Noah

NOAH: e se fosse solo un film?

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Cari amici: ci risiamo! 

Ebbene si, il popolo dei cattolici tipicamente frantumato nel giudizio su tematiche come aborto, eutanasia, procreazione, ecc… si ritrova unito per distruggere un semplice film: Noah.

Siamo sempre i soliti, come accadde qualche tempo con Dan Brown e i suoi Angeli e demoni, come la critica a Caos calmo –espressa da un monsignore costretto ad ammettere che “il film non l’ho visto” – , così anche questa volta tutti uniti per sparare a zero senza cognizioni cinematografiche e tanto meno teologiche su quello che voleva essere un kolossal epico (e non biblico come qualcuno lo ha definito) sull’epopea del diluvio universale.

Colpisce che ancora una volta il club dei tradizionalisti, degli atei devoti, dei cattolici adulti, degli aderenti alla destra dei movimenti, abbiano fatto sodale alleanza per scagliarsi contro un film.

Bene ha scritto nell’Editoriale sulla Rivista del Cinematografo – unico sguardo intelligente che ho potuto leggere in merito al film – il Direttore don Ivan Maffeis (cito): “Non ingrossiamo le fila, di quanti, arroccati su posizioni ideologiche, invocano la censura e la condanna senza appello. […] Il film di Darren Aronofsky rimane un kolossal epico sul diluvio universale”.

Tale critica spietata e infondata, a cui la rivista non ha aderito – anzi l’ultimo numero dedica un bell’approfondimento all’interno – è indice oltre che di ignoranza anche, a mio avviso, di un obnubilamento dell’immaginazione che il testo cinematografico richiede e che evidentemente lo spettatore – sopratutto cattolico – non sembra più avere.

Non era forse stato battezzato il cinema sotto la magia dei fratelli Lumiere e di Méliès? Magia, effetti speciali, immaginazione, fantasia. Sono questi cari amici cattolici gli ingredienti che compongono un buon film.

Chi pretende di assistere a una lezione accademica di esegesi biblica o di teologia – vezzo che il regista ha da subito smentito di avere – farebbe bene a non entrare al cinema.
Sant’Ignazio di Loyola vede nell’immaginazione la capacità più grande e più efficace per entrare dentro le scene della Sacra Scrittura per uscirne ristorati spiritualmente. Devo dire che a me è successo questo vedendo Noah. Ho percepito l’intento dell’autore di trasportare con molta immaginazione e interpretazione, lo spettatore dentro un racconto che è racchiuso in pochi versetti della Scrittura  – in questo anche la grande difficoltà per tenerci attaccati alla sedia per 139 minuti – centrando una dinamica fondamentale nella teologia cattolica: l’esperienza del peccato come “protagonismo dell’ego umano” sul creato, sui fratelli, su Dio stesso.

Allora stiamo sereni fratelli cattolici: è solo un film! é solo una finzione direbbe Servillo citando La grande bellezza. Con 8 euro di ingresso sa pagare, e una comoda poltrona da abitare, non potete pretendere di uscire dalla sala cinematografica con una laurea di Sacra Teologia.

La magia del cinema non si cura di tali giudizi insulsi: la settima arte è tale e basta. Pretendere altro è peccato contro natura: questo si! Snaturare un mezzo – il cinema – per i propri scopi pseudo teologici e pseudo spirituali. Tentazione sempre dietro l’angolo per il cattolichino devoto e ‘pensante’: attenzione al diluvio! la falsa conoscenza e la superbia del giudizio sul bene e sul male è stato ciò che ha scatenato il disastro: comprate gli ombrelli e… aspettate la colomba!

d.Andrea

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