pastorale impresa

San Bernardino: per lo ben comune si diè esercitar la mercanzia

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Il Vangelo di oggi ci offre il celebre incontro di Gesù con il Giovane Ricco. Dato che mercoledì scorso era il giorno di San Bernardino uno dei Santi ai quali abbiamo affidato il nostro blog e per mia pigrizia non ho scritto nulla pur avendomi ripromesso di farlo ogni anno, il testo del SANTO Padre qui nel Link riportato mi offre l’occasione di rimediare.

Tanto più che il tema della ricchezza mi sta a cuore così tanto che penso che senza i ricchi difficilmente i poveri possono migliorare la loro esistenza.
Infatti da bravo aziendalista prima che teologo, mi baso sui dati economici facilmente da tutti consultabili. Questi dicono che là dove le istituzioni hanno permesso alle persone di consolidare le proprietà private ed ampliarle attraverso i commerci e la creatività lì si sono ottenuti i migliori risultati in termini di Ben-essere per tutti.
Là dove invece si è mortificato la libera iniziativa personale a vantaggio di una presunta libertà oppressiva, collettivistica o dittatoriale Statale per cui tutti è di dello Stato di pochi privati illuminati , tipo aziende di stato o programmi quinquennali, ecc. ecc. ci sono stati solo catastrofi umanitarie, non ultime poi derive materialistiche estreme.

San Bernardino, citando Scoto, diceva:
PER LO BEN COMUNE SI DIE’ ESERCITARE LA MERCANZIA.

In pratica il Santo sosteneva come il commercio sia alla base del raggiungimento del bene comune, ma aggiungeva che era così se e solo se inteso in senso cristiano, ovvero senza furberie, con rispetto dell’altro e con il fine di donare l’eccesso dei guadagni per il bene di tutti, in pratica non attaccarsi alla materia del successo ma rimanere sempre distaccati dall’oro accumulato.
Certo è che Solo se ci arricchiamo con distacco dalle cose possiamo aiutare chi è in difficoltà.
Ecco allora la fondamentale lezione alla base del capitalismo: la libera iniziativa privata alla luce di Cristo.
Ove si impedisce con soprusi, mascherati da vessazioni e tasse statali, il commercio e non si protegge la proprietà privata la mercanzia non può svilupparsi tra tutti e il potere e i soldi si concentra nelle mani dei pochi. Cosa che sta avvenendo in Italia da 50 anni ad oggi.

Coloro i quali al suo interno si occupano di Pastorale del Lavoro e dell’Impresa devono dare forza ai sogni delle persone laboriose che vogliono mettersi in proprio e arricchire sé stessi per arricchire tutti.

Come il sogno di questa mia allieva, gran frequentatrice della sua parrocchia che mi ha rivelato:

Invito tutti coloro che hanno a cuore il bene comune, ad aiutare a crescer le persone che hanno la voglia di darsi da fare, partendo da zero, come fu a suo tempo quando i nostri nonni si inventarono, qui nelle Marche il distretto industriale della calzatura. Lo fecero contro tutto e contro tutti, specie i conti e i nobili del posto che nulla diedero in cambio e spesso appoggiati da una parte del clero che vedeva di malocchio questi nuovi arricchiti.

Aiutiamo i sogni imprenditoriali di tutti ed in particolare dei nostri giovani, con preghiere e se possibile anche con capitali, o solo con parole, ma aiutiamoli poiché solo i ricchi, in ispirito e in capitali possono aiutare i poveri. Facciamo capire loro quanto siano importanti i loro sforzi per tutti noi, e soprattutto stiamo loro vicini proprio nel momento in cui hanno successo, poiché proprio in quel momento nascono i veri problemi quelli della distanza dalla Salvezza del Vangelo.

P.S. Personalmente metto a disposizione le mie competenze in Marketing, in modo Gratuito per tutti coloro che tramite la Chiesa mi chiedano consigli e aiuti.
il mio numero 393 5561322
mail: porlandi05@yahoo.it

In Jesu et Maria

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Chiesa Ricca tutta per i bisognosi.

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Oggi una bella notizia,
Il papà spende oltre 250 mila euro per le docce gratis dei clochard.
Magnifica iniziati va Santo Padre,
Tuttavia mi sorge una domanda:
Ma non aveva detto di volere una chiesa povera …..per i poveri?
Se dovesse essere povera dove li prende i molti soldi che servono per aiutare i poveri.
Lo so è polemica, e spicciola per giunta. Io sono nato e cresciuto polemico e soprattutto mi urta l'ipocrisia.
Frasi come questa: una Chiesapovera per i poveri ! La ritengo ridicola e massimamente ipocrita,
Preferisco una chiesa Ricca per Dare tutto ai poveri
Come l'esempi odierno riportato dalla Stampa romana.
Solo se si possiede ricchezza si può donarla,
Altrimenti se si è poveri cosa si dona di … Materiale?
Auspico che Le evangelizzazioni riescano ad attirare le risorse necessarie per intervenire sempre dove occorre dare una speranza anche materiale a chi ha bisogno, proprio
Oggi che la situazione si fa particolarmente grave.
Continuerò a pubblicare tecniche per attirare ricchezza in modo da poterla donare ai bisognosi.

Porlandi05

il bene comun moltiplicatore, una proposta di pastorale per i leader d’impresa

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La scorsa settimana ho avuto il piacere di assister alla riunione estiva dell’UCID di Macerata.

Alla presenza di molti imprenditori e auditori il padrone di casa fondatore della EKO, strumenti musicali, Don Lamberto Pigini ha presentato il Vescovo di Senigallia Mons. Orlandoni.

Oltre che Vescovo di Senigallia è anche in seno alla CEI membro della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Il segretario della Commissione è Mons. MARIO TOSO, mio prof. alla Lateranense con in quale ho avuto modo di confrontarmi più volte sulla figura dell’imprenditore, in particolare sul ruolo del profitto.

Mons. Orlandoni ha illustrato i punti dal 12 al 22 del documento della commissione di cui fa parte: La Vocazione del leader d’impresa.

http://www.iustitiaetpax.va/content/dam/giustiziaepace/VBL/Vocazione%20ITA.pdf

Nella introduzione Mons. Orlandoni ha illustrato in modo mirabile il concetto di Bene Comune. Ha affermato come il bene comune non sia la sommatoria dei beni, dai quali poi trarre giovamento nelle ripartizione, ma come il bene comune è da intendersi come una moltiplicazione tra i beni, ove se solo uno dei beni risultasse pari a zero nessuno può affermare di aver raggiunto il bene comune, in quanto moltiplicare per zero risulta zero.

Per conseguire il bene comune occorre dunque che tutti almeno siano Uno, come persona tra le persone, nella lora dignità di uomini.
Strada maestra per il conseguimento moltiplicatore è vivere la carità.

La professione dell’imprenditore è vista come una professione “vocazionale” che collabora pienamente per la realizzazione del bene comune attraverso la “pratica” della “caritas”, in senso elevato.

Fin qui sono rimasto colpito e perfettamente d’accordo specie negli approfondimenti specifici sui vari termini utilizzati.

Ciò che invece mi trova leggermente in contrasto è quando si illustra il percorso in tre fasi che il leader d’impresa deve compiere per giunger alla realizzazione del bene comune: Vedere , Giudicare e Agire.

Secondo il documento della commissione queste tre fasi sono necessarie e sufficienti al fine di giungere al bene comune.

Tuttavia io mi trovo in disaccordo in quanto profondamente influenzato da Professore che ritengo eccelso, Mons. Lanza tornato alla casa del Padre un paio di anni fa, il quale ha sempre puntualizzato come le fasi indicate hanno più limiti che meriti nel compimento della pastorale in ogni ambito.

Riporto brani del prof.Lanza dei suoi appunti molto critici contro tale metodo:

” il metodo V.G.A. deve essere giudicato insoddisfacente e (illusoria) per i seguenti motivi:

a- Il vedere non è propriamente descrittivo, ma fin dall’inizio è giudicante, una lettura della realtà di pre-compressione/interesse o una incoccia (forse) attivazione di criteri interpretativi. …. Non esiste una lettura sociologica “neutra” ed “innocente”.
Dunque fin dalla lettura della realtà occorre che ci sia fin dall’inizio una condotta teologica, fin dal primo istante dell’itinerario riflessivo teologico-pastorale.

b-Le fasi della progettazione e attuazione, ristrette nella sola indicazione dell’agire, non vengono svolte nella loro specificità e nelle necessarie articolazioni: rischiano cioè di essere assorbite o nella (presunta) oggettività del vedere, o nella (impropria) ideologia del giudicare.
c- Il Trinomia V.G.A. individua in realtà non la scansione sequenziale, ma la costituzione stessa del pensare la pastorale. Si tratta cioè di componenti costitutive, che qualificano il pensiero teologico-pratico in ogni sua fase o movimento.

Queste due critiche del Prof. Lanza le ritengo assai precise, tanto più oggi che ascolto molti esempi di pastorale “deduttivi” della realtà che non tengono conto delle reali specificità, con un vedere appunto ideologizzato e quanto mai lontano da una visione teologica alla quale è necessario attenersi.

PROPOSTA ALTERNATIVA

Il prof. Lanza proponeva invece una più ampia articolazione della pastorale fasi sequenziali e dimensioni costitutive triple per ogni fase. Provo a riassumere la sua raffinata proposta :
FASI SEQUENZIALE :
1- Analisi e Valutazione (leggasi post super-chruncers)
2- decisione e progettazione
3- Attuazione e verifica .

Ognuna di queste fasi occorreva che avesse le dimensioni costitutive :
DIMENSIONI

A- Kairologica
B- criteriologica
c- operativa

Uno schema raffinato, e non rigido, ovvero da utilizzare con intelligenza (da intus – legere , leggere dentro) e con le dovute accortezze in ogni sua fase.

Sulla base di quanto sopra mi sento di suggerire tale metodo al posto del V.G.A., se non fosse altro per il fatto che alla fine del metodo manda un’altra V. quella della verifica.
In onore anche del Prof. Lanza le cui lezioni erano da me apprezzattissime nonostante il suo terribile esame, data la sua arguzia, alla quale con coraggio sono riuscito a tenere testa ottenendo un meritato e non scontato 29.

In Jesu et Maria

L’economia civile per il marketing pastorale

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La settimana scorsa ho avuto modo e tempo, a discapito della mia famiglia, di partecipare a un corso
introduttivo di Economia Civile.

Trovate in questo link ulteriori dettagli:

Sono molto curioso, pertanto mi sono immerso in questa avventura anche se sinceramente temevo di condividere ben poco di quanto potessero offrirmi.
Invece NO.

Mi sono trovato molto in sintonia con quasi tutti i temi trattati, in particolare con le dissertazioni tra l’economico e il filosofico-storico-sociologico del Prof. Luigino Bruni.
(tra l’altro devo dire che il prof. è molto più ironico, spiritoso e divertente quando insegna di quando seriosamente scrive, specie alcuni editoriali su Avvenire).

Vi espongo un breve sunto dei punti affrontati nel corso di introduzione alla per economia civile.

Secondo i fondatori di questa scuola ovvero Prof. Zamagni, Prof. Gui, Prof. Bruni, Prof.ssa Smerilli ecc. ecc.
per economia civile si intende una economia che pone al centro :

1- la persona nella sua interezza di corpo e spirito, e nelle sue relazioni.

2- il bene relazionale tra le varie persone è fondamentale e principale con le sue tipiche caratteristiche di: identità, motivazione e reciprocità, simultaneità, gratuità e non come una merce. Il bene relazione risulta CENTRALE nell’economia civile. (l’ultima lezione con accenni alla teoria dei giochi della Prof.ssa Smerilli molto interessante e divertente)

3- il Bene comune come moltiplicatore delle personali realizzazioni, a discapito del mero utilitarismo

4- istituzioni ovvero il rispetto delle regole del gioco con il massimo della sussidiarietà

5- rifiuto di considerare separate le sfere economiche da quelle etiche e politiche

Come potete leggere, per ogni punto, appena accennato, ci sarebbe da scriver un post.
Tuttavia per ora volevo solo far conoscere come ci si una università, un luogo fisico in cui si pensa come poter offrire spunti di rifessioni e approfondimenti al mondo economico alla luce del Vangelo.
Sono certo che i responsabili pastorali devono conoscere qui affrontate, ed offrire all’economia della diocesi un conforto, una strada sicura da percorrere.
Ritengo sia FONDAMENTALE.
In più consideriamo che a Loppiano, vicino a Firenze, già 250 imprese hanno aderito al progetto di economia di Comunione che richiama i concetti di economia civile.

Temevo una deriva collettivista, sempre da temere, invece devo dire la strada iniziata è di sicuro non collettivista, molto ma molto vicina a quella me cara dei liberalismo cattolico sturziano e di Ropke.
Dicevo piccoli distinguo, il più importante secondo me è la piena comprensione del valore del merito delle persone e della volontà e l’accettazione degli errori, una economia che parte un po’ troppo dall’alto e potrebbe peccare di perfezionismo illuminato. Quando invece il liberalismo contempla in modo ampio la possibilità di sbagliare e riprovare.

Personalmente devo rifletterci bene sopra, essendo un impenitente liberista, tuttavia ritengo che il corso sia stato molto interessante, anche se rivolto ai professori delle secondarie. Un primo corso assoluto con tutte le pecche della prima volta. Forse per me era meglio frequentare un corso per imprenditori o professionisti, poco prof. mi sento.

Aggiungo un solo consiglio, anzi un invito interessato.
Penso sarebbe il caso di inserire nei corsi futuri anche alcune lezioni di economia aziendale pura, ed in particolare di un-conventional Marketing, che sono i temi più caldi oggi giorno. Corsi che aiutino i prof. a stimolare l’imprenditorialità dei ragazzi, in modo da rendere protagonisti gli studenti della economia civile e non solo semplici lavoratori dipendenti.

So che il marketing è ritenuta una brutta parola, spesso confusa con pubblicità, specie se ingannevole, tuttavia nel mondo il Marketing negli ultimi 10 anni si è evoluto e parla il linguaggio della economia civile, lo so non ci credete,

ma vi assicura che in USA il paradigma sta cambiando e hanno capito che i fondamenti cristiani sono alla base del successo imprenditoriale come nell’alto medio-evo, non come quelli del calvinismo.
Così’ si possono offrire stimoli sia agli imprenditori sia agli insegnanti verso gli alunni a creare le imprese con nuovi mercati, nella teoria della coda lunga nell’assoluto rispetto della persona di corpo e spirito.
Da considerare poi che oggi siamo nel mondo dei Makers, sogno che essi siano MAKERS DEL BENE COMUNE.

Solo se riusciamo a scatenare la scintilla che è dentro i nostri giovani, o meno giovani, per realizzare le proprie potenzialità, oggi che la cultura dei Makers sta emergendo, allora potremo dire che la crisi è finita, purchè sempre alla luce di una sana economia civile.

p.s. anche il mitico prof. zamagni a una mia domanda sul marketing ha risposto che il marketing è morto, poichè oggi si parla di socialing. Ho cercato in giro tra i miei colleghi specie quelli più edotti, nessuno sa nulla. Poi ho trovato alcuni articoli di un convegno sul tema del socialing, tutta roba italiana. Quello che in italia si definisce come socialing testi americani di marketing già da anni la comprendono. Si fa sempre poi lo stesso errore, marketing non è comunicazione aziendale, è tutta quanto precede la vendita, pertanto la comunicazione è solo una infinitesima parte del tutto. Si sa l’Italia il marketing non lo capirà mai.

Il buzz Marketing per la Pastorale della Carità

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Approfitto dei dati diffusi in questi giorni per coniugare la mia professionalità con la pastorale della carità. In questi giorni il giornale Avvenire, come tutti penso, ha riportato le anticipazioni della DOXA del rapporto ‘Italiani solidali. Un rapporto che intende fotografare lo stato di salute degli enti e delle raccolte solidali. In attesa di leggere il rapporto, che uscirà a giugno, si possono fare alcune interessanti valutazioni per tutti coloro che lavorano per la solidarietà. Innanzitutto gli enti più conosciuti risultano essere nell’ordine:
1- AIRC
2-Caritas
3- Telefono Azzurro
4- Unicef
5- WWF
6- Croce Rossa
Inoltre le anticipazioni della DoXA mostrano che le maggiori beneficiarie delle donazioni sono:
1- Airc
2- Caritas
3- Telehton
Ma quello che maggiormente mi interessa analizzare è l’aspetto legato a come i beneficiari vengono a conoscere i vari enti e a finanziare le varie iniziative. Secondo la DOXA Le primarie fonti sono : 1- Conoscenza personale dei volontari e dell’associazione 2- Televisone 3- “dialogatori” 4- Web ecc. ecc Sottolineando altresì che la prima fonte è di gran lunga la più usata. Ecco allora che mi permetto di suggerire alcune mie competenze nel campo del Marketing. Oggi esiste un tipo di Marketing che si chiama BUZZ MARKETING. Il termine sta a indicare il Brusio, delle api, ma anche delle persone che permette di diffondere un qualche cosa di straordinario. In pratica un Marketing che sfrutta la principale fonte di informazione che è quella della conoscenza personale. Ovvio che il Buzz per essere scatenato ha bisogno di qualcosa che faccia parlare di sè. Non è sufficiente ad es. dire o affermare, “noi facciamo del bene”; occorre un qualcosa di stra-ordinario che permetta alle persone di parlarne. Quindi occorre pensare bene al “prodotto stra-ordianrio” che si intende diffondere, occorre che non sia banale. Inoltre il passaparola, a differenza di quanto si possa immaginare, molto difficilmente di basa sulla semplice parola. In quanto tutti noi sappiamo che siamo un pò bugiardelli. Si diffonde molto meglio e rapidamente ciò che si vive e i fatti a cui si assiste. Penso che all’inizio dell’attività cristiana proprio il fatto della assoluta carità verso tutti colpì molto la popolazione, e permise di far parlare di sè. Insomma i fatti, gli accadimenti mostrati in positivo, valgon più di mille parole. Importante poi il coinvolgere le persone, anche le più lontante dal nostro modo di essere, che ci crediate o no le persone amano essere coinvolte e sentirsi importanti per realizzare cose, anche se pagane o di altre religioni. Questo scatena di sicuro un passaparola molto positivo. (nei gruppi in cui faccio parte avviene esattamente il contrario con le persone socie che stigmatizzano i nuovi arrivati con le solite frasi cretine tipo: io faccio questo dal……)

Inoltre il metodo migliore per scatenare un Buzz marketing positivo è quello di trovare dei Nodi alisa delle persone che possano avere la passione per quello che proponiamo.
Per nodi si intendono quelle persone che intrecciano innumerevoli rapporti, e che possono divulgare il nostro prodotto stra-ordinario, se lo reputano tali.
I nodi sono tutti intorna noi basta cercarli, e la ricerca è la cosa più faticosa dopo la ideazione di un prodotto stra-ordinario.
Le caratteristiche dei nodi sono :
– Adottano in anticipo i nuovi prodotti
– Rete di collegamenti ampia
– Viaggiano di più
– Sono molto più curiosi
– Non sono tifosi o fanaticamente fedeli
– Parlano di più e sono credibili
– Molto esposti ai media

Mini regole per una promozione scatenante il Buzz:
– Semplicità
– Comunicate le novità: l’ottimo è pessimo.
– Affermazioni e fatti: a braccetto
– Chiedere ai clienti come considerano il prodotto

Se interessati ad approfondire il Marketing Buzz vi invito a legger il libro:
Passaparola di Rosen
e
per i più curiosi il mio blog di marketinghref=”http://pandemiapolitica.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=645&action=edit”&gt;

importanza pastorale dei distretti industriali spontanei

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in risposta alla lettera del prof. Bruni per ribadire l’importanza delle azioni spontanee delle persone che dal nulla hanno
creato i distretti industriali italiani.

Egregio Prof.Luigino Bruni,
La ringrazio per la gentile attenzione che mi ha riservato. Il mondo dell’impresa e degli imprenditori è un tema a me particolarmente caro e pertanto mi permetto di rispondere alla sua ultima.
Lei parla di due capitalismi, uno mediato dalle istituzioni di stampo latino e uno immediato di stampo anglosassone. Il primo da lei caldeggiato è malato a causa di istituzioni sclerotizzate dalla burocrazia. Afferma che occorre guarirle e semmai farne di nuove, immagino ideate da un legislatore. Come esempio porta la Germania dove le istituzioni sono alleate del sistema socio-economico. Ho studiato in Germania e ho lavorato con partner tedeschi per anni; seri, precisi e corretti e con istituzioni che rispondono ai più piccoli intoppi in massimo 15 giorni. Mi scusi ma i tedeschi non sono di stampo protestante “sola fide”? Non li vorrà per caso paragonare al capitalismo latino spero. Le istituzioni tedesche dunque sono mediate da coloro che le hanno create, non come in Italia che vivono di luce riflessa e sono finalizzate ai loro stessi interessi non a servire ciò per cui in teoria sono state create.
Lei afferma che gli effetti non intenzionali non colgano a fondo gli aspetti che creano le condizioni per la nascita dei distretti. Peccato che le politiche industriali, identiche in tutta Italia non hanno permesso in ogni dove la nascita dei distretti, ma solo in quei luoghi in cui la volontà di alcuni visionari è emersa con i soldi di alcuni illuminati possidenti, raramente dal sistema creditizio arretrato italico. Come mai nelle Marche solo nel distretto fermano-maceratese milioni di partite Iva mentre poco a sud la disoccupazione media del 18% e un deserto industriale? E nel sud d’Italia non avevano la legge mezzadrile come a Fermo? Il nostro distretto ha i suoi semi all’inizio del 1900 quando un certo Pollastrelli con i soldi dei proprietari terrieri vince una mega commessa di scarpe per l’esercito fascista. E per oltre 10 anni è la più grande fabbrica di calzature italiane. Da quella esperienza escono futuri grandi e piccoli imprenditori, esiste un foto che ritrae attorno a un desco Botticelli, Pizzuti e Macerata. Da questa prima industria calzaturiera nel dopoguerra, sono esplose una miriade di imprese, nella assoluta indifferenza accademica e politica, hanno creato dal nulla il distretto calzaturiero. Il Prof. Beccattini ha studiato, trai i primi i distretti industriali, sorti in maniera molto simile e veemente in tutta Italia a macchia d’olio. In campo internazionale il Prof. Porter dal canada con il suo libro IL VANTAGGIO COMPETITIVO DI UNA NAZIONE fece conoscere le peculiarità uniche del tessuto produttivo italiano.
Oggi questa incommensurabile forza propulsiva subisce gli attachi proprio da quelle istituizioni che la opprimono strangolando ogni iniziativa che non venga da loro prevista. L’intenzionalità istittuzionalizzata non ha mai portato a risultati soddisfacenti in camp economico. Le istituzioni sono importanti ma solo se nascono dal basso e non imposte dall’alto, attuando pienamente il principio di sussidiarietà, solo in questo modo si alimenta il pieno e assoluto rispetto del principio di solidarietà tipico ed unico delle comunità distrettuali italiane.
Saluti Cordiali
Paolo Orlandi

Lettera ad Avvenire e risposta del Prof. Luigino Bruni

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Pubblico la mia lettera inviata al quotidiano Avvenire diretto da Marco Tarquinio e pubblicata
il giorno mercoledì 5 febbraio a pagina 2.
A seguire pubblica la risposta che mi ha onorato di inviare il prof. Luigino Bruni.
Il tema è la lettura della Evangelium Gaudium e la Dottrina Sociale della CHiesa sui temi del lavoro
e dell’Impresa, i quali mi sono particolarmente a cuore.

Egr. Direttore Marco Tarquinio,
sono Paolo Orlandi prof. Marketing presso il Poliarte di Ancona, IDR scuola superiore di Civitanova Marche. Un passato da imprenditore e pres.dei giovani Industriale di Fermo, poi conversione e conseguimento Baccalaurea e Laurea in Teologia Pastolarale.
I temi del lavoro e dell’Impresa mi appassionano e
credo sia importante infondere una cristiana speranza e un coraggio francescano a chi fa impresa, come ai bei tempi di S.Giacomo della Marca e di S. Bernardino, i quali riuscirono ad offrire agli artigiani la possibilità di mettere in opera i talenti e fioccarono le piccole imprese a carattere familiare che resero prospera per decenni i comuni.
Azioni spontanee, senza che alcun disegno “ideologico” lo prevedesse. Sono bastati delle minime sovrastrutture che le proteggessero dai soprusi dei nobili, in primis quello della Usura per scatenare la voglia di mettersi in proprio e tutto in famiglia.
Constato invece articoli di stampo “ideologico” tipo quelli del prof. Bruni che auspica “una intrapresa di cooperazione intenzionale, esercizio di virtù sociali, faccenda comunitaria e personale”, e auspica le “giuste istituzioni” per mitigare le passioni delle persone.
Domanda: chi decide cosa è giusto e quali passioni? Quando mai in economia ha funzionato la pianificazione economica?
Per far emergere il bene comune l’esempio migliore del passato sono stati i nostri distretti industriali, i quali nacquero nella assoluta indifferenza accademica.
Questi emersero grazie a sovrastrutture minime che permettevano alle persone di raccogliere le briciole di Epulone, per poi imparare un mestiere e diventare industriale. Qui a Fermo di questi esempi sono molti: Della valle, Bracalente-NeroGiardini, Pizzuti-Docksteps, Paciotti, Sacripanti- Manas, Botticelli, Santoni etc.
I distretti sono l’esempio più eclatante di come le persone se messe nelle condizioni di operare con istituzioni minime e non invasive possono offrire initenzionalmente lo sviluppo integrale delle persone, non dimentichiamo che nei distretti la famiglia è tutt’uno con l’impresa.
Ogni volta che il fantomatico legislatore economico “giusto” ha tentato di innestare il processo distrettuale ha ottenuto solo disastri.
Sono le singole volontà a scatenare gli effetti positivi inintenzionali di azioni, grazie alle persone con i loro fallimenti e risalite nascono i distretti, all’interno di comunità allargate.
Oggi sono proprio le istituzioni ad affondare i distretti con la oppressione di burocrazia, tasse e scarsità dell’offerta formativa.
Visitate il nostro distretto e le migliaia di famiglie che hanno reso ricchissima una terra da povera che era non molti anni fa. Noi che eravamo sotto giuste istituizioni papaline che non concessero alle passioni di realizzare i propri talenti. Cosa invece che attorno agli anni 60 quando i nostri nonni rischiando si inventarono una industria, molti ci riuscirono, altri fallirono, il risultato però non fu certo frutto di una cooperazione intenzionale.

Lì 2 febbraio 2014

QUESTA INVECE LA RISPOSTA DEL PROF. Bruni inviatemi la sera del 2 febbraio e pubblicata sempre il mercoledì 5 febbraio a pagina 2 di Avvenire.

Gentilissimo Professore, Le anticipo quanto inviato al Direttore che mi ha chiesto di rispondere alla Sua gentile lettera. Non sapendo quando e come il giornale risponderà (dati i tempi dei giornali), ho pensato di inoltrarle intanto questa mia risposta. E’ forse un po’ schematica e evidentemente insufficiente dati i temi che tocca, ma intanto le faccio arrivare un po’ di reciprocità. A presto, Luigino

——
Gentilissimo Professor Orlandi,
il Direttore mi ha girato la Sua mail, pregandomi di replicare. Innanzitutto grazie per la lettera, e per le questioni che solleva. Da marchigiano (provincia di AP) conosco i nostri distretti, e sono d’accordo che sono stati il frutto di una cultura diffusa e tacita, famiglie e comunità fiorite anche in economia. Non mi è invece chiara la sua critica alla mia idea di “cooperazione intenzionale”, alle “giuste istituzioni” che mitighino le passioni degli individui. L’idea che porto avanti da un po’ è che una specificità del capitalismo latino (di paradigma cattolico) rispetto a quello aglosassone oggi dominante (di matrice protestante) è proprio la natura “mediata” del nostro modello di mercato, una mediazione delle diverse istituzioni. QUi, come sa meglio di me dati i suoi studi teologici, viene in evidenza la differenza tra l’umanesimo latino mediato dalla chiesa (e dalle istituzioni) e quello “immediato” (sola fide) del mondo anglosassone, dove le istituzioni non sono necessarie. Il problema è che il nostro capitalismo comunitario-mediato si è ammalato (anche per la risposta della Controriforma), e continua ad esserlo. E occorre curarlo, secondo me.
Dietro i due miei articoli che lei critica c’è proprio l’idea di economia e di mercato che è fiorita anche nei distretti industriali – di cui ho parlato più volte, anche su Avvenire. L’idea di un mercato fondato sulla ideologia degli effetti non intenzionali non mi sembra che colga bene che cosa è accaduto nei nostri distretti. A proposito di distretti, come Lei sa Giacomo della Marca e Bernardino da Siena furono grandi ispiratori di istituzioni diverse, i Monti di Pietà, che furono importanti per quelle prime lotte alle usure. E senza una politica industriale diversa da quella attuale, i nostri mezzadri sarebbero con ogni probabilità rimasti tali. Poi non credo che i nostri imprenditori sono stati dei “lazzari” che hanno raccolto “le briciole dei ricchi epuloni”; dietro quegli imprenditori e accanto a loro c’erano invece saper fare agricolo (erano già imprenditori in quanto mezzadri), virtù civili e religiose, capacità di cooperare con gli altri, istituzioni migliori delle attuali, sui quali le opportunità industriali fiorirono in imprese e benessere diffuso. Le piccole imprese familiari non nacquero dai ricchi epoluni (molto pochi e poco ricchi, nelle nostre parti), e non erano certamente dei lazzari ma gente con grande dignità e talenti.
Siamo d’accordo che la burocrazia ci sta complicando molto la vita, e tarpando spesso le ali; ma occorre farne di migliori e renderle efficienti, non farne a meno: basta guardare che cosa accade in Germania, dove le istituzioni ci sono, e come se ci sono, ma sono diverse; meno burocratiche e più efficienti. Non esiste nessun sviluppo economico sostenibile senza istituzioni alleate: questo lo dice anche la nostra storia italiana, oltre alla enorme evidenza empirica in tutto il mondo.
Mi dispiace che abbia letto i miei interventi da un verso che mi fa apparire nemico dei distretti e fautore delle burocrazie. Comunque grazie ancora, e scusi il tono un po perentorio della mia,
cordialmente,
Luigino Bruni