tradizione

il denaro è un mezzo che deve essere usato per il bene di tutti

Postato il


cappella degli Scrovegni Chiesa di S.Antonio di Padova

LA cappella degli Scrovegni con  Gli Affreschi di Giotto sul tema della Annunciazione è uno dei tantissimi capolavori dell’ARTE Cristiana e  mondiale.

Intitolata a Maria Vergine Annunziata, la cappella fu fatta costruire da Enrico Scrovegni, ricchissimo “banchiere” padovano.

Come non restare estasiato ogni volta che la si visita.

Ho assistito a molti incontri nel corso degli anni che mi hanno fatto ammirare sempre aspetti nuovi e spettacolari di questa meravigliosa opera dell’Uomo imperitura nei secoli.

Tuttavia, ogni volta che ci penso mi sovviene sempre in mente cosa mi disse un prof. di Storia dell’Arte. Egli Diceva:

” Si ricordi sempre però che dietro questa magnificenza ci sono sofferenze inaudite che la  famiglia Scrovegni impetrava nei confronti delle persone alle quali prestava denaro.

Infatti essi  NON erano Banchieri,

bensì veri e propri Usurai!!!!

Lo diceva sempre a inizio lezione e quasi tutti ci facevano caso, a me invece queste parole sono sempre rimaste impresse. Se gli Usurai non avessero utilizzato i loro guadagni “sporchi” per incaricare Giotto nel realizzare questo capolavoro, OGGI SAREMMO TUTTI Più POVERI.

o no? 

Allora il pensiero va sicuramente alle migliaia di famiglie rovinate da questi lestofanti degli Scrovegni, ricchissimi ma che hanno usato una parte della loro ricchezza per donare al Mondo un capolavoro simile.

Sono sicuro che moltissime opere d’arte italiane sono tutte frutto di guadagni illeciti, o perlomeno, quasi tutte. Ci sarebbe da fare un censimento a tal proposito, sarebbe assai interessante.

Questo aspetto dell’arte grazie alla ricchezza “sporca” mi è venuto in mente di recente a sentire l’ennesima omelia sul denaro e l’armonia.

Di recente il Santo Padre ha parlato dell’Armonia che bisogna coltivare nella Comunità Cristiana (Leggi qui il testo e vedi il video del 5 aprile 2016 a Santa Marta)

e in particolare ha utilizzato il cap. 4,32-35 degli atti degli apostoli ove si dice che ;

32La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. 33Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. 34Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto 35e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

Papa Francesco così commenta:

“Nessuno infatti tra loro era bisognoso.

La vera ‘armonia’ dello Spirito Santo ha un rapporto molto forte con il denaro:

il denaro è nemico dell’armonia, il denaro è egoista.

E per questo, il segno che dà è che tutti davano il loro perché non ci fossero i bisognosi”.

Che il denaro rovini l’armonia tra le persone all’interno delle comunità, è un fatto assodato. Esempi anche di famiglie rovinate proprio grazie a improvviso benessere dovuto al denaro guadagnato o arrivato in dono da vincite o da eredità.

Ha perfettamente ragione quindi il nostro santo Padre a mettere in guarda le persone che seguono Cristo a come tratta con il denaro e come ci si rapporta con il denaro. Poiché è molto difficile seguire due Padroni, o il denaro o il Cristo.

Deve prevalere sempre e solo il Cristo.

Tuttavia risulta assai arduo all’aumentare dei soldi guadagnati. 

Mi permetto però di sottolineare che lo stesso si può dire di qualunque altra cosa l’uomo usi ed elevi a suo padrone. Qualsiasi desiderio può trasformarsi in un padrone da seguire che non ti permette di Seguire colui che è  la Via, la Verità e la Vita.

Tutto può metterci nelle condizioni di rompere l’armonia se rimaniamo attaccati in modo egoistico ad esso, così come il denaro.  Lo dice in un bell’articolo anche un bravissimo banchiere, padre di cinque figli, che a suo tempo fu a capo dello IOR, fu cacciato e arrestato e poi scagionato da ogni accusa.

Egli tornato a fare il banchiere ed il professore in alcune università italiane è rimasto sempre fedele alla Chiesa, e siccome per lavoro fa il banchiere e tratta il denaro conferma al riguardo quanto voglio dire, e  cioè che

il denaro è UN MEZZO

e COME TUTTI I MEZZI

DIPENDE DA COME SI USA. 

(leggi:  Ettore Gotti Tedeschi intervista del 7 aprile

ecco brani significativi della intervista:

Dottor Gotti Tedeschi dobbiamo considerare il denaro lo sterco del Diavolo?

«Prima di tutto non è detto che sia sempre sensato immaginare un punto di incontro tra Dio e i soldi. Dio è Dio e si adora. I soldi invece si producono, si spendono, in sé sono un oggetto neutro, un mezzo. Tutto dipende da come si producono e da come decidiamo di utilizzarli. I soldi sono fondamentali per fare il bene, per fare la carità, per evangelizzare. Quando si parla di Chiesa povera io non sono affatto d’accordo. Io vorrei una Chiesa ricca che usi la sua ricchezza per evangelizzare e combattere la povertà morale e il nichilismo gnostico che caratterizza il presente»

«Vede, in questo caso il bersaglio polemico del testo sacro non è il denaro. Non è la ricchezza ma l’idolatria della ricchezza. L’idolatria va sempre combattuta. Ma nel nostro tempo l’idolatria del denaro, che è sbagliata, è superata da ben altre idolatrie…»

«Gli apostoli praticavano un’esistenza umile e comunitaria ma fecero il loro lavoro di evangelizzazione così bene che molto presto

la comunità cristiana si trovò a dover gestire enormi quantitativi di proprietà e di donazioni.

Sul finire del secondo secolo d.C. ci si pose il problema di se fosse lecito usare quelle ricchezze.

La risposta migliore la diede uno dei Padri della Chiesa: Clemente Alessandrino. Il denaro era uno strumento indispensabile per fare il bene. E lo è anche oggi, quello che conta è l’etica».

Quindi, mi scusi se banalizzo, essere ricchi non è un demerito?

«Non lo è, come essere poveri non è automaticamente un merito.

Chi è ricco e

genera ricchezza crea anche posti di lavoro, può fare opere caritatevoli.

È un merito essere ricco e vivere da povero, nel senso che non bisogna idolatrare la propria ricchezza. Mi viene in mente una bella frase del filoso francese

Jean Guitton: L’uomo possiede solamente ciò di cui può fare a meno»

….

Personalmente sottoscrivo in pieno queste parole. Ritengo che anche oggi se un ricco che avesse guadagnato tanti soldi, in modo lecito ed in modo illecito, volesse restituirli alla comunità, se PENTITO dovrebbe essere accolto, e magari i suoi talenti messi a disposizione della comunità.

Senza RICCHEZZA difficile fare del bene a chi ha bisogno. E personalmente mi sforzo ogni giorno di aiutare le persone di talento non tanto a fare beneficienza ma  a creare lavoro, perché penso oggi più che mai si ha bisogno di persone che creino ricchezza attraverso il LAVORO, chi la spende nel modo ritenuto appropriato ne abbiamo fin troppi.

Concludendo così come abbiamo iniziato io personalmente vorrei tanto che alcuni Scrovegni dessero i loro denari per altre cappelle affrescate, scovando il Giotto del 2016 giovane al quale affidare l’incarico di una opera d’arte che ci elevi tutti a Cristo.

 

 

Annunci

La teoria del Vangelo nel fare lo scemo

Postato il Aggiornato il


Non riesco a trattenermi e avverto di nuovo che sarò polemico, che ci posso fare è la mia natura, con la quale devo convivere. Per chi è troppo sensibile alle polemiche consiglio umilmente di non leggere.

Ma proprio non posso frenare quanto ho dentro dopo aver ascoltato e letto alcune frasi del S. Padre. Potete leggere cliccando nel link l’intero colloquio in fondo al post. Io in particolare voglio polemizzare su queste due frasi:

Papa Francesco: IN TEORIA, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo, ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta, non giusta. Ma è umano, quello. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico [che] deve essere prudente. È una maniera di dire che deve essere educata, pure, no? Prudente: la prudenza è la virtù umana che regola i nostri rapporti. Io posso andare fino a qui, posso andare di là, di là … Questo volevo dire: che in teoria siamo tutti d’accordi: c’è libertà di espressione, una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre. Tutti d’accordo. Ma nella pratica fermiamoci un po’, perché siamo umani e rischiamo di pro-vo-care gli altri e per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Quello volevo dire.

Insomma ho studiato per 7 anni teorie che poi, noi essendo umani non siamo in grado di metter in pratica. Una sorta di ideologia socialistoide  che  dall’alto ci detta una strada che è talmente ideale per noi tutti che essendo umani non possiamo ne capire ne percorrere, e quindi   possiamo fare come ci pare. Cavolo questo aspetto non lo sapevo. Mi Scusi l’impertinenza Santo Padre, ma allora in TEORIA il vangelo dice di stare con gli ultimi, Poveri materiali e poveri in Spirito, ma siccome siamo Umani, direi che posso anche fregarmene. Sa la teoria è una cosa e la pratica realtà un’altra. Ci metta poi che il denaro ha detto che è lo sterco del demonio, non mi permetterei mai di offrirlo ai poveri, lo sterco proprio no. Meglio sorrisi e vezzi. O lo sterco potrebbe far comodo ai poveri?

Oppure ho capito male? Strano pensavo che il Vangelo sia da vivere, in tutto e fino in fondo. Evidentemente mi hanno insegnato male, oppure ho capito e studiato male io.

Papa Francesco: Forte questa, eh? La corruzione oggi nel mondo è all’ordine del giorno e l’atteggiamento corrotto trova subito facilmente nido nelle istituzioni. Perché un’istituzione che ha tanti brani (parti?) lì e là, ha tanti capi e vicecapi, è tanto facile lì di cadere o annidare la corruzione………Io ricordo una volta, anno 1994, appena nominato vescovo del quartiere di Flores a Buenos Aires, sono venuti da me due impiegati o funzionari di un ministero a dirmi: “Ma lei ha tanto bisogno qui, con tanti poveri, nelle Villas miserias”. “Oh, si”, ho detto io, e ho raccontato. “Ma noi possiamo aiutare. Noi abbiamo, se lei vuole, un aiuto di 400.000 pesos”. A quel tempo il peso e il dollaro erano 1 a 1: 400.000 dollari. “E voi potete fare?”. “Ma si, si”. Io ascoltavo, perché quando l’offerta è tanto grande, anche il Santos sfida; e poi andando avanti: “Ma, per fare questo, noi facciamo il deposito e poi lei ci dà la metà a noi”. In quel momento io ho pensato cosa fare: o li insulto e do loro un calcio dove non dà il sole, o faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto, ma con la verità, ho detto: “Lei sa che noi nelle vicarie noi non abbiamo conto; lei deve fare il deposito in arcivescovado con la ricevuta”. E lì è tutto. “Ah, non sapevamo … piacere” e se ne sono andati….

Quindi anche nel caso in cui venissi corrotto, devo fare  da cattolico LO SCEMO. Che bell’esempio di virtù cristiana. Già dimenticavo che in Teoria il Vangelo dice di dire SI SI o NO NON. Ma essendo uomini, meglio nella realtà fare lo scemo e dire ni ni e so so. Mi vengono molti ma molti dubbi!! Non dovrei forse denunciare il fatto? Non dovrei forse tentare di far convertire con il mio comportamento il fratello che sbaglia? Anche in questo caso mi hanno insegnato male. Devo fare lo scemo, lo gnorri, l’ignavo, sorridere fare una battutina e far finta di nulla. A sto punto non capisco più niente.

Comincio ad aver molti dubbi su ciò che pensavo di aver capito dopo anni di studi sul cristianesimo. Evidente che mi devo rimettere a pregare per capire e studiare per capire meglio.
Sono personalmente stordito dopo ste affermazioni a ruota libera.

Clicca per leggere il :testo integrale trascritto colloquio del Santo Padre sull’aereo di ritorno da Manila

Oscar a Fellini e Maradona: nostalgia, vecchio e trash ci confermano come un popolo di stereotipati

Postato il Aggiornato il


Cari amici: è fatta! 

L’Oscar tanto atteso e desiderato è arrivato. Ma a chi è andato ‘veramente’ l’Oscar de ‘La grande bellezza’? Forse alla nostra cara Italia, o alla sua gloriosa capitale? Un Oscar agli italiani di oggi e ai sogni per il futuro? No! Il napoletano Sorrentino, che ha guardato la capitale con gli occhi di un ‘piccolo’ neo-irrealista partenopeo, è stato chiaro: l’Oscar va al vecchio – Fellini – va al volgare – il cafonal rappresentato egregiamente con la sciorniata di figure stereotipate del suo film – va al trash napoletano – Maradona come figura mitologica del nulla consacrato a eccellenza.

Ma gli italiani oggi sono tutti più contenti, non una voce fuori dal ‘coro’ dell’autodistruzione italiana. E bravo Sorrentino! Complimenti! L’elogio della bruttezza, della cafoneria, dello stereotipo ‘impegnato’ ha fatto colpo. Quale occasione migliore per consacrare in terra USA un film dispregiativo verso l’Italia, verso la sua capitale, verso i suoi valori di fede, bello, arte, cultura.

Ma sappiamo: a noi piace essere trattati male, guardati male, e trattati peggio. Così mentre un nuovo governo che nei contenuti sa di ‘naftalina’, le relazioni internazionali svilenti – i Marò ne sono solo un esempio – l’economia che ci vede trascinati dalle grandi bellezze economiche, il popolo che ha partorito Michelangelo, Verdi, Caravaggio, Pasolini, Zeffirelli – e potemmo continuare per un bel po – si ritrova rappresentare da un napoletano ‘piccolo piccolo’ consacrato da una giuria ‘grande grande’ come quella degli Oscar.

Continuiamo a farci del male, continuiamo a far passare immagini e valori sbagliati della nostra Italia. Mentre il ‘regista impegnato’ in tanta bruttezza  si gongola della sua bella statuetta, altre statue, monumenti – umani, letterari, artistici – di vera e grande bellezza continuano il loro lavoro che da secoli svolgono: accogliere turisti, incantare bambini e giovani generazioni, elevare lo sguardo del cuore e dell’intelletto verso ‘la bellezza vera’.

Caro Sorrentino, qui nella tua Italia è tempo di carnevale, chissà se tolta la maschera del successo dietro il tuo film non scopriremo anche noi quanto di gretto, limitato, vecchio, cafonal e stereotipato, vi è dietro la tua pellicola.

Io, da romano, mi dissocio dal tuo successo, preferisco sostenere le statue della ‘mia’ Roma, piuttosto che la statuetta glamour e patinata del tuo successo, e so di non essere il solo. Anche fosse mi conforta sempre il grande Oscar Wilde: “quando qualcuno la penserà come me avrò l’impressione di avere torto”.

W Roma, w l’Italia, w il bello che la storia ci ha consegnato e il mondo ci invidia, da ieri insieme al napoletano Sorrentino…

Un solo suggerimento al grande regista: dismetti gli occhiali del napoletano e indossa lo sguardo del regista, vedrai nella città eterna qualcosa di più di Fellini e di Maradona (ma che c’entra poi…bò!)

d.Andrea

La tradizione secondo la Buona Novella: oltre la pasta ‘scotta’ dell’ipocrisia bempensante

Postato il Aggiornato il


Cari amici, due sollecitazioni mi spingono a condividere con voi alcune riflessioni sulla portata della ‘tradizione’ della fede nella nostra cultura: l’ennesima performance di provincialismo romantico dei nostri imprenditori e un intervento dello psicanalista Massimo Recalcati in merito alla trasmissione dei valori e al senso della paternità nel nostro tempo.

IL PROVINCIALISMO ROMANTICO. Mi chiedo: avete mai provato a mangiare un piatto di pasta leggendo Proust? O ascoltando un notturno di Chopin? O magari, per stare al nostro ambito, meditando un passo del Vangelo? No? Bene: allora vuol dire che siete normali ed equilibrati. Perchè? Perchè un piatto di pasta non dipende dalla predisposizione del ‘cuore’, non ne dipende e soprattutto non può pretendere che il cuore dipenda dal piatto di pasta. Attorno al piatto di pasta si ride, si scherza, ci si arrabbia, tra amici, tra amanti, tra colleghi. Oltre il ‘genere’, in una parola: tra persone! Cosa voglio dire? I paladini dell’etica familiare e della morale sessuale devono fare attenzione: la pubblicità che mira al cuore è una pura operazione di dittatura commerciale. Quante famiglie in crisi mangiando un piatto di pasta possono lenire le ferite del cuore? Superare il tradimento di un coniuge? Affrontare la tossicodipendenza di un figlio? Quanti bambini si sono rimpinzati di merendine ‘lievitate naturalmente’ e ora non sono dei grandi aviatori o delle teen agers archeologhe? E questo per un motivo molto semplice: perchè la tradizione non è data dal prodotto che si vende, caro ‘imprenditore’, ma dal cuore, dalla vita, dai sentimenti delle persone che quel prodotto possono o meno utilizzare. E tu caro imprenditore che non riesci a prendermi per la gola (forse perchè la nostra Italia ha dei pastifici veramente rinomati al di là del grande marchio), vorresti prendermi per i fondelli piuttosto che per i fornelli… Ma questo è un monito anche per te caro consumatore: se continuerai a comprare con il cuore quello che serve allo stomaco, è facile pensare che a breve al posto della testa ti ritroverai qualcos’altro, meno ‘profumato’ della tradizione…

LA TRASMISSIONE – TRADIZIONE DEI VALORI E LA PATERNITA’ COME ‘IMPRESA’ UMANA. Noi cattolici siamo spesso tentati di confondere la tradizione della fede con la trasmissione e l’eredità di ‘costumi’ e ‘modi’ comportamentali. Ma veramente la paternità è una questione naturale? Biologica? E dunque legata a ‘dogmi’ naturali, alla trasmissione di ‘valori non negoziabili’? Pastoralmente questa impostazione è quanto meno errata e dannosa per una autentica trasmissione del Vangelo, una ‘traditio’ fidei appunto. La filiazione è un’ ‘impresa umana’, non è un mero fattore biologico o derivante dalla legge naturale. Tutta la dimensione della paternità spirituale, dello stesso concetto di adozione o di affido, la bellissima tradizione evangelica del sentirsi ‘chiamati’ alla paternità (e maternità) nell’amore, chiamati da un Padre che è puro amore, dove andrebbero a finire? Il gioco stupendo della paternità, della trasmissione della cultura, della ‘traditio fidei’ trova vita nella dinamica della libertà illimitata dell’altro. A livello comunicativo, inoltre, il messaggio di un ‘padre’ sarà sempre differente nella ricezione di un ‘figlio’, perchè l’altro è sempre qualcosa di diverso da me. Per questo, come lo studioso Recalcati sottolinea, la trasmissione nasce da un desiderio, da una domanda, dal fascino di una nostalgia: non è questione di natura, di biologia, di ‘tradizione’ intesa come dato di fatto o dogma. Allora, a livello pastorale, è molto più fruttuoso domandarsi se i valori dei padri, la simbolica antropologica di chi comunica paternità, siano affascinanti, creino domande e desideri piuttosto che ripresentare il ‘piatto di pasta scotta’ dei ‘valori non negoziabili’, o della legge ‘naturale’ o biologica. Il Vangelo di Gesù precede la natura, la innerva e la supera, ma non per qualità ‘morale’ o per ‘spessore veritativo’, ma per la portata di Amore che proviene dal cuore stesso del Padre. L’amore di un Padre che ‘vive’ nei desideri dei figli (pensiamo alla parabola lucana della misericordia) e che attende all’orizzonte con pazienza e speranza, sicuro che un ‘vero’ desiderio, un fascino autentico, una vera nostalgia vivono sempre nel cuore dei suoi figli. Per rimanere in tema: meglio un vitello grasso preparato con amore da un Padre ‘buono’, piuttosto che un piatto di pasta ‘griffato’ ma scotto, vecchio, cucinato per saziare ma non per amare!

d. Andrea