire sé stessi per arricchire tutti.

Come il sogno di questa mia allieva, gran frequentatrice della sua parrocchia che mi ha rivelato:

Invito tutti coloro che hanno a cuore il bene comune, ad aiutare a crescer le persone che hanno la voglia di darsi da fare, partendo da zero, come fu a suo tempo quando i nostri nonni si inventarono, qui nelle Marche il distretto industriale della calzatura. Lo fecero contro tutto e contro tutti, specie i conti e i nobili del posto che nulla diedero in cambio e spesso appoggiati da una parte del clero che vedeva di malocchio questi nuovi arricchiti.

Aiutiamo i sogni imprenditoriali di tutti ed in particolare dei nostri giovani, con preghiere e se possibile anche con capitali, o solo con parole, ma aiutiamoli poiché solo i ricchi, in ispirito e in capitali possono aiutare i poveri. Facciamo capire loro quanto siano importanti i loro sforzi per tutti noi, e soprattutto stiamo loro vicini proprio nel momento in cui hanno successo, poiché proprio in quel momento nascono i veri problemi quelli della distanza dalla Salvezza del Vangelo.

P.S. Personalmente metto a disposizione le mie competenze in Marketing, in modo Gratuito per tutti coloro che tramite la Chiesa mi chiedano consigli e aiuti.
il mio numero 393 5561322
mail: porlandi05@yahoo.it

In Jesu et Maria

Attualità di San Giacomo della Marca: avarizia ed usura

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Come tutti gli anni mi piacer ricordare San Giacomo della Marca. Sia perché di Monteprandone, un paesino fermano, sia per le tematiche a lui
molto care e contro le quali si scagliava: l’USURA E L’AVARIZIA.

Per entrambi i problemi aveva predicato in tutta EUROPA e al contempo trovato conversioni e soluzioni.
Contro l’USURA dei danarosi contro le persone inventò i MONTI DI PIETA’.
Mentre l’avarizia la considerava un male assoluto delle persone, poiché bloccava l’economia e non permetteva alle persone di lavorare
in quanto chi aveva i soldi non li spendeva, se non li spendeva non si lavorava, se non si lavora …..

Insomma L’attualità di San Giacomo della MARCA è evidente. L’Italia è bloccata dagli USURAI, banche e burocrazia e Tasse, e dagli AVARI, il 70% della ricchezza in mano alle persone con oltre 65 anni ed in più negli ultimi due anni, crisi più dura, i risparmi di queste persone sono aumentate, no dico AUMENTATE.

Vi assicuro che i padri di famiglia di mezza età, con i bambini piccoli sono quelli meno risparmiosi, per evidenti motivi.

Allora cari amici cristiani-cattolici se potete spendete i soldi comperando prodotti belli e italiani, magari con uno sforzo pagate un po’ di più, ma fatelo, non state tanto a pensare al futuro, oggi occorre spender i soldi, chi li ha ovviamente. NON TENETELI FERMI.

Si perché fermi significa dare più potere alla banche che oggi più che mai sono le grandi responsabili della crisi. Con la loro dabbenaggine, guardate MPS, ironia della sorte fondata dal maestro di san giacomo, ovvero san bernardino da Siena.

Infine invochiamo l’aiuto di San Giacomo nel giorno della sua santificazione, che ci aiuti a uscire dalla crisi, e faccia ripartire l’economia così come aiutò con i suoi sermoni molti fedeli che grazie a lui si convertirono e donarono le loro ricchezze per il lavoro di molti.

Se ci sono i poveri, occorre la ricchezza per sfamarli

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In Occasione del rapporto Caritas Fermo, nel link potete leggere la gravità della situazione,
io e Don Andrea, amministratori del Sito ci troviamo d’accordo a divulgare un articolo del giornalista
Socci.
Entrambi riteniamo che l’ipocrisia populista di alcuni superficiali commenti anti-clericali non siano appropriati,
specie se si deve far fronte a situazioni di disagio come quelle evidenziate dall’Arcivescovo della nostra Diocesi.

Aggiungo esperienza personale. Mi sono sposato in una chiesetta, piccola ma bella, ove il parroco ospitandomi NON MI HA CHIESTO NULLA, e io ancora mi riprometto prima o poi di fare una donazione. Idem con la nascita del mio primogenito, il battesimo celebrato in una parrocchia diversa da quella che frequento il parroco mi ha chiesto nulla, anzi mi ha regalato alcuni materiali per la scuola e un bellissimo ricordo per il piccolo. Inoltre mi sono offerto più volte di pagare qualche aggeggio per i ragazzi dell’oratorio, ma ancora non serve nulla.
Questo è la mia esperienza con i Sacramenti celebrati.

buona lettura.

Lo Straniero – Il blog di Antonio Socci
IN DIFESA DELLA CHIESA
Posted: 23 Nov 2014 01:43 AM PST
E’ notizia di queste ore. In Nigeria (per fare un solo esempio) 11 mila cattolici uccisi e 1 milione e mezzo di persone sfollate per sfuggire a Boko Haram. Ma papa Bergoglio – che tace sull’islamismo – continua a bastonare i cristiani.

BOTTE SUI PARROCI

L’altroieri è toccato ai parroci che sarebbero attaccati al denaro come trafficanti del tempio (“Quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi”).

Fango generico e generalizzato su tutti, ingiustamente, che stavolta ha provocato una sorda sollevazione (lo stesso cardinale Bagnasco ha risposto che in nessuna chiesa italiana i sacramenti vengono venduti).

Un lettore indignato mi ha scritto:

“al di là di quello che si voleva dare come messaggio, ciò che è passato ai più (ed è ciò che conta in questo contesto) è che i sacramenti si pagano, c’è persino un listino prezzi e se lo dice il Papa allora è vero, non è una diceria degli anticlericali! Quindi non era un pregiudizio che i preti si fan pagare. Ergo, il papa è buono e i preti sono tutti avidi di soldi”.

Un’altra lettrice mi ha scritto scrive:

“io mi sono sposata, ho avuto tre figli, mai chiesto soldi né per matrimonio, né per comunione e cresime. Chi poteva dava un’offerta, chi non poteva anzi veniva aiutato. Il parroco dava le vesti ai bambini affinché tutti fossero vestiti uguali”.

E aggiunge:

“mai visto in vita mia un listino dei prezzi e ho girato tante chiese e santuari. Mi addolora un attacco così forte alla chiesa e ai suoi ministri. Per mia esperienza in tanti anni ho visto molti sacerdoti generosi che aiutavano le famiglie più povere. La mia parrocchia per esempio sostiene mensilmente con viveri 70 famiglie. Certo, se le mancassero la offerte (volontarie) come potrebbe un parroco con 700 euro mensili aiutare i bisognosi?”.

ITALIA, CHIESA DI POPOLO

In Italia la stima popolare verso la Chiesa è grande. Si sa che i parroci sono uomini che donano tutta la loro vita a Dio e agli altri, che vivono con quattro soldi e ci sono sempre, per tutti, e aiutano tutti.

Le offerte libere e volontarie esprimono la gratitudine dei fedeli per i beni soprannaturali e gratuiti che ricevono in Chiesa (la salvezza di Cristo), che non potrebbero essere ripagati nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Ma anche per l’educazione cristiana dei figli. E sovvengono ai bisogni materiali delle parrocchie, per le necessità delle chiese e della liturgia.

Sono un ottimo “investimento” anzitutto per la propria salvezza (“la carità cancella una moltitudine di peccati”), ma anche per il bene di tanti.

Tutte le opere della Chiesa sono state costruite per il popolo e con il popolo. A partire dalle cattedrali.

Celebre è il caso del Duomo di Milano di cui è stato appena pubblicato qualche registro delle offerte a cui partecipavano tutti, dalla povera vecchietta che donava un uovo alle meretrici della città (molto generose).

E i beni alimentari che affluivano per la fabbrica del Duomo andavano in una mensa dei poveri che provvedeva ai più sfortunati: proprio dalla formula latina “ad usum fabricae” è venuta l’espressione “mangiare il pane a ufo”.

Con la Chiesa tutti abbiamo sempre mangiato “a ufo” e sempre sarà così. Anzitutto il “pane” della salvezza, totalmente gratuito: Dio che è morto per noi, per la nostra felicità.

Ma anche il pane necessario al bisogno umano che non è solo fame materiale, ma anche solitudine, disperazione, malattia o bisogno di educazione.

BASTA MALIGNITA’

Lo Stato con la Chiesa ci ha “mangiato” più di tutti: lo stesso “otto per mille” ha la sua origine negli immensi espropri dei beni della Chiesa, frutto di secoli di donazioni. Espropri fatti dal neonato Stato italiano dal 1860 circa. Quindi l’otto per mille è solo un parziale risarcimento.

Del resto, secondo uno studio recente, le molteplici attività della Chiesa fanno risparmiare allo Stato italiano circa 11 miliardi di euro l’anno.

E anche la sua semplice presenza ci arricchisce: per esempio nel 2014 il turismo religioso nella città di Roma e nei santuari è stato valutato in 5 miliardi di dollari, unica voce in crescita in questo tempo di crisi nera.

Per non parlare delle missioni e di quello che la Chiesa, anche quella italiana, fa per i più diseredati del pianeta.

La mia lettrice, sconcertata, prosegue: “mi chiedo quando avrò il piacere di sentire papa Francesco parlare bene dei cristiani e della Chiesa”.

BERGOGLIO E I SOLDI

Da “Libero”, 23 novembre 2014 e sul Blog di Antonio Socci:

Purtroppo il bombardamento di papa Bergoglio non ha risparmiato nessuno. Ha “scorticato” i suoi predecessori con una sentenza affidata a Scalfari: “I Capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani”.

Ha poi sistemato gli altri ecclesiastici con continue accuse di fariseismo, chiusura a Dio e ancora peggio. Ma il bersaglio preferito su cui papa Bergoglio ama picchiare duro sono i semplici cristiani. Dalle omelie di Santa Marta escono come il ricettacolo di ogni meschinità. E così pure religiosi e preti.

In particolare Bergoglio ama parlare dei soldi. Io penso che la sua preoccupazione maggiore dovrebbe essere per la perdita della fede di intere generazioni e di interi popoli, la perdita di Dio. Dovrebbe esortare i sacerdoti a farsi in quattro per “conquistare” le anime a Cristo.

Invece il papa argentino batte soprattutto sul tasto dei soldi. In queste ore, pure su internet, si coglie il dolore e anche l’arrabbiatura di molti parroci i quali già devono fare i conti con l’ostilità delle élite culturali e sociali.

Di fronte alla “demagogia peronista” ricordano che ogni anno, nelle parrocchie, si raccolgono i soldi per l’obolo di San Pietro (offerte che vanno proprio al Papa).

E ricordando che il Vaticano di Bergoglio ha recentemente dato la Cappella Sistina alla Porsche per un evento pubblicitario. Pure se i fondi ricavati andranno ai poveri, era proprio necessario affittare un luogo così sacro per una pubblicità?

Facile prendersela con soggetti deboli come i parroci. Molti di loro, amareggiati, si chiedono perché papa Bergoglio non se la prende piuttosto – e con ragione – con soggetti forti come i vescovi tedeschi.

PARLI DELLA GERMANIA

La Chiesa tedesca è una vera potenza economica: la sola Caritas tedesca impiega 500 mila persone a tempo pieno, quando il gruppo Volkswagen ne ha 389 mila.

Tutto questo grazie alla Kirchensteuer, la tassa ecclesiastica che dallo Stato nell’anno 2012 ha convogliato sulla Chiesa 5,9 miliardi di euro. Una cifra sei volte superiore all’otto per mille della Chiesa italiana che pure ha un numero di fedeli doppio di quella teutonica.

Dove sta il problema?

Mentre in Italia si decide liberamente se devolvere o no l’otto per mille, in Germania quella è una vera tassa imposta dallo Stato a chi all’anagrafe risulta cattolico.

E’ dunque obbligatoria. La si può evitare solo uscendo formalmente dalla Chiesa con una gravissima conseguenza: “Un decreto della Conferenza episcopale tedesca ha stabilito che il rifiuto del contributo implica il venir meno, per il fedele, dell’appartenenza alla Chiesa” (Massimo Borghesi).

La tassa è una specie di condizione “sine qua non” per accedere ai sacramenti. Questa decisione è stata contestata dalla Santa Sede al tempo di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ma da papa Francesco nulla si è sentito.

I “progressisti” vescovi tedeschi sono molto bergogliani, sono stati fra i suoi principali sostenitori nel Conclave, hanno spinto il recente Sinodo verso l’eucarestia ai divorziati risposati e finanziano il Vaticano e le chiese del Terzo Mondo (America Latina compresa).
Ma perché papa Francesco, invece di strapazzare i parroci per motivi infondati, non prende di petto loro per questi seri motivi?

Il filosofo Robert Spaemann, amico di Joseph Ratzinger, ha osservato che in Germania “uomini che negano la resurrezione di Cristo rimangono professori di teologia cattolica e possono predicare in quanto cattolici durante le Messe.
Fedeli invece che non vogliono pagare la tassa per il culto vengono cacciati dalla Chiesa. C’è qualcosa che non va”.

Che dice Bergoglio?

Antonio Socci

Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

il Virus-Fede e il modo di diffonderlo

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http://resscientiae.wikia.com/wiki/File:4577519-cold-virus-virus-influenza-dna-virus-staphylococus-blood-virus-hiv-virus-computer-virus.jpg

In questi giorni di notizie e informazioni varie,dai disastri ambientali al sinodo, dalla immigrazione alle varie di politica, per associazione di idee mi è balenata alla mente un aspetto della Fede che merita approfondimento.

La Fede e il modo attraverso il quale riusciamo a trasmetterla agli altri è un aspetto essenziale, che va sotto il nome di evangelizzazione. Gesù stesso ha indicato più volte nei vangeli di diffondere la sua parola a tutti, come obbligo di ogni cristiano.
Ora chiediamoci, in quale modo lo possiamo fare

Penso che un utile esempio sia quello di considerare la possibilità di diffondere la Fede in Gesù Cristo come se fosse un Virus. non voglio essere irriverente, ma solo proporre una riflessione personale per aiutare tutti noi a diffondere il Vangelo. Ovvio che il post scaturisce da quello che sta accadendo nel campo medico-sanitario con il pericolo del virus Ebola.

Domandiamoci come si diffonde un virus

In vari modi, a seconda della tipologia. Qualcuno per contatto semplice, altri solo con la saliva, altri solo con scambio di sangue, altri ancora attraverso l’aria .
Ogni virus ha un mezzo di trasporto, più o meno veloce, che gli permette di infettare tante persone in modo esponenziale, dal paziente zero a ….. milioni di persone. – tutte le mamme sanno che un bimbo raffreddato al nido tempo pochi giorni e …. tutti infettati-.

Se consideriamo il Virus-Fede dobbiamo chiederci quale possa essere il mezzo di trasporto migliore per diffonderlo e come poterlo indirizzare per infettare tante più persone possibili.

Io penso che possiamo identificare facilmente come il miglior modo per infettare le persone del Virus-Fede sia l’esempio deel vivere cristiano. Non tanto le parole, ma il FARE della nostra vita in senso Cristiano pieno.
Un VIVERE pienamente la Fede, in senso sociale pieno, e dichiararlo senza vanto, ma con cognizione di causa.
Mettere in pratica il messaggio del vangelo, specie senza indossare divise e senza mandati particolari, semplicemente vivere la cristianità nella quotidianità.
Mettere da parte sempre la presunzione orgogliosa che spesso si nasconde dietro atteggiamenti di falso fideismo che allontana le persone invece di avvicinarle.
Solo se le persone si avvicinano a Noi, nel vivere cristiano, possiamo infettarle del Virus-Fede alla luce della Grazia.
Penso che questo sia il principale modo di diffusione.
Poche Parole Molti fatti illuminati da Cristo, in ogni campo della nostra vita.
Il principio virale, ormai da anni è usato per diffondere prodotti di vario genere e funziona solo se il prodotto è straordinario.
Sono fermamente convinto che il messaggio Cristiano, la BUONA NOVELLA sia estremamente stra-ordinario, sta a noi viverlo umilmente e infettare tutte le persone, solo se le infettiamo le potremo aiutare a riconoscere la Grazia che li illumina e salvarli.
Consideriamo poi che se riuscissimo a infettare anche solo una persona, questa a sua volta sarà un portatore sano de il Virus- Fede e così scateniamo un pandemia Cristiana evangelizzatrice, oggi quanto mai auspicabile.