marketing pastorale

Ripensare la Pastorale. Intervento di Don Sergio Siracusano

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don Sergio Siracusano

 

Con Molto piacere oggi ospitamio un caro amico siciliano con il quale abbiamo condiviso gli studi alla Pontificia Università Lateranense. In occasione della recente  pubblicazione del  suo  Libro su Don Luigi Sturzo  per i quaderni del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo dal Titolo (CISS):

 

Don Luigi Sturzo

SACERDOTE DI CRISTO AL SERVIZIO DELL’UOMO

Ce lo ha appena inviato e per questo lo ringraziamo e presto pubblicheremo una nostra recensione dopo averlo letto con piacere durante questa estate caldissima.

Di seguito il suo curriculum e un suo articolo su come ripensare la Pastorale che ci trova molto d’accordo. Buona Lettura. (cfr su stesso tema:   pastorale per la parrocchia e pastorale e ascolto )

Don Sergio ha conseguito la Licenza in Sacra Teologia con Specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa presso  la Pontificia Università Lateranense nel 2013, con una Tesi su Don Luigi Sturzo.  Ha conseguito poi nel 2014 il Master in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Fondazione Centesimus Annus-Vaticano.

Dal 24 settembre del 2006 è stato nominato da sua eccellenza Mons. Giovanni Marra Arcivescovo di Messina, Parroco della Parrocchia S. Maria del Rosario in Giammoro.

Dal 2008 è direttore dell’Ufficio Diocesano per i problemi sociali e del Lavoro e dal 2013 Segretario dell’Ufficio Regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia , la pace e la salvaguardia del creato della Conferenza Episcopale Siciliana.

E’ Tutor diocesi di Messina del “progetto Policoro”   della CEI e consulente Ecclesiastico della Sezione di Messina dell’Unione Cristiana Imprenditori e dirigenti (Ucid)

Ripensare la pastorale

«Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice. L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri»
(Evangelii Gaudium, 178).

Si parla tanto ultimamente di Chiesa missionaria, di conversione pastorale. Papa Francesco in particolare nella Evangelii gaudium ci invita ad essere “Chiesa in uscita”, estroversa (Cfr. Evangelii gaudium, 20-24). Concretamente ciò significa – come suggerito dal compianto teologo pastoralista, mons. Lanza, e oggi dal prof. Asolan (cfr. Il tacchino induttivista, ed. Pozzo di Giacobbe, 2010) – superare il trinomio catechesi, liturgia e carità, i “tria munera” e passare ad una pastorale ad intra ed ad extra secondo gli ambiti indicati dal Convegno delle Chiese d’Italia di Verona del 2006 (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza).
Sergio Lanza ha sostenuto che la canonica triplice organizzazione dell’azione pastorale (liturgia, catechesi e carità) attorno ai “tria munera” (sacerdotale, profetico e regale) sia sempre più insufficiente a raccogliere le variabili del vissuto storico ecclesiale per “scarsa funzionalità pratica e carente fondazione teoretica” e ha proposto una nuova (e sempre perfettibile) organizzazione: prima evangelizzazione, educazione e formazione cristiana, edificazione della comunità e cura spirituale dei fedeli, presenza e azione nel mondo,secondo la struttura propria della chiesa comunione (actio ad intra) e missione (actio ad extra) in rapporto di coappartenenza (Cfr. S. Lanza, Convertire Giona, OCD, Roma 2005, 179-186).
Dario Viganò, riprendendo il pensiero del prof. Lanza, sostiene che: «il trinomio evangelizzazione – liturgia – carità spinge verso un’azione pastorale fortemente squilibrata: dedica molto alla parte ad intra (strutturando organicamente le celebrazioni, i sacramenti, i vari momenti della vita interna di una comunità…) e fatica molto ad organizzare il resto (configurando la pastorale ad extra più come una pastorale di iniziative che una pastorale strutturata organicamente)» (I Laterani del Redemptor hominis, in La teologia pastorale oggi, Lateran University Press, 2010, 7-9).
Ripensiamo la pastorale e domandiamoci: Chi intercettiamo con tutte le nostre – pur numerose – attività? Quante risorse impieghiamo? E per raggiungere quante persone? Quanti esclusi dalle nostre iniziative?

«La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia…» (Evangelii gaudium, 33).

Ripensare la pastorale esige

“un saggio e realistico discernimento pastorale”.

Tale conversione porta a recuperare una presenza più incisiva nel territorio, in una società post-cristiana, e a superare la dicotomia – tipica degli anni ‘60-‘70 e ormai datata e insignificante – clero/laici per una visione di Chiesa – Popolo di Dio in cammino, con una pastorale più attenta all’uomo e alle vicende quotidiane, sì da essere voce forte nella dialettica cittadina, nelle dinamiche socio culturali.
In sintesi si tratta di recuperare la pastorale sociale, che – come evidenziava un documento della Cei del 1992;

 “Evangelizzare il sociale” – è «l’espressione viva e concreta di una comunità pienamente coinvolta dentro le situazioni, i problemi, la cultura, le povertà e le attese di un territorio e di una storia».

  Non una pastorale a parte ma che faccia sintesi… Sostiene Asolan: «A me sembra che sia stata la mappatura dell’azione ecclesiale – così come si è venuta configurando nel trinomio evangelizzazione/liturgia/carità – ad aver contribuito in maniera decisiva all’isolamento della pastorale sociale dal resto della pastorale diocesana» (P. Asolan, Il tacchino induttivista, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009, p. 158).
Già san Giovanni Paolo quando parla – nel 1991 – di nuova evangelizzazione così si esprime:

«La “nuova evangelizzazione”, di cui il mondo moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali l’annuncio della dottrina sociale della Chiesa» (Centesimus annus, 5)

Vediamo oggi quanta richiesta di sacro, di senso religioso e di esoterismo… Vediamo con piacere quanto movimento nelle parrocchie per visite e peregrinazioni di Reliquie e statue, quante devozioni che aumentano. È un bel segnale, ma chiediamoci: corrisponde un impegno uguale o maggiore per una fede incarnata? Pensiamo a come entrare dentro i problemi del nostro tempo? È accolta la proposta di osservatori di pastorale sociale, di laboratori di dottrina Sociale della Chiesa, di percorsi di formazione all’impegno socio-politico?

Abbiamo molti laici di qualità.

Siamo impegnati in un ambito culturale? Riusciamo ad essere presenti nella riflessione delle nostre città, ad incidere nel pensiero corrente? Riusciamo come Chiesa a dire una parola sulle questioni urgenti? A dialogare con il mondo universitario? Sappiamo abitare la città?
Siamo chiamati a ripensare la pastorale della nostra Arcidiocesi, soprattutto attraverso i Consigli Pastorali parrocchiali, vicariali, e quello diocesano.

Papa Francesco, proveniente dalle metropoli argentine, ipotizza una “pastorale urbana” per le grandi metropoli. Come non pensare ad una pastorale urbana per le più grandi città delle nostre diocesi che – seppur non metropoli – necessitano di una Pastorale cittadina integrata e coordinata.

«L’importante è non camminare da soli,

contare sempre sui fratelli e

specialmente sulla guida dei Vescovi» (Evangelii gaudium, 33).

Sergio Siracusano

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Poverty Lab: tradurre la ricerca in Azione

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Oggi mi preme farvi conoscere una realtà laica assai interessante, dalla quale penso sia utile imparare alcune buone pratiche che possono ispirare l’evangelizzazione e la missionarietà. Una ottima pratica di marketing pastorale non campata sulle sensazioni ma sui dati.

Si chiama  Poverty Action Lab è una associazione americana con la finalità di combattere le cause della povertà nel mondo. Fondata nel 2003 all’interno del M.I.T., una delle più importanti università italiane da AbHijit Banerjee, Esther Duflo E S. Mullainthan.

I 3 sono esperti ingegneri e statistici E di economia che hanno messo il loro sapere a favore dei poveri. Impiegano tecniche avanzate di statistica per conoscere quali sono i problemi e trovare le soluzioni idonee per superarli. Monitorando i vari tentativi. In pratica non portano ai poveri solo i soldi, ma offrono le migliori condizioni ove possano affrancarsi definitivamente dalla povertà.

Il loro motto è: Tradurre la Ricerca in Azione . La tecnica migliore che hanno messo a punto è la RANDOMIZZAZIONE. Non vi spaventate è assai semplice. Leggi la metodologia: Metodo PAL

Si tratta di una tecnica statisca che ci permette di sapere se quello che stiamo facendo funziona oppure no e bisogna cambiare.

Si divide a caso la popolazione in varie parti, minimo ovvio in due. Una rimane come sta e farà da gruppo di controllo. Alle altre parti invece si applicano le varie idee che sono state pensate  per risolvere il problema.

Dopo un congruo lasso di tempo si traggono le conclusioni rispetto al gruppo di controllo. Se almeno una delle varie proposte ha avuto un discreto successo allora lo si applica su larga scala. Detto così sembra facile, ma dietro ci sono studi non semplicissimi, ma qualsiasi ingegnere o matematico può risolvere i calcoli necessari.

La Prof.sa Duflo è una delle economiste francesi più note, ed ha convinto moltissime ONG ad utilizzare tale tecnica e non fidarsi delle semplici intuizioni o delle facilonerie parolaie. La tecnica della Randomizzazione ha risolto molti problemi, ma sempre per tentativi e controlli e verifiche.

ESEMPIO :

  • n India vi era il problema dei maestri assenteisti. Si è pensato di dotare di macchine fotografiche alcune classi con obbligo di fotografare il maestro al lavoro per fargli avere lo stipendio, non tutte, mentre il gruppo di controllo ne era sprovvisto. Ebbene ha funzionato e ora è prassi. Poteva non funzionare. Gli studenti potevano non collaborare ed invece hanno collaborato.

Insomma i progetti che abbiamo in mente per risolvere i problemi della evangelizzazione sono buona cosa, ma sempre meglio utilizzare strumenti che ci permettano di verificare se funzionano. Prendiamo esempio dal Poverty A. Lab per le nostre evangelizzazioni, sperimentiamo e verifichiamo altrimenti cambiamo. Il marketing Pastorale deve avere basi scientifiche non Chiacchiere distintivo come direbbe qualche amante cinefilo.

 

la Pastorale per i ragazzi in ricerca di sé

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La Pastorale richiede molta fantasia e creatività. Occorre porsi degli obiettivi chiari e specifici e cercare varie strade per tentare di raggiungere la meta. A me personalmente sta a cuore l’obiettivo più difficile oggi per la Chiesa, ovvero quello del dialogo con i giovani dai 18 ai 30 anni.

Quella è l’età delle prime scelte in autonomia, con la voglia dei ragazzi di trovare la propria strada, sia scegliende la giusta scuola sia il proprio ambito lavoro. Ecco io penso che a questi ragazzi, non ancora adulti, l’azione di dialogo delle nostre parrocchie sia assai scarso o nullo.

Non ho le statistiche sotto mano ma per esperienza personale, osservo che attorno alla Chiesa ci sono sempre i giovanissimi, under 14, o gli anziani over 50. Spero di sbagliarmi, mi procurerò dati aggiornati, ma in questo caso l’intuito mi dice che la Pastorale  parla poco e male a questo “target” di persone.

Ci si limita a parlare con loro solo  nel caso in cui  decidano di sposarsi ed allora si invitano a partecipare ai famigerati, e spesso sopportati corsi pre-matrimoniali. Poi ci si rivede al battesimo, se arrivano i figli.  Tutto qua e assolutamente insufficiente, direi.

Penso che occorre ideare soluzioni creative per parlare a queste persone in questa fascia di età, completamente abbandonate a loro stessi e al mondo che li circonda. Avvicinarle con incontri, e magari andarle a trovare nei luoghi di lavoro, o se non lo hanno confortarli per una più proficua ricerca.

Come sapete io sono molto sensibile ai coraggiosi che intraprendono e che desiderano aprirsi un proprio mercato. Ecco a questi perché non si offre un supporto religioso? E a coloro che soffrono per essere disoccupati, perché non li si incoraggi ad avvicinarsi alla Grazia di Dio senza disperare. Magari insegnando loro a utilizzare il tempo dell’attesa con altri impegni, magari in parrocchia, magari insieme a più parrocchie.

Io non ho notizie di pastorali per l’impresa micro, sul territori, non me ne vogliano gli amici dell’UCID, ma loro sono troppo, troppo. Io penso a chi apre un negozio di frutta, una paninoteca, una ludoteca, un giornalai, un riparatore di pc. Ecc. ecc.  A questa micro-imprenditorialità occorre portare il Vangelo prima di ogni altra cosa.

Insomma auspico una evangelizzazione mirata  che semini il Vangelo proprio nel periodo d’età più delicato di oggi, quello a cavallo tra la scuola e il lavoro e oltre. Oggi più che mai occorre pensare a questi ragazzi, veramente in balia di tutto. ABBIAM L’OBBLIGO DI  OffriRE loro una SPERANZA , offriamo loro un servizio di CARITA’  se necessario, offriamo loro la possibilità di cercare la bellezza della  FEDE.

Un lavoro pastorale lungo e faticoso ma che sono sicuro risulterebbe assai incisivo e nel lungo periodo porterebbe sicuri frutti per tutti.

 

Proposta di una concreta Pastorale Sociale per la parrocchia

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Io penso che quando si parla di catechesi sociale, di pastorale sociale, le parole siano troppo…troppe oppure troppo alte. E non raggiungono le persone per invitarle a un comportamento confacente, ovvero cristiano.
Mi spiego meglio.
Penso che occorre approfondire le intuzioni della scienza del comportamento per tentare di ottenere un cambiamento dalle persone, una conversione allo scopo di avvicinarle al Vangelo.

La comunicazione necessita di semplicità, comprensibilità e sopratutto concretezza. Se il nostro linguaggio è astruso, si comprende che ai più risulti essere incomprensibile e allo stesso tempi astratto. Di conseguenza non stimola all’azione.
Ecco perché mi piacciono quei santi, specie il grande San Bernardino da Siena che parlava al popolo della Chiesa con le parole e gli esempi che chi ascoltava comprendeva, perché erano tratti dalla vita di tutti i giorni.
Potevano comprendere quanto il Santo diceva loro e comportarsi di conseguenza, seguendo sempre di più il Vangelo applicato alla vita di tutti i giorni.

Si convertivano? e chi lo sa?
Non spetta a noi saperlo.
A noi spetta mostrare i modi semplici e soluzioni semplici, poi spetta alle persone e alla grazia di Dio fare il resto.

Questa troppo lunga premessa era per introdurre una mio piccola idea, magari scema , però concreta e penso possa essere utile al principale operatore della pastorale: il parroco.

PROPOSTA CONCRETA PER RINVERDIRE

LA COMUNITA’ PARROCCHIALE IN TEMPO DI CRISI

Dato che i parrocchiani in un modo ed in un altro sono sempre vicini alla parrocchia, anche se al Nord il distacco è molto ampio, penso che il parroco debba farsi portavoce delle realtà della propria parrocchia e delle persone che ci vivono, valorizzando i propri talenti tipo :

  •  invitare a comperare nei negozi della parrocchia
  •  invitare a chiamare per i lavori le professionalità presenti nella parrocchia
  •  invitare a frequenatare i ritrovi presenti nella parrocchia , tipo bar ristoranti ecc.eccc.
  • sfruttare prima le risorse della parrocchia

Insomma solleticare l’orgoglio della  comunità parrocchiale, farla sentire come una specie di borgo medioevale ove penso il senso di responsabilità e di solidarietà era molto spiccato.
Secondo ME   questo compito potrebbe alla lunga risultare vincente per il parroco che si ritroverebbe una comunità attorno magari rinvigorita e inorgoglita e con l’aiuto del Signore potrebbe aiutare a comprender in modo concreto il Vangelo e magari anche la presenza alle Sante Messe.

So che forse è una stupidata,  e so anche io che si possono sollevar molte obiezioni, ma penso che ….. da uomo Marketingche possa scatenare un circolo Virtuoso per la parrocchia tutta,
e poi magari ad allargare a tutte la parrocchie della Diocesi, infine la Nazione.

La Comunicazione per una Pastorale rivolta a chi non ascolta

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La comunicazione è assai complessa. Per questo mi sembra doveroso approfondire il tema, in quanto molte parrocchie, direi la maggior parte, per lo meno qua dove abito io, comunicano assai poco e male. Limitandosi al minimo indispensabile.

In genere ci si affida ai comunicati a fine celebrazione eucaristica oppure con avvisi su bacheche, come la foto incipit del post. Alcuni più intraprendenti scrivono dei giornalini che poi vengono consegnati ai parrocchiani celebranti oppure consegnati a casa da volontari. Il mio Parroco è riuscito anche a trasmette le Messe della Domenica via Radio grazie alla sua passione per la tecnologia ed un tecnico Rai.

Ma Domandiamoci: FUNZIONA? Arriva il Messaggio? Viene capito e accolto? Con quali risultati?

Credo che la comunicazione rivolta a coloro che già frequentano la Parrocchia possa trovare ampia soddisfazione da forme comunicative minime. Facile comunicare a chi intende ascoltare, tuttavia la difficoltà si presenta nel momento in cui si deve comunicare meglio ciò che i Cristiani della Parrocchia fanno a chi NON intende ascoltare per vari motivi. D’altronde però il nostro apostolato ci spinge a comunicare proprio con coloro che sono lontani dalla Chiesa.

Allora penso che queste minime comunicazioni NON SERVONO A NULLA, in quanto il loro Bersaglio (Target) è quello che intende ascoltare tali comunicati.

Occorre fare uno Sforzo non indifferente per Comunicare Meglio alle Persone Lontane dalla Chiesa e che invece nel fondo della loro coscienza NON aspettano altro.
INSOMMA OCCORRE UNA COMUNICAZIONE RIVOLTA A UN TARGET ben INDIVIDUATO
(si dice così nel gergo del marketing)
il Messaggio è come un Codice , chi lo riceve lo deve capire e decodificare.
Se parliamo nel gergo della Chiesa, SI parla solo a coloro che lo capiscono non a chi è lontano da quel codice.
Inoltre occorre considerare che la comunicazione normalmente è disturbata dal rumore, ovvero tutta una serie di suoni e impedimenti che impediscono la ricezione del messaggio, tipo pregiudizi, tipo il razionalismo, tipo la distanza o i mezzi di comunicazione usati ecc. ecc.
Occorre tenere conto dei rumori e cercare di limitare il loro influsso su chi ascolta.
Necessitiamo di scegliere il canale comunicativo giusto a secondo di chi ci rivolgiamo.
Il mezzo deve cambiare a seconda delle persone a cui si comunica. Un conto parlare alle donne, un altro agli uomini, un conto ai giovanissimi un altro ai giovani o meno giovani.
Infine occorre aspettare un feedback ovvero una retro-azione da parte di chi intendiamo comunicare. Se insufficiente allora qualcosa non ha funzionato e si deve ricominciare da capo. Trial and error.

TUTTAVIA lo Sforzo per una Comunicazione efficacia deve essere fatto.
Brevemenete il Processo si compone di 7 FASI:
1- Identificare a chi ci vogliamo rivolgere (il TARGET , IL BERSAGLIO)
2- OBIETTIVI che ci si prefigge
3-definizione del messaggio (magari faremo un post all’uopo)
4- scelta del canale comunicativo (oggi più che mai assai ampio ed economico, ma occorre lavorarci sopra bene)
5- definizione delle persone e del budget per le varie fasi
6- misurazione dell’effetto riscontrato (c’è sempre modo di verificare, sempre)
7- coordinamento delle varie fasi e valutazione successive

Per ora come prima riflessione può essere sufficiente. Se avete dubbi o richieste di aiuto restiamo a vostra disposizione
compilare il format

sotto.

Il contagioso brusio del Vangelo

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Prendo spunto dalle ultime due letture domenicali del Vangelo per una riflessione.

Marco 1,28 : La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il Salvatore si è fatto conoscere a tutti attraverso due fatti eclatanti:
1- guarire gli ammalati
2- scacciare i demoni

Insomma due assolute enormità. Immaginiamo di essere a Cafarnao. La suocera di Pietro gravemente malata, improvvisamente guarisce e si mette a servire. Penso ad esempio che si sarà recata prendere l’acqua tra l’incredulità generale. Qualcuno avrà domandato lei cosa l’abbia fatta guarire e come e soprattutto chi.

Lei avrà risposto. Chi ha ascoltato magari ha familiari malati, corre a casa per portarli dal taumaturgo.
Idem per gli indemoniati esorcizzati.

Dice il Vangelo di Marco 1,29 ss : In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Insomma in poco tempo si fece conoscere, la voce si sparse velocemente grazie a questi due fenomeni, che possiamo chiamare Nudge, ovvero dei cunei per forzare la porta indurita delle persone e avvicinare tutti, infatti tutta la città (in senso lato, sappiamo che era un villaggio di non molte persone, però tutte in poco tempo furono raggiunte dalle voci) in poco tempo si accalca di fronte la porta.

La prossima domenica troviamo proprio un episodio illuminante sempre sullo stesso tema: Marco 1,40 ss

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Insomma il Brusio, buzz in inglese, è micidiale, permette di far conoscer fatti in brevissimo tempo. A patto che siano fatti che colpiscono le persone (come magari l’immagine che ho scelto, un pallone gigante che distrugge un palazzo).

Nel Marketing sono meccanismi molto ben conosciuti. Fatti che Innescano la viralità e permettono di diffondere un prodotto come se fosse un virus. Tanto più rapidamente quanto più il prodotto stesso mantiene le promesse.

Il Cristianesimo delle origini prese piede storicamente proprio per curare gli infermi tutti chiunque essi fossero a differenze di tutte le altre religioni che rimanevano sempre settarie ed elitarie. E si diffuse in maniera esponenziale in modo impressionante. E siccome ancora oggi il Vangelo risulta Veritiero oltre un miliardo si professano Cristiani.

Cosa ci può insegnare per la Pastorale questo. Di certo un miracolo aiuta a diffondere il messaggio evangelico.
Occorre ideare iniziative sorprendenti, che facciano parlare. Se riuscissimo a ideare iniziative tali da far parlare le persone, riusciremmo a lanciare un virus benevolo che porta con se i valori del Vangelo.
Occorre poi comunicare le iniziative in modo da lanciare il virus per scatenare un “buzz” positivo.
Fatti che colpiscono e che possano essere sorprendenti e da divulgare all’esterno
Spesso ci si limita a dirle a fine Messa, che a me disturba un bel po’.
Secondo me in Parrocchia ci dovrebbe essere un mini comitato di persone GIOVANI, incaricate di diffondere le iniziative che vengono portate avanti.

Occorre FAR CONOSCERE all’esterno della cerchia Parrocchiale, che bene o male lo viene a sapere.
Sono i molti che non sono vicini alla parrocchia che non conoscono ciò che fa la parrocchia.
Anche solo le iniziative per gli anziani e i poveri.
Gesù Stesso appena il villaggio era a conoscenza si fa portare da altri che non lo conoscono ancora. Non sta li a prendere elogi, ma continua a infettare le persone a portare il Vangelo.
Sceglie tra l’altro un modo semplice , guarire le persone, che colpisce.
Ecco penso che per la Pastorale sia Importante trovare modi semplici che infettino le persone e Iniziare a infettare del Vangelo tutti.

Qul

Il brainstorming pastorale

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Spesso mi capitava di partecipare a riunioni molto noiose. In ogni settore, dall’ufficio alla parrocchia a scuola. Alcune di esse sono dettate da regolamenti rigidi che non possono far altro che generare noia.
Tuttavia a volte la riunione era indetta per risolvere un problema oppure trovare una soluzione o organizzare qualche evento o prodotto.
In tutti questi ultimi casi, la riunione risultava spesso inutile, secondo me, in quanto coloro che la avevano indetta già avevano la soluzione e la riunione era solo il modo ipocrita di far condividere la loro decisione.
Queste riunioni sono il modo peggiore per affrontare le situazioni e per coinvolgere tutti e per innescare interesse.

Propongo in questo post di sfruttare una tecnica che spero tutti conoscono ma nessuno alla fine applica, soprattutto in Italia.

IL BRAIN – STORMING

Ovvero una tempesta di cervelli che si impegnano a “vomitare idee” intuitive per offrire il loro contributo. Ovvio che molte risultano boiate pazzesche, ma vi assicuro molte invece risulteranno interessanti, magari grezze e da lavorarci sopra, ma molto interessanti.

Innescare il meccanismo della tempesta non è facilissimo. Occorre un innesco, occorre un tempo, occorre anche uno spazio adatto direi che la sala parrocchiale per le riunione con la sua aria stantia e sciattezza non va bene), da ultimo uno che ripara dalla tempesta e raccoglie i fulmini cervellotici. Non esiste una regola unica, ma occorre provare e riprovare, e soprattutto allenare le persone al metodo creativo.

Una volta però innescato vi assicuro che le idee, i progetti e la condivisione per realizzarli saranno assicurati.

Le basi per realizzare un brainstorming le potete facilmente trovare online, mi permetto di indicare i punti essenziali per la riuscita:

1- individuare bene un problema da risolvere (tipo gita fuori porta, il campo estivo, il patrono, idee per la pastorale ecc. ecc. )
2- indicare il tempo in modo preciso, mettere un paletto da superare (direi minimo una ora, ma non oltre un’ora e mezza)
3- tanti pennarelli e post-it e se volete giornali riviste libri e bloc notes.
4- fateli stare comodi e attivi
5- imponete un limite di idee minime da raggiungere (per iniziare direi almeno una ogni due minuti circa 30 all’ora , poi una volta allenati arriverete a 100 all’ora)
6- fate parlare tutti, fate ordine tra le chiamate, senza però spronare chi non parla, o parla troppo, risulterebbe poco spontaneo.
7- tirare le fila del tutto ma …. un’altra volta nel senso che finita la tempesta, si fa festa e poi in un’altra occasione si esaminano le varie proposte insieme.

1- Bis siamo Cristiani suggerisco per miglior raccoglimento di pregare all’inizio e alla fine l’illuminazione dello spirito Santo.

Provateci sono sicuro che troverete la creatività utile per migliorare la Pastorale e portare in modo sempre migliore la luce del Vangelo tra le persone.