missione

Don Mario Lusek cappellano della Nazionale a RIO: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

Postato il Aggiornato il


Don Mario Lusek con il Campione Olimpico Basile

In pieno torneo Olimpico ci fa piacere condividere una bellissima intervista che Don Mario Lusek, cappellano storico della Nazionale e al seguito della spedizione azzurra da Pechino 2008.

Don Mario è della Nostra Diocesi probabilmente una delle personalità più importanti all’Interno della  CEI  dove ricopre importanti incarichi.

In questa bellissima intervista evidenzia come moltissimi atleti sono legati alla Fede, la quale è fondamento della loro stessa vita di atleta.

“Per discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti ma posso assicurare che ho vissuto esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favorisce l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”

Sorgente: Il cappellano delle Olimpiadi di Rio: “Dietro a una medaglia c’è spesso la fede”

22/07/2016 di Daniele Rocchi

Preferisce definirsi una “presenza amica” per tutti, atleti, tecnici e dirigenti, più che un “coach dell’anima”, una presenza “non invasiva” ma discreta e riservata, don Mario Lusek, cappellano sportivo della squadra Olimpica italiana in partenza per Rio. “Il cappellano è una presenza che esprime la vicinanza della Chiesa e la sua attenzione e rammenta un po’ il prete dell’oratorio e su questa tipologia modella il suo servizio che è si culturale e liturgico, ma anche di presenza, ascolto, condivisione in forme briose e serie a seconda delle situazioni”. Don Lusek si aggregherà al team olimpico azzurro (278 atleti, 145 uomini, 133 donne, di 28 discipline) in partenza per Rio de Janeiro. Il 3 agosto sarà inaugurata Casa Italia alla presenza del premier Matteo Renzi che assisterà alla cerimonia di apertura il 5 agosto. Il 21 agosto la cerimonia di chiusura e il 22 partenza per l’Italia. “Speriamo con un bel po’ di medaglie”, afferma il sacerdote.

Don Lusek, qual è il suo ruolo all’interno della squadra olimpica italiana?

“Il cappellano è un membro ufficiale della Delegazione olimpica accreditato dal Coni. Può seguire gli atleti negli stadi, ne condivide la mensa e i pochi e residuali spazi di tempo libero. E’ una presenza discreta, riservata, ma visibile, vicina ma tenendosi sempre un po’ indietro evitando di occupare le prime file e per questo viene percepita nel suo vero ruolo reso credibile e autorevole perché portatore di uno spirito di familiarità, di spiritualità. Non c’è rifiuto o ostilità alla presenza di un prete. Anche se all’interno del Villaggio è previsto un Centro multireligioso, noi italiani preferiamo vivere i momenti liturgici negli spazi assegnati al contingente, con orari flessibili in base agli orari di gare, allenamenti e momenti comuni già programmati”.

Come è la sua giornata nel Villaggio olimpico?

“Come dicevo vivo gomito a gomito con gli atleti, gli accompagnatori, i tecnici e tutti gli addetti ai lavori in modo integrato. Posso anche accedere agli allenamenti ma io non amo “invasioni di campo” soprattutto in momenti come quelli. Mi considero una presenza amica, ovviamente in nome di una fede e di una appartenenza che non esclude ma si fa prossima. Per questo mi trovo ad assaporare i sospiri che aleggiano, andare quando mi è possibile alle gare, gioire per una vittoria e quindi fare festa, condividere le sconfitte se necessario consolando. Sempre con molta discrezione”.

Quanto è difficile consolare un atleta dopo una sconfitta, una medaglia persa al fotofinish soprattutto quando la competizione – come le Olimpiadi – è associata all’aspetto economico garantito dagli sponsor?

“Per molti atleti un’olimpiade rappresenta una solo occasione nella vita ed è chiaro che le aspettative e i sogni sono molti. Non mi è mai capitata una situazione di delusione assoluta, ma solo attimi di amarezza: è importante in questi casi aiutare a tenere alta la testa dopo una sconfitta e oltre a riconoscere che capacità personali non vengono azzerate da un episodio non sottovalutare i limiti che fanno parte del vissuto di un atleta. Certo che vincere una medaglia olimpica porta con sé dei benefici economici e per gli atleti di molti sport questo avviene solo ogni quattro anni quando tutti gli occhi del mondo sono puntati su di loro. Questo non è un male, anzi. Il problema nasce quando la ricchezza di valori che lo sport porta con sé viene smarrita con l’emergere dell’eccessiva spettacolarità, l’accendersi del confronto agonistico e l’altro da avversario diventa nemico, e il premere dell’interesse economico mette in ombra la centralità della persona.

C’è un episodio, uno sportivo, che più di ogni altro le è rimasto in mente e che in concreto spiega il suo ruolo dentro la squadra olimpica?

“Certamente, diversi e belli. Ma proprio per questo richiamo alla discrezione vorrei evitare di indicare nomi e fatti e posso assicurare che sono esperienze che dimostrano che la fede, la religione non sono estranee allo sport e che la disponibilità del prete favoriscono l’intreccio di rapporti e contatti che pur momentanei, legati al tempo olimpico, diventano significativi e permanenti”.

Nella sua lunga esperienza di cappellano, negli atleti vede più fede o più superstizione?

“Gli atteggiamenti scaramantici non mancano e vanno collocati in un contesto più ludico che esperienziale e vanno osservati con il sorriso: ci sono anche esperienze che raccontano la fede dei singoli, come atleti che pregano, che portano la Bibbia o il Vangelo con sé, che accedono alla Confessione, che confidano i loro dubbi in maniera serena”.

Nel panorama olimpico ci sono esperienze come quella italiana circa il servizio religioso alle squadre?

“L’esperienza italiana è stata imitata nel tempo da altre nazioni e non solo di tradizione cattolica, anche se con modalità diverse tanto che Papa Francesco nell’udienza per i 100 anni del Coni ha elogiato l’Italia per questa scelta”.

A Rio mancheranno, tra gli altri, i cestisti e il marciatore Alex Schwazer, fermato di nuovo per doping. Cosa dire agli atleti che non hanno staccato il pass olimpico?

“Il caso di Alex è serio. La sua marcia si era interrotta bruscamente a Londra nel 2012. Io ero lì. Ha ammesso la sua colpa. Ha pagato il debito. Si è umiliato. Si è rialzato ed ha ricominciato a camminare con slancio, passione, coraggio e voglia di riscatto. Questo nuovo cammino si è fermato o è stato fermato di nuovo: è una sconfitta per tutti se non si diradano le ombre. Altri non ce l’hanno fatta a qualificarsi e quindi è un’occasione persa. Ogni atleta sa che non può fermarsi mai dinanzi ad un ostacolo: anzi che bisogna ripartire da esso per tornare a guardare lontano e sognare ancora. Come nella vita.

Fonte: Sir
– See more at: http://www.lavitacattolica.it/Sport/Il-cappellano-delle-Olimpiadi-di-Rio-Dietro-a-una-medaglia-c-e-spesso-la-fede#sthash.3fMax2N9.dpuf

Annunci

Master per Parroci in Management Pastorale presso la Lateranense

Postato il


http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/parroco-manager-gestione-parrocchia-corso-lateranense.aspx?utm_content=buffer2c690utm_medium%3Dsocialutm_source%3Dfacebook.comutm_campaign%3Dbuffer

Un buon Anno a tutti.
Desideriamo inaugurare il 2015 con un post dedicato a una iniziativa che secondo noi è molto ma molto interessante.
Si tratta di un Master realizzato presso la Pontificia Università Lateranense per preparare al meglio i Parroci o i resp. di importanti incarichi a livello pastorale.

Essendo io un laureato in Business Management con specializzazione in Marketing, mi fa molto piacere che anche la Università Cattolica persegua l’obiettivo di formare al meglio coloro che sono in prima linea per la diffusione del Vangelo.
Tanto più che abbiamo chiamato Marketing Pastorale questo sito proprio per lo stesso scopo del Master.

Poiché se è vero che molti hanno talenti innati per la gestione della Parrocchia, è pur vero che il talento va coltivato e stimolato alfine di realizzare le migliore vie che portano al Vangelo più persone possibile. In Pastorale così come in Azienda.

Oggi non ci si può improvvisare Parroci. Occorre oltre a una solida conoscenza del Messaggio Evangelico, anche il Modo per portare avanti una Pastorale in modo efficace ed efficiente con le metodologie e le tecniche che possano aiutare allo scopo.

Pertanto ben vengano iniziative come queste e speriamo siano sold-out.
Auspico anche che coloro che saranno chiamati a formare siano chiamati in base alle loro competenze e professionalità e non secondo altri criteri …. meritocratici.

Buona norma poi sarebbe offrirlo a un prezzo congruo, poiché il prezzo pagato è un pungolo a partecipare e a dare il meglio sia allo studente che ai professori.
Non sarebbe invece molto incentivante se offerto gratis.

Infine speriamo che i Vescovi siano sensibili a far partecipare almeno un Parroco per Diocesi, che magari poi possa riportare alcune lezioni ai suoi colleghi.

Insomma sono personalmente entusiasta di questa iniziativa e speriamo che abbia successo per la maggior diffusione del Vangelo in Italia.

La coscienza Sovrana di ogni persona che si richiama a Cristo

Postato il


Jonh Henry Newmann

Stamane mi è arrivata questa newsletter, dal sito Blog di Socci, e mi è sembrata molto interessante come spunto di riflessione.
Riporta frasi di Jonh Henry Newmann e di Benedetto XVI sulla coscienza.
Ho Pensato così di copiarla interamente, e offrire a tutti noi in questi giorni precedenti all’ascensione in Cielo di Maria, un momento di preghiera sul
tema delle nostre coscienze.
Ognuno tragga le proprie umili riflessioni.

Buona Festa dell’ASCENSIONE DI Maria al Cielo.

VIVA IL CONCILIO (CONTRO LA PAPOLATRIA DEI BIGOTTI). RATZINGER: LA COSCIENZA E’ AL DI SOPRA DEL PAPA ED E’ QUESTO CHE DISTINGUE L’OBBEDIENZA DEI CRISTIANI DA QUELLA (ABERRANTE) CHE PRETENDEVANO HITLER, STALIN EC. E’ SULLA COSCIENZA CHE SAREMO GIUDICATI (IL CATECHISMO AFFERMA CHE ABBIAMO L’OBBLIGO DI OBBEDIRE ALLA COSCIENZA). QUESTA E’ LA NOSTRA LIBERTA’ DI FIGLI DI DIO. NON SIAMO SUDDITI NELLA CHIESA, MA FIGLI DI DIO!

Posted: 13 Aug 2014 03:07 AM PDT

“Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo (…) allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa”
John Henri Newman – Lettera al Duca di Norfolk

“(La coscienza) è la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo”

John Henri Newman – Lettera al Duca di Norfolk

“Per Newman la coscienza rappresenta un completamento intimo e una limitazione del principio della Chiesa. Al di sopra del papa, come espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica. L’enfasi sull’individuo, a cui la coscienza si fa innanzi come supremo e ultimo tribunale, e che in ultima istanza è al di là di ogni pretesa da parte di gruppi sociali, compresa la Chiesa ufficiale, stabilisce inoltre un principio che si oppone al crescente totalitarismo e che distingue la vera obbedienza ecclesiale da una tale pretesa totalitaria”
Joseph Ratzinger

(questo brano di Ratzinger è tratto dal suo commento alla “Gaudium et Spes”, numero 16, che dice Ratzinger, con il Concilio Vaticano II, è proprio sulla linea di Newman)

Mi sembra significativo che Newman, nella gerarchia delle virtù sottolinei il primato della verità sulla bontà o, per esprimerci più chiaramente: egli mette in risalto il primato della verità sul consenso, sulla capacità di accomodazione di gruppo.

Direi quindi: quando parliamo di un uomo di coscienza, intendiamo qualcuno dotato di tali disposizioni interiori.

Un uomo di coscienza è uno che non compra mai, a prezzo della rinuncia alla verità, l’andar d’accordo, il benessere, il successo, la considerazione sociale e l’approvazione da parte dell’opinione dominante.

In questo Newman si ricollega all’altro grande testimone britannico della coscienza: Tommaso Moro, per il quale la coscienza non fu in alcun modo espressione di una sua testardaggine soggettiva o di eroismo caparbio.

Egli stesso si pose nel numero di quei martiri angosciati, che solo dopo esitazioni e molte domande hanno costretto se stessi ad obbedire alla coscienza: ad obbedire a quella verità, che deve stare più in alto di qualsiasi istanza sociale e di qualsiasi forma di gusto personale.

Si evidenziano così due criteri per discernere la presenza di un’autentica voce della coscienza: essa non coincide con i propri desideri e coi propri gusti; essa non si identifica con ciò che è socialmente più vantaggioso, col consenso di gruppo o con le esigenze del potere politico o sociale.
Joseph Ratzinger, La Chiesa una comunità sempre in cammino, pp.123

i super crunchers della pastorale

Postato il


numeri

Siamo in semi-ferie, noi prof. e allora provo a dare alcuni suggerimenti ai miei amici a capo delle parrocchie, sperando le indicazioni di una materia all’apparenza lontana dalla religione possano essere di aiuto per pastorali efficaci ed efficienti.

Come sapete insegno in due università private Marketing e offro sporadiche consulenze gratuite grazie al mio blog che ha un suo discreto seguito: http://www.pandemiapolitica.com.

Una delle cose più imprtanti nel Marketing, se non la più importante, è la ricerca. Questa ci consente di essere sempre aggiornati sui desideri delle persone sulle loro preferenze, sulla quantità delle persone che ci seguono o non ci seguono. La ricerca si divide generalmente di due grandi filoni l’uno complementare all’altro.

Il primo filone è legato a meri dati statistici. Sono dati quanto mai ufficiali che ci consentono di aver un quadro preciso della situazione e delle potenzialità.
Sulla base di questi dati, scatta , o meglio, dovrebbe scattare l’intuito, la creatività, le idee geniali o banali che siano che possano essere appunto suffragate almeno da un minimo di ricerca quantitativa. L’intuito e le idee sono la seconda parte che completa la prima e che deve essere messa alla prova per vedere se funziona.

Ecco allora i super-cruncers, ovvero statistici appassionati che elaborano dati per ogni cosa e che sono tanto in voga all’estero. Ci sono siti molto ma molto approfonditi che offrono studi statistici quantitativi molto utili e interessanti per ragionare sui dati. Una “costrizione data” che aiuta a scatenare la creatività realistica, non quella lunare inutile basata sui sogni dell’arte.

In Italia i super-cruncher sono poco utilizzati, ma sono sicuro che come al solito in uno o due decenni ci saranno anche da noi, basta leggere i laureati in statistica per capire quanto poco siano utilizzati.

Che utilità possono essere i dati per una parrocchia? Io direi fondamentali. Spesso quando dialogo con amici Parroci a mala pena conoscono i confini della parrocchia. Non hanno alcuna idea di come si suddivide la popolazione, che tipo di lavoro svolgono. I più anziani mi rispondono che loro sanno tutto e conoscono tutto perché sono lì da 100 anni, prima ancora che ci fosse la parrocchia. A beh allora, se sapete tutto allora conoscete anche la soluzione… o no?

I dati sono il punto di partenza e sono una ricchezza incommensurabile.

Censite e cercate di conoscere a fondo i dati della vostra parrocchia.

Non fidatevi dell’istinto puro, almeno in un primo momento.

L’istinto per essere ben indirizzato ha bisogno di essere informato. Allora si che dovrebbe scatenare la sua potente inventiva.

Ingaggiate le squadre di giovani, o meno giovani, per informavi sui dati dei vostri parrocchiani.
Almeno un censimento di massima tipo.
– Quanti sono e come sono composti donne, bambini, uomini, anziani ecc.ecc.
– quanti nuclei familiari e da quanti sono composti
– quante famiglie ….. non più famiglie?
– Che tipo di lavoro svolgono
– dove lavorano
Poi se riuscite affinate la ricerca con analisi più precise che possono esser utili tipo:
– che tipo di religione praticano
– gusti musicali – artistici

Chissà magari chiedere anche giudizi negativi sulla chiesa o sulla parrocchia, o sui preti
(a me a scuola capita spesso dai ragazzi e mi domando _ perché nessuno li ascolta?).

Insomma più l’analisi è rigorosa e approfondita maggiore penso possano essere le idee che potete farvi venire magari per approntare una pastorale
radicata sul territorio che dia seguito ai desideri dei parrocchiani. Ricordate che i desideri per la maggior parte delle volte sono reconditi e occorre intuirli tra i dati che abbiamo.

Magari scoprirete un mondo dal di là dei soliti frequentatori della parrocchia che vi è sconosciuta e che proprio per questo ha desiderio inconfessato di incontrare la Chiesa e il suo capo Cristo.

Se volete approfondire la questione o avete bisogno di una mano io sono a dispozione, e sotto un articolo un po’ professionale per i più secchioni.
http://pandemiapolitica.com/2014/03/26/816/

Buon Lavoro

Orientamenti per Evangelizzare in Italia

Postato il


Sabato 29 aprile giorno della ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo.
La C.E.I. ha pubblicato un librino dal titolo: “Incontriamo Gesù”.
Sottotilo: Orientamenti per l’annuncio e e la catechesi in Italia.

Essendo io di nuovo catechista nella mia parrocchia a S. Norberto presso Fermo, mi hanno fatto dono di questo libriccino, molto gradito da me.
Si legge agevolmente, circa 100 punti che chiariscono e spronano a migliorare l’evangelizzazione in ogni dove, dalla Parrocchia alla Diocesi, dalla Famiglia ai luoghi di lavoro, dalla Scuola alla Strada.

Un testo che consiglio di consultare, specie chi ha responsabilità specifiche di evangelizzazione all’interno delle istituzioni, benché il testo afferma chiaramente come tutti coloro che si dichiarano cristiani, e dunque seguaci di Cristo, sono Martiri-Testimoni della loro fede e pertanto sono evangelizzatori.

L’aspetto che maggiormente mi ha colpito, a una prima pur veloce lettura, è la richiesta di integrare e rendere sempre più importante il servizio dei Laici all’interno delle strutture della Chiesa locale. In pratica i Laici secondo la C.E.I. devono essere sempre più coinvolti in ogni aspetto della missione evangelizzatrice.
Parole che riecheggiano l’EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco, il cui seme lo possiamo trovare molto lontano, non ultimo nel decreto del CVII Apostolicam Actuositatem tutta incentrata sulla missione dei laici nell’evangelizzazione.

Speriamo che a forza di ribadire tali concetti i cari amati presbiteri smettano di considerarsi portatori esclusivi del sacro, e si incamminino insieme a tutti i fedeli al servizio di Cristo e della Chiesa.

Inoltre la C.E.I. nelle prime pagine sprona a mettere in gioco la propria creatività, riconoscendo i vari tentativi fin qui fatti da molti testimoni, che devono però essere meditate e confrontate in modo da riuscire con il discernimento ad adottare le migliori azioni per portare l’evangelizzazione in ogni luogo.

Si perché è ora che la testimonianza di fede nella Salvezza di Cristo, sia espressa ovunque si viva. Anzi forse questo è l’aspetto più importante, il cristiano è tenuto a comportarsi seguendo Cristo ovunque, solo così facendo adempie il suo compito verso il fratello, specie se ultimo.

Se posso permettermi una piccola critica, dico che mi sembra un po’ carente e sottostimata la evangelizzazione sul luogo del lavoro e sulla figura dell’imprenditore cristiano.
Visto che è un testo che si rivolge agli italiani e dato che gli italiani sono un popolo di santi, poeti e … imprenditori, perché non approfondire una evangelizzazione specifica di aiuto e conforto a coloro che portano la dignità alle persone attraverso il lavoro.
Penso sarebbe stato importante proprio oggi stante la situazione economica, naturalmente è richiamata ma in modo troppo timido.

Scusate ma forse sono di parte.

Comunque leggetelo e fatelo leggere.

Ad Maiorem Dei Gloriam

Il buzz Marketing per la Pastorale della Carità

Postato il Aggiornato il


Approfitto dei dati diffusi in questi giorni per coniugare la mia professionalità con la pastorale della carità. In questi giorni il giornale Avvenire, come tutti penso, ha riportato le anticipazioni della DOXA del rapporto ‘Italiani solidali. Un rapporto che intende fotografare lo stato di salute degli enti e delle raccolte solidali. In attesa di leggere il rapporto, che uscirà a giugno, si possono fare alcune interessanti valutazioni per tutti coloro che lavorano per la solidarietà. Innanzitutto gli enti più conosciuti risultano essere nell’ordine:
1- AIRC
2-Caritas
3- Telefono Azzurro
4- Unicef
5- WWF
6- Croce Rossa
Inoltre le anticipazioni della DoXA mostrano che le maggiori beneficiarie delle donazioni sono:
1- Airc
2- Caritas
3- Telehton
Ma quello che maggiormente mi interessa analizzare è l’aspetto legato a come i beneficiari vengono a conoscere i vari enti e a finanziare le varie iniziative. Secondo la DOXA Le primarie fonti sono : 1- Conoscenza personale dei volontari e dell’associazione 2- Televisone 3- “dialogatori” 4- Web ecc. ecc Sottolineando altresì che la prima fonte è di gran lunga la più usata. Ecco allora che mi permetto di suggerire alcune mie competenze nel campo del Marketing. Oggi esiste un tipo di Marketing che si chiama BUZZ MARKETING. Il termine sta a indicare il Brusio, delle api, ma anche delle persone che permette di diffondere un qualche cosa di straordinario. In pratica un Marketing che sfrutta la principale fonte di informazione che è quella della conoscenza personale. Ovvio che il Buzz per essere scatenato ha bisogno di qualcosa che faccia parlare di sè. Non è sufficiente ad es. dire o affermare, “noi facciamo del bene”; occorre un qualcosa di stra-ordinario che permetta alle persone di parlarne. Quindi occorre pensare bene al “prodotto stra-ordianrio” che si intende diffondere, occorre che non sia banale. Inoltre il passaparola, a differenza di quanto si possa immaginare, molto difficilmente di basa sulla semplice parola. In quanto tutti noi sappiamo che siamo un pò bugiardelli. Si diffonde molto meglio e rapidamente ciò che si vive e i fatti a cui si assiste. Penso che all’inizio dell’attività cristiana proprio il fatto della assoluta carità verso tutti colpì molto la popolazione, e permise di far parlare di sè. Insomma i fatti, gli accadimenti mostrati in positivo, valgon più di mille parole. Importante poi il coinvolgere le persone, anche le più lontante dal nostro modo di essere, che ci crediate o no le persone amano essere coinvolte e sentirsi importanti per realizzare cose, anche se pagane o di altre religioni. Questo scatena di sicuro un passaparola molto positivo. (nei gruppi in cui faccio parte avviene esattamente il contrario con le persone socie che stigmatizzano i nuovi arrivati con le solite frasi cretine tipo: io faccio questo dal……)

Inoltre il metodo migliore per scatenare un Buzz marketing positivo è quello di trovare dei Nodi alisa delle persone che possano avere la passione per quello che proponiamo.
Per nodi si intendono quelle persone che intrecciano innumerevoli rapporti, e che possono divulgare il nostro prodotto stra-ordinario, se lo reputano tali.
I nodi sono tutti intorna noi basta cercarli, e la ricerca è la cosa più faticosa dopo la ideazione di un prodotto stra-ordinario.
Le caratteristiche dei nodi sono :
– Adottano in anticipo i nuovi prodotti
– Rete di collegamenti ampia
– Viaggiano di più
– Sono molto più curiosi
– Non sono tifosi o fanaticamente fedeli
– Parlano di più e sono credibili
– Molto esposti ai media

Mini regole per una promozione scatenante il Buzz:
– Semplicità
– Comunicate le novità: l’ottimo è pessimo.
– Affermazioni e fatti: a braccetto
– Chiedere ai clienti come considerano il prodotto

Se interessati ad approfondire il Marketing Buzz vi invito a legger il libro:
Passaparola di Rosen
e
per i più curiosi il mio blog di marketinghref=”http://pandemiapolitica.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=645&action=edit”>

‘Uscita’ – ‘apertura’ – ‘novità’: la GIOIA del Vangelo secondo FRANCESCO

Postato il Aggiornato il


                   

Cari amici,  
domenica 24 novembre, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, Papa Francesco ha donato a noi tutti, Chiesa di Cristo, l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (clicca in fondo all’articolo per il pdf), in preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi (in programma per il 2015).

 

Questo documento, firmato questa volta per intero da Papa Francesco (a differenza della Lumen fidei, scritta a quattro mani con Benedetto XVI papa emerito) sembrerebbe raccogliere non solo le prospettive per il prossimo Sinodo (come detto), ma essenzialmente lo stile e gli orizzonti che tutto il pontificato di Francesco vorrò toccare.

Mi pare che siano fondamentalmente 3 le pennellate che possono serenamente connotare questo scritto, e che delineano un annuncio ‘gioioso’ (così nell’incipit del documento) del messaggio cristiano, come Francesco lo intende: ‘una Chiesa in uscita’; ‘una pastorale aperta’; ‘un annuncio eterno ma sempre nuovo del Vangelo di Gesù’.

Intanto ce lo leggiamo, e soprattutto cerchiamo di farlo nostro con la luce dello Spirito Santo il vivificante (senza il quale resterebbe ‘parola morta’). Non dimenticando mai che i grandi cambiamenti cominciano dalle piccole cose, cominciano da me e da te, cominciano da noi…

PDF ESORTAZIONE (clicca qui):  papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium_it

d.Andrea