imprenditore cristiano

Una Pastorale Cristiana che aiuti gli imprenditori a realizzare la vera solidarietà economica: l’esempio di Michele Ferrero

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Il primo post del 2016 lo voglio dedicare a un grandissimo personaggio italiano scomparso nel corso del 2015: Michele Ferrero, l’uomo più ricco d’Italia e 30° più ricco  al mondo secondo i dati Forbes.

Tutti conosciamo la sua impresa omonima che produce dolci tentazioni la più famosa delle quali è la Nutella che ci ha praticamente svezzati fin da piccoli, (potete trovare STORIA DELLA NUTELLA), inoltre altri centinaia di prodotti famosi tipo Mon Cheri, Kinder, Estathe, ecc. ecc.

La sua storia rientra nel classico del self-made-man. Ma quello che più conta  e forse la cosa che è poco conosciuta è il fatto che il Sig. Ferrero è un devoto fedele Cristiano Cattolico assai legato alla Madonna in special modo alla Madonna di  Lourdes.

Il 31 dicembre 2015  il giornale LA STAMPA ri-pubblica una sua rara intervista, potete leggerla integrale QUI, rilasciata a Mario Calabresi. (vi consiglio anche la pagina di Avvenire del 18 febbraio che  commemora il ritorno al Signore QUI ).

Se volete leggere la parte relativa alla sua impresa e a come si è aperto un mercato leggete il mio post su www.pandemiapolitica.com, mentre per quel che interessa gli argomenti di questo Blog mi preme sottolineare l’ultima frase che il Sig. Ferrero ha voluto arrivasse a tutti: 

«Tutto quello che ho fatto lo devo alla Madonna,

a Maria,

mi sono sempre messo nelle sue mani e

lei devo ringraziare.

La prego ogni mattina e questo mi dà una grande forza».

Il più ricco d’Italia, colui che ha costruito una impresa con migliaia di dipendenti, dando lavoro e speranza a una intera nazione, è un fulgido esempio di grande imprenditore CRISTIANO. Per noi tutti un Esempio da seguire e sperare che ne nascano di imprenditori e ne seguano l’esempio.

Si dice che in ogni stabilimento in giro per il mondo ci sia sempre esposta una Statua della Madonna di Lourdes. Si dice che almeno una volta all’anno riunisse i vertici manageriali a Lourdes per stabilire le linee strategiche ispirate dalla Madonna. Si dice che la Fondazione Ferrero rinomata per le sue opere benefiche sia stata fondata a Lourdes.

Il motto di questo Santo Imprenditore è:

LAVORARE, CREARE , DONARE. 

Sono i 3 verbi che devono guidare l’azione di tutte le persone di talento e buona volontà che sappiano aprire mercati e di conseguenza  aprire imprese per dare lavoro alle persone.

“La Solidarietà Cristiana si basa sul dare da bere agli assetati, dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi … A praticare questa primaria virtù cristiana sono, certamente, tutte le anime pie che mettono mano al portafoglio e danno ai poveri. MA ANCOR DI Più DI COSTORO è, in blocco, la categoria dei produttori di beni e fornitori di servizi, la categoria degli IMPRENDITORI. Non solo, non tanto, perché danno lavoro, perché creano occupazione, ma anche perché rispondono in maniera vantaggiosa alla domanda sociale di beni e servizi.”

LA SOLIDARIETA’ ECONOMICA

dipende dal PROFITTO.

Senza il Profitto quale solidarietà può venir praticata?

tratto da Vangelo e Ricchezza, pag. 535 Angelo Tosato ed. Rubbettino  leggi qui

Dagli Atti degli Apostoli San Paolo rammenta dai cristiani di Efeso accomiatandosi:

” In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando e penando

(così come io ho fatto in mezzo a voi)  così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!” At 20,35

il Figlio così ha detto durante al celebrazione funebre e così è stato divulgato in tutto il mondo in inglese:

‘”Dad wanted a factory for the people not people for the factory

with a conception of work that put social concerns at the centre before profit.”Da DailyMail on Facebook

Il mercato aperto da Ferrero, anzi i molteplici mercati aperti, hanno consentito la creazione di migliaia di posti di lavoro e la soddisfazione dei desideri delle persone che acquistando i prodotti della Ferrero si sono compiaciuti e hanno continuato a farlo dando successo e profitti all’impresa. Il sig. Ferrero chiamava i suoi clienti “La VALERIA” (LEGGI QUI post di marketing)   Avendo sempre massimo rispetto sia per coloro che acquistano i prodotti si per coloro che li producono. Inoltre massimo rispetto anche alle materie prime. Solo così  si  può sperare di generare il giusto e doveroso profitto che se ben utilizzato permette a sua volta di creare la solidarietà economica.

La Grazia della Madonna ha concesso al talento della Famiglia Ferrero di riuscire in questa immensa impresa di Solidarietà attraverso il profitto, e solo grazie al continuo profitto hanno potuto crescere e consolidare questa azione di carità cristiana dando dignità tramite il lavoro alle migliaia di persone dipendenti i in tutto il mondo. Senza dimenticare la grandissima opera della Fondazione Ferrero, potete vedere cosa realizza QUI, ove si materializza il donare. Senza averi cosa pensiamo di poter donare? Grazie ai profitti proppera anche il donare della fondazione.

Esattamente quanto auspicato dai Francescani in special Modo. San Bernardino da Siena.

Ecco per il 2016 auspico che ci sia sempre di più una maggiore attenzione da parte della PASTORALE SOCIALE in tutte le DIOCESI  nei confronti dei giovani e intraprendenti Imprenditori. Che si dia loro ampio appoggio spirituale e dottrinale. Peghiamo per loro, aiutiamo loro,  sia nello sconforto dei primi passi incespicanti, ma soprattutto preghiamo e stiamo loro vicino nel momento in cui  ottengono successo, perché è proprio nel momento del successo che Mammona carpisce la volontà anche dei più forti piegandola ai suoi voleri contrari a quello dello spirito e della solidarietà. Ecco che il profitto si trasforma da solidarietà economica ad abuso nei confronti delle persone.

L’Italia ha bisogno di Imprenditori che si prodighino a realizzare la vera solidarietà economica attraverso il profitto, in modo da creare milioni di posti di lavoro. Questo è possibile solo se la Chiesa tutta prega la Madonna che doni la Grazia alle persone di Talento di aprire mercati, creare prodotti in grado di aprire i mercati, in modo da avere lavoro per molti e donare il profitto in bene dei più bisognosi.

Preghiamo che tanti Michele Ferrero crescano  in tutti i Paesi del Mondo e che la Chiesa sappia accoglierli e aiutarli nella loro avventura.

BUON 2016

 

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L’indispensabile economia: promuovere la creatività imprenditoriale. Dalla Enciclica Laudato Si.

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Nel giorno dedicato ai SS. Pietro e Paolo scrivo  riflessioni spontanee  delle enciclica Laudato Si emanata pochi giorni fa. In particolare su quella parte che parla degli aspetti che maggiormente mi stanno a cuore ovvero il lavoro e l’imprenditore.

Sia Pietro che Paolo erano artigiani. Il primo pescatore e l’altro costruttore di Tende. Paolo in specie più volte parla di come si mantenga del proprio lavoro e quanto sia importante questo aspetto per tutta la comunità e per coloro che sono chiamati a farne parte.

Dai cap. 124 ai 130 l’Enciclica si sofferma a considerare la necessità di difendere il lavoro.  Oggi più che mai occorre levare un grido cristiano contro i soprusi che si stanno perpetrando contro l’uomo e la sua dignità di mettere in pratica i suoi talenti attraverso il lavoro. Si richiama ovviamente la splendida enciclica Laborem Exercens e gli aspetti teologici che esaltano, unica tra tutte le culture religiose e laiche, il LAVORO dell’Uomo paragonato sempre alla creazione libera di Dio.

Al punto 125 si parla espressamente di quanto sia fondamentale la dignità del lavoro, qualunque esso sia, e la relazione interpersonale di cui necessita. Per il Cristiano poi l’Ora et Labora Monastica diventa paradigma primario.

Si pone dunque l’uomo al centro di tutto insieme anche alle sue relazione con gli altri uomini, ed il lavoro ” dovrebbe essere l’ambito di questo multiforme sviluppo personale, dove si mettono in gioco molte dimensioni della vita: la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli alte, un atteggiamento di adorazione. …… pertanto si esige che si continui a perseguire quale priorità.

  Sottolineando come il lavoro sia una necessità per la realizzazione del essere uomini si sottolinea come il lavoro non è elemosina.

“In questo senso aiutare i poveri con il denaro deve essere un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze.

IL VERO OBIETTIVO DOVREBBE ESSERE SEMPRE DI CONSENTIRE

LORO UNA VITA DEGNA MEDIANTE IL LAVORO”

Questo deve essere chiaro a tutti i missionari, che Dio li illumini per ampliare le loro offerte di aiuto anche alla imprenditorialità.

Oggi più che mai occorre dare a tutti la possibilità di LAVORARE della Propria Creatività e Dignità. Non solo Elemosina ma LAVORO. Quindi un inno alla SUSSIDIARIETà al fatto che occorre dal basso dare a tutti la possibilità di fare, realizzare, creare. Contro i tanti infiniti soprusi di chi ha troppo, troppa terra, troppo denaro, troppo di tutto e non offre la possibilità a chi non ha e non avrà mai la possibilità se questa non gli viene offerta. INSOMMA CONTRO TUTTE LE FORME DI DITTATURA DELLE RENDITE PARASSITARIE. In Italia come in tutto il mondo sono queste che il cristiano deve combattere per offrire a tutti la possibilità di vivere la propria vita con la dignità che gli spetta alla luce del Vangelo.

Si tratta di GIUSTIZIA STORICA  specie in quei paesi, italia inclusa in cui chi ha da centinaia di anni impedisce a chi ha idee forza e creatività di sviluppare le proprie potenzialità.

BASTA CON coloro hanno ereditato intere fortune SENZA ALCUN MERITO

e

NON LE SANNO FAR FRUTTARE

e

usurpano il diritto di interi popoli ad auto determinare le proprie vite attraverso il lavoro. 

SI DIA LA POSSIBILITA’ AI GIOVANI (non in senso anagrafico)  DI RISCHIARE CON LE PROPRIE MANI.

129 _: Perché continui ad essere possibile offire occupazione,

è indispensabile

promuovere una economia

che favorisca la diversificazione produttiva e

la creatività imprenditoriale. 

Si parla di INDISPENSABILE economia che dia la possibilità di essere imprenditori!!! Più chiaro di così!! E noi che viviamo nelle Marhce,  a tutti gli Italiani che vivono nei piccoli-grandi distretti industriali ove micro-grandi imprenditori si prodigano con la loro creatività a lavorare in proprio e  a rendere ricca il loro territorio.  Ed il chiaro riferimento all’importanza dell’imprese a nel territorio.

l’attività imprenditoriale che è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo di tutti,

può essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attività,

soprattutto se comprende che la creazione dei posti di lavoro è parte imprenscindibile del suo servizio al bene comune !

Cosa volere di più da una ENCICLICA che in questi punti valorizza e mi onora, tutti gli studi da me fatti negli ultimi anni dalla Laurea in Ec. Aziendale  a  ca’ Foscari e completati alla Pontificia Univ. Lateranense con la licenza in Teologia Pastorale ove ho dedicato la tesi all’imprenditore cristiano.

Esalta il passato, il presente e speriamo il futuro della Imprenditorialità specie quella tipica delle piccole e medie aziende italiane. Se pensate poi che è per il mondo intero significa anche replicare il successo della nostra tipica economia in tutto il mondo.

Bastano questi punti centrali per farmi capire quanto sia importante oggi più che mai offrire il mio contributo e talento al servizio delle persone che vogliono esser imprenditori alla luce di Cristo.

Oggi nel ricordo dei due Santi Pietro e Paolo, artigiani, cristiani e pilastri della Chiesa dedichiamo questo post a tutti coloro che soffrono e lottano per la dignità  del lavoro.

 

 

San Bernardino: per lo ben comune si diè esercitar la mercanzia

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Il Vangelo di oggi ci offre il celebre incontro di Gesù con il Giovane Ricco. Dato che mercoledì scorso era il giorno di San Bernardino uno dei Santi ai quali abbiamo affidato il nostro blog e per mia pigrizia non ho scritto nulla pur avendomi ripromesso di farlo ogni anno, il testo del SANTO Padre qui nel Link riportato mi offre l’occasione di rimediare.

Tanto più che il tema della ricchezza mi sta a cuore così tanto che penso che senza i ricchi difficilmente i poveri possono migliorare la loro esistenza.
Infatti da bravo aziendalista prima che teologo, mi baso sui dati economici facilmente da tutti consultabili. Questi dicono che là dove le istituzioni hanno permesso alle persone di consolidare le proprietà private ed ampliarle attraverso i commerci e la creatività lì si sono ottenuti i migliori risultati in termini di Ben-essere per tutti.
Là dove invece si è mortificato la libera iniziativa personale a vantaggio di una presunta libertà oppressiva, collettivistica o dittatoriale Statale per cui tutti è di dello Stato di pochi privati illuminati , tipo aziende di stato o programmi quinquennali, ecc. ecc. ci sono stati solo catastrofi umanitarie, non ultime poi derive materialistiche estreme.

San Bernardino, citando Scoto, diceva:
PER LO BEN COMUNE SI DIE’ ESERCITARE LA MERCANZIA.

In pratica il Santo sosteneva come il commercio sia alla base del raggiungimento del bene comune, ma aggiungeva che era così se e solo se inteso in senso cristiano, ovvero senza furberie, con rispetto dell’altro e con il fine di donare l’eccesso dei guadagni per il bene di tutti, in pratica non attaccarsi alla materia del successo ma rimanere sempre distaccati dall’oro accumulato.
Certo è che Solo se ci arricchiamo con distacco dalle cose possiamo aiutare chi è in difficoltà.
Ecco allora la fondamentale lezione alla base del capitalismo: la libera iniziativa privata alla luce di Cristo.
Ove si impedisce con soprusi, mascherati da vessazioni e tasse statali, il commercio e non si protegge la proprietà privata la mercanzia non può svilupparsi tra tutti e il potere e i soldi si concentra nelle mani dei pochi. Cosa che sta avvenendo in Italia da 50 anni ad oggi.

Coloro i quali al suo interno si occupano di Pastorale del Lavoro e dell’Impresa devono dare forza ai sogni delle persone laboriose che vogliono mettersi in proprio e arricchire sé stessi per arricchire tutti.

Come il sogno di questa mia allieva, gran frequentatrice della sua parrocchia che mi ha rivelato:

Invito tutti coloro che hanno a cuore il bene comune, ad aiutare a crescer le persone che hanno la voglia di darsi da fare, partendo da zero, come fu a suo tempo quando i nostri nonni si inventarono, qui nelle Marche il distretto industriale della calzatura. Lo fecero contro tutto e contro tutti, specie i conti e i nobili del posto che nulla diedero in cambio e spesso appoggiati da una parte del clero che vedeva di malocchio questi nuovi arricchiti.

Aiutiamo i sogni imprenditoriali di tutti ed in particolare dei nostri giovani, con preghiere e se possibile anche con capitali, o solo con parole, ma aiutiamoli poiché solo i ricchi, in ispirito e in capitali possono aiutare i poveri. Facciamo capire loro quanto siano importanti i loro sforzi per tutti noi, e soprattutto stiamo loro vicini proprio nel momento in cui hanno successo, poiché proprio in quel momento nascono i veri problemi quelli della distanza dalla Salvezza del Vangelo.

P.S. Personalmente metto a disposizione le mie competenze in Marketing, in modo Gratuito per tutti coloro che tramite la Chiesa mi chiedano consigli e aiuti.
il mio numero 393 5561322
mail: porlandi05@yahoo.it

In Jesu et Maria

il bene comun moltiplicatore, una proposta di pastorale per i leader d’impresa

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La scorsa settimana ho avuto il piacere di assister alla riunione estiva dell’UCID di Macerata.

Alla presenza di molti imprenditori e auditori il padrone di casa fondatore della EKO, strumenti musicali, Don Lamberto Pigini ha presentato il Vescovo di Senigallia Mons. Orlandoni.

Oltre che Vescovo di Senigallia è anche in seno alla CEI membro della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Il segretario della Commissione è Mons. MARIO TOSO, mio prof. alla Lateranense con in quale ho avuto modo di confrontarmi più volte sulla figura dell’imprenditore, in particolare sul ruolo del profitto.

Mons. Orlandoni ha illustrato i punti dal 12 al 22 del documento della commissione di cui fa parte: La Vocazione del leader d’impresa.

http://www.iustitiaetpax.va/content/dam/giustiziaepace/VBL/Vocazione%20ITA.pdf

Nella introduzione Mons. Orlandoni ha illustrato in modo mirabile il concetto di Bene Comune. Ha affermato come il bene comune non sia la sommatoria dei beni, dai quali poi trarre giovamento nelle ripartizione, ma come il bene comune è da intendersi come una moltiplicazione tra i beni, ove se solo uno dei beni risultasse pari a zero nessuno può affermare di aver raggiunto il bene comune, in quanto moltiplicare per zero risulta zero.

Per conseguire il bene comune occorre dunque che tutti almeno siano Uno, come persona tra le persone, nella lora dignità di uomini.
Strada maestra per il conseguimento moltiplicatore è vivere la carità.

La professione dell’imprenditore è vista come una professione “vocazionale” che collabora pienamente per la realizzazione del bene comune attraverso la “pratica” della “caritas”, in senso elevato.

Fin qui sono rimasto colpito e perfettamente d’accordo specie negli approfondimenti specifici sui vari termini utilizzati.

Ciò che invece mi trova leggermente in contrasto è quando si illustra il percorso in tre fasi che il leader d’impresa deve compiere per giunger alla realizzazione del bene comune: Vedere , Giudicare e Agire.

Secondo il documento della commissione queste tre fasi sono necessarie e sufficienti al fine di giungere al bene comune.

Tuttavia io mi trovo in disaccordo in quanto profondamente influenzato da Professore che ritengo eccelso, Mons. Lanza tornato alla casa del Padre un paio di anni fa, il quale ha sempre puntualizzato come le fasi indicate hanno più limiti che meriti nel compimento della pastorale in ogni ambito.

Riporto brani del prof.Lanza dei suoi appunti molto critici contro tale metodo:

” il metodo V.G.A. deve essere giudicato insoddisfacente e (illusoria) per i seguenti motivi:

a- Il vedere non è propriamente descrittivo, ma fin dall’inizio è giudicante, una lettura della realtà di pre-compressione/interesse o una incoccia (forse) attivazione di criteri interpretativi. …. Non esiste una lettura sociologica “neutra” ed “innocente”.
Dunque fin dalla lettura della realtà occorre che ci sia fin dall’inizio una condotta teologica, fin dal primo istante dell’itinerario riflessivo teologico-pastorale.

b-Le fasi della progettazione e attuazione, ristrette nella sola indicazione dell’agire, non vengono svolte nella loro specificità e nelle necessarie articolazioni: rischiano cioè di essere assorbite o nella (presunta) oggettività del vedere, o nella (impropria) ideologia del giudicare.
c- Il Trinomia V.G.A. individua in realtà non la scansione sequenziale, ma la costituzione stessa del pensare la pastorale. Si tratta cioè di componenti costitutive, che qualificano il pensiero teologico-pratico in ogni sua fase o movimento.

Queste due critiche del Prof. Lanza le ritengo assai precise, tanto più oggi che ascolto molti esempi di pastorale “deduttivi” della realtà che non tengono conto delle reali specificità, con un vedere appunto ideologizzato e quanto mai lontano da una visione teologica alla quale è necessario attenersi.

PROPOSTA ALTERNATIVA

Il prof. Lanza proponeva invece una più ampia articolazione della pastorale fasi sequenziali e dimensioni costitutive triple per ogni fase. Provo a riassumere la sua raffinata proposta :
FASI SEQUENZIALE :
1- Analisi e Valutazione (leggasi post super-chruncers)
2- decisione e progettazione
3- Attuazione e verifica .

Ognuna di queste fasi occorreva che avesse le dimensioni costitutive :
DIMENSIONI

A- Kairologica
B- criteriologica
c- operativa

Uno schema raffinato, e non rigido, ovvero da utilizzare con intelligenza (da intus – legere , leggere dentro) e con le dovute accortezze in ogni sua fase.

Sulla base di quanto sopra mi sento di suggerire tale metodo al posto del V.G.A., se non fosse altro per il fatto che alla fine del metodo manda un’altra V. quella della verifica.
In onore anche del Prof. Lanza le cui lezioni erano da me apprezzattissime nonostante il suo terribile esame, data la sua arguzia, alla quale con coraggio sono riuscito a tenere testa ottenendo un meritato e non scontato 29.

In Jesu et Maria

Orientamenti per Evangelizzare in Italia

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Sabato 29 aprile giorno della ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo.
La C.E.I. ha pubblicato un librino dal titolo: “Incontriamo Gesù”.
Sottotilo: Orientamenti per l’annuncio e e la catechesi in Italia.

Essendo io di nuovo catechista nella mia parrocchia a S. Norberto presso Fermo, mi hanno fatto dono di questo libriccino, molto gradito da me.
Si legge agevolmente, circa 100 punti che chiariscono e spronano a migliorare l’evangelizzazione in ogni dove, dalla Parrocchia alla Diocesi, dalla Famiglia ai luoghi di lavoro, dalla Scuola alla Strada.

Un testo che consiglio di consultare, specie chi ha responsabilità specifiche di evangelizzazione all’interno delle istituzioni, benché il testo afferma chiaramente come tutti coloro che si dichiarano cristiani, e dunque seguaci di Cristo, sono Martiri-Testimoni della loro fede e pertanto sono evangelizzatori.

L’aspetto che maggiormente mi ha colpito, a una prima pur veloce lettura, è la richiesta di integrare e rendere sempre più importante il servizio dei Laici all’interno delle strutture della Chiesa locale. In pratica i Laici secondo la C.E.I. devono essere sempre più coinvolti in ogni aspetto della missione evangelizzatrice.
Parole che riecheggiano l’EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco, il cui seme lo possiamo trovare molto lontano, non ultimo nel decreto del CVII Apostolicam Actuositatem tutta incentrata sulla missione dei laici nell’evangelizzazione.

Speriamo che a forza di ribadire tali concetti i cari amati presbiteri smettano di considerarsi portatori esclusivi del sacro, e si incamminino insieme a tutti i fedeli al servizio di Cristo e della Chiesa.

Inoltre la C.E.I. nelle prime pagine sprona a mettere in gioco la propria creatività, riconoscendo i vari tentativi fin qui fatti da molti testimoni, che devono però essere meditate e confrontate in modo da riuscire con il discernimento ad adottare le migliori azioni per portare l’evangelizzazione in ogni luogo.

Si perché è ora che la testimonianza di fede nella Salvezza di Cristo, sia espressa ovunque si viva. Anzi forse questo è l’aspetto più importante, il cristiano è tenuto a comportarsi seguendo Cristo ovunque, solo così facendo adempie il suo compito verso il fratello, specie se ultimo.

Se posso permettermi una piccola critica, dico che mi sembra un po’ carente e sottostimata la evangelizzazione sul luogo del lavoro e sulla figura dell’imprenditore cristiano.
Visto che è un testo che si rivolge agli italiani e dato che gli italiani sono un popolo di santi, poeti e … imprenditori, perché non approfondire una evangelizzazione specifica di aiuto e conforto a coloro che portano la dignità alle persone attraverso il lavoro.
Penso sarebbe stato importante proprio oggi stante la situazione economica, naturalmente è richiamata ma in modo troppo timido.

Scusate ma forse sono di parte.

Comunque leggetelo e fatelo leggere.

Ad Maiorem Dei Gloriam

Alfiere cristiano e capitalista

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LETTERA INVIATA AD AVVENIRE
IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO DEL PROF. RAVASI

buona sera,
ho appena terminato di leggere il lunghissimo articolo del prof. Ravasi su S. Giuseppe che
nel sottotitolo riporta il Santo delle Partite Iva.
Scrivo al solito per difendere le uniche persone che mai vengono difese, ovvero le persone che
come San Giuseppe dipendono dalle Commesse ricevute e soprattutto pagate.
Il “Tektos” di in ogni tempo dipendeva da coloro che pagava per ottenere qualche suo lavoro pronto di già o su commessa, senza lavoro non si mangiava.
Immagino che se fosse stato bravissimo e particolarmente creativo, un “tektos” aveva più commissioni di altri,
e magari per l’aumentato lavoro aver qualcuno che lo potesse aiutare. Inoltre immagino che la grazia per un falegname
è che le commesse vengano pagate, una volta concordate. Se così non fosse, occorre una giustizia del mondo
che potesse garantire l’esecutività dei contratti. Inoltre per ottemperare alle commesse ricevute, aveva bisogno di soldi per le materie prime, soldi che spesso erano prestati sotto usura. Non parliamo poi delle esose tasse.
La ricerca delle commissioni e i contratti stipulati non sono forse la base del mercato? E il capitalismo non si base sul mercato onesto e regolato di chi offre e di chi riceve? Se manca la domanda e l’offerta anche un santo come Giuseppe temo non potesse di certo lavorare. Inoltre è normale che tra tektos ci fosse il più stimato e bravo, e perciò più pagato che si arricchirà di più, e chi invece modestamente fa ma meno bravo e potrà vivere degnamente sempre che riceva le commesse, non è mica scontato.
Ebbene se il quadro fatto è esattamente quello di un falegname dell’epoca, non so se lo sa il prof. Ravasi, ma tutti i borghesi all’inizio della loro attività sono passati dalla povertà estrema riscattata attraverso il fare. La loro bravura rispetto agli altri riscattava il passato per raggiunger una vita più che dignitosa e con i giusti agi conquistati.
Vivendo in un distretto industriale la storia di San Giuseppe, di artigiani che con bravura si sono meritati tutto, ne conosco a bizzeffe, compresa la mia famiglia con il capo aziendale che era mia madre, pur essendo figlia di un fornaio, ha creato dal nulla una azienda di oltre 50 persone.
Da fornaia a …. borghesia provinciale. Nei distretti del fare, è la norma.
Il Prof. Ravasi rimane sul vago sulla ricchezza con giri di parole per non dire nulla, ma si capisce che vuole colpire quelli che definisce gli alfieri del connubio capitalismo-cristianesimo.
Grazie professore non sapevo di essere un alfiere, speravo magari di essere cavaliere, di certo sfugge in cotanti giri inutili di parole 3 o 4 secoli di storia cristiana dal medio-evo che ha permesso il fiorente crescere dei tanti San Giuseppe “falegnami” che hanno reso l’Italia ed il Mondo occidentale il luogo migliore al mondo in cui vivere. Immersi nella bellezza assoluta delle opere d’arte di ogni tipo, spesso pagate dalle tasse che tosavano proprio i tektos delle nostre città.
Ignorati Patrizio Olivi, San Bernardino da Siena e il tanto stimato conterraneo San Giacomo della Marca.
L’alfiere saluta e auspica un deciso orientamento cristiano a favore di chi fa come San Giuseppe e si prodiga a cercare commissioni in modo da poter assumere tanti ma tanti giovani, ai quali trasmettere la voglia di fare e non di essere parassiti della società, ” chi non lavora neppur mangi”.

importanza pastorale dei distretti industriali spontanei

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in risposta alla lettera del prof. Bruni per ribadire l’importanza delle azioni spontanee delle persone che dal nulla hanno
creato i distretti industriali italiani.

Egregio Prof.Luigino Bruni,
La ringrazio per la gentile attenzione che mi ha riservato. Il mondo dell’impresa e degli imprenditori è un tema a me particolarmente caro e pertanto mi permetto di rispondere alla sua ultima.
Lei parla di due capitalismi, uno mediato dalle istituzioni di stampo latino e uno immediato di stampo anglosassone. Il primo da lei caldeggiato è malato a causa di istituzioni sclerotizzate dalla burocrazia. Afferma che occorre guarirle e semmai farne di nuove, immagino ideate da un legislatore. Come esempio porta la Germania dove le istituzioni sono alleate del sistema socio-economico. Ho studiato in Germania e ho lavorato con partner tedeschi per anni; seri, precisi e corretti e con istituzioni che rispondono ai più piccoli intoppi in massimo 15 giorni. Mi scusi ma i tedeschi non sono di stampo protestante “sola fide”? Non li vorrà per caso paragonare al capitalismo latino spero. Le istituzioni tedesche dunque sono mediate da coloro che le hanno create, non come in Italia che vivono di luce riflessa e sono finalizzate ai loro stessi interessi non a servire ciò per cui in teoria sono state create.
Lei afferma che gli effetti non intenzionali non colgano a fondo gli aspetti che creano le condizioni per la nascita dei distretti. Peccato che le politiche industriali, identiche in tutta Italia non hanno permesso in ogni dove la nascita dei distretti, ma solo in quei luoghi in cui la volontà di alcuni visionari è emersa con i soldi di alcuni illuminati possidenti, raramente dal sistema creditizio arretrato italico. Come mai nelle Marche solo nel distretto fermano-maceratese milioni di partite Iva mentre poco a sud la disoccupazione media del 18% e un deserto industriale? E nel sud d’Italia non avevano la legge mezzadrile come a Fermo? Il nostro distretto ha i suoi semi all’inizio del 1900 quando un certo Pollastrelli con i soldi dei proprietari terrieri vince una mega commessa di scarpe per l’esercito fascista. E per oltre 10 anni è la più grande fabbrica di calzature italiane. Da quella esperienza escono futuri grandi e piccoli imprenditori, esiste un foto che ritrae attorno a un desco Botticelli, Pizzuti e Macerata. Da questa prima industria calzaturiera nel dopoguerra, sono esplose una miriade di imprese, nella assoluta indifferenza accademica e politica, hanno creato dal nulla il distretto calzaturiero. Il Prof. Beccattini ha studiato, trai i primi i distretti industriali, sorti in maniera molto simile e veemente in tutta Italia a macchia d’olio. In campo internazionale il Prof. Porter dal canada con il suo libro IL VANTAGGIO COMPETITIVO DI UNA NAZIONE fece conoscere le peculiarità uniche del tessuto produttivo italiano.
Oggi questa incommensurabile forza propulsiva subisce gli attachi proprio da quelle istituizioni che la opprimono strangolando ogni iniziativa che non venga da loro prevista. L’intenzionalità istittuzionalizzata non ha mai portato a risultati soddisfacenti in camp economico. Le istituzioni sono importanti ma solo se nascono dal basso e non imposte dall’alto, attuando pienamente il principio di sussidiarietà, solo in questo modo si alimenta il pieno e assoluto rispetto del principio di solidarietà tipico ed unico delle comunità distrettuali italiane.
Saluti Cordiali
Paolo Orlandi